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Siena. Il campioncino

Il protagonista della storia nacque a Siena,

da una famiglia di umili commercianti, nei primi anni ’50, quando le leggende viventi Gino Bartali e Fausto Coppi erano al tramonto delle loro sfavillanti carriere. La forte passione di suo padre per il ciclismo rimase soffocata fino al suo concepimento che avvenne dopo diversi tentativi. Precedentemente e per ben nove volte, fu esposto un fiocco rosa sull’uscio di casa. A quell’epoca solo poche donne potevano concedersi il lusso di praticare dello sport, a maggior ragione le corse in bicicletta.

Non ancora in fasce il bambino venne alimentato con una borraccia di latta, cimelio ritrovato dai familiari durante una passeggiata primaverile nei campi attornianti la suggestiva città toscana. Si sosterrà in seguito che questo fu il motivo per il quale al bimbo i primi denti di latte spuntarono durante l’adolescenza.

Il piccolo campioncino crebbe ed all’età di sei anni cominciò a dividersi tra la scuola elementare e la piccola bottega d’ortofrutta di famiglia. Il padre sosteneva che solo con un duro allenamento suo figlio potesse diventare un ciclista alla stregua dei grandi campioni. Impose al bambino un duro programma di allenamento. Oltre al tempo impiegato allo studio ed al lavoro, avrebbe dovuto dedicare fino a dieci ore al giorno a pedalare. Ma il padre non tenne conto di un fattore non certo secondario: suo figlio era sprovvisto della bicicletta. Essere attorniato dalla madre e nove sorelle stava inoltre pregiudicando la sua mascolinità tant’è che alcuni amici di famiglia, molti anni a seguire, giureranno d’averlo visto per almeno due occasioni con in mano una bambolina di pezza. Particolare da non trascurare. Il primo velocipede gli fu regalato da uno zio falegname specializzato nella fabbricazione di casse da morto e che glielo costruì su misura. La gioia di disporre di un proprio mezzo di locomozione si trasformò ben presto in una sorte di lenta agonia: il padre gli impose fin da subito durissimi allenamenti. Oltre alle ore di fatica passate sulla bici ricavata da un tronco di faggio si aggiunse un ulteriore fattore che in un primo momento poteva sembrare trascurabile: anche la sella e le ruote erano fatte in legno. Queste ultime poi, erano quadrate. L’infanzia scolastica fu parecchio travagliata, vuoi per il poco tempo che poteva dedicare ai compiti, ritenuti perdita di tempo dal padre che in gioventù rimase deluso dal finale della storia della forza gravitazionale di Newton a tal punto da abbandonare gli studi in prima elementare, vuoi perché vittima del bullismo dei suoi compagni che lo prendevano in giro a causa della sua famiglia composta praticamente da sole donne. In realtà, come sembrerebbe dalle testimonianze avvenute molti anni a seguire da amici di famiglia, i suoi compagni di classe erano invidiosi della sua bicicletta più che dei suoi atteggiamenti sessuali equivoci. Con pazienza e dedizione infatti, il piccolo campioncino si era dedicato all’alleggerimento del mezzo, smussando con pialla e scalpello le parti eccedenti del telaio. Non solo: con ingegno ed innata maestria era riuscito a montare delle ruote circolari che gli permettevano di guadagnare parecchia velocità in più rispetto a quelle quadrate. Anche le vibrazioni sul manubrio erano notevolmente diminuite.

L’apice della sua tristezza si materializzò in una tempestosa  giornata autunnale quando al suonare della campanella di corsa all’uscita della scuola dinanzi ai suoi occhi si presentò l’episodio che lo segnerà per tutta la vita. Qualcuno, forse proprio uno dei suoi compagni di classe, incendiò la sua bicicletta. Il Preside sbrigò presto l’accaduto giustificandolo come l’opera di un fulmine, ma i dubbi sulla realtà dei fatti ancora oggi attanagliano i ricercatori. Moltissimi anni dopo da alcuni amici di famiglia trapelerà che sia stato proprio un suo compagno di classe a compiere quel gesto meschino.  Dopo aver appiccato l’incendio avrebbe commentato “Volevi la bici in carbonio? Intanto usa questa carbonizzata” In realtà fonti più autorevoli smentiscono categoricamente questa versione in quanto la prima apparizione delle bici con quel materiale avverrà solo alla fine degli anni ’80.

