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Los Angeles. Il cadavere di Santa Monica ep.2

La seconda ipotesi riguarda un uomo di mezza età, senza fortune, senza casa.

Da quando è cominciata la brutta stagione a Venice Beach ha più spazi dove potersi muovere. Può cercare riparo sotto le vedette dei bagnini, oppure infilarsi in qualche anfratto tra i muri delle case. Tutti i suoi averi sono un cumulo di cianfrusaglie avvolto da un telo cerato azzurro che ha recuperato in un parcheggio chissà dove. La polizia è più benevola nei suoi confronti data la scarsa presenza dei turisti. Vivere vicino alla spiaggia offre molte comodità, tra cui quella di usufruire delle docce pubbliche. Non è passato troppo tempo da quando sfoggiava un fisico scolpito ed una ragazza da copertina che lo accompagnava a cavalcare onde nelle spiagge più affascinanti degli States. Aveva tutto ciò che serve per alimentare il sogno americano. Un lavoro da dirigente in una catena di supermercati, una villetta in un tranquillo quartiere di periferia di Los Angeles, una macchina, la moto e l’inseparabile tavola da surf. Il fine settimana era l’occasione per riunirsi con gli amici, bere e fare festa. Il matrimonio arrivò immancabile a suggellare una bellissima copia.  Entrambi, come detto, sembravano dei modelli di riviste. Le cose andavano benissimo fino allo scoppio della bolla finanziaria che ha coinvolto milioni di americani tra cui lui ed i suoi familiari. Il crollo della catena di supermercati, il licenziamento, l’impossibilità di pagare il mutuo della casa, investimenti sbagliati. Una caduta libera che lo portò in pochi mesi ad un declino fisico e psicologico tale che costrinse la sua giovane moglie a chiedere la separazione. Rifiutandosi all’abbandono cercò conforto nell’alcool peggiorando ancora di più la situazione. Le denunce e gli avvocati della sua ex consorte avevano definitivamente sancito la sua fine. Poi la strada. I primi giorni furono alienanti, incredibili. Dalla vergogna di poter esser riconosciuto da qualche conoscente si era messo in cammino facendo scorrere dietro a sé tramonti ed albe fino a perdere l’interesse nel misurare il tempo con l’orologio che barattò subito per racimolare qualche soldo da poter spendere in alcool. Fu l’ultima volta che consumò una bevanda alcoolica. I primi tempi per vivere utilizzava i ragionamenti imposti dalla società attuale: compra, produci, vendi, compra, produci, vendi… Ben presto si rese conto che non aveva più nessun mezzo per poterlo fare. Nonostante il suo impegno nel cercare di risalire la china giorno dopo giorno peggiorava tutto. La barba lasciava scoperte alcune rughe scavate che ben si evidenziavano sulle sue guance fino all’altezza degli occhi. La pelle era diventata a chiazze, vuoi per la scarsa igiene, vuoi per i funghi che l’avevano inevitabilmente contaminato. Si era dovuto adeguare anche ai discorsi che scambiava con altri homeless con i quali di tanto in tanto si perdeva in chiacchiere senza futuro. Un senzatetto vive solo di attimi presenti e gli apprezza come fossero lingotti d’oro. Una volta aver pensato di dover affrontare un futuro come questo sarebbe stato assurdo, pensare ora a ciò che aveva vissuto lo era ancor di più. Non si riconosceva più nella vita precedente. Non si riconosceva nemmeno nei suoi simili. Vivere in mezzo ad una strada lo stava avvicinando di più ad una specie animale che ad essere un umano al quale nemmeno si sforzava troppo di appartenere ancora. Quanti dialoghi con i piccioni, qualche cane… I gatti ricchi di Venice Beach. Non avere niente non significa dover odiare qualcuno anche se di motivi per farlo ne avrebbe avuti.

