Cosa aspettarsi da Marsa Alam

DSC_0907L’Egitto è da sempre una delle mete preferite dagli italiani per principalmente tre motivi: la vicinanza geografica che consente il raggiungimento della destinazione in poche ore di volo, i costi decisamente contenuti e l’elevata probabilità di trovare temperature gradevoli anche nei periodi invernali europei.

Aggiungiamoci anche le persone che sono ancora attratte dal fascino dell’Antico Egitto con tutti i suoi capolavori conservati più o meno bene e le centinaia di leggende che li accompagnano nel lunghissimo cammino storico ed ecco che i charter sono presto riempiti da frotte di turisti italiani che ad ogni atterraggio non controllano il sistematico applauso. DSC_0921

Tra i tanti posti che offre il desertico paesaggio egiziano compare anche la neonata Marsa Alam, luogo di recentissima ideazione nel campo turistico. Spremuta come un limone Sharm el Sheik, fu prima colonia italiana, in seguito russa, ora non ben definita; edificata fino all’ultimo centimetro Hurghada, prima colonia anglo-teutonica, poi russa, ora non ben definita; Ecco Marsa Alam, penultima nata di località balneari create dal nulla ed al momento circondata dal nulla.

DSC_0914Con il proprio aeroporto e distante 3 ore abbondanti di auto dalla prima cittadina vicina con più di cento abitanti, Hurghada, Marsa Alam offre al turista la possibilità di rilassarsi al sole e di inseguire i variopinti pesci della barriera corallina, ancora integra dall’inquinamento acustico e luminoso che negli altri luoghi hanno generato l’inevitabile impoverimento della fauna marina. DSC_0886

Nella maggior parte le poche strutture alberghiere abbondano di stelle ma ci si metta nella testa una volta per tutte che far affidamento alle categorie dichiarate dagli hotel in Paesi poveri è sempre un terno al lotto. L’Egitto in particolar modo è sì capace di costruire imponenti strutture ricettive dall’accattivante aspetto, ma non è in grado di inserirci personale in grado di mantenere, programmare e sviluppare tali, letteralmente, cattedrali nel deserto. D’altronde la completa assenza di scuole professionali turistiche e la totale assenza di adeguata istruzione scolastica portano a risultati parecchio deludenti.

Un peccato. Scuole specialistiche impiegherebbero moltissime persone nell’insegnamento, toglierebbero dalla strada o da paesini di estro medievale migliaia di ragazzini con poche prospettive, finalmente fornirebbero personale qualificato alle strutture e potrebbero tranquillamente interagire, anche economicamente, con i diversi tour operator europei che per vivere, a volte solo sopravvivere, necessitano dell’Egitto come gli esseri viventi necessitano dell’ossigeno.DSC_0897

La realtà è diversa e così bisogna munirsi di pazienza, abbassare l’asticella delle aspettative e concentrarsi esclusivamente al silenzio, sole e mare che in questo caso offre Marsa Alam.

Tarocchi originali

Tarocchi originali

Se già non risiedete in un hotel a Porto Ghalib, la possibilità di raggiungere questa piccola marina è facile ed economica. E senza alternative. Agglomerato di case di recente costruzione e voluta dal solito emiro milionario di turno ha l’inconfondibile e poco originale impronta egiziana con la schiera di negozietti stracolmi di patacche ed imitazioni di ogni genere e tipo ed i loro gestori perennemente sulla porta occupati nella tentata vendita di improbabili prodotti miracolosi e scontatissimi. Parallelamente la fila di caffè è bar, a loro volta fatti con lo stampino.

DSC_0931Porto Ghalib si gira in pochi minuti ed offre rari scorci meritevoli di essere immortalati in qualche scatto che il più delle volte si rivolge alle barche ormeggiate, dall’aspetto di lussuosi yacht ma in realtà barcarole di poco pregio, piuttosto che ad edifici meno peggio edificati che nonostante il fatto siano costruiti di recente presentano già crepe e preoccupanti segni di usura dovuti all’uso di materiale scadente e manodopera non qualificata.

