L’evoluzione di Controviaggio
Le lancette dell’orologio scandiscono i secondi, minuti, ore che diventano giorni, mesi, anni… Nessuno è esente da questo inarrestabile processo che con se porta sempre novità ed evoluzioni (o involuzioni, perché no?) di cui nemmeno Controviaggio è ovviamente esente.
Sono partito con l’idea di utilizzare il blog come vetrina per quello che avrebbe potuto diventare un format televisivo, cosa che evidentemente non si è realizzata. Niente è però per caso ed alla fine questo blog dopo un periodo di prova si è consolidato in rete, certamente senza numeri da capogiro, però con buone presenze costanti e picchi considerevoli.
Come premesso il tempo porta cambiamenti e Controviaggio ne presenterà a breve qualcuno di abbastanza significativo.
Già da qualche tempo è sparita la formula del contro, idea ispiratrice, in quanto il mio amico-collega Daniele è sparito di scena, vuoi per motivi motivazionali, vuoi per quelli dovuti al grave incidente che ha subito il 6 agosto che volenti o nolenti non gli permettono di svolgere tutto quello che sicuramente preferirebbe fare nella quotidianità. (Non solo è scontato l’augurio di una prontissima guarigione a Daniele, ma in seguito vi renderò partecipi di una gesto particolare che ho deciso di dedicargli…)
Di conseguenza il blog andrà avanti a conduzione singola, ossia me ne occuperò completamente in maniera autonoma.
Da buon ex fotografo professionista (semi perché ero giovanissimo) convinto del fatto che un blog di viaggio debba presentare ai propri followers immagini degne di questo nome, ho deciso di potenziare l’arsenale fotografico acquistando una Nikon D7000 che spero a breve comincerà a dare i suoi frutti ed incidere sulla qualità dei post stessi.
La presenza nei social quali Facebook, Twitter ed Instagram è stata sempre gestita dal sottoscritto, quindi non cambierà nulla in tal senso. …magari eviterò di perdere tempo contro Presidenti del Consiglio e con attacchi di interismo cercando di rimanere più tematico.
Al vaglio anche una nuova formula grafica di impaginazione dei post ed eventuali collaborazioni con altri blogger, ma questo progetto necessita un pò di pazienza.
Prossimo appuntamento con un nuovo post di Controviaggio quindi dopo il 12 ottobre, data speciale perché segnerà la mia prima official runner race (10km) durante la Maratona Roads to Rhodes di Rodi, isola greca dove passo le mie estati da ormai diversi anni e che ovviamente sarà documentata aprendo nuovi orizzonti sportivi e dedicandoci così anche ai sempre più numerosi runners.
I miei primi 10 chilometri ufficiali saranno dedicati proprio al mio amico-collega Daniele che in seguito all’incidente sopracitato è momentaneamente impossibilitato ad usare gli arti inferiori ma che, lancio la sfida, il prossimo anno lo porteranno al traguardo della stessa gara.
Il viaggio continua…
(Renato)
Speciale Giordania: Chi ci vive ci ha detto che…
CONTROVIAGGIO: Ciao Cecilia, per chi lavori e di cosa ti occupi esattamente?
CECILIA: Ciao sono Cecilia Mazzone, capocentro (responsabile assistenza per chi non lo sapesse) per un noto Tour Operator, in Giordania, mi occupo di assistenza alla clientela e di servizi turistici.
Alcune persone evitano di visitare la Giordania per paura di essere coinvolti in situazioni pericolose mentre la prima domanda da parte dei turisti che la scelgono come meta vacanziera è: ma c’è da fidarsi? Tu che ci vivi cosa puoi dirci a riguardo?
A dire il vero, la prima, non è proprio una domanda, ma un’osservazione da parte degli stessi; ovvero mi sento più spesso dire, “che meraviglia sono partito/a con tanta titubanza, vista la situazione intorno al Paese e invece mi trovo in un Paese tranquillo e la gente è speciale, accogliente e ti viene incontro sorridendo, sono piacevolmente sorpreso/a. Certo le domande di rito ci sono sempre alla riunione informativa: “si può girare tranquillamente? Come ci dobbiamo vestire?” Ma queste domande esulano dalla situazione politica che caratterizza l’area intorno a noi, sono domande comuni che chiunque si sente fare da persone che arrivano per la prima volta in un paese arabo.
Molti non hanno ben chiare le numerose differenze che contraddistinguono i popoli arabi da quelli nord africani e spesso anche la definizione di musulmano ed arabo non è ben definita nel collettivo occidentale con il rischio di farsi un’idea sbagliata. Chi sono e come vivono i giordani?
I giordani sono arabi, insieme a tutti i popoli medio orientali, quindi palestinesi, siriani libanesi, iracheni e si sentono discendenti e depositari, e con tanto orgoglio del popolo che abitava queste zone anticamente e che faceva parte di un unico impero La Grande Siria (di Bilad El Cham), si parla credo del VII secolo, durante il califfato degli Omayyadi. Oggi giorno, il popolo giordano è misto, direi giordano palestinese, inoltre lo Stato Giordano accoglie ormai da anni anche i profughi iracheni e da tre anni a questa parte tanti profughi siriani, piccole percentuali di cercassi ceceni ed armeni. Quindi non si può dire che il popolo che giordano abbia una sola identità, anche se tutti convivono pacificamente, sotto la guida di un Re: Re Abdallah II discendente della famiglia Hascemita.
