Rodi Cult: Il Porto delle Miserie
Dedicando un post al Parco di Rodini, argomento che ha riscontrato parecchia attenzione tra l’altro date le numerose visite, è stata riproposta la formula iniziale di Controviaggio, ossia il confronto tra il bello ed il brutto, il povero ed il ricco, l’intelligente e l’idiota; delle comparazioni, uno contro l’altro appunto. Chissà che ad evidenziare le cose più tragicomiche dei luoghi non siano a trarne beneficio proprio gli angoli più meritevoli d’esser attenzionati.
Seguendo questo itinerario filosofico ci ritroviamo a commentare un nuovo monumento all’idiozia politica che sta prendendo vita, colata di cemento dopo colata di cemento, sotto forma del Nuovo Porto Commerciale di Rodi. Questo progetto, come la superstrada Rodi-Lindos Avenue (…è in punta di penna un bellissimo post a riguardo) si trova in grembo di geniali burocrati cui principale scopo è, evidentemente, cospargere di progetti metropolitani, grigi e puzzolenti realtà affascinanti e millenarie che nei secoli sono e forse continueranno ad essere il motore dell’economia locale basata, pare, sul turismo.
Il Nuovo Porto Commerciale occupa altre centinaia di metri oltre alla zona già adibita a porto, togliendo così spazio ad un tratto di costa che si sviluppa in una baia non particolarmente interessante, non molto frequentata dai turisti e con qualche barca a vela ormeggiata al largo, ma che pur sempre spiaggia era. La strada che la costeggia è diventata un agglomerato di semafori e di incroci di una complicatezza distorta; pochi anni or sono era una strada piacevolmente trafficabile con piccoli negozi e taverne vista mare che la caratterizzavano. Mentre le attenzioni locali si focalizzano sul nuovo porto, di pari passo e forse più velocemente, continua ad evolversi una baraccopoli sorta pochi anni or sono e che lamiera dopo lamiera, da semplice rifugio occasionale, sta diventando un quartiere periferico. Al momento nessuno ha menzionato di utilizzare le gru per demolirle anche perché a Rodi nessuno indossa mutande verdi o felpe con dedica.
Questo porto nasce per soddisfare le esigenze dei locali che hanno necessariamente bisogno dei traghetti per usufruire dei vari approvvigionamenti che giornalmente sbarcano ben stipati a bordo di mezzi pesanti che si occupano della distribuzione. Come sarà riutilizzata la zona che al momento è adibita a svolgere questo compito non ci è dato saperlo ma i presagi non sono dei migliori. La zona che circonda il nuovo futuristico porto è letteralmente circondata da edifici pericolanti e carcasse di aziende dall’aspetto spettrale che mal si integrano ai nuovi edifici nati sotto la nuova stella edilizia, locali da aperitivo perlopiù.
L’assurdità, ecco il punto, è vedere palazzi storici completamente abbandonati al loro destino e fior di milioni investiti in grandi opere forse socialmente utili, sicuramente non indispensabili. Dietro a questo non c’è programmazione e qualche barlume di buon senso che influenzi chi ha potere decisionale e progettuale, illuminando almeno una parte del piccolo cervello cui sono ignari portatori e che possa trasmettere loro il seguente messaggio: la civiltà si evolve, i mezzi di trasporto si trasformano e le merci grazie alle nuove tecnologie saranno assemblate sul posto, i turisti che portano i soldini sull’isola richiedono maggiori spazi compatibili con le attività culturali e sostenibili cui vanno sempre più praticando. Perché permettere il crollo di strutture che hanno fatto la fortuna dell’isola e sprecare risorse per costruire grandi opere dalla predestinata e vanamente dispendiosa conclusione?
Oltre alla Grecia è sicuramente mal comune di altri Paesi sottosviluppati europei, quali Italia, Albania, Romania, Portogallo e Spagna, constatare lo spolpamento sistematico economico di esausti cittadini che loro malgrado vedono i loro risparmi e sacrifici investiti in cemento, opere assurde ed inutili se non dannose, mentre in contemporanea si assiste inermi allo scrostamento degli intonaci nelle scuole, edifici storici ridotti a pezzi, vie e marciapiedi gruviera e centinaia di piccole attività artigianali costrette ad abbassare le saracinesche perché abbandonate al loro destino.
