Giordania: cultura contro pregiudizio
Finalmente pubblichiamo anche l’articolo riguardante un Paese davvero sorprendente qual’é la Giordania. Luogo nel quale ci si arriva fondamentalmente dopo aver scelto di visitare la fù capitale dei Nabatei, Petra. Una delle sette meraviglie al mondo moderno, patrimonio dell’umanità dell’Unesco e facente parte dell’area dichiarata parco nazionale archeologico, Petra la fa da padrona incontrastata dei luoghi più simbolici da visitare.
La Giordania va vista con il cuore, prima che con gli occhi, sempre pronta a regalarci qualcosa di inaspettato dietro ad ogni angolo del suo pur contenuto territorio ed in grado di sorprenderci in continuazione. Più facile a dirsi che a farsi per molti turisti che non si vogliono staccare dagli affanni della loro quotidianità e che ormai si preoccupano più del segnale wifi che delle antiche realtà che hanno la fortuna di sfiorare. La confusione tra arabo e musulmano è uno dei primi grossolani errori che si compie nel giudicare il popolo giordano, la mancata distinzione tra musulmani sciiti e sunniti è il secondo e per finire l’atteggiamento di superiorità è il terzo. Tre elementi che generalmente ostacolano la buona riuscita della visita. La Giordania appartiene al ricchissimo territorio storico culturale chiamato la Grande Siria (Sham), che comprende la Siria, i territori occupati quale la Palestina, Libano, Iraq, fino ad arrivare al Kuwait. Confini creati in maniera alquanto maldestra e dei quali paghiamo oggi le conseguenze dalle varie colonie che negli anni hanno frammentato questi territori. Gli inglesi e Churchill con il suo righello sparti-territori in primis. “Noi siamo quello che mangiamo” recita un detto popolare che mai meglio si concretizza proprio in questo caso, dato che tutti i territori sopra citati sono anche accomunati da una cucina pressoché identica. Qualcuno starà attendendo la citazione del vicino Egitto, piuttosto che Tunisia o Marocco, tanto per buttare gli arabi nello stesso calderone; si persiste nell’errore, perché gli ultimi tre Stati citati ben poco hanno a che fare con gli arabi essendo popoli nord africani. Musulmani sì, ma non arabi.
Ed anche l’atteggiamento delle persone in Giordania si differenzia di gran lunga da altri popoli più o meno vicini: desta quasi sorpresa il fatto di poter attraversare un Suq (mercato) senza esser presi di mira e senza essere infastiditi dai vari commercianti. In Giordania il contatto con lo straniero non è gratuito, nessuna pacca sulla spalla, nessun “amico, amico, compra, compra”. L’ospitalità araba si basa sul rispetto dell’ospite. La prima cosa che disorienta l’arroganza occidentale è proprio questo atteggiamento apparentemente distaccato e fiero del popolo giordano che può vantare un laureato in ingegneria ogni quindici abitanti. Il livello di istruzione è decisamente alto grazie all’investimento culturale voluto fortemente dai regnanti capeggiati dal benvoluto Re Abdallah e la Regina Ranja, molto attiva sul piano dell’integramento sociale lavorativo (e non) da parte dei meno abbienti, in particolar modo donne e bambini. Chi si aspetta di trovare un popolo allo sbaraglio sbaglia di grosso: il dinaro, moneta locale, viaggia di pari passo con il dollaro e le banche proliferano come funghi grazie al flusso di soldi proveniente da Paesi esteri quali l’Arabia Saudita. La Giordania è una sorta di Svizzera del Medio Oriente per intenderci. Scuole ed Università coprono la stragrande maggioranza dei cittadini che una volta conseguita la laurea si spostano nel mondo ad esercitare la loro professione. Grazie a condizioni favorevoli che la Giordania offre loro, rimandano i capitali nel Paese d’origine.
Ecco perché gli italiani con il naso all’insù quando arrivano nella capitale Amman rimangono perplessi nel vedere scorazzare Porsche, Mercedes, BMW, Mustang ed Hammer come se piovesse. Sgomenti lo diventano quando vengono a sapere che le tasse sulle vetture fan lievitare il prezzo di quasi il doppio rispetto all’Italia, ad esempio. Fuori dalle finestre degli hotel di Amman il canto dei Muazzin provenienti dalle moschee si insinua tra la massa di milioni di mezzi che si muovono all’unisono verso le varie destinazioni di questa enorme città, originariamente costruita su sette colli sul modello di Roma e che ora ne conta diciannove.
Città che continua inesorabilmente ad espandersi verso ovest in contrapposizione con il silenzioso e maestoso deserto del Wadi Rum, scenario che ha svolto il ruolo da protagonista durante le numerose battaglie della rivoluzione araba capeggiate dall’irlandese Lawrence d’Arabia e sfociate nella liberazione dagli invasori turchi ed il colonialismo inglese. Wadi Rum che ancora oggi ospita gli abitanti del deserto, i beduini, definiti commerciali da qualche turista ignorante ma che, in realtà, hanno adeguato un pezzettino delle loro giornate alle invadenti visite, quelle sì commerciali, di ingombranti visitatori. Difficile capire per un occidentale che il beduino non ha bisogno di soldi per vivere; quando navighi con il tuo fedele dromedario tra la sabbia ed il sole cocente devi essere in grado di trovare la vita ovunque, anche nei posti più impensabili. Se non hai beni da acquistare a ben poco servono i soldi.