I giordani però ci tengono tantissimo a non essere ”confusi” con i popoli del Nord Africa, come dici tu, poiché li considerano “berberi”( e lo dicono con una smorfietta a lato della bocca!); Nessuno qui ammette che gli Arabi hanno popolato le coste del nord Africa ed hanno fondato proprio in Tunisia una delle città capostipite dell’Islam “Kairouan” e nel tempo si sono mischiati con il popolo berbero. Quindi per noi europei i nord africani sono arabi anche loro… ma guai a dirlo qui!!! ( sstt!!!)
I giordani, vivono direi come noi europei: a nord almeno, nella parte del paese più evoluta economicamente; la capitale Amman è una città ultra moderna, dove ci si può divertire ad osservare tanti contrasti tra evoluzione economica, sociale e tradizione. Si entra in città e lì proprio tra le colline, dietro Abdoun che è il quartiere più elegante, ci sono ancora due o tre contadini con le loro tende, al pascolo i dromedari e vendono latte di dromedaria e prodotti caseari ai passanti… appena dietro la collina ecco spuntare magnifiche ville, di un eleganza straordinaria e poi, correndo sulla strada, ponti stradali di ultima generazione. Si raggiunge il quartiere successivo Jabal Hussein, un quartiere davvero ”popolare” dove si può notare tanta povertà, ma la gente è speciale. Anche qui nella grande città, la gente ti viene incontro, sorridono anche se non hanno nulla e ti dicono: ”Welcome to Jordan!”
Il sud , è ben diverso. A sud c’è deserto e si sente tanto la carenza d’acqua; c’è tanta povertà. In mezzo al deserto trovi villaggi che richiamano i quadretti del vangelo… davvero c’è un villaggio Gharandal, ogni volta che ci passo mi sembra di vivere nel presepe; trovi anche qualche contadino che cerca di coltivare il suo fazzoletto di terra tra mille difficoltà: come far arrivare l’acqua fino a lì? La maggior parte dei contadini sono allevatori che hanno pecore, dromedari e dove possono coltivano pomodori e angurie d’estate. Lo immagineresti? Sono famose le angurie del Wadi Rum.
Unica provincia al sud è Aqaba, che si affaccia sul mare. Qui la gente vive… già di che vive? Di servizi turistici. Aqaba raccoglie una buona percentuale di turisti che giungono dal confine con Eilat (Israele), o in aereo, e scelgono di dormire ad Aqaba e di recarsi in visita a Petra e al Wadi Rum.
Il contrasto tra nord e sud è molto forte. Non saprei dire cosa mi affascina di più e cosa affascina di più i turisti…
Quando si parla di Giordania è inevitabile non citare la bellissima Regina Rania Al Yassin e suo marito, Re Abdullah II. Come viene percepita la monarchia nel Paese? Parliamo di un Paese oppresso e militarizzato o i regnanti preferiscono investire in cultura e partecipazione del popolo?
E’ vero! I reali son molto amati! Lei è molto bella e si impegna nel sociale e lui si fa amare da tutti. Si interessa alle problematiche del popolo; si dice che spesso scenda in piazza per saggiare gli umori del popolo. Spesso interviene nelle scelte del Governo per controllare che tutto si svolga correttamente. Non sono state poche le volte che il Re sia intervenuto per sciogliere il Governo quando era venuta a galla qualche, diciamo irregolarità. Non si può dire che il popolo giordano sia oppresso dalla Monarchia, al contrario Re Abdallah e la consorte fanno un’ottima politica di divulgazione dell’istruzione, nelle zone più represse, laddove ce n’è più bisogno donano ai più bisognosi. Periodicamente il Re fa delle donazioni per la gente più bisognosa. Insomma, si fanno proprio amare!
Qual’é l’incidenza della microcriminalità nella vita comune? Le donne possono fidarsi a camminare da sole la sera per le vie del centro di Amman, ad esempio?
Insomma… Non mi sento di dire che non esista microcriminalità, ci sarà ma i turisti vengono tenuti lontano da tafferugli vari che possano avvenire in strada e che ci sono, è innegabile e sapientemente preservati da furti aggressioni e cosucce varie. Tutto deve sembrare perfetto al turista, è chiaro che poi la vita reale è un po’ diversa. Microcriminalità ne esiste ma siamo ben lontani dai nostri tristissimi standard. Non si sente mai parlare di donne aggredite ed ammazzate come succede nei nostri paesi europei. A me capita spesso di uscire la sera sia ad Aqaba che ad Amman e fino ad ora nessuno mi ha disturbato. E’ chiaro che comunque il turista viene sempre avvisato che il paese è tranquillo, ma non fidarsi troppo …è meglio!
Abbiamo chiarito, si spera, che la Giordania è un Paese accogliente, ospitale e sicuro. Non ci rimane che visitarlo quindi. Cosa c’è di imperdibile e cosa ci offre il territorio?
Eh… da dove cominciamo? Imperdibile. E’ un tour che ti consenta di ammirare la varietà di paesaggi che caratterizza questo piccolo paese, è qualcosa che ti lascia senza fiato: sei in auto viaggi, passi dal deserto alle riserve naturali come quella di Dana. (conifere del centro Europa) Poi ancora deserto e si scende giù e poi ancora giù. Mar Morto: un paesaggio incredibile e poi si risale e come d’incanto ti si profila sullo sfondo una metropoli come Amman che comincia ad apparire da dietro le sue colline… fantastico!!!
Imperdibile… Ovviamente Petra, ma anche Shobak, la riserva di Dana come dicevo, Monte Nebo. Wow che panorama sulla valle del Giordano! Imperdibile ancora il nord, la valle del Giordano a nord andando verso la frontiera a nord Sheikh Hussein, meravigliosa, egualmente importante da vedere Jerash e Umm Qais al confine con Siria e Israele, wow! Sullo sfondo il lago di Tiberiade, le alture del Golan… Quanta storia: si rimane incantati ad ascoltare la guida che ti riporta ai tempi biblici!!!
