Fine anno, tempo di bilanci

Un altro anno giunge al termine ed è tempo di bilanci anche per Controviaggio.

Posso dire che le soddisfazioni crescono di mese in mese e l’impegno che il mantenimento del blog comporta comincia lentamente a germogliare.

Le percentuali parlano di un aumento del 22.15% di visitatori rispetto al 2014, che hanno potuto scegliere di leggere uno, qualcuno o tutti dei 46 articoli postati rispetto i 22 dell’anno precedente.

maggio 2015Riguardando le cose fatte in questi 12 mesi passati non posso che collocare in primo piano la bellissima esperienza in Sri Lanka che ha davvero gratificato ogni singolo sacrificio.

Un mondo ideale dove sono riuscito a scomporre e ricomporre gli elementi cui mi sono più appassionato in questa fugace vita terrena. Le persone, i luoghi, gli animali, osservati, fotografati e descritti dal profondo di me stesso, dal mio intimo e con tutta la mia ammirazione della loro convivenza tra spiritualità, colori e profumi.

aprile 2015Zainetto in spalla con Nikon pronta all’uso anche a Saragozza in Spagna, città splendida, ricca di arte con i suoi monumenti maestosi e l’affascinante storia che la vedrà nascere grazie all’Imperatore Romano Cesare Augusto, giungere all’apice come capitale del Regno d’Aragona per ripresentarsi ai giorni nostri in tutta la sua bellezza.

novembre 2015Sempre in Spagna, ma con intenti più sportivi che culturali, è stata la volta di sbarcare a Las Palmas in Gran Canaria dove il maltempo mi ha tolto la gioia di partecipare alla mia prima mezza maratona ma non quella di esplorare l’isola e di poterne ricavare un interessante resoconto sulle sane abitudini che si concretizzano nella gestione amministrativa.

agosto 15Naturalmente non poteva mancare il luogo spina dorsale di Controviaggio che è la Grecia, dove ho approfondito ulteriormente l’isola di Rodi e la cinematografica Kastellorizo, entrambe da visitare.

Non solo mare ma anche ciaspole ai piedi che mi hanno balzato in un mondo a me quasi sconosciuto quale la montagna che han fatto sì che intraprendessi ripidi sentieri innevati fino al raggiungimento di caldi ed accoglienti rifugi oppure che salissi sul fiabesco Trenino del Bernina che mi ha portato a documentare il luxury style della rinomata Sankt Moritz in Svizzera.marzo 15

Riscrivendo le cose fatte non posso che impegnarmi fino a che quelle da fare siano ancora più avvincenti e coinvolgenti; Controviaggio nell’anno che verrà avrà un profilo più personale ed oltre al solito taglio articolo e foto, sarà arricchito da video clip sullo stile del Testimone di Pif o Gazebo di Diego Bianchi per intenderci. In un primo momento ero restio a proporre delle soluzioni video simili ai due illustri conduttori ma alla fine mi sono detto che ognuno ha la sua faccia e personalità ed usare lo stesso mezzo per renderle pubbliche non è certo reato. …e poi io non sono illustre.

Per quanto riguarda le mete future ce ne sono due già calendarizzate molto interessanti ma che per scaramanzia non voglio anticipare…

Che altro scrivere? Non rimane che ringraziare tutti voi ed augurarvi un 2016 sorprendente.

gennaio 15

giugno luglio 2015

#Parigi Il turismo responsabile

In tempi storici decisivi sono state raccolte testimonianze profonde e sentenze solenni scritte da poeti, scrittori, religiosi, statisti e dagli stessi combattenti; visioni trascritte di un mondo martoriato vissuto attraverso le sbarre di una corazza o dall’oblò di navi da guerra e carri armati. Si sono evoluti i mezzi di comunicazione e sono aumentate le documentazioni, ma il messaggio che ne deriva dalle persone informate e credibili è uno ed inequivocabile: la guerra non porta altro che morte e distruzione.

In epoca moderna esistono anche i talk show ed Hollywood dove la linea del rispetto e del silenzio è sistematicamente oltrepassata dalla spettacolarizzazione di eventi tragici con conseguente tsunami di minchiate di ospiti dalla cultura sommaria e volutamente disinformati dei fatti.

Per evitare d’essere collocati in quest’ultima categoria ci limiteremo a fare delle considerazioni su come il turismo stia vivendo queste situazioni in cui regna l’incertezza; non tanto cercando delle conclusioni scontate vista l’evidenza di tali negatività, ma cercando di fotografare alcuni aspetti caratteriali dell’occidentale che spesso la propaganda casalinga tende a sminuire preferendo, come suo compito vuole, notare pagliuzze negli occhi del nemico senza soffermarsi sulle proprie travi.

