True colors in SriLanka. La natura. (Terzo Capitolo di Tre)
Quello che i primi colonizzatori hanno trovato sull’isola una volta sbarcati in Sri Lanka è parte di cui si può vedere ancora oggi.
In tempi non lontanissimi i popoli europei sulle rotte di terre inesplorate da conquistare non si facevano certo scrupoli a distruggere e modificare civiltà e morfologie preesistenti; ciò che tutt’ora avviene ma con mezzi più subdoli ed ingannevoli. La differenza tra ieri ed oggi sta semplicemente nel fatto che gli inglesi durante la loro presenza non erano sufficientemente tecnologici per radere al suolo tutto; i danni al territorio sono stati così limitati. Tra l’800 ed i primi del ‘900 non esistevano abbastanza automobili e risorse per poter pensare di costruire un’autostrada simile a quella che giorno dopo giorno, in questo momento, consuma verde prezioso; né tantomeno c’era la necessità di edificare eco mostri innalzati dal niente come quelli che hanno recentemente dato vita a città fittizie come Dubai ed Abu Dabi e che stanno per svilupparsi anche nei centri cittadini cingalesi più evoluti economicamente. Difficile scrollarsi di dosso l’esempio emblematico delle Maldive, quando l’ospite viene esortato dal pinneggiare sulla barriera corallina per non rovinarla ed a pochi metri ruspe scavano e distruggono l’eco sistema per aprire canali che permettano alle barche di attraccare a pochi centimetri dai Resorts.
In gran parte dello Sri Lanka fortunatamente la natura la fa da padrone e quando i governanti cingalesi capiranno che la loro vera risorsa è proprio quella, indirizzando l’offerta turistica nella direzione puramente ecologica, potranno raccogliere risultati ancora più sorprendenti di quelli che ora offrono al visitatore enormi foreste difficili da esplorare, ettari di campi coltivati o lasciati incolti, parchi e riserve naturali.
Il clima tropicale favorisce naturalmente lo svilupparsi di migliaia di tipologie di piante differenti. Se nel caso degli animali il più simbolico potrebbe essere l’elefante, difficile non affidare lo scettro alla palma di cocco per quanto riguarda il settore faunistico. Riconoscimento dato più che altro per il largo uso che questa pianta offre alle esigenze dell’essere umano. I cingalesi la paragonano al nostro detto “del maiale non si butta via niente” riferendosi alla palma e non al suino chiaramente.
Non può mancare una citazione ai centinaia di ettari di terra utilizzati per le rinomate piantagioni di tè. Bevanda di largo uso e consumo, il famoso tè di Ceylon (traslitterazione inglese del nome dell’isola oggi Sri Lanka allora Ceilão appioppata dai portoghesi nel 1505, ennesimi colonialisti) e bevanda completamente diversa da quella che beviamo comunemente nelle nostre tazze. Ma questo è un capitolo a sé che probabilmente approfondiremo sul blog più avanti…
Ciò di cui l’uomo necessita lo si trova in natura e così lo Sri Lanka brulica di aziende botaniche che elaborano prodotti ayurvedici per qualsiasi esigenza, da quella medica a quella fisica. Certo che la chimica in taluni casi è indispensabile per sperare e raggiungere una completa guarigione, ma è anche vero che l’uso di farmaci comuni, spesso sfociante in abuso che creano assuefazione ed anche impercettibile avvelenamento, potrebbe essere completamente sostituito da prodotti naturali. 
Chimica o naturale parte fondamentale della malattia o della guarigione è la nostra mente così che tra le fitte boscaglie, oltre a diverse specie di animali che abbiamo descritto in questo post https://controviaggio.wordpress.com/2015/05/13/true-colors-in-srilanka-gli-animali-secondo-capitolo-di-tre/ sbucano luoghi di culto nati con tale rispetto ed armoniosità che riescono quasi ad ammorbidire gli impervi paesaggi circostanti. Non contrastano la natura perché già nell’antichità furono scavati o ricavati dalla roccia, arricchiti con strutture in legno per lo più scomparse e distrutte dai secoli, dipinti con tenui affreschi in calce, miele d’ape, sabbia e succhi d’erbe, in taluni casi arricchiti da ingegnosi giochi d’acqua, difficilmente riproducibili anche ai giorni nostri. Come nel caso della fortezza di Sygiria risalente al V secolo.