Da scoprire Il Down Town di Amman, detto anche Al Balaad brulicante di persone a tutte le ore… e quanti colori… profumi… da non perdere davvero!!!
E poi: il Wadi Rum! Che incanto! Non vorresti mai venir via da lì!
Durante la scoperta di questo affascinante Paese i clienti sono seguiti, o meglio, devono seguire delle guide che sono molto preparate, fondamentali nella riuscita del viaggio e considerate un’inestimabile valore aggiunto. Qual’è il loro rapporto con i clienti?
Che dire? La guida è il biglietto da vista del Paese e loro ne sono consapevoli. Si sentono depositari della verità che racconteranno ai turisti e che viaggerà poi in Italia ed in Europa, di bocca in bocca.
Il loro impegno è straordinario! Tutti e dico tutti i giordani che fanno la guida si svenano per fare innamorare il turista del proprio Paese ed i turisti ignari di essere soltanto un numero si lasciano coccolare. Ma c’è qualcosa di unico e autentico che non viene insegnato a loro all’Università ed è questo senso dell’ospitalità proverbiale, che è innato in tutti i giordani dal primo all’ultimo: sono a dir poco amorevoli con i nostri turisti, li coccolano come se fossero dei Reali. Ognuno di loro. Ahimè, a volte capita che ricevano in cambio un commento o un gesto poco carino che appare a loro come uno sgarbo e logicamente si offendono. Ma è solo una nuvoletta, poi passa.
Qual’è lo standard delle strutture ricettive?
Uh!!! Che tasto dolente! La Giordania è un Paese relativamente recente e ancora più recente è la sua apertura al turismo. Non vanta gli anni di training sulla ricezione turistica dell’Egitto o della Turchia, ovviamente a parte le catene internazionali gli hotel hanno uno standard che è solo giordano anzi direi mediorientale visto che in Siria ho visto lo stesso… e anni fa anche a Beirut; uno standard molto più basso, direi che un hotel 4 stelle può corrispondere al 3 stelle o 2 stelle europeo. Tutto sta nel saper sensibilizzare la clientela alla realtà del posto. Il cliente che è consapevole di quel che offre il Paese accetta più serenamente certi limiti dell’hotel che ha prenotato.
Tale lavoro naturalmente spetta a me perché i giordani non si scompongono più di tanto: ti sbattono in faccia un “vuoi stare nel mio paese? Allora prendi quel che c’è e taci!” Lo stesso dicasi per i pullman: siamo in alto mare. Gli unici pullman che possono esser definiti tali per i nostri standard sono il 50 posti e il minivan 6 posti. Tutti i pullman di dimensioni intermedie sono molto folkloristici, mettiamola così! Del resto il turista ormai trova tutte le informazioni sulla rete e da un pò di tempo a questa parte, arriva in Giordania con un buon pacchetto informazioni e commenti di altri clienti che ci sono già stati. Questo a volte può rappresentare un danno.
Siamo nell’epoca del multimediale ed uno dei nuovi timori del turista è la copertura internet. Chi visiterà la Giordania andrà incontro ad un’astinenza da rete e social network?
La Giordania ha conosciuto una evoluzione tecnologica molto rapida e continua ad evolversi anche più rapidamente dell’ Europa, seguendo direttamente i modelli americani e cinesi. Inutile negarlo, sono più avanti di noi (soprattutto coi prezzi cinesi) I nostri contadini dell’entroterra siciliano o sardo, ma anche piemontese fanno fatica ad utilizzare il cellulare e spesso non c’è copertura. Qui di copertura ce né anche troppa: siamo bersagliati da campi elettromagnetici. Provate ad immaginare tutti i satelliti che sono puntati sul confine Giordano-Israeliano!!!
Pensate che un beduino in deserto si lasci scappare la possibilità di avere l’ultimo modello di smartphone? Anche no! E’ proverbiale l’ immagine del beduino che viaggia in dromedario e telefona al vicino di terra a 20 ettari di distanza con l’ultimo modello Samsung e sulla sua tenda campeggia un bella padellona, ultima generazione di ripetitori, marca immancabilmente cinese…
Diversa è la situazione per i clienti, turisti che arrivano in Giordania pensando di usare la rete col contratto italiano. Impossibile. Tu spendi 15 minuti di riunione a spiegare come fare per utilizzare il loro smartphone come semplice telefono cosa che li lascia basiti. (con quello che hanno speso!) Ancora di più ci rimangono quando, dopo che li hai convinti a spegnere la connessione dati, dici loro che il collegamento WiFi qui è a pagamento per tutti. La cosa li fa infuriare… però ultimamente il personale degli hotel si è rabbonito ed ha cominciato ad offrire happy hours con utilizzo free del Wifi o abbonamenti vari per la durata del soggiorno. Sul numero delle utenze per abbonamento? Beh, su quello ci stiamo lavorando.
Di stare senza Wifi per 8 giorni, no, non se ne parla. Piuttosto i clienti si comprano la sim card giordana e fanno 8 giorni di connessione con 5,00 JD (6 euro circa! Al Hamdulillah)
Il cibo può anche essere mediocre ma il Wifi quello no!!!
WELCOME TO JORDAN… AHLAN WA SAHLAN!!!!
Italiani all’estero: artisti a tutto tondo.
Agli italiani risulta particolarmente difficile staccarsi dalla cucina nostrana indipendentemente da dove si trovino.
