Turismo: le stagioni son come quelle di una volta?

Lavoro precario e turismo sono un binomio ormai consolidato visto l’inevitabile impiego stagionale, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.

Nessun Governo da quando è esploso il fenomeno animazione (e simili) che ha visto e vede impiegati migliaia di giovani (ed ultimamente anche ex giovani) ha mai speso nessuna parola a riguardo né tantomeno si è preoccupato di tutelare queste persone. Ormai il cittadino è rassegnato in tal senso.

precariato

precariato

Chi sceglie di intraprendere un’esperienza nel campo turistico in ambito stagionale viene visto come qualcuno che cerca di prolungare il fancazzismo post studio o pre impiego serio ma la realtà è spesso ben diversa da come viene interpretata dai comuni mortali.

Innanzi tutto i ruoli stagionali sono molteplici e non necessariamente tutti gli operatori sono rinchiusi in villaggi turistici a fare animatori alla Fiorello che oltre alla sua insindacabile bravura ha avuto la fortuna di lavorare con staff e materiali illimitati negli anni in cui tutto si pensava tranne che al risparmio o alla crisi che stiamo vivendo adesso. I tempi sono cambiati: se prima si contavano sulle dita della mano i club-villaggi (veri e propri) con formula all inclusive venduti a prezzi non accessibili a tutti, dalla qualità decisamente alta, con tanto di chef e cuochi rigorosamente italiani come i prodotti offerti, decine di ragazzi d’animazione specializzati con attrezzature diurne fornitissime e costumerie in cui perdersi, oggi giorno anche la pensione Mariuccia ha almeno un animatore per ogni stella che offre. Quindi uno o due.

Fiorello animatore

Fiorello animatore

Premesso che chi scrive ha cominciato la carriera come animatore con regole ferree ma decisamente indispensabili per rimanere illeso nell’ostico ambiente, (e che non è più animatore dal 1999 visto che probabilmente neanche i miei genitori capiscono la differenza tra assistenza ed animazione) gradirebbe portare un po’ di luce nel tunnel dell’ignoranza che avvolge l’ambiente.

Una bella assistente...

Una bella assistente…

Chi sceglie di partire per fare la stagione, ed ha la fortuna di capitare in un luogo consono circondato da persone serie, si deve rendere conto della missione che sta per affrontare, quasi religiosa dal punto di vista sacrificale. Prima differenza dal lavoro tradizionale sotto casa è il fatto che proprio casa non c’è più, famiglia neppure, vecchi amici men che meno. La volontà apre le porte della partenza, la determinazione e l’umiltà quelle d’arrivo. Nonostante la frequenza giornaliera con ragazzi (o meno) alla stregua del Grande Fratello è necessario ricordarsi d’essere colleghi di lavoro e non amici. Si può condividere la stanza da letto, il bagno, ciò non toglie quanto appena detto. Chiaro che tra colleghi (che pur umani sono) possono nascere amicizie inossidabili ed anche qualcosa di più in taluni casi, ma gelosie o permalosità devono essere lasciate fuori dall’ambito lavorativo; ed in stagione si lavora sempre.

Brochure del '94

Brochure noto operatore nel ’94

Conseguentemente nasce il luogo comune del “tutta questa fatica per guadagnare così poco”. Altra analisi doverosa da fare è che, qualcuno dall’alto dovrebbe preoccuparsi di tutelare maggiormente i precari ma torniamo punto a capo; premesso (nuovamente) questo bisogna valutare il contesto ed il soggetto: c’è chi paga fior di quattrini per affrontare corsi PNL e quant’altro quando l’esperienza maturata in una stagione spesso è altamente formativa ed utile anche in prospettiva futura ed in altri ambiti, in più remunerata. Non è vero inoltre che i guadagni sono da pezzenti come molti credono (…ma lasciamoglielo credere) semplicemente ci sono dei tempi e ruoli diversi. In un supermercato la cassiera ha uno stipendio, il direttore un altro, il capoarea un altro ancora, fino ad arrivare all’amministratore delegato ed al proprietario. Personalmente la mia mini carriera l’ho fatta, il mio stipendio negli anni è cresciuto, spesso non proporzionalmente, ma per mie scelte. (che rifarei)

E poi, santo dio, possibile che tutto e comunque debba sempre girare intorno ai soldi?

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Anche in questo campo infatti si può scegliere la via più facile e più breve, dove con un po’ di faccia tosta ed egoismo si possono costruire molti ponti di legno che permettono di far arrivare in cascina diverse quintalate di grano. Questo obiettivo però può essere inseguito o da persone mediocri ed ingorde con una scarsa visione del futuro e con indole malavitosa o da altre che non hanno intenzione di rimanere nell’ambiente a lungo nel segno di “o la va o la spacca”. Oppure ci sono quelli che hanno avuto la fortuna di essere cresciuti in ambienti sani e con valori particolarmente solidi come i loro piccoli ponticelli, costruiti con fatica in pietra e ben cementati che non sono miseramente crollati alla prima alta marea.

Tanto alla fine, specie nel turismo dove si ha a che fare con migliaia di persone, le magagne saltano fuori.

(Renato)

 

Maldive: paradiso contro noia

Praticamente un angolino di paradiso terrestre, le Maldive offrono al visitatore 1.192 isole raggruppate in 26 atolli che decorano l’Oceano Indiano con le sue infinite sfumature di blu.

Nell’immaginario collettivo questo luogo è la classica meta per coppie che stanno scalando la vetta dell’amore oppure da quelle che altro non cercano che un lembo di magnifica spiaggia che li isoli (nel vero senso del termine) dai tormenti quotidiani; molti associano le Maldive, in una parola, alla noia.

Semplicemente Maldive

Semplicemente Maldive

In realtà queste meravigliose lentiggini sul faccione oceanico offrono davvero infinite possibilità tant’è che le giornate passano molto in fretta.

Due premesse: la prima è che chiaramente chi soffre il mal di mare o che al di fuori di una baita innevata su qualche cucuzzolo di montagna sclera, magari ci pensi prima di raggiungere un posto che vive di solo pesca, turismo e dove il mare è il protagonista in tutte le ore del giorno e della notte; la seconda è che mai come in questo caso l’equazione qualità-prezzo è così evidente: le strutture nella maggior parte dei casi sono di un livello molto alto e, come non ci stancheremo mai di ripeterlo, per sfruttare al meglio il proprio viaggio, prima di dirigersi alla meta, bisognerebbe raggiungere la consapevolezza delle proprie aspettative e possibilità.

