Grecia. Symi. Ultima Parte
La nostra barca Eviva entra nel cuore dell’escursione e nel cuore dell’isola di Symi dove ci appaiono all’improvviso le numerose case color pastello che rendono questo luogo unico nel genere. Come tutte le isole del dodecanneso anche Symi ha subito diverse occupazioni, tra cui quella italiana dal 1923 al 1943 come nel caso di Rodi, ma fortunatamente non ha subito nessuno stravolgimento architettonico.
Molte case e locali si affacciano direttamente sul porto, con le loro sculture in legno che contribuiscono a dare prestigio all’isola, presenti anche nelle varie chiese e monasteri ulteriormente arricchiti da mosaici.
L’attracco al porto è molto suggestivo e subito si nota come effettivamente Symi sia un’isola di pescatori di spugne. Spugne che abbiamo modo di vedere esposte nelle numerose bancarelle che si interpongono tra la banchina e le taverne che recano ancora molte scritte in italiano ma che si stanno trasformando in richiami cirillici. Il turismo non ha simpatie nazionalistiche, parla la lingua di chi porta denaro.
La visita della cittadina è piacevolissima ed offre moltissimi scorci pittoreschi tra i vicoli animati da altri turisti attratti dalle vetrine di gioiellerie, spezie o dalle stesse coloratissime taverne.
Ed è in una di queste, Pantelis, che decido di consumare il mio pranzo; vista la temperatura si limita ad essere un eccellente piatto di verdura, composto da rucola, pomodorini secchi, scaglie di formaggio grana, condito con aceto balsamico, olio di oliva e del miele. Intorno a me vedo persone che sembrano gradire particolarmente l’immancabile koriatiki (insalata greca) ma anche i rinomati ed esclusivi gamberetti di Symi.
Il tutto a pochi metri dal mare, immersi in uno scenario da favola e prezzi decisamente onesti.
Qualcuno starà pensando che in questa terza parte non c’è nessuna traccia di ilarità o presa in giro… Che sarà mai successo a Renato? Ha litigato con la ragazza? Ha il mal di testa post Beach Party? (…altra recensione in arrivo)
La scena ridicola della giornata è gentilmente offerta dalla signorona russa di turno che, colpita da una ingenerosa raffica di vento, si lascia volare il cappello da diva in un angolo del porto adibito ad ospitare delle paperelle, che forse per il caldo, forse incuriosite dalla scena, rimangono immobili raggruppate ad assistere al recupero del largo cappello bianco. La signora non ci pensa due volte e con profuso impegno scavalca le recinzioni fino a trovarsi a pochi metri dalla vasca delle papere che rimangono senza starnazzi dinanzi alla scena. Non rimane invece impassibile un commerciante di spugne che, richiamata la signora ad uscire da quello che a mio avviso era il suo habitat naturale, ha ripescato il cappello munito di amo e lenza dopo alcuni tentativi andati a vuoto che avevano mandato la sciura nello sconforto più totale. Tutto è bene quel che finisce bene e così la comunità intera ha potuto tirare un sospiro di sollievo nel rivedere sulla testa della signora il cappello bianco da 8 euro afflosciato e sgocciolante.
Dopo queste perle turistiche non mi rimane altro che far passare il mio tempo bevendo un tè a poppa della nostra Eviva dignitosamente ormeggiata e godermi gli ultimi momenti di quella bellissima ed intensa giornata che da lì a poco si sarebbe conclusa. Salpiamo dal delizioso porto di Symi indirizzando la prua verso Rodi, ma con lo sguardo ancorato fino all’ultimo riflesso che il panorama di Chora ci offre. (Renato)
http://www.evivacruiser.gr info@evivacruiser.gr 0030 6947 121746
Puntata Zero. Grecia, Symi. Prima Parte.
