La porti un bacione a Firenze

novembre 14b

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Firenze è stato un abbraccio ed un affettuoso saluto ad un amico, quelli che si contano sulle dita della mano.

Ci siamo incontrati in Via del Santo Spirito, a pochi metri dal Ponte alla Carraia in uno dei locali che preferisco ogni volta che torno nel capoluogo toscano, Il Santo Bevitore.

Santino

Santino

DSC_0255In realtà i nostri racconti di vita han risuonato tra le mura del piccolo ma gradevolissimo Il Santino, facilmente riconducibile al più ampio fratello maggiore Santo Bevitore situato di fianco, per l’appunto.

In uno dei tre o quattro modesti tavolini dove potersi accomodare i nostri racconti scorrevano piacevolmente come il calice di vino Vermentino che abbiamo scelto di consumare. Un vino bianco particolarmente luminoso come la splendida ed inusuale giornata soleggiata novembrina di cui stavamo godendo.

Il banco dei salumi e formaggi de Il Santino ricorda una vecchia macelleria o, meglio, una salumeria e tutti gli insaccati esposti in vetrina sono invitanti come i profumi, che si librano in una danza olfattiva all’interno del piccolo locale. I formaggi insaporiti dalle conserve intervallavano le nostre parole, a volte dolci, a volte amare, necessarie per descrivere la vita.

Vermentino e formaggi

Vermentino e formaggi

 Ma Firenze non è stato solo l’incontro con un amico, è stato condividere  bellissimi momenti con la mia amata.

La Sorgente di Francesca è stata scelta da Lei, location nella zona alta di Firenze, nel verde delle colline di Fiesole e non proprio vicinissima alla città. Una suggestiva alcova d’amore in una Corte dall’aspetto rassicurante, una Villa dalla storia percettibile e stanze vissute nei quadri, molti dei quali probabilmente dipinti dai padroni di casa.

La Sorgente di Francesca

La Sorgente di Francesca

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Nell’atmosfera un po’ retrò che ho voluto creare nel mio racconto mi riesce enormemente difficile parlare di wifi o segnale del telefono di cui, quasi fortunatamente, abbiamo dovuto fare a meno durante la nostra permanenza nella splendida camera Mimosa.

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Firenze è intimità ma anche condivisione ed aver scelto un locale storico come Fiore (a Scandicci) per sigillare il momento positivo che stiamo vivendo si è dimostrata l’ennesima scelta perfetta, figlia della pazienza e del raziocinio che grazie a dio possediamo entrambi. Ai palati la fiorentina di carne Chianina si è dimostrata una pietanza eccezionale che farebbe vacillare le pupille gustative anche al più convinto dei vegani. Superlativa. Menzionare i contorni, che erano delle verdure cotte, sembra quasi inopportuno ma necessario visto la bontà di pure queste ultime.

Chianina

Chianina

Si è mangiato molto e bene ma si è passeggiato anche nel centro città, dove i rinascimentali monumenti di Piazza Signoria, il Duomo, la Galleria degli Uffizi, Ponte Vecchio, la Cappella dei Medici e la stessa Piazza Santa Maria Novella si sono crogiolati tra i raggi di sole primaverili ed esposti fieri alle migliaia di obiettivi di smartphone e macchine fotografiche puntate, come di consueto, su di loro, le vere Star di questo luogo al centro del mondo.

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Tra un bacio ed uno sguardo intorno, altro non si può fare che sorridere vedendo le decine di ambulanti abusivi tentare di vendere estendibili per smartphone in stile GoPro e pensando che gli antenati delle stesse persone che oggi sono impegnate ad immortalarsi in improbabili selfie sono gli stessi che hanno ideato e costruito ciò che rende Firenze meravigliosamente ed eternamente unica.

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Bellezze a confronto

Bellezze a confronto

Mangia, Prega, Parma

Sono anni che passo di fianco a Parma ma mai avevo avuto occasione di visitarla prima d’ora.

Nel mio immaginario la città ducale aveva un aspetto nitido, regale, giovane, pulito, addirittura snob. L’impatto è stato abbastanza deludente invece, alla stregua di quando andai per la prima volta a Vienna, capitale del romanticismo che mai avrei immaginato subire una crisi d’identità così consistente.

DSC_0391La periferia di Parma offre al visitatore la classica atmosfera della distesa e cruda Pianura Padana, dai colori tradizionalmente sbiaditi ed industrie sparse qua e là quasi a rimarcare la durezza di quel territorio, da sempre solcato dagli aratri di volenterosi contadini e dai sacrifici degli allevatori di bestiame che ancora ci permettono di primeggiare nel mondo intero nel campo agroalimentare.

DSC_0388Ma se le colorazioni ambientali sono quelle che sono, lasciano stupiti le pigmentazioni dei cittadini parmensi che nella mia tranquilla novembrina domenica pomeriggio, risultavano essere alquanto scure, tanto da farmi pensare di essere in un quartiere di Harlem più che in qualche Borgo della città ducale, completamente invasa da cittadini extra europei. Mi limito a fare delle constatazioni ambientali e non riflessioni politiche.