Cammina lungo la spiaggia quando un uomo in divisa gli si avvicina. Gli allunga benevolmente dieci dollari invitandolo con aria fintamente severa a comportarsi bene. L’uomo accetta e sfoggia un sorriso senza qualche dente. Li accartoccia nella tasca della camicia. Un barbone che ha assistito alla scena cerca di sfilargli i soldi dalla tasca ma lui riesce a divincolarsi e camminare dritto. Il Santa Monica Pier è a mezz’ora di cammino e lo vuole raggiungere. Là troverà riparo dal vento che soffia sempre più forte e dalle nuvole in lontananza che non promettono nulla di buono. Spinge un vecchio carrello della spesa che trasporta il suo sacco. Usa parte del telo per ripararsi dalla pioggia che intanto ha cominciato a cadere fitta. In queste condizioni non basta una mezz’ora per raggiungere il molo ma passo dopo passo ci arriverà. Senza pensare a nulla; libero.

Dopo qualche ora la sua anima era in balia di un destino migliore abbandonando un corpo martoriato dalle condizioni atmosferiche, gli stenti della fame, l’usura degli eccessi passati e la fatica di sopravvivere.

Prima che il corpo fosse messo nel sacco nero la polizia notò che in testa presentava una ferita lieve ma non volle farci caso. In fin dei conti a chi importava della vita di un homeless. Nelle tasche dei suoi indumenti non furono mai trovati nemmeno i dieci dollari che qualche ora prima gli erano stati donati da un agente. (continua)

San Francisco. Il ricercatore

San Francisco, un giorno qualsiasi, ore 19:36

Il rumore della chiave rigirata nella serratura spezza il silenzio della casa affacciata sul porticciolo.

Dopo qualche tentativo la porta d’ingresso si apre spinta da un uomo impegnato sia a posare le chiavi nella tasca destra del soprabito che a sostenere una borsa di cartone piena di provviste.

“C’è nessuno in casa?” pronuncia ad alta voce l’uomo che nel frattempo si avvia verso la cucina attraversando il vasto ingresso. “Ho comprato qualcosina… Disturbo?”

Non risponde nessuno. Continua a destreggiarsi nel salone principale. Posa quindi il soprabito e si sposta in cucina dove appoggia la borsa sul tavolo. Comincia a smistarne il contenuto.

Apre la porta del frigo per sistemare i vasetti dello yogurt; la luce che illumina il suo viso evidenzia una persona di mezza età che ha apparentemente sostenuto una giornata piuttosto faticosa.

Una ragazza si presenta sulla porta della cucina indossando una t-shirt di almeno due taglie più grandi della sua e che le arriva quasi alle ginocchia. Sul davanti una scritta in rosso ben visibile USFCA. Oltre alla maglietta e delle calze di cotone arrotolate alla caviglia non indossa altro. Ha i capelli lunghi raccolti in modo approssimativo e rilascia qualche sbadiglio prima di rispondere stropicciandosi gli occhi

“Cavolo scusa, non ti avevo sentito… Bentornato!”

Lei è sicuramente più giovane rispetto a lui di almeno una decina di anni. I due hanno evidentemente molta confidenza ma ciò nonostante il loro saluto si limita ad essere verbale. Nessun bacio o abbraccio.

“Non ti ho proprio sentito rientrare” dice la ragazza che sembra risvegliarsi parola dopo parola. Lui è serenamente indaffarato a sistemare gli alimenti mentre l’ascolta in silenzio. Lei continua il dialogo “Scusami ma sono ancora frastornata dal jet lag. Certo che ti hanno dato una casa fantastica. Una vista incredibile!”

“La mamma sta bene? Si è ripresa?” chiede lui.

“Non troppo. Sai che era molto legata a papà. Lei e gli zii sono rimasti un po’ male che non ti sei presentato al funerale

Lui apre una lattina di una bevanda gassata e la porge alla sorella “E’ dispiaciuto anche a me. Tremendamente. Ma anche un minuto in meno di ricerca significa chissà quanti morti in più a causa della malattia che ci ha portato via papà. Il viaggio per l’Italia poi, non ne parliamo…. Altro che perdita di minuti.” Per un pò la stanza si riempie di malinconia.