Mezzo utilizzato da Renato: Motor Yacht Ferretti, vel. max 32 kn, 2 motori 1000 HP, consumo 300 lt/h
Tempo impiegato: 1:07′
Contatti: http://www.evivacruiser.gr – info@evivacruiser.gr – 0030 6947 121746
Prezzo: dai 110,00 euro a testa a 150,00
Nel frattempo che continuiamo a cercare qualche produttore che capisca quello che stiamo proponendo, dato che Controviaggio nasce come idea per un format tv e non come blog (l’impresa pare ardua in un mondo di De Filippi e Grandi Fratelli), questa volta ci occupiamo di una destinazione davvero spettacolare: l’isola di Symi.
Questa meravigliosa isoletta che dista due ore circa di navigazione con un traghetto di linea è una meta imperdibile per chi è di passaggio o soggiorna a Rodi, isola che stiamo approfondendo.
Naturalmente i modi per raggiungere Symi variano da quelli dedicati alle masse (leggasi traghetto, traducasi Daniele) a quelli decisamente più comodi e veloci (leggasi yacht privato, traducasi io vado con quello).
Avviati i giusti contatti vengo letteralmente buttato giù dal letto alle 8:15 dove un mio caro amico mi conferma che il motoscafo salperà regolarmente alle ore 8:45 (eh?) dato che hanno raggiunto il numero minimo di partecipanti per effettuare questa escursione. La sera prima era stata cancellata.
Abituato ai ritmi del mio lavoro paragonabili ai tempi di reazione dei vigili del fuoco, salto dal letto, mi vesto e nel giro di 6 minuti mi ritrovo in sella ad una Yamaha XT 600 che dovrebbe agevolare la corsa verso il porto di Mandraki, a 30 minuti di tragitto (calcolo effettuato per persone dalla guida normale). Peccato che a 300 metri da casa la moto comincia a dare segnali poco confortanti spegnendosi continuamente a causa, mi diranno poi, della candela. Decido quindi di ritornare a casa, lasciare la Yamaha al suo destino e prendere la solita Mini Cooper S che alla fine mi porterà a destinazione in circa 14 minuti tenuto conto che bisogna fare più attenzione a passare con i semafori rossi rispetto alla moto. (Quando diventeremo format comparirà in sovraimpressione “è finzione non fatelo a casa”)
Il capitano si chiama Kastris e lo individuo subito su un lussuosissimo motoscafo. Con aria snob schivo una fila di turisti che attendono di salire su un barcone pericolante, che già mi vedo a bordo dello yacht… Peccato che alla domanda “Kirio Kastris?” (in greco “signor Kastris?”) mi sento rispondere da un distinto ometto “no Castrol, we have already done fuel” (“no Castrol, abbiamo già fatto carburante”). La barca non era la barca giusta.
Fortunatamente oltre al nome simile, anche la barca che sto cercando non è molto diversa e così in parte recupero la figura precedente. A bordo dell’Eviva vengo accolto dal signor Kastris appunto, che si rivelerà simpaticissimo ed il suo aiutante Manolis, assieme ad una guida parlante russo, una signorona con mano fasciata sempre russa e passeggeri… russi.
Partiamo e subito mi rendo conto che i sovietici, almeno la media della popolazione, non hanno gran confidenza con il mare: lo noto dal colorito color Dixan piatti di una signora che riparata all’interno della barca fissa una piantina sul tavolo come aspettasse diventi albero, da tre ragazzine che occupano subito la prua nel piano superiore con aria da dive inconsapevoli che da lì a poco in quella parte di barca sarebbero arrivati scroscianti getti d’acqua, da un bambino vomitante e da una famiglia con papà mister Bean muto, mamma muta e figlia adolescente assente, che guardavano la tv. O meglio… Sembravano guardassero la tv, ma la tv non c’era. Fissavano il vuoto come quando la cagnetta Laika nello spazio ha cominciato a rendersi conto di cosa le stava accadendo.
Il viaggio dura un’ora ed è abbastanza movimentato a causa del mare particolarmente agitato. A me non provoca fastidio anche se riuscire a bere il tè in quelle condizioni non risulta semplice.