L’unica via d’uscita a questi orrori è intellettuale, ideata da persone con il cervello in movimento e sgombero da idee diaboliche provocate da una crescita burocratica e metropolitana tumorale. Persone sane di mente che riescano a valorizzare l’impronta originale dell’isola di Rodi che si identifica nelle meravigliose mura medievali e la città vecchia che la contengono, nei mulini a vento presenti nel piccolo Porto di Mandraki a sua volta custode del grande segreto del Colosso di Rodi (e c’è chi ha proposto di ricostruirlo ma ci si augura sia internato nell’Ospedale Psichiatrico a Creta), nelle colonne del Tempio di Apollo sul Monte Smith o in quelle di Lindos che maestose formano il tempio di Atena che vigila le splendide case bianche disposte sul promontorio.
I tesori di civiltà della Grecia si tramandano necessariamente dalle preziose antichità architettoniche cui andrebbe portato il massimo rispetto e la totale concentrazione culturale e paesaggistica.
Rispetto che al momento è latitante in buona parte della fallita Europa.
RoadstoRhodes Marathon 2nd edition
Era il 12 ottobre 2014 quando l’isola di Rodi per la prima volta si proponeva al pubblico dei sempre più numerosi runners con la RoadstoRhodes Marathon, letteralmente tradotta Le strade per Rodi. In quella data si era svolta la maratona, la mezza maratona, i 10 km ed i 5 km. In particolar modo i partecipanti meno preparati, come nel mio caso, che avevano approcciato quasi timidamente l’iniziativa, alla fine avevano portato a casa dei risultati incoraggianti visto il numero contenuto di corridori.
La RoadstoRhodes favorita da una magnifica ambientazione ed un’eccellente organizzazione riscosse un discreto successo che ai più perspicaci parve subito una manifestazione che sarebbe ben presto diventata cardine non solo tra gli sportivi greci, ma per l’intera comunità sotto forma di risorsa in ambito turistico.
Passano pochi mesi ed il 26 aprile 2015 sul calendario si ripresenta la gara, questa volta suddivisa nella maratona di 42 km, la 10 km e la 5 e, come volevasi dimostrare, non solo le partecipazioni triplicano ma la competitività aumenta in modo esponenziale con tanto di presenze olimpiche.
L’organizzazione anche in questo caso non sbaglia nessun colpo ed anzi, arricchita dall’esperienza precedente, aggiunge frecce al suo arco che scaglia sotto forma di apericena a pochi metri dal porto di Mandraki dove, fosse stato ancora presente il famoso Colosso di Rodi, sarebbe stato illuminato dai fuochi d’artificio augurali fatti brillare all’imbrunire.
L’eccezionale spirito degli atleti inoltre ha raggiunto livelli encomiabili proprio alla partenza della 10 km, posticipata di 9 minuti per consentire il passaggio dell’aspirante olimpica greca Rania Rembouli #3 nonché in seguito vincitrice assoluta della maratona in 2:43:54 e che ha ricevuto un meritato applauso d’ammirazione da parte dei corridori in attesa di partire a loro volta, tra cui il sottoscritto. La Rembouli nonostante sia transitata dopo essersi già divorata 32km d’asfalto con un ritmo gara eccezionale, ha pure trovato il tempo di sorridere e salutare i dieci chilometrai come se fosse stata ad una tranquilla passeggiata domenicale. A vederla dal vivo non rimane altro che definire il gesto atletico mostruoso.
Applauso donato alla Rembouli dai runners della 10, applauso ricevuto a loro volta durante il passaggio alla metà esatta del percorso ove gli altri corridori, terminato di battere le mani, sarebbero partiti per coprire la distanza più breve della manifestazione, la 5km ovviamente.
Allenamento, dedizione, volontà e sacrificio (ma anche divertimento…) sono armi psicologiche a disposizione di chiunque per trasformarsi da persone qualsiasi a guerrieri e durante la competizione di guerrieri se ne sono visti parecchi come succede abitualmente in questa specialità sportiva, dove i campioni come la Rembouli e gli astri nascenti non sono i protagonisti assoluti bensì la punta d’eccellenza di un mondo frequentato d
a persone con obiettivi piuttosto nobili e gratificanti. Il traguardo è stato attraversato non solo dalle gambe di campioni e giovanissimi ma anche dalle ruote di una carrozzina o da atleti che anagraficamente è più facile incontrare negli ospizi che sui percorsi podistici.
Lezioni di vita che hanno appreso velocemente anche le centinaia di bambini accorsi grazie alle iniziative personali, scolastiche e di associazioni sportive; fanciulli che hanno constatato con i loro occhi la differenza tra un sano ed equilibrato stile di vita rispetto a quello cui spesso sono sottoposti all’interno delle fumose taverne nelle frequenti riunioni familiari.
