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La Maratona di Los Angeles

Avranno mille difetti, tralasciando il delicato aspetto politico, ma bisogna riconoscere che nell’organizzazione eventi gli americani sono particolarmente capaci.

La maratona di Los Angeles, che chiaramente non fa parte delle sei major (Tokyo, Boston, Londra, Berlino, Chicago e New York) a dirla tutto non ha un impianto organizzativo infallibile però grazie alla cornice hollywoodiana ed ovviamente ad una importante partecipazione atleti/pubblico è molto divertente.

I giorni precedenti alla gara il ritiro del pettorale avviene al Los Angeles Convention Center situato sulla Figueroa St dove a poche centinaia di metri si trova lo Staples Center, palazzo dello sport che tra le varie ospita le franchigie NBA Lakers e Clippers. Inevitabilmente ci aspettano numerosi stand con interessanti e svariate proposte per sportivi e non. Certo, dimensioni e varietà non sono paragonabili a ciò che si può trovare a NY ma gli ingredienti per perdersi tra le proposte commerciali, spesso camuffate da divertenti giochi, ci sono tutti. Quindi il maratoneta una volta ritirato il pettorale e con la sacca piena di gadget, rimane in attesa del suo giorno.

La partenza avviene presso il Dodger Stadium, tempio del baseball. Per raggiungerlo assolutamente consigliati i mezzi pubblici riservati ai partecipanti perché altrimenti si rischia di rimanere incolonnati sulla highway dove, tra l’altro, viene chiusa l’uscita principale che da accesso diretto allo stadio. Fa freddo ed il rimedio è immergersi nel fiume di partenti dove centinaia di corpi emanano il calore necessario ad alzare un po’ la temperatura. Non per altro, ma nell’immaginario collettivo in California fa sempre caldo… Così non è specie nelle albe di marzo.

Nota negativa dell’organizzazione: se non si arriva con un certo anticipo al nastro di partenza ci si può scordare il proprio wave. Infatti, a differenza di Siviglia o Barcellona ad esempio, non ci sono ingressi laterali paralleli alla corsia di partenza così che si è costretti a fare la fila che, ovviamente, ad una certa diventa invalicabile. Partire con i più lenti (rispetto ai miei tempi) mi ha parecchio penalizzato perché ho dovuto attendere 1/2K prima di cominciare a correre decentemente. Già che ci sono: non è una gara dove cercare il personal best. A cominciare dal Dodger Stadium  e zone limitrofe non mancano le salite per quello che si rivelerà un percorso piuttosto impegnativo in tal senso. E’ sicuramente interessante correre anche tra i quartieri meno ricchi della città per poi ritrovarsi nella zona più turistica, come la Walk o Fame, il Chinese Theatre a Hollywood, per poi toccare il lusso sfrenato di Beverly Hills. Diciamo che per scoprire da cima a fondