Rio de Janeiro: Copacabana contro Ipanema
Nell’immaginario collettivo Rio de Janeiro, oltre alla sacrale imponenza del Cristo Redentore, è associata alla spiaggia più famosa al mondo: Copacabana.
In effetti passeggiare lungo l’Avenida Atlantica in qualche modo corrisponde alla forte luce bianca che, a detta di chi l’ha vissuta, ci abbaglia al momento del trapasso. Una sorta di benvenuti in paradiso.
Abbiamo visitato luoghi in cui l’impatto naturalistico è stato di maggior impatto, vedi Maldive, ma l’arte, la poesia, la musica, i colori, le stesse caratteristiche morfologiche che caratterizzano le spiagge carioca sono uniche al mondo.
Tra tutte queste distrazioni non deve venir meno la soglia di attenzione che a Rio de Janeiro deve essere sempre tenuta alta, motivo questo che fa desistere molti dallo scegliere il Brasile come meta vacanziera.
Durante le nostre passeggiate, che partono dal lungomare di Leblon, attraversando Ipanema, approdando a Copacabana, in primo luogo bisogna fare attenzione al rischio ustioni. Il sole, anche se coperto da qualche nuvola, non risparmia nessuno. Passare delle ore a rosolarsi in stile Rimini o Riccione equivale a carbonizzarsi. Sulle coste italiane dopo una giornata al sole ci si interroga se il nostro grado di abbronzatura sarà percettibile una volta tornati in città, su quelle carioca siamo costretti a chiedere il riconoscimento ad amici e parenti. Per evitare insolazioni che possono rovinarci il nostro soggiorno brasiliano evitate di fare i fenomeni, ungetevi di creme protettive (almeno 50) oppure indossate qualche tutina d’amianto.
Una volta sistemato il vostro pareo sulla sabbia (…perché sicuramente lo comprerete e fatelo nel negozio Santa Clara 33), non lasciate mai incustoditi i vostri beni, in particolar modo il cellulare. Una volta fregato lo smartphone da abili e veloci ragazzini, se non recuperati al volo da discreti colossi in divisa che vigilano su di voi e che picchiano forte, potrete consultare di seguito la posizione in cui si trova tramite il vostro anti scippo satellitare che segnalerà la sua presenza presso una delle 34 simpatiche favelas. In quel caso fate mea culpa se non avete scaricato le 900 foto che avevate gelosamente conservato al suo interno, gli appunti di lavoro e nomi in agenda ed evitate di andare alla Polizia per non farvi ridere in faccia. Inutile dirvi che entrare nella favela alla ricerca del vostro telefono è l’equivalente di andare a chiedere spiegazioni al clan dei corleonesi bussando alla porta di Provenzano.
Quindi, ricapitolando, occhi sempre aperti ed evitare di fare la parte dell’italiano stereotipo “aé-aò” con zainetto Invicta e bandana in testa. (…questi ultimi prescritti, tra l’altro)
In pratica per vivere bene a Rio de Janeiro serve avere gli stessi accorgimenti che si adottano a Napoli e che non significa che i partenopei sono tutti delinquenti, anzi.
Tornando alle cose decisamente piacevoli, ed al titolo, qual’é la spiaggia migliore?
Tutte e tre le spiagge sono adiacenti e si sviluppano sul lungo mare. Leblond è divisa ad Ipanema da un canale che corre sotterraneo per poi rendersi visibile solo sul tratto di sabbia. Quelle di Copacabana ed Ipanema sono invece divise da una piccola e verde penisola sporgente. Lungo la strada che costeggia il lungomare passeggerete sul caratteristico marciapiede composto da sampietrini.
Ogni 50 metri è presente un chiosco dove con 5 real (in tempo di Mundial il costo vita aumenterà presumiamo) potete dissetarvi con una birra o con un cocco fresco. I prezzi aumentano per la caipirinha. Questi chioschi, anche riconoscibili per l’odore di fritto, sono frequentati per lo più da turisti e quindi, specie i primi giorni in cui siete facili prede, evitate di incrociare lo sguardo dei venditori ambulanti, musicisti, mendicanti e quant’altro. Se vi appoggiano delle peanuts sul tavolo non toccate e non mangiate.
In spiaggia i bagnini nelle loro postazioni vendono altrettante bevande ed i locali preferiscono acquistare da loro. Sempre dai bagnini si noleggiano sdraio ed ombrellone.