Attualmente la maggioranza della clientela italiana è composta da persone anziane, ghiotte di mete low cost a corto raggio dove godere del clima mite e di buffet più o meno ricchi. Si esprimono in dialetto e sono paradossalmente ferventi sostenitori dell’ognuno stia a casa sua. L’atteggiamento verso gli indigeni con cui trattano i loro acquisti porta con sé i profumi della polenta o dell’impepata di cozze, sapori che amorevolmente tendono ad annientare qualsiasi cuscus locale o derivante. Questi signori usano spesso lamentarsi del fatto che nel luogo di villeggiatura in nessuno o pochi parlano il loro idioma, cosa inammissibile dato il flusso di denaro garantito che essi portano in dote al Paese ospitante. Le tradizioni religiose locali vengono osservate con distacco ed arroganza, spesso commentate con lo stupore di chi vive una quotidianità composta da un’alta civiltà e solidi valori umani.

Questi eserciti di turisti sono gli ambasciatori italiani che abbiamo nel mondo e che non distinguono i musulmani sciiti da quelli sunniti, ad esempio; che induisti o buddisti son la stessa roba. Ridono di chi prega con il culo in su ma sono devoti ad individui che predicano in costumi medievali ed accessoriati con gioielleria raffinata. Schierati dalla parte di politici imprenditori cui mantenimento milionario pesa sulla società di cui fanno parte, si complimentano per la ferrea legge del taglione adottata nel luogo di villeggiatura desertico. Si lamentano dei disagi provocati dai continui rovesci nelle loro umide e piovose zone e vengono ascoltati in silenzio da pazienti guide che invece ringraziano il cielo d’avere ancora l’acqua, finché dura.

Divisi tra gli amici degli americani che nella loro correttezza civile combattono guerre giuste con armi convenzionali intelligenti che colpiscono il solo nemico e risparmiano i civili nutrendolo con barrette di cioccolato, (dimenticandosi le bombe atomiche in Giappone ed il gas nervino in Vietnam), ed i compagni di vecchio stampo cresciuti con l’Unità ed il compiacimento politico per il terrorismo nostrano.

Nei gruppi l’assortimento tra egoisticamente consci e sbadati, tralascia il fatto che se prevalesse il credo ognuno stia a casa propria l’Europa non potrebbe garantire il carburante che utilizzano i corrieri per recapitare la Play Station ai loro nipoti o quello che alimenta i trattori che macinano terreno tra le vigne dato che il Vecchio Continente ha tanta civiltà ma poco petrolio.

Ma in fin dei conti ciò che chiede il turista responsabile è poca cosa e non riguarda disagi sociali o politica: sole, spiaggia, un ombrellone e qualcuno che parli italiano; per il resto facciano quello che gli pare.

A casa loro però.

Il Trenino Rosso del Bernina

treninoLa dimensione fiabesca che suscita il Trenino Rosso del Bernina si percepisce già nel momento in cui si mette piede sul predellino del vagone che con le sue ampie vetrate ci consente di ammirare le spettacolari immagini che scorrono armoniosamente durante il tortuoso percorso alpino.

La giornata asciutta e soleggiata che ha accompagnato il mio fantastico viaggio tra le sontuose montagne svizzere ha sicuramente contribuito a rendere l’esperienza particolarmente piacevole; certo in caso di pioggia o neve l’idea di stare seduti al caldo del trenino assume ulteriore romanticismo, a discapito però della luce necessaria per fotografare o filmare luoghi decisamente da cartolina.

Il Trenino Rosso del Bernina vanta numerose caratteristiche d’eccellenza che culminano in un riconoscimento prestigioso, ossia l’iscrizione della Ferrovia retica Albula/Bernina al Patrimonio Mondiale (UNESCO) nel 202108 che su una scala di sei ferrei criteri ne ha riconosciuti ben due, quando per essere insigniti di tale merito, ricordiamolo, è sufficiente uno. Questi due criteri in sintesi sono che la Ferrovia retica Albula/Bernina costituisce uno straordinario insieme tecnico, architettonico ed ambientale con grandi soluzioni innovative ed interscambi umani e culturali, nonché modello di armonia estetica con il paesaggio che attraversa ed è riconosciuta esempio molto significativo dello sviluppo delle ferrovie di montagna ad alta quota.