Così, nella terra dove manca l’acqua e dove il fiume Giordano, deviato dall’arrogante Israele per raffreddare le proprie centrali nucleari, è sempre più debole ed incapace di rigenerare il mar Morto che perde a sua volta un metro l’anno, viene ancora offerta la possibilità di fare un viaggio dentro al viaggio. Un viaggio verso le nostre origini.
Lei non sa chi sono io…
In attesa di aprire il capitolo Giordania con le sue incredibili risorse, non posso evitare di fare alcune considerazioni sull’atteggiamento di persone che catalogheremo in turisti tanto per stare in tema al nostro blog.
E’ a dir poco disdicevole constatare come l’educazione ed il senso della collettività si siano abbassati al grado zero della scala della decenza e come di contro l’arroganza e la presunzione abbiano raggiunto i primi posti del podio nell’atteggiamento del viaggiatore.
Difficile risalire ai motivi che rendono gli esseri umani così mediocri, ma possiamo affermare con sicurezza che “la maleducazione è la virtù dei poveri di spirito”. (cit)
Chi come me è da anni impegnato in questo mestiere con la passione e dedizione necessaria a sopperire tutte le rinunce cui si è scelto, è consapevole del fatto che se tutte le persone fossero autonome ed istruite a dovere la nostra presenza non sarebbe necessaria. Ciò non trova comunque giustificazioni comportamentali opposte che ci fanno sembrare dei Kunta Kinte alla mercé dei loro schiavisti.
E’ imbarazzante notare la difficoltà nel mantenere una fila ordinata ai banchi accettazione gruppi o a quelli check in con i furbi o sbadati di turno che sistematicamente scavalcano chi li precede causando subito borbottii ed indignazioni varie. Una delle cose più odiose ed inutili è avere il passeggero che ti segue alle calcagna con il ripetuto timore, spesso concretizzato, di ritrovarsi una simpatica valigia (fuori peso) sul tallone. Impossibile pensare che arrivati al banco ci si fermi ad attendere il proprio turno in prossimità del nastro adesivo che delimita lo spazio, quasi fosse stato messo per dare un tocco liberty all’aeroporto. Questi atteggiamenti maleducati e fuori luogo causano il ritardo sistematico delle operazioni e l’inevitabile irritazione degli addetti ai lavori che se prima erano disposti a chiudere un occhio, diventano delle belve pronte a massacrare il malcapitato di turno.
Oltre alle file si denota un certo atteggiamento da vip anche nella lettura ed interpretazione della brochure o delle regole prestabilite, che causano le inevitabili sanzioni che di conseguenza scaturiscono in sceneggiate napoletane. L’argomento soldi è quello principale: i centri commerciali fanno i doppi salti mortali di felicità nel vestire tutti in serie con firme del momento rendendo fashion e ricche intere fasce di livello medio basso. Qualcuno potrà sentirsi coinvolto e sicuramente obietterà che la ricchezza non si misura da quello e come non dargli torto? L’educazione, la conoscenza, l’umiltà sono doti che non hanno prezzo. Purtroppo di persone con un orientamento di questo tipo ce ne sono sempre di meno e nella discesa verso il baratro economico il quale come sempre accade avrà un’impennata appena la terra ritroverà il suo nuovo assetto, la cosa che più preoccupa è lo scivolone culturale che stiamo attraversando, la mancanza di rispetto. E’ davvero assurdo vedere come ci siano elementi di disturbo, nel gergo trouble makers, che sprechino energie impiegandole assiduamente nella lotta verso gli operatori che devono garantire loro gli standard qualitativi che hanno acquistato, spesso a prezzi vantaggiosi. Così facendo non solo si creano una fama di persona non gradita rallentando o eliminando tutti quelli che potrebbero essere favori extra ma si imbucano in una situazione alquanto buia anche dal punto di vista economico. Con quale pretesa queste persone pensano di potersi muovere meglio in luoghi che conoscono da poche ore rispetto a chi come noi ci vive per dei mesi? Hanno paura di pagare una commissione? E se anche fosse? Alla fine riconosci un servizio che ti permette di risparmiare tempo e denaro e ti evita spiacevoli sorprese. Ma spesso e volentieri il gesto di aiutare un ospite educato e desideroso di apprendere è GRATIS. La presunzione non porta lontano e quasi sempre queste persone tornano con le orecchie basse e lo sguardo di chi ha preso bastonate da quelli fuori che non aspettano altro che lavorarsi i temerari del fai da te dall’aria saccente.
Attenzione, anch’io io scelgo sempre il fai da te ma, nel caso in cui sia coinvolto in iniziative collettive mi adeguo, per il discorso iniziale: educazione, rispetto e consapevolezza dei propri mezzi.
Cari nostri lettori e viaggiatori, sarebbe bene che prima di sfogliare dei cataloghi o preparare la valigia si cominciasse a riflettere seriamente se siamo in grado di confrontarci con il mondo che ci circonda; magari chiedendo consiglio alla nonna per chi ancora ce l’ha, sfogliando un libro di bon ton o azionando il cervello che spesso è in stand by. Credetemi che è patetico mostrarsi interessati al conflitto israelo palestinese visitando Gerusalemme ed Amman per poi lamentarsi animatamente facendo il confronto mezza giornata dopo tra il free wifi offerto dagli ebrei e quello a pagamento dei giordani. E’ disdicevole andare su tutte le furie perché un 4 stelle ha ricevuto un upgrade ad un 5 nonostante abbia pagato di meno, fatto che fa infuriare chi ha pagato di più: se ricevi i servizi spettanti non hai diritto a nessuna lamentela. Semmai sarà il tour operator a rimetterci dei soldi.