Attenzione perché ogni bagno ha la sua caratteristica; il nostro amico mr. Vap (ma chi è mr.Vap?), che fiero esibiva i suoi tattoo colorati indossando un’esile slippino, solo dopo una settimana si è accorto del perché specie nel bagno 8 si sentiva particolarmente osservato: il bagno 8 (e la via che ti ci porta dall’interno del quartiere di Ipanema, Farme de Amodeo e Visconde de Piraja) è gay lesbian friendly. Complice di questa scoperta anche il fatto che nel bel locale To Nem Ai io ed il mio stimato ed ermafrodita (primate aggiungerei) collega mr. Vap, abbiamo assistito a limonamenti tra individui dello stesso sesso. Sia ben chiaro, nessuna discriminazione verso gli innamorati e su chi decidono di riversare il loro sentimento più puro, ma non sapendo che il luogo era meta preferita dei nostri amici omosessuali siamo rimasti un po’ sorpresi.
Tornando ai bagni più conosciuti, sempre ad Ipanema c’é il 9, meta ambita per lo più da turisti.
A Copacabana, tra i vari castelli di sabbia dove potete farvi scattare una foto ricordo (a pagamento) c’é anche una scultura, sempre di sabbia, che vede un babbo natale (ovviamente nel periodo natalizio) circondato da culini (…più oni che ini) e che indica un locale frequentato da ragazze di facili costumi situato proprio nella parte opposta attraversata la strada.
Insomma, gli aneddoti a Rio sono infiniti. Ma tra Copacabana ed Ipanema (con Leblon) chi la spunta? A nostro avviso le ultime due, dato che sono frequentate da gente di livello più alto, non per un fatto discriminante al solito, ma per motivi di sicurezza.
Proprio alle gente ed i loro comportamenti prossimamente dedicheremo qualche riga in “Italiani contro Brasiliani”… Continuate a seguirci! (continua)
Irresistibile Firenze
Ma io che farò in questa città fottuto di malinconia e di lei intonava il compianto Ivan Graziani nel suo brano Firenze (Canzone triste). Beh, di sicuro la cosa alla quale non si può rinunciare è mangiare e bere.
Il fantastico capoluogo toscano offre una quantità innumerevole di locande, brasserie e ristoranti per ogni gusto e tasca e l’innamoramento è inevitabile mentre si percorrono i vicoli del centro, tra Chiese e Cattedrali, musei e monumenti, palazzi rinascimentali e negozi di prestigio con i profumi che ci avvolgono in quasi ogni istante della visita. Sapori medievali come alla Loggia del mercato nuovo dove esistono e resistono chioschi che offrono il lampredotto, cibo dalla carta d’identità toscana. Il lampredotto è uno dei quattro stomaci dei bovini che, dopo essere stato bollito, viene servito con pomodoro, cipolla, prezzemolo e sedano. Il classico piatto povero diventato parte integrante della cultura toscana.
Il nostro blog dovrebbe essere contro, ma a Firenze di contro c’è ben poco da trovare perché la qualità dei prodotti e la professionalità è davvero di altissimo livello.
Tra i tanti è il caso del Santo Bevitore, situato nella medesima via a pochi metri dall’Arno, ambiente spazioso, sapientemente arredato, pulito e curato nei particolari. Il personale gentile e preparato serve nella giusta velocità delle ottime pietanze e numerose tipologie di vini di squisita fattura. (http://www.ilsantobevitore.com)
Essendo nati a parecchi chilometri di distanza dalla Mecca non dobbiamo privarci di vassoi caricati con prosciutto crudo, salame, finocchiona. La loro morte naturale è con il fantastico pane casereccio, accompagnati da vari tipi di formaggio più o meno stagionato ulteriormente insaporito da favolose mostarde.
Per poi continuare con dei pici (pasta fatta in casa, tipica toscana pure quella) al ragù di carne altamente selezionata che mette l’ennesimo accento a quello che è un tripudio culinario.
Ed a proposito impossibile non citare la chianina, tipo di carne utilizzata per grigliare le famose fiorentine (che per un periodo erano state vietate, ricordate la mucca pazza?)