“Certo che in valigia potevi metterti una t-shirt in più anziché usare la mia!” Cambia discorso ed i due tornano a sorridere.

“Allora sorellina, hai fatto un giro della città? Ti sono serviti i miei suggerimenti? Mentre ero al laboratorio ti ho pensata ed invidiata per un pochino. Vivo a San Francisco da tre anni e nemmeno ricordo com’è fatta”

“Certo che sono serviti! A dire il vero mi sono persa alla prima curva, ma forse è stato ancora più emozionante!”

“Perdersi a San Francisco in bicicletta è piuttosto rischioso con tutti i sali scendi che ci sono… Fammi vedere i polpacci”

Scostando la sedia sulla quale è seduto le si avvicina con tono scherzoso fingendosi interessato a controllare i polpacci mentre la ragazza si schiva altrettanto scherzosamente.

“Quindi questo giro? Che hai visto? Siediti, raccontami prima che me ne vada a dormire” la incalza mentre lei comincia a descrivere la sua giornata. Una giornata da turista, per la prima volta a San Francisco, ospite del fratello ricercatore all’Università.

“Dopo aver pedalato per un bel po’ di salite e quando avevo perso la speranza di arrivare al Golden Gate ho fatto una pausa qui, in questo parco guarda…” allunga lo smartphone dove compare la foto di un parco con vista panoramica della città “Beh, lo sai dove sei capitata? Ad Alamo Square… Queste case sono chiamate Painted Ladies. Uno dei posti più pittoreschi di San Francisco. Forse te l’avevo accennato il primo giorno” La ragazza pare stupita e divertita allo stesso tempo “Davvero? A saperlo… Ed io che ero infuriata convinta d’essermi persa…”

“Beh ti servirà da lezione. Franck A. Clark scrisse che se puoi trovare un percorso senza ostacoli, probabilmente non ti porta da nessuna parte. Sai quante scoperte ci sono capitate di fare quando pensavamo d’essere completamente fuori rotta! Ma continua…”

“Interessante questo Franck chi? Comunque a forza di pedalare e con i nuvoloni sopra la testa prima di vedere in lontananza il Golden Gate mi sono imbattuta in un cimitero americano. Tutte quelle croci bianche mi hanno fatto pensare a come qualsiasi distinzione terrena venga meno una volta trapassati”

Lui la interruppe nuovamente per qualche secondo “Siamo sull’Oceano Pacifico, le nuvole ci fanno compagnia quasi ogni mattina, ma poi spesso si diradano concedendoci belle giornate come quella che mi pare ci sia stata oggi…” “Ti pare?” chiede ironica lei “Mi pare perché stando chiuso in un laboratorio 10 ore al giorno con un occhio sul microscopio ad osservare vetrini non faccio molto caso a ciò che accade fuori. Insomma, il sole e la pioggia non influiscono molto nella mia giornata se non nel tratto di strada che mi separa dall’Università e viceversa. Però poi sei arrivata al benedetto Golden Gate che puoi vedere anche affacciandoti alla finestra del salone se è per quello…”

“L’avevo visto da casa ovviamente! Ma volevo vederlo da vicino!”

Lui ribatte “Mi pare di capire che tra Painted Ladies, cimiteri e dio sa solo cosa altro, ci sei arrivata… E’ lì… Bastava attraversare la strada, seguire la ciclabile in direzione sinistra e ci arrivavi in 5 minuti”

“Eh ho capito” continua la sorella “Senza saperlo ho seguito il consiglio di quel… Come si chiama?” “Franck A. Clark, è uno scrittore…” le ricorda il fratello alzando gli occhi al cielo.

“Poi la ciclabile l’ho fatta nel versante alto… Guarda che foto!”

La ragazza esibisce orgogliosamente gli scatti eseguiti la mattina della visita con lo smartphone. Il ponte ripreso da tutte le posizioni possibili ed immaginabili come fosse l’unica cosa realmente importante da vedere a San Francisco.

Continua nel suo racconto mentre lui scorre le foto amorevolmente come se non l’avesse mai visto.

