Duemilaquattordici au revoir in statistiche
I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.
Ecco un estratto:
Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 3.300 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 55 viaggi per trasportare altrettante persone.
Duemilaquattordici au revoir
Ogni persona vive le sue situazioni pertanto non voglio personalizzare troppo questo post riguardante il concludersi del 2014; anno che a qualche lettore avrà regalato dei momenti felici, ad altri meno, avrà sancito cambiamenti, calcato orme di centinaia di oroscopi, eluso aspettative e via discorrendo.
Come al solito tutti gli editoriali di testate più o meno attendibili proporranno la solita scaletta con le cose buone e meno buone dell’anno trascorso con proseliti astrali, economici e politici riguardanti quello a venire.
Controviaggio non si ferma a guardare indietro e non vuole mettere dei paletti simbolici che altro non fanno che rinviare di anno in anno aspettative che hanno bisogno di lungimiranza e che no
n possono essere racchiuse in un modesto tempo di 365 giorni.
Insomma, chissenefrega del 2014 e dell’anno che verrà.
Non c’è un limite di tempo per essere persone oneste, rispettose e passionevoli, non c’è un termine per commuoversi davanti ad un tramonto, ridere in amicizia o diventare consapevoli del fatto che la vita ci regala soddisfazioni minuto dopo minuto senza l’affannosa ricerca di emozioni materiali.
Il traguardo non può essere annuale e tutti gli anni che sono trascorsi e che arriveranno, apporteranno nei loro diversi aspetti un piccolo tassello che servirà a completare il nostro facile o tortuoso percorso in breve o lungo termine. Il tempo è relativo ed è inutile racchiudere sogni e desideri in uno spazio temporale rischiando di rimanerne delusi come accade praticamente sempre ad ogni scoccare di mezzanotte la notte del 31 dicembre pensando a ciò che è stato.
Controviaggio non augura un felice 2015, ma il raggiungimento di consapevolezza infinita, davvero a tutti.
Consapevolezza che ci porti a compiere azioni costruttive e non distruttive, che ci aiuti a pensare di più alla collettività e non solo a noi stessi, che una volta per tutte renda qualsiasi persona in grado di assumersi le proprie responsabilità civili. C’è davvero tanto bisogno di civiltà, umanità e cultura.
Splendano eternamente di fuochi d’artificio tutte le città in cui abbiamo vissuto, vivremo, che abbiamo visitato o che visiteremo, non solo per una simbolica notte animata da champagne, coriandoli e trenini, ma per sempre.
Insomma, un augurio senza date di scadenza da parte di Controviaggio.
“La civiltà avrà veramente inizio quando il potere dell’amore sostituirà l’amore del potere.” Richard Aldington
Moto che passione. Mugello.
La giusta location per ambientare una storia di passione e motori non può che essere una porta di garage aperta ed uno sparuto gruppo di ragazzini con la maglietta macchiata d’olio che smontano, modificano, rimontano pezzi di motorini che non riescono a mantenere intatte le loro sembianze originali per più di qualche giorno. Tra una martellata e l’altra tanti sorrisi, qualche brugola che cade, accenni di imprecazione in dialetto romagnolo, una passata del braccio a spargere fuliggine di scarico e sudore sul viso e poi ancora in sella a sgasare e testare i mezzi. Le cose che ci fanno innamorare di un pilota non sono l’intervista, la villa, l’auto lussuosa o lo yacht ormeggiato a Montecarlo; è lo sguardo deciso e l’eterna sfida a dimostrare di avere la padronanza del mezzo, sia una Vespa o un go kart, una Porsche o una moto da cross, l’esser capaci di sfidare il tempo, di guardare negli occhi la propria donna e tradirla con il mezzo meccanico nel mentre fa l’occhiolino alla morte, spesso fortunatamente accantonandola, altre volte purtroppo abbracciandola. Le corse amplificano gli eventi della vita soffiandoli poi attorno attraverso il rombo del motore.
Questo è quello che si respira al Mugello una domenica mattina come tante altre, senza riflettori delle tv e privi del passo cadenzato delle lunghe gambe delle ragazze ombrellino; la sola presenza di appassionati, quelli che hanno cominciato a smontare un Benelli in un garage di periferia, che a Natale non gradivano una felpa; piuttosto al freddo ma con i risparmi investiti in un silenziatore Polini montato sullo scarico.
Gente non completamente normale che ha trasformato la passione per i motori in uno stile di vita che coinvolge tutta la famiglia. Le moto che sfrecciano sul rettilineo non sono quelle di team ufficiali o frutto di sponsorizzazioni miliardarie; sono sudore e fatica, rinuncia e duro lavoro. Il venerdì sera non ci sono i meccanici a caricare le moto sul carrello, né gli chef a preparare il menù; spesso ci sono le compagne di questi centauri a tenere a bada, come al solito, la minuscola parte razionale di un mondo completamente strampalato, se visto dal di fuori. Madri che dal dover assistere i loro figli al cambio di pannolini si ritrovano a tirare su la zip di una tuta che lì vestirà eternamente. Difficile per la mamma spiegare ad u
n bambino che la moto del padre, anche se in gruppo, non combatte per la posizione ma contro il tempo; oggi non ci sono gare, solo prove. Meno difficile farlo divertire facendolo girare in sella ad una mini moto. Al resto della crescita ci penseranno fattori quali l’odore di gomme, olio e carburante che come feromoni diventeranno richiamo di vita per l’ignaro e predestinato fanciullo.