DSC_0395Lasciata alle spalle la periferia e la sagoma dello stadio Tardini dove poche ore prima, fortunatamente senza la mia presenza, si era consumato l’ennesimo scempio di quella che una volta era una squadra di calcio chiamata F.C.Internazionale, si arriva nella zona del centro della città emiliana, irraggiungibile con mezzi propri. Personalmente non mi posso permettere di suggerire una lista di monumenti e chiese dato che la mia visita è stata molto fugace, con lo scatto di poche foto anche a causa di una luce molto impegnativa e poco gratificante. Girando per le vie del centro ci si imbatte comunque nella Chiesa di San Giovanni Evangelista, nel Duomo ed il Battistero. Molto interessante anche Piazza Garibaldi che nel primo pomeriggio ha cominciato a popolarsi. La tappa parmense, come ho da subito ammesso, non è stata approfondita, così dopo aver girovagato a casaccio tra le decine di Chiese, Battisteri e Monasteri, tra un vicolo e l’altro, tra la moltitudine di eleganti palazzi dalle pulsantiere dorate riportanti nomi di avvocati e notai ed altrettanti negozi con le serrande abbassate recanti cartelli vendesi ed affittasi, ecco trovato un luogo non troppo turistico dove assaggiare le molteplici specialità culinarie; a dire il vero di turisti ce ne sono parecchi, ma conforta il fatto di trovare anche molte persone locali.

DSC_0398La trattoria si chiama “Corrieri” in via Conservatorio, il menù offre tutti i piatti tipici emiliani tra cui sottolineo un eccezionale prosciutto crudo di Parma nemmeno lontanamente parente di quello che si acquista nei supermercati. Constatazione degna di Capitan Ovvio, obietterà qualcuno, ma di questi tempi dove gli egiziani fanno la miglior pizza napoletana ed il kebab prende il posto della mortadella, è sempre bene sottolinearlo.

In conclusione, parafrasando il comico Maurizio Crozza mentre imita l’On. Antonio Razzi vien da dire “Bella, ma non ci vivrei”.

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Ricomincio da 10

finish

Alla fine ce l’ho fatta. Traguardo tagliato con enorme soddisfazione personale e dedica a Daniele mantenuta.

L’isola di Rodi da parte sua non ha disatteso le aspettative, regalando ai partecipanti della prima maratona una giornata perfetta. In realtà i termometri hanno registrato qualche linea di troppo a discapito per lo più dei temerari che hanno corso tutti i 42,195km e quelli della mezza maratona (21,097), caldo che sia noi dei 10 km che quelli dei 5 non abbiamo avuto tempo di soffrire più di tanto.

L’organizzazione è stata presente e professionale prima, durante e dopo e sicuramente il fatto di far sentire a proprio agio i partecipanti che si sono cimentati in una gara per la prima volta in vita loro, come nel mio caso, è un merito che va loro attribuito.

Georgios Magkafas ha vinto la maratona in 3:02:09, mentre Cath Mcinally è stata la prima delle donne con il tempo di 4:11:38.

La mezza maratona invece ha visto vincitori Panagiotis Papanikolau in 1:28:03 e Fey Devernau in 1:40:10.

Infine nella gara in cui ho partecipato, la 10 km, il primo della classe è stato Charalampos Stefanis (nella foto) in 38:23, mentre tra le donne compare la mascolina finlandese Maria Miettinen con 40:26.

Il mio rammarico è stato quello di presentarmi all’appuntamento con il polpaccio sinistro contratto ed il sartorio della gamba destra dolorante che di certo non hanno favorito una prestazione ideale, fermando il mio cronometro sui 57:38, 24ma posizione su 32 della categoria maschile e 29mo su 51 runners in generale.

Numeri scritti e lasciati per i followers che amano le statistiche o il gioco del lotto, per me finire questa gara è già stata una mezza impresa.

Ma perché sono arrivato fino a questo punto a 42 anni? Semplicemente perché nella vita bisogna rendersi conto quando arriva il tempo di abbandonare certe cattive abitudini ed intraprendere delle nuove sfide, piccole o grandi che siano.

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L’evoluzione di Controviaggio

Le lancette dell’orologio scandiscono i secondi, minuti, ore che diventano giorni, mesi, anni… Nessuno è esente da questo inarrestabile processo che con se porta sempre novità ed evoluzioni (o involuzioni, perché no?) di cui nemmeno Controviaggio è ovviamente esente.

Sono partito con l’idea di utilizzare il blog come vetrina per quello che avrebbe potuto diventare un format televisivo, cosa che evidentemente non si è realizzata. Niente è però per caso ed alla fine questo blog dopo un periodo di prova si è consolidato in rete, certamente senza numeri da capogiro, però con buone presenze costanti e picchi considerevoli.

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Come premesso il tempo porta cambiamenti e Controviaggio ne presenterà a breve qualcuno di abbastanza significativo.

Già da qualche tempo è sparita la formula del contro, idea ispiratrice, in quanto il mio amico-collega Daniele è sparito di scena, vuoi per motivi motivazionali, vuoi per quelli dovuti al grave incidente che ha subito il 6 agosto che volenti o nolenti non gli permettono di svolgere tutto quello che sicuramente preferirebbe fare nella quotidianità. (Non solo è scontato l’augurio di una prontissima guarigione a Daniele, ma in seguito vi renderò partecipi di una gesto particolare che ho deciso di dedicargli…)

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Daniele sfidato alla Maratona 2015

Di conseguenza il blog andrà avanti a conduzione singola, ossia me ne occuperò completamente in maniera autonoma.

Da buon ex fotografo professionista (semi perché ero giovanissimo) convinto del fatto che un blog di viaggio debba presentare ai propri followers immagini degne di questo nome, ho deciso di potenziare l’arsenale fotografico acquistando una Nikon D7000 che spero a breve comincerà a dare i suoi frutti ed incidere sulla qualità dei post stessi.

Nikon D7000

Nikon D7000

La presenza nei social quali Facebook, Twitter ed Instagram è stata sempre gestita dal sottoscritto, quindi non cambierà nulla in tal senso. …magari eviterò di perdere tempo contro Presidenti del Consiglio e con attacchi di interismo cercando di rimanere più tematico.

Al vaglio anche una nuova formula grafica di impaginazione dei post ed eventuali collaborazioni con altri blogger, ma questo progetto necessita un pò di pazienza.