Palme e mare

Palme e mare

In tal senso il listino prezzi è un ottimo specchietto meteorologico: pericolo di trovare il freddo durante l’anno ovviamente non c’è (maldiviani in cappotto ancora non si son visti), di passare una settimana consecutiva sotto la pioggia sì. Quando si corre il rischio più alto? Le stagioni sono divise in monsone secco, da dicembre ad aprile e monsone umido, da maggio a novembre. Scritte queste precisazioni ed unendo il fattore monetario e climatico il suggerimento è di non scartare a priori una visita durante il periodo delle piogge (monsone umido) dato che non è affatto scontato che troviate la pioggia ed anzi, possiate usufruire di notevoli offerte proprio perché considerata bassa stagione dai tour operators. Certo è che se una settimana consecutiva di pioggia alle Maldive corrisponde ad una sfigatum laurea honoris causa, qualche giorno bagnato offre al visitatore aspetti positivi; passare delle ore al centro benessere o a letto con la dolce metà (o dolci trequarti) al tintinnio delle gocce che si infrangono sull’acqua del mare è idilliaco ed anche le uscite in mare assumono aspetti singolari.

Laguna al tramonto

Laguna al tramonto

Rimane ancora inevasa la risposta all’affermazione più frequente: sì però che palle stare confinati in un isoletta che giri in 4 minuti! Non si capisce se chi afferma ciò vive una vita incompleta oppure soffre di snobbismo. Le isole altro non sono che l’equivalente del rifugio in montagna, dove chiaramente una prolungata permanenza al suo interno senza mai uscire per indossare un paio di sci o prendere uno skilift che ci porti poi a scendere qualche pista bianca, rossa o nera che sia, sarebbe di una noia mortale.

Dhoni: tipica imbarcazione maldiviana

Dhoni: tipica imbarcazione maldiviana

Nel caso specifico, l’equivalente degli sci sono le pinne, lo skilift è il dhoni ed il bianco manto nevoso è il mare che ci circonda e ci abbraccia nel suo perpetuo moto ondoso. Personalmente ho svezzato allo snorkeling persone che mai avrebbero lontanamente immaginato che un giorno si sarebbero trovate a nuotare in superfici che introducono fondali profondi centinaia di metri. Le classiche fobie sono quelle di nuotare dove non si tocca (paura che affligge addirittura la simpaticona nuotatrice campionessa olimpionica Federica Pellegrini, su sua stessa ammissione) o dove non si vede il fondo dato che non si sà cosa c’è sotto. (Grazie Spielberg…) Un giubbotto salvagente ed una maschera, con il prezioso aiuto della barriera corallina, faranno scomparire ogni paura lasciando spazio ad un nuovo mondo incantato. Al posto di fate e folletti evanescenti lo scenario acquatico ci offrirà pesci di ogni genere e grandezza: dalla pastinaca dalla coda di vacca, ai trigoni dai tonni pinna gialla alle mante, dalle tartarughe ai pesci pagliaccio, gli anemoni, aragoste, cernie, stenelle dal lungo rostro (delfini). Ed i temutissimi squali? L’unico a cui dovrebbero azzannare l’uccello (per stare in tema naturalistico) è proprio il regista del film lo Squalo, Spielberg appunto, che ha creato una sorte di pregiudizio e terrore davanti a questo meraviglioso animale. I piccoli ed innocui pinna bianca e da non confondere con lo squalo bianco (in genere di circa 50 cm) sono quelli che gironzolano più frequentemente nei pressi delle isole ed in acque piuttosto basse, ma è abbastanza frequente riconoscerli anche durante le escursioni in prossimità dei vari giri (pronuncia ghiri, piccole isole sommerse di cui appunto si usa circumnavigare con maschera e pinne); squali cui le dimensioni aumentano fino al metro e mezzo e dove i più fortunati potranno ammirare in tutta la loro sinuosità anche altre specie come il rarissimo squalo leopardo o l’enorme squalo balena, mentre per vedere lo squalo martello bisogna immergersi a profondità maggiori ed in luoghi specifici.

Una manta gigante

Una manta gigante

Per riassumere brevemente: lo squalo non attacca una preda potenzialmente della sua stessa stazza (e noi lo siamo) quando può scegliere tra centinaia di pesci più piccoli che tra l’altro hanno tutto il grasso di cui l’uomo non dispone. Attenzione perché l’inesistente pericolo squalo ci potrebbe sviare da quelli che sono i veri trabocchetti del mare, derivanti da pesci all’apparenza innocui e colorati: il pesce balestra, che durante la cova difende le uova con i denti (senza unghie) e spesso si lancia in attacchi che si sono conclusi con pezzi di pinne staccati; Il pesce scorpione con le sue spine avvelenate; il pesce pietra, che se calpestato accidentalmente può provocare la morte; la rarissima puntura della coda della pastinaca (sfortunatamente mortale nel caso di Steve Irwin). Nel ricordare che il veleno dei pesci è termolabile, il consiglio per evitare di mettersi nei guai è quello di non toccare niente e di cambiare una volta per tutte la pessima abitudine di riempirsi la valigia di ricordini come corallo, sabbia e conchiglie di vitale importanza per la sopravvivenza del fragile equilibrio maldiviano, già abbastanza modificato e martoriato da scavi e costruzioni varie. Animali morti (il corallo è un animale) che una volta a casa e messi sul caminetto, fanno cag… Vabbé, ci siamo capiti.

Pesci fucilieri

Branco di pesci fucilieri

Concludiamo da dove abbiamo cominciato: nessuna noia alle Maldive quindi ed anche chi evita questa esotica meta per la paura di morire di solitudine o di parlare con le foglie si potrebbe ricredere. Sono frequenti le visite di numerose agenti di viaggio pronte a sperimentare il prodotto e… Vabbè, queste sono altre storie.

Non rimane che prenotare, partire e riempire le caselle del nostro destino con tutti i colori di cui possiamo disporre …e le Maldive sono un’infinita tavolozza a nostra completa disposizione.

Pronti a partire? Ecco la cura adatta.

Più o meno velocemente si avvicina l’estate e per qualcuno è tempo di cominciare a viaggiare, se non altro con la fantasia, alla ricerca della meta vacanziera ideale.

Mal di mare? Evitare le Maldive

Mal di mare? Evitare le Maldive

Pare che negli ultimi tempi gli italiani più che scegliere i luoghi considerando le proprie possibilità ed esigenze, partecipino ad una sorta di gara fashion con i conoscenti; hai fatto il week end a New York? Ed io ti sparo una settimana in Vietnam. Tutto documentato in facebook ovviamente, con paesaggi surrealistici e sorrisi alla stregua degli appariscenti cugini yankee.