Prediligo trasmettere emozioni pertanto non mi dilungherò con le descrizioni storiche che comunque sono distribuite con la solita precisione svizzera dalla Ferrovia Retica che tra l’altro ringrazio particolarmente nella persona di Enrico Bernasconi che ha svolto un ruolo primario nella realizzazione di questo post.

30Per chi vuole provare questa esperienza è consigliato arrivare alla stazione di Tirano, interessante paesello non troppo distante da Sondrio, ultima stazione al confine svizzero con numerose coincidenze ferroviarie. Chi sceglierà di compiere tutte le tratte via rotaia si accorgerà della differenza tra i malconci e maltrattati treni italiani limitati nel coprire il ruolo di mezzo di trasporto, al Treno Rosso del Bernina che è un vettore fiabesco, come anticipato nell’incipit.

Conviene sempre procurarsi i biglietti con un certo anticipo online ma in ogni caso c’è la possibilità di acquistarli presso l’organizzata stazione curata dalle Ferrovia Svizzera Retica e che dista qualche decina di metri dalla Stazione Centrale di Tirano. Gli italiani di default hanno il timore di perdere le coincidenze e così, specie al ritorno, si assisteranno a trasformazioni di uomini comuni in centometristi alle Olimpadi; corse inutili perché il ritardo non è contemplato nel DNA svizzero, così come l’anticipo in quello italiano.28

Il treno Rosso del Bernina come anticipato, offre vagoni accoglienti degni di ospitare in maniera confortevole i passeggeri che nel frattempo possono comodamente ammirare tratti che costeggiano la carreggiata, il centro di paesini con le vetrine dei negozi a pochi metri di distanza dalle rotaie per poi ritrovarsi qualche minuto dopo a centinaia di metri d’altezza a sospirare tra valli incontaminate circondate da imponenti montagne imbiancate e laghi dai colori intensi. Il susseguirsi di fermate, molte delle quali a richiesta, sono dei segnalibro che indicano la fine di un capitolo e l’inizio di una nuova storia di questo viaggio mozzafiato. Le corse del trenino rosso sono abbastanza frequenti da permettere al viaggiatore di approfittare di scendere e visitare qualcuno di questi intermedi; personalmente la mia scelta è ricaduta alla fermata Diavolezza-Bernina dove ho scelto di salire con la funivia (dislivello 800/900mt) la cima Diavolezza (2975 mt) meta prediletta di numerosi sciatori e che offre visioni memorabili tra invitanti piste innevate e ghiacciai.

18Certo non è suggerito arrivarci vestiti in versione passeggiata metropolitana anziché ricoperti da materiale tecnico e che a -14 fa la differenza. Nelle fermate seguenti ci sono invece numerosi percorsi naturalistici adatti alle persone che vogliono semplicemente mantenere integre funzioni di mani ed orecchie, camminare, praticare sport all’aria aperta o, perché no nella stagione estiva ovviamente, stendere un plaid (omaggio al brano “sulla strada romagnola” di Fabio Concato) ed allestire un picnic magari con genuini e saporiti prodotti locali.

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Di St.Moritz, una delle tappe più ambite dai passeggeri del Trenino Rosso del Bernina ho avuto modo di parlare il post precedente e da come si può capire la lussuosa e raffinata località del Canton Grigione altro non è stata che una scusa per poter utilizzare questo affascinante mezzo di locomozione che è un’esperienza che consiglio di fare. Le stagioni più indicate per i fotografi incalliti sono quella invernale quando il paesaggio è completamente bianco in stile Santa Klaus o in primavera con i prati verdi e fioriti alla Heidi (che tra l’altro viene fatta nascere in Svizzera a Maienfeld, Canton Grigioni pure quella).

Fatto sta che quando alla natura viene lasciato il suo doveroso spazio, come in questo caso, ogni giorno dell’anno nascerà con qualcosa di sorprendente. Quello giusto per farsi un giro sul Trenino Rosso del Bernina.

Copia cinese di Heidi

Copia cinese di Heidi

 

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St.Moritz: Luxury attitude…

1Il fatto che abbia pubblicato questo post nei tempi previsti ha del miracoloso…

Un paio di giorni fa infatti, mentre scrivevo di St.Moritz e riflettevo su come siano cambiate le abitudini e frequentazioni nella lussuosa meta turistica alpina, mi è successo praticamente di tutto.