E’ frequente trovare connazionali alla disperata ricerca di un piatto di spaghetti al dente che ricordi vagamente quello cucinato tra le mura domestiche, piuttosto che la pizza con i suoi semplici, ma a volte impossibili condimenti, come la mozzarella, spesso un vero e proprio miraggio nel deserto di formaggi dai più disparati gusti e variabili consistenze, fusi sulla nostra pseudo margherita.
Un viaggiatore è consapevole del fatto che lo spirito d’adattamento è fondamentale nella buona riuscita dell’esplorazione del territorio, sempre apprezzato anche dalle persone locali che spesso raccontano parte della loro storia attraverso i piatti tradizionali che ci propongono.
Fatto sta che di ristoranti italiani il mondo è stracolmo, specie di questi tempi dove gli italiani stessi cercano altrove la serenità economica e sociale che nell’ex Belpaese è ormai ostacolata da programmi politici europeisti che mal si sposano con la cultura italica.
Anche nella bella Rodi, l’isola greca che ormai abbiamo approfondito in ogni angolo più recondito, va segnalato un ristorante pizzeria gestito da una simpatica famiglia italiana che non solo rappresenta una cannula d’ossigeno ai turisti che necessitano di una ricarica di pasta o pizza cucinate a dovere, ma offre un atmosfera molto piacevole e rilassata.
Parliamo della pizzeria Michele Arcangelo, che prende il nome dal personaggio storico importante e ben raffigurato nel Monastero di Panormitis (isola di Symi) a lui dedicato.
Situato nel pieno centro storico a pochi passi dalla Piazza Ippocrate e dalla famosa fontana che è un punto di riferimento e di ritrovo per tantissimi locali e turisti, poche decine di metri dalla porta Marina, ingresso più frequentato per entrare tra le mura di Rodi vecchia.
Nel fine settimana inoltre, oltre all’arte culinaria, la proprietaria Anita propone anche della musica dal vivo, anche quella fatta in casa… Infatti a cantare è proprio lei, ripercorrendo così le sue origini da cantante sulle navi da crociera che, complice il destino, l’hanno accompagnata fino a Rodi.
Gli italiani sono propensi alle chiacchiere, è risaputo e confermato da chi ci governa, ma in questo caso sarà bene lasciar parlare i fatti. Anzi, i piatti.
Buon appetito!
Rodi, Grecia: Parapendio contro Paramotore
AGGIORNAMENTO: QUESTA ATTIVITA’ NON E’ PIU’ PRESENTE A TSAMBIKA BEACH
Chi meglio del gabbiano impersonifica l’idea di libertà? Numerosi illustri poeti e scrittori hanno dedicato versi ed opere a questi delicati uccelli con l’intento di parafrasare le nostre brevi vite. E chi proprio nella vita non ha mai sognato di potersi alzare in volo, da solo, senza per forza inscatolarsi in un aereo, per quanto affascinante, piuttosto che in un emozionante elicottero? Correre per tre passi e volare via, un pò come in Ralphsupermaxieroe, celebre telefilm degli anni ’80 dove il protagonista aveva ricevuto in dono dagli extraterrestri una tutina che gli consentiva farlo.
Al momento questo non risulta ancora possibile, ma un sistema che si avvicina di molto al volo delle aquile o dei gabbiani è sicuramente il parapendio e con la variante, il paramotore. A Rodi c’è la possibilità di praticare questi due sports in totale sicurezza, presso una delle più belle spiagge dell’isola, ossia Tsambika Beach, che prende il nome dal monastero che la protegge dall’alto e che viene ospitato sulla collina che è anche una fantastica rampa di lancio. Nel caso del parapendio l’unica spinta di propulsione viene data dal vento che in quella zona soffia in modo costante ed ottimale, a differenza del paramotore che invece è supportato da un elica situata dietro al seggiolino del pilota e che consente di decollare dalla pianura in pochissimi metri. Personalmente abbiamo provato il paramotore che a discapito di quanto uno possa immaginare più che una scarica di adrenalina ti porta in una dimensione fantastica perché, ovviamente riferito a chi non è abituato, volare senza barriere che ti circondano e poter ammirare paesaggi spettacolari da un’altezza importante ma non certo proibitiva è veramente sensazionale. Dopo gli inevitabili primi secondi di incertezza (nostra, non del pilota) ci si trova quasi in un videogame, o in una cartolina, complice anche ciò che circonda la magnifica spiaggia di Tsampika e le coste che da Stegna a Kolymbia offrono anfratti misteriosi e piccole chiesette private bianche e blu oltre naturalmente agli hotel ed alle case in riva al mare. Un meraviglioso mare dalle svariate tonalità che passano dall’azzurro al blu profondo.
Questo spettacolo dura venti minuti circa ma è incredibile come bastino pochi secondi per farti sentire a proprio agio durante un’attività che di certo non capita di praticare tutti i giorni. Chi scrive ha la sensazione di vertigine come la stragrande maggioranza delle persone, ma sicuramente non è incosciente, né amante del pericolo, tutt’altro. Una volta indossata la giacca per proteggersi un po’ dal vento e l’apposito casco forniti dalla scuola di volo, basta concentrarsi un pochino sulla bella avventura che si sta per affrontare e fare qualche piccolo calcolo di fisica per rassicurarsi sul fatto che è praticamente impossibile che possa accadere qualcosa di spiacevole. Il più è fatto e si è pronti per vivere un’esperienza emozionante, da raccontare, magari commentando il filmato che nel frattempo avete girato in volo o le decine di fotografie aeree. E per qualche attimo sentirsi davvero liberi nel vento, come i gabbiani. Da provare!
Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. (Gabbiani, Vincenzo Cardarelli)
Turismo: le stagioni son come quelle di una volta?
Lavoro precario e turismo sono un binomio ormai consolidato visto l’inevitabile impiego stagionale, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.