In realtà dietro a queste scelte particolarmente glamour e sorrisi preconfezionati, si celano difficoltà croniche cui il turista si scontra inevitabilmente. Il primo ostacolo è la lingua. Non si è mai capito perché l’italiano pretenda di poter utilizzare il proprio idioma in qualsiasi parte del mondo. Generalmente ci si appiglia al fatto che la maggior parte dei visitatori siano di nazionalità italiana, quindi è lecito attendersi che anche i Masai siano capaci di parlare la nostra lingua, spesso dimenticando tra l’altro che l’italiano è appunto lingua e non dialetto bresciano, bergamasco o barese e napoletano. Fantastiche sono anche le scenette in cui si parla lentamente per cercare di farsi capire con l’interlocutore che rimane ad occhi sgranati e bocca aperta per cercare di carpire qualcosa di logico da un linguaggio sconosciuto. Dialogare nella propria lingua normalmente o lentamente ad uno che non associa nessun significato logico alle parole ha ben poca rilevanza. Vero è che l’italiano oltre alla dialettica utilizza moltissimo la mimica in cui, va riconosciuto, è campione mondiale incontrastato.

Approcci Masai

Approcci Masai

Paradossalmente anche fattori che avrebbero dovuto avvicinare popoli e culture hanno agito all’esatto contrario: la riduzione dei tempi di percorrenza da un luogo ad un altro e la crescita esponenziale di offerte ed agevolazioni hanno ridotto la reale percezione delle distanze. Da Bergamo, ad esempio, la durata del volo per il Cairo e più o meno la stessa di un viaggio in auto da Milano a Marsiglia. Il tempo di trasferimento spesso non è quindi adeguato a trasmettere la reale lontananza etica e geografica. In poche ore ci si trova catapultati in realtà completamente differenti.

Non c’é da stupirsi quindi che il segnale wifi (gratuito) sia balzato in testa alle priorità del turista ovunque esso sia e si trovi, facente parte del pacchetto di pretese in cui è la nazione ospitante a doversi adeguare alle esigenze dell’ospite e non viceversa. Una licenza di limbo turistico protettivo che consente al visitatore di poter fare più o meno ciò che vuole avvolto da un’aurea colonialistica che autorizza a catechizzare gli indigeni con suggerimenti professionali e filippiche sulla presunta superiorità culturale italiana.

Già, perché all’estero nei racconti dei turisti italiani tutte le incapacità manifeste dello stivale e che riempono intere giornate tra discorsi da bar, talk show e conversazioni varie, svaniscono e lasciano spazio ad un Paese, presumibilmente, ideale ed inesistente e che spesso fan sorgere la domanda non troppo scontata: se a casa tua funziona tutto perfettamente come dici, che ci fai qui?

Foto ricordo

Foto ricordo con classe

Così ai precoci nostalgici di caffè espresso, pizza, spaghetti e mandolino, non rimangono che dure settimane di serrato confronto con popoli sottosviluppati, retrogradi e non competitivi con l’accogliente ed iper assistenzialista Mamma Italia. E’ sempre più esigua la memoria delle microsim occupata dalle foto delle cose da vivere e vedere che offre il luogo visitato, a discapito delle dettagliate documentazioni sulle inosservanze dell’alloggio che serviranno a chiedere i famigerati rimborsi una volta tornati alla civiltà; un atteggiamento da proprietario di appartamento che documenta le pecche all’amministratore condominiale e che poco aiuta nel percorso di mini integrazione.

Perù e spaghetti

Perù e spaghetti

Delle pasticche di buonsenso, uno sciroppo di logica e siringate di consapevolezza sono le medicine migliori per sconfiggere il male del secolo, il turista italicus, che oltre ad essere virale è pure contagioso.

Italians? No.

Italians? No.

Si riuscirà così a debellare il male dalle contagiate famiglie triestine che nei prati attigui ai bungolows kenioti inseguono armati di spray insetticidi animaletti volanti o napoletani alterati con commessi della pizzeria all’interno degli Universal Studios di Orlando rei di non capire il dialetto napoletano pur vendendo la pizza. Chissà, magari succede anche con qualche cittadino stelle e strisce a Napoli, incazzato perché il venditore di jeans non parla lo slang americano oppure che qualche autista di tram a Milano non comprenda il greco facendo così infuriare qualche turista di Salonicco.

In fondo tutto il mondo è paese.

Turisti tedeschi

Turisti tedeschi

(Tranne la foto delle Maldive le altre sono state prese dalla rete senza nessuno scopo offensivo o commerciale. Se fossero coperte da copyright o urtassero la sensibilità dei soggetti ripresi saranno rimosse immediatamente)

Francia, Aix en Provence. Dove dormire? Consigli universali.

Il luogo dove dormire non sempre è fondamentale nella buona riuscita del nostro soggiorno. Spesso capita di leggere commenti di persone scandalizzate dalla qualità della struttura cui si sono fatti ospitare per in realtà constatare che le aspettative riposte erano spropositate e che l’imprevisto sarebbe stato evitabile semplicemente valutando al meglio l’esborso iniziale. L’affare low cost può capitare, certo, ma nessuno regala niente, specie in periodi di alta stagione e da un hotel in zona industriale per quanto curato e raffinato possa essere non si possono certo pretendere prestazioni maldiviane.

Bienvenue...

Bienvenue…

A nostro avviso Aix en Provence, o la Provenza in generale se preferite, è uno di quei posti cui va dedicata particolare attenzione alla scelta della struttura ospitante dato che può rendere ancora più suggestivo il già romantico ambiance provençale. (Facciamo i fighi ma il nostro francese si limita a bonjour ed Arbre Magique) La scelta è così caduta su un B&B, Clos du Malvallat, non troppo distante dal centro cittadino. La bella villa che ospita le varie stanze dedicate ai visitatori si trova in campagna e durante il periodo primaverile viene circondata dalla tipica colorazione viola della lavanda in fiore che probabilmente ha ispirato non solo il pittore Paul Cezanne nei suoi favolosi dipinti, ma ha anche tinteggiato con sfumature pastello la vita dei francesi provenzali.

Clos du Malvallat: stanza

Clos du Malvallat: stanza

Persone che hanno rivelato un animo sereno e cordiale che in Italia, senza forse, sbiadisce giorno dopo giorno, nascondendo sempre più i sorrisi della gente ormai occupata a sopravvivere alla burocrazia ed impegnata dietro talent show infruttuosi e talk show che urlano i loro vuoti contenuti.

Clos du Malvallathttp://www.closdumalvallat.com/

Proprio le cose che Controviaggio adora lasciarsi alle spalle indipendentemente dai luoghi che abbiamo la fortuna e la caparbietà di visitare (o vivere) e che anche in questo caso abbiamo evitato per qualche giorno, approfittando della gentilezza, ospitalità e discrezione di Madame Marianne e Monsieur Patrick, proprietari di Clos du Malvallat, che ci hanno anche gentilmente concesso un upgrade solo perché abbiamo menzionato il blog.