Il messaggio è chiaro: non siamo a Las Vegas e molti disservizi tecnologici (leggasi probabili sconnessioni o segnale wifi debole) sono abbastanza frequenti, ma visto il territorio e le condizioni del Paese è quasi miracoloso averle a disposizione. Tra l’altro, per chi come priorità ha il wifi e non il mare, suggerisco di acquistare una sim locale.DSC_0933

Se invece la tecnologia non è il vostro forte o semplicemente potete farne a meno per qualche giorno, Marsa Alam offre diverse escursioni di vario genere e tipo, tra cui l’estenuante ma imperdibile visita nella meravigliosa Luxor. Escursioni che è preferibile effettuare con il vostro tour operator per un motivo non solo di sicurezza, ma di buona riuscita e professionalità garantita.

Come spesso accade per risparmiare 15 euro si buttano via intere giornate per fare denunce e report medici o semplicemente litigate per rimborsi non dati o escursioni non effettuate.

DSC_0895Vi fareste mettere le mani in bocca da un dentista senza laurea? Non fidatevi di chi ha uffici turistici polverosi ed improvvisati, vi chiama amico e vi da le pacche sulle spalle.

Viaggiate sicuro.

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Ecco cosa si deve combattere

Je-suis-Charlie-liberi-di-raccontare-liberi-di-vivereCi risiamo…

E’ partita l’ennesima caccia al nemico. Invisibile, cattivo, spietato. Il mostro che vuole invaderci e conquistarci sgozzando gole e decapitando teste, di donne e bambini, di tutti gli infedeli, al grido di un dio intransigente.

Abbiamo da poco ripulito di coriandoli e tappi di champagne le strade nelle quali abbiamo accolto speranzosi il 2015 ma la mentalità e le informazioni cui siamo sottoposti utilizzano la stessa tecnica del medioevo quando i crociati, truppe militari cristiane capeggiate dalla Chiesa, partivano in estenuanti missioni pacifiche verso il lontano Medio Oriente dove a suon di mazzate date e prese ergevano crocifissi qua e là nella speranza di monopolizzare il mondo. Allora Saladino veniva descritto come feroce e, guarda caso, taglia teste: era il Bin Laden dei tempi antichi. In realtà non esistono documenti risalenti all’epoca che testimonino di una testa mozzata ad un qualsiasi cristiano, come oggi ancora non esistono prove di armi chimiche utilizzate da Saddam Hussein.

Giustificazioni mediatiche per raggiungere il consenso del proprio popolo.

Il nemico deve avere accentuate diversità, deve essere facilmente riconoscibile e possibilmente un po’ sporchino e disagiato. I popoli poco o per niente integrati alla cultura occidentale sono un ottimo obiettivo da combattere. Colpire senza capire.

Per difendere il proprio orticello le persone comuni hanno bisogno di difesa, di sicurezza; dal punto di vista politico avere un popolo spaventato ed allertato davanti alle diversità fa comodo per diverse ragioni: la prima perché così l’attenzione si focalizza altrove rispetto i malaffari che si sviluppano giornalmente all’interno dei palazzi di vetro, la seconda perché contrastare militarmente le minacce dell’invisibile nemico generano un business incalcolabile tra ricerca di nuove tecnologie belliche e preventive, acquisto di armamentari, mezzi corazzati e quant’altro serve a condurre una guerra tradizionale. Morale della favola il giro di affari si ingrossa e le persone si barricano terrorizzate nelle proprie case.

Questo è quello che accade e sarebbe sotto gli occhi di tutti ma accettare verità diverse non è semplice, specie se queste insinuano dubbi sulla condotta non solo storica occidentale, che negli anni hanno colonizzato mezzo mondo spazzando via intere culture o si sono intromesse in politiche estere con guerre liberatorie e confini disegnati con il righello dopo un abbondante pranzo, ma anche atteggiamenti personali caratterizzati da egoismo e chiusura.

D’altronde essere perennemente allertati che un nemico è alle porte di certo non facilita aperture.

L’idea di massima dovrebbe essere che dovremmo fornire i nostri vicini di mezzi e strutture per costruirsi il proprio avvenire, per evitare che in assenza di crescita autonoma questi prendano di mira proprio il nostro orticello.