“E’ davvero molto bello questo tratto di ciclabile. L’ho percorso tutto fino ad arrivare al molo Pier 39. A dire il vero mi sono inerpicata ancora tra le salite per poi ritrovarmi a Chinatown ed anche Little Italy credo… Almeno lì ho visto un’insegna con scritto Italian Athletic Club ed un signore si è rivolto a me in italiano…” Lui conferma: “Sì, il quartiere si chiama North Beach ed è molto vicino a quello cinese. Vicino all’Athletic Club, che è un luogo di ritrovo molto conosciuto dagli italiani, c’è una Chiesa molto importante, dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Ma immagino ci sarai andata via dritta senza vederla”

La ragazza sorride sarcasticamente mentre morde la mela che ha preso dal portafrutta.

“Ma io sono venuta a trovare te principalmente” lui la smentisce “Bugiarda! A proposito… Il tuo fidanzato? Stai sempre con quello… Come si chiamava? Quello che ho conosciuto proprio prima di partire…” La sorella inarca le sopracciglia sforzandosi di capire chi fosse quel ragazzo “Ma va! Storia vecchia. Ma poi che te frega a te delle mie vicende amorose? Tu piuttosto?” “Niente di che. Come vedi vivo da solo. Il mio lavoro mi porta via un sacco di tempo. A volte esco con qualche collega ma niente di serio. Invece il tuo giro per San Francisco? Continua a raccontarmelo che mi sembra d’esser stato lì con te”

La ragazza apre una scansia della cucina in cerca del cestino dove poter buttare il torsolo della mela. Mentre lui le indica quale porta aprire per trovarlo lei ha già fallito qualche tentativo. Curiosando tra le dispense non riesce a fare a meno di commentare “Certo che sei proprio italiano… Pasta, pasta, pasta, pomodoro, pomodoro, pomodoro… Ma che sei venuto a fare in California se con la testa sei rimasto in Italia?” Lui annuisce “Vero. Mi manca l’Italia. Ma qui ho ciò che mi serve per proseguire la ricerca. Fondi, credibilità, assistenza. Da voi in Italia i ricercatori sono considerati una sorta di perditempo. Gente che spreca denaro pubblico per non si sa bene cosa. In realtà è proprio con quel sistema che si sperpera denaro pubblico: istruire delle persone e costringerle a mettere in pratica le loro conoscenze altrove. Hai sviato la domanda di prima… ”

Lei abbandona l’espressione seriosa che ha mantenuto nel ascoltarlo.

“Vero. Come ti ho detto sono arrivata al molo Pier 39. Davvero spettacolare. Certo è una zona molto turistica ma i negozietti e locali della via…” “The Embarcadero, la via si chiama The Emabarcadero” l’istruisce lui “Ecco quella, ci siamo capiti, sono molto carini. Avrei voluto comprare qualcosina ma alla fine mi sono detta: perché non farmela regalare?” Ride e continua “Naturalmente ho visto anche le chiatte con le foche. Un altro mondo. Davvero, vivi in un altro mondo”

Lui abbassa lo sguardo verso il basso “Direi proprio di sì. Sai gli americani sono sereni, tranquilli, programmano qualunque cosa; anche le giornate libere. Tutto funziona come un orologio svizzero. Certo ci sono sempre più homeless in giro, gente schiacciata dal capitalismo sfrenato a cui è sempre più difficile resistere. Ma la mia fortuna è che sono italiano e noi proveniamo da un posto dove l’improvvisazione è nel nostro DNA. Noi siamo capaci di arrangiarci, di venire fuori da qualsiasi situazione. Loro no. Vanno in tilt se qualcosa non fa parte del programma.”

Lei ascolta mentre sfoglia altre foto sullo smartphone finché non spalanca gli occhi alla vista di un primo piano ad una foca. Gliela mostra orgogliosa.

“Eh già… Italiani. A proposito… Il mio volo di rientro è dopodomani, avremo un po’ di tempo da passare assieme noi due prima che passino altri tre anni?”