A questo proposito mi vengono in mente quelle domandine idiote dal taglio adolescenziale che di tanto in tanto capita di fare: ma tra una fiorentina ed un limonino con Belen (o metteteci chi volete a vostra scelta) tu cosa sceglieresti? E’ eccitante vederla in piedi per qualche minuto, prima di sdraiarla su un lato, ammirarla, girarla dall’altro ed al momento giusto gustarcela in tutta la sua magnifica consistenza. Belen? No, la fiorentina!
Numerosi anche i luoghi dove poter alloggiare durante la permanenza nel capoluogo: questa volta è toccato al Park Palace, comodo perché nelle vicinanze di Porta Romana e di conseguenza al centro. Struttura affascinante dal sapore nobiliare, di proprietà svizzera. Prezzi consoni ad un 4 stelle situato in una suggestiva e tranquillissima posizione. Stanze in ordine e pulite, personale professionale. (http://www.parkpalace.com/it)
Per chi non ha interesse ad alloggiare necessariamente a Firenze c’è la possibilità di dormire presso Villa Murray ad Impruneta, immerso nel verde tra cerbiatti e scoiattoli e la gentile signora Silvia con le sue ricette delle torte che troverete durante le interminabili colazioni. (http://www.villamurray.it)
Per spingersi verso Siena, nel delizioso borgo di San Gimignano, alla Collegiata, splendida struttura trasformata da monastero ad hotel che offre agli ospiti una cucina di altissimo di livello ed un altrettanto curata cantina di vini.
Per i più esigenti, come chi scrive, c’è la possibilità di alloggiare all’interno della torre dove è situata la suite con al piano inferiore la camera da letto ed in quello superiore una piscina jacuzzi con vista panoramica delle mura e torri medievali di San Gimignano appunto. (http://www.lacollegiata.it)
Abbiamo cominciato citando un brano di Ivan Graziani, terminiamo riportando l’intero testo di Firenze Sogna di Claudio Villa che meglio descrive i nostri sentimenti e che dedichiamo a Firenze che ci ha ospitato ed alle coppie (poco litigiose) che sapranno apprezzare e vivere queste magiche atmosfere.
Firenze stanotte sei bella
in un manto di stelle
che in cielo risplendono
tremule come fiammelle.
Nell’ombra nascondi gli amanti,
le bocche tremanti si parlan d’amor.
Intorno c’è tanta poesia
per te vita mia sospira il mio cuor.
Sull’Arno d’argento
si specchia il firmamento
mentre un sospiro e un canto
si perde lontan.
Dorme Firenze
sotto il raggio della luna,
ma dietro ad un balcone
veglia una madonna bruna.
Sopra i Lungarni
senti un’armonia d’amore,
sospirano gli amanti
stretti stretti cuore a cuore.
Alitalia contro Trenitalia. Si salvi chi può.
Diversamente fallita Alitalia contro Ferrovie privatizzate dello Stato.
Ci scusiamo con i nostri followers perché sicuramente nell’immediata post lettura delle due Compagnie sopra citate avranno avuto attacchi di isterismo, clonati di vomito ed il riaffiorare di grottesche esperienze vissute.
In effetti il pendolare italiano grazie all’incompetenza ed approssimazione di chi opera e gestisce l’apparato “circolatorio” del Belpaese spesso più che un viaggio affronta delle prove di “normale” sopravvivenza.
La prima esperienza che mettiamo sul piatto è quella volata che dall’aeroporto di Trieste ci ha portati a Milano Linate. L’aeroporto a Ronchi dei Legionari (GO) grazie all’ennesima mal gestione politica con investimenti dubbi e scarsa lungimiranza non solo è rimasto formato mignon, ma vista la concorrenza con gli aeroporti di Venezia, Treviso e Lubiana (Slovenia) continua a snellire i pochi operativi esistenti. Ed è proprio parlando di operativo che l’efficiente servizio email della “diversamente fallita” Alitalia ci comunica qualche giorno dopo la nostra abbastanza vantaggiosa offerta di un cambio orario: l’AZ 7048 non decollerà alle 18:30 ma alle 20:50 e non arriverà alle 19:25 bensì alle 21:45.
Lavorando nel settore non ci meravigliamo certo di queste sottigliezze. Quello che invece desta qualche leggera preoccupazione è il fatto che poche ore prima l’Ansa comincia a battere notizie poco rassicuranti riguardo la Compagnia che pare sull’orlo del secondo fallimento. In quel caso volo perso e nessun rimborso. Fortunatamente il giorno da noi prescelto per volare è un mercoledì, gli abili amministratori della compagnia tricolore assicurano servizio completo fino a sabato. Sospiro di sollievo.