Nessun Governo da quando è esploso il fenomeno animazione (e simili) che ha visto e vede impiegati migliaia di giovani (ed ultimamente anche ex giovani) ha mai speso nessuna parola a riguardo né tantomeno si è preoccupato di tutelare queste persone. Ormai il cittadino è rassegnato in tal senso.
Chi sceglie di intraprendere un’esperienza nel campo turistico in ambito stagionale viene visto come qualcuno che cerca di prolungare il fancazzismo post studio o pre impiego serio ma la realtà è spesso ben diversa da come viene interpretata dai comuni mortali.
Innanzi tutto i ruoli stagionali sono molteplici e non necessariamente tutti gli operatori sono rinchiusi in villaggi turistici a fare animatori alla Fiorello che oltre alla sua insindacabile bravura ha avuto la fortuna di lavorare con staff e materiali illimitati negli anni in cui tutto si pensava tranne che al risparmio o alla crisi che stiamo vivendo adesso. I tempi sono cambiati: se prima si contavano sulle dita della mano i club-villaggi (veri e propri) con formula all inclusive venduti a prezzi non accessibili a tutti, dalla qualità decisamente alta, con tanto di chef e cuochi rigorosamente italiani come i prodotti offerti, decine di ragazzi d’animazione specializzati con attrezzature diurne fornitissime e costumerie in cui perdersi, oggi giorno anche la pensione Mariuccia ha almeno un animatore per ogni stella che offre. Quindi uno o due.
Premesso che chi scrive ha cominciato la carriera come animatore con regole ferree ma decisamente indispensabili per rimanere illeso nell’ostico ambiente, (e che non è più animatore dal 1999 visto che probabilmente neanche i miei genitori capiscono la differenza tra assistenza ed animazione) gradirebbe portare un po’ di luce nel tunnel dell’ignoranza che avvolge l’ambiente.
Chi sceglie di partire per fare la stagione, ed ha la fortuna di capitare in un luogo consono circondato da persone serie, si deve rendere conto della missione che sta per affrontare, quasi religiosa dal punto di vista sacrificale. Prima differenza dal lavoro tradizionale sotto casa è il fatto che proprio casa non c’è più, famiglia neppure, vecchi amici men che meno. La volontà apre le porte della partenza, la determinazione e l’umiltà quelle d’arrivo. Nonostante la frequenza giornaliera con ragazzi (o meno) alla stregua del Grande Fratello è necessario ricordarsi d’essere colleghi di lavoro e non amici. Si può condividere la stanza da letto, il bagno, ciò non toglie quanto appena detto. Chiaro che tra colleghi (che pur umani sono) possono nascere amicizie inossidabili ed anche qualcosa di più in taluni casi, ma gelosie o permalosità devono essere lasciate fuori dall’ambito lavorativo; ed in stagione si lavora sempre.
Conseguentemente nasce il luogo comune del “tutta questa fatica per guadagnare così poco”. Altra analisi doverosa da fare è che, qualcuno dall’alto dovrebbe preoccuparsi di tutelare maggiormente i precari ma torniamo punto a capo; premesso (nuovamente) questo bisogna valutare il contesto ed il soggetto: c’è chi paga fior di quattrini per affrontare corsi PNL e quant’altro quando l’esperienza maturata in una stagione spesso è altamente formativa ed utile anche in prospettiva futura ed in altri ambiti, in più remunerata. Non è vero inoltre che i guadagni sono da pezzenti come molti credono (…ma lasciamoglielo credere) semplicemente ci sono dei tempi e ruoli diversi. In un supermercato la cassiera ha uno stipendio, il direttore un altro, il capoarea un altro ancora, fino ad arrivare all’amministratore delegato ed al proprietario. Personalmente la mia mini carriera l’ho fatta, il mio stipendio negli anni è cresciuto, spesso non proporzionalmente, ma per mie scelte. (che rifarei)
E poi, santo dio, possibile che tutto e comunque debba sempre girare intorno ai soldi?
Anche in questo campo infatti si può scegliere la via più facile e più breve, dove con un po’ di faccia tosta ed egoismo si possono costruire molti ponti di legno che permettono di far arrivare in cascina diverse quintalate di grano. Questo obiettivo però può essere inseguito o da persone mediocri ed ingorde con una scarsa visione del futuro e con indole malavitosa o da altre che non hanno intenzione di rimanere nell’ambiente a lungo nel segno di “o la va o la spacca”. Oppure ci sono quelli che hanno avuto la fortuna di essere cresciuti in ambienti sani e con valori particolarmente solidi come i loro piccoli ponticelli, costruiti con fatica in pietra e ben cementati che non sono miseramente crollati alla prima alta marea.
Tanto alla fine, specie nel turismo dove si ha a che fare con migliaia di persone, le magagne saltano fuori.
(Renato)
Maldive: paradiso contro noia
Praticamente un angolino di paradiso terrestre, le Maldive offrono al visitatore 1.192 isole raggruppate in 26 atolli che decorano l’Oceano Indiano con le sue infinite sfumature di blu.
Nell’immaginario collettivo questo luogo è la classica meta per coppie che stanno scalando la vetta dell’amore oppure da quelle che altro non cercano che un lembo di magnifica spiaggia che li isoli (nel vero senso del termine) dai tormenti quotidiani; molti associano le Maldive, in una parola, alla noia.
In realtà queste meravigliose lentiggini sul faccione oceanico offrono davvero infinite possibilità tant’è che le giornate passano molto in fretta.
