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Rio de Janeiro: lo stadio Maracanã

Scegliere Rio de Janeiro come meta per trascorrere le proprie ferie, implica il fatto di dover necessariamente organizzare una visita al tempio del calcio, l’ Estádio Jornalista Mário Filho, detto Maracanà.

L'Estádio Jornalista Mário Filho, Maracanã

L’Estádio Jornalista Mário Filho, Maracanã

Per farlo ci siamo affidati alla professionale ed appassionata guida locale, Sergio Manhães che durante la settimana passa le sue giornate lavorando in banca, per poi trasformarsi in tifoso ed abile guida durante gli eventi sportivi. Il nostro gruppetto comprendeva anche i velisti della nazionale francese.

Il nuovo impianto Maracanà, recentemente riaperto (28 aprile 2013) è sceso dalle 200.000 presenze documentate agli attuali 78.838 posti a sedere.

Impianto da mille ed una... notte

Impianto da mille ed una… notte

Per raggiungere il mitico Maracanà abbiamo utilizzato la metropolitana che anch’essa merita un cenno per quanto si sia dimostrata decisamente sicura, nuova e pulita. Se uno si aspetta un inferno sotterraneo verrà piacevolmente smentito: la metro infatti è molto più simile a quella di Parigi, funzionale e piacevole, rispetto a quelle di Milano e Roma, sporche e trascurate.

Addirittura mr. Vap è riuscito ad attaccare bottone con due tipe. Al solito tutto si è concluso con un nulla di fatto, in questo frangente fortunatamente per lui. Già, perché le tipe erano tipe cesse.

Percorso della Metro

Percorso della Metro

La fermata Maracanà è collegata da una sopraelevata che ci porta esclusivamente e direttamente agli ingressi dello stadio. Impossibile sbagliare quindi e non solo per questo motivo, ma anche perché l’edificio si fa notare. L’efficiente e ramificato servizio fornito dagli steward non lascia nulla al caso e rende l’affluenza scorrevole e sicura.

Ingresso

Ingresso

La partita che ci siamo visti era abbastanza delicata per gli esiti della permanenza in prima serie del Vasco da Gama che ha giocato contro la prima della classe, il Cruzeiro di Belo Horizonte, ecco perché si sono aperte le porte del magnifico impianto utilizzato altrimenti solo per eventi di spessore. Rumorosi cori a ritmo di samba e sventolii di bandiere prima, durante e dopo il match, in un ambiente decisamente gioioso. (La settimana seguente si registreranno feriti gravi durante scontri, ma non al Maracanà, proprio tra tifosi del Paranaense e Vasco che retrocederà)

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Fatto sta che due ore prima del fischio d’inizio in un’ampia zona adiacente lo stadio è proibito servire alcolici agli avventori per evitare appunto che eventuali alterazioni possano portare a gesti violenti e così, per noi di Controviaggio che siamo accomunati al Vasco da Gama per i colori del nostro logo (ma che nulla ha a che vedere con squadre di calcio italiane, figuriamoci quelle brasiliane) ed i loro colori sociali, bianco, nero e rosso, , riuscire a berci una birretta è stato abbastanza arduo, ma alla fine ce l’abbiamo fatta anche grazie a Sergio.

La nostra fortuna culminerà nell’insperata vittoria del Vasco de Gama che s’imporrà per 2 a 1 sul Cruzeiro e che naturalmente renderà felici i suoi tifosi dando vita ad una festa incessante sugli spalti e fuori.

Festa tra i tifosi del Vasco da Gama

Festa tra i tifosi del Vasco da Gama

Uno spettacolo da non perdere anche per chi non segue il calcio, mentre per gli appassionati di questo sport al Maracanà c’é la possibilità di vedere, oltre al Vasco da Gama che però è retrocesso, il famoso e popolare Flamengo (del noto campione Arthur Antunes Coimbra meglio noto come Zico), il Botafogo (dove militò il fantastico Garrincha), la Fluminense (retrocessa pure questa).