Partendo dal presupposto che troppi ancora confondono arabo con musulmano e che farebbero bene ad informarsi prima di sparare (sentenze), arriviamo presto alla soluzione a questo tipo di problema comunitario: gli esecutori terroristi, così come quelli mafiosi o i semplici delinquenti, al 99% dei casi provengono da realtà disagiate ed instabili, dove le alternative alla scelta del proprio futuro sono completamente assenti. Le uniche speranze sono riposte in promesse economiche o religiose, quest’ultime perché incontrovertibili. Nessuno potrà mai dimostrare che dio non esiste, nessuno potrà mai dimostrare che chi promette in suo nome dica stupidaggini.

L’unica ancora di salvezza a tal proposito è l’istruzione. Insegnare la logica, completamente assente nella mentalità dei Paesi nord africani ad esempio, istituire università, investire nella ricerca e nello sviluppo, arte, cultura, creare speranze. Questo si deve fare.

Ecco perché le matite e le menti di chi le utilizzano per diffondere cultura vanno salvaguardate, nonostante non sempre il loro carboncino tratteggi linee adeguate e rispettose.

Per sconfiggere il terrorismo è inutile bombardare case altrui per colpire presunti combattenti sacrificando migliaia di persone innocenti e disperate costrette a fuggire altrove alla ricerca di nuova vita. Anime perse che rischiano di essere rimpiazzate da anime malvagie.

Per sconfiggere il terrorismo è inutile continuare la corsa agli armamenti ed ostinarsi a sostenere le invasioni israeliane in Palestina solo perché bene o male hanno un modello di vita occidentale e sono stati pesantemente puniti dalla storia recente.

Il vero nemico della libertà è l’ignoranza, ed è quella che va combattuta con ogni mezzo e con tutte le nostre forze perché, che ci piaccia o no, questo mondo malato ce lo dobbiamo condividere tra tutti.

 

Duemilaquattordici au revoir in statistiche

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 3.300 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 55 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Duemilaquattordici au revoir

Ogni persona vive le sue situazioni pertanto non voglio personalizzare troppo questo post riguardante il concludersi del 2014; anno che a qualche lettore avrà regalato dei momenti felici, ad altri meno, avrà sancito cambiamenti, calcato orme di centinaia di oroscopi, eluso aspettative e via discorrendo.

Come al solito tutti gli editoriali di testate più o meno attendibili proporranno la solita scaletta con le cose buone e meno buone dell’anno trascorso con proseliti astrali, economici e politici riguardanti quello a venire.

Controviaggio non si ferma a guardare indietro e non vuole mettere dei paletti simbolici che altro non fanno che rinviare di anno in anno aspettative che hanno bisogno di lungimiranza e che notempo-lancette-300x238n possono essere racchiuse in un modesto tempo di 365 giorni.

Insomma, chissenefrega del 2014 e dell’anno che verrà.

Non c’è un limite di tempo per essere persone oneste, rispettose e passionevoli, non c’è un termine per commuoversi davanti ad un tramonto, ridere in amicizia o diventare consapevoli del fatto che la vita ci regala soddisfazioni minuto dopo minuto senza l’affannosa ricerca di emozioni materiali.

DSC_0415Il traguardo non può essere annuale e tutti gli anni che sono trascorsi e che arriveranno, apporteranno nei loro diversi aspetti un piccolo tassello che servirà a completare il nostro facile o tortuoso percorso in breve o lungo termine. Il tempo è relativo ed è inutile racchiudere sogni e desideri in uno spazio temporale rischiando di rimanerne delusi come accade praticamente sempre ad ogni scoccare di mezzanotte la notte del 31 dicembre pensando a ciò che è stato.

Controviaggio non augura un felice 2015, ma il raggiungimento di consapevolezza infinita, davvero a tutti.

Consapevolezza che ci porti a compiere azioni costruttive e non distruttive, che ci aiuti a pensare di più alla collettività e non solo a noi stessi, che una volta per tutte renda qualsiasi persona in grado di assumersi le proprie responsabilità civili. C’è davvero tanto bisogno di civiltà, umanità e cultura.