Due premesse: la prima è che chiaramente chi soffre il mal di mare o che al di fuori di una baita innevata su qualche cucuzzolo di montagna sclera, magari ci pensi prima di raggiungere un posto che vive di solo pesca, turismo e dove il mare è il protagonista in tutte le ore del giorno e della notte; la seconda è che mai come in questo caso l’equazione qualità-prezzo è così evidente: le strutture nella maggior parte dei casi sono di un livello molto alto e, come non ci stancheremo mai di ripeterlo, per sfruttare al meglio il proprio viaggio, prima di dirigersi alla meta, bisognerebbe raggiungere la consapevolezza delle proprie aspettative e possibilità.
In tal senso il listino prezzi è un ottimo specchietto meteorologico: pericolo di trovare il freddo durante l’anno ovviamente non c’è (maldiviani in cappotto ancora non si son visti), di passare una settimana consecutiva sotto la pioggia sì. Quando si corre il rischio più alto? Le stagioni sono divise in monsone secco, da dicembre ad aprile e monsone umido, da maggio a novembre. Scritte queste precisazioni ed unendo il fattore monetario e climatico il suggerimento è di non scartare a priori una visita durante il periodo delle piogge (monsone umido) dato che non è affatto scontato che troviate la pioggia ed anzi, possiate usufruire di notevoli offerte proprio perché considerata bassa stagione dai tour operators. Certo è che se una settimana consecutiva di pioggia alle Maldive corrisponde ad una sfigatum laurea honoris causa, qualche giorno bagnato offre al visitatore aspetti positivi; passare delle ore al centro benessere o a letto con la dolce metà (o dolci trequarti) al tintinnio delle gocce che si infrangono sull’acqua del mare è idilliaco ed anche le uscite in mare assumono aspetti singolari.
Rimane ancora inevasa la risposta all’affermazione più frequente: sì però che palle stare confinati in un isoletta che giri in 4 minuti! Non si capisce se chi afferma ciò vive una vita incompleta oppure soffre di snobbismo. Le isole altro non sono che l’equivalente del rifugio in montagna, dove chiaramente una prolungata permanenza al suo interno senza mai uscire per indossare un paio di sci o prendere uno skilift che ci porti poi a scendere qualche pista bianca, rossa o nera che sia, sarebbe di una noia mortale.
Nel caso specifico, l’equivalente degli sci sono le pinne, lo skilift è il dhoni ed il bianco manto nevoso è il mare che ci circonda e ci abbraccia nel suo perpetuo moto ondoso. Personalmente ho svezzato allo snorkeling persone che mai avrebbero lontanamente immaginato che un giorno si sarebbero trovate a nuotare in superfici che introducono fondali profondi centinaia di metri. Le classiche fobie sono quelle di nuotare dove non si tocca (paura che affligge addirittura la simpaticona nuotatrice campionessa olimpionica Federica Pellegrini, su sua stessa ammissione) o dove non si vede il fondo dato che non si sà cosa c’è sotto. (Grazie Spielberg…) Un giubbotto salvagente ed una maschera, con il prezioso aiuto della barriera corallina, faranno scomparire ogni paura lasciando spazio ad un nuovo mondo incantato. Al posto di fate e folletti evanescenti lo scenario acquatico ci offrirà pesci di ogni genere e grandezza: dalla pastinaca dalla coda di vacca, ai trigoni dai tonni pinna gialla alle mante, dalle tartarughe ai pesci pagliaccio, gli anemoni, aragoste, cernie, stenelle dal lungo rostro (delfini). Ed i temutissimi squali? L’unico a cui dovrebbero azzannare l’uccello (per stare in tema naturalistico) è proprio il regista del film lo Squalo, Spielberg appunto, che ha creato una sorte di pregiudizio e terrore davanti a questo meraviglioso animale. I piccoli ed innocui pinna bianca e da non confondere con lo squalo bianco (in genere di circa 50 cm) sono quelli che gironzolano più frequentemente nei pressi delle isole ed in acque piuttosto basse, ma è abbastanza frequente riconoscerli anche durante le escursioni in prossimità dei vari giri (pronuncia ghiri, piccole isole sommerse di cui appunto si usa circumnavigare con maschera e pinne); squali cui le dimensioni aumentano fino al metro e mezzo e dove i più fortunati potranno ammirare in tutta la loro sinuosità anche altre specie come il rarissimo squalo leopardo o l’enorme squalo balena, mentre per vedere lo squalo martello bisogna immergersi a profondità maggiori ed in luoghi specifici.
Per riassumere brevemente: lo squalo non attacca una preda potenzialmente della sua stessa stazza (e noi lo siamo) quando può scegliere tra centinaia di pesci più piccoli che tra l’altro hanno tutto il grasso di cui l’uomo non dispone. Attenzione perché l’inesistente pericolo squalo ci potrebbe sviare da quelli che sono i veri trabocchetti del mare, derivanti da pesci all’apparenza innocui e colorati: il pesce balestra, che durante la cova difende le uova con i denti (senza unghie) e spesso si lancia in attacchi che si sono conclusi con pezzi di pinne staccati; Il pesce scorpione con le sue spine avvelenate; il pesce pietra, che se calpestato accidentalmente può provocare la morte; la rarissima puntura della coda della pastinaca (sfortunatamente mortale nel caso di Steve Irwin). Nel ricordare che il veleno dei pesci è termolabile, il consiglio per evitare di mettersi nei guai è quello di non toccare niente e di cambiare una volta per tutte la pessima abitudine di riempirsi la valigia di ricordini come corallo, sabbia e conchiglie di vitale importanza per la sopravvivenza del fragile equilibrio maldiviano, già abbastanza modificato e martoriato da scavi e costruzioni varie. Animali morti (il corallo è un animale) che una volta a casa e messi sul caminetto, fanno cag… Vabbé, ci siamo capiti.