All’età di undici anni avvenne un’altra svolta nella sua vita quando, la sorella più grande, tornò a fare visita alla famiglia dopo un lungo esilio a Milano dove trovò lavoro come centralinista prima e come prostituta d’alto borgo in seguito. Raccontò al fratello che al nord circolavano biciclette di un metallo chiamato alluminio e con le ruote simili a quelle delle motociclette. Non solo, dalla tasca della pelliccia estrasse anche una foto di un ciclista professionista a bordo di quel mezzo così tecnologicamente avanzato. Il ragazzo alla sola vista ebbe un sussulto. Sua sorella glielo lesse negli occhi ed amorevolmente lo consigliò di intraprendere una professione che gli avrebbe consentito un tenore di vita tale da potersi concedere un mezzo simile. Il fratello ringraziò per il prezioso consiglio ma in un primo momento rifiutò di prostituirsi.

Il tempo passava e finalmente si presentò per lui l’occasione di far parte di una squadra di ciclismo. Narra la leggenda infatti che un giorno non ben precisato, si presentò nella bottega direttamente dalla lontana Torino un signore distinto alla ricerca di nuovi talenti da iniziare allo sport agonistico. Ormai le voci sulle capacità del giovane circolavano insistenti non solo in città, ma in tutta la regione. Piano piano erano sconfinate sul territorio nazionale fino a sibilare nelle orecchie dei più attenti commissari tecnici delle varie squadre. Il sogno si stava avverando. Con la maturità fisica cominciarono ad arrivare le prime soddisfazioni sportive, in ambito scolastico grazie a quella mentale. Con l’offerta di prendere parte della squadra ciclistica allora chiamata Fratelli Bondi Parrucchieri già Campioni del Mondo, il padre lo mise davanti ad una scelta. Le risorse non erano molte e la lattuga era rincarata. Sette delle sue nove sorelle avevano scelto di chiudersi in un convento, la già citata si era data alla prostituzione  mentre l’ultima rimanente era rimasta a dare un aiuto in bottega. La scelta da prendere fu tra continuare con il ciclismo, frequentare l’Università, portare avanti l’attività familiare o prostituirsi.

La decisione fu coraggiosa: tranne la prostituzione decise di coltivare tutte queste opportunità ed anche il campo di patate a cui il padre dovette rinunciare per problemi alla schiena. Non solo: vinse addirittura una borsa di studio che gli spalancò le porte dell’Università di Bologna.

Gli anni a seguire furono intensi e dispendiosi in termine di fatica: la mattina all’alba dopo una sommaria lavata della faccia si dedicava a scaricare con celerità i camion di frutta e verdura. Terminato il lavoro montava in sella alla sua bici cromata in comodato d’uso grazie alla Fratelli Bondi Parrucchieri già Campioni del Mondo ed a tutta velocità da Siena partiva alla volta di Bologna per presenziare alle lezioni del dottorato dell’Università in prima mattinata. Saltava il pranzo per non perdere tempo e ripartiva quindi alla volta di Torino dove nel pomeriggio si svolgevano gli allenamenti allievi della squadra Fratelli Bondi Parrucchieri già Campioni del Mondo. La sera, prima di rientrare a casa a Siena, passava a trovare la sorella a Milano che nel frattempo si era completamente inserita nella comunità tanto da fare un uso costante di cocaina. Molti anni dopo alcuni amici di famiglia sosterranno che anche lui fu costretto a far uso di qualche sostanza per poter sostenere i frenetici ritmi quotidiani, ma i ricercatori smentiranno queste tesi in quanto dalle foto risalenti all’epoca incriminata non si nota alcun buco sull’avanbraccio sinistro dell’atleta.

La notte a Siena, anziché godere del meritato riposo, si dedicava alla raccolta delle patate. Dormiva una mezz’oretta al mese. Le preoccupazioni però spesso gli toglievano anche quel momento di relax facendolo girare e rigirare nel letto.

Le fatiche si fecero sempre più insostenibili fino a quando a metà anni ’60 in un caldo pomeriggio di Giugno durante gli allenamenti con la Fratelli Bondi Parrucchieri già Campioni del Mondo ebbe un mancamento e cadde a terra rimanendo senza sensi per alcune ore. Si risvegliò all’ospedale solo un mese dopo attorniato dai suoi genitori, le sue sorelle, i compagni di squadra e gli amici di famiglia che solo molto anni dopo sveleranno che la stanza dell’ospedale era molto capiente. La diagnosi che fece il medico curante non lascò spazio a dubbi: lo svenimento era dovuto all’allergia dei pollini. In seguito però il caso fu studiato anche da ricercatori di diverse Università d’oltre Oceano e tra le ipotesi che più contrastano il verdetto del dottore spuntarono possibili fattori di stanchezza. Non si saprà mai con esattezza.