Angolino della villa

Angolino della villa

Patrick è in realtà un sarto professionista ed i suoi splendidi abiti da sposa e da sera sono visibili attraverso una vetrata dell’atelier all’interno della villa dove, nell’epoca delle stampanti 3D, assieme ai vestiti fa bella mostra di sé anche una vecchia Singer che probabilmente utilizza per confezionarli.

La classica Singer da cucire

La classica Singer da cucire

Le stanze sono accoglienti ed impeccabili con il loro mobilio che altro non poteva essere che in stile provenzale ben abbinato alle più moderne soluzioni tecnologiche come l’immancabile tv HD a schermo piatto, degli speakers per l’Iphone o l’ormai indispensabile free wifi. Davvero notevole il gioco di luce creato dalle vetrate che si affacciano al giardino, dagli oculi e da un lucernario sopra il letto.

La luminosa camera da letto

La luminosa camera da letto

Non proseguiremo a fare la descrizione tecnica di Clos du Malvallat perché lo spirito del blog è quello di diffondere sensazioni e colori, emozioni e stati d’animo che, in questo caso, sono stati tutti al posto giusto ed al momento giusto. Ci limitiamo quindi a suggerire per un week end romantico la visita della suggestiva, allegra e vitale Aix en Provence magari ospiti di Clos du Malvallat, delizioso chalet nella campagna provenzale. Certi che sarete voi ad accodare altri sentimenti ed emozioni a questo breve, ma speriamo utile e piacevole, articolo. (Renato)

Comfort e romanticismo

Comfort e romanticismo

Francia, Aix en Provence: semplicemente un bijou

La città natale del pittore impressionista Paul Cezanne offre al visitatore degli scorci memorabili ed un’atmosfera davvero piacevole. Chi sceglie la macchina come mezzo per raggiungere Aix en Provence potrà anche fare a meno del navigatore, dato che l’autostrada da percorrere è fondamentalmente tutta dritta fino a destinazione. Percorso alternativo è naturalmente la splendida strada costiera che attraversa la Costa Azzurra con i meravigliosi paesaggi che offre; le ville e palazzi a Mentone, Principato di Monaco, Nizza, Cannes e via dicendo sono già un abbondante antipasto di quello che ci aspetta in Provenza. San Valentino non è il periodo della fioritura della lavanda e le campagne che attraversiamo non hanno ancora la colorazione che caratterizzano la regione francese, ma ciò non comprometterà minimamente il viaggio.  

Paul Cézanne (Aix-en-Provence, 19 gennaio 1839 – Aix-en-Provence, 22 ottobre 1906)

Paul Cézanne (Aix-en-Provence, 19 gennaio 1839 – Aix-en-Provence, 22 ottobre 1906)

Aix en Provence è una città che pur essendo relativamente vicina all’Italia sembra appartenere ad un altra epoca ed un altro continente e se a Parigi è possibile comunicare con i locali solamente se si è in grado di conversare con accento parisienne, nella città provenzale si viene accolti da persone serene e sorridenti che non solo parlano in inglese, ma molti anche italiano. Le splendide vie del centro che ospitano curatissimi negozi sono molto frequentate ed è davvero piacevole vedere tantissimi giovani, provenienti per lo più dal polo universitario, coinvolti nell’attività cittadina.

Via del centro

Via del centro

I centri commerciali che stanno desertificando i territori di varie nazioni, hanno vita molto dura ad Aix en Provence per vari motivi: trovare un posto per la macchina in centro città è una bazzecola visti i numerosi parcheggi a 5 piani sotterranei situati a pochi metri dal principale punto di riferimento che è la piazza Charles De Gaulle riconoscibile anche per la sua bellissima fontana.

La Rotonde, P.zza Charles De Gaulle

La Rotonde, P.zza Charles De Gaulle

Una volta raggiunta la piazza è altrettanto semplice camminare lungo il Corso Mirabeau o addentrarsi tra le Rou del centro dove si possono ammirare palazzi d’epoca e numerosi locali per l’aperitivo. I colorati negozi offrono prodotti raffinati e ricercati, quelli di dolciumi in alcuni casi si presentano allo stesso modo delle gioiellerie dove al posto dei gioielli fanno mostra di se i macarons.

Macaron, dolcetto tipico

Macaron, dolcetto tipico

Tutti i particolari sono davvero molto curati ed il livello di professionalità che traspare è notevole. Sicuramente un’ottima cura per quella che nel resto d’Europa viene vissuta come crisi.

Chanel? No, dolciumi

Chanel? No, dolciumi

Frequenti iniziative artistiche e musicali rendono la città ancora più pulsante, vitale ed attrattiva, per non parlare del mercato dove acquistare formaggi, salumi o variopinti saponi alla lavanda, il mercato dei fiori o quello dell’usato. (continua)

Saponi alla lavanda

Saponi alla lavanda

Isreale contro Palestina

Israele inghiotte tutto

Israele inghiotte tutto

Argomento alquanto delicato ma visto che la disinformazione in Italia ha raggiunto picchi inaccettabili, cercherò di affrontarlo usando logica ed onestà intellettuale senza la pretesa di convincere nessuno, ma almeno documentando la mia totale solidarietà al popolo palestinese. Certo è che per un occidentale è sconveniente prendere una presa di posizione opposta a quella di comodo evitando di schierarsi dalla parte degli ebrei che nel frattempo continuano imperterriti ad applicare la loro politica di occupazione e di terrore.

Chi ha ragione?

Chi ha ragione?

Qualche lettore rimarrà spiazzato dall’indirizzamento di politica internazionale di questo post, ma il turista (specie italiano) sarebbe bene che capisca e si informi in modo adeguato prima di fare figure idiote nel resto del mondo. Ricordiamo che lo Stato di Israele viene inventato dalle Nazioni Unite nel 1947, completando di fatto l‘occupazione dei territori arabi già abbondantemente usurpati dalla loro autonomia dai turchi e dall’Inghilterra negli anni precedenti. Si innestano quindi gli ebrei in una terra araba chiamata Palestina fino ad allora e considerata terra promessa dai giudei. Israele comincia quindi a sgretolare lo Stato Palestinese fino a farlo diventare un gruviera e costringendo migliaia di sopravvissuti ad emigrare nella vicina Giordania ed in altri Paesi non solo limitrofi, ma del mondo intero. In pratica l’ebreo, dopo aver subito la shoah, si sente autorizzato a fare altrettanto costruendo mura contenitive in cui ghettizzare i palestinesi, bombardare parti del territorio da occupare con la scusa della prevenzione ad atti terroristici e di compiere quotidiani gesti criminali di cui si è anche abbondantemente macchiato l’ex premier recentemente scomparso Sharon, forte del fatto che ad ogni critica si può indicare l’avversario come temuto antisemita. Dietro a questo scudo si compiono impunite le scorribande ebraiche che hanno come unico obiettivo l’occupazione totale della Palestina e, chissà poi, non si vada oltre. L’intento di Israele di liberarsi di tutti gli arabi si concretizza nel coronare Gerusalemme come propria capitale, già capitale della Palestina.