Questa in fondo è la passione italiana, il fascino che scaturisce dalla fantasia ed a volte improvvisazione, un’arte che si tramanda di generazione in generazione. Una domenica come tante altre è bello vedere che nel paddock a fianco della BMW Motorrad ufficiale ed in mezzo a decine di lucidi motorhome ed auto di grossa cilindrata con targa tedesca ci sia una porta di garage con all’interno un gruppo di ragazzini che smontano, modificano, a volte imprecano in romagnolo e rimontano pezzi di superbike. Apparentemente hanno i capelli brizzolati e qualche ruga in più in viso, ma racchiudono un cuore che batte forte e l’animo da ragazzaccio per bene.
Cose da garage.
Bello ed inaspettato. Verona.
“Deliziosa Verona! Con i suoi bei palazzi antichi e l’incantevole campagna vista in distanza da sentieri praticabili e da solide gallerie con balaustra, Con i suoi tranquilli ponti romani che tracciano la retta via illuminando, nell’odierna luce solare, con tonalità antiche di secoli. Con le chiese marmoree, le alte torri, la ricca architettura che si affaccia sulle antiche e quiete strade nelle quali riecheggiavano le grida dei Montecchi e dei Capuleti”
Mi sarebbe bastato leggere qualcosa in più di Charles Dickens, autore della suddetta frase, per evitare di farmi venire il torcicollo a forza di guardare in giro questa sciccosa città. La bellezza del centro storico è ammaliante, perfetto luogo dove un altro fantastico drammaturgo e poeta, William Shakespeare, ha romanzato uno dei suoi capolavori letterari, Giulietta e Romeo. Costante è il dubbio sulla reale capacità inventiva del narratore britannico quanto percettibile e reale sia la presenza dei due innamorati nell’aria, anime visibili che si inseguono e rimbalzano da un palazzo all’altro attorno a noi; tenendosi per mano, allungando le trasparenti figure e formando delle scie luminose che si dissolvono con la luce del sole per ricomparire da li a poco sulla guglia di una chiesa, o sul cornicione di un palazzo; ci accompagnano costantemente alla scoperta della loro città, Verona.
La mia visita è dovuta a qualcosa che avevo programmato da tempo e che per una serie di casualità mi ha portato nell’incantevole limbo di cui poeti ed artisti han tratto i loro spunti; niente è casuale, una gioielleria Tiffany in via Mazzini non è casuale. “Ecco perché mi piace venire da Tiffany per l’atmosfera tranquilla e serena che si respira non per i gioielli, sinceramente a me non piacciono i gioielli, ma solo i diamanti!” Sosteneva non a caso la signorina Holly Golightly (“Breakfast at Tiffany’s”, 1961, Audrey Hepburn). Tiffany di via Mazzini 6 a Verona si trova all’interno di quello che era l’Hotel Excelsior e che ora, dismessi i panni d’albergo, accoglie numerose marche prestigiose tra cui appunto la gioielleria dall’inconfondibile scatolina turchese. L’attenzione per il cliente è maniacale, indissolubilmente e fedelmente legata all’immagine del cult che ho citato qualche riga fa, Colazione da Tiffany.
E’ impensabile consumare qualche minuto nel centro storico e scappare, perché nella città simbolo dell’amore e degli innamorati questo gesto risulterebbe addirittura volgare, spregiativo, assumerebbe le sembianze di una vigliacca fuga dopo un rapporto consumato in fretta, mercenario. Ci sono dei posti (e delle persone) che lo meritano, non Verona e non l’ennesima giornata di sole che ne esalta tutta la sua bellezza. 
Un pranzo al volo diventa una piacevole scoperta in un bellissimo e curato locale, lo Zoo’e di Vicolo Crocioni 3, all’angolo di via Cappello, ristorante dall’aspetto raffinato, accogliente e funzionale come i ragazzi che mi hanno servito i deliziosi bigoli all’anatra. A pochi passi da Piazza Indipendenza dove ho avuto la sfrontata fortuna di trovare parcheggio e che mi ha consentito di muovermi tra Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori, Casa di Giulietta ed Arche Scaligere.
Prima di andarmene sono stato trattenuto dal luccichio del fiume Adige e dai suoi ponti che conducono a scorci medievali spettacolari, con la promessa di ritornare a visitare l’Arena, monumento alla bellezza in cui nel lontano 1992 accolse i Dire Straits “in una tappa della lunghissima tournée planetaria, che ebbe inizio il 23 agosto 1991 a Dublino e si concluse, dopo 216 spettacoli, il 9 ottobre 1992 a Saragozza .
Il 29 maggio 1992 vennero documentati nell’album On the Night, edito il 10 maggio 1993(*)” (*cit. Wikipedia) e dove ho ancora impressa un’immagine che se fossi riuscito ad imprimere nella mia Ilford 400 probabilmente sarebbe diventata una foto cult. Quella volta la Nikon F801 era rimasta a casa, ma io ero presente. 
Se vi siete fatti coinvolgere fino a qua, decolliamo da Verona con la macchina del tempo ed ascoltiamoci questo meraviglioso brano che alimenterà le mie e le vostre fantasie:
Buona visione!


























