Ma dopo la prima edizione corsa con poco allenamento e tra l’altro non specifico, qualcosa è cambiato anche in chi scrive che, grazie alle armi mentali sopra elencate che l’hanno impegnato in questi mesi a trovare una forma fisica più adeguata, è riuscito a fare un tempo decoroso di 51:28 strappando un 43mo posto assoluto su 165 iscritti. 39mo tra quelli di sesso maschile.
La prima edizione era stata un tormento, terminata miracolosamente nonostante una contrattura dovuta a scarpe inadeguate e preparazione insufficiente a dimostrazione che siamo noi gli artefici del proprio destino che, tra l’altro, ci propone altre sfide dove noi saremo presenti; una di queste potrebbe tornare ad essere ancora la RoadstoRhodes.
LINK: http://www.roadstorhodes.com/
FACEBOOK: https://el-gr.facebook.com/roads2rhodes
Ricomincio da 10
Alla fine ce l’ho fatta. Traguardo tagliato con enorme soddisfazione personale e dedica a Daniele mantenuta.
L’isola di Rodi da parte sua non ha disatteso le aspettative, regalando ai partecipanti della prima maratona una giornata perfetta. In realtà i termometri hanno registrato qualche linea di troppo a discapito per lo più dei temerari che hanno corso tutti i 42,195km e quelli della mezza maratona (21,097), caldo che sia noi dei 10 km che quelli dei 5 non abbiamo avuto tempo di soffrire più di tanto.
L’organizzazione è stata presente e professionale prima, durante e dopo e sicuramente il fatto di far sentire a proprio agio i partecipanti che si sono cimentati in una gara per la prima volta in vita loro, come nel mio caso, è un merito che va loro attribuito.
Georgios Magkafas ha vinto la maratona in 3:02:09, mentre Cath Mcinally è stata la prima delle donne con il tempo di 4:11:38.
La mezza maratona invece ha visto vincitori Panagiotis Papanikolau in 1:28:03 e Fey Devernau in 1:40:10.
Infine nella gara in cui ho partecipato, la 10 km, il primo della classe è stato Charalampos Stefanis (nella foto) in 38:23, mentre tra le donne compare la mascolina finlandese Maria Miettinen con 40:26.
Il mio rammarico è stato quello di presentarmi all’appuntamento con il polpaccio sinistro contratto ed il sartorio della gamba destra dolorante che di certo non hanno favorito una prestazione ideale, fermando il mio cronometro sui 57:38, 24ma posizione su 32 della categoria maschile e 29mo su 51 runners in generale.
Numeri scritti e lasciati per i followers che amano le statistiche o il gioco del lotto, per me finire questa gara è già stata una mezza impresa.
Ma perché sono arrivato fino a questo punto a 42 anni? Semplicemente perché nella vita bisogna rendersi conto quando arriva il tempo di abbandonare certe cattive abitudini ed intraprendere delle nuove sfide, piccole o grandi che siano.
L’evoluzione di Controviaggio
Le lancette dell’orologio scandiscono i secondi, minuti, ore che diventano giorni, mesi, anni… Nessuno è esente da questo inarrestabile processo che con se porta sempre novità ed evoluzioni (o involuzioni, perché no?) di cui nemmeno Controviaggio è ovviamente esente.
Sono partito con l’idea di utilizzare il blog come vetrina per quello che avrebbe potuto diventare un format televisivo, cosa che evidentemente non si è realizzata. Niente è però per caso ed alla fine questo blog dopo un periodo di prova si è consolidato in rete, certamente senza numeri da capogiro, però con buone presenze costanti e picchi considerevoli.
Come premesso il tempo porta cambiamenti e Controviaggio ne presenterà a breve qualcuno di abbastanza significativo.
Già da qualche tempo è sparita la formula del contro, idea ispiratrice, in quanto il mio amico-collega Daniele è sparito di scena, vuoi per motivi motivazionali, vuoi per quelli dovuti al grave incidente che ha subito il 6 agosto che volenti o nolenti non gli permettono di svolgere tutto quello che sicuramente preferirebbe fare nella quotidianità. (Non solo è scontato l’augurio di una prontissima guarigione a Daniele, ma in seguito vi renderò partecipi di una gesto particolare che ho deciso di dedicargli…)
Di conseguenza il blog andrà avanti a conduzione singola, ossia me ne occuperò completamente in maniera autonoma.
Da buon ex fotografo professionista (semi perché ero giovanissimo) convinto del fatto che un blog di viaggio debba presentare ai propri followers immagini degne di questo nome, ho deciso di potenziare l’arsenale fotografico acquistando una Nikon D7000 che spero a breve comincerà a dare i suoi frutti ed incidere sulla qualità dei post stessi.