Il criminale Sharon

Il criminale Sharon

Vieni quindi più da piangere che da ridere quando si sentono commenti del tipo gli ebrei continuano a subire attacchi da fanatici religiosi musulmani. In primo luogo dobbiamo ben specificare che gli attacchi avvengono da parte di Israele che vuole conquistare i territori ed impiantarci le proprie colonie. Semmai possiamo parlare di difesa del popolo arabo palestinese che ancora crede nella sua usurpata autonomia. Facciamo un esempio stupidino ma pratico: se lo Stato vi togliesse parte del vostro giardino per darlo a qualcuno che dice che quel territorio gli è stato promesso da Dio, come reagireste? Se una volta preso possesso del giardino arrivasse in casa vostra confinandovi nel solaio dicendovi che dovete andare altrove perché non siete graditi, accettereste in silenzio? Personalmente mi rivolgerei all’autorità e, visto che questa sarebbe complice dell’occupante, cercherei di farlo uscire da casa mia con le buone o cattive. Sono diventato d’improvviso un fanatico religioso o un incazzatissimo inquilino usurpato da casa mia?

il muro della vergogna

il muro della vergogna

Certo è che Israele è una finestra dell’Occidente sui territori arabi ed il potere degli ebrei, popolo storicamente legato al denaro ed al potere, non può essere messo minimamente in discussione per i motivi precedentemente illustrati. In pratica autorizzati a fare quello che vogliono per le colpe subite. Ti hanno ucciso i parenti? Non preoccuparti, adesso puoi uccidere tu quelli di qualcun altro.

Naturalmente queste sono parole che non sentirete mai pronunciare dai nostri politici opportunisti che prima vanno a porgere solidarietà al popolo palestinese per poi, lo stesso giorno, attraversare il confine e vestire il kippah ebraico strappando parole di gratitudine e contratti firmati per il rifornimento di caccia d’addestramento militare Aermacchi. http://selvasorg.blogspot.it/2012/04/monti-piazza-20-aerei-militari-ad.html

Aermacchi

Aermacchi

Se proprio bisogna difendere Israele lo si faccia con consapevolezza; la stessa coscienza che avrebbero dovuto avere i militanti nazisti che davanti allo sterminio degli ebrei han dichiarato di non sapere o di esser stati costretti ad eseguire gli ordini. (Renato)

Spartizione della torta

Spartizione della torta

Giordania: cultura contro pregiudizio

Finalmente pubblichiamo anche l’articolo riguardante un Paese davvero sorprendente qual’é la Giordania. Luogo nel quale ci si arriva fondamentalmente dopo aver scelto di visitare la fù capitale dei Nabatei, Petra. Una delle sette meraviglie al mondo moderno, patrimonio dell’umanità dell’Unesco e facente parte dell’area dichiarata parco nazionale archeologico, Petra la fa da padrona incontrastata dei luoghi più simbolici da visitare.

Giordania non è solo Petra

Giordania non è solo Petra

La Giordania va vista con il cuore, prima che con gli occhi, sempre pronta a regalarci qualcosa di inaspettato dietro ad ogni angolo del suo pur contenuto territorio ed in grado di sorprenderci in continuazione. Più facile a dirsi che a farsi per molti turisti che non si vogliono staccare dagli affanni della loro quotidianità e che ormai si preoccupano più del segnale wifi che delle antiche realtà che hanno la fortuna di sfiorare. La confusione tra arabo e musulmano è uno dei primi grossolani errori che si compie nel giudicare il popolo giordano, la mancata distinzione tra musulmani sciiti e sunniti è il secondo e per finire l’atteggiamento di superiorità è il terzo. Tre elementi che generalmente ostacolano la buona riuscita della visita. La Giordania appartiene al ricchissimo territorio storico culturale chiamato la Grande Siria (Sham), che comprende la Siria, i territori occupati quale la Palestina, Libano, Iraq, fino ad arrivare al Kuwait. Confini creati in maniera alquanto maldestra e dei quali paghiamo oggi le conseguenze dalle varie colonie che negli anni hanno frammentato questi territori. Gli inglesi e Churchill con il suo righello sparti-territori in primis. “Noi siamo quello che mangiamo” recita un detto popolare che mai meglio si concretizza proprio in questo caso, dato che tutti i territori sopra citati sono anche accomunati da una cucina pressoché identica. Qualcuno starà attendendo la citazione del vicino Egitto, piuttosto che Tunisia o Marocco, tanto per buttare gli arabi nello stesso calderone; si persiste nell’errore, perché gli ultimi tre Stati citati ben poco hanno a che fare con gli arabi essendo popoli nord africani. Musulmani sì, ma non arabi.

Maklube ed altre prelibatezze

Maklube ed altre prelibatezze

Ed anche l’atteggiamento delle persone in Giordania si differenzia di gran lunga da altri popoli più o meno vicini: desta quasi sorpresa il fatto di poter attraversare un Suq (mercato) senza esser presi di mira e senza essere infastiditi dai vari commercianti. In Giordania il contatto con lo straniero non è gratuito, nessuna pacca sulla spalla, nessun “amico, amico, compra, compra”. L’ospitalità araba si basa sul rispetto dell’ospite. La prima cosa che disorienta l’arroganza occidentale è proprio questo atteggiamento apparentemente distaccato e fiero del popolo giordano che può vantare un laureato in ingegneria ogni quindici abitanti. Il livello di istruzione è decisamente alto grazie all’investimento culturale voluto fortemente dai regnanti capeggiati dal benvoluto Re Abdallah e la Regina Ranja, molto attiva sul piano dell’integramento sociale lavorativo (e non) da parte dei meno abbienti, in particolar modo donne e bambini. Chi si aspetta di trovare un popolo allo sbaraglio sbaglia di grosso: il dinaro, moneta locale, viaggia di pari passo con il dollaro e le banche proliferano come funghi grazie al flusso di soldi proveniente da Paesi esteri quali l’Arabia Saudita. La Giordania è una sorta di Svizzera del Medio Oriente per intenderci. Scuole ed Università coprono la stragrande maggioranza dei cittadini che una volta conseguita la laurea si spostano nel mondo ad esercitare la loro professione. Grazie a condizioni favorevoli che la Giordania offre loro, rimandano i capitali nel Paese d’origine.

