Com’è bello ciaspolar
Amanti della montagna contro estimatori del mare, due partiti che generalmente apprezzano o una cosa o l’altra.
In realtà i canoni fissi delle emozioni riguardano le sensazioni positive o negative che ogni individuo percepisce dal momento e dal luogo che frequenta, indipendentemente quale.
Con la giusta compagnia ed una piccola dose di buona volontà capita così di ritrovarsi in fila indiana su sentieri innevati ad ammirare incantati bianchi paesaggi illuminati dalla luna piena, interrompendo la passeggiata di tanto in tanto per immortalare momenti unici o semplicemente per scambiare qualche parola. Già, proprio quel tipo di approccio umano che a causa della dirompente tecnologia social è sempre più raro da trovare e che mal si sposa con la filosofia montana che, gelosa delle sue tradizioni, scherma ed annulla ogni segnale wifi o telefonico che sia, proteggendo invece la sacralità del luogo. 
Smettiamo però di filosofeggiare ed indossiamo le ciaspole che, per chi non lo sapesse, altro non sono che racchette da neve. Una volta fissate ai piedi consentono di aumentare la superficie calpestata e di conseguenza distribuire il proprio peso in modo da consentirci il galleggiamento sulla neve fresca che è lo stesso principio cui si basano anche i fachiri.
Come con tutti gli attrezzi indossati la prima volta bisogna adattarsi agli ingombri che in un primo momento donano incerte movenze stile piedistallo giocatore da subbuteo, ma prendere dimestichezza con le racchette da neve è passo breve. Di passi in effetti se ne possono fare pochi o tanti per raggiungere le tappe intermedie dei nostri percorsi e che ci vedono ospiti di case montane riscaldate da calorose stufe a legna e dall’ospitalità delle persone presenti, sempre alle prese con vin brulé, salsicce arrostite su scoppiettanti griglie e polente in imponenti pentole fumanti.
Dopo le breve parentesi ristoratrici ci si rimette al cammino, galvanizzati dai primi traguardi ed incoraggiati dall’aumento di grado alcolico che sicuramente aiuta lo spirito ed in parte camuffa la fatica. Ovviamente in un contesto iperprotettivo ed attività di quasi esclusivo carattere ludico e leggermente sportivo, tutto proporzionale al livello di difficoltà delle iniziative: aperitivo ciaspolando o ciaspolata con cena evidentemente sono strutturate con scopi mangerecci e beverecci e non certo per raggiungere quote ove piantare bandierine e respirare con la maschera dell’ossigeno… Riescono comunque a dare sapore di grande impresa ai partecipanti più piccoli che dimostrano caparbietà e forza nello scalare le salite che non di rado lasciano il fiatone agli adulti, dimostrando così ancora una volta che i limiti che ci poniamo spesso sono mentali e non fisici. I bambini non hanno pensieri temporali definiti per cui camminano effettivamente fino a che il fisico regge senza attivare i blocchi psicologici auto conservativi di cui gli adulti invece ricorrono perlopiù inconsapevolmente.
Blocchi psicologici o meno, impronta su impronta, di già o finalmente, la fila di persone e le loro lampade da testa che illuminano gli ultimi tornanti tra le torce infuocate e che accendono a loro volta l’ombrosa e fitta boscaglia, si snoda fino al comparire dell’ultimo rifugio che consacra la riuscita finale. 
Tra una rincuorante ed amichevole pacca sulla spalla e l’altra si riprende fiato e ci si scambiano le prime opinioni su quella che è stata un’esperienza gratificante e che è destinata a rinvigorire il proprio appeal tra le panche di una calda stanza, dove a breve sui tavoli verranno accomodati rustici piatti di goulash, ossubuchi, polenta, crostate e chi più ne ha più ne metta con abbondanti annaffiature di vino fino all’immancabile grappa ed i conseguenti cori alpini praticati da signoroni in camicia con il naso rosso ed il calice alzato. 
Alla fine che sia mare o montagna quel che conta e trovare equilibrio con se stessi e con le persone che ci circondano che inevitabilmente e nuovamente inciteranno la nostra mente a filosofeggiare ed a pensare che in fondo la vita è così bella nella sua semplicità.
“Sulle montagne si trova la libertà! Il mondo è perfetto ovunque, salvo quando l’uomo arriva con i propri tormenti” (Friedrich von Schiller)
Cosa aspettarsi da Expo 2015
Appurato il fatto che in Italia ogni grande opera è abbeveratoio di risorse per mafie e malaffare che costituiscono lo scheletro del Paese è piuttosto scontato preventivare conseguenze piuttosto turbolente per il dopo Expo 2015.