8Visto che il mio grado di concentrazione è pari a quello di Flavia Vento mentre si fa la ceretta, trovo difficoltoso immedesimarmi nell’ipotetico simbolico frequentatore della località svizzera con una folta presenza di volenterosi operai sul tetto di casa mia. Mentre i muratori trapano e martellano è infatti arduo immaginare uno chalet insonorizzato dalla candida e folta neve circostante nel quale uno scoppiettante caminetto acceso illumina ad intermittenza le persone sedute su comode poltrone in pelle che rivisitano gli episodi della giornata sciistica; magari sorseggiando un cognac riscaldati dal loro bel pullover in cashmere. Certo, il fatto che dalla mia finestra si vedesse cadere calcinaccio, poteva anche starci un richiamo ai fiocchi di neve.2

Ripercorrendo la visita a Sankt Moritz, descrivevo l’attitudine della cittadina svizzera al lusso. Sulle rive del lago omonimo circondato da una piacevole pista ciclabile, sorgono non moltissimi hotel e case dall’aspetto signorile. Il centro, riassumibile in una via principale, è costellato da attività commerciali dal marchio altisonante. Piccoli negozi raffinati che alimentano la mia fantasia che suggerisce uomini benestanti intenti ad acquistare preziosi e regali per impellicciate e ricercate signore che li accompagnano; a volte sono le loro mogli.

4Piacevole menzione la merita anche la stazione, meta di un treno particolarmente affascinante ed a cui dedicherò il prossimo post, ossia il Trenino Rosso del Bernina.

Nel post che avevo scritto prima degli sfortunati eventi invece e che a breve descriverò, mi soffermavo sul fatto che l’apice di questa località è probabilmente stato raggiunto tra i plasticosi anni 80 ed i primi anni 90, dove oltre alle storiche classi sociali aristocratiche e particolarmente abbienti si intrufolavano, o cercavano di farlo, anche gli arricchiti dell’ultimo decennio. Famosa la parodia del film panettone Vacanze di Natale del 1991 quando i fratelli Vanzina con l’abituale leggerezza narrativa che contraddistingue i loro lungometraggi, proprio a Sankt Moritz danno vita ad improbabili personaggi che variano dal nobil-ricco, al burinaccio, piuttosto che al volenteroso cameriere destinato a servire gli uni e gli altri. Uno spaccato sociale ormai quasi estinto viste le difficoltà che attraversa la classe media che sempre meno può permettersi lussi temporanei, mentre ricchi e servitori rimangono stabili ai propri posti.

Anche per me questo pa6ssaggio è stato significativo; non mi riferisco alla fase storica appena menzionata con le sue valenze sociali o economiche, bensì al presente dato che proprio durante questa riflessione mi si è fulminato il laptop.

7Superato il panico iniziale, nel bel mezzo di una esamina storica non indifferente è bastato mettere mano al portafoglio ed acquistarne uno nuovo, parte non indolore ma meno complicata che, nell’attimo dello striscio debitorio, mi ha accomunato per alcuni decimi di secondi ad un qualsiasi facoltoso frequentatore di St.Moritz. Il difficile è stato il seguito, nella più complicata fase di ripristino dei programmi che mi permettono di scrivere e di elaborare foto; fase che invece ha ulteriormente sospinto il mio approccio spirituale a Nostro Signore Gesù Cristo.12

Riguardo l’ultima frase mi impongo una riflessione seria, perché è meglio spendere denaro dal computeraio che non in farmacia, ne sono consapevole. La rottura delle cose spesso provoca fastidio o disagio ma chi se ne frega.

Tornando invece a parlare della giornata trascorsa nel Comune del Canton Grigione, non si possono non citare anche alcune soluzioni architettoniche pubbliche decisamente eleganti ed 11appropriate come la scala mobile che dal parcheggio sotterraneo riscaldato sospinge i turisti verso l’abitato e li intrattiene con una bellissima gallery di foto in bianco e nero ritraente vissuti storici che variano dalla posa delle prime pietre di quelli che sarebbero diventati edifici storici a spaccati di vita con gli sci ai piedi.

13Così come risultano interessanti i camminamenti sopraelevati che si affacciano direttamente sul lago offrendo la possibilità al visitatore di scattare delle foto suggestive panoramiche o addirittura ammirare delle regate di barche a vela che in alcune occasioni ravvivano il lago ed il paesaggio circostante.

15A qualcuno la sintesi e la cura del particolare può anche non piacere, così come può non entusiasmare Sankt Moritz che si presenta, a mio modo di vedere, minimalista ed appropriata al contesto. Diciamo che il menù rispecchia l’atmosfera ed offre un’adeguata e preziosa nouvelle cuisine a discapito di un abbondante e popolare pasta e fagioli da ricercare in altre circostanze.