La stupefacente città romana Jerash

La stupefacente città romana Jerash

Ecco perché gli italiani con il naso all’insù quando arrivano nella capitale Amman rimangono perplessi nel vedere scorazzare Porsche, Mercedes, BMW, Mustang ed Hammer come se piovesse. Sgomenti lo diventano quando vengono a sapere che le tasse sulle vetture fan lievitare il prezzo di quasi il doppio rispetto all’Italia, ad esempio. Fuori dalle finestre degli hotel di Amman il canto dei Muazzin provenienti dalle moschee si insinua tra la massa di milioni di mezzi che si muovono all’unisono verso le varie destinazioni di questa enorme città, originariamente costruita su sette colli sul modello di Roma e che ora ne conta diciannove.

Pista di ghiacchio nel raffinato centro commerciale Taj Mall

Pista di ghiaccio nel raffinato centro commerciale Taj Mall

Città che continua inesorabilmente ad espandersi verso ovest in contrapposizione con il silenzioso e maestoso deserto del Wadi Rum, scenario che ha svolto il ruolo da protagonista durante le numerose battaglie della rivoluzione araba capeggiate dall’irlandese Lawrence d’Arabia e sfociate nella liberazione dagli invasori turchi ed il colonialismo inglese. Wadi Rum che ancora oggi ospita gli abitanti del deserto, i beduini, definiti commerciali da qualche turista ignorante ma che, in realtà, hanno adeguato un pezzettino delle loro giornate alle invadenti visite, quelle sì commerciali, di ingombranti visitatori. Difficile capire per un occidentale che il beduino non ha bisogno di soldi per vivere; quando navighi con il tuo fedele dromedario tra la sabbia ed il sole cocente devi essere in grado di trovare la vita ovunque, anche nei posti più impensabili. Se non hai beni da acquistare a ben poco servono i soldi.

Deserto di Wadi Rum. L'anima di Lawrence d'Arabia

Deserto di Wadi Rum. L’anima di Lawrence d’Arabia

Così, nella terra dove manca l’acqua e dove il fiume Giordano, deviato dall’arrogante Israele per raffreddare le proprie centrali nucleari, è sempre più debole ed incapace di rigenerare il mar Morto che perde a sua volta un metro l’anno, viene ancora offerta la possibilità di fare un viaggio dentro al viaggio. Un viaggio verso le nostre origini.

Lei non sa chi sono io…

In attesa di aprire il capitolo Giordania con le sue incredibili risorse, non posso evitare di fare alcune considerazioni sull’atteggiamento di persone che catalogheremo in turisti tanto per stare in tema al nostro blog.

E’ a dir poco disdicevole constatare come l’educazione ed il senso della collettività si siano abbassati al grado zero della scala della decenza e come di contro l’arroganza e la presunzione abbiano raggiunto i primi posti del podio nell’atteggiamento del viaggiatore.

Difficile risalire ai motivi che rendono gli esseri umani così mediocri, ma possiamo affermare con sicurezza che “la maleducazione è la virtù dei poveri di spirito”. (cit)

Babbo Natale maleducato

Babbo Natale maleducato

Chi come me è da anni impegnato in questo mestiere con la passione e dedizione necessaria a sopperire tutte le rinunce cui si è scelto, è consapevole del fatto che se tutte le persone fossero autonome ed istruite a dovere la nostra presenza non sarebbe necessaria. Ciò non trova comunque giustificazioni comportamentali opposte che ci fanno sembrare dei Kunta Kinte alla mercé dei loro schiavisti.

Il celebre schiavo Kunta Kinte

Il celebre schiavo Kunta Kinte

E’ imbarazzante notare la difficoltà nel mantenere una fila ordinata ai banchi accettazione gruppi o a quelli check in con i furbi o sbadati di turno che sistematicamente scavalcano chi li precede causando subito borbottii ed indignazioni varie. Una delle cose più odiose ed inutili è avere il passeggero che ti segue alle calcagna con il ripetuto timore, spesso concretizzato, di ritrovarsi una simpatica valigia (fuori peso) sul tallone. Impossibile pensare che arrivati al banco ci si fermi ad attendere il proprio turno in prossimità del nastro adesivo che delimita lo spazio, quasi fosse stato messo per dare un tocco liberty all’aeroporto. Questi atteggiamenti maleducati e fuori luogo causano il ritardo sistematico delle operazioni e l’inevitabile irritazione degli addetti ai lavori che se prima erano disposti a chiudere un occhio, diventano delle belve pronte a massacrare il malcapitato di turno.

Fila al check in

Fila disordinata al check in

Oltre alle file si denota un certo atteggiamento da vip anche nella lettura ed interpretazione della brochure o delle regole prestabilite, che causano le inevitabili sanzioni che di conseguenza scaturiscono in sceneggiate napoletane. L’argomento soldi è quello principale: i centri commerciali fanno i doppi salti mortali di felicità nel vestire tutti in serie con firme del momento rendendo fashion e ricche intere fasce di livello medio basso. Qualcuno potrà sentirsi coinvolto e sicuramente obietterà che la ricchezza non si misura da quello e come non dargli torto? L’educazione, la conoscenza, l’umiltà sono doti che non hanno prezzo. Purtroppo di persone con un orientamento di questo tipo ce ne sono sempre di meno e nella discesa verso il baratro economico il quale come sempre accade avrà un’impennata appena la terra ritroverà il suo nuovo assetto, la cosa che più preoccupa è lo scivolone culturale che stiamo attraversando, la mancanza di rispetto. E’ davvero assurdo vedere come ci siano elementi di disturbo, nel gergo trouble makers, che sprechino energie impiegandole assiduamente nella lotta verso gli operatori che devono garantire loro gli standard qualitativi che hanno acquistato, spesso a prezzi vantaggiosi. Così facendo non solo si creano una fama di persona non gradita rallentando o eliminando tutti quelli che potrebbero essere favori extra ma si imbucano in una situazione alquanto buia anche dal punto di vista economico. Con quale pretesa queste persone pensano di potersi muovere meglio in luoghi che conoscono da poche ore rispetto a chi come noi ci vive per dei mesi? Hanno paura di pagare una commissione? E se anche fosse? Alla fine riconosci un servizio che ti permette di risparmiare tempo e denaro e ti evita spiacevoli sorprese. Ma spesso e volentieri il gesto di aiutare un ospite educato e desideroso di apprendere è GRATIS. La presunzione non porta lontano e quasi sempre queste persone tornano con le orecchie basse e lo sguardo di chi ha preso bastonate da quelli fuori che non aspettano altro che lavorarsi i temerari del fai da te dall’aria saccente.

Verdone interpreta il coatto arricchito alla reception

Verdone interpreta il coatto arricchito alla reception

Attenzione, anch’io io scelgo sempre il fai da te ma, nel caso in cui sia coinvolto in iniziative collettive mi adeguo, per il discorso iniziale: educazione, rispetto e consapevolezza dei propri mezzi.