Per una volta evitiamo facili conclusioni ideologiche e proviamo invece ad immaginare quali effettivamente potrebbero essere i vantaggi e punti deboli della manifestazione soprattutto una volta terminata la kermesse.
La disorganizzazione ed approssimazione che caratterizzano il Bel Paese non faciliteranno di certo lo spostamento dei visitatori che, una volta giunti negli aeroporti lombardi o nelle stazioni ferroviarie, avranno il loro bel da fare per raggiungere i padiglioni senza disagi. Dallo smarrimento delle rette vie di Dante Alighieri ad oggi è cambiato ben poco con ritardi cronici, lavori in corso o semplici disattenzioni che da sempre contraddistinguono il settore trasporti italico. Se mai le opere stradali saranno terminate il giorno prima dell’inaugurazione inoltre, non lasceranno tempo a nessun collaudo o modifica dell’ultimo minuto, sospese tra le preghiere dei progettisti e le speranze, sempre mal riposte, dei cittadini. La politica saprà trarne giovamento in ogni caso: strade deserte saranno interpretate come “ingorghi evitati”, caotiche colonne di vetture come “affluenza al di sopra di ogni previsione”. Farlo comprendere a rassegnati giapponesi, incazzosi tedeschi e masticanti americani non sarà influente ai fini elettorali.
Al solito bisognerà fare i conti con la pessima ramificazione statale ed anacronistiche visioni burocratiche che andranno a scontrarsi con una manifestazione che dovrebbe guardare al futuro e che sarà fondamentalmente sostenuta solo da colossi multinazionali intenti a fagocitare altre fette di mercato, conditi da aziendine speranzose di entrare nel giro che conta. La cosa che preoccupa e fa riflettere i milanesi riguarda proprio il loro futuro, che sarà fulcro di discussione ad Expo 2015 e che non presenta nessuna programmazione post se stesso. I padiglioni ove si esporrà la merce con l’ulteriore singolare intento di regolare “la fame nel mondo” avranno nobile scopo solo per la durata dell’evento che una volta terminato lascerà dietro a sé strutture fantasma che tra pochi decenni saranno fonte di ispirazioni giornalistiche rivolte ai soliti sperperi italiani.
Qualcuno ha fatto inoltre un’analisi impeccabile per quanto riguarda i posti di lavoro che questo circo porterà in dote: elargendo ai cittadini i soldi spesi fin’ora, c’avrebbero guadagnato tutti i lombardi. Senza nemmeno indossare la tuta da lavoro, tra l’altro.
Per il resto ci sarà la solita confusione dove regnerà il tutto ed il niente, un luna park mediatico dove AD, marketing manager e Presidenti del Consiglio misti a chef di lustro televisivo potranno fare bella mostra di sé esaltando prodotti che non cambieranno le sorti dell’umanità ma più probabilmente le casse delle aziende che li producono.
Un primo assaggio lo si è avuto alla Fiera di Erba (Como) con il RistoExpo che in un programma fittissimo ha ospitato i soliti chef di gran nome (…anzi, qualcuno ha visto Davide Scabin per caso?) e le solite aziende disseminate in vari stand espositivi che di innovativo hanno esposto ben poco. Certo si può uscire istruiti da nuove esperienze come l’utilizzo del vapore del ferro da stiro per la cottura delle pietanze che però oltre alla chiacchierata al bar poco può arricchire a livello pratico e professionale.
Il life style milanese capace di elevare in pezzo glamour anche la pannocchia arrostita sicuramente avrà la capacità di illudere i partecipanti di far parte di qualcosa di unico ed inestimabile sovrastimando la merce ma, tolte paillettes e chiffon, rimane ben poco di questa enorme bolla di sapone, ad iniziare dal logo che è stato pensato talmente futuristico che odora di vecchio già adesso. Per non parlare della mascotte che è inquietante… 
Ancora una volta la scarsa lungimiranza, dopo averci illuso e promesso di allietarci con la visione di un celestiale viso sapientemente truccato avvolto in capelli perfettamente acconciati, svelerà il vero volto oscuro senza parrucca, con il mascara cadente da occhi lacrimanti ed il rossetto sbordato. Si sarà consumata l’ennesima commedia alla Totò mentre registi, sceneggiatori, truccatori e parrucchieri si staranno già occupando di aggraziare la mafiosa Italia alle Olimpiadi 2024, beffandosi del futuro e delle nostre belle speranze.
Scusate ma parlare di Expo senza cadere in facili conclusioni ideologiche è praticamente impossibile; d’altronde sarà la vetrina d’Italia nel mondo…






