Mentre i russi cercano di non subire troppo le ire di Nettuno, la nostra barca Eviva entra nel porto di Panormitis, dove è prevista la prima sosta. Davvero spettacolare questo porticciolo dai colori suggestivi e dall’aria tipicamente greca. Già qui si notano le prime differenze tra visitare il monastero di Panormitis in compagnia di una decina di persone rispetto ad un centinaio. (Capito produttori dove sta il giochino di Controviaggio? Due modi diversi di vivere le stesse cose…)
Il monastero dell’arcangelo Michele che, narra la leggenda, compare in sogno la prima notte a chi soggiorna a Symi, è davvero un gioiellino. Custodito dagli stessi monaci ormai da decenni offre al visitatore interessanti prospettive artistiche nonché, ovviamente, un forte richiamo religioso.
Numerose sono le icone presenti nella cappella centrale, ricca di affreschi molto ben conservati ed un quadro riguardante il “protagonista” che è l’arcangelo Michele appunto, con la sua spada a difesa degli inferi e dei diavoli che ci minacciano. Molte le offerte a lui dedicate, tra cui una katana che per un attimo penso di prendere e di utilizzare per abbattere qualche russo nella barca, ma la quiete circostante mi fa desistere. Quiete che termina da lì a poco con il traghetto di massa che comincia a suonare la sirena prima dell’ingresso nel porto come di consueto per ricevere in risposta il festoso benvenuto del monastero che intona le campane. Le centinaia di turisti sbarcano ed invadono ogni angolo occupato dalle loro guide di ogni nazionalità, raccolgono i gatti, vengono graffiati dai gatti, si lamentano dei gatti, fanno foto ai gatti, discutono dello spread e le patate lesse mangiate in hotel.
Risalgo a bordo dell’Eviva dove assieme all’equipaggio prendiamo un po’ per il culo i nostri passeggeri a loro insaputa in attesa di riprendere il largo. (Renato)
Puntata Zero. Grecia, Rodi. Lindos Bay e sud dell’isola. (Seconda Parte)
Mezzo utilizzato da Renato: Mini Cooper S da 163 cv
Tempo di percorrenza da Faliraki a Pefkos: 18′
Playlist:
- Le foglie e il vento (Ron) http://www.youtube.com/watch?v=IRQSeovRZk4
- Run to me (Tracy Spencer) http://www.youtube.com/watch?v=gPALPa5lFns
- Burning heart (Survivor) http://www.youtube.com/watch?v=yL3lJfpenAc
- Il mio pensiero (Ligabue) http://www.youtube.com/watch?v=cvHPFfiv708
- E adesso che tocca a me (Vasco Rossi) http://www.youtube.com/watch?v=jicS6KLr8j4
Daniele ancora non sa che dormirà in un hotel 3 stelle.
Raggiungo il Lindos Bay che, nonostante gli aiuti satellitari di ogni genere e tipo, non trovo.
Al sesto passaggio in cui il mio smartphone mi indica una roccia con una capretta che mi guarda insospettita come punto d’arrivo, ricordo le mie origini umane e chiedo indicazioni ad una persona. La tentazione di chiederle alla capra era piuttosto forte. Mi imbatto invece in un simpatico omino che ho incontrato mentre scendevo un pendio che mi avrebbe portato a morte sicura non avessi fatto marcia indietro. Così chiedo Lindos Bay e scopro di aver trovato l’unico australiano emigrato a Rodi negli ultimi 30 anni che tra una smerigliatura di ringhiera e l’altra mi indica le migliori spiagge di Lindos non capendo che cercavo l’hotel Lindos Bay e non la baia di Lindos. In un primo momento ho pensato fosse stato mandato da Daniele per farmi uno scherzo. Fatto sta che in un modo o nell’altro arrivo finalmente nell’hotel cui capeggia la scritta “Sentido”.