Se volete organizzare una visita allo stadio Maracanà visitate il blog di Sergio futebolnomaracana.blogspot.com oppure contattatelo direttamente  ssm10@hotmail.com

Le 4 maggiori squadre di Rio

Le 4 maggiori squadre di Rio

Alitalia contro Trenitalia. Si salvi chi può.

Diversamente fallita Alitalia contro Ferrovie privatizzate dello Stato.

Ci scusiamo con i nostri followers perché sicuramente nell’immediata post lettura delle due Compagnie sopra citate avranno avuto attacchi di isterismo, clonati di vomito ed il riaffiorare di grottesche esperienze vissute.

In effetti il pendolare italiano grazie all’incompetenza ed approssimazione di chi opera e gestisce l’apparato “circolatorio” del Belpaese spesso più che un viaggio affronta delle prove di “normale” sopravvivenza.

La prima esperienza che mettiamo sul piatto è quella volata che dall’aeroporto di Trieste ci ha portati a Milano Linate. L’aeroporto a Ronchi dei Legionari (GO) grazie all’ennesima mal gestione politica con investimenti dubbi e scarsa lungimiranza non solo è rimasto formato mignon, ma vista la concorrenza con gli aeroporti di Venezia, Treviso e Lubiana (Slovenia) continua a snellire i pochi operativi esistenti. Ed è proprio parlando di operativo che l’efficiente servizio email della “diversamente fallitaAlitalia ci comunica qualche giorno dopo la nostra abbastanza vantaggiosa offerta di un cambio orario: l’AZ 7048 non decollerà alle 18:30 ma alle 20:50 e non arriverà alle 19:25 bensì alle 21:45.

Verso Milano con Alitalia.

A Milano in un soffio.

Lavorando nel settore non ci meravigliamo certo di queste sottigliezze. Quello che invece desta qualche leggera preoccupazione è il fatto che poche ore prima l’Ansa comincia a battere notizie poco rassicuranti riguardo la Compagnia che pare sull’orlo del secondo fallimento. In quel caso volo perso e nessun rimborso. Fortunatamente il giorno da noi prescelto per volare è un mercoledì, gli abili amministratori della compagnia tricolore assicurano servizio completo fino a sabato. Sospiro di sollievo.

Diversamente fallita

Diversamente fallita

Solito siparietto ai controlli dove gli impeccabili Vito Catozzo (personaggio inventato da Giorgio Faletti negli anni 80) applicano la legge minuziosamente e ci fanno lasciare a terra un gel da barba da 200ml anche se giunto alle ultime spruzzate (il limite consentito è 100ml nel bagaglio a mano). Il materiale recuperato, ci dicono, verrà donato alla Caritas. In effetti la schiuma da barba è sempre stato recondito desiderio dei barboni.

Vivo glielo faccio mangiare!

Vito Catozzo

Tutto liscio quindi, anzi, il carrello dell’aereo toccherà suolo lombardo con 15 minuti di anticipo.

Opera Air France.

Decolliamo con un amministratore delegato, atterriamo con un altro e qualche milione di buonuscita in meno nelle casse delle Poste, ma per quel che ci riguarda la missione è compiuta: siamo a Linate.

Se a Milano ci siamo andati, da Milano dovremo pur tornare. Un comodissimo Freccia Bianca a soli 29 euro è quel che fa per noi. Dimezzato il costo rispetto l’aereo, ma non certo le comodità. Chiaro, sono 3 ore e 50 di viaggio contro 45 minuti, ma grazie al tablet e qualche altro aiutino tecnologico il tempo passa in fretta.

Tabella molto indicativa

Tabella molto indicativa

La temperatura non proprio primaverile e l’umidità ci scavano le ossa in Stazione Centrale, noi attendiamo imperterriti di scoprire quale sarà il binario in cui recarsi; ci guardiamo intorno abbagliati da maxi schermi che proiettano pubblicità e notizie flash confermandoci che Ridley Scott con il suo Blade Runner fu profeta.