Lui sorseggia un po’ di vino dolce da un piccolo calice e le risponde “Certo. Possiamo andare a bere qualcosa qui vicino nel Fisherman’s Wharf anche se è super turistico. D’altronde tu sei turista qui… O no?”

“No” specifica seccata lei.

“Ok, vediamo come sono messo con il lavoro, magari ci spostiamo in tram. Ci sei già salita? Se tutto va come deve a breve sarà pubblicata una divulgazione scientifica piuttosto importante. Poi avrò più tempo per voi e forse anche per me. Adesso vado a dormire che domani mi devo svegliare presto. Good night sister

“Notte brother

Nessuno si impegna in una ricerca in fisica con l’intenzione di vincere un premio. È la gioia di scoprire qualcosa che nessuno conosceva prima.
(Stephen Hawking)

ANSA – Individuato il tallone di Achille dei tumori: è una proteina sosia di quella prodotta dalle cellule sane in condizioni di stress. Bloccandola si innesca l’autodistruzione delle cellule malate, come hanno indicato i test sui topi. Individuata nel tumore della prostata, potrebbe essere comune a molte forme di cancro. Pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine, la scoperta si deve al gruppo di ricerca dell’università della California a San Francisco, guidato dall’italiano Davide Ruggero.

Ogni riferimento a persone o cose realmente esistenti o esistiti è puramente casuale. Questo post è dedicato a tutti i ricercatori italiani e non che contribuiscono a rendere l’essere umano più forte e consapevole.

Rio de Janeiro: Homeaway contro Heidelberg

Ancora una volta per noi di Controviaggio vale il chi più spende meno spende e capiremo in seguito il perché.

Il nostro soggiorno di due settimane a Rio de Janeiro è stato suddiviso in due appartamenti diversi: per i primi sette giorni, che ci ha visti ad Ipanema, ci siamo affidati al nostro intuito professionale ed un po’ di fortuna scegliendo tra le varie opzioni offerte da www.homeaway.it

Appartamento di Ipanema

L’appartamento luxury Homeway di Ipanema

Dopo aver individuato l’appartamento 487936 (così potete anche giocarvi i numeri ed in caso di vincita renderci partecipi) davvero molto bello ad un prezzo favorevole complice anche la bassa stagione, ci siamo messi in contatto con il proprietario che è risultato essere l’italiano Armando (il cognome non lo menzioniamo per rispetto della privacy visto che non abbiamo chiesto il permesso). Naturalmente trattare con italiani all’estero specie dal nome meridionale (non ce ne vogliano gli amici con origini del sud dello stivale) spesso ci provoca qualche brivido, in quanto si sa che le truffe sono dietro l’angolo.

Rua Gomes Carneiro, Ipanema

Rua Gomes Carneiro, Ipanema

Invece fin da subito il Sig. Armando si è dimostrato molto gentile e dalla perfetta comunicabilità, fornendoci tramite diverse email non solo le informazioni riguardanti il suo bellissimo appartamento, ma anche agevolandoci con svariati utilissimi contatti. Sicuramente il più importante si è rivelato quello dell’affidabile “tassista” Romano Ferrini che in realtà è una guida a tutti gli effetti. Italiano pure lui, come si evince dal nome, durante i periodi di cui abbiamo usufruito dei suoi servizi si è rivelato gentile, disponibile, discreto e competente. Un carioca acquisito e squisito. Si sono affidati a lui ed hanno avuto il piacere di visitare Rio de Janeiro anche due personaggi molto conosciuti come Zucchero e la brava Fiorella Mannoia. Noi lo consigliamo vivamente almeno per il trasferimento che dall’aeroporto vi porterà alla vostra destinazione, evitando così disguidi dovuti alla stanchezza del viaggio ed allo smarrimento iniziale che potrebbe portarvi a commettere qualche ingenuità. (romanoferrini@hotmail.comromano.ferrini@yahoo.it 0055.21.81152547 – 055.21.67321070)

Romano Ferrini, guida italiana a Rio

Romano Ferrini, guida italiana a Rio

Prima settimana all’insegna della perfezione organizzativa quindi, con zero sorprese ed aspettative ampiamente soddisfatte nel lussuoso appartamento di Rua Gomes Carneiro a due passi dalla spiaggia e dalle vie più frequentate di Ipanema.