Splendano eternamente di fuochi d’artificio tutte le città in cui abbiamo vissuto, vivremo, che abbiamo visitato o che visiteremo, non solo per una simbolica notte animata da champagne, coriandoli e trenini, ma per sempre.

Insomma, un augurio senza date di scadenza da parte di Controviaggio.

 

La civiltà avrà veramente inizio quando il potere dell’amore sostituirà l’amore del potere.” Richard Aldington

 

Intramontabile mito: Moto Guzzi

Stavo cercando un aforisma appropriato alla Moto Guzzi per poter cominciare questo post ma alla fine l’incipit più adatto è sempre lo stesso, quello che caratterizza l’esistenza dello stesso blog Controviaggio: l’umanità.

La prima Moto Guzzi costruita

La prima Moto Guzzi costruita

Il valore aggiunto della mia visita al Museo Moto Guzzi si chiama Walter, un ex amministratore dell’azienda motoristica di Mandello del Lario, che è praticamente nato e cresciuto nello stabilimento in cui lo stesso padre era stato impiegato. Attualmente in pensione si dedica all’accompagnamento di curiosi ed appassionati tra le file di gloriose due ruote che fanno splendida mostra di loro al Museo in via Emanuele Vittorio Parodi 57 a Mandello del Lario (LC).DSC_0466

Ma facciamo un piccolo passo indietro; lo stabilimento Moto Guzzi dopo i suoi fasti gloriosi ha passato momenti non proprio esaltanti che sono terminati con l’acquisizione da parte del Gruppo Piaggio (2004) che, tra i vari, ha rilevato anche le storiche Aprilia, Gilera, MV Agusta, Laverda e Derbi. Moto Guzzi è uno dei brand trainanti con circa 30 motocicli prodotti al giorno. DSC_0441

DSC_0450Indubbiamente interessante la veste moderna della linea Moto Guzzi che vuole intelligentemente far valere il suo passato con evidenti richiami storici che si abbinano in modo affascinante alle nuove tecnologie facendo trasparire quell’umanità di cui le persone sentono sempre più il bisogno di legarsi. L’avevo scritto nel post del Mugello, moto e motori sono la goccia d’olio che cade dal carter (caratteristica tipica delle vecchie Moto Guzzi), la brugola e la martellata per adattare la bandinella o un soffio nel carburatore per ripulirlo dalle schifezze. Ogni moto parcheggiata nei corridoi del museo ha una sua storia, un suo aneddoto che Walter mi racconta con passione ed orgoglio; storie di persone comuni, di ingegneri che già negli anni 50 hanno avuto idee rivoluzionarie ed impensabili ancora oggi come l’addetto stampa che in sella ad un cinquantino si è girato l’Africa, la moglie di un appassionato belga che alla morte del marito ha donato la sua moto al museo perché orgogliosa di rivederla esposta, alla moto con gli sci laterali costruita specificatamente per la Polizia Norvegese mai ritirata ed abbandonata sotto una pergola a Mandello, anche quest’ultima donata dai proprietari alla Moto Guzzi. DSC_0443

Omobono Tenni

Omobono Tenni

Motori di 12 cilindri assemblati grazie alle onde magnetiche, sistema che 50 anni dopo suona come fantascientifico, il primo prototipo di turbo e piloti come Omobono Tenni, nel 1937 primo pilota non britannico vincitore su Moto Guzzi al Tourist Trophy dell’Isola di Man, che rischiavano la vita quotidianamente alla ricerca di record allora imbattibili su moto decisamente più scomode e complicate rispetto quelle odierne, con sistemi frenanti quasi superflui nella logica di allora. Se ancora oggi chi ha vissuto gli anni migliori della Moto Guzzi, come Walter, è patriottico a discapito di altre case produttrici che han preso spunto (per non dire copiato) con risultati meno brillanti, merito va dato anche alla mentalità dei fondatori dell’omonima fabbrica, l’Ing. Carlo Guzzi ed il pluridecorato aviatore Giorgio Parodi che hanno modellato il sogno grazie alla loro interminabile passione. Forse sono proprio queste componenti che mancano terribilmente nell’Europa voluta dai nuovi burocrati, umanità e passione. Forse è proprio il motivo per cui gli italiani si sentono a disagio in questo sistema così asettico.