Durante la sua permanenza in ospedale avvenne una concomitanza terribile: sua madre infatti scomparve a causa di una malattia incurabile. Stranamente la sua reazione non fu catastrofica, probabilmente perché in questa storia la sua genitrice non viene mai menzionata per faccende rilevanti. D’altronde all’epoca ogni decisione spettava al padre che, pochi mesi dopo, lasciò anche lui il mondo terreno per un infarto occorsogli durante lo scarico di un bilico di cocomeri. Agonizzante sul letto, come testimonieranno molti anni dopo amici di famiglia, avrebbe pronunciato le seguenti parole “Dov’è la matita che tenevo sull’orecchio?”

Il campioncino ormai ventenne e ad un passo dal firmare un contratto con una squadra professionistica di ciclismo rimase molto scosso dalla vicenda tant’è che non solo rifiutò il passaggio nel mondo del professionismo, ma non salì mai più su una bicicletta per il resto della sua vita. L’epilogo non fu glorioso in quanto decise dedicarsi anima e corpo alla prostituzione grazie agli aiuti di sua sorella molto inserita nell’ambiente. Solamente negli anni a seguire alcuni amici di famiglia riveleranno che avrebbe dichiarato che dopo tutti quei chilometri percorsi sul sellino anche il lato più impegnativo del suo nuovo lavoro era meno doloroso.

Del campioncino non si ebbero più notizie certe e si persero le tracce. Ancora oggi circolano voci che ipotizzano la sua scelta di cambiare sesso, anche per svariate volte.

Gli ex amici di famiglia intanto sono alle prese con alcune denunce per diffamazione inspiegabilmente esposte da una vecchia transessuale brasiliana che abita a Milano ma di cui si ignora ogni collegamento.

“La bicicletta è stata, per la donna, subito accessibile, senza divieti, senza remore di puritanesimo, senza scomuniche.”
Adriano De Zan

San Diego. Incontro

Un signore distinto di mezza età si allontana dalla cassa dopo aver ritirato le sue cibarie. Si avvicina ad un tavolo occupato da una ragazza a cui si rivolge educatamente

“Buongiorno, se questo posto è libero le dispiace se mi siedo qui di fronte a lei?”

Lei alza lo sguardo e risponde abbozzando un sorriso di cortesia.

“Sì, è libero, si accomodi pure”

Lui ringrazia, appoggia il vassoio al tavolo e prende posto.

“Sbaglio o parliamo la stessa lingua? Che combinazione! Ci sono parecchi posti liberi ma stanno lavando il pavimento e sono tutti inaccessibili. Grazie ancora e scusi se la disturbo”

La ragazza da un piccolo morso al panino che tiene tra le mani. L’uomo scarta il suo e fa lo stesso. Tra un boccone e l’altro ha inizio una conversazione

“Come mai è da queste parti? Lavoro, turismo? Se posso chiaramente…”

Chiede il signore. Lei non sembra infastidita dalla domanda e risponde

“In questo periodo io e mio marito ci dedichiamo ai viaggi un po’ più impegnativi rispetto ai week end fuori porta. Gli USA sono una di quelle mete che ci ha sempre incuriosito per la varietà del paesaggio e per la vastità degli spazi”

L’uomo ascolta attento sorseggiando da un bicchierone di plastica una bevanda esageratamente zuccherata e gassata.

“Quindi è sposata. Ma suo marito l’ha abbandonata in questo misero fast food ed è scappato in Messico?”

I due ridono alla battuta

“No, è nei dintorni anche se mi ha fatto venire il dubbio che abbia trovato qualche giovane messicana e sia fuggito oltre confine. Lei invece come mai si trova in California?”

“Anch’io sono attratto dagli States per gli stessi motivi. A volte mi capita di venirci per lavoro, altre, come in questo caso, per passarci le vacanze. La California è uno Stato particolarmente ricco ed interessante ma apprezzo anche altri luoghi meno sfavillanti. Lei viene spesso a mangiare nei fast food?”

Chiede lui mentre vengono distratti dal passaggio di un’impiegata di colore dalla mole gigantesca intenta a trasportare faticosamente il carrello dei detersivi. Ad ogni passo il suo fondoschiena si scuote come in una danza hawaiana a ritmo con il liquido contenuto nel  secchio.