 

Runners: Ecco perché correre all’estero

Dopo aver impegnato molte ore del giorno e della sera in più o meno impegnativi allenamenti arriva il momento in cui il runner sente l’esigenza di confrontarsi con un cronometro ufficiale. In realtà è spesso proprio questo l’obiettivo motivante dei mesi di preparazione precedenti.

Foto da web

Foto da web

Ultimamente grazie al potente soffio del marketing le vele del running si sono gonfiate ed a beneficiare degli eventi organizzati con cadenze regolari nei luoghi più svariati oltre ai partecipanti stessi sono le varie casse comunali, le industrie di abbigliamento ed accessori, strutture d’accoglienza, compagnie aeree ed agenzie turistiche che però ancora faticano a comprendere le potenzialità di un pacchetto “corri e fuggi”. Su quest’ultimo punto verte l’analisi per cercare di capire come e dove sia più semplice, di conseguenza divertente, indossare il pettorale numerico e microchip tanto desiderato.

Per chi decide di mantenere intatto il paesaggio abituale magari usufruendo delle gare organizzate in prossimità del luogo di residenza (e si presume su territorio italiano visto che il blog si rivolge principalmente a followers italici) o comunque abbinare il week end fuori porta a qualche evento sportivo non potrà esimersi dall’iscriversi alla Fidal sia privatamente o tramite un’associazione sportiva naturalmente versando l’iscrizione annuale.

Recentemente la Federazione italiana di Atletica Leggera propone una formula più comoda rivolta a corridori occasionali che non hanno intenzione di iscriversi ad associazioni o quant’altro: la runcafidalrd, una tessera di valenza annuale che consente agli iscritti di partecipare a tutte (o quasi) le gare patrocinate dalla Fidal appunto. La tessera, naturalmente a pagamento, concede inoltre agli usufruttuari sconti da applicare in diverse occasioni. Parte dell’iscrizione è devoluta per la promozione dell’atletica leggera tra i più giovani e nelle scuole. Una volta pagato pegno alla Federazione Italiana si è obbligati a fare il secondo passo che è quello di rivolgersi ad un medico o ad una clinica specialistica e farsi rilasciare un certificato di idoneità agonistica per la pratica dell’atletica leggera, anch’esso di validità annuale. Anche l’utile visita ha un costo che varia a differenza dai professionisti a cui ci si rivolge ma il prezzo è intuibilmente sempre abbastanza elevato. Per i corridori occasionali e/o fuori età per pensare a prestazioni da campionato italiano, o persone con restrizioni economiche che magari han già difficoltà a saldare l’iscrizione alla gara stessa, questa prassi è decisamente la più difficoltosa da superare così che spesso e malvolentieri in molti rinunciano a partecipare alle gare che, ricordiamolo, non si corrono per vincere ma per coronare la lunga preparazione godendo di un ambiente festoso ed aggregativo.modello3

Giusto o sbagliato che sia in Italia la burocrazia, da sempre protagonista, ci accompagna in ogni nostro movimento tra cui immancabilmente quello ludico e sportivo; indispensabile il nulla osta della Fidal nel caso specifico quindi, altrimenti l’unico ruolo consentito è quello dello spettatore o del partecipante non iscritto alle liste.

La musica cambia per chi vuole correre all’estero dove invece nella maggior parte dei casi la prassi per poter partecipare ad una gara si limita nell’iscrizione online della stessa che include la casellina da barrare obbligatoriamente di dichiarazione di buona salute e sgravio di responsabilità. Questo sistema è molto più appetibile per chi magari vuole confrontarsi una prima volta e provare l’emozione di partecipare ad una competizione senza necessariamente dover far parte di associazioni sportive e via dicendo. Risulta più semplice e paradossalmente in proporzione più economico partecipare ad una gara a Barcellona (ad esempio) piuttosto che a Frittole (paesino immaginario nel film “Non ci resta che piangere”)

Se indiscutibilmente il controllo medico è da ritenersi indispensabile e le donazioni solidali mirate all’accrescimento della cultura sportiva tra i giovani encomiabili, l’aurea protettiva dello Stato Italiano rischia di soffocare l’ennesima risorsa che all’estero viene sfruttata con metodi più commerciali e meno asfissianti.

