Siamo tutti MasterChef

MasterChef_HotFlameCMYKChissà se Franc Roddam, regista inglese autore del format Master Chef, mai avrebbe immaginato di raggiungere un successo simile con il suo programma di cucina che ormai coinvolge gli spettatori a livelli epidemici.

Se di conseguenza le cucine casalinghe hanno subito un’impennata di creatività ed entusiasmo culinario impensabili, i professionisti del settore, persone già di loro difficilmente gestibili, hanno raggiunto livelli di ego ed onnipotenza altrettanto notevoli.

Chi ha avuto a che fare con la gestione di un ristorante senza avere la capacità e titolo per permettersi di lavorare in autonomia dietro i fornelli ben saprà di quanto sia difficile gestire un cuoco cui, di fatto, si è eterni ostaggi.

DSC_0725Nelle migliaia di trasmissioni culinarie cui la tv ci sottopone quotidianamente lo spettacolo è il protagonista indiscusso, pertanto le reti non lesinano di certo i centesimi nell’acquisto degli ingredienti più disparati che servono a comporre piatti complessi e d’effetto, ma nella realtà spesso sia la disponibilità del ristoratore che la reperibilità dei prodotti non consente voli troppo pindarici nella realizzazione del piatto. Lo scopo primario del locale è quello di realizzare utili e non soltanto di ricevere applausi, benché una cosa non escluderebbe l’altra.

DSC_1073bLo scopo di un cuoco, o chef che sia, è quello di ottimizzare i costi ed allestire menù adeguati ed accattivanti. Ecco perché l’ideale sarebbe che il proprietario sia cuoco lui stesso, persona in grado di programmare gli acquisti ed elaborarli in seguito; chi meglio del proprietario fa attenzione alle spese? Certo negli hotel o ristoranti particolarmente grandi la scelta di cuochi e chef ricade su persone decisamente più preparate rispetto a quello che può capitare in piccole realtà dove l’unico cuoco può letteralmente cambiare le sorti del locale. Acquisti che non tengono conto dei prezzi e della stagionalità, consistenti rimanenze di cibo ed un approccio errato con il cliente possono mandare gambe all’aria il locale in men che non si dica. Si impiegano tante forze e risorse per fare una pubblicità positiva ma basta uno schiocco di dita per amplificare la nomea negativa.

DSC_1071bForti del mestiere che, come detto, al momento è tra i più modaioli, i cuochi mediocri si sentono autorizzati ancora di più nelle loro malsane idee di acquisti a detta loro indispensabili e pretese scolastiche per poter esercitare la loro indubbiamente difficile professione, lasciando margini ridottissimi all’adattabilità. Senza i giusti fuochi non possono cucinare, senza un abbattitore non si può lavorare, la famosa macchina per la pasta fresca che riduce i costi poi rimane parcheggiata in un angolo per continuare ad usare la pasta confezionata, altri soldi per brasiere e forni di ultima generazione perché altrimenti la cucina è inadeguata. Somme di scuse infinite che portano ad un’unica prevedibile conclusione: fallimento.

DSC_0774nInsomma, il rischio di vedere in cucina il cuoco in pose da Masterchef con le braccia conserte e lo sguardo nel vuoto anziché chino sui fuochi a spadellare è decisamente elevato, con la concreta possibilità che ad ogni osservazione o dovuto rimprovero non scaraventi coltelli o grembiuli in aria lasciando il posto di lavoro con decine di commensali in attesa di riempire lo stomaco che rimarrà inesorabilmente vuoto.

La realtà si avvicina quindi di gran lunga a “Cucine da incubo” più che a “Masterchef

DSC_1078Fatto sta che le scuole alberghiere hanno subito un’impennata di adesioni non perché finalmente la massa ha accettato e capito che uno chef italiano può trovare lavoro in qualsiasi posto del mondo con facilità e velocità estreme e con guadagni pari o superiori a quelli di affermate figure professionali scaturite da studi universitari, ma grazie al martellamento mediatico culinario ossessivo compulsivo dei vari format dalle padelle fumanti e concorrenti impegnati.