Stesse bellezze anche a Polonnarua tra le rovine della seconda capitale, quello che rimane del Palazzo Reale, la piscina di Kumar Popuna ed il Tempio Indù di Shiva con statue realizzate in marmo, quarzo e calce. Questo significa muoversi tra la natura dello Sri Lanka, tra templi e rovine semi nascoste che diventano parte integrante del paesaggio; Immancabile naturalmente le raffigurazioni del Budda come al Tempio d’Oro a Dambulla ove si erge una statua di 30 metri, o le 5 grotte contenenti altri 152 rilievi raffiguranti la divinità costruite tra il I sec. a/C* (*che significa Primo secolo avanti Cristo e non 1 secondo di aria condizionata per chi non lo sapesse ancora) ed il 1939 dove addirittura un capitano dell’esercito occupante inglese si dedicò alla realizzazione di una grotta dedicata al Budda.
Forse è proprio menzionando questo capitano inglese che si trova la fine più consona ai nostri pochi racconti del magnifico Sri Lanka; una persona sbarcata sull’isola con il compito di istruire ed inculcare la arrogante e saccente cultura europea ai popoli indigeni scoprendo invece in quei luoghi ed in quelle persone, allora come forse oggi, l’armonia e la serenità che appartiene solo a chi è capace di rispettare il prossimo.
True colors in SriLanka. Gli animali. (Secondo Capitolo di Tre)
Incominciare una soleggiata e calda giornata facendo colazione all’aperto, sorseggiando il tè, spalmando il miele di palma sulle fette biscottate mentre a pochi metri osservi sui rami degli alberi uno scoiattolo freneticamente intento a procurarsi le sue provviste mangerecce non è scenografia abituale per molte persone, abituate a caffè e brioches al volo nel bar della stazione, con quest’ultima pietanza consumata nelle migliori delle ipotesi.
La meraviglia che suscitano nel collettivo gli animali nostrani è ridotta ormai alla discutibile simpatia di veder qualche cane di piccola taglia forzatamente indossare il classico cappottino o gli ormai sdoganati vestitini di svariati tagli e cucito. Fatto sta che la tendenza umana ad avere sempre e comunque tutto sotto controllo ha praticamente annientato gran parte della natura selvaggia ed incontaminata dove gli animali si comportano da tali, aggressività e pericolosità annessi e non da creature della Walt Disney che nel umanizzarle si è resa costretta ad eliminarne tutti i comportamenti nella nostra cultura considerati violenti, censurando così nell’immaginario dei bambini le abituali e crude scene faunistiche che altro non sono che leggi di sopravvivenza.
Tornando alle prime righe in cui il miele scorreva sulle fette biscottate e lo scoiattolo zompettava all’apparenza spensierato sul ramo dell’albero, la sedia su cui il nostro culino stava poggiando era situata su territorio cingalese, per la cronaca. Per il viaggiatore una delle tante attrazioni dello Sri Lanka sono le numerose specie di animali in libertà che condividono con le persone questa spettacolare isola immersa nel verde e bagnata dall’Oceano Indiano, fauna che si erge spesso a protagonista di rilievo durante le esplorazioni e le visite. Come nel caso delle scimmie, presenti quasi ovunque, ai bordi delle strade o nei templi buddisti, arrampicate sui cavi del telefono nelle città, raggruppate nei parchi o semi nascoste sugli alberi. Per chi non ha l’abitudine di vedere saltare scimmie sul tetto di casa o nel proprio giardino, i primi due giorni di permanenza in Sri Lanka sono sorprendenti; non la pensa così la guida costretta a fermare l’auto ogni un per due per far sì che esigenti visitatori possano scattare delle foto a primati di cui il Paese è fortunatamente stracolmo.