Prossimo appuntamento con un nuovo post di Controviaggio quindi dopo il 12 ottobre, data speciale perché segnerà la mia prima official runner race (10km) durante la Maratona Roads to Rhodes di Rodi, isola greca dove passo le mie estati da ormai diversi anni e che ovviamente sarà documentata aprendo nuovi orizzonti sportivi e dedicandoci così anche ai sempre più numerosi runners.

I miei primi 10 chilometri ufficiali saranno dedicati proprio al mio amico-collega Daniele che in seguito all’incidente sopracitato è momentaneamente impossibilitato ad usare gli arti inferiori ma che, lancio la sfida, il prossimo anno lo porteranno al traguardo della stessa gara.

Il viaggio continua…

(Renato)

Speciale Giordania: Chi ci vive ci ha detto che…

CONTROVIAGGIO: Ciao Cecilia, per chi lavori e di cosa ti occupi esattamente?

CECILIA: Ciao sono Cecilia Mazzone, capocentro (responsabile assistenza per chi non lo sapesse) per un noto Tour Operator, in Giordania, mi occupo di assistenza alla clientela e di servizi turistici.

La nostra cicerona Cecilia

La nostra cicerona Cecilia

Alcune persone evitano di visitare la Giordania per paura di essere coinvolti in situazioni pericolose mentre la prima domanda da parte dei turisti che la scelgono come meta vacanziera è: ma c’è da fidarsi? Tu che ci vivi cosa puoi dirci a riguardo?

A dire il vero, la prima, non è proprio una domanda, ma un’osservazione da parte degli stessi; ovvero mi sento più spesso dire, “che meraviglia sono partito/a con tanta titubanza, vista la situazione intorno al Paese e invece mi trovo in un Paese tranquillo e la gente è speciale, accogliente e ti viene incontro sorridendo, sono piacevolmente sorpreso/a. Certo le domande di rito ci sono sempre alla riunione informativa: “si può girare tranquillamente? Come ci dobbiamo vestire?” Ma queste domande esulano dalla situazione politica che caratterizza l’area intorno a noi, sono domande comuni che chiunque si sente fare da persone che arrivano per la prima volta in un paese arabo.

I bambini sempre sorridenti.

I bambini sempre sorridenti.

 Molti non hanno ben chiare le numerose differenze che contraddistinguono i popoli arabi da quelli nord africani e spesso anche la definizione di musulmano ed arabo non è ben definita nel collettivo occidentale con il rischio di farsi un’idea sbagliata. Chi sono e come vivono i giordani?

I giordani sono arabi, insieme a tutti i popoli medio orientali, quindi palestinesi, siriani libanesi, iracheni e si sentono discendenti e depositari, e con tanto orgoglio del popolo che abitava queste zone anticamente e che faceva parte di un unico impero La Grande Siria (di Bilad El Cham), si parla credo del VII secolo, durante il califfato degli Omayyadi. Oggi giorno, il popolo giordano è misto, direi giordano palestinese, inoltre lo Stato Giordano accoglie ormai da anni anche i profughi iracheni e da tre anni a questa parte tanti profughi siriani, piccole percentuali di cercassi ceceni ed armeni. Quindi non si può dire che il popolo che giordano abbia una sola identità, anche se tutti convivono pacificamente, sotto la guida di un Re: Re Abdallah II discendente della famiglia Hascemita.

I giordani però ci tengono tantissimo a non essere ”confusi” con i popoli del Nord Africa, come dici tu, poiché li considerano “berberi”( e lo dicono con una smorfietta a lato della bocca!); Nessuno qui ammette che gli Arabi hanno popolato le coste del nord Africa ed hanno fondato proprio in Tunisia una delle città capostipite dell’IslamKairouan” e nel tempo si sono mischiati con il popolo berbero. Quindi per noi europei i nord africani sono arabi anche loro… ma guai a dirlo qui!!! ( sstt!!!)

I giordani, vivono direi come noi europei: a nord almeno, nella parte del paese più evoluta economicamente; la capitale Amman è una città ultra moderna, dove ci si può divertire ad osservare tanti contrasti tra evoluzione economica, sociale e tradizione. Si entra in città e lì proprio tra le colline, dietro Abdoun che è il quartiere più elegante, ci sono ancora due o tre contadini con le loro tende, al pascolo i dromedari e vendono latte di dromedaria e prodotti caseari ai passanti… appena dietro la collina ecco spuntare magnifiche ville, di un eleganza straordinaria e poi, correndo sulla strada, ponti stradali di ultima generazione. Si raggiunge il quartiere successivo Jabal Hussein, un quartiere davvero ”popolare” dove si può notare tanta povertà, ma la gente è speciale. Anche qui nella grande città, la gente ti viene incontro, sorridono anche se non hanno nulla e ti dicono: ”Welcome to Jordan!

Amman. La capitale.

Amman. La capitale.

Il sud , è ben diverso. A sud c’è deserto e si sente tanto la carenza d’acqua; c’è tanta povertà. In mezzo al deserto trovi villaggi che richiamano i quadretti del vangelo… davvero c’è un villaggio Gharandal, ogni volta che ci passo mi sembra di vivere nel presepe; trovi anche qualche contadino che cerca di coltivare il suo fazzoletto di terra tra mille difficoltà: come far arrivare l’acqua fino a lì? La maggior parte dei contadini sono allevatori che hanno pecore, dromedari e dove possono coltivano pomodori e angurie d’estate. Lo immagineresti? Sono famose le angurie del Wadi Rum.