L’abito farà anche il monaco ma alla fine, come in tutte le cose, la differenza tra un cuoco mediocre ed uno chef d’alto livello la fanno la dedizione, lo studio, la passione e la consapevolezza, a maggior ragione in cucina dove più che d’arte si dovrebbe parlare di culto vero e proprio. Chissà se le scuole alberghiere italiane approcciano i ragazzi in modo corretto alla professione, magari come descritto dalla scrittrice Banana Yoshimoto nel suo meraviglioso racconto “Kitchen” dove la cucina appunto è al centro spirituale della protagonista.

In attesa di scoprirlo, siamo tutti Masterchef.

 

6704710949_30cb6cea7c_z“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.” (Tratto dal libro “Kitchen” di Banana Yoshimoto)

 

Ferie e Maratona a Rodi in aprile

marathonFinalmente siamo entrati e viviamo l’epoca della green culture che andrà a sostituire quella del petrolio e cemento che, come colpo di coda prima di congedarsi definitivamente di scena, presenta un conto salato a partire dalle fastidiose nuove allergie sempre più diffuse, al cancro; che di certo non ha bisogno di ulteriori chiarimenti e che sempre più spesso colpisce le nostre famiglie.

Questa premessa impegnativa ci permette di guardare l’evento cui leggerete in seguito con uno slancio più positivo e come ulteriore passo verso un mondo più verde e sostenibile.

Parliamo infatti della possibilità di svolgere la propria passione, la corsa, che ultimamente conta sempre più seguaci, in un luogo dove il sole ed il mare assicurano la buona riuscita anche delle proprie ferie: a Rodi in Grecia.

controviaggio14v15sportLa moda della Green Economy avanza a passi di gigante riempiendo le tasche delle aziende che convergono in quella direzione proponendo i loro prodotti ecosostenibili, alimentando di conseguenza la giostra del marketing che spinge sempre più la linea verde, convincendo anche sempre più persone ad uscire di casa e fare attività all’aria aperta supportati da tecnologie portatili ed abbigliamento performante. Questa volta l’odore dei soldi non porta malessere e cadaveri ma fortunatamente qualcosa di più utile e costruttivo dimostrando che le buone idee solari e divertenti sono anche più fruttuose e redditizie del grigio e tenebroso malaffare. (Il fatto poi che ancora oggi alcune grandi aziende per farci indossare le nostre belle scarpine colorate o magliettine dryfit sfruttino il lavoro minorile e sottopagato è un altro discorso).

DSC_0015Tornando a noi, l’idea sottoposta è alquanto semplice: perché non unire la propria passione ad una settimana di ferie? Tutto questo si può fare proprio in Grecia, nella bellissima isola di Rodi che il 26 aprile propone la seconda edizione della Maratona classica RoadstoRhodes che è completata dalla 10 km e 5 km (quest’ultima ha sostituito la maratonina).

Il giorno d’arrivo in Grecia, stando ai voli disponibili, è il martedì 21 aprile, l’alloggio il Rodos Palace, struttura 5 stelle situata esattamente sul bellissimo percorso di gara e lungomare dove sarà quindi possibile svolgere i propri allenamenti in attesa di partecipare alla manifestazione vera e propria che si svolge la domenica 26 aprile. Il rientro in Italia è previsto il martedì 28 che permette quindi anche un adeguato defaticamento.

marMa perché proprio la Maratona di Rodi quando ce ne sono centinaia d’altre? L’affluenza è ancora sostenibile quindi i professionisti vedrebbero aumentare a dismisura le probabilità di salire sul podio e tornare a casa con qualche trofeo da sistemare sopra il caminetto, così come per i semi professionisti o corridori amatoriali che potrebbero ambire a posizioni finali più stimolanti rispetto al 679mo posto di una Stramilano, ad esempio. (che si corre il 29 marzo 2015)

DSC_0061

Podio 10km ed.2014

Alloggiare difronte al percorso e poter visitare l’isola o semplicemente limitarsi a prendere il sole e fare il bagno tra un allenamento e l’altro sono altri motivi validi.