Al check in mi viene consegnata una scheda da compilare in greco ed inglese (quindi immagino già le dimostranze degli italiani) e la camera assegnata è la 214. Sarà l’esperienza acquisita in questi anni ma già quando ho chiesto informazioni alla capra avevo intuito che non sarei finito nel lusso che cercavo. Ed infatti… Se la posizione dell’hotel in se stessa è davvero eccellente perché direttamente sulla spiaggia di una baia bellissima, la struttura è il classico albergone costruito fine anni 80 con pezze di verniciatura qua e là.
La stanza è sicuramente di ottima fattura, con un letto matrimoniale molto curato, aria condizionata regolarmente funzionante ed un bagno in condizioni piuttosto buone. Ottima impressione la danno anche gli accappatoi e le ciabattine gentilmente messi a disposizione dell’hotel ed una bottiglietta d’acqua, peccato tenuta fuori dal frigo a temperatura ambiente. (L’ambiente offre 38 gradi).
Non avrei tempo di usufruire della Spa ma, sinceramente, dopo aver frequentato le spa alle Maldive e gli hammam in Giordania, ho il sentore di non perdermi nulla.
L’attesa di Daniele finalmente finisce. Il suo “parto adesso da casa” mi ha consentito di dormire un’oretta abbondante. Abbiamo quindi cenato. Sinceramente un ottimo ambiente, non troppo affollato, con gente abbastanza educata e civile. Cucina internazionale con punto di forza lo show cooking ma anche il reparto verdura, frutta e dolci molto curato. Personale all’altezza, veloce e preparato.
Finita la cena, nonostante il tentativo di Daniele di rincorrere tre ragazze svedesi che sembravano abbastanza predisposte ad una partita a rubamazzetto, siamo finiti al Mojito, dove oltre ad avermi salvato il mio futuro matrimonio ho finalmente bevuto anch’io due mojito appunto, dopo un’astinenza mensile.
Uno alla fragola ed uno al kiwi, decisamente buoni. Atmosfera sublime grazie al cielo di quella parte di Rodi che, non essendo luminosamente inquinata presenta un cielo davvero stellare. In tutti i sensi.
Cielo che mi aiutava a conquistare le ragazzine quando nel lontano 1994… Sì occhei Maria, non continuo.
Tutto il romanticismo del luogo scompare alla presentazione del conto (31 euro per 4 Mojito mi pare) che fanno sì che io saluti il simpatico rasta che ci ha serviti. Per sempre.
Non del tutto abituato ad avere in corpo delle piccole dosi di alcool, dopo qualche discorso filosofico, comunico a Daniele che lui non dormirà al Lindos Bay bensì al Kamari beach, senza però riuscire a cogliere nei suoi occhi la delusione che mi sarei aspettato. Vorrà dire che la prossima volta la preparerò meglio. (Renato)
Puntata Zero. Grecia, Rodi. Kamari Beach e sud dell’isola. (Prima Parte)
Mezzo utilizzato da Daniele: Toyota Yaris da 68 cv.
Tempo di percorrenza da Faliraki a Pefkos: 45′
Playlist:
- Dias raros (Vetusta morta) http://www.youtube.com/watch?v=78HoN7vQa7Y
- Copenaghen (Vetusta morta) http://www.youtube.com/watch?v=LBNDX3cRdw4
- Muerte en Hawaii (Calle 13) http://www.youtube.com/watch?v=ZAjASemgx3E
- Caminando por la vida (Melendi) http://www.youtube.com/watch?v=qRuHSKSTJSg
- Me ecuivocaria otra vez (Fito) http://www.youtube.com/watch?v=HjF3E2zGNkg
Un sabato sera diverso!