“No, non ci vengo quasi mai. Trovo questo tipo di cibo piuttosto insano

Risponde la donna  e questa volta è lui a sorridere

“In effetti , così a prima vista, ho avuto l’impressione che lei sia un po’ sofisticata. Nemmeno io amo questi posti. Anzi, le dirò, questa costante puzza di fritto e la discordanza tra le foto dei prodotti  della pubblicità e la realtà mi infastidisce proprio”

Mentre lo dice preme con le dita il panino risaltando la mollezza del pane

“Sì vero. Ma allora perché è venuto a mangiare qui scusi…”

“Me lo chiedo anch’io. Ecco a dire il vero avevo un incontro con una persona”

La ragazza evita di porgere ulteriori domande per educazione. Si guarda in giro distratta dai clienti che passano a fianco a loro in cerca di tavolini disponibili. Fuori dalla vetrina scorge un senza tetto intento a racimolare qualche soldo o del cibo che gli consenta di passare la giornata. Anche lui lo nota e vuole approfondire.

“Ha notato quanti homeless ci sono a San Diego? A me pare che in tutti gli USA siano in forte aumento. Certo qui è davvero impressionante vedere tutte queste persone buttate in mezzo alle strade”

La ragazza è d’accordo.

“Il paradosso è che se attraversa il ponte e va a Coronado Beach il più povero è come minimo proprietario di qualche villa”

Lui annuisce e da un altro morso a quello che rimane del suo panino striminzito

“Indubbiamente sapere che gli abitanti dell’isola hanno a disposizione il campo da golf municipale e da questa parte ci sono persone che vagano nel nulla come gli zombie fa impressione”

“D’altronde questo è il Paese dei paradossi. Il sogno americano e la povertà estrema, la libertà e Guantanamo, l’uguaglianza ma prima gli americani… E’ un Paese bellissimo da visitare ma dal punto di vista politico è davvero un disastro. Diciamo che i Repubblicani bombardano con il petto in fuori, i Democratici bombardano lo stesso ma con più discrezione”

La donna alleggerisce subito la conversazione

“Ma dobbiamo parlare proprio di politica? Con questa meravigliosa giornata?”

“Non mi fraintenda ma davanti a me di meraviglioso vedo solamente i suoi occhi

Replica sfrontatamente l’uomo.

“Così però mi fa arrossire…”

La ragazza abbassa lo sguardo cercando di nascondere un po’ il suo imbarazzo

“E’ la verità. Non mi spingo oltre perché non vorrei mai arrivasse suo marito a gonfiarmi di botte”

Ancora una volta la coppia improvvisata si mette a ridere.

“Mio marito non so neanche se è geloso. A volte sembra non mi consideri proprio”

“Magari è solo una sua impressione. Ognuno è fatto a modo suo. Mi creda che il suo sguardo, la sua bocca, il suo sorriso non passano certo inosservati. Se l’ha sposata vuol dire che è rimasto folgorato sulla via di Damasco…”

“Lei dice?”

“Sì, lo dico e lo penso”

“Non ne sono così sicura…”

“Che dice se ce ne andiamo da questo postaccio che ho gli abiti impregnati di fritto?”

“Sì, sì, non vedo l’ora anch’io di levarmi questo odore di dosso”

Dopo aver ripulito dai residui cartacei i vassoi i due lasciano il locale.

“Ma davvero pensi che io non ti consideri?”

Dice lui mentre apre la porta della loro macchina

“A volte. Non capisco come tu faccia a non essere geloso… Se m’avessi veramente trovata seduta con uno sconosciuto come avresti reagito?”

“Avrei stretto la mano al tuo nuovo pretendente e sarei scappato in Messico con una giovane messicana”

“Che scemo…”

 

“Nei momenti sereni ricordati di temere sempre le avversità e nelle avversità ricordati di sperare sempre in cose migliori.”
Catone il Censore

Firenze. L’Onorevole

Le luci dell’alba non avevano ancora fatto capolino su Roma quando da un portone di un vecchio e signorile palazzo emerse una scura figura che si diresse verso la macchina di grossa cilindrata in sua attesa da decine di minuti. L’autista accese i fari e scese frettolosamente dalla vettura. Si prodigò nell’aprire aprire la portiera posteriore non prima di salutare educatamente l’Onorevole. Lasciò il tempo di fargli sfilare l’elegante soprabito prima di farlo accomodare sui sedili posteriori. Accompagnò quindi la porta del passeggero e con celerità riprese il posto di guida.