Cari nostri lettori e viaggiatori, sarebbe bene che prima di sfogliare dei cataloghi o preparare la valigia si cominciasse a riflettere seriamente se siamo in grado di confrontarci con il mondo che ci circonda; magari chiedendo consiglio alla nonna per chi ancora ce l’ha, sfogliando un libro di bon ton o azionando il cervello che spesso è in stand by. Credetemi che è patetico mostrarsi interessati al conflitto israelo palestinese visitando Gerusalemme ed Amman per poi lamentarsi animatamente facendo il confronto mezza giornata dopo tra il free wifi offerto dagli ebrei e quello a pagamento dei giordani. E’ disdicevole andare su tutte le furie perché un 4 stelle ha ricevuto un upgrade ad un 5 nonostante abbia pagato di meno, fatto che fa infuriare chi ha pagato di più: se ricevi i servizi spettanti non hai diritto a nessuna lamentela. Semmai sarà il tour operator a rimetterci dei soldi.

A volte capita

Così fosse sarebbe strage

Siate furbi nel modo giusto: un buongiorno ed un buonasera, una richiesta educata con un accenno di sorriso vi spalancheranno le porte anche in situazioni più drammatiche e vi potranno salvare letteralmente il culo da quelle più disdicevoli. Quando le gambe non ci reggeranno più e la salute non sarà così benevola nei nostri confronti, eventi che non coincidono necessariamente con la vecchiaia, potremo affidarci solo ed esclusivamente ai nostri bei ricordi. Magari la punizione divina si presenterà per alcuni proprio sotto quella forma, nella forma dei ricordi delle occasioni perse.

Evitiamo le volgarità quando ci rivolgiamo a professionisti

Evitiamo volgarità quando ci rivolgiamo a professionisti che lavorano per noi

…e studiate un pò l’inglese perché l’italiano nel mondo lo capiscono in pochi (anche in Italia). Perché? Se la seconda guerra mondiale fosse stata vinta dai nazisti di Hitler e dai fascisti di Mussolini a quest’ora si parlerebbe ovunque il tedesco e l’italiano ma, visto che così non è stato, gli alleati americani ed inglesi hanno sparso il loro verbo con la loro lingua. Concediamo un flebile diritto nel essere dispiaciuti dell’esito della guerra ai lettori alti, biondi e con gli occhi azzurri. Gli altri riflettano. (Renato)

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Rio de Janeiro: Centro contro Favela

Forse il Brasile è lo Stato che meglio identifica la situazione mondiale in cui il distacco tra la popolazione ricca e quella povera è sempre più accentuata.

La contrapposizione del quartiere Centro con una delle settecento Favelas è tra gli accostamenti che più si sposano con l’esistenza del nostro blog che, ricordiamolo per la centesima volta, nasceva proprio con il proposito di evidenziare le differenze che esistono nei nostri modelli di vita.

Centro contro Favela

Centro contro Favela

Passeggiare per le vie del cervello lavorativo di Rio de Janeiro sorprende per la quantità di persone e che tutto sembrano tranne che sudamericani visto la velocità del passo che li porta a raggiungere uffici e negozi, questi ultimi ospitati in grattacieli di recente costruzione e palazzi coloniali che idealmente distanziano di alcune ore di viaggio le spiagge di Ipanema e Copacabana che invece si trovano a mezz’ora di taxi. (traffico permettendo)

Teatro Muncipale

Teatro Muncipale

Il Centro è davvero enorme, le visite da fare anche in questo caso sono numerose e di certo non ci metteremo a fare concorrenza alle guide in circolazione con liste e descrizioni dei siti visitabili. Certo è che la zona chiamata Cinelandia e che comprende anche la Piazza Floriano Peixoto dove l’aria diventa più parigina che brasiliana contrasta sensibilmente con la parte più povera. Bellissimo il Teatro Municipale, struttura inaugurata nel 1909, considerata tra le più belle del Brasile.

La conica Cattedrale Metropolitana

La conica Cattedrale Metropolitana

Fa naturalmente riflettere anche l’imponente e visibile Cattedrale di San Sebastiano, comunemente chiamata Cattedrale Metropolitana, edificata nel 1979 e che può contenere fin 20.000 cristiani (il caso di dirlo) in piedi. Circondata da grattacieli e palazzi di vetro, ci fanno fare un salto fantasioso che dall’aria parisienne di Cinelandia ci porta verso una simil Ginevra. A pochissimi metri obbligatoria la visita ad uno dei locali più belli in assoluto al mondo (tra i primi dieci) il Rio Scenarium dove la qualità del servizio e del prodotto è davvero elevatissima, con principale attrazione della serata gruppi musicali dal vivo. Noi abbiamo avuto la fortuna di ascoltare la bravissima e cordiale Ana Costa, cantante, compositrice e strumentista che ha il vanto d’essersi esibita per l’apertura dei giochi Pan Americani disputatisi a Rio appunto nel 2007.  Al Rio Scenarium portate con voi il passaporto in quanto sono molto rigidi nei controlli d’ingresso. Interessante il fatto che di giorno questo splendido locale a tre piani sia un negozio di oggetti d’antiquariato. Prenotazione d’obbligo o quasi. www.rioscenarium.com.br

Particolare al Rio Scenarium

Particolare al Rio Scenarium

Altre due tappe obbligatorie la variopinta scalinata Selaron situata tra i quartieri di Lapa e Santa Teresa nata dalla fantasia dell’omonimo artista cileno Jorge Selaron che comincia l’opera restaurativa nel 1990 inizialmente su alcuni gradini fatiscenti davanti la sua casa, più per necessità che per arte.

Scalinata Selaron

Scalinata Selaron

La Rio de Janeiro d’alta classe propone la storica pasticceria Confeitaria Colombo www.confeitariacolombo.com.br/site anch’essa meta obbligatoria. Fondata nel 1894 risulta essere tra i primi dieci caffé più belli al mondo. Davvero un luogo affascinante e sfarzoso.