Siate furbi nel modo giusto: un buongiorno ed un buonasera, una richiesta educata con un accenno di sorriso vi spalancheranno le porte anche in situazioni più drammatiche e vi potranno salvare letteralmente il culo da quelle più disdicevoli. Quando le gambe non ci reggeranno più e la salute non sarà così benevola nei nostri confronti, eventi che non coincidono necessariamente con la vecchiaia, potremo affidarci solo ed esclusivamente ai nostri bei ricordi. Magari la punizione divina si presenterà per alcuni proprio sotto quella forma, nella forma dei ricordi delle occasioni perse.
…e studiate un pò l’inglese perché l’italiano nel mondo lo capiscono in pochi (anche in Italia). Perché? Se la seconda guerra mondiale fosse stata vinta dai nazisti di Hitler e dai fascisti di Mussolini a quest’ora si parlerebbe ovunque il tedesco e l’italiano ma, visto che così non è stato, gli alleati americani ed inglesi hanno sparso il loro verbo con la loro lingua. Concediamo un flebile diritto nel essere dispiaciuti dell’esito della guerra ai lettori alti, biondi e con gli occhi azzurri. Gli altri riflettano. (Renato)
Rio de Janeiro: Centro contro Favela
Forse il Brasile è lo Stato che meglio identifica la situazione mondiale in cui il distacco tra la popolazione ricca e quella povera è sempre più accentuata.
La contrapposizione del quartiere Centro con una delle settecento Favelas è tra gli accostamenti che più si sposano con l’esistenza del nostro blog che, ricordiamolo per la centesima volta, nasceva proprio con il proposito di evidenziare le differenze che esistono nei nostri modelli di vita.
Passeggiare per le vie del cervello lavorativo di Rio de Janeiro sorprende per la quantità di persone e che tutto sembrano tranne che sudamericani visto la velocità del passo che li porta a raggiungere uffici e negozi, questi ultimi ospitati in grattacieli di recente costruzione e palazzi coloniali che idealmente distanziano di alcune ore di viaggio le spiagge di Ipanema e Copacabana che invece si trovano a mezz’ora di taxi. (traffico permettendo)
Il Centro è davvero enorme, le visite da fare anche in questo caso sono numerose e di certo non ci metteremo a fare concorrenza alle guide in circolazione con liste e descrizioni dei siti visitabili. Certo è che la zona chiamata Cinelandia e che comprende anche la Piazza Floriano Peixoto dove l’aria diventa più parigina che brasiliana contrasta sensibilmente con la parte più povera. Bellissimo il Teatro Municipale, struttura inaugurata nel 1909, considerata tra le più belle del Brasile.
Fa naturalmente riflettere anche l’imponente e visibile Cattedrale di San Sebastiano, comunemente chiamata Cattedrale Metropolitana, edificata nel 1979 e che può contenere fin 20.000 cristiani (il caso di dirlo) in piedi. Circondata da grattacieli e palazzi di vetro, ci fanno fare un salto fantasioso che dall’aria parisienne di Cinelandia ci porta verso una simil Ginevra. A pochissimi metri obbligatoria la visita ad uno dei locali più belli in assoluto al mondo (tra i primi dieci) il Rio Scenarium dove la qualità del servizio e del prodotto è davvero elevatissima, con principale attrazione della serata gruppi musicali dal vivo. Noi abbiamo avuto la fortuna di ascoltare la bravissima e cordiale Ana Costa, cantante, compositrice e strumentista che ha il vanto d’essersi esibita per l’apertura dei giochi Pan Americani disputatisi a Rio appunto nel 2007. Al Rio Scenarium portate con voi il passaporto in quanto sono molto rigidi nei controlli d’ingresso. Interessante il fatto che di giorno questo splendido locale a tre piani sia un negozio di oggetti d’antiquariato. Prenotazione d’obbligo o quasi. www.rioscenarium.com.br
Altre due tappe obbligatorie la variopinta scalinata Selaron situata tra i quartieri di Lapa e Santa Teresa nata dalla fantasia dell’omonimo artista cileno Jorge Selaron che comincia l’opera restaurativa nel 1990 inizialmente su alcuni gradini fatiscenti davanti la sua casa, più per necessità che per arte.
La Rio de Janeiro d’alta classe propone la storica pasticceria Confeitaria Colombo www.confeitariacolombo.com.br/site anch’essa meta obbligatoria. Fondata nel 1894 risulta essere tra i primi dieci caffé più belli al mondo. Davvero un luogo affascinante e sfarzoso.