“Facciamo in tempo a procurarci dei giornali?” furono le prime parole del politico

“Certo Signore. Lungo la strada possiamo fermarci in qualche edicola o autogrill” la risposta dell’attento autista

“Ma no dai. Non perdiamo tempo. Mi accontenterò di dare un occhio al tablet per oggi. Noi nostalgici non accetteremo mai del tutto il sopravvento della tecnologia, ma dobbiamo adeguarci”

La macchina partì.

Per una mezzora abbondante i due non proferirono parola.

“Mi accenda la radio per favore” ordinò l’Onorevole.

L’autista eseguì.

Il radiogiornale stava trasmettendo le richieste della categoria degli albergatori, sull’orlo del precipizio a causa della pandemia.

“…se proprio non possono farci pervenire i ristori chiediamo almeno una diminuzione o, meglio ancora, cancellazione degli oneri fiscali cui saremo sottoposti a breve. L’intera filiera del turismo è in ginocchio e non possiamo…”

“Spenga, spenga. Grazie” chiese ancora il politico che guardò l’ora prima di inviare una chiamata al Segretario del Partito antagonista. Dopo alcuni squilli a vuoto, rispose.

I due cominciarono a dialogare mentre la macchina procedeva  verso la destinazione.

“Allora come andiamo? Disturbo?

No, sono in auto direzione Firenze.

Come? No niente pranzo oggi, ho sta rottura di palle che mi dura tutto il giorno.

Sì, sì incontri istituzionali per sta roba che è tutto chiuso. A proposito, hai sentito le richieste degli albergatori e compagnia bella? Che due palle questi… Sempre a piangere.

Il tuo partito ha già delle linee per la posizione da assumere nei loro confronti?

Ottimo. Presentiamo proposte simili poi facciamo passare quella che ci costa di meno in termine di voti.

I sondaggi che dicono? Siete avanti di tanto o vi stiamo prendendo?  (risate)

Calmiamo le acque fino alla caduta del Governo poi si vede dai.

Come? Il Ministro non è interessato a ste faccende, anzi è parecchio infastidito ti dirò.

Aveva chiesto quel Ministero per non avere rotture di palle, invece sfiga vuole… (risate)

Dai facciamo così allora. Pensate ad un DCPM al volo che ce li leviamo dal cazzo in un colpo solo albergatori, ristoratori e compagnia bella.

Domani sera dovrei esserci io in tv quindi preparati a ricevere insulti (risate)

Ciao caro, grazie a domani, se hai bisogno chiama pure”

Terminata la conversazione l’Onorevole diede uno sguardo al telefono per accertarsi di non avere messaggi in sospeso ed intimò all’autista di affrettare il passo.

Vennero accolti da una città deserta. Firenze era ferita, moribonda, eppure traspirava tutta la sua indescrivibile bellezza. Pareva il volto pallido e spigoloso di una ballerina accasciata al suolo intenta ad interpretare l’ultimo atto della morte del cigno.

L’autoblu oltrepassò vicoli e viuzze un tempo affollati da migliaia di persone.

Il silenzio non era più infranto dal vociare dei commercianti fiorentini di Ponte Vecchio o i colpi sferzati alle spesse fette di carne chianina provenienti dalle storiche locande ospitate in piccoli ed affascinanti anfratti medievali. Nessun calice di vino rosso alzato al cielo. Lo stesso cielo cui erano rivolte le imprecazioni, ruvidi suoni retaggio della tradizione dialettale toscana. L’abbondanza dell’inferno dantesco aveva lasciato spazio all’inferno dell’assenza.

L’incontro istituzionale con le Autorità avvenne come di consueto a Palazzo Vecchio.

Seguì un breve aperitivo in piedi dove l’Onorevole ebbe modo di incontrare alcune personalità del mondo della politica locale e rappresentanti di categoria, tra cui quella del turismo.

“Benvenuto a Firenze” si rivolse a lui ad un certo punto il Presidente degli Albergatori sbucato all’improvviso da un gruppetto formato da Carabinieri ultra graduati ed ecclesiastici di alto profilo.

“Grazie. Sempre un’emozione questa città…” rispose il politico reggendo il bicchiere della bevanda analcolica e sfoggiando un bel sorriso.

“Avrà sentito che ci stiamo muovendo per sensibilizzare il periodo critico che sta vivendo il settore…” incalzò il suo interlocutore.

“Sì guardi, ne parlavo proprio stamattina con un mio collega. Situazione drammatica. Un po’ per tutti a dire il vero.”

Continuò l’Onorevole assumendo un’espressione seria.