Solito siparietto ai controlli dove gli impeccabili Vito Catozzo (personaggio inventato da Giorgio Faletti negli anni 80) applicano la legge minuziosamente e ci fanno lasciare a terra un gel da barba da 200ml anche se giunto alle ultime spruzzate (il limite consentito è 100ml nel bagaglio a mano). Il materiale recuperato, ci dicono, verrà donato alla Caritas. In effetti la schiuma da barba è sempre stato recondito desiderio dei barboni.
Tutto liscio quindi, anzi, il carrello dell’aereo toccherà suolo lombardo con 15 minuti di anticipo.
Opera Air France.
Decolliamo con un amministratore delegato, atterriamo con un altro e qualche milione di buonuscita in meno nelle casse delle Poste, ma per quel che ci riguarda la missione è compiuta: siamo a Linate.
Se a Milano ci siamo andati, da Milano dovremo pur tornare. Un comodissimo Freccia Bianca a soli 29 euro è quel che fa per noi. Dimezzato il costo rispetto l’aereo, ma non certo le comodità. Chiaro, sono 3 ore e 50 di viaggio contro 45 minuti, ma grazie al tablet e qualche altro aiutino tecnologico il tempo passa in fretta.
La temperatura non proprio primaverile e l’umidità ci scavano le ossa in Stazione Centrale, noi attendiamo imperterriti di scoprire quale sarà il binario in cui recarsi; ci guardiamo intorno abbagliati da maxi schermi che proiettano pubblicità e notizie flash confermandoci che Ridley Scott con il suo Blade Runner fu profeta.
La partenza è prevista alle 17:05 così alle 16:50 finalmente appare il numero del binario in cui recarsi. Ci appartiamo in attesa che la mandria salga sul trenino. Preso il posto 9A nel vagone 4 veniamo a scoprire che gli abbonati non hanno un’assegnazione di posto, pertanto devono attendere che tutti gli altri si siedano e poi elemosinare posti liberi. Ecco perché ci sentiamo giustificati nel dare degli incompetenti a chi è pagato per gestire certe situazioni. Il bello è che senza essere inventori basterebbe copiare da Paesi civili.
Ma a noi che ce ne frega? Non siamo né abbonati né pendolari. Parte il primo dei due film programmati, After Earth, durata 1 ora e 40’. Il secondo non so mica se riusciremo a guardarlo tutto. Il treno schizza a gran velocità verso Brescia per recuperare i ben 20 minuti di ritardo accumulati alla partenza. In Giappone i Ministri dei trasporti chiedono scusa pubblicamente in questi casi, da noi è normale. Sempre a Brescia termina il primo film. Il treno ha già 100 minuti di ritardo con una non precisata prolungata sosta nella stessa stazione. Dicono si sia buttato sotto il treno qualcuno nel tratto di Rogoredo. Mentre ci informiamo in rete sull’accaduto scopriamo che una volta al mese c’è un qualcuno senza nome che tenta periodicamente il suicidio. Scopriamo anche casualmente che se il ritardo è dovuto causa terzi le FS non si fanno carico di nessun rimborso. Se l’intraprendenza dei legali delle ferrovie è decisamente vivace, nulla ha da invidiare quella dell’operativo che da Brescia dopo circa 1 ora di attesa decide di deviare il treno verso Cremona e regalare ai passeggeri un panorama non previsto. Si salta quindi Desenzano del Garda passando per Cremona e Mantova per poi ritornare sulla via maestra ed approdare a Verona. Gli avvisi del capotreno sono pressapochisti. Guardate che non è che ci inventiamo le cose appositamente per il blog… Tutto vero!
A bordo una coppia di giovani giapponesi che avevano scelto Venezia come ultima meta prima di suicidarsi a causa delle poche emozioni che riserva loro il Sol Levante riguadagnano entusiasmo e cominciano a scambiarsi effusioni orgogliosi e fieri di non essere nati nell’Italia gestita da un branco di deficienti. Li vedremo scendere a Mestre con solo 3 ore di ritardo felici e saltellanti con il cestino di sostentamento delle Ferrovie. (Acqua, succo di frutta, Loacker, pseudo crackers)
Nel vagone bar tre inservienti dall’accento napoletano fanno trascorrere il tempo raccontandosi cazzate attorniati da una coppia di esibizionisti con una bottiglia di Berlucchi che riusciranno a far cadere e la solita signorotta di mezza età dall’aria radical chic che inevitabilmente lavora nella redazione del TG4. Ci teneva a dirlo. Insomma, le disgrazie non vengono mai sole. Consumiamo la birra (solo 4 euro una lattina) e richiediamo la ricevuta all’inserviente che a quanto pare non è solito rilasciarle. Un consiglio al barista: comprati al supermarket la stessa marca di birra che vendi, non rilasciare ricevute ed intascati la differenza. (Mmmm abbiamo come il presentimento che il suggerimento sia arrivato tardi).