Ops, stiamo facendo l’elenco… Non è quello che vogliamo! Di contro descriviamo le Favelas, baraccopoli che da anni sono diventate parte pulsante di Rio De Janeiro con le loro comunità fuori legge e ben conosciute al mondo per essere ambienti pericolosi e malfamati. Se nel centro di Rio de Janeiro e nei posti più turistici girano molti visitatori con il naso all’insù (…gli uomini spesso all’ingiù) nelle periferie che circondano la metropoli gli unici a poter camminare indisturbati sono narcotrafficanti, trafficanti d’armi e tutto ciò di cui si circondano. Noi siamo entrati in quella più grande al mondo con i suoi 150.000 abitanti, Rocinha, una delle favelas recentemente bonificate e visitabili; certo bisogna andarci con una guida ed esclusivamente nelle ore diurne. Non si troveranno pasticcerie, teatri o cattedrali ma un agglomerato di case divise da vicoletti che accentrano i forti odori delle canalette di fogna semi scoperte o dei quintali di immondizia in un centro raccolta. Eppure ci sono parecchi negozi ed attività che cercano di sbarcare il lunario onestamente e, tutto sommato, anche la pulizia potremmo definirla quasi accettabile. Al Cairo ne abbiamo viste di peggio. A volte la povertà aguzza l’ingegno e così è successo per un sciur favelaro che ospita nel suo terrazzo i visitatori che vogliono fare una foto e che, come noi, possono immortalare la favela di Rocinha lasciando la modica cifra di 5 Real cadauno per godere della favorevolissima posizione. Ci farà vedere orgoglioso e sorridente articoli di giornale che riguardano la sua trentennale iniziativa ed i personaggi famosi che ne hanno usufruito.
Insomma, Rio de Janeiro va proprio vissuta centimetro contro centimetro.
Rio de Janeiro: Corcovado contro Pan di Zucchero
Questa volta ammettiamo che il titolo Corcovado contro Pão de Açúcar è alquanto forzato, ma titolare Rio de Janeiro la giornata perfetta sarebbe stato troppo scontato anche se corrisponde alla pura verità.
Abbiamo atteso frementi per due giorni l’arrivo del bel tempo per portare a termine una delle missioni principali che ci ha fatto attraversare l’Oceano Atlantico, ossia la visita al Cristo Redentore situato appunto sul monte Corcovado (710 mt).
Il suggerimento pratico che diamo in questa occasione è di andarci la mattina abbastanza presto per evitare di rimanere intasati tra i vari gruppi organizzati che devono tenere conto di colazioni, ritardatari e dimenticanze varie. Personalmente per salire abbiamo usufruito del trenino delle 9:20, trovando la stazione ai piedi del Corcovado ancora fluida. Precisiamo che ci sono modalità diverse per arrivare ai piedi del Cristo Redentore: con il caratteristico trem de Corcovado (prima corsa alle 8:30, poi circa ogni 25 minuti fino alle 18:30) che disegna un tragitto variopinto fino a destinazione con panoramiche mozzafiato. A tal proposito nella carrozza cercate di occupare i posti di sinistra e possibilmente in fondo dato che sono i migliori per scattare foto o semplicemente godere della magnifica natura. Le altre soluzioni sono il meno romantico passaggio con il taxi – pullman fino all’ultimo punto accessibile dai mezzi oppure quello più faticoso, ossia il cammino.
Una volta arrivati al cospetto del Cristo Redentore, sarete divisi da 222 gradini che abbiamo letteralmente superato in un balzo tant’era la curiosità di ritrovarci davanti ad una delle sette meraviglie del mondo moderno. Non tutti però hanno la possibilità di fare altrettanto ed a queste persone è dedicato un comodo ed ampio ascensore.
Difficile poter esprimere lo stato d’animo che si prova finalmente raggiunto il piazzale adiacente il simbolo carioca perché l’emozione supera eventuali barriere mistiche o religiose: fan – ta – sti – co.
Non risulta semplicissimo scattarsi delle foto ricordo dato che il punto migliore è fondamentalmente uno e la concorrenza per accaparrarselo è agguerritissima, se poi aggiungiamo il fatto che praticamente tutti si mettono in posizione del Cristo con le braccia spalancate (ed i pollici in su, non si capisce il perché) dall’euforia all’incazzatura il passo è molto breve. Chissà che la prossima meraviglia al mondo non venga costruita con le mani in tasca.
Poi ci si guarda intorno e si vedono le meraviglie che il Cristo abbraccia tutti i giorni attorno a se: le note spiagge di Ipanema e Copacabana, lo stadio Maracanà, il Jardim Botanico, il Pão de Açúcar… A Rio de Janeiro investire qualche centinaio di euro per un giro in elicottero è assolutamente consigliato, nonostante scopriremo che i punti di vista mozzafiato sono innumerevoli oltre al Corcovado.
Lasciati i surreali panorami mattinieri gentilmente offerti dalla postazione del Cristo Redentore ci siamo recati al giardino botanico che si trova a circa mezz’ora di taxi dal trem de Corcovado. (www.corcovado.com.br)
Rilassante ed appagante anche la passeggiata tra i giardini, fontane, ponticelli, corsi d’acqua e piante tropicali del jardim botanico. L’ottima organizzazione brasileira anche in questo caso prevede la possibilità di noleggiare delle vetture elettriche (stile campo da golf) per dare la possibilità anche a chi ha piccoli o grandi impedimenti deambulatori, o semplicemente metabolismi da ricchi, di poter girovagare per il meraviglioso parco.
Dopo una mattinata decisamente produttiva abbiamo deciso di consumare il nostro pranzo passeggiando tra Ipanema e Copacabana e per prenderci qualche ora di meritato riposo.
Senza falsa modestia, orgogliosi di un’organizzazione impeccabile, abbiamo raggiunto la stazione della funivia Bondinho, (tocco tecnologico italiano opera della storica azienda meneghina Agudio) situata nel quartiere di Urca a pochi passi dalla spiaggia di Vermelha. Da lì si sale sul monolito che altrettanto come nel caso del Corcovado offre un panorama indescrivibile e diventa tappa irrinunciabile nella visita della cidade maravilhosa. Ovviamente per godere appieno della vista è indispensabile usufruire di una serata limpida ed attendere con pazienza uno dei tramonti più suggestivi al mondo.