La presenza nei social quali Facebook, Twitter ed Instagram è stata sempre gestita dal sottoscritto, quindi non cambierà nulla in tal senso. …magari eviterò di perdere tempo contro Presidenti del Consiglio e con attacchi di interismo cercando di rimanere più tematico.
Al vaglio anche una nuova formula grafica di impaginazione dei post ed eventuali collaborazioni con altri blogger, ma questo progetto necessita un pò di pazienza.
Prossimo appuntamento con un nuovo post di Controviaggio quindi dopo il 12 ottobre, data speciale perché segnerà la mia prima official runner race (10km) durante la Maratona Roads to Rhodes di Rodi, isola greca dove passo le mie estati da ormai diversi anni e che ovviamente sarà documentata aprendo nuovi orizzonti sportivi e dedicandoci così anche ai sempre più numerosi runners.
I miei primi 10 chilometri ufficiali saranno dedicati proprio al mio amico-collega Daniele che in seguito all’incidente sopracitato è momentaneamente impossibilitato ad usare gli arti inferiori ma che, lancio la sfida, il prossimo anno lo porteranno al traguardo della stessa gara.
Il viaggio continua…
(Renato)
Rodi, Grecia: Parapendio contro Paramotore
AGGIORNAMENTO: QUESTA ATTIVITA’ NON E’ PIU’ PRESENTE A TSAMBIKA BEACH
Chi meglio del gabbiano impersonifica l’idea di libertà? Numerosi illustri poeti e scrittori hanno dedicato versi ed opere a questi delicati uccelli con l’intento di parafrasare le nostre brevi vite. E chi proprio nella vita non ha mai sognato di potersi alzare in volo, da solo, senza per forza inscatolarsi in un aereo, per quanto affascinante, piuttosto che in un emozionante elicottero? Correre per tre passi e volare via, un pò come in Ralphsupermaxieroe, celebre telefilm degli anni ’80 dove il protagonista aveva ricevuto in dono dagli extraterrestri una tutina che gli consentiva farlo.
Al momento questo non risulta ancora possibile, ma un sistema che si avvicina di molto al volo delle aquile o dei gabbiani è sicuramente il parapendio e con la variante, il paramotore. A Rodi c’è la possibilità di praticare questi due sports in totale sicurezza, presso una delle più belle spiagge dell’isola, ossia Tsambika Beach, che prende il nome dal monastero che la protegge dall’alto e che viene ospitato sulla collina che è anche una fantastica rampa di lancio. Nel caso del parapendio l’unica spinta di propulsione viene data dal vento che in quella zona soffia in modo costante ed ottimale, a differenza del paramotore che invece è supportato da un elica situata dietro al seggiolino del pilota e che consente di decollare dalla pianura in pochissimi metri. Personalmente abbiamo provato il paramotore che a discapito di quanto uno possa immaginare più che una scarica di adrenalina ti porta in una dimensione fantastica perché, ovviamente riferito a chi non è abituato, volare senza barriere che ti circondano e poter ammirare paesaggi spettacolari da un’altezza importante ma non certo proibitiva è veramente sensazionale. Dopo gli inevitabili primi secondi di incertezza (nostra, non del pilota) ci si trova quasi in un videogame, o in una cartolina, complice anche ciò che circonda la magnifica spiaggia di Tsampika e le coste che da Stegna a Kolymbia offrono anfratti misteriosi e piccole chiesette private bianche e blu oltre naturalmente agli hotel ed alle case in riva al mare. Un meraviglioso mare dalle svariate tonalità che passano dall’azzurro al blu profondo.
Questo spettacolo dura venti minuti circa ma è incredibile come bastino pochi secondi per farti sentire a proprio agio durante un’attività che di certo non capita di praticare tutti i giorni. Chi scrive ha la sensazione di vertigine come la stragrande maggioranza delle persone, ma sicuramente non è incosciente, né amante del pericolo, tutt’altro. Una volta indossata la giacca per proteggersi un po’ dal vento e l’apposito casco forniti dalla scuola di volo, basta concentrarsi un pochino sulla bella avventura che si sta per affrontare e fare qualche piccolo calcolo di fisica per rassicurarsi sul fatto che è praticamente impossibile che possa accadere qualcosa di spiacevole. Il più è fatto e si è pronti per vivere un’esperienza emozionante, da raccontare, magari commentando il filmato che nel frattempo avete girato in volo o le decine di fotografie aeree. E per qualche attimo sentirsi davvero liberi nel vento, come i gabbiani. Da provare!
Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. (Gabbiani, Vincenzo Cardarelli)
Anek vs Minoan. Viaggiare in traghetto.