Concludiamo da dove abbiamo cominciato: nessuna noia alle Maldive quindi ed anche chi evita questa esotica meta per la paura di morire di solitudine o di parlare con le foglie si potrebbe ricredere. Sono frequenti le visite di numerose agenti di viaggio pronte a sperimentare il prodotto e… Vabbè, queste sono altre storie.
Non rimane che prenotare, partire e riempire le caselle del nostro destino con tutti i colori di cui possiamo disporre …e le Maldive sono un’infinita tavolozza a nostra completa disposizione.
Francia, Aix en Provence. Dove dormire? Consigli universali.
Il luogo dove dormire non sempre è fondamentale nella buona riuscita del nostro soggiorno. Spesso capita di leggere commenti di persone scandalizzate dalla qualità della struttura cui si sono fatti ospitare per in realtà constatare che le aspettative riposte erano spropositate e che l’imprevisto sarebbe stato evitabile semplicemente valutando al meglio l’esborso iniziale. L’affare low cost può capitare, certo, ma nessuno regala niente, specie in periodi di alta stagione e da un hotel in zona industriale per quanto curato e raffinato possa essere non si possono certo pretendere prestazioni maldiviane.
A nostro avviso Aix en Provence, o la Provenza in generale se preferite, è uno di quei posti cui va dedicata particolare attenzione alla scelta della struttura ospitante dato che può rendere ancora più suggestivo il già romantico ambiance provençale. (Facciamo i fighi ma il nostro francese si limita a bonjour ed Arbre Magique) La scelta è così caduta su un B&B, Clos du Malvallat, non troppo distante dal centro cittadino. La bella villa che ospita le varie stanze dedicate ai visitatori si trova in campagna e durante il periodo primaverile viene circondata dalla tipica colorazione viola della lavanda in fiore che probabilmente ha ispirato non solo il pittore Paul Cezanne nei suoi favolosi dipinti, ma ha anche tinteggiato con sfumature pastello la vita dei francesi provenzali.
Persone che hanno rivelato un animo sereno e cordiale che in Italia, senza forse, sbiadisce giorno dopo giorno, nascondendo sempre più i sorrisi della gente ormai occupata a sopravvivere alla burocrazia ed impegnata dietro talent show infruttuosi e talk show che urlano i loro vuoti contenuti.
http://www.closdumalvallat.com/
Proprio le cose che Controviaggio adora lasciarsi alle spalle indipendentemente dai luoghi che abbiamo la fortuna e la caparbietà di visitare (o vivere) e che anche in questo caso abbiamo evitato per qualche giorno, approfittando della gentilezza, ospitalità e discrezione di Madame Marianne e Monsieur Patrick, proprietari di Clos du Malvallat, che ci hanno anche gentilmente concesso un upgrade solo perché abbiamo menzionato il blog.
Patrick è in realtà un sarto professionista ed i suoi splendidi abiti da sposa e da sera sono visibili attraverso una vetrata dell’atelier all’interno della villa dove, nell’epoca delle stampanti 3D, assieme ai vestiti fa bella mostra di sé anche una vecchia Singer che probabilmente utilizza per confezionarli.
Le stanze sono accoglienti ed impeccabili con il loro mobilio che altro non poteva essere che in stile provenzale ben abbinato alle più moderne soluzioni tecnologiche come l’immancabile tv HD a schermo piatto, degli speakers per l’Iphone o l’ormai indispensabile free wifi. Davvero notevole il gioco di luce creato dalle vetrate che si affacciano al giardino, dagli oculi e da un lucernario sopra il letto.
Non proseguiremo a fare la descrizione tecnica di Clos du Malvallat perché lo spirito del blog è quello di diffondere sensazioni e colori, emozioni e stati d’animo che, in questo caso, sono stati tutti al posto giusto ed al momento giusto. Ci limitiamo quindi a suggerire per un week end romantico la visita della suggestiva, allegra e vitale Aix en Provence magari ospiti di Clos du Malvallat, delizioso chalet nella campagna provenzale. Certi che sarete voi ad accodare altri sentimenti ed emozioni a questo breve, ma speriamo utile e piacevole, articolo. (Renato)
Francia, Aix en Provence: semplicemente un bijou
La città natale del pittore impressionista Paul Cezanne offre al visitatore degli scorci memorabili ed un’atmosfera davvero piacevole. Chi sceglie la macchina come mezzo per raggiungere Aix en Provence potrà anche fare a meno del navigatore, dato che l’autostrada da percorrere è fondamentalmente tutta dritta fino a destinazione. Percorso alternativo è naturalmente la splendida strada costiera che attraversa la Costa Azzurra con i meravigliosi paesaggi che offre; le ville e palazzi a Mentone, Principato di Monaco, Nizza, Cannes e via dicendo sono già un abbondante antipasto di quello che ci aspetta in Provenza. San Valentino non è il periodo della fioritura della lavanda e le campagne che attraversiamo non hanno ancora la colorazione che caratterizzano la regione francese, ma ciò non comprometterà minimamente il viaggio.
Aix en Provence è una città che pur essendo relativamente vicina all’Italia sembra appartenere ad un altra epoca ed un altro continente e se a Parigi è possibile comunicare con i locali solamente se si è in grado di conversare con accento parisienne, nella città provenzale si viene accolti da persone serene e sorridenti che non solo parlano in inglese, ma molti anche italiano. Le splendide vie del centro che ospitano curatissimi negozi sono molto frequentate ed è davvero piacevole vedere tantissimi giovani, provenienti per lo più dal polo universitario, coinvolti nell’attività cittadina.