Unica provincia al sud è Aqaba, che si affaccia sul mare. Qui la gente vive… già di che vive? Di servizi turistici. Aqaba raccoglie una buona percentuale di turisti che giungono dal confine con Eilat (Israele), o in aereo, e scelgono di dormire ad Aqaba e di recarsi in visita a Petra e al Wadi Rum.

Il contrasto tra nord e sud è molto forte. Non saprei dire cosa mi affascina di più e cosa affascina di più i turisti…

Deserto del Wadi Rum

Deserto del Wadi Rum

Quando si parla di Giordania è inevitabile non citare la bellissima Regina Rania Al Yassin e suo marito, Re Abdullah II. Come viene percepita la monarchia nel Paese? Parliamo di un Paese oppresso e militarizzato o i regnanti preferiscono investire in cultura e partecipazione del popolo?

E’ vero! I reali son molto amati! Lei è molto bella e si impegna nel sociale e lui si fa amare da tutti. Si interessa alle problematiche del popolo; si dice che spesso scenda in piazza per saggiare gli umori del popolo. Spesso interviene nelle scelte del Governo per controllare che tutto si svolga correttamente. Non sono state poche le volte che il Re sia intervenuto per sciogliere il Governo quando era venuta a galla qualche, diciamo irregolarità. Non si può dire che il popolo giordano sia oppresso dalla Monarchia, al contrario Re Abdallah e la consorte fanno un’ottima politica di divulgazione dell’istruzione, nelle zone più represse, laddove ce n’è più bisogno donano ai più bisognosi. Periodicamente il Re fa delle donazioni per la gente più bisognosa. Insomma, si fanno proprio amare!

La famiglia Reale

La famiglia Reale

Qual’é l’incidenza della microcriminalità nella vita comune? Le donne possono fidarsi a camminare da sole la sera per le vie del centro di Amman, ad esempio?

Insomma… Non mi sento di dire che non esista microcriminalità, ci sarà ma i turisti vengono tenuti lontano da tafferugli vari che possano avvenire in strada e che ci sono, è innegabile e sapientemente preservati da furti aggressioni e cosucce varie. Tutto deve sembrare perfetto al turista, è chiaro che poi la vita reale è un po’ diversa. Microcriminalità ne esiste ma siamo ben lontani dai nostri tristissimi standard. Non si sente mai parlare di donne aggredite ed ammazzate come succede nei nostri paesi europei. A me capita spesso di uscire la sera sia ad Aqaba che ad Amman e fino ad ora nessuno mi ha disturbato. E’ chiaro che comunque il turista viene sempre avvisato che il paese è tranquillo, ma non fidarsi troppo …è meglio!

Abbiamo chiarito, si spera, che la Giordania è un Paese accogliente, ospitale e sicuro. Non ci rimane che visitarlo quindi. Cosa c’è di imperdibile e cosa ci offre il territorio?

Eh… da dove cominciamo? Imperdibile. E’ un tour che ti consenta di ammirare la varietà di paesaggi che caratterizza questo piccolo paese, è qualcosa che ti lascia senza fiato: sei in auto viaggi, passi dal deserto alle riserve naturali come quella di Dana. (conifere del centro Europa) Poi ancora deserto e si scende giù e poi ancora giù. Mar Morto: un paesaggio incredibile e poi si risale e come d’incanto ti si profila sullo sfondo una metropoli come Amman che comincia ad apparire da dietro le sue colline… fantastico!!!

Ancora Wadi Rum...

Ancora Wadi Rum…

Imperdibile… Ovviamente Petra, ma anche Shobak, la riserva di Dana come dicevo, Monte Nebo. Wow che panorama sulla valle del Giordano! Imperdibile ancora il nord, la valle del Giordano a nord andando verso la frontiera a nord Sheikh Hussein, meravigliosa, egualmente importante da vedere Jerash e Umm Qais al confine con Siria e Israele, wow! Sullo sfondo il lago di Tiberiade, le alture del Golan… Quanta storia: si rimane incantati ad ascoltare la guida che ti riporta ai tempi biblici!!!

Jerash: antica città romana

Jerash: antica città romana

Da scoprire Il Down Town di Amman, detto anche Al Balaad brulicante di persone a tutte le ore… e quanti coloriprofumi… da non perdere davvero!!!

E poi: il Wadi Rum! Che incanto! Non vorresti mai venir via da lì!

Durante la scoperta di questo affascinante Paese i clienti sono seguiti, o meglio, devono seguire delle guide che sono molto preparate, fondamentali nella riuscita del viaggio e considerate un’inestimabile valore aggiunto. Qual’è il loro rapporto con i clienti?

Che dire? La guida è il biglietto da vista del Paese e loro ne sono consapevoli. Si sentono depositari della verità che racconteranno ai turisti e che viaggerà poi in Italia ed in Europa, di bocca in bocca.

L'incredibile Petra

L’incredibile Petra

Il loro impegno è straordinario! Tutti e dico tutti i giordani che fanno la guida si svenano per fare innamorare il turista del proprio Paese ed i turisti ignari di essere soltanto un numero si lasciano coccolare. Ma c’è qualcosa di unico e autentico che non viene insegnato a loro all’Università ed è questo senso dell’ospitalità proverbiale, che è innato in tutti i giordani dal primo all’ultimo: sono a dir poco amorevoli con i nostri turisti, li coccolano come se fossero dei Reali. Ognuno di loro. Ahimè, a volte capita che ricevano in cambio un commento o un gesto poco carino che appare a loro come uno sgarbo e logicamente si offendono. Ma è solo una nuvoletta, poi passa.

La guida e scrittore Ziad Kurdi intervistato su Italia 1.

La guida e scrittore Ziad Kurdi intervistato su Italia 1.

Qual’è lo standard delle strutture ricettive?