DSC_0452In ogni caso l’Ing. Carlo e l’aviatore Giorgio, grazie ad un prestito iniziale di 2000 Lire da parte del padre di quest’ultimo che credeva nel progetto del figlio e del suo amico ingegnere nel 1921 gettarono le fondamenta di quella che sarebbe diventata un mito, la Società omonima Moto Guzzi. In un angolo del museo dedicato alla riproduzione dell’ufficio dell’Ing. Carlo Guzzi è ancora presente la lettera originale dove il padre Emanuele Vittorio Parodi specifica che il prestito sarebbe stato un investimento iniziale in attesa di verificare lo svolgimento del progetto. Il logo sarà un aquila, lo stesso utilizzato dall’Aviazione Navale, dedicato al loro amico e socio Giovanni Ravelli, scomparso in un incidente aereo.   DSC_0444

Moto Guzzi attraverserà in sella buona fetta della storia, tra moto di grande successo, momenti bui e periodi di profonda crisi ma con la filosofia aziendale che ha caratterizzato un altro grande industriale, l’Ing. Adriano Olivetti. Il paese Mandello del Lario si è ampliato grazie alla Moto Guzzi che si è sempre adoperata per portare uno sviluppo a misura d’uomo, dando la possibilità agli allora pescatori e contadini di studiare nelle aule interne, apprendere il funzionamento dei motori per poi esser capaci di progettarne di nuovi, di occuparsi dello svago dei dipendenti come nel caso della Canottieri Guzzi nella sede storica di via Statale e che attualmente si sta riproponendo con iniziative interessanti e costruendo alloggi che potessero agevolare i propri lavoratori.

DSC_0474Ancora adesso il Museo Moto Guzzi è piacevole ed istruttivo da visitare, perché pulsa umanità e passione, elementi fondamentali che rendono gli oggetti animati, che trasmettono carattere alle cose che assieme al sacrifico e volontà superano record impensabili.

Ingresso Museo Moto Guzzi

Ingresso Museo Moto Guzzi

Senza cuore tutto si limiterebbe ad un ammasso di ferraglia colorata.

Ecco perché vien quasi da perdonare le orde di tedesconi carichi di birra quando durante i raduni si portano via i tappi e le cinghie originali dalle moto esposte o addirittura il palo con il nome della via difronte l’ingresso della fabbrica. Forse in sella alla Moto Guzzi anche loro si sentono più umani.DSC_0465

« Preoccupatevi degli interessi del nostro Paese più che del vostro. Non circondatevi di troppi agi; non sottraetevi al servizio militare, né al pagamento delle tasse. Siate indulgenti con gli altri e severi con voi stessi. Prego Iddio che i vostri figli siano la gioia della vostra vita come voi lo siete per me. » (Testamento lasciato ai figli da Giorgio Parodi)

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Steve McCurry a Monza: fotografo d’anime