Nel nord dello Sri Lanka in particolare, laddove l’autostrada non è ancora arrivata, sul ciglio delle strade è facile incontrare iguane e varani dalle notevoli dimensioni, alcuni dei quali innocui è già sulla via dell’addomesticamento a scopo turistico. Per ora non capiterà stessa sorte alle innumerevoli specie di volatili, tra cui il colorato Martin Pescatore, la maestosa Aquila o le volpi volanti indiane, enormi pipistrelli che si nutrono di solo frutta nonostante l’aspetto tenebroso ed inquietante faccia
temere il peggio. Tra il verde delle coltivazioni è invece facile imbattersi in buffali di allevamento, mentre nella boscaglia se si è fortunati è possibile l’incontro con i caprioli adulti ed i loro cuccioli, conosciuti disneianamente come Bambi. Animali sicuramente più facili da vedere anche in luoghi meno esotici ma non per questo l’incontro casuale con loro è meno emozionante. Come premesso non sempre la natura è accondiscendente con lo spirito di conquista umano ed i cingalesi non troppo di rado ne fanno le spese, pagando con la loro vita incontri con serpenti velenosi di diverso genere tra cui il famigerato cobra.
Purtroppo proprio durante la nostra presenza si è consumata una tragedia capitata ad un signore anziano intento a coltivare il suo orticello, morso da un serpente velenoso di cui si sono perse le tracce. Fosse stato un cobra la causa della morte del pover uomo, non si sarebbe allontanato più di tanto dal corpo della vittima a differenza di altre specie che invece si disperdono velocemente nel verde circostante. Non è raffigurato sulla bandiera nazionale dove troneggia un leone con in pugno una sciabola, ma l’elefante è l’animale più simbolico e ricercato in assoluto.
Gli enormi pachidermi dallo sguardo mansueto ma alquanto irritabili, si possono osservare in diverse versioni e, manco ci fosse il bisogno di ripeterlo, possono essere cavalcati in una passeggiata che, se non dal punto di vista del profitto per il proprietario delle bestie, azzera ogni legame con la scintillante e competitiva plasticosa vita occidentale cui apparteniamo.
Tappa obbligata è l’Orfanotrofio degli Elefanti che accoglie centinaia di esemplari, oltretutto facilmente avvicinabili. Come si evince dal nome questi animali sono stati prelevati dopo che la solita avidità umana gli ha tolto loro i genitori, probabilmente salvandoli dallo stesso destino. Sinceramente l’ambiente è più stile circense che scientifico ed il trattamento che ricevono è discutibile. In taluni casi incatenati o costretti al contatto con gli umani che si divertono ad allungare loro caschi di banane, i pachidermi accettano loro malgrado l’offerta, sicuramente coscienti del fatto che se si trovano in quella situazione è proprio perché le persone intorno, che strillano e fan foto a raffica, ce li hanno messi. Più fortunati invece sono gli elefanti in completa libertà e che la
sera fanno la loro comparsata ai bordi delle strade; l’istinto è quello di scendere dall’auto e scattare the pic of the week, non fosse che il rischio di subire un attacco è altissimo. Se l’avvicinamento con i mezzi non provoca reazioni inconsulte infatti, la presenza dell’uomo può giustamente essere interpretata come minaccia dagli elefanti, quasi prossimi all’estinzione dopo una permanenza sul globo di 5 milioni di anni.
True colors in SriLanka. Le persone (Primo Capitolo di Tre)
Un contributo all’immaginario riguardante le nostre sognate destinazioni deriva spesso da informazioni commerciali che si focalizzano principalmente nella descrizione dei luoghi con immagini naturalistiche e storici richiami sacri ed architettonici. Il punto di partenza collettivo per individuare un luogo è un simbolo che ne aumenta esponenzialmente il prestigio. Spesso, se non sempre, si tralascia il fatto che dietro a delle bellissime opere c’è l’intelligenza, la volontà, la fatica, la genialità, la cultura di un popolo che altro non è, quest’ultimo, che un fitto intreccio di individui facenti parte della stessa comunità.