Confeitaria Colombo

Confeitaria Colombo

Ops, stiamo facendo l’elenco… Non è quello che vogliamo! Di contro descriviamo le Favelas, baraccopoli che da anni sono diventate parte pulsante di Rio De Janeiro con le loro comunità fuori legge e ben conosciute al mondo per essere ambienti pericolosi e malfamati. Se nel centro di Rio de Janeiro e nei posti più turistici girano molti visitatori con il naso all’insù (…gli uomini spesso all’ingiù) nelle periferie che circondano la metropoli gli unici a poter camminare indisturbati sono narcotrafficanti, trafficanti d’armi e tutto ciò di cui si circondano. Noi siamo entrati in quella più grande al mondo con i suoi 150.000 abitanti, Rocinha, una delle favelas recentemente bonificate e visitabili; certo bisogna andarci con una guida ed esclusivamente nelle ore diurne. Non si troveranno pasticcerie, teatri o cattedrali ma un agglomerato di case divise da vicoletti che accentrano i forti odori delle canalette di fogna semi scoperte o dei quintali di immondizia in un centro raccolta. Eppure ci sono parecchi negozi ed attività che cercano di sbarcare il lunario onestamente e, tutto sommato, anche la pulizia potremmo definirla quasi accettabile. Al Cairo ne abbiamo viste di peggio. A volte la povertà aguzza l’ingegno e così è successo per un sciur favelaro che ospita nel suo terrazzo i visitatori che vogliono fare una foto e che, come noi, possono immortalare la favela di Rocinha lasciando la modica cifra di 5 Real cadauno per godere della favorevolissima posizione. Ci farà vedere orgoglioso e sorridente articoli di giornale che riguardano la sua trentennale iniziativa ed i personaggi famosi che ne hanno usufruito.

La Favela Rocinha

La Favela Rocinha

Insomma, Rio de Janeiro va proprio vissuta centimetro contro centimetro.

Rio de Janeiro: Corcovado contro Pan di Zucchero

Questa volta ammettiamo che il titolo Corcovado contro Pão de Açúcar è alquanto forzato, ma titolare Rio de Janeiro la giornata perfetta sarebbe stato troppo scontato anche se corrisponde alla pura verità.

Abbiamo atteso frementi per due giorni l’arrivo del bel tempo per portare a termine una delle missioni principali che ci ha fatto attraversare l’Oceano Atlantico, ossia la visita al Cristo Redentore situato appunto sul monte Corcovado (710 mt).

Il suggerimento pratico che diamo in questa occasione è di andarci la mattina abbastanza presto per evitare di rimanere intasati tra i vari gruppi organizzati che devono tenere conto di colazioni, ritardatari e dimenticanze varie. Personalmente per salire abbiamo usufruito del trenino delle 9:20, trovando la stazione ai piedi del Corcovado ancora fluida. Precisiamo che ci sono modalità diverse per arrivare ai piedi del Cristo Redentore: con il caratteristico trem de Corcovado (prima corsa alle 8:30, poi circa ogni 25 minuti fino alle 18:30) che disegna un tragitto variopinto fino a destinazione con panoramiche mozzafiato. A tal proposito nella carrozza cercate di occupare i posti di sinistra e possibilmente in fondo dato che sono i migliori per scattare foto o semplicemente godere della magnifica natura. Le altre soluzioni sono il meno romantico passaggio con il taxi – pullman fino all’ultimo punto accessibile dai mezzi oppure quello più faticoso, ossia il cammino.

Trem de Corcovado

Trem de Corcovado

Una volta arrivati al cospetto del Cristo Redentore, sarete divisi da 222 gradini che abbiamo letteralmente superato in un balzo tant’era la curiosità di ritrovarci davanti ad una delle sette meraviglie del mondo moderno. Non tutti però hanno la possibilità di fare altrettanto ed a queste persone è dedicato un comodo ed ampio ascensore.

Difficile poter esprimere lo stato d’animo che si prova finalmente raggiunto il piazzale adiacente il simbolo carioca perché l’emozione supera eventuali barriere mistiche o religiose: fan – ta – sti – co.

Corcovado: il Cristo Redentore

Corcovado: il Cristo Redentore

Non risulta semplicissimo scattarsi delle foto ricordo dato che il punto migliore è fondamentalmente uno e la concorrenza per accaparrarselo è agguerritissima, se poi aggiungiamo il fatto che praticamente tutti si mettono in posizione del Cristo con le braccia spalancate (ed i pollici in su, non si capisce il perché) dall’euforia all’incazzatura il passo è molto breve. Chissà che la prossima meraviglia al mondo non venga costruita con le mani in tasca.

Poi ci si guarda intorno e si vedono le meraviglie che il Cristo abbraccia tutti i giorni attorno a se: le note spiagge di Ipanema e Copacabana, lo stadio Maracanà, il Jardim Botanico, il Pão de Açúcar… A Rio de Janeiro investire qualche centinaio di euro per un giro in elicottero è assolutamente consigliato, nonostante scopriremo che i punti di vista mozzafiato sono innumerevoli oltre al Corcovado.

La cidade maravilhosa

La cidade maravilhosa

Lasciati i surreali panorami mattinieri gentilmente offerti dalla postazione del Cristo Redentore ci siamo recati al giardino botanico che si trova a circa mezz’ora di taxi dal trem de Corcovado. (www.corcovado.com.br)

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Rilassante ed appagante anche la passeggiata tra i giardini, fontane, ponticelli, corsi d’acqua e piante tropicali del jardim botanico. L’ottima organizzazione brasileira anche in questo caso prevede la possibilità di noleggiare delle vetture elettriche (stile campo da golf) per dare la possibilità anche a chi ha piccoli o grandi impedimenti deambulatori, o semplicemente metabolismi da ricchi, di poter girovagare per il meraviglioso parco.

Scorcio del giardino botanico. In alto il Cristo.

Scorcio del giardino botanico. In alto il Cristo.

Dopo una mattinata decisamente produttiva abbiamo deciso di consumare il nostro pranzo passeggiando tra Ipanema e Copacabana e per prenderci qualche ora di meritato riposo.

Senza falsa modestia, orgogliosi di un’organizzazione impeccabile, abbiamo raggiunto la stazione della funivia Bondinho, (tocco tecnologico italiano opera della storica azienda meneghina Agudio) situata nel quartiere di Urca a pochi passi dalla spiaggia di Vermelha. Da lì si sale sul monolito che altrettanto come nel caso del Corcovado offre un panorama indescrivibile e diventa tappa irrinunciabile nella visita della cidade maravilhosa. Ovviamente per godere appieno della vista è indispensabile usufruire di una serata limpida ed attendere con pazienza uno dei tramonti più suggestivi al mondo.

L'ultimo sole avvolge Rio de Janeiro

L’ultimo del giorno sole avvolge Rio de Janeiro

Quando il sole terminerà il suo lungo abbraccio luminoso alla magica terra di Rio de Janeiro comincerà per noi il momento di realizzare d’aver assistito ad uno di quegli spettacoli che ha il potere di folgorare sul nascere ogni nostro piccolo inutile, idiota scontento quotidiano.

Consapevoli della nostra fortuna ci lasciamo alle spalle il Pan di Zucchero completamente appagati da questa giornata perfetta.

Funivia Bondinho

Funivia Bondinho

Per informazioni tecniche (e non) vi suggeriamo il seguente blog:

http://www.dentroriodejaneiro.it/rio-de-janeiro-la-citta/attrazioni-rio-de-janeiro/pan-di-zucchero-rio-de-janeiro.html