Nel ricordare a tutti che Controviaggio è un semplice blog senza scopo di lucro e non una agenzia di viaggio, né un tour operator e non un’associazione sportiva e che niente ha a che fare con l’organizzazione della Maratona, l’aiuto che potrete ricevere è di tipo informativo per poter organizzare la vostra settimana ed un amichevole sostegno in loco dove possiamo concordare con l’hotel un menù dedicato agli atleti ed eventuali prezzi scontati per chi usufruirà del centro massaggi.

Coltivare la propria passione durante le ferie assieme alla propria famiglia o assieme all’associazione sportiva di cui si fa parte è sicuramente qualcosa di unico e piacevole. Perché allora non farlo a Rodi?

http://www.roadstorhodes.com/       https://it.mynextrun.com/run/search?q=Rhodes

Isis: Ciak si gira!

CiakLRG2-300x232

Sarà, eppure qualcosa non quadra…

Parliamo del nuovo spauracchio dell’Occidente, ossia un gruppo di fanatici che si fan chiamare Isis e che giorno dopo giorno sventolando bandiere nere inneggianti la grandezza di Allah arruolano tra le loro linee un crescendo di seguaci rivoluzionari provenienti da tutto il mondo.

Le forti perplessità che dietro a questa minacciosa entità che ha dichiarato guerra al resto del mondo islamico, e non, ci sia una regia occidentale sono piuttosto consistenti. Saranno anche allucinanti supposizioni probabilmente derivate da tutti i telefilm che quotidianamente le tv ci propinano ad ogni ora con i buoni sorridenti ed armati fino ai denti che lottano e distruggono i cattivi incazzati ed armati fino ai denti, ma comunque meritano essere discusse, tanto per fugare ogni ragionevole dubbio.

guantI PRIGIONIERI E LE TUTE ARANCIONI: Partendo dal presupposto che i popoli arabi sono storicamente popoli nomadi e pertanto non inquadrati, piuttosto disordinati e confusionari anche in ambito militare dove l’aspetto è considerato importante ma non a livello maniacale come in Occidente, spesso a causa delle scarse risorse economiche su cui possono contare, viene da pensare sul perché i prigionieri dell’Isis indossino delle tute arancioni stile Guantanamo e non delle semplici Galabeia come tra l’altro hanno indossato le due ragazze italiane rapite in Siria e poi rilasciate dopo il pagamento del riscatto richiesto, Vanessa Marzullo e Greta Ramelli. Magari ci sarà scappato qualcosa, eppure tutta questa attenzione nella cura dei prigionieri, nessuno con barba incolta (il Corano non gradisce la rasatura completa, tra l’altro) o segni dovuti alla trascuratezza cui i popoli del medio oriente ci hanno abituati, se non altro per le circostanze ambientali, può far sorgere qualche dubbio.

videoRIPRESE VIDEO PERFETTE: E’ sorprendente il fatto che tutti i video siano girati senza il minimo intoppo. Chi ha lavorato nel Medio Oriente in luoghi poveri dove si presume siano di istanza i militanti dell’Isis, anche perché il paesaggio circostante il luogo delle esecuzioni non ricorda certo il centro di Dubai o Abu Dabi, sa bene quante difficoltà si debbano affrontare giornalmente a causa della scarsezza dei materiali e dell’approssimazione dei tecnici locali. Poter realizzare dei video professionali in luoghi aridi e senza nessun appoggio tecnologico adeguato nelle vicinanze è pressoché impossibile per un reporter amatoriale, completamente impensabile per un operatore originario del luogo. Non un incertezza nelle riprese, nessun riflesso sbagliato. Una delle più grandi difficoltà che può incontrare un fotografo o un videomaker è lavorare nel deserto con il sole a picco ed una ristrettezza di orari utili impressionante. L’Isis prima di intraprendere il percorso guerrigliero avrà pensato di partecipare a qualche corso di fotografia o avrà arruolato tra le proprie fila dei registi e cineoperatori. Preoccupandosi, tra un Kalashnikov e l’altro, di acquistare Canon, Sony, Go Pro e schede di memoria.