Ci siamo avventurati infatti al sud dell’isola per cenare al Lindos Bay in località Pefkos, appunto a pochi chilometri dalla splendida Lindos dove avremmo anche pernottato, dato che eravamo stati ospitati in questo deliziosa struttura. Entusiasta di rivedere luoghi in cui ho lavorato nel 2007 e all’idea di poter dormire in una struttura di prestigio, o sicuramente meglio di quelle in cui dormo abitualmente, mi metto in marcia per raggiungere l’hotel.
Ad attendermi una volta raggiunta la struttura trovo Renato al quale cerco di spiegare che il mio ritardo è dovuto al fatto che ho dovuto schivare capre qua e là. (“Capra, capra, capra!” citazione di Sgarbi)
Abbiamo quindi cenato ed il mio giudizio è risultato positivo: ambiente silenzioso e buon buffet, grazie anche alla presenza di un ampio show cooking dove pasta e carne vengono grigliate al momento. Ho addirittura mangiato l’anguria dato che non ho dovuto fare a botte con i russi per strapparci di mano le fette a vicenda. (noti produttori di patate in casa e consumatori di anguria fuori)
Ma perché andare a dormire subito quando a pochi chilometri c’è il Mojito Bar? Locale sulla spiaggia di Kiotari in stile caraibico, molto frequentato e caotico di giorno, quanto riservato e silenzioso la sera.
Mojito preparato con (quasi) la giusta tecnica prevista dalla ricetta originale nata a La Bodeguita del Medio all’Havana, di ottimo aspetto visivo e sempre gradevole.
Il clima che si presenta la sera è molto romantico; il locale giusto per fare bella figura con una ragazza.
Dopo i miei Mojito mentre la mia mente ancora immagina di condividere questi posti con qualche amichetta, mi giunge la drammatica notizia: non dormirò al Lindos Bay, bensì al Kamari Beach (3 stelle). Noooo!
Ma dov’è il Kamari Beach? Dalle parti di Lardos dove almeno il mare è decisamente 5 stelle.
E l’hotel? Camera standard (bastardo Renato, potevi almeno darmi la superior che ho scoperto essere completamente rinnovata e bene anche!) in perfetto stile sud: sedia in legno che per spostarla devi sostenere un esame medico che attesti la tua idoneità cardiaca, armadio in compensato che pure mia nonna di Lecce ha gettato dal balcone il capodanno del 1985, letto matrimoniale composto da due letti singoli diversi ma uniti in qualche modo con voragine centrale. In compenso la camera è molto spaziosa ed i bagni completamente rinnovati con gran gusto. (Ma fare il contrario no piuttosto?)
Come anticipato anche la posizione di fronte la selvaggia baia di Lardos è un fattore positivo. Forte presenza di clientela est europea (magari la puntata 1 la faremo a Mosca così troveremo i greci) che però non mi ha preso in considerazione costringendomi così a finire la mia lunga nottata nella mia camera: la 43. (Daniele)
Puntata Zero. Grecia, Rodi. Golf Country Club.
Continuo nella ricerca di qualcosa che possa definirsi “luxury”.
In questa occasione ci avviciniamo al mondo dello sport ed in particolar modo al golf. Disciplina tradizionalmente considerata elitaria alla pari di quel che fu il tennis decenni or sono e, come nel caso di quest’ultimo, sempre più popolare e praticabile.
Il Golf Country Club di Rodi si trova ad Afantoy ed è gestito da una coppia di mezza età con il lui greco e lei italiana che ringraziamo per la cortesia e disponibilità nel concederci l’attrezzatura utilizzata per il servizio.
I giocatori che più che a smazzare palline pensano a sorseggiare qualche aperitivo su comodi divanetti in ambienti dal retrogusto anglosassone rimarranno clamorosamente delusi; il club infatti è uno dei pochi statali ancora esistenti, mi azzardo, al mondo. L’ambiente non è certo lussuoso, anzi, ricorda molto un dopolavoro e non sarei rimasto sorpreso se una volta varcato l’ingresso avessi trovato un campo da bocce anziché quello da golf.