Quando il sole terminerà il suo lungo abbraccio luminoso alla magica terra di Rio de Janeiro comincerà per noi il momento di realizzare d’aver assistito ad uno di quegli spettacoli che ha il potere di folgorare sul nascere ogni nostro piccolo inutile, idiota scontento quotidiano.
Consapevoli della nostra fortuna ci lasciamo alle spalle il Pan di Zucchero completamente appagati da questa giornata perfetta.
Per informazioni tecniche (e non) vi suggeriamo il seguente blog:
Rio de Janeiro: Homeaway contro Heidelberg
Ancora una volta per noi di Controviaggio vale il chi più spende meno spende e capiremo in seguito il perché.
Il nostro soggiorno di due settimane a Rio de Janeiro è stato suddiviso in due appartamenti diversi: per i primi sette giorni, che ci ha visti ad Ipanema, ci siamo affidati al nostro intuito professionale ed un po’ di fortuna scegliendo tra le varie opzioni offerte da www.homeaway.it
Dopo aver individuato l’appartamento 487936 (così potete anche giocarvi i numeri ed in caso di vincita renderci partecipi) davvero molto bello ad un prezzo favorevole complice anche la bassa stagione, ci siamo messi in contatto con il proprietario che è risultato essere l’italiano Armando (il cognome non lo menzioniamo per rispetto della privacy visto che non abbiamo chiesto il permesso). Naturalmente trattare con italiani all’estero specie dal nome meridionale (non ce ne vogliano gli amici con origini del sud dello stivale) spesso ci provoca qualche brivido, in quanto si sa che le truffe sono dietro l’angolo.
Invece fin da subito il Sig. Armando si è dimostrato molto gentile e dalla perfetta comunicabilità, fornendoci tramite diverse email non solo le informazioni riguardanti il suo bellissimo appartamento, ma anche agevolandoci con svariati utilissimi contatti. Sicuramente il più importante si è rivelato quello dell’affidabile “tassista” Romano Ferrini che in realtà è una guida a tutti gli effetti. Italiano pure lui, come si evince dal nome, durante i periodi di cui abbiamo usufruito dei suoi servizi si è rivelato gentile, disponibile, discreto e competente. Un carioca acquisito e squisito. Si sono affidati a lui ed hanno avuto il piacere di visitare Rio de Janeiro anche due personaggi molto conosciuti come Zucchero e la brava Fiorella Mannoia. Noi lo consigliamo vivamente almeno per il trasferimento che dall’aeroporto vi porterà alla vostra destinazione, evitando così disguidi dovuti alla stanchezza del viaggio ed allo smarrimento iniziale che potrebbe portarvi a commettere qualche ingenuità. (romanoferrini@hotmail.com – romano.ferrini@yahoo.it 0055.21.81152547 – 055.21.67321070)
Prima settimana all’insegna della perfezione organizzativa quindi, con zero sorprese ed aspettative ampiamente soddisfatte nel lussuoso appartamento di Rua Gomes Carneiro a due passi dalla spiaggia e dalle vie più frequentate di Ipanema.
Con la fiducia alle stelle dopo la prima settimana in cui i nostri pregiudizi sugli italiani bidonari venivano fugati completamente, per la seconda ci siamo affidati a coloro che vantano il primo gradino in fatto di credibilità: gli impeccabili teutonici. Dimezziamo quindi i costi e ci trasferiamo a pochi metri da Rua Carneiro, nella meno attraente Rua Julio de Castilhos a Copacabana.
In questo caso la www.agencia-heidelberg.com/en si rivelerà non troppo affidabile, almeno nel nostro caso.
L’appartamento che viene spacciato per luxury in realtà si trova in una tra le zone meno sicure di Copacabana e gli homeless che stazionano all’ingresso dello stabile ne sono la prova. Non aiuterà sapere che la struttura si chiama “Bronx”. L’appartamento, a dispetto delle foto viste sul sito dell’agenzia tedesca, è decisamente minuscolo ed avvolto in una coltre di perenne frittura nauseabonda.
Addirittura mr. Vap, che senza batter ciglio potrebbe dormire sopra ad una cuccia modello Snoopy, sembra dare segni di sconforto. Disagio ancor più accentuato, non tanto per simpatici scarafaggetti che non riescono a passare ignari visto lo spazio ridottissimo ed ai quali abbiamo fornito casette chimiche dove farli riposare per l’eternità, ma soprattutto quando il sabato sera abbiamo trovato la tazza del bagno otturata con l’acqua a pochi centimetri dal bordo. Insomma, non proprio l’immagine che si vede nelle cartoline raffiguranti Copacabana. Nessun problema, essendo tedeschi precisi, ci hanno fornito un numero di telefono per le emergenze. Contattati immediatamente, una voce femminile gentile ed educata, ci diceva che non potevano intervenire in quanto sabato, ma che lunedì mattina sarebbe arrivato al più presto un tecnico. Detto e non fatto, in puro stile Enrico Letta, altroché Merkel! Con grande intuito abbiamo ben pensato di spurgarlo autonomamente ed immediatamente con dell’acido nonostante mr. Vap volesse vivere in stile favelas per due giorni. Mossa che si rivelerà più vincente di uno schema di Mourinho in quanto l’idrauliquinho non si presenterà mai a riparare il danno. La nostra settimana quindi è trascorsa non proprio alla grande, complice anche the man with hammer (l’uomo col martello) che dal lunedì ha cominciato la sua opera di distruzione di non si sa cosa in un appartamento adiacente. Tra l’incessante e ripetitivo tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin giornaliero abbiamo anche scoperto la presenza di una ferramenta che usava l’androne del cortile per tagliare lastre metalliche con seghe circolari.