In Sri Lanka, complice il fatto che esiste sì un’importante ramificata simbologia ma nessuna opera colossale, concentrarsi sulle persone è forse l’unico viatico per capire le innumerevoli sfumature che offre l’isola all’appendice dell’India ed a poche miglia da uno dei paradisi terrestri conosciuto come Maldive.
Nei loro sguardi speranzosi i cingalesi usano gli occhi per guardare al futuro in modo diverso da ciò che hanno dovuto recentemente subire quando una guerra civile, fomentata da interessi economici di parte ma beffardamente camuffata da sentimento religioso, ha spazzato via centinaia di vite. Se queste recenti responsabilità vanno attribuite alla politica interna non si possono altrettanto assegnare loro quelle storiche dove, per l’ennesima volta, sono stati i colonizzatori inglesi a conquistare e sottomettere al proprio volere la popolazione indigena, modificando gli equilibri etnici locali.
Ritornando al presente, la prima cosa che salta agli occhi ad un occidentale è proprio l’aspro contrasto di diverse culture e civiltà; dalla nostra parte l’ormai palese sottomissione ad un sistema rivolto e monopolizzato all’equazione felicità-materia, dalla loro un resistente concettualismo buddista, felicità-spiritualità. Alla luce dei fatti se nel primo caso si assiste ad una smisurata produzione di stress quotidiano che attanaglia testa e stomaco dei progrediti europei, dall’altra regna la serenità e consapevolezza di un popolo che da l’impressione di essere estremamente pulito e concreto. Vengono accolte eventuali obiezioni riguardanti la serenità cingalese, ove la frenesia colpisce i centri più sviluppati economicamente e che inevitabilmente influiscono e modificano le tradizioni, anche in questo caso riconducibili al virus consumistico, embrionato e sviluppato nei paesi occidentali, che ne risulta la causa.

Fatto sta che in particolar modo nei luoghi ancora integri dagli attacchi commerciali e dal contagio del turismo di massa, resistono delle persone miti ed accoglienti che dietro a quella che per i canoni moderni può sembrare povertà è invece l’esatto opposto. I cingalesi hanno una ricchezza interiore tale da mettere a nudo e far arrossire persone avide e potenti che giorno dopo giorno aumentano il loro avere dilapidando l’essere a spese anche di popolazioni sfruttate perché diverse ed indifese. Difficile discostare il piglio filosofico da quello oggettivo perché la sensazione abituale durante il confronto con queste persone, che ci ha accompagnato durante tutto il viaggio, è sempre stato quello della ricerca di una serenità interiore e della comprensione altrui; anche e soprattutto nei piccoli gesti quotidiani rivolti alle altre persone, agli animali ed a tutte le forme di vita che vivono e nutrono il pianeta cui noi facciamo uso improprio ed esclusivo.
In Sri Lanka la presunzione d’essere individui prediletti è pressoché inesistente se non racchiusa nelle rispettate minoranze, comunità religiose induiste, musulmane e cattoliche. L’indole buona ed accogliente dei cingalesi, sia questa innata che derivante dalla filosofia buddista, permette al visitatore di muoversi praticamente ovunque senza l’ansia di prestare ossessiva attenzione alla propria incolumità.
Se in luoghi ad alto rischio l’umiltà, il rispetto ed un adeguato sorriso possono toglierci da situazioni particolarmente spiacevoli, che non è poco, in Sri Lanka saranno il nostro passaporto per concentrarci esclusivamente alle persone che ci circondano ed a tutti i benefici che esse comporteranno nella nostra vita; che è tantissimo.
Un viaggio concettuale sicuramente apparentemente meno profondo di quello che possono offrire i dirimpettai indiani ma che probabilmente non lascia troppo spazio a fraintendimenti radical chic ed a persone tendenti alla ricerca spirituale salvo poi limitarsi alla creazione di improvvisati altarini incensosi presso le loro taverne o folcloristiche quanto inutili reunion commemorative presso splendenti centri ayurvedici. 