I centri commerciali che stanno desertificando i territori di varie nazioni, hanno vita molto dura ad Aix en Provence per vari motivi: trovare un posto per la macchina in centro città è una bazzecola visti i numerosi parcheggi a 5 piani sotterranei situati a pochi metri dal principale punto di riferimento che è la piazza Charles De Gaulle riconoscibile anche per la sua bellissima fontana.
Una volta raggiunta la piazza è altrettanto semplice camminare lungo il Corso Mirabeau o addentrarsi tra le Rou del centro dove si possono ammirare palazzi d’epoca e numerosi locali per l’aperitivo. I colorati negozi offrono prodotti raffinati e ricercati, quelli di dolciumi in alcuni casi si presentano allo stesso modo delle gioiellerie dove al posto dei gioielli fanno mostra di se i macarons.
Tutti i particolari sono davvero molto curati ed il livello di professionalità che traspare è notevole. Sicuramente un’ottima cura per quella che nel resto d’Europa viene vissuta come crisi.
Frequenti iniziative artistiche e musicali rendono la città ancora più pulsante, vitale ed attrattiva, per non parlare del mercato dove acquistare formaggi, salumi o variopinti saponi alla lavanda, il mercato dei fiori o quello dell’usato. (continua)
Isreale contro Palestina
Argomento alquanto delicato ma visto che la disinformazione in Italia ha raggiunto picchi inaccettabili, cercherò di affrontarlo usando logica ed onestà intellettuale senza la pretesa di convincere nessuno, ma almeno documentando la mia totale solidarietà al popolo palestinese. Certo è che per un occidentale è sconveniente prendere una presa di posizione opposta a quella di comodo evitando di schierarsi dalla parte degli ebrei che nel frattempo continuano imperterriti ad applicare la loro politica di occupazione e di terrore.
Qualche lettore rimarrà spiazzato dall’indirizzamento di politica internazionale di questo post, ma il turista (specie italiano) sarebbe bene che capisca e si informi in modo adeguato prima di fare figure idiote nel resto del mondo. Ricordiamo che lo Stato di Israele viene inventato dalle Nazioni Unite nel 1947, completando di fatto l‘occupazione dei territori arabi già abbondantemente usurpati dalla loro autonomia dai turchi e dall’Inghilterra negli anni precedenti. Si innestano quindi gli ebrei in una terra araba chiamata Palestina fino ad allora e considerata terra promessa dai giudei. Israele comincia quindi a sgretolare lo Stato Palestinese fino a farlo diventare un gruviera e costringendo migliaia di sopravvissuti ad emigrare nella vicina Giordania ed in altri Paesi non solo limitrofi, ma del mondo intero. In pratica l’ebreo, dopo aver subito la shoah, si sente autorizzato a fare altrettanto costruendo mura contenitive in cui ghettizzare i palestinesi, bombardare parti del territorio da occupare con la scusa della prevenzione ad atti terroristici e di compiere quotidiani gesti criminali di cui si è anche abbondantemente macchiato l’ex premier recentemente scomparso Sharon, forte del fatto che ad ogni critica si può indicare l’avversario come temuto antisemita. Dietro a questo scudo si compiono impunite le scorribande ebraiche che hanno come unico obiettivo l’occupazione totale della Palestina e, chissà poi, non si vada oltre. L’intento di Israele di liberarsi di tutti gli arabi si concretizza nel coronare Gerusalemme come propria capitale, già capitale della Palestina.
Vieni quindi più da piangere che da ridere quando si sentono commenti del tipo gli ebrei continuano a subire attacchi da fanatici religiosi musulmani. In primo luogo dobbiamo ben specificare che gli attacchi avvengono da parte di Israele che vuole conquistare i territori ed impiantarci le proprie colonie. Semmai possiamo parlare di difesa del popolo arabo palestinese che ancora crede nella sua usurpata autonomia. Facciamo un esempio stupidino ma pratico: se lo Stato vi togliesse parte del vostro giardino per darlo a qualcuno che dice che quel territorio gli è stato promesso da Dio, come reagireste? Se una volta preso possesso del giardino arrivasse in casa vostra confinandovi nel solaio dicendovi che dovete andare altrove perché non siete graditi, accettereste in silenzio? Personalmente mi rivolgerei all’autorità e, visto che questa sarebbe complice dell’occupante, cercherei di farlo uscire da casa mia con le buone o cattive. Sono diventato d’improvviso un fanatico religioso o un incazzatissimo inquilino usurpato da casa mia?
Certo è che Israele è una finestra dell’Occidente sui territori arabi ed il potere degli ebrei, popolo storicamente legato al denaro ed al potere, non può essere messo minimamente in discussione per i motivi precedentemente illustrati. In pratica autorizzati a fare quello che vogliono per le colpe subite. Ti hanno ucciso i parenti? Non preoccuparti, adesso puoi uccidere tu quelli di qualcun altro.
Naturalmente queste sono parole che non sentirete mai pronunciare dai nostri politici opportunisti che prima vanno a porgere solidarietà al popolo palestinese per poi, lo stesso giorno, attraversare il confine e vestire il kippah ebraico strappando parole di gratitudine e contratti firmati per il rifornimento di caccia d’addestramento militare Aermacchi. http://selvasorg.blogspot.it/2012/04/monti-piazza-20-aerei-militari-ad.html
Se proprio bisogna difendere Israele lo si faccia con consapevolezza; la stessa coscienza che avrebbero dovuto avere i militanti nazisti che davanti allo sterminio degli ebrei han dichiarato di non sapere o di esser stati costretti ad eseguire gli ordini. (Renato)





























