Finalmente raggiunto dal mio compare Daniele che per non smentirsi si è presentato in abbigliamento da spiaggia facendo sogghignare i golfisti presenti dato che, converrete con me, la risata grassa non è chic ma ci stava tutta, siamo saliti a bordo della nostra macchinetta elettrica guidata da me visto che nei suoi sogni c’è la scena cinematografica di saltare una cunetta e finire in una piscina circondata da gente incredula che sorseggia il drink. Non mi pareva il caso.
Il campo da gioco in se stesso è ovviamente molto ampio dato che offre il percorso massimo di 18 buche mentre il manto erboso in questo periodo non è dei migliori visto il clima torrido che non facilita certo i lavori di manutenzione. Assolutamente perfetti i green invece.
Nonostante le ore calde in cui ci siamo presentati sul campo, ho quasi goduto di un’atmosfera rilassata e piacevolmente silenziosa che ben avrebbe conciliato con la mia voglia di cullare i miei pensieri in quel limbo di pace terrestre, non fosse stato per la presenza del mio socio che non ha colto del tutto lo spirito di questo sport.
Mi sentivo un po’ Churchill (anche se lo statista in realtà non praticava il golf che anzi riteneva un buon metodo per rovinarsi una passeggiata) affiancato da Benigni.
Fatto sta che per un attimo il mio metabolismo da ricco è stato in parte appagato quando abbiamo visto avvicinarsi alla rete di recinzione delle comuni persone in costume da bagno che avranno pensato chissà cosa su di noi prima che constatassimo che tale curiosità derivava non dal chi eravamo noi, ma per Daniele: vedere uno in infradito, bermuda ed occhiali da sole fluorescenti che “gioca” a golf non è roba da tutti i giorni.
Alla fine non c’è stata partita, nel senso che non abbiamo proprio giocato e quindi darvi delle informazioni tecniche sarebbe blasfemo agli occhi dei veri giocatori di golf alla Tiger Woods con il quale una cosa dopo il nostro exploit pomeridiano ci accomuna: l’abbronzatura.
Fatto sta che per chi vuole cimentarsi in questa bella disciplina senza dover fare un mutuo in banca, Rodi è il posto adeguato anche nei prezzi contenuti, sia per l’usufrutto del campo sia dell’attrezzatura. Costi decisamente più sostenibili da un essere umano di fascia media rispetto al prezzario europeo che appunto contraddistingue questa disciplina sportiva come elitaria. (…e personalmente sono d’accordo nel mantenere delle zone di mondo off limits)
Nota negativa la mancanza di un istruttore o di corsi dedicati alla persone che come me e Daniele (al quale è stato proibito l’ingresso una seconda volta) vorrebbero avvicinarsi a questa sorprendente disciplina. (Renato)
Spa – ghe – tti! (Tributo a Lotti)
Puntata Zero. Grecia, Rodi. Marco Polo Gourmet
Dopo aver vissuto un’esperienza semi drammatica a schivar cavallette e ragnetti penzolanti in compagnia di Daniele in un locale che si chiama Kantina (da lui recensito ovviamente) ho ben pensato di evitare di farmi lasciare dalla mia paziente ragazza che nel frattempo è venuta a trovarmi a Rodi, invitandola così a cena in un ristorante situato nella pittoresca città vecchia.
Il locale, che è anche una pensione, si chiama Marco Polo.
Personalmente l’avevo già visitato nel 2008 quando accompagnai la troupe del programma televisivo “Stella del sud” (RAI) che aveva confezionato un bel servizio visto la particolarità del posto; tradizionale, molto colorato. Era stata intervistata la signora Efi, proprietaria. Sinceramente mi sono imbattuto nuovamente in questo locale mentre cercavo altro su TripAdvisor, sito che tra l’altro non amo particolarmente. Detto fatto, proprio per evitare figuracce alla Daniele con la mia ragazza, ho prenotato addirittura più di una settimana prima, il giovedì per il sabato successivo. Neanche nel ristorante dello chef Cracco (usiamo lui come esempio visto il successo a Master Chef Italia) è richiesto cotanto anticipo.