RoadstoRhodes Marathon 2nd edition
Era il 12 ottobre 2014 quando l’isola di Rodi per la prima volta si proponeva al pubblico dei sempre più numerosi runners con la RoadstoRhodes Marathon, letteralmente tradotta Le strade per Rodi. In quella data si era svolta la maratona, la mezza maratona, i 10 km ed i 5 km. In particolar modo i partecipanti meno preparati, come nel mio caso, che avevano approcciato quasi timidamente l’iniziativa, alla fine avevano portato a casa dei risultati incoraggianti visto il numero contenuto di corridori.
La RoadstoRhodes favorita da una magnifica ambientazione ed un’eccellente organizzazione riscosse un discreto successo che ai più perspicaci parve subito una manifestazione che sarebbe ben presto diventata cardine non solo tra gli sportivi greci, ma per l’intera comunità sotto forma di risorsa in ambito turistico.
Passano pochi mesi ed il 26 aprile 2015 sul calendario si ripresenta la gara, questa volta suddivisa nella maratona di 42 km, la 10 km e la 5 e, come volevasi dimostrare, non solo le partecipazioni triplicano ma la competitività aumenta in modo esponenziale con tanto di presenze olimpiche.
L’organizzazione anche in questo caso non sbaglia nessun colpo ed anzi, arricchita dall’esperienza precedente, aggiunge frecce al suo arco che scaglia sotto forma di apericena a pochi metri dal porto di Mandraki dove, fosse stato ancora presente il famoso Colosso di Rodi, sarebbe stato illuminato dai fuochi d’artificio augurali fatti brillare all’imbrunire.
L’eccezionale spirito degli atleti inoltre ha raggiunto livelli encomiabili proprio alla partenza della 10 km, posticipata di 9 minuti per consentire il passaggio dell’aspirante olimpica greca Rania Rembouli #3 nonché in seguito vincitrice assoluta della maratona in 2:43:54 e che ha ricevuto un meritato applauso d’ammirazione da parte dei corridori in attesa di partire a loro volta, tra cui il sottoscritto. La Rembouli nonostante sia transitata dopo essersi già divorata 32km d’asfalto con un ritmo gara eccezionale, ha pure trovato il tempo di sorridere e salutare i dieci chilometrai come se fosse stata ad una tranquilla passeggiata domenicale. A vederla dal vivo non rimane altro che definire il gesto atletico mostruoso.
Applauso donato alla Rembouli dai runners della 10, applauso ricevuto a loro volta durante il passaggio alla metà esatta del percorso ove gli altri corridori, terminato di battere le mani, sarebbero partiti per coprire la distanza più breve della manifestazione, la 5km ovviamente.
Allenamento, dedizione, volontà e sacrificio (ma anche divertimento…) sono armi psicologiche a disposizione di chiunque per trasformarsi da persone qualsiasi a guerrieri e durante la competizione di guerrieri se ne sono visti parecchi come succede abitualmente in questa specialità sportiva, dove i campioni come la Rembouli e gli astri nascenti non sono i protagonisti assoluti bensì la punta d’eccellenza di un mondo frequentato d
a persone con obiettivi piuttosto nobili e gratificanti. Il traguardo è stato attraversato non solo dalle gambe di campioni e giovanissimi ma anche dalle ruote di una carrozzina o da atleti che anagraficamente è più facile incontrare negli ospizi che sui percorsi podistici.
Lezioni di vita che hanno appreso velocemente anche le centinaia di bambini accorsi grazie alle iniziative personali, scolastiche e di associazioni sportive; fanciulli che hanno constatato con i loro occhi la differenza tra un sano ed equilibrato stile di vita rispetto a quello cui spesso sono sottoposti all’interno delle fumose taverne nelle frequenti riunioni familiari.