Ho visto cose che voi umani... (anche noi non scherziamo)

Ho visto cose che voi umani… (anche noi non scherziamo)

La partenza è prevista alle 17:05 così alle 16:50 finalmente appare il numero del binario in cui recarsi. Ci appartiamo in attesa che la mandria salga sul trenino. Preso il posto 9A nel vagone 4 veniamo a scoprire che gli abbonati non hanno un’assegnazione di posto, pertanto devono attendere che tutti gli altri si siedano e poi elemosinare posti liberi. Ecco perché ci sentiamo giustificati nel dare degli incompetenti a chi è pagato per gestire certe situazioni. Il bello è che senza essere inventori basterebbe copiare da Paesi civili.

Ma a noi che ce ne frega? Non siamo né abbonati né pendolari. Parte il primo dei due film programmati, After Earth, durata 1 ora e 40’. Il secondo non so mica se riusciremo a guardarlo tutto. Il treno schizza a gran velocità verso Brescia per recuperare i ben 20 minuti di ritardo accumulati alla partenza. In Giappone i Ministri dei trasporti chiedono scusa pubblicamente in questi casi, da noi è normale. Sempre a Brescia termina il primo film. Il treno ha già 100 minuti di ritardo con una non precisata prolungata sosta nella stessa stazione. Dicono si sia buttato sotto il treno qualcuno nel tratto di Rogoredo. Mentre ci informiamo in rete sull’accaduto scopriamo che una volta al mese c’è un qualcuno senza nome che tenta periodicamente il suicidio. Scopriamo anche casualmente che se il ritardo è dovuto causa terzi le FS non si fanno carico di nessun rimborso. Se l’intraprendenza dei legali delle ferrovie è decisamente vivace, nulla ha da invidiare quella dell’operativo che da Brescia dopo circa 1 ora di attesa decide di deviare il treno verso Cremona e regalare ai passeggeri un panorama non previsto. Si salta quindi Desenzano del Garda passando per Cremona e Mantova per poi ritornare sulla via maestra ed approdare a Verona. Gli avvisi del capotreno sono pressapochisti. Guardate che non è che ci inventiamo le cose appositamente per il blog… Tutto vero!

I miei primi 100 minuti

I miei primi 100 minuti

A bordo una coppia di giovani giapponesi che avevano scelto Venezia come ultima meta prima di suicidarsi a causa delle poche emozioni che riserva loro il Sol Levante riguadagnano entusiasmo e cominciano a scambiarsi effusioni orgogliosi e fieri di non essere nati nell’Italia gestita da un branco di deficienti. Li vedremo scendere a Mestre con solo 3 ore di ritardo felici e saltellanti con il cestino di sostentamento delle Ferrovie. (Acqua, succo di frutta, Loacker, pseudo crackers)

Nel vagone bar tre inservienti dall’accento napoletano fanno trascorrere il tempo raccontandosi cazzate attorniati da una coppia di esibizionisti con una bottiglia di Berlucchi che riusciranno a far cadere e la solita signorotta di mezza età dall’aria radical chic che inevitabilmente lavora nella redazione del TG4. Ci teneva a dirlo.  Insomma, le disgrazie non vengono mai sole. Consumiamo la birra (solo 4 euro una lattina) e richiediamo la ricevuta all’inserviente che a quanto pare non è solito rilasciarle. Un consiglio al barista: comprati al supermarket la stessa marca di birra che vendi, non rilasciare ricevute ed intascati la differenza. (Mmmm abbiamo come il presentimento che il suggerimento sia arrivato tardi).

Morale della favola il Freccia Bianca arriverà alla nostra stazione di destinazione, Monfalcone, con 3 ore esatte di ritardo.