Viaggio tutt’altro che breve quello affrontato per riportare il culino di Controviaggio da Rodi (Grecia) in Italia. Ho utilizzato infatti due traghetti. Per la tratta Rodi–Pireo (Atene) la compagnia Anek, per la seconda Patrasso – Ancona, il traghetto è stato Minoan.
Le scelte di questi traghetti sono molteplici ma per usufruire dei vari sconti messi a disposizione dalle compagnie senza rischiare di perdere le varie coincidenze bisogna far parte di categorie molto particolari.
Il primo traghetto ad accogliermi e proteggermi dalla bufera che si sta scatenando nel frattempo (dopo 5 mesi di bel tempo ci sta) è la Preveli (Anek). Traghetto di medie dimensioni che regalerà ai suoi occupanti una navigazione piuttosto movimentata per le condizioni del mare ed infinita (circa 24h) dato che toccherà tutte le isole possibili immaginabili prima di puntare il porto del Pireo. Poco importa, l’importante è che sia partita. (…ed arrivata).
La cabina (invidio i sacco pelari o quelli che si fanno 24 ore seduti al bar) non è particolarmente curata ma gli spazi sono ottimi e dato che la dovrò spartire con uno sconosciuto, speriamo non russante, va decisamente bene. Sconosciuto? Per chi non avesse mai viaggiato con queste navi c’è da sapere che a meno che non vogliate pagare anche per l’altro occupante, potete scegliere di dividere la cabina con una, due o tre persone. (dello stesso sesso) Va bene risparmiare (di solito la prendevo ad uso singolo) ma direi che spartirla con uno è già sufficiente. Questa volta è andata bene: il sosia di Don Mazzi di Karpathos infatti è stato molto educato e discreto evitandomi incazzature inutili. Attenzione a bordo di queste navi con cene e bevande extra, si fanno pagare parecchio.
Primo round con Anek quindi decisamente positivo con la nave in orario e trasferimento in auto da Pireo a Patrasso con a disposizione tutto il tempo necessario, anzi, in abbondanza.
Nonostante ormai conosca la strada per uscire dal porto del Pireo ed immettermi in autostrada suggerisco ai meno esperti di far affidamento al proprio satellitare perché i cartelli che indicano Patrasso sono due: uno quando già siete sulla retta via, l’altro 50 km passati tutti gli svincoli ingannevoli.
A Patrasso non fate la cazzata di andare a visitare ed attraversare il bellissimo ponte (andreste a spendere tipo 30 euro di pedaggio tra andata e ritorno) ma se avete tempo fermatevi piuttosto nel porto turistico praticamente in città dove troverete ormeggiate diverse barche a vela e yacht che potrete ammirare sorseggiando quello che preferite in uno dei numerosi localini nella marina. Se la giornata è calda potrete fare due passi e sgranchirvi le gambe che tra nave ed auto saranno atrofizzate.
Imbarcato quindi con un po’ di anticipo sulla Europa Cruise Palermo, che già il nome mette i brividi, mi aspetto una nave da rottamare come da esperienza passata con il partner commerciale di Minoan, l’italiana Grimaldi, che mi era sembrata una fucina di tanti piccoli Schettino. Mi meraviglia il fatto che invece la nave sia un bestione enorme con equipaggio greco e molto preparato.
Nonostante questo ferry sia decisamente in perfette condizioni e con tutti i confort possibili immaginabili, noto che la cabina a me assegnata è più piccola di quella della Preveli; ma la mia preoccupazione è la solita: chi la dividerà con me? Un camionista bulgaro scampato alla guerra di cecenia o un coreografo tedesco scampato al servizio militare? In entrambi i casi non dormirei tranquillo.
Fatto sta che la nave parte alle 16:00 ed io mi addormento nel mio lettuccio. Passa qualche ora, esco, faccio un giro esplorativo per capire un po’ dove mi trovo e quanto torno noto sull’altro letto la sagoma di un omino ma né traccia di lui, nessuna valigia o altro oggetti personali. L’omino non si presenterà mai più nella cabina 8028.
Il viaggio scorre ancora più veloce dell’altro, nella massima tranquillità. Forse uno dei migliori viaggi in mare che abbia mai fatto. Mi godo anche la scena di due italiani ignoranti che vengono cazziati dal cameriere sorpresi a cambiare canale alla tv satellitare in teatro.
Salutiamo quindi la Grecia con la speranza di esserne di nuovo ospiti, magari attraversando il mare Mediterraneo ed Egeo nello stesso modo in cui ce ne siamo andati.
Rimango dubbioso sull’occupante della cabina misteriosamente scomparso: nessun uomo in mare per caso?
(Renato)












