rapGLI ARRUOLAMENTI E GLI INFILTRATI: Questo sicuramente è il dubbio più importante. Ma è mai possibile che i potenti ed onnipresenti servizi americani coadiuvati in loco da quelli forse più invasivi e preparati al mondo israeliani non riescano non solo ad individuare le postazioni del presunto nemico ma nemmeno ad infiltrare un qualsiasi dei loro uomini super addestrati? Le tecniche tanto utilizzate e sbandierate per sgominare le bande criminali e spacciatori incalliti in questo caso non valgono? Riescono ad arruolarsi nell’Isis ex rapper diciannovenni inglesi e mogli infelici albanesi risiedenti nel lecchese e non delle spie di gruppi speciali? Questo è forse il punto che più lascia perplessi sulla reale provenienza ed autenticità dell’Isis.

B87y9-yIgAACFIO.jpg largeIL PILOTA GIORDANO ARSO VIVO MAAZ AL KASSASBEH: Nessuno mette in dubbio la veridicità dei decessi dei martiri decapitati o, nel caso, brutalmente arsi vivi, bensì si tratta di comprendere la reale provenienza e motivazioni degli spietati esecutori. Il video in questione apre numerosi quesiti: il primo deriva dal fatto che ancora una volta si nota una scena del delitto in stile telefilm americano, che più che un’organizzazione di terroristi reale ricorda quelle messe in scena in McGyver dove però il finale è più gioviale grazie alla solita molletta per i capelli ed il chewing gum esplosivo. Il plotone di esecuzione è perfettamente fermo ed allineato, con divise mimetiche ricercatamente uguali ed in ordine, passamontagna identici e, cosa ancor più sorprendente per la provenienza di quei popoli, in silenzio. Osservano in silenzio. Come dire che ad un tratto Papa Francesco si mettesse a ballare il tuca tuca a San Pietro durante l’omelia. La gabbia dove è tenuto il povero ostaggio è saldata perfettamente, non presenta alcun difetto ed anche in questo caso assistiamo a delle riprese video magistrali, un’esecuzione senza intoppi nonostante la difficoltà nel poter appiccare il fuoco e fargli seguire un percorso prestabilito senza che questo si spenga o che insorgano contrattempi, ripeto, molto frequenti da quelle parti. Una volta incenerito il corpo del povero martire giordano Maaz Al Kassasbeh ecco che compare un Caterpillar per seppellire sotto un manto di pietre quel che di lui resta e la gabbia che lo conteneva da vivo. Ribadiamo il concetto: tutta questa perfezione non appartiene alla cultura di quei popoli, approssimativi e pasticcioni nel dna.

Dulcis in fundo, l’Isis che combatte perché mossa dal più profondo credo fanatico religioso e che non tollera l’ignoranza religiosa, brucia viva una persona disubbidendo così all’indicazione del Corano che vieta espressamente la cremazione e facendo infuriare pure il non certo moderato e diplomatico Ahmed Al Tayeb, Grande Imam della Moschea Al Azhar del Cairo.

imagesLE MOTIVAZIONI: Naturalmente per difenderci dal nemico la soluzione è quella proposta giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto nelle centinaia di film, telefilm e videogiochi d’oltre Oceano che ci indottrinano ad armarci fino ai denti e combattere contro i cattivi. Così mentre gli occidentali subiscono un lavaggio di cervello più o meno virtuale ed i musulmani ne subiscono uno religioso altrettanto alienante, si creano situazioni favorevoli al commercio di armi e tecnologie che permettono di mantenere sempre vivo e redditizio il giro di milioni di dollari che ci gira intorno. Il continuo stato di tensione in cui viviamo è appositamente confezionato per alimentare le nostre paure e giustificare qualsiasi attacco e morte a scopo non solo difensivo ma molto spesso anche preventivo. Quest’ultima motivazione frequentemente usata dagli ebrei che con la scusa degli attacchi terroristici hanno invaso un territorio e sterminato il popolo che lo abitava, nonché utilizzata dagli Stati Uniti per bombardare indistintamente luoghi e popoli del Medio Oriente. Pure gli alleati naturalmente necessitano di rinforzare le proprie difese in vista della minaccia imminente e così anche l’Italia è giustificata nell’acquisto di cacciabombardieri F16 che dovrebbero contrastare gli imminenti attacchi terroristici.