Con la fiducia alle stelle dopo la prima settimana in cui i nostri pregiudizi sugli italiani bidonari venivano fugati completamente, per la seconda ci siamo affidati a coloro che vantano il primo gradino in fatto di credibilità: gli impeccabili teutonici. Dimezziamo quindi i costi e ci trasferiamo a pochi metri da Rua Carneiro, nella meno attraente Rua Julio de Castilhos a Copacabana.

In questo caso la www.agencia-heidelberg.com/en si rivelerà non troppo affidabile, almeno nel nostro caso.

L'apparenza inganna

L’apparenza a volte inganna

L’appartamento che viene spacciato per luxury in realtà si trova in una tra le zone meno sicure di Copacabana e gli homeless che stazionano all’ingresso dello stabile ne sono la prova. Non aiuterà sapere che la struttura si chiama “Bronx”. L’appartamento, a dispetto delle foto viste sul sito dell’agenzia tedesca, è decisamente minuscolo ed avvolto in una coltre di perenne frittura nauseabonda.

Il Bronx di Rio

Il Bronx di Rio

Addirittura mr. Vap, che senza batter ciglio potrebbe dormire sopra ad una cuccia modello Snoopy, sembra dare segni di sconforto. Disagio ancor più accentuato, non tanto per simpatici scarafaggetti che non riescono a passare ignari visto lo spazio ridottissimo ed ai quali abbiamo fornito casette chimiche dove farli riposare per l’eternità, ma soprattutto quando il sabato sera abbiamo trovato la tazza del bagno otturata con l’acqua a pochi centimetri dal bordo. Insomma, non proprio l’immagine che si vede nelle cartoline raffiguranti Copacabana. Nessun problema, essendo tedeschi precisi, ci hanno fornito un numero di telefono per le emergenze. Contattati immediatamente, una voce femminile gentile ed educata, ci diceva che non potevano intervenire in quanto sabato, ma che lunedì mattina sarebbe arrivato al più presto un tecnico. Detto e non fatto, in puro stile Enrico Letta, altroché Merkel! Con grande intuito abbiamo ben pensato di spurgarlo autonomamente ed immediatamente con dell’acido nonostante mr. Vap volesse vivere in stile favelas per due giorni. Mossa che si rivelerà più vincente di uno schema di Mourinho in quanto l’idrauliquinho non si presenterà mai a riparare il danno. La nostra settimana quindi è trascorsa non proprio alla grande, complice anche the man with hammer (l’uomo col martello) che dal lunedì ha cominciato la sua opera di distruzione di non si sa cosa in un appartamento adiacente. Tra l’incessante e ripetitivo tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin tin giornaliero abbiamo anche scoperto la presenza di una ferramenta che usava l’androne del cortile per tagliare lastre metalliche con seghe circolari.

Scarafagginho carioca. Al 13° piano.

Scarafagginho carioca. Al 13° piano.

Insomma, al risveglio quotidiano dovuto ai cantieri, le nostre imprecazioni si sono sprecate ed il rammarico nel non essere rimasti ad Ipanema è stato enorme. Lato positivo che le nostre lamentele sono state parzialmente accolte (tante ne sentiamo sul lavoro che per una volta le abbiamo sfruttate a nostro vantaggio) così che i tedeschi han ben deciso di regalarci una spedizione pulitiva (non si è presentato mai nessuno a pulire, probabilmente è la stessa famiglia dell’idraulico) ed uno sconto del 10% sul prezzo pattuito in quanto insindacabile il fatto che l’appartamento affittato tutto fosse tranne che luxury come specificato nella loro ingannevole descrizione.

Finestre chiuse per evitare il fritto ed i rumori

Finestre sempre chiuse per evitare il fritto ed i rumori