Poi puntualizzò “Certamente il vostro ramo è tra quelli più colpiti ed infatti sono allo studio diverse proposte che a breve sicuramente soddisferanno tutte le vostre richieste. Starei qui volentieri ad illustrare i programmi ma gli Uffizi mi chiamano. Capirà che è importante mandare un messaggio anche per la riapertura dei musei. Comunque stia tranquillo, ci stiamo lavorando”

Non che ce ne fosse bisogno vista la completa assenza di visitatori ma per l’occasione l’ingresso alle Galleria rimase esclusività degli invitati.

L’ospite apprezzò a modo suo il gentile pensiero da parte del Sindaco

“Guardi avevo un ricordo degli Uffizi di quand’ero ragazzino. Mi ci avevano portato i miei zii che erano fissati con l’arte. La fila chilometrica, la gente accalcata. Riuscivo a scorgere a malapena i quadri appesi. Non le nascondo: un incubo. Non ho mai compreso il perché di tanta fatica per vedere qualche secondo un quadro. Sarà per quello che poi ho scelto un indirizzo economico all’Università… Aspetti ho un flash…  La testa con i serpenti, di chi è che non mi sovviene?”

Il sindaco partecipava divertito “Beh certo una visita privata è un privilegio per ammirare al meglio tutte le opere. Testa di serpenti… Forse lei intende lo scudo con testa di medusa?”

“Ecco sì quello… Mi pare fosse Botticelli giusto?”

Nonostante l’istante di imbarazzo, i politici sono mestieranti che ricamano parole come i sarti modellano gli abiti su misura “Vedo che lei è molto preparato” intervenne prontamente il Primo Cittadino che proseguì “ Al Botticelli è dedicato ampio spazio in questo museo, tra i quali i più conosciuti Nascita di Venere e La Primavera. Certo è passato molto tempo dalla sua ultima visita mi sembra di capire, difficile ricordarsi che lo Scudo con Testa di Medusa è opera di Caravaggio. Attenzione però, lei non mi chieda nulla di economia…”

Le risate dei due echeggiarono tra i dipinti dei Maestri Piero della Francesca, Michelangelo Buonarroti, Tiziano Vecellio e le sculture del Bernini, Baccio Bandinelli e centinaia di altri artisti universalmente riconosciuti promotori della Bellezza.

Lo stuolo di celebrità visitò con apparente interesse la Galleria degli Uffizi soffermandosi principalmente sulle firme più note.

Qualcuno riuscì ad avvicinare le dita talmente vicino alle tele da far scattare l’allarme in diverse occasioni e provocando divertite reazioni dei presenti.

“Spero abbia gradito” chiese gentilmente il Sindaco

“Certamente” rispose l’Onorevole

“Per il pranzo e la partita del pomeriggio siete altrettanto ben organizzati? Con queste restrizioni l’inciampo diplomatico è sempre dietro l’angolo”

I due risero.

Poi raggiunsero le rispettive autoblu che li avrebbero portati a pranzo in una Villa sulle colline del Chianti.

La città era a loro completa disposizione, come una prostituta svestita di ogni dignità e decoro alla mercé di clienti occasionali.

 

 

 

 

(Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale e frutto della fantasia dell’autore)

 

Un “bazooka” da 750 miliardi in totale per le imprese: 200 miliardi di garanzie sui prestiti e 200 miliardi per l’export si sommano ai 350 già previsti, con l’arrivo di una copertura fino al 100% per prestiti fino a 800mila euro. Il rinvio delle scadenze fiscali per le aziende danneggiate dalla crisi.