Insomma, al risveglio quotidiano dovuto ai cantieri, le nostre imprecazioni si sono sprecate ed il rammarico nel non essere rimasti ad Ipanema è stato enorme. Lato positivo che le nostre lamentele sono state parzialmente accolte (tante ne sentiamo sul lavoro che per una volta le abbiamo sfruttate a nostro vantaggio) così che i tedeschi han ben deciso di regalarci una spedizione pulitiva (non si è presentato mai nessuno a pulire, probabilmente è la stessa famiglia dell’idraulico) ed uno sconto del 10% sul prezzo pattuito in quanto insindacabile il fatto che l’appartamento affittato tutto fosse tranne che luxury come specificato nella loro ingannevole descrizione.
Rio de Janeiro: lo stadio Maracanã
Scegliere Rio de Janeiro come meta per trascorrere le proprie ferie, implica il fatto di dover necessariamente organizzare una visita al tempio del calcio, l’ Estádio Jornalista Mário Filho, detto Maracanà.
Per farlo ci siamo affidati alla professionale ed appassionata guida locale, Sergio Manhães che durante la settimana passa le sue giornate lavorando in banca, per poi trasformarsi in tifoso ed abile guida durante gli eventi sportivi. Il nostro gruppetto comprendeva anche i velisti della nazionale francese.
Il nuovo impianto Maracanà, recentemente riaperto (28 aprile 2013) è sceso dalle 200.000 presenze documentate agli attuali 78.838 posti a sedere.
Per raggiungere il mitico Maracanà abbiamo utilizzato la metropolitana che anch’essa merita un cenno per quanto si sia dimostrata decisamente sicura, nuova e pulita. Se uno si aspetta un inferno sotterraneo verrà piacevolmente smentito: la metro infatti è molto più simile a quella di Parigi, funzionale e piacevole, rispetto a quelle di Milano e Roma, sporche e trascurate.
Addirittura mr. Vap è riuscito ad attaccare bottone con due tipe. Al solito tutto si è concluso con un nulla di fatto, in questo frangente fortunatamente per lui. Già, perché le tipe erano tipe cesse.
La fermata Maracanà è collegata da una sopraelevata che ci porta esclusivamente e direttamente agli ingressi dello stadio. Impossibile sbagliare quindi e non solo per questo motivo, ma anche perché l’edificio si fa notare. L’efficiente e ramificato servizio fornito dagli steward non lascia nulla al caso e rende l’affluenza scorrevole e sicura.
La partita che ci siamo visti era abbastanza delicata per gli esiti della permanenza in prima serie del Vasco da Gama che ha giocato contro la prima della classe, il Cruzeiro di Belo Horizonte, ecco perché si sono aperte le porte del magnifico impianto utilizzato altrimenti solo per eventi di spessore. Rumorosi cori a ritmo di samba e sventolii di bandiere prima, durante e dopo il match, in un ambiente decisamente gioioso. (La settimana seguente si registreranno feriti gravi durante scontri, ma non al Maracanà, proprio tra tifosi del Paranaense e Vasco che retrocederà)
Fatto sta che due ore prima del fischio d’inizio in un’ampia zona adiacente lo stadio è proibito servire alcolici agli avventori per evitare appunto che eventuali alterazioni possano portare a gesti violenti e così, per noi di Controviaggio che siamo accomunati al Vasco da Gama per i colori del nostro logo (ma che nulla ha a che vedere con squadre di calcio italiane, figuriamoci quelle brasiliane) ed i loro colori sociali, bianco, nero e rosso, , riuscire a berci una birretta è stato abbastanza arduo, ma alla fine ce l’abbiamo fatta anche grazie a Sergio.
La nostra fortuna culminerà nell’insperata vittoria del Vasco de Gama che s’imporrà per 2 a 1 sul Cruzeiro e che naturalmente renderà felici i suoi tifosi dando vita ad una festa incessante sugli spalti e fuori.
Uno spettacolo da non perdere anche per chi non segue il calcio, mentre per gli appassionati di questo sport al Maracanà c’é la possibilità di vedere, oltre al Vasco da Gama che però è retrocesso, il famoso e popolare Flamengo (del noto campione Arthur Antunes Coimbra meglio noto come Zico), il Botafogo (dove militò il fantastico Garrincha), la Fluminense (retrocessa pure questa).
Se volete organizzare una visita allo stadio Maracanà visitate il blog di Sergio futebolnomaracana.blogspot.com oppure contattatelo direttamente ssm10@hotmail.com
Rio de Janeiro: Copacabana contro Ipanema
Nell’immaginario collettivo Rio de Janeiro, oltre alla sacrale imponenza del Cristo Redentore, è associata alla spiaggia più famosa al mondo: Copacabana.
In effetti passeggiare lungo l’Avenida Atlantica in qualche modo corrisponde alla forte luce bianca che, a detta di chi l’ha vissuta, ci abbaglia al momento del trapasso. Una sorta di benvenuti in paradiso.