E togliere l’aria ai corridori non è uno spot propriamente indicato…

Gran Canaria: a misura d’uomo

rDurante le ferie lo scopo principale del turista proveniente da ambienti fortemente industrializzati è quello di fermare per qualche giorno la ruota che nel resto dei suoi giorni fa girare vorticosamente come un criceto; di conseguenza i luoghi più apprezzati e ricercati sono località dove l’anomalo tempo libero possa essere utilizzato al meglio e senza l’abituale stress.

Gran Canaria e senza dubbio una meta che può definirsi a misura d’uomo proprio per questo motivo; la cura per le facilitazioni che riducono al minimo la soglia d’attenzione dovuta ad eventi a rischio consente al visitatore di parcheggiare il cervello (se provvisti) e dedicarsi alle attività più umane.p

Le premesse di esser giunti su un’isola organizzata ed attenta alle esigenze primarie del turista si intuiscono già in aeroporto quando l’unica difficoltà di chi è abituato a pensare complicato perché proveniente da luoghi socialmente primitivi è proprio quella di adattarsi alla semplicità delle prime indicazioni rivolte ai mezzi di trasporto da utilizzare per fare i primi spostamenti. Anche in questo caso, come nella maggior parte delle isole, è facile incontrare persone disponibili e sorridenti e con una percezione del tempo notevolmente rallentata rispetto quella continentale.

La capitale Las Palmas presenta una parte marittima fortemente industrializzata, con il suo porto commerciale molto vasto ed una realtà parallela, anche fisicamente, caratterizzata da un bellissimo lungomare. Mare che bagna un’ampia spiaggia di sabbia accompagnata da una camminata con numerosi locali di diverso genere che animano l’atmosfera sia nelle ore baciate dal sole che in quelle notturne.

tL’ampio investimento in zone pedonali con interminabili piste ciclabili che addirittura accompagnano alcune delle superstrade principali che si ramificano nei vari punti dell’isola, fan sì che ci sia una moltitudine di persone di ogni genere ed età dedite a sport quali il ciclismo, la corsa, skate, rollerblade e chi ne ha più ne metta. Tale sacralità viene riconosciuta anche da rispettosi automobilisti che non si permettono di mancare di precedenza a pedoni o ciclisti, probabilmente momentaneamente obbligati all’uso della macchina per varie esigenze, ma essi stessi abituali attivisti sportivi. L’attenzione non si ferma solamente ai praticanti di sport ma anche ai bambini ed alle famiglie con numerosi parchi giochi sicuri e ben allestiti nonché agli amici quattro zampe che accompagnati dai loro proprietari possono usufruire anch’essi di parchi dedicati. Tutto nel segno della gratuità.

Un uso intelligente delle risorse comunali a favore della comunità e dello sviluppo della stessa.q

Naturalmente non è tutto oro quello che luccica e l’isola vulcanica molto avara dal punto di vista storico e culturale non si è risparmiata in investimenti edilizi che hanno completamente ricoperto di cemento intere zone nella parte più a sud indirizzata al turista più orientato al modello villaggio turistico. Strutture ad alveare si arrampicano ed aggrediscono il naturale suolo vulcanico trasformando di fatto il territorio in un gigantesco parco dei divertimenti con un susseguirsi di abitazioni e piscine artificiali non sempre di buon gusto e rispettose dell’ambiente. Le grosse catene alberghiere la fanno da padrone e la clientela proviene per la maggioranza da Paesi nordici; l’impronta coloniale teutonica è facilmente riconoscibile nell’artificialità di alcune opere a dir poco discutibili. Fatto sta che anche in quella zona lo sport mantiene un’importanza primaria che garantisce così la presenza di un interessante campo da golf che timidamente cerca di equilibrare il massiccio colpo d’occhio degli hotel circostanti. A sud sono presenti anche dei piccoli e curati centri commerciali che ovviamente attirano la clientela russa che ci si fionda gironzolandoci intorno come api sui fiori. Figurarsi se la globalizzazione poteva risparmiarsi anche Gran Canaria, così dalla zona dell’aeroporto civile ci accompagnano fino alla periferia di Las Palmas decine e decine di altri centri commerciali convenzionali con le solite note marche d’arredamento, abbigliamento e via dicendo.c

Una volta messo nelle condizioni di organizzare al meglio il proprio tempo libero al turista crescerà anyche l’appetito che, se non verrà soddisfatto in modo piuttosto squallido alle mense presenti nei vari capannoni delle aree commerciali, si offriranno diverse possibilità culinarie dai prezzi non sempre economici. La moltitudine di locali presenti sull’isola farà sì che non manchi la possibilità di scegliere, magari per una volta evitando di consultare il solito Trip Advisor che a volte ci salva da situazioni imbarazzanti ma spesso beffardamente ci indirizza proprio nei luoghi da evitare.