Fatto sta che finalmente arriva il fine settimana e dopo una ricerca abbastanza sofisticata, data la posizione della locanda che si trova tra i vicoli della Old Town, riusciamo a scovarla ed arrivare un quarto d’ora prima dell’orario concordato durante la prenotazione. Prenotazione? Quale prenotazione? I proprietari non trovano il mio illustre nome nell’agendina scarabocchiata. Cominciamo bene. Riconosco Efi che naturalmente non si ricorda di me e non fa niente per nasconderlo, anzi ci liquida abbastanza velocemente, probabilmente terrorizzata da una mia ipotetica richiesta di sconto sul finire. I tavoli sono all’aperto e mentre la mia ragazza si godeva l’ambiente scattando foto qua e là io cercavo di nasconderle una certa prima delusione.
Fatto sta che i camerieri si sono rivelati molto disponibili e sorridenti ma, come sostengo sempre, al ristorante ci vado per mangiare, quindi priorità al cibo. Sul nostro tavolo sono comparsi come antipasto per me un purè di fave con cipolle caramellate e menta che rende molto di più a scriverlo che a consumarlo e per lei un’ottima feta fritta in pasta sfoglia con sesamo e miele.
Dato che non mangio pesce ed odio l’agnello (morto s’intende, non vorrei urtare la sensibilità di qualcuno) mi sono mangiato una tagliata che mi ha profondamente deluso vista la scarsa qualità della carne, mentre mi è stato riferito dalla bella donna fronte a me che la tagliata di tonno in salsa d’arancia con barbabietole e sesamo era decisamente ottima.
Abbiamo terminato con una mousse al limone molto delicata ed una alla cioccolata con biscotto e fragola altrettanto piacevole. Il tutto accompagnato da un vino bianco della casa che, per essere della casa, è stato molto apprezzato da entrambi per il suo sapore morbido e fruttato.
Così mentre intorno a noi un ragazzotto romano si vantava con due sue commensali del fatto di essere un “gran bel pezzo de carne”, uno stravaccato sciur milanese scuotendo la testa guardava la digitale facendo notare alla moglie che era venuta meglio nelle foto alle Maldive ed un gruppo di toscani elencava i luoghi recentemente visitati tra cui Egitto e Giordania (…andateci in Giordania!) facendo intuire che a molti non è chiara la differenza tra arabi e musulmani, venivamo gentilmente pregati da Efi di lasciare il nostro tavolo perché un gruppetto di danesi stava attendendo e noi non risultavamo nella lista prenotazioni. Quindi buttato giù in fretta il buon limoncello offerto abbiamo alzato i tacchi. Il conto? 62,50 euro cash, dato che non ho nemmeno potuto sfoggiare la mia carta di credito in quanto non sarebbe stato possibile rilasciarmi la ricevuta.
Ho l’impressione che a volte è meglio stare in mezzo alle cavallette ed i ragnetti… (Renato)
Grecia, Rodi. Spiaggia di Kolymbia
Non chiedetemi dove sia Daniele perché non ne ho idea; di sicuro si troverà in mezzo al casino.
Per un pomeriggio all’insegna del sole e del relax ho scelto per me ed i miei followers la spiaggia di Kolymbia. Spiaggia molto ampia che consente alle persone in cerca di tranquillità di trovare degli spazi adeguati per evitare rumori molesti provenienti per lo più da bambini urlanti e tennisti della domenica.
Perché dovete sapere, se ancora non lo sapete, che i greci amano trasferire sulle loro bellissime e soleggiate coste, interi gruppi familiari composti da minimo nove persone. Portano con sé ombrelloni, sedie da campo, borse frigo, buste della spesa, canne da pesca… A volte qualcuno porta con sé il comò con la foto in bianco e nero dei nonni. Insomma, per i greci andare al mare è qualcosa di epico.