Uh!!! Che tasto dolente! La Giordania è un Paese relativamente recente e ancora più recente è la sua apertura al turismo. Non vanta gli anni di training sulla ricezione turistica dell’Egitto o della Turchia, ovviamente a parte le catene internazionali gli hotel hanno uno standard che è solo giordano anzi direi mediorientale visto che in Siria ho visto lo stesso… e anni fa anche a Beirut; uno standard molto più basso, direi che un hotel 4 stelle può corrispondere al 3 stelle o 2 stelle europeo. Tutto sta nel saper sensibilizzare la clientela alla realtà del posto. Il cliente che è consapevole di quel che offre il Paese accetta più serenamente certi limiti dell’hotel che ha prenotato.

Hotel Regency. Piscina coperta, vista Amman

Hotel Regency. Piscina coperta, vista Amman

Tale lavoro naturalmente spetta a me perché i giordani non si scompongono più di tanto: ti sbattono in faccia un “vuoi stare nel mio paese? Allora prendi quel che c’è e taci!” Lo stesso dicasi per i pullman: siamo in alto mare. Gli unici pullman che possono esser definiti tali per i nostri standard sono il 50 posti e il minivan 6 posti. Tutti i pullman di dimensioni intermedie sono molto folkloristici, mettiamola così! Del resto il turista ormai trova tutte le informazioni sulla rete e da un pò di tempo a questa parte, arriva in Giordania con un buon pacchetto informazioni e commenti di altri clienti che ci sono già stati. Questo a volte può rappresentare un danno.

Siamo nell’epoca del multimediale ed uno dei nuovi timori del turista è la copertura internet. Chi visiterà la Giordania andrà incontro ad un’astinenza da rete e social network?

La Giordania ha conosciuto una evoluzione tecnologica molto rapida e continua ad evolversi anche più rapidamente dell’ Europa, seguendo direttamente i modelli americani e cinesi. Inutile negarlo, sono più avanti di noi (soprattutto coi prezzi cinesi) I nostri contadini dell’entroterra siciliano o sardo, ma anche piemontese fanno fatica ad utilizzare il cellulare e spesso non c’è copertura. Qui di copertura ce né anche troppa: siamo bersagliati da campi elettromagnetici. Provate ad immaginare tutti i satelliti che sono puntati sul confine Giordano-Israeliano!!!

Pensate che un beduino in deserto si lasci scappare la possibilità di avere l’ultimo modello di smartphone? Anche no! E’ proverbiale l’ immagine del beduino che viaggia in dromedario e telefona al vicino di terra a 20 ettari di distanza con l’ultimo modello Samsung e sulla sua tenda campeggia un bella padellona, ultima generazione di ripetitori, marca immancabilmente cinese…

Dromedari e smartphone

Dromedari e smartphone

Diversa è la situazione per i clienti, turisti che arrivano in Giordania pensando di usare la rete col contratto italiano. Impossibile. Tu spendi 15 minuti di riunione a spiegare come fare per utilizzare il loro smartphone come semplice telefono cosa che li lascia basiti. (con quello che hanno speso!) Ancora di più ci rimangono quando, dopo che li hai convinti a spegnere la connessione dati, dici loro che il collegamento WiFi qui è a pagamento per tutti. La cosa li fa infuriare… però ultimamente il personale degli hotel si è rabbonito ed ha cominciato ad offrire happy hours con utilizzo free del Wifi o abbonamenti vari per la durata del soggiorno. Sul numero delle utenze per abbonamento? Beh, su quello ci stiamo lavorando.

Di stare senza Wifi per 8 giorni, no, non se ne parla. Piuttosto i clienti si comprano la sim card giordana e fanno 8 giorni di connessione con 5,00 JD (6 euro circa! Al Hamdulillah)

Il cibo può anche essere mediocre ma il Wifi quello no!!!

Cibo mediocre?

Cibo mediocre?

WELCOME TO JORDAN… AHLAN WA SAHLAN!!!!

Italiani all’estero: artisti a tutto tondo.

Agli italiani risulta particolarmente difficile staccarsi dalla cucina nostrana indipendentemente da dove si trovino.

E’ frequente trovare connazionali alla disperata ricerca di un piatto di spaghetti al dente che ricordi vagamente quello cucinato tra le mura domestiche, piuttosto che la pizza con i suoi semplici, ma a volte impossibili condimenti, come la mozzarella, spesso un vero e proprio miraggio nel deserto di formaggi dai più disparati gusti e variabili consistenze, fusi sulla nostra pseudo margherita.

Un viaggiatore è consapevole del fatto che lo spirito d’adattamento è fondamentale nella buona riuscita dell’esplorazione del territorio, sempre apprezzato anche dalle persone locali che spesso raccontano parte della loro storia attraverso i piatti tradizionali che ci propongono.

Fatto sta che di ristoranti italiani il mondo è stracolmo, specie di questi tempi dove gli italiani stessi cercano altrove la serenità economica e sociale che nell’ex Belpaese è ormai ostacolata da programmi politici europeisti che mal si sposano con la cultura italica.

Italiani DOC all'estero...

Italiani DOC all’estero…

Anche nella bella Rodi, l’isola greca che ormai abbiamo approfondito in ogni angolo più recondito, va segnalato un ristorante pizzeria gestito da una simpatica famiglia italiana che non solo rappresenta una cannula d’ossigeno ai turisti che necessitano di una ricarica di pasta o pizza cucinate a dovere, ma offre un atmosfera molto piacevole e rilassata.

Interno del locale

Interno del locale Michele Arcangelo

 

Parliamo della pizzeria Michele Arcangelo, che prende il nome dal personaggio storico importante e ben raffigurato nel Monastero di Panormitis (isola di Symi) a lui dedicato.