Da evitare sarebbero anche le giornate di pioggia intensa che quando raramente si presentano causano numerosi disagi alla circolazione del traffico e rendono le piste ciclabili delle vere e proprie trappole a causa della loro scivolosità. Rovesci che hanno anche causato il rinvio della spettacolare mezza maratona LPA NightRun.

 

 

 

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Editoriale: Riecco il Titanic

Dall’oblò di questa nave non c’è nessun mondo da guardare. Al momento solo una sconfinata distesa di mare.

L’imbarcazione prosegue il suo viaggio in una giornata soleggiata, oscillando tra le onde.

Che all’esterno faccia freddo o caldo non mi è dato saperlo dato che non ho messo naso fuori dalla cabina da praticamente più di 11 ore. E’ un viaggio di rientro dopo l’ennesima stagione portata a termine tra alti e bassi come in ogni lavoro. Sono anni che utilizzo questo scomodo, dispendioso e lento mezzo di trasporto per raggiungere la destinazione, ma questa volta qualcosa mi ha davvero impressionato come mai in precedenza. Durante il tragitto iniziale con il primo traghetto, desideroso di sgranchirmi le gambe dopo alcune ore di immobilità, ho raggiunto il ponte. Lì generalmente si incontrano camionisti che fumano maleodoranti sigarette, bevono un caffè dietro l’altro e raccontandosi aneddoti cercano di ingannare il tempo; turisti suddivisi tra anziani possessori di camper che scorazzano per l’Europa in cerca di luoghi sereni e giovani con zaino e sacco a pelo affamati di conoscenza ed al culmine dell’eccitazione nel aggredire nuovi mondi inesplorati. Ma questa volta lo spazio comune non era occupato da queste persone, bensì da decine di famiglie e centinaia di individui provenienti dal Medio Oriente visti gli evidenti tratti somatici e l’idioma arabo con cui dialogavano tra loro. Sinceramente non so chi fossero e dove andassero di preciso, fatto sta che gli indumenti che indossavano, il forte odore acre che emanavano e gli atteggiamenti che assumevano non mi hanno dato l’impressione che si trattasse di un convegno di medici o di un gruppo di rappresentanti in viaggio premio con rispettive famiglie a seguito.

Quelle presenze mi hanno scosso. Ad un certo punto ho avuto anche timore, tant’è che sul ponte ci sono rimasto pochissimi minuti per rientrare velocemente nella mia cabina dove paradossalmente avrei trovato aria. La mia aria era, ed è, la sicurezza.

Attraccati nella notte ad Atene, mentre abbandonavo la nave, i fari della mia vettura squarciavano le tenebre e come in un film il loro fascio di luce sembrava proiettare immagini di centinaia di persone, silenziose, in fila, dirigersi verso uno o più luoghi a me sconosciuti.

Ma cosa sta succedendo là fuori? Fuori dalle nostre cabine, dal mondo virtuale e dai mass media che ci sciacquano periodicamente la testa? Chi sono tutte quelle persone? Da dove vengono? Perché erano imbarcate sulla mia nave a turbare la mia stupida normalità?

Riconoscendo d’esser stato uno studente non proprio brillante e sprovvisto di titoli d’alcunché, non posso comunque fare a meno di citare una frase in latino che spesso ripeteva un mio professore di italiano e storia: Historia est magistra vitae.

Durante quel periodo, il periodo delle scuole superiori, la mia mente navigava spensierata tra motociclette e canzoni di Lucio Dalla e Francesco De Gregori che spesso stridevano tra le mura di casa di famiglia, politicamente schierata dalla parte opposta rispetto i due cantautori. A me piacevano la musica ed i testi che parlavano di ideali, libertà nonché spesso d’amore, motore della vita e musa delle arti. Sinceramente di schieramenti politici non m’interessavo né ci capivo un granché. Premesso questo, proprio un brano del “PrincipeDe Gregori cui titolo è Titanic, era ed è la metafora perfetta del mondo in cui viviamo. Non è cambiato nulla.