D’altronde le guerre sono l’anima del commercio.

Nel frattempo prima che qualche esponente dell’Isis decapiti anche le nostre teste, suggeriamo di usarle un po’ meglio…

A Como va in scena l’Artifisciò

Prendiamo una caserma, emblema di ordine e disciplina, apriamo le porte ad artisti di strada ed hippie pazzerelli e mettiamoli su di un palco all’interno di un ex circolo ufficiali. Immaginiamo cosa potrebbe succedere. Per vederlo, senza immaginarlo, basta recarsi alla Caserma de Cristoforis di Como che, dopo un bando di concorso ha deciso di ospitare gli artisti del Centro Culturale Artificio.

DSC_0545

Ogni secondo venerdì del mese va quindi in scena uno spettacolo che registra puntualmente il tutto esaurito pur non annoverando tra le proprie fila personaggi illustri o famosi. La modesta stanza che li ospita si riempie in pochi minuti creando un’atmosfera da vecchi e rimpianti tempi quando la televisione lasciava ancora spazio a teatri ed avanspettacolo. Assistere ad uno spettacolo di Artifisciò significa essere coinvolti in un turbinio di emozioni, energia e sinergia con questi eccellenti saltimbanchi e giocolieri che con umiltà e forza di volontà si innalzano ad indiscussi protagonisti sostenuti dalla loro passione, caparbietà ed entusiasmo del pubblico presente.

Rasta Lele ed il suo monociclo

Rasta Lele ed il suo monociclo

Artifisciò è uno di quei progetti predestinato ad un successo esponenziale che nemmeno gli stessi ideatori immaginano vista la loro innocente e spontanea vena artistica che prevarica qualsiasi trama economica o carrieristica.

E’ significativo, ad esempio, il fatto che sul palco non siano granchè graditi i cabarettisti perché considerati un po’ troppo snob e poco portati al lavoro di gruppo, cosa che personalmente confermo avendo io stesso un passato da aspirante cabarettista con presenze al Zelig Lab dove di laboratorio c’è ben poco; ognuno pensa a se stesso con atteggiamenti da prima donna solo perché è nella cerchia del mondo Zelig che in realtà lascia ben poco spazio alle nuove leve con attenzioni principalmente rivolte al commerciale. L’esatto contrario di Artifisciò che rappresenta quello che rappresentava il Derby di Milano, icona proprio nell’ambito del cabaret, locale diventato in seguito Zelig da cui poi è nato tutto il movimento fino ai giorni attuali. Ma Iannacci, Gaspare e Zuzzurro, Diego Abatantuono e via dicendo mai avrebbero pensato che un giorno sarebbero diventati quello che sono ed erano; proponevano avanspettacolo, puro. Regalavano emozioni a poche decine di fortunati spettatori che tornavano a casa con argomenti più o meno seri sui quali riflettere e discutere con il sorriso sul volto.

L'illusionista Rossita

L’illusionista Rossita con una “cavia”

Chi ha fatto spettacolo percepisce le tensioni, preoccupazioni e paure che si creano prima di ogni esibizione, adrenalina pura che come una molla si carica fino a fine corsa per poi esplodere davanti al pubblico che ne rimane rapito, ammaliato. Sensazioni che sono amplificate all’ennesima potenza proprio tra i debuttanti o artisti poco abituati ad esporsi al pubblico e che creano una sorta di effetto solidarietà anziché quel maledetto meccanismo di giudizio che è ormai timbro di fabbrica della televisione e le continue e nauseanti sfide di ogni genere che questa propone all’insegna del vinca il migliore, senza scrupoli e spesso senza che sia il migliore a vincere.