Il rafforzamento del golden power, lo scudo per tutelare le aziende italiane da scalate ostili.
“Con il decreto appena approvato diamo liquidità immediata per 400 miliardi di euro alle nostre imprese, 200 per il mercato interno, altri 200 per potenziare il mercato dell’export. E’ una potenza di fuoco“. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo il Cdm.
“Abbiamo deliberato la sospensione di vari pagamenti fiscali e contributi e ritenute anche per i mesi di aprile e maggio”.
“Abbiamo adottato uno strumento molto efficace per tutelare tutte le imprese che svolgono una qualche attività di rilievo strategico. Attraverso il potenziamento del golden power potremo controllare operazioni societarie e scalate ostili non solo nei settori tradizionali, ma in quelli assicurativo, creditizio, finanziario, acqua, salute, sicurezza. E’ uno strumento che ci consentirà di intervenire nel caso ci siano acquisizioni di partecipazioni appena superiori al 10% all’interno dell’Ue”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo il Cdm.
“Lo Stato offrirà una garanzia perché i prestiti avvengano in modo celere, spedito. Potenzieremo il fondo centrale di garanzia per le pmi e aggiungiamo il finanziamento dello Stato attraverso Sace, che resta nel perimetro di Cassa depositi e prestiti, per le piccole e medie e grandi aziende”.
“Quando tutto sarà finito ci sarà una nuova primavera, presto raccoglieremo i frutti di questi sacrifici”.
“Sarebbe irresponsabile andare in giro e allentare la fiducia e la responsabilità” a Pasqua, afferma il premier. “Pasqua significa passaggio dalla schiavitù e anche riscatto: speriamo che possa portarci questa libertà. Io vivo questa festività con fede, come redenzione. Speriamo che in una versione più laica sia un passaggio verso un definitivo riscatto”.
“Stiamo lavorando per un intervento molto più corposo da realizzare già questo mese, con un approccio sistemico per tutte le categorie in sofferenza. Questa è un’emergenza non solo sanitaria, ma economia e sociale ad un tempo. Il dl aprile conterrà strumenti di protezione sociale, sostegno alle famiglie e ai lavoratori, soprattutto quelli più in difficoltà”, afferma il premier.
Mes no, Eurobond sicuramente sì. Il Mes è assolutamente inadeguato, gli Eurobond invece sono la soluzione, una risposta seria, efficace, adeguata all’emergenza. Su questo io e Gualtieri siamo pienamente d’accordo anche se qualche retroscenista a volte descrive posizioni differenziate”.
“Abbiamo pensato due possibili opzioni che permetteranno di fare gli esami secondo i reali apprendimenti anche grazie al lavoro sulla didattica a distanza. Abbiamo messo in sicurezza l’anno scolastico. Non si può però assolutamente parlare di sei politico: sono categorie vetuste, la valutazione guarda alla crescita e maturazione dello studente, che è messo al centro. Se ci saranno apprendimenti da recuperare, li recupereranno a settembre”. Lo dice il ministro della Scuola Lucia Azzolina in conferenza stampa.
 La garanzia di Sace coprirà tra il 70% e il 90% dei prestiti, secondo le dimensioni dell’impresa: per quelle con meno di 5.000 dipendenti in Italia e fatturato sotto 1,5 miliardi la garanzia sarà al 90% e con procedura semplificata; scenderà all’80% per imprese con oltre 5.000 dipendenti e fatturato fra 1,5 e 5 miliardi e al 70% per chi ha fatturato sopra i 5 miliardi. E’ lo schema contenuto nel decreto imprese che vincola la garanzia allo stop ai dividenti per 12 mesi alla destinazione del finanziamento per sostenere spese ad attività produttive in Italia.

(ANSA 7 APRILE 2020)

Perugia. Tra le mura.

Mi sarebbe piaciuto frequentare l’Università.

Non tanto per una questione di studio, di sapere. Un certo Albert Einstein affermò che l’immaginazione è più importante della conoscenza e, grazie a dio, di quella ne ho fin troppa.

Vivere la giovinezza con la caratteristica spavalderia dello studente. Quello mi è mancato.

Protetti  e nascosti tra gli anfratti di questa città misteriosa gruppi di ragazzini conquistano i vicoli e le piazze delineando il territorio con la loro colorata presenza e la voglia di conquistare piccoli pezzetti di mondo. Le loro risate, a volte sfocianti in irritanti schiamazzi, si arrampicano sulle austere mura medievali. Suoni scomposti vogliosi di scavalcare, di sfociare nell’immenso cielo azzurro, sconfinato tetto sopra le loro e nostre teste.

L’estate gli è complice. Vestono leggeri, disinvolti. Chiusi nei loro gusci sentimentali hanno necessità fisiologica di muoversi, comunicare. Ininterrottamente. Seduti scomposti, pronti a scattare e sparire da un momento all’altro. La Superga sgualcita di qualcuno mentre con il piede scandisce il tempo nervosamente.

I bicchieri arancioni degli aperitivi, la gestualità goffa nel fumare, gli sguardi persi nell’ammirarsi le unghie laccate di nero o di blu.

I primi tentativi di modellare la maschera più consona da indossare per il resto della propria vita.

C’è sempre stata e continuerà ad esserci, una precisa conformazione del gruppo. L’attrazione delle diversità, il confronto tra modi di essere, il loro presente è frizzante e gioioso.

La giovinezza ha l’effimera facoltà di consentirci di perdere tempo senza rimpianti.