Morale della favola il Freccia Bianca arriverà alla nostra stazione di destinazione, Monfalcone, con 3 ore esatte di ritardo.
Se durante il week end Austria e Francia decidono di occuparci noi ci inventiamo un’influenza e non combattiamo. Avvisati.
Anek vs Minoan. Viaggiare in traghetto.
Viaggio tutt’altro che breve quello affrontato per riportare il culino di Controviaggio da Rodi (Grecia) in Italia. Ho utilizzato infatti due traghetti. Per la tratta Rodi–Pireo (Atene) la compagnia Anek, per la seconda Patrasso – Ancona, il traghetto è stato Minoan.
Le scelte di questi traghetti sono molteplici ma per usufruire dei vari sconti messi a disposizione dalle compagnie senza rischiare di perdere le varie coincidenze bisogna far parte di categorie molto particolari.
Il primo traghetto ad accogliermi e proteggermi dalla bufera che si sta scatenando nel frattempo (dopo 5 mesi di bel tempo ci sta) è la Preveli (Anek). Traghetto di medie dimensioni che regalerà ai suoi occupanti una navigazione piuttosto movimentata per le condizioni del mare ed infinita (circa 24h) dato che toccherà tutte le isole possibili immaginabili prima di puntare il porto del Pireo. Poco importa, l’importante è che sia partita. (…ed arrivata).
La cabina (invidio i sacco pelari o quelli che si fanno 24 ore seduti al bar) non è particolarmente curata ma gli spazi sono ottimi e dato che la dovrò spartire con uno sconosciuto, speriamo non russante, va decisamente bene. Sconosciuto? Per chi non avesse mai viaggiato con queste navi c’è da sapere che a meno che non vogliate pagare anche per l’altro occupante, potete scegliere di dividere la cabina con una, due o tre persone. (dello stesso sesso) Va bene risparmiare (di solito la prendevo ad uso singolo) ma direi che spartirla con uno è già sufficiente. Questa volta è andata bene: il sosia di Don Mazzi di Karpathos infatti è stato molto educato e discreto evitandomi incazzature inutili. Attenzione a bordo di queste navi con cene e bevande extra, si fanno pagare parecchio.
Primo round con Anek quindi decisamente positivo con la nave in orario e trasferimento in auto da Pireo a Patrasso con a disposizione tutto il tempo necessario, anzi, in abbondanza.
Nonostante ormai conosca la strada per uscire dal porto del Pireo ed immettermi in autostrada suggerisco ai meno esperti di far affidamento al proprio satellitare perché i cartelli che indicano Patrasso sono due: uno quando già siete sulla retta via, l’altro 50 km passati tutti gli svincoli ingannevoli.
A Patrasso non fate la cazzata di andare a visitare ed attraversare il bellissimo ponte (andreste a spendere tipo 30 euro di pedaggio tra andata e ritorno) ma se avete tempo fermatevi piuttosto nel porto turistico praticamente in città dove troverete ormeggiate diverse barche a vela e yacht che potrete ammirare sorseggiando quello che preferite in uno dei numerosi localini nella marina. Se la giornata è calda potrete fare due passi e sgranchirvi le gambe che tra nave ed auto saranno atrofizzate.
Imbarcato quindi con un po’ di anticipo sulla Europa Cruise Palermo, che già il nome mette i brividi, mi aspetto una nave da rottamare come da esperienza passata con il partner commerciale di Minoan, l’italiana Grimaldi, che mi era sembrata una fucina di tanti piccoli Schettino. Mi meraviglia il fatto che invece la nave sia un bestione enorme con equipaggio greco e molto preparato.