Alessandro "Cenni" Cinelli

Alessandro “Cenni” Cinelli

In realtà ad Artifisciò può scapparci qualche sporadica trascuratezza nella cura dei particolari che solo i più pignoli possono eventualmente notare, ma la regia e la conduzione sono a tutti gli effetti professionali e decisamente ben articolate. Oltre a giocolieri, illusionisti, saltimbanchi, cantautori e folkloristiche band è davvero interessante ed intelligente lo spazio dedicato alla notizia del mese tratta dal quotidiano La Provincia di Como dove a raccontarla sono proprio i protagonisti stessi. Un breve talk show che arricchisce ed ampia le vedute dei presenti che possono così verificare la notizia dalla voce degli interpreti.

Le news della "Provinicia"

I temi live da “La Provincia di Como”

Ad Artifisciò viene inoltre concesso uno spazio a chi vuole fare quel saltino dalla sedia della galleria, al palco, offrendo così allo spettatore una breve parentesi teatrale da protagonista o l’inizio di un percorso che tanti artisti ormai imprescindibili dallo spettacolo hanno affrontato.

Una citazione la meritano anche i bravissimi e professionali volontari baristi indaffarati quanto gli artisti e forse di più nello smistare bicchieri di vino, birra e cibarie autoprodotte che contribuiscono a scaldare l’ambiente. Tra di loro anche dei ragazzi particolarmente attivi ed un po’ pestiferi che avrete piacere di conoscere nel loro operato.

Percussioni etniche Kuku Fighters

Percussioni etniche Kuku Fighters

Insomma, se avete in mente di passare per Como prenotatevi con largo anticipo (molto arduo trovare posti liberi anche con la prenotazione, impossibile senza) e passate una serata davvero coinvolgente ed appassionante tra i ragazzi dell’Artifisciò che a fine serata passeranno a chiedere una libera offerta “a cappello” in cambio dello spettacolo che vi hanno offerto.

Altro che canone Rai

I protagonisti

Tutti i protagonisti sul palco

Cosa aspettarsi da Marsa Alam

DSC_0907L’Egitto è da sempre una delle mete preferite dagli italiani per principalmente tre motivi: la vicinanza geografica che consente il raggiungimento della destinazione in poche ore di volo, i costi decisamente contenuti e l’elevata probabilità di trovare temperature gradevoli anche nei periodi invernali europei.

Aggiungiamoci anche le persone che sono ancora attratte dal fascino dell’Antico Egitto con tutti i suoi capolavori conservati più o meno bene e le centinaia di leggende che li accompagnano nel lunghissimo cammino storico ed ecco che i charter sono presto riempiti da frotte di turisti italiani che ad ogni atterraggio non controllano il sistematico applauso. DSC_0921

Tra i tanti posti che offre il desertico paesaggio egiziano compare anche la neonata Marsa Alam, luogo di recentissima ideazione nel campo turistico. Spremuta come un limone Sharm el Sheik, fu prima colonia italiana, in seguito russa, ora non ben definita; edificata fino all’ultimo centimetro Hurghada, prima colonia anglo-teutonica, poi russa, ora non ben definita; Ecco Marsa Alam, penultima nata di località balneari create dal nulla ed al momento circondata dal nulla.

DSC_0914Con il proprio aeroporto e distante 3 ore abbondanti di auto dalla prima cittadina vicina con più di cento abitanti, Hurghada, Marsa Alam offre al turista la possibilità di rilassarsi al sole e di inseguire i variopinti pesci della barriera corallina, ancora integra dall’inquinamento acustico e luminoso che negli altri luoghi hanno generato l’inevitabile impoverimento della fauna marina. DSC_0886

Nella maggior parte le poche strutture alberghiere abbondano di stelle ma ci si metta nella testa una volta per tutte che far affidamento alle categorie dichiarate dagli hotel in Paesi poveri è sempre un terno al lotto. L’Egitto in particolar modo è sì capace di costruire imponenti strutture ricettive dall’accattivante aspetto, ma non è in grado di inserirci personale in grado di mantenere, programmare e sviluppare tali, letteralmente, cattedrali nel deserto. D’altronde la completa assenza di scuole professionali turistiche e la totale assenza di adeguata istruzione scolastica portano a risultati parecchio deludenti.