Nell’epoca della sfortunata nave Titanic c’erano dei disperati che lasciavano la smembrata ed ancora fumante Europa dell’immediato dopoguerra in cerca non di fortuna come tanti erroneamente sostengono, ma di dignità. Con le loro valigie di cartone legate con lo spago, vestiti in modo approssimativo e sicuramente non profumati e curati come usciti dal barbiere facevano storcere il naso agli occupanti della prima classe che già irrigidivano i volti rivolgendo lo sguardo a quelli della seconda. Persone fisicamente fuggite alla morte in cambio della loro anima. Involucri umani svaligiati e bruciati visceralmente come le case da cui stavano scappando, forse spinti dall’ultimo desiderio di rendere la vita dei loro figli semplicemente normale. Erano le scomode vittime innocenti che aveva prodotto la società della prima classe e con cui obbligatoriamente stavano dividendo lo stesso mezzo di trasporto.

La storia si ripete, la storia siamo noi, la storia insegna. Quella vera però, perché spesso la storia ci viene presentata in maniera distolta e come in un equazione con valori sballati alla fine il risultato non torna, lasciando irrisolte domande che spesso vengono cavalcate in maniera opportunistica e fuorviante da chi ha interessi nel farlo.

I cv e la maleducazione aziendale

Chi proviene dal settore turistico è chiaramente consapevole di dover sottostare alla regola del precariato stagionale. In altri ambiti, causa l’involuzione economica mondiale cui assistiamo, la mobilità è diventata necessaria per poter sopravvivere in un mondo iper-competitivo al ribasso.

Mentre prima della globalizzazione telematica si affidavano speranze e destino in un curriculum vitae cartaceo infilato in un’ anonima busta bianca da francobollare e spedire all’azienda a cui ci si rivolgeva per un’assunzione, oggi i sistemi di avvicinamento al mondo del lavoro sono molteplici e tra i più variegati:

l’invio di email direttamente al server di posta del responsabile personale (che l’80% delle volte finisce, se finisce, nella stampante sbagliata), la compilazione di articolatissimi quanto inutili form aziendali, l’iscrizione a siti di ricerca lavoro (cercasi apprendista con esperienza decennale), vetrine delle proprie competenze come Linkedin. La sostanziale differenza tra la lettera cartacea ed i recenti sistemi cui possiamo usufruire grazie alla rete sono economici e temporali con l’evidente conseguenza che attualmente i curricula che ricevono le attività produttive con parvenza di capacità di sostenibilità di nuove assunzioni del personale sono vertiginosamente accresciute.

Ma qual’è la risposta che ricevono la maggior parte dei mittenti, ossia quelli che non saranno mai assunti? Spesso e volentieri, nessuna.

Inviare un curriculum è l’equivalente di bussare alla porta di uno sconosciuto aspettando completamente nudi qualcuno dall’altra parte cui abbia l’accortezza, se non di aprire, almeno di guardare dallo spioncino. La certezza di aver bussato alla porta giusta, se non altro, arriva da una glaciale ricevuta di ritorno (nome sul campanello) raramente accompagnata da quella di lettura. (spioncino)

Questa maleducazione aziendale se non altro solleva gli sfigati di turno in cerca di lavoro di non essere capitati in un luogo asettico ed arrogante, caratteristiche dalle elevate probabilità di esistenza visto il trattamento riservato ai candidati che, tra l’altro, spesso sono estimatori, adulatori o semplicemente clienti della Società a cui si rivolgono speranzosi di, prima o poi, poterne far parte.

La mancanza di considerazione ai pretendenti da parte di queste ultime, specie di questi tempi dove basta impostare anche una cordiale risposta automatica come corretta abitudine anglosassone senza dover compilare lettere ed investire denaro in francobolli, denota anche una spiccata ignoranza commerciale perché la reazione più comune e quella di far cambiare opinione al candidato amareggiato e di farlo allontanare dal prodotto che, forse, acquistava o di cui usufruiva.

Magari sono più le volte in cui i curricula vengono inviati dai consumatori per avvicinarsi al loro mondo sognato, rispetto all’effettiva ricerca di concrete opportunità lavorative. Fatto sta che snobbare quello che oggi è un curriculum privo di significato, domani lo si potrebbe pagare a caro prezzo perché si sa, la ruota gira e le persone si creano opportunità diverse.

Per occupare i posti che contano servono principalmente le giuste conoscenze all’interno delle aziende oltre ad un discreto background lavorativo, ma di questo le persone adulte sono quasi tutte più o meno consapevoli; così si spiega anche il continuo riciclo involutivo delle medesime figure manageriali intercambiabili che, almeno nel settore turistico, balzano da azienda ad azienda da decenni con risultati deludenti e miseri bilanci per l’insoddisfazione e furia dei loro amministratori mentori che nel frattempo si dimenticano di dare un’occhio alle centinaia di persone in mutande che attendono silenziosamente in fila alla loro porta. Rigorosamente blindata.