Poi le feste. In quelle sì che mi sono infiltrato. Rumorosi appartamenti abitati da precari inquilini, affollati da sconosciuti; migranti tra stanze con nelle mani inconsistenti bicchieri di plastica colmi di liquami misti di cola e dozzinali alcolici da discount. Confusionarie musiche sparate a mille da improbabili impianti stereo. La bellezza dell’improvvisazione, dell’incertezza. Nel buio lampi di luci rosse e verdi e le crepe di vecchi mobili riverniciati, divani sfondati e muri segnati da residui di innumerevoli affissioni. Parole gettate in faccia al dirimpettaio di corridoio, scuse per la spallata, sguardi curiosi tra presenti. Il mal sopportabile odore esoterico di fumo di sigaretta e di cannabis, profumi e dopo barba riversati generosi sui propri corpi, la tempesta di ormoni e quei baci al gusto di chewing gum e tabacco, scambiati a caso, con incoscienza ed ubriachezza. Labbra che si appoggiano dietro l’orecchio e scorrono fino alla spalla, dita che lambiscono interminabili capelli morbidi, il tatto di una mano sul ginocchio, le carezze di jeans e pelle acerba.

Chi va oltre e chi si saluta e non si rivedrà mai più.

Accomunati da un forte mal di testa al risveglio. Postumi di finale di incantesimi.

Poi, a bordo di navi di carta, spinti tra le correnti che giorno dopo giorno indirizzano la prua verso percorsi scritti o mistificabili, come filosofi e filosofia ci suggeriscono di supporre.

Chi abbraccerà l’arte diventerà custode della propria giovinezza e di quella altrui.

Nascosto tra i muri di uno studio straripante di installazioni e tele, stracci imbevuti di triellina e vasi colmi di pennelli di varia grandezza e durezza. Avrà il potere di illustrare i propri pensieri. Potrà contaminare gli oggetti che lo circondano con tempere e vernici, trasmettendo e sigillando idee.

Oppure romanzando la vita riempiendo pagine su pagine, libero di scegliere di accentuare o smussare gli angoli più spigolosi e dolorosi. Scultori di opere letterarie.

Intanto nel silenzio del piccolo rione echeggiano le note di una piacevole musica jazz. Si soffermano a danzare tra le insegne colorate. Poi sfuggono veloci tra i vicoli, si attenuano, scompaiono. Lasciano il posto ad altri pezzi di spartito che mi girano attorno, mi avvolgono, sfuggono passandomi sotto le gambe e con un guizzo sopra la testa. Questa musica mi ricorda un gatto che si avvicina delicato emettendo fusa, in cerca di un contatto, di una carezza. Poi balza, graffia, s’allontana. Ritorna.

Alzo lo sguardo verso la finestra aperta e mi convinco che quei suoni giungano da là sopra.

Ma con l’apertura delle osterie, eserciti di differenti armonie si sfidano tra loro, cercando di prevalere l’una sulle altre. Lo sguardo si posa sui tavoli apparecchiati ed illuminati da romantiche luci soffuse. Quasi nascoste riposano centinaia di bottiglie di vino. Anche loro, come gli avventori, suddivise in classi di età ed importanza.

Continua il passaggio di persone. Davanti i negozi si susseguono figure con il passo lento di chi osserva. Si dissolvono tra le luci delle vetrine e quelle della notte che ci oscura e ci unisce.

 

L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione (Albert Einstein)

Mentre passseggiavo tra le vie del centro storico di Perugia ho scoperto l’esistenza dell’Associazione Fiorivano le Viole… Di seguito il bellissimo manifesto dell’associazione

Manifesto dell’associazione fiorivano le viole

Siamo una cellula di resistenza creativa contro il degrado culturale e civile che attanaglia le nostre strade, i nostri luoghi, il nostro sentire. Crediamo nell’unione quale possibilità di una rinascita, quale istanza creativa e necessaria all’essere Crediamo nella bellezza dell’arte Nella sinuosità delle forme Nella profondità della musica Nella gentilezza delle piante Nell’amore tra gli uomini Fondiamo insieme questa associazione quale baluardo contro la deriva individualistica ed economica della modernità che ha ceduto lo spirito al danaro e l’emozione al potere Crediamo al momento conviviale quale occasione di uno scambio creativo, ricreativo, ispirato Sentiamo lo spirito quale forza magnetica che permea il creato quale energia diffusa in grado di creare intime relazioni tra gli animi Vogliamo creare una rete operativa che si opponga alla depressione e alla solitudine della tecnica attraverso la creazione di uno spazio comune, laboratorio di scambio continuo e sincero Ci interessa il cuore, l’intelletto, l’inconscio. (fonte http://www.bb7baci.com/via-della-viola/)