Nonostante questo ferry sia decisamente in perfette condizioni e con tutti i confort possibili immaginabili, noto che la cabina a me assegnata è più piccola di quella della Preveli; ma la mia preoccupazione è la solita: chi la dividerà con me? Un camionista bulgaro scampato alla guerra di cecenia o un coreografo tedesco scampato al servizio militare? In entrambi i casi non dormirei tranquillo.
Fatto sta che la nave parte alle 16:00 ed io mi addormento nel mio lettuccio. Passa qualche ora, esco, faccio un giro esplorativo per capire un po’ dove mi trovo e quanto torno noto sull’altro letto la sagoma di un omino ma né traccia di lui, nessuna valigia o altro oggetti personali. L’omino non si presenterà mai più nella cabina 8028.
Il viaggio scorre ancora più veloce dell’altro, nella massima tranquillità. Forse uno dei migliori viaggi in mare che abbia mai fatto. Mi godo anche la scena di due italiani ignoranti che vengono cazziati dal cameriere sorpresi a cambiare canale alla tv satellitare in teatro.
Salutiamo quindi la Grecia con la speranza di esserne di nuovo ospiti, magari attraversando il mare Mediterraneo ed Egeo nello stesso modo in cui ce ne siamo andati.
Rimango dubbioso sull’occupante della cabina misteriosamente scomparso: nessun uomo in mare per caso?
(Renato)
Finisce la Puntata Zero. Alla prossima…
“L’estate sta finendo” cantavano negli anni ’80 i Righeira e la Puntata Zero di Controviaggio giunge al termine.
L’idea di renderlo un format tv non è andata a buon fine, quest’inverno vi accontenterete quindi di vedere i soliti volenterosi personaggi famosi stipendiati dalla RAI solo 700 euro al giorno che faranno lacrimuccia in campi profughi e villaggi disagiati; in realtà pure quello potrebbe essere un “controviaggio” tra ricchi che fondamentalmente prendono per il culo i poveri.
Tornando a noi ed al nostro blog, ci teniamo a ringraziare tutti quelli che ci hanno seguito in questi mesi, sia i followers ai quali sono servite (speriamo) le nostre informazioni sull’isola di Rodi che a quelli spinti da sola curiosità.
Il blog in futuro subirà delle trasformazioni che sono ancora al vaglio, fatto sta che ci aspettano altre destinazioni da raccontare e, sicuramente, altre emozioni da vivere.
Lasciamo l’isola di Rodi che è stata la vera protagonista della Puntata Zero con i suoi scorci suggestivi e la sua gente, ospitale e folcloristica. Nei mesi più caldi, a tutti gli effetti, ci siamo imbattuti in feste sulla spiaggia di Tsambika che hanno entusiasmato Daniele e moltissimi ragazzi che hanno trovato una location esclusiva per i loro momenti di intenso divertimento, dimostrando che l’era delle discoteche pre-confezionate è giunta al tramonto (mi riferisco a Rodi naturalmente), abbiamo testato ristoranti d’alto livello e verificato come la professionalità non possa essere improvvisata, constatando la netta superiorità di Melenos a Lindos rispetto al Marco Polo di Rodi, ci siamo piacevolmente intrattenuti in “cantine” e locali decisamente alla mano; alla fine proprio quelli che tutto sommato ci hanno dato più soddisfazioni, ad incominciare dalla Kantina Maro di Kolymbia dove una famiglia semplice in un contesto con poche pretese riesce a rendere il cibo e le serate decisamente uniche e piacevolissime. C’è stata l’escursione privata a Symi a bordo dello yacht Eviva che ci ha regalato una giornata che rimarrà indelebile nella nostra memoria e nel nostro cuore. Doveroso ringraziare l’amico Meos che ci ha permesso di parteciparvi.
Ci siamo invece volutamente limitati nella recensione degli hotel’s per timore di intaccare il sottile confine di conflitto di interesse che ci riguarda. Ebbene sì, esistono ancora persone riguardose delle regole, scritte e non, derivanti dal fatto che comunque lavoriamo per un tour operator e se siamo qui è grazie al nostro lavoro; non sarebbe stato obiettivamente possibile fornire giudizi imparziali sulle varie strutture che conosciamo a menadito ma che sinceramente non ci siamo sentiti di tirare in ballo. Tant’è che gli unici due alberghi recensiti non sono parte delle proposte che rappresentiamo.