Abbiamo visitato luoghi in cui l’impatto naturalistico è stato di maggior impatto, vedi Maldive, ma l’arte, la poesia, la musica, i colori, le stesse caratteristiche morfologiche che caratterizzano le spiagge carioca sono uniche al mondo.
Tra tutte queste distrazioni non deve venir meno la soglia di attenzione che a Rio de Janeiro deve essere sempre tenuta alta, motivo questo che fa desistere molti dallo scegliere il Brasile come meta vacanziera.
Durante le nostre passeggiate, che partono dal lungomare di Leblon, attraversando Ipanema, approdando a Copacabana, in primo luogo bisogna fare attenzione al rischio ustioni. Il sole, anche se coperto da qualche nuvola, non risparmia nessuno. Passare delle ore a rosolarsi in stile Rimini o Riccione equivale a carbonizzarsi. Sulle coste italiane dopo una giornata al sole ci si interroga se il nostro grado di abbronzatura sarà percettibile una volta tornati in città, su quelle carioca siamo costretti a chiedere il riconoscimento ad amici e parenti. Per evitare insolazioni che possono rovinarci il nostro soggiorno brasiliano evitate di fare i fenomeni, ungetevi di creme protettive (almeno 50) oppure indossate qualche tutina d’amianto.
Una volta sistemato il vostro pareo sulla sabbia (…perché sicuramente lo comprerete e fatelo nel negozio Santa Clara 33), non lasciate mai incustoditi i vostri beni, in particolar modo il cellulare. Una volta fregato lo smartphone da abili e veloci ragazzini, se non recuperati al volo da discreti colossi in divisa che vigilano su di voi e che picchiano forte, potrete consultare di seguito la posizione in cui si trova tramite il vostro anti scippo satellitare che segnalerà la sua presenza presso una delle 34 simpatiche favelas. In quel caso fate mea culpa se non avete scaricato le 900 foto che avevate gelosamente conservato al suo interno, gli appunti di lavoro e nomi in agenda ed evitate di andare alla Polizia per non farvi ridere in faccia. Inutile dirvi che entrare nella favela alla ricerca del vostro telefono è l’equivalente di andare a chiedere spiegazioni al clan dei corleonesi bussando alla porta di Provenzano.
Quindi, ricapitolando, occhi sempre aperti ed evitare di fare la parte dell’italiano stereotipo “aé-aò” con zainetto Invicta e bandana in testa. (…questi ultimi prescritti, tra l’altro)
In pratica per vivere bene a Rio de Janeiro serve avere gli stessi accorgimenti che si adottano a Napoli e che non significa che i partenopei sono tutti delinquenti, anzi.
Tornando alle cose decisamente piacevoli, ed al titolo, qual’é la spiaggia migliore?
Tutte e tre le spiagge sono adiacenti e si sviluppano sul lungo mare. Leblond è divisa ad Ipanema da un canale che corre sotterraneo per poi rendersi visibile solo sul tratto di sabbia. Quelle di Copacabana ed Ipanema sono invece divise da una piccola e verde penisola sporgente. Lungo la strada che costeggia il lungomare passeggerete sul caratteristico marciapiede composto da sampietrini.
Ogni 50 metri è presente un chiosco dove con 5 real (in tempo di Mundial il costo vita aumenterà presumiamo) potete dissetarvi con una birra o con un cocco fresco. I prezzi aumentano per la caipirinha. Questi chioschi, anche riconoscibili per l’odore di fritto, sono frequentati per lo più da turisti e quindi, specie i primi giorni in cui siete facili prede, evitate di incrociare lo sguardo dei venditori ambulanti, musicisti, mendicanti e quant’altro. Se vi appoggiano delle peanuts sul tavolo non toccate e non mangiate.
In spiaggia i bagnini nelle loro postazioni vendono altrettante bevande ed i locali preferiscono acquistare da loro. Sempre dai bagnini si noleggiano sdraio ed ombrellone.
Attenzione perché ogni bagno ha la sua caratteristica; il nostro amico mr. Vap (ma chi è mr.Vap?), che fiero esibiva i suoi tattoo colorati indossando un’esile slippino, solo dopo una settimana si è accorto del perché specie nel bagno 8 si sentiva particolarmente osservato: il bagno 8 (e la via che ti ci porta dall’interno del quartiere di Ipanema, Farme de Amodeo e Visconde de Piraja) è gay lesbian friendly. Complice di questa scoperta anche il fatto che nel bel locale To Nem Ai io ed il mio stimato ed ermafrodita (primate aggiungerei) collega mr. Vap, abbiamo assistito a limonamenti tra individui dello stesso sesso. Sia ben chiaro, nessuna discriminazione verso gli innamorati e su chi decidono di riversare il loro sentimento più puro, ma non sapendo che il luogo era meta preferita dei nostri amici omosessuali siamo rimasti un po’ sorpresi.
Tornando ai bagni più conosciuti, sempre ad Ipanema c’é il 9, meta ambita per lo più da turisti.
A Copacabana, tra i vari castelli di sabbia dove potete farvi scattare una foto ricordo (a pagamento) c’é anche una scultura, sempre di sabbia, che vede un babbo natale (ovviamente nel periodo natalizio) circondato da culini (…più oni che ini) e che indica un locale frequentato da ragazze di facili costumi situato proprio nella parte opposta attraversata la strada.
Insomma, gli aneddoti a Rio sono infiniti. Ma tra Copacabana ed Ipanema (con Leblon) chi la spunta? A nostro avviso le ultime due, dato che sono frequentate da gente di livello più alto, non per un fatto discriminante al solito, ma per motivi di sicurezza.