Ma dopo la prima edizione corsa con poco allenamento e tra l’altro non specifico, qualcosa è cambiato anche in chi scrive che, grazie alle armi mentali sopra elencate che l’hanno impegnato in questi mesi a trovare una forma fisica più adeguata, è riuscito a fare un tempo decoroso di 51:28 strappando un 43mo posto assoluto su 165 iscritti. 39mo tra quelli di sesso maschile.
La prima edizione era stata un tormento, terminata miracolosamente nonostante una contrattura dovuta a scarpe inadeguate e preparazione insufficiente a dimostrazione che siamo noi gli artefici del proprio destino che, tra l’altro, ci propone altre sfide dove noi saremo presenti; una di queste potrebbe tornare ad essere ancora la RoadstoRhodes.
LINK: http://www.roadstorhodes.com/
FACEBOOK: https://el-gr.facebook.com/roads2rhodes
Hitech e sicurezza anche sotto l’ombrellone

Controviaggio è ben lieto di offrire il giusto spazio ad un carissimo amico con un post dedicato alla sua brillante idea che merita di essere divulgata. La differenza la fanno i particolari ed in questo caso il particolare è talmente utile e capiente da permettervi una rilassante camminata lungo il bagnasciuga o la nuotata al largo evitandovi il continuo stress derivato dal fatto che durante la vostra breve assenza qualche lesto malintenzionato possa sottrarvi dal vostro ombrellone i vostri preziosi o semplicemente indispensabili oggetti incustoditi. Ecco che quindi l’azienda Roschi propone questo intelligente accessorio da ombrellone dedicato ai professionisti del settore che permette non solo di contenere in sicurezza i vostri oggetti ma addirittura di ricaricare i vostri apparecchi elettronici che ormai fanno parte integrante della nostra quotidianità e che spesso e volentieri reclamano risorse energetiche. Com’è possibile? Applicando un
piccolo pannello solare sul contenitore Roschi stesso che, mai posto più adatto, trasformerà i raggi solari in sana e pulita energia.
Finalmente i bagnanti solitari potranno allontanarsi senza zavorre, le coppie non dovranno necessariamente alternarsi nella sorveglianza ed anche andare a bere qualcosa nel punto di ristoro senza la vista del proprio ombrellone non comporterà fastidiosi esodi con zainetti e borsoni al seguito. Senza l’assillo di trovare un presa dell’elettricità per il vostro smartphone o tablet, tra l’altro. Si sa che i ladri non si fermano davanti a nulla ma sicuramente sradicare un ombrellone e metterselo sotto braccio dovrebbe risu
ltare scomodo anche a loro e soprattutto difficilmente potrebbe passare inosservato. I contenitori Roschi possono inoltre essere personalizzati graficamente dal gestore dello stabilimento balneare con il nome o numero che preferisce o da eventuali brand di sponsor desiderosi di offrire un servizio sicuramente gradito a tutti. Il brevetto è mondiale e pertanto anche le opportunità di lavoro sono interessanti: i candidati possono inviare i dati richiesti attraverso il link http://www.roschi.si/index.php?l=it&c=lavora-con-noi Sul sito www.roschi.si troverete tutti i dettagli di questa geniale invenzione.
Tra i 50.000 della Stramilano
Una sana e progressiva presa di coscienza ambientale tra la popolazione italica, favoreggiata e sospinta da massicci investimenti delle multinazionali green correct, nonché una normale, tiepida e soleggiata giornata primaverile, hanno contribuito a rendere la 44ma edizione della Stramilano avvincente e frequentatissima.
Le prime avvisaglie di manifestazione ben riuscita si intravedevano già tra i mattutini frequentatori della Metro che come guerrieri di tribù chiamate a raccolta per un evento epocale, facevano bella mostra di pettorine, scaldamuscoli e scarpe tecniche, scalpitanti ed impazienti di raggiungere il punto di partenza presso Piazza Duomo sia della 10 chilometri prima che della 5 poi.