Se durante il week end Austria e Francia decidono di occuparci noi ci inventiamo un’influenza e non combattiamo. Avvisati.

Puntata Zero. Grecia, Rodi. Real Beach Party Tsambika

Il successo del Beach Party

Il successo del Beach Party

Prezzo d’ingresso: 20 euro in prevendita senza trasferimento inclusa una consumazione. 25 euro con trasferimento andata e ritorno inclusa una consumazione.

Prezzo medio consumazione: 5 euro

Organizzazione tecnica: Statues Music Bar Kolymbia

Musica: commerciale

Su Youtube (video non ufficiale): http://www.youtube.com/watch?v=WIqeOsrNQ4k

Parliamo di Rodi e non delle spiagge di Copacabana, Ipanema o Leblon d’accordo (dove Controviaggio sarà presente a novembre) però in questo caso devo ammettere di aver assistito ad un party davvero ben riuscito.

C’erano una volta le discoteche che copiavano lo stile made in Italy con profili da vip, prezzi d’ingresso esagerati, cocktails annacquati da barman di scarsa professionalità, i privé ed i tavoli che ci facevano sì ricordare Milano, ma per il conto finale. Esistono ancora certo, sommerse da costi di gestione elevatissimi che spesso costringono a stampare sulle foto dei loro manifesti appiccicati ovunque deejay dai nomi e volti pressoché sconosciuti. Luoghi dove è possibile trovare sempre più russi ed ebrei, unici oggi giorno a volersi divertire con bottiglie e bella vita, a differenza degli italiani che si sa, alla fine trovano il divertimento nelle cose più genuine.

Infatti per il turista un po’ meno sprovveduto c’è la possibilità di partecipare ad un vero beach party unico nel genere a Rodi sia per la popolarità dell’evento, dato che vi partecipano i migliori tour operators presenti sull’isola, che per la magnifica location, Tsampika Beach, che si svolge davvero sulla spiaggia e non come tanti finti beach party che per  spiaggia hanno un prato.

La spiaggia di Tsambika di giorno...

La spiaggia di Tsambika di giorno…

Grazie alla sinergia di tanti tour operators, dicevamo, l’affluenza è decisamente alta, l’abbigliamento consigliato non è certo di tipo formale visto che si balla sulla sabbia, “obbligatorio” il costume dato che naturalmente anche il bagno fa parte della serata. Certo, c’è anche chi come Daniele invita le russe in abiti da sera e tacco 12 per poi con la scusa poterle spogliare dopo il sesto drinks. Giusto ed il bere? Prezzi popolarissimi per vodka redbull, rum cola, birra e via dicendo. Insomma, per una volta scordarsi la Milano da bere farà bene anche al portafogli. Vista la mia età e la presenza di numerose ragazzine e ragazzetti che frequentano il posto vien da pensare anche al discorso sicurezza che non manca certo di figure rassicuranti come buttafuori che hanno il compito di tenere sott’occhio eventuali esaltati e non di rimbalzarvi alla porta se non avete l’aspetto fighetto, oppure di bagnini che supervisionano chi fa il bagno ma senza proibirvi di farlo ed i bicchieri naturalmente in plastica per evitare che qualcuno possa avere strane idee  con un bicchiere di vetro in mano. Si sa che quando ci si sente falliti ci si rifugia nelle minacce e nella violenza.

Body Painting e festa...

Body Painting e festa…

Di violenza comunque non ha senso parlare visto l’ambiente festoso e colorato, anzi, l’appetito è sempre in agguato così che non poteva non mancare la griglia con i souvlaki (spiedini di carne venduti a ben 1,50 euro…).

Come dice un mio amico brasiliano, in ogni luogo ci va il vestito adatto: lo smoking nel deserto è inadeguato e ridicolo. Rodi è sole, spiaggia, mare e vacanza e “l’abito da sera adatto” è il beach party di Tsampika.

Ogni mercoledì di agosto… (Renato)

a breve la recensione night live di Daniele