Il fotografo artista Steve McCurry espone le sue immagini in una mostra di altissimo livello a Monza presso l’altrettanto spettacolare Villa Reale, dal 30 ottobre 2014 al 6 aprile 2015. 20141208_111107I primi scatti professionali di Steve McCurry avvengono all’età 19 anni in qualità di reporter in un piccolo giornale in Pennsylvania e che nessuno, lui compreso, avrebbe immaginato si sarebbero evoluti fino a tal punto. La fantastica parabola ascendente deriva dal fatto che il successo professionale è accompagnato passo dopo passo da quello umano, lato che in ogni sua foto è imprescindibile, in alcuni tratti commovente. L’umiltà e la voglia di mettersi in gioco davanti alle persone ed alle situazioni che ha immortalato scatto dopo scatto durante i suoi innumerevoli reportage, sono stati indispensabili per raggiungere l’eccellenza. IMG-20141208-WA0009Nell’epoca del digitale in cui siamo inflazionati da foto di ogni genere e tipo, tra tanta puerilità e mediocrità presente sui social, è davvero gratificante perdersi nel mondo del McCurry che ci porta per mano, anzi, per occhio, non solo tra i mondi considerati meno fortunati e martoriati da guerre o povertà, ma tra le persone che li popolano, vivono e caratterizzano, facendo notare con discrezione e palpabile garbo i sentimenti contrastanti che essi portano nel cuore e nell’anima. Nelle sale espositive di Palazzo Reale le foto sono esposte senza criterio geografico o temporale ed è davvero piacevole ritrovarsi dall’Afganistan all’India, dallo Yemen al Brasile piuttosto che Giappone, da New York a Roma nel giro di pochi passi. Spaziando nel tempo che i più attenti collocheranno con esattezza storica senza l’ausilio delle targhette identificative (ovviamente presenti) dato che è sufficiente guardare con attenzione la grana della pellicola per distinguere quali furono scattate in Kodachrome da quelle più recenti, digitali. Un abisso tecnologico facilmente riconoscibile. IMG-20141208-WA0007Tra i tanti volti sconosciuti e veri protagonisti della mostra spicca quello stranoto di Robert De Niro, scelto per simboleggiare la città di New York ed immortalato nell’ultima pellicola kodachrome allora disponibile; foto sviluppata e stampata nell’ultimo piccolo laboratorio esistente al mondo che ancora trattava pellicole prima dell’inevitabile estinzione. Un omaggio di Steve McCurry a questa fantastica pellicola prima di concedersi definitivamente alla tecnologia digitale. IMG-20141208-WA0008Per dimostrare che niente è per caso e che Steve è un predestinato, un fuoriclasse del reportage fotografico, rimaniamo proprio a NY, dove nel 2001 in occasione di uno dei più tragici eventi mai accaduti ossia il crollo delle Twin Towers, dove oltre al fatto curioso che possedesse un ufficio con vista sul World Trade Center si aggiunge quello che ci fosse tornato proprio un giorno prima da un lungo viaggio, il 10 settembre; come se l’appuntamento con la documentazione di fatti epocali fosse stato scritto sulla sua agenda vitale e come se il destino aspettasse ogni volta quest’uomo per farsi immortalare un’ultima volta prima di cambiare corso alla storia. Davvero incredibile. 20141208_120740 D’altronde per essere delle persone uniche e speciali, dei fuoriclasse, non basta il talento, la volontà o qualche colpo di fortuna ma un concatenarsi di astri favorevoli ed avvenimenti che attimo dopo attimo si intreccino con la vita del prescelto in un eterna e formidabile unione di azioni e conseguenze esclusive ed irripetibili. 20141208_122610Oltre all’utilità delle audioguide indispensabili in alcune foto per svelare retroscena, significati ed anche prospettive, che per Steve McCurry saranno anche naturali ma per il comune visitatore sarebbero ardue da focalizzare, l’ausilio di brevi resoconti filmati in cui l’autore racconta vari aneddoti e storie da lui vissute risultano essere molto piacevoli ed altrettanto efficaci nello scopo di integrarci completamente con lo spirito dell’interprete e diventare a nostra volta, con una semplicità disarmante, protagonisti delle storie e luoghi riprodotti dal fotografo. 20141208_121924La lezione che ne deriva, indipendentemente se rivolta ad aspiranti fotografi, professionisti o meno è che con l’umiltà, la passione ed il rispetto verso il prossimo, il mondo ramificherà sotto i nostri piedi infinite strade verso il successo che, come in questo caso, faranno apparire quasi come dettaglio ininfluente la Nikon che ha tecnicamente eseguito lo scatto ma che senza l’ausilio di un grande spirito ad indirizzarla nel cogliere il momento ideale, altro non sarebbe che un prezioso ed inutile oggetto. 20141208_114152 Mostra assolutamente da non perdere. Bellissima. “Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te“.  (Steve McCurry) Instagram: @McCurryStudios 20141208_120838  20141208_121128

Moto che passione. Mugello.