Le pizze da Michele Arcangelo

Le pizze da Michele Arcangelo

Situato nel pieno centro storico a pochi passi dalla Piazza Ippocrate e dalla famosa fontana che è un punto di riferimento e di ritrovo per tantissimi locali e turisti, poche decine di metri dalla porta Marina, ingresso più frequentato per entrare tra le mura di Rodi vecchia.

Nel fine settimana inoltre, oltre all’arte culinaria, la proprietaria Anita propone anche della musica dal vivo, anche quella fatta in casa… Infatti a cantare è proprio lei, ripercorrendo così le sue origini da cantante sulle navi da crociera che, complice il destino, l’hanno accompagnata fino a Rodi.

Le canzoni di Anita

Le canzoni di Anita

Gli italiani sono propensi alle chiacchiere, è risaputo e confermato da chi ci governa, ma in questo caso sarà bene lasciar parlare i fatti. Anzi, i piatti.

Buon appetito!

Michele Arcangelo

Pizzeria Ristorante Michele Arcangelo

Rodi, Grecia: Parapendio contro Paramotore

Paramotore a Tsampika Beach

flyparamotor.gr

AGGIORNAMENTO: QUESTA ATTIVITA’ NON E’ PIU’ PRESENTE A TSAMBIKA BEACH

Chi meglio del gabbiano impersonifica l’idea di libertà? Numerosi illustri poeti e scrittori hanno dedicato versi ed opere a questi delicati uccelli con l’intento di parafrasare le nostre brevi vite. E chi proprio nella vita non ha mai sognato di potersi alzare in volo, da solo, senza per forza inscatolarsi in un aereo, per quanto affascinante, piuttosto che in un emozionante elicottero? Correre per tre passi e volare via, un pò come in Ralphsupermaxieroe, celebre telefilm degli anni ’80 dove il protagonista aveva ricevuto in dono dagli extraterrestri una tutina che gli consentiva farlo.

Ralph Supermaxieroe

Ralph Supermaxieroe

Al momento questo non risulta ancora possibile, ma un sistema che si avvicina di molto al volo delle aquile o dei gabbiani è sicuramente il parapendio e con la variante, il paramotore. A Rodi c’è la possibilità di praticare questi due sports in totale sicurezza, presso una delle più belle spiagge dell’isola, ossia Tsambika Beach, che prende il nome dal monastero che la protegge dall’alto e che viene ospitato sulla collina che è anche una fantastica rampa di lancio. Nel caso del parapendio l’unica spinta di propulsione viene data dal vento che in quella zona soffia in modo costante ed ottimale, a differenza del paramotore che invece è supportato da un elica situata dietro al seggiolino del pilota e che consente di decollare dalla pianura in pochissimi metri. Personalmente abbiamo provato il paramotore che a discapito di quanto uno possa immaginare più che una scarica di adrenalina ti porta in una dimensione fantastica perché, ovviamente riferito a chi non è abituato, volare senza barriere che ti circondano e poter ammirare paesaggi spettacolari da un’altezza importante ma non certo proibitiva è veramente sensazionale. Dopo gli inevitabili primi secondi di incertezza (nostra, non del pilota) ci si trova quasi in un videogame, o in una cartolina, complice anche ciò che circonda la magnifica spiaggia di Tsampika e le coste che da Stegna a Kolymbia offrono anfratti misteriosi e piccole chiesette private bianche e blu oltre naturalmente agli hotel ed alle case in riva al mare. Un meraviglioso mare dalle svariate tonalità che passano dall’azzurro al blu profondo.

Parapendio a Tsampika Beach

Parapendio a Tsampika Beach

Questo spettacolo dura venti minuti circa ma è incredibile come bastino pochi secondi per farti sentire a proprio agio durante un’attività che di certo non capita di praticare tutti i giorni. Chi scrive ha la sensazione di vertigine come la stragrande maggioranza delle persone, ma sicuramente non è incosciente, né amante del pericolo, tutt’altro. Una volta indossata la giacca per proteggersi un po’ dal vento e l’apposito casco forniti dalla scuola di volo, basta concentrarsi un pochino sulla bella avventura che si sta per affrontare e fare qualche piccolo calcolo di fisica per rassicurarsi sul fatto che è praticamente impossibile che possa accadere qualcosa di spiacevole. Il più è fatto e si è pronti per vivere un’esperienza emozionante, da raccontare, magari commentando il filmato che nel frattempo avete girato in volo o le decine di fotografie aeree. E per qualche attimo sentirsi davvero liberi nel vento, come i gabbiani. Da provare!

Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. (Gabbiani, Vincenzo Cardarelli)

Locandina Scuola Volo

Locandina Scuola Volo

Turismo: le stagioni son come quelle di una volta?

Lavoro precario e turismo sono un binomio ormai consolidato visto l’inevitabile impiego stagionale, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.

Nessun Governo da quando è esploso il fenomeno animazione (e simili) che ha visto e vede impiegati migliaia di giovani (ed ultimamente anche ex giovani) ha mai speso nessuna parola a riguardo né tantomeno si è preoccupato di tutelare queste persone. Ormai il cittadino è rassegnato in tal senso.

precariato

precariato

Chi sceglie di intraprendere un’esperienza nel campo turistico in ambito stagionale viene visto come qualcuno che cerca di prolungare il fancazzismo post studio o pre impiego serio ma la realtà è spesso ben diversa da come viene interpretata dai comuni mortali.