Mi sono sistemato a debita distanza tra una di queste famiglie situata alla mia sinistra e tre teenagers cellulitiche alla mia destra. Sicuramente ha vinto uno dei quattro bambini schiamazzanti facenti parte dell’allegra famigliola che, visto il suo fisico “importante” indossata la maschera ha preso le sembianze di una lavatrice, con tanto di spurgo ossia lo snorkel. (…o boccaglio) Anche il colorito pallido mi ricordava una Zanussi.
Tornando a noi alla spiaggia di Kolymbia non troverete i racchettari della domenica con il loro fastidioso tic toc e giramenti di palle reciproci e, se proprio li individuate, potete allontanarvi. Lo spazio lo consente. Ci sono zone attrezzate con sdraio e lettini a pagamento, altre libere. Il mare è decisamente invitante con la sua acqua trasparente molto spesso calma e piatta. Quindi nessun pericolo anche per i nuotatori non esperti. A disposizione dei bagnanti normali, ossia che non viaggiano con il frigo sotto mano, ci sono dei chioschi a circa 200 mt l’uno dall’altro dove poter acquistare bevande e quant’altro. Dall’altra parte della stradina a testimonianza che l’area è tranquilla è anche presente un campo da golf a 18 buche. Non dimenticate il vostro Ipod per isolarvi da qualche bambino urlante riuscisse questo a sfuggirvi dal vostro radar ricognitivo e buon relax. (Renato)
Puntata Zero. Grecia, Rodi. Faliraki Beach
Renato predilige posti rilassanti? Io mi immergo nella caotica spiaggia di Faliraki.
Ci vado da solo a pomeriggio inoltrato ma la mia solitudine durerà ben poco visto quello che si vede qua in giro… Musica, locali e soprattutto donne. Tante. Sì, dovrei recensire la spiaggia e lo faccio molto velocemente perché sinceramente le mie priorità al momento sono altre: sabbia fine, mare limpido, sdraio e lettini a pagamento e per chi come me non ha programmi giornalieri c’è la possibilità di stendere il proprio telo sul lungomare. Vorrai mica buttare via 4 euro di lettino ed ombrellone e magari dopo mezz’ora che sono lì mi carico qualche russa… (come faccio a trascrivere il mio caratteristico doppio fischio?)
I locali che si affacciano direttamente sulla vasta spiaggia ce ne sono a frotte, con musica a bomba e gente che balla in costume con i loro drinks in mano.
I music bar’s pomeridiani sono sicuramente i posti dove buttare l’esca e spesso e volentieri si torna a casa sempre con del buon pescado… Ma anche nei dintorni degli watersports che spuntano numerosi qua e là sulla costa di Faliraki ci sono parei, perizomi, bikini e topless per tutti i gusti.
Fortunatamente nelle ore in cui mi reco io in spiaggia il sole ha già l’aspetto annoiato di chi ha passato tutto il giorno a fare il suo duro lavoro e quindi il rischio ustione è pari a quello che il prossimo scudetto lo vinca il Sassuolo. (non si offendano i sassuolesi. Come si chiamano?) Ed è proprio quando cala il sole la prima apparizione lunare mi ricorda, oltre alle tipe che mi sono portato in spiaggia le notti durante la mia lunga permanenza sull’isola, che è giunta l’ora dell’aperitivo e Faliraki cambia aspetto.
I negozi della bar street accendono le loro insegne colorate e luminose, altri music bar’s aprono le serrande in attesa di rimettere in moto la movida che notte dopo notte accompagna i più temerari turisti di Rodi.
Tra quelli ci sono anch’io. Ma il capitolo notte è un altro e lo leggerete presto su questo blog.
Adesso fatemi gustare questo mojito annacquato mentre continua la caccia… (Daniele)
























