Rimpianti? Beh, se magari al campo da golf ci avessero fornito anche delle palline per poter provare qualche tiro sarebbe stato più divertente. Ma dalle foto possiamo sempre fare i fighi, tanto non si capisce che in realtà di golf non ne capiamo nulla.
Controviaggio rimane disponibile a qualsiasi richiesta o suggerimento e vi ricorda che siamo presenti anche su Twitter (con circa 350 followers!!!), Facebook ed Instagram (…le foto che vedete alla destra dello schermo)
Breve pausa per noi quindi, poi il viaggio continua…
…perché nonostante gli autori tv non abbiano compreso i nostri intenti, tutti gli altri ci hanno premiato.
Grazie!
Puntata Zero. Grecia, Rodi. Real Beach Party Tsambika
Prezzo d’ingresso: 20 euro in prevendita senza trasferimento inclusa una consumazione. 25 euro con trasferimento andata e ritorno inclusa una consumazione.
Prezzo medio consumazione: 5 euro
Organizzazione tecnica: Statues Music Bar Kolymbia
Musica: commerciale
Su Youtube (video non ufficiale): http://www.youtube.com/watch?v=WIqeOsrNQ4k
Parliamo di Rodi e non delle spiagge di Copacabana, Ipanema o Leblon d’accordo (dove Controviaggio sarà presente a novembre) però in questo caso devo ammettere di aver assistito ad un party davvero ben riuscito.
C’erano una volta le discoteche che copiavano lo stile made in Italy con profili da vip, prezzi d’ingresso esagerati, cocktails annacquati da barman di scarsa professionalità, i privé ed i tavoli che ci facevano sì ricordare Milano, ma per il conto finale. Esistono ancora certo, sommerse da costi di gestione elevatissimi che spesso costringono a stampare sulle foto dei loro manifesti appiccicati ovunque deejay dai nomi e volti pressoché sconosciuti. Luoghi dove è possibile trovare sempre più russi ed ebrei, unici oggi giorno a volersi divertire con bottiglie e bella vita, a differenza degli italiani che si sa, alla fine trovano il divertimento nelle cose più genuine.
Infatti per il turista un po’ meno sprovveduto c’è la possibilità di partecipare ad un vero beach party unico nel genere a Rodi sia per la popolarità dell’evento, dato che vi partecipano i migliori tour operators presenti sull’isola, che per la magnifica location, Tsampika Beach, che si svolge davvero sulla spiaggia e non come tanti finti beach party che per spiaggia hanno un prato.
Grazie alla sinergia di tanti tour operators, dicevamo, l’affluenza è decisamente alta, l’abbigliamento consigliato non è certo di tipo formale visto che si balla sulla sabbia, “obbligatorio” il costume dato che naturalmente anche il bagno fa parte della serata. Certo, c’è anche chi come Daniele invita le russe in abiti da sera e tacco 12 per poi con la scusa poterle spogliare dopo il sesto drinks. Giusto ed il bere? Prezzi popolarissimi per vodka redbull, rum cola, birra e via dicendo. Insomma, per una volta scordarsi la Milano da bere farà bene anche al portafogli. Vista la mia età e la presenza di numerose ragazzine e ragazzetti che frequentano il posto vien da pensare anche al discorso sicurezza che non manca certo di figure rassicuranti come buttafuori che hanno il compito di tenere sott’occhio eventuali esaltati e non di rimbalzarvi alla porta se non avete l’aspetto fighetto, oppure di bagnini che supervisionano chi fa il bagno ma senza proibirvi di farlo ed i bicchieri naturalmente in plastica per evitare che qualcuno possa avere strane idee con un bicchiere di vetro in mano. Si sa che quando ci si sente falliti ci si rifugia nelle minacce e nella violenza.
Di violenza comunque non ha senso parlare visto l’ambiente festoso e colorato, anzi, l’appetito è sempre in agguato così che non poteva non mancare la griglia con i souvlaki (spiedini di carne venduti a ben 1,50 euro…).
Come dice un mio amico brasiliano, in ogni luogo ci va il vestito adatto: lo smoking nel deserto è inadeguato e ridicolo. Rodi è sole, spiaggia, mare e vacanza e “l’abito da sera adatto” è il beach party di Tsampika.
Ogni mercoledì di agosto… (Renato)
a breve la recensione night live di Daniele




















