Lembo di asfalto che a pochi minuti dallo sparo di cannone a sancire il via, avrebbe riempito ogni suo spazio vitale con corridori più o meno professionisti, intenti nel praticare stretching, settare Iphone e cardiofrequenzimetri, pregare assieme all’Arcivescovo di Milano intervenuto per redimere i peccatori approfittando dell’alto rischio ultimo respiro per qualche sportivo improvvisato, ascoltare i consigli tecnici dei vari atleti professionisti come Antonio Rossi (canoista e politico) o semplicemente augurando alla madrina di questa edizione Chiara Tortorella un calo di zuccheri tali da provocarle un momentaneo svenimento con conseguente rianimazione da parte di qualche fortunato passante.
La colonna sonora di questi attimi pre-cannonata è stata magistralmente condotta dalla banda dei bersaglieri che di corsa e fiato ne sanno pur qualcosa e da secoli.
L’ombra dell’imponente e solenne navata del Duomo veniva così pacificamente burlata da centinaia di palloncini colorati targati R101 e dall’enorme serpentina umana che movimentava passo dopo passo Corso Vittorio Emanuele.
La fotografia della 10k a molti avrà ricordato più una manifestazione sindacale che una podistica, ma forse proprio la massiccia presenza di corridori e le distanze ridottissime tra i partecipanti fugavano ogni dubbio.
Persone di ogni età, qualcuno accompagnato dai propri amici a quattro zampe, suddivisi tra chi concentrato nel portare a casa un buon risultato a gruppetti di ragazzini intenti a raccontarsi l’ultima carbonara divorata la sera precedente, dai baldanzosi velocisti dei primi quattro chilometri trasformati in striscianti affamati d’aria negli ultimi sei, a sagge persone di mezza età dal ritmo costante ed in graduale aumento ed ammirevoli volenterosi ultra pensionati dalla preparazione atletica invidiabile. La Stramilano dei 10k e 5k è una festa non competitiva, ma correre senza motivazioni cronometriche è chiedere un po’ troppo anche ai meno facinorosi e pretendere di non trarre proprie soddisfazioni nel riacciuffare e sorpassare i baldanzosi galoppanti dei primi chilometri è inevitabile.
Respiro e corsa, contornati nell’occasione dai lucenti palazzi meneghini e dal maestoso Castello Sforzesco, durante il percorso che si conclude ben presto in un’affollatissima Arena Civica dove migliaia di persone ritireranno la loro medaglia fiere d’aver terminato i loro 10 o 5 chilometri e soddisfatte d’esser state le vere protagoniste di una salutare festa collettiva a cui non si può recriminare nulla.
Tutto è bene quel che finisce bene ma a metterci un po’ di pepe alla sportività della Stramilano ci pensano i preparatissimi maratoneti della mezza, 21.097Km questi sì competitivi. Incredibile affluenza anche in questo caso con ben 5.861 runners ed un solo partecipante a portarsi a casa la medaglia d’oro, ossia il keniota Thomas Lokomwa in 1:00:33 seguito dal suo connazionale Kipiego Kennedy arrivato con soli 6 secondi di ritardo e l’italiano dell’Atletica Cento Torri Pavia, Rachik Yassine (tipico nome pavese) terzo in 1:03:11.
Ma corsa non è s
olo competizione anche in questo caso dove encomiabili partecipanti, ben mimetizzati tra i campionissimi e noncuranti di fornire ai cronometristi prestazioni superlative, hanno stravinto le loro piccole o grandi sfide personali, inserendosi in ogni caso di diritto nell’albo d’oro delle edizioni della Stramilano che, come il nome stesso indica è vetrina di stravincitori. In qualunque caso, qualsiasi essi siano.
“Quando corro tutti i pensieri volano via.
Superare gli altri è avere la forza, superare se stessi è essere forti” (Confucio)



































