Un peccato. Scuole specialistiche impiegherebbero moltissime persone nell’insegnamento, toglierebbero dalla strada o da paesini di estro medievale migliaia di ragazzini con poche prospettive, finalmente fornirebbero personale qualificato alle strutture e potrebbero tranquillamente interagire, anche economicamente, con i diversi tour operator europei che per vivere, a volte solo sopravvivere, necessitano dell’Egitto come gli esseri viventi necessitano dell’ossigeno.DSC_0897

La realtà è diversa e così bisogna munirsi di pazienza, abbassare l’asticella delle aspettative e concentrarsi esclusivamente al silenzio, sole e mare che in questo caso offre Marsa Alam.

Tarocchi originali

Tarocchi originali

Se già non risiedete in un hotel a Porto Ghalib, la possibilità di raggiungere questa piccola marina è facile ed economica. E senza alternative. Agglomerato di case di recente costruzione e voluta dal solito emiro milionario di turno ha l’inconfondibile e poco originale impronta egiziana con la schiera di negozietti stracolmi di patacche ed imitazioni di ogni genere e tipo ed i loro gestori perennemente sulla porta occupati nella tentata vendita di improbabili prodotti miracolosi e scontatissimi. Parallelamente la fila di caffè è bar, a loro volta fatti con lo stampino.

DSC_0931Porto Ghalib si gira in pochi minuti ed offre rari scorci meritevoli di essere immortalati in qualche scatto che il più delle volte si rivolge alle barche ormeggiate, dall’aspetto di lussuosi yacht ma in realtà barcarole di poco pregio, piuttosto che ad edifici meno peggio edificati che nonostante il fatto siano costruiti di recente presentano già crepe e preoccupanti segni di usura dovuti all’uso di materiale scadente e manodopera non qualificata.

Il messaggio è chiaro: non siamo a Las Vegas e molti disservizi tecnologici (leggasi probabili sconnessioni o segnale wifi debole) sono abbastanza frequenti, ma visto il territorio e le condizioni del Paese è quasi miracoloso averle a disposizione. Tra l’altro, per chi come priorità ha il wifi e non il mare, suggerisco di acquistare una sim locale.DSC_0933

Se invece la tecnologia non è il vostro forte o semplicemente potete farne a meno per qualche giorno, Marsa Alam offre diverse escursioni di vario genere e tipo, tra cui l’estenuante ma imperdibile visita nella meravigliosa Luxor. Escursioni che è preferibile effettuare con il vostro tour operator per un motivo non solo di sicurezza, ma di buona riuscita e professionalità garantita.

Come spesso accade per risparmiare 15 euro si buttano via intere giornate per fare denunce e report medici o semplicemente litigate per rimborsi non dati o escursioni non effettuate.

DSC_0895Vi fareste mettere le mani in bocca da un dentista senza laurea? Non fidatevi di chi ha uffici turistici polverosi ed improvvisati, vi chiama amico e vi da le pacche sulle spalle.

Viaggiate sicuro.

DSC_0890

Ecco cosa si deve combattere

Je-suis-Charlie-liberi-di-raccontare-liberi-di-vivereCi risiamo…

E’ partita l’ennesima caccia al nemico. Invisibile, cattivo, spietato. Il mostro che vuole invaderci e conquistarci sgozzando gole e decapitando teste, di donne e bambini, di tutti gli infedeli, al grido di un dio intransigente.

Abbiamo da poco ripulito di coriandoli e tappi di champagne le strade nelle quali abbiamo accolto speranzosi il 2015 ma la mentalità e le informazioni cui siamo sottoposti utilizzano la stessa tecnica del medioevo quando i crociati, truppe militari cristiane capeggiate dalla Chiesa, partivano in estenuanti missioni pacifiche verso il lontano Medio Oriente dove a suon di mazzate date e prese ergevano crocifissi qua e là nella speranza di monopolizzare il mondo. Allora Saladino veniva descritto come feroce e, guarda caso, taglia teste: era il Bin Laden dei tempi antichi. In realtà non esistono documenti risalenti all’epoca che testimonino di una testa mozzata ad un qualsiasi cristiano, come oggi ancora non esistono prove di armi chimiche utilizzate da Saddam Hussein.