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La giusta location per ambientare una storia di passione e motori non può che essere una porta di garage aperta ed uno sparuto gruppo di ragazzini con la maglietta macchiata d’olio che smontano, modificano, rimontano pezzi di motorini che non riescono a mantenere intatte le loro sembianze originali per più di qualche giorno. Tra una martellata e l’altra tanti sorrisi, qualche brugola che cade, accenni di imprecazione in dialetto romagnolo, una passata del braccio a spargere fuliggine di scarico e sudore sul viso e poi ancora in sella a sgasare e testare i mezzi. Le cose che ci fanno innamorare di un pilota non sono l’intervista, la villa, l’auto lussuosa o lo yacht ormeggiato a Montecarlo; è lo sguardo deciso e l’eterna sfida a dimostrare di avere la padronanza del mezzo, sia una Vespa o un go kart, una Porsche o una moto da cross, l’esser capaci di sfidare il tempo, di guardare negli occhi la propria donna e tradirla con il mezzo meccanico nel mentre fa l’occhiolino alla morte, spesso fortunatamente accantonandola, altre volte purtroppo abbracciandola. Le corse amplificano gli eventi della vita soffiandoli poi attorno attraverso il rombo del motore.

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Ingresso Autodromo del Mugello

Questo è quello che si respira al Mugello una domenica mattina come tante altre, senza riflettori delle tv e privi del passo cadenzato delle lunghe gambe delle ragazze ombrellino; la sola presenza di appassionati, quelli che hanno cominciato a smontare un Benelli in un garage di periferia, che a Natale non gradivano una felpa; piuttosto al freddo ma con i risparmi investiti in un silenziatore Polini montato sullo scarico.

DSC_0382Gente non completamente normale che ha trasformato la passione per i motori in uno stile di vita che coinvolge tutta la famiglia. Le moto che sfrecciano sul rettilineo non sono quelle di team ufficiali o frutto di sponsorizzazioni miliardarie; sono sudore e fatica, rinuncia e duro lavoro. Il venerdì sera non ci sono i meccanici a caricare le moto sul carrello, né gli chef a preparare il menù; spesso ci sono le compagne di questi centauri a tenere a bada, come al solito, la minuscola parte razionale di un mondo completamente strampalato, se visto dal di fuori. Madri che dal dover assistere i loro figli al cambio di pannolini si ritrovano a tirare su la zip di una tuta che lì vestirà eternamente. Difficile per la mamma spiegare ad upiccolon bambino che la moto del padre, anche se in gruppo, non combatte per la posizione ma contro il tempo; oggi non ci sono gare, solo prove. Meno difficile farlo divertire facendolo girare in sella ad una mini moto. Al resto della crescita ci penseranno fattori quali l’odore di gomme, olio e carburante che come feromoni diventeranno richiamo di vita per l’ignaro e predestinato fanciullo.

DSC_0377Questa in fondo è la passione italiana, il fascino che scaturisce dalla fantasia ed a volte improvvisazione, un’arte che si tramanda di generazione in generazione. Una domenica come tante altre è bello vedere che nel paddock a fianco della BMW Motorrad ufficiale ed in mezzo a decine di lucidi motorhome ed auto di grossa cilindrata con targa tedesca ci sia una porta di garage con all’interno un gruppo di ragazzini che smontano, modificano, a volte imprecano in romagnolo e rimontano pezzi di superbike. Apparentemente hanno i capelli brizzolati e qualche ruga in più in viso, ma racchiudono un cuore che batte forte e l’animo da ragazzaccio per bene.

Cose da garage.

(Dedicato a mio fratello)DSC_0378

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Bello ed inaspettato. Verona.