Proprio alle gente ed i loro comportamenti prossimamente dedicheremo qualche riga in “Italiani contro Brasiliani”… Continuate a seguirci! (continua)
Irresistibile Firenze
Ma io che farò in questa città fottuto di malinconia e di lei intonava il compianto Ivan Graziani nel suo brano Firenze (Canzone triste). Beh, di sicuro la cosa alla quale non si può rinunciare è mangiare e bere.
Il fantastico capoluogo toscano offre una quantità innumerevole di locande, brasserie e ristoranti per ogni gusto e tasca e l’innamoramento è inevitabile mentre si percorrono i vicoli del centro, tra Chiese e Cattedrali, musei e monumenti, palazzi rinascimentali e negozi di prestigio con i profumi che ci avvolgono in quasi ogni istante della visita. Sapori medievali come alla Loggia del mercato nuovo dove esistono e resistono chioschi che offrono il lampredotto, cibo dalla carta d’identità toscana. Il lampredotto è uno dei quattro stomaci dei bovini che, dopo essere stato bollito, viene servito con pomodoro, cipolla, prezzemolo e sedano. Il classico piatto povero diventato parte integrante della cultura toscana.
Il nostro blog dovrebbe essere contro, ma a Firenze di contro c’è ben poco da trovare perché la qualità dei prodotti e la professionalità è davvero di altissimo livello.
Tra i tanti è il caso del Santo Bevitore, situato nella medesima via a pochi metri dall’Arno, ambiente spazioso, sapientemente arredato, pulito e curato nei particolari. Il personale gentile e preparato serve nella giusta velocità delle ottime pietanze e numerose tipologie di vini di squisita fattura. (http://www.ilsantobevitore.com)
Essendo nati a parecchi chilometri di distanza dalla Mecca non dobbiamo privarci di vassoi caricati con prosciutto crudo, salame, finocchiona. La loro morte naturale è con il fantastico pane casereccio, accompagnati da vari tipi di formaggio più o meno stagionato ulteriormente insaporito da favolose mostarde.
Per poi continuare con dei pici (pasta fatta in casa, tipica toscana pure quella) al ragù di carne altamente selezionata che mette l’ennesimo accento a quello che è un tripudio culinario.
Ed a proposito impossibile non citare la chianina, tipo di carne utilizzata per grigliare le famose fiorentine (che per un periodo erano state vietate, ricordate la mucca pazza?)
A questo proposito mi vengono in mente quelle domandine idiote dal taglio adolescenziale che di tanto in tanto capita di fare: ma tra una fiorentina ed un limonino con Belen (o metteteci chi volete a vostra scelta) tu cosa sceglieresti? E’ eccitante vederla in piedi per qualche minuto, prima di sdraiarla su un lato, ammirarla, girarla dall’altro ed al momento giusto gustarcela in tutta la sua magnifica consistenza. Belen? No, la fiorentina!
Numerosi anche i luoghi dove poter alloggiare durante la permanenza nel capoluogo: questa volta è toccato al Park Palace, comodo perché nelle vicinanze di Porta Romana e di conseguenza al centro. Struttura affascinante dal sapore nobiliare, di proprietà svizzera. Prezzi consoni ad un 4 stelle situato in una suggestiva e tranquillissima posizione. Stanze in ordine e pulite, personale professionale. (http://www.parkpalace.com/it)
Per chi non ha interesse ad alloggiare necessariamente a Firenze c’è la possibilità di dormire presso Villa Murray ad Impruneta, immerso nel verde tra cerbiatti e scoiattoli e la gentile signora Silvia con le sue ricette delle torte che troverete durante le interminabili colazioni. (http://www.villamurray.it)
Per spingersi verso Siena, nel delizioso borgo di San Gimignano, alla Collegiata, splendida struttura trasformata da monastero ad hotel che offre agli ospiti una cucina di altissimo di livello ed un altrettanto curata cantina di vini.
Per i più esigenti, come chi scrive, c’è la possibilità di alloggiare all’interno della torre dove è situata la suite con al piano inferiore la camera da letto ed in quello superiore una piscina jacuzzi con vista panoramica delle mura e torri medievali di San Gimignano appunto. (http://www.lacollegiata.it)
Abbiamo cominciato citando un brano di Ivan Graziani, terminiamo riportando l’intero testo di Firenze Sogna di Claudio Villa che meglio descrive i nostri sentimenti e che dedichiamo a Firenze che ci ha ospitato ed alle coppie (poco litigiose) che sapranno apprezzare e vivere queste magiche atmosfere.
Firenze stanotte sei bella
in un manto di stelle
che in cielo risplendono
tremule come fiammelle.
Nell’ombra nascondi gli amanti,
le bocche tremanti si parlan d’amor.
Intorno c’è tanta poesia
per te vita mia sospira il mio cuor.
Sull’Arno d’argento
si specchia il firmamento
mentre un sospiro e un canto
si perde lontan.
Dorme Firenze
sotto il raggio della luna,
ma dietro ad un balcone
veglia una madonna bruna.
Sopra i Lungarni
senti un’armonia d’amore,
sospirano gli amanti
stretti stretti cuore a cuore.




































