Innanzi tutto i ruoli stagionali sono molteplici e non necessariamente tutti gli operatori sono rinchiusi in villaggi turistici a fare animatori alla Fiorello che oltre alla sua insindacabile bravura ha avuto la fortuna di lavorare con staff e materiali illimitati negli anni in cui tutto si pensava tranne che al risparmio o alla crisi che stiamo vivendo adesso. I tempi sono cambiati: se prima si contavano sulle dita della mano i club-villaggi (veri e propri) con formula all inclusive venduti a prezzi non accessibili a tutti, dalla qualità decisamente alta, con tanto di chef e cuochi rigorosamente italiani come i prodotti offerti, decine di ragazzi d’animazione specializzati con attrezzature diurne fornitissime e costumerie in cui perdersi, oggi giorno anche la pensione Mariuccia ha almeno un animatore per ogni stella che offre. Quindi uno o due.

Fiorello animatore

Fiorello animatore

Premesso che chi scrive ha cominciato la carriera come animatore con regole ferree ma decisamente indispensabili per rimanere illeso nell’ostico ambiente, (e che non è più animatore dal 1999 visto che probabilmente neanche i miei genitori capiscono la differenza tra assistenza ed animazione) gradirebbe portare un po’ di luce nel tunnel dell’ignoranza che avvolge l’ambiente.

Una bella assistente...

Una bella assistente…

Chi sceglie di partire per fare la stagione, ed ha la fortuna di capitare in un luogo consono circondato da persone serie, si deve rendere conto della missione che sta per affrontare, quasi religiosa dal punto di vista sacrificale. Prima differenza dal lavoro tradizionale sotto casa è il fatto che proprio casa non c’è più, famiglia neppure, vecchi amici men che meno. La volontà apre le porte della partenza, la determinazione e l’umiltà quelle d’arrivo. Nonostante la frequenza giornaliera con ragazzi (o meno) alla stregua del Grande Fratello è necessario ricordarsi d’essere colleghi di lavoro e non amici. Si può condividere la stanza da letto, il bagno, ciò non toglie quanto appena detto. Chiaro che tra colleghi (che pur umani sono) possono nascere amicizie inossidabili ed anche qualcosa di più in taluni casi, ma gelosie o permalosità devono essere lasciate fuori dall’ambito lavorativo; ed in stagione si lavora sempre.

Brochure del '94

Brochure noto operatore nel ’94

Conseguentemente nasce il luogo comune del “tutta questa fatica per guadagnare così poco”. Altra analisi doverosa da fare è che, qualcuno dall’alto dovrebbe preoccuparsi di tutelare maggiormente i precari ma torniamo punto a capo; premesso (nuovamente) questo bisogna valutare il contesto ed il soggetto: c’è chi paga fior di quattrini per affrontare corsi PNL e quant’altro quando l’esperienza maturata in una stagione spesso è altamente formativa ed utile anche in prospettiva futura ed in altri ambiti, in più remunerata. Non è vero inoltre che i guadagni sono da pezzenti come molti credono (…ma lasciamoglielo credere) semplicemente ci sono dei tempi e ruoli diversi. In un supermercato la cassiera ha uno stipendio, il direttore un altro, il capoarea un altro ancora, fino ad arrivare all’amministratore delegato ed al proprietario. Personalmente la mia mini carriera l’ho fatta, il mio stipendio negli anni è cresciuto, spesso non proporzionalmente, ma per mie scelte. (che rifarei)

E poi, santo dio, possibile che tutto e comunque debba sempre girare intorno ai soldi?

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Anche in questo campo infatti si può scegliere la via più facile e più breve, dove con un po’ di faccia tosta ed egoismo si possono costruire molti ponti di legno che permettono di far arrivare in cascina diverse quintalate di grano. Questo obiettivo però può essere inseguito o da persone mediocri ed ingorde con una scarsa visione del futuro e con indole malavitosa o da altre che non hanno intenzione di rimanere nell’ambiente a lungo nel segno di “o la va o la spacca”. Oppure ci sono quelli che hanno avuto la fortuna di essere cresciuti in ambienti sani e con valori particolarmente solidi come i loro piccoli ponticelli, costruiti con fatica in pietra e ben cementati che non sono miseramente crollati alla prima alta marea.

Tanto alla fine, specie nel turismo dove si ha a che fare con migliaia di persone, le magagne saltano fuori.

(Renato)

 

Maldive: paradiso contro noia

Praticamente un angolino di paradiso terrestre, le Maldive offrono al visitatore 1.192 isole raggruppate in 26 atolli che decorano l’Oceano Indiano con le sue infinite sfumature di blu.

Nell’immaginario collettivo questo luogo è la classica meta per coppie che stanno scalando la vetta dell’amore oppure da quelle che altro non cercano che un lembo di magnifica spiaggia che li isoli (nel vero senso del termine) dai tormenti quotidiani; molti associano le Maldive, in una parola, alla noia.

Semplicemente Maldive

Semplicemente Maldive

In realtà queste meravigliose lentiggini sul faccione oceanico offrono davvero infinite possibilità tant’è che le giornate passano molto in fretta.

Due premesse: la prima è che chiaramente chi soffre il mal di mare o che al di fuori di una baita innevata su qualche cucuzzolo di montagna sclera, magari ci pensi prima di raggiungere un posto che vive di solo pesca, turismo e dove il mare è il protagonista in tutte le ore del giorno e della notte; la seconda è che mai come in questo caso l’equazione qualità-prezzo è così evidente: le strutture nella maggior parte dei casi sono di un livello molto alto e, come non ci stancheremo mai di ripeterlo, per sfruttare al meglio il proprio viaggio, prima di dirigersi alla meta, bisognerebbe raggiungere la consapevolezza delle proprie aspettative e possibilità.