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“Deliziosa Verona! Con i suoi bei palazzi antichi e l’incantevole campagna vista in distanza da sentieri praticabili e da solide gallerie con balaustra, Con i suoi tranquilli ponti romani che tracciano la retta via illuminando, nell’odierna luce solare, con tonalità antiche di secoli. Con le chiese marmoree, le alte torri, la ricca architettura che si affaccia sulle antiche e quiete strade nelle quali riecheggiavano le grida dei Montecchi e dei Capuleti

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Mi sarebbe bastato leggere qualcosa in più di Charles Dickens, autore della suddetta frase, per evitare di farmi venire il torcicollo a forza di guardare in giro questa sciccosa città. La bellezza del centro storico è ammaliante, perfetto luogo dove un altro fantastico drammaturgo e poeta, William Shakespeare, ha romanzato uno dei suoi capolavori letterari, Giulietta e Romeo. Costante è il dubbio sulla reale capacità inventiva del narratore britannico quanto percettibile e reale sia la presenza dei due innamorati nell’aria, anime visibili che si inseguono e rimbalzano da un palazzo all’altro attorno a noi; tenendosi per mano, allungando le trasparenti figure e formando delle scie luminose che si dissolvono con la luce del sole per ricomparire da li a poco sulla guglia di una chiesa, o sul cornicione di un palazzo; ci accompagnano costantemente alla scoperta della loro città, Verona.

Tiffany, via Mazzini 6

Tiffany, via Mazzini 6

La mia visita è dovuta a qualcosa che avevo programmato da tempo e che per una serie di casualità mi ha portato nell’incantevole limbo di cui poeti ed artisti han tratto i loro spunti; niente è casuale, una gioielleria Tiffany in via Mazzini non è casuale. “Ecco perché mi piace venire da Tiffany per l’atmosfera tranquilla e serena che si respira non per i gioielli, sinceramente a me non piacciono i gioielli, ma solo i diamanti!” Sosteneva non a caso la signorina Holly Golightly (“Breakfast at Tiffany’s”, 1961, Audrey Hepburn). Tiffany di via Mazzini 6 a Verona si trova all’interno di quello che era l’Hotel Excelsior e che ora, dismessi i panni d’albergo, accoglie numerose marche prestigiose tra cui appunto la gioielleria dall’inconfondibile scatolina turchese. L’attenzione per il cliente è maniacale, indissolubilmente e fedelmente legata all’immagine del cult che ho citato qualche riga fa, Colazione da Tiffany.

E’ impensabile consumare qualche minuto nel centro storico e scappare, perché nella città simbolo dell’amore e degli innamorati questo gesto risulterebbe addirittura volgare, spregiativo, assumerebbe le sembianze di una vigliacca fuga dopo un rapporto consumato in fretta, mercenario. Ci sono dei posti (e delle persone) che lo meritano, non Verona e non l’ennesima giornata di sole che ne esalta tutta la sua bellezza. DSC_0200

Zoo'e

Zoo’e in Vicolo Crocioni 3

Un pranzo al volo diventa una piacevole scoperta in un bellissimo e curato locale, lo Zoo’e di Vicolo Crocioni 3, all’angolo di via Cappello, ristorante dall’aspetto raffinato, accogliente e funzionale come i ragazzi che mi hanno servito i deliziosi bigoli all’anatra. A pochi passi da Piazza Indipendenza dove ho avuto la sfrontata fortuna di trovare parcheggio e che mi ha consentito di muovermi tra Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori, Casa di Giulietta ed Arche Scaligere.

Prima di andarmene sono stato trattenuto dal luccichio del fiume Adige e dai suoi ponti che conducono a scorci medievali spettacolari, con la promessa di ritornare a visitare l’Arena, monumento alla bellezza in cui nel lontano 1992 accolse i Dire Straits “in una tappa della lunghissima tournée planetaria, che ebbe inizio il 23 agosto 1991 a Dublino e si concluse, dopo 216 spettacoli, il 9 ottobre 1992 a Saragozza . DSC_0181Il 29 maggio 1992 vennero documentati nell’album On the Night, edito il 10 maggio 1993(*)” (*cit. Wikipedia) e dove ho ancora impressa un’immagine che se fossi riuscito ad imprimere nella mia Ilford 400 probabilmente sarebbe diventata una foto cult. Quella volta la Nikon F801 era rimasta a casa, ma io ero presente.      DSC_0196

Se vi siete fatti coinvolgere fino a qua, decolliamo da Verona con la macchina del tempo ed ascoltiamoci questo meraviglioso brano che alimenterà le mie e le vostre fantasie:

Buona visione!

 

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