Giustificazioni mediatiche per raggiungere il consenso del proprio popolo.

Il nemico deve avere accentuate diversità, deve essere facilmente riconoscibile e possibilmente un po’ sporchino e disagiato. I popoli poco o per niente integrati alla cultura occidentale sono un ottimo obiettivo da combattere. Colpire senza capire.

Per difendere il proprio orticello le persone comuni hanno bisogno di difesa, di sicurezza; dal punto di vista politico avere un popolo spaventato ed allertato davanti alle diversità fa comodo per diverse ragioni: la prima perché così l’attenzione si focalizza altrove rispetto i malaffari che si sviluppano giornalmente all’interno dei palazzi di vetro, la seconda perché contrastare militarmente le minacce dell’invisibile nemico generano un business incalcolabile tra ricerca di nuove tecnologie belliche e preventive, acquisto di armamentari, mezzi corazzati e quant’altro serve a condurre una guerra tradizionale. Morale della favola il giro di affari si ingrossa e le persone si barricano terrorizzate nelle proprie case.

Questo è quello che accade e sarebbe sotto gli occhi di tutti ma accettare verità diverse non è semplice, specie se queste insinuano dubbi sulla condotta non solo storica occidentale, che negli anni hanno colonizzato mezzo mondo spazzando via intere culture o si sono intromesse in politiche estere con guerre liberatorie e confini disegnati con il righello dopo un abbondante pranzo, ma anche atteggiamenti personali caratterizzati da egoismo e chiusura.

D’altronde essere perennemente allertati che un nemico è alle porte di certo non facilita aperture.

L’idea di massima dovrebbe essere che dovremmo fornire i nostri vicini di mezzi e strutture per costruirsi il proprio avvenire, per evitare che in assenza di crescita autonoma questi prendano di mira proprio il nostro orticello.

Partendo dal presupposto che troppi ancora confondono arabo con musulmano e che farebbero bene ad informarsi prima di sparare (sentenze), arriviamo presto alla soluzione a questo tipo di problema comunitario: gli esecutori terroristi, così come quelli mafiosi o i semplici delinquenti, al 99% dei casi provengono da realtà disagiate ed instabili, dove le alternative alla scelta del proprio futuro sono completamente assenti. Le uniche speranze sono riposte in promesse economiche o religiose, quest’ultime perché incontrovertibili. Nessuno potrà mai dimostrare che dio non esiste, nessuno potrà mai dimostrare che chi promette in suo nome dica stupidaggini.

L’unica ancora di salvezza a tal proposito è l’istruzione. Insegnare la logica, completamente assente nella mentalità dei Paesi nord africani ad esempio, istituire università, investire nella ricerca e nello sviluppo, arte, cultura, creare speranze. Questo si deve fare.

Ecco perché le matite e le menti di chi le utilizzano per diffondere cultura vanno salvaguardate, nonostante non sempre il loro carboncino tratteggi linee adeguate e rispettose.

Per sconfiggere il terrorismo è inutile bombardare case altrui per colpire presunti combattenti sacrificando migliaia di persone innocenti e disperate costrette a fuggire altrove alla ricerca di nuova vita. Anime perse che rischiano di essere rimpiazzate da anime malvagie.

Per sconfiggere il terrorismo è inutile continuare la corsa agli armamenti ed ostinarsi a sostenere le invasioni israeliane in Palestina solo perché bene o male hanno un modello di vita occidentale e sono stati pesantemente puniti dalla storia recente.

Il vero nemico della libertà è l’ignoranza, ed è quella che va combattuta con ogni mezzo e con tutte le nostre forze perché, che ci piaccia o no, questo mondo malato ce lo dobbiamo condividere tra tutti.

 

Duemilaquattordici au revoir in statistiche

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 3.300 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 55 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.