Palme e mare

Palme e mare

In tal senso il listino prezzi è un ottimo specchietto meteorologico: pericolo di trovare il freddo durante l’anno ovviamente non c’è (maldiviani in cappotto ancora non si son visti), di passare una settimana consecutiva sotto la pioggia sì. Quando si corre il rischio più alto? Le stagioni sono divise in monsone secco, da dicembre ad aprile e monsone umido, da maggio a novembre. Scritte queste precisazioni ed unendo il fattore monetario e climatico il suggerimento è di non scartare a priori una visita durante il periodo delle piogge (monsone umido) dato che non è affatto scontato che troviate la pioggia ed anzi, possiate usufruire di notevoli offerte proprio perché considerata bassa stagione dai tour operators. Certo è che se una settimana consecutiva di pioggia alle Maldive corrisponde ad una sfigatum laurea honoris causa, qualche giorno bagnato offre al visitatore aspetti positivi; passare delle ore al centro benessere o a letto con la dolce metà (o dolci trequarti) al tintinnio delle gocce che si infrangono sull’acqua del mare è idilliaco ed anche le uscite in mare assumono aspetti singolari.

Laguna al tramonto

Laguna al tramonto

Rimane ancora inevasa la risposta all’affermazione più frequente: sì però che palle stare confinati in un isoletta che giri in 4 minuti! Non si capisce se chi afferma ciò vive una vita incompleta oppure soffre di snobbismo. Le isole altro non sono che l’equivalente del rifugio in montagna, dove chiaramente una prolungata permanenza al suo interno senza mai uscire per indossare un paio di sci o prendere uno skilift che ci porti poi a scendere qualche pista bianca, rossa o nera che sia, sarebbe di una noia mortale.

Dhoni: tipica imbarcazione maldiviana

Dhoni: tipica imbarcazione maldiviana

Nel caso specifico, l’equivalente degli sci sono le pinne, lo skilift è il dhoni ed il bianco manto nevoso è il mare che ci circonda e ci abbraccia nel suo perpetuo moto ondoso. Personalmente ho svezzato allo snorkeling persone che mai avrebbero lontanamente immaginato che un giorno si sarebbero trovate a nuotare in superfici che introducono fondali profondi centinaia di metri. Le classiche fobie sono quelle di nuotare dove non si tocca (paura che affligge addirittura la simpaticona nuotatrice campionessa olimpionica Federica Pellegrini, su sua stessa ammissione) o dove non si vede il fondo dato che non si sà cosa c’è sotto. (Grazie Spielberg…) Un giubbotto salvagente ed una maschera, con il prezioso aiuto della barriera corallina, faranno scomparire ogni paura lasciando spazio ad un nuovo mondo incantato. Al posto di fate e folletti evanescenti lo scenario acquatico ci offrirà pesci di ogni genere e grandezza: dalla pastinaca dalla coda di vacca, ai trigoni dai tonni pinna gialla alle mante, dalle tartarughe ai pesci pagliaccio, gli anemoni, aragoste, cernie, stenelle dal lungo rostro (delfini). Ed i temutissimi squali? L’unico a cui dovrebbero azzannare l’uccello (per stare in tema naturalistico) è proprio il regista del film lo Squalo, Spielberg appunto, che ha creato una sorte di pregiudizio e terrore davanti a questo meraviglioso animale. I piccoli ed innocui pinna bianca e da non confondere con lo squalo bianco (in genere di circa 50 cm) sono quelli che gironzolano più frequentemente nei pressi delle isole ed in acque piuttosto basse, ma è abbastanza frequente riconoscerli anche durante le escursioni in prossimità dei vari giri (pronuncia ghiri, piccole isole sommerse di cui appunto si usa circumnavigare con maschera e pinne); squali cui le dimensioni aumentano fino al metro e mezzo e dove i più fortunati potranno ammirare in tutta la loro sinuosità anche altre specie come il rarissimo squalo leopardo o l’enorme squalo balena, mentre per vedere lo squalo martello bisogna immergersi a profondità maggiori ed in luoghi specifici.

Una manta gigante

Una manta gigante

Per riassumere brevemente: lo squalo non attacca una preda potenzialmente della sua stessa stazza (e noi lo siamo) quando può scegliere tra centinaia di pesci più piccoli che tra l’altro hanno tutto il grasso di cui l’uomo non dispone. Attenzione perché l’inesistente pericolo squalo ci potrebbe sviare da quelli che sono i veri trabocchetti del mare, derivanti da pesci all’apparenza innocui e colorati: il pesce balestra, che durante la cova difende le uova con i denti (senza unghie) e spesso si lancia in attacchi che si sono conclusi con pezzi di pinne staccati; Il pesce scorpione con le sue spine avvelenate; il pesce pietra, che se calpestato accidentalmente può provocare la morte; la rarissima puntura della coda della pastinaca (sfortunatamente mortale nel caso di Steve Irwin). Nel ricordare che il veleno dei pesci è termolabile, il consiglio per evitare di mettersi nei guai è quello di non toccare niente e di cambiare una volta per tutte la pessima abitudine di riempirsi la valigia di ricordini come corallo, sabbia e conchiglie di vitale importanza per la sopravvivenza del fragile equilibrio maldiviano, già abbastanza modificato e martoriato da scavi e costruzioni varie. Animali morti (il corallo è un animale) che una volta a casa e messi sul caminetto, fanno cag… Vabbé, ci siamo capiti.

Pesci fucilieri

Branco di pesci fucilieri

Concludiamo da dove abbiamo cominciato: nessuna noia alle Maldive quindi ed anche chi evita questa esotica meta per la paura di morire di solitudine o di parlare con le foglie si potrebbe ricredere. Sono frequenti le visite di numerose agenti di viaggio pronte a sperimentare il prodotto e… Vabbè, queste sono altre storie.

Non rimane che prenotare, partire e riempire le caselle del nostro destino con tutti i colori di cui possiamo disporre …e le Maldive sono un’infinita tavolozza a nostra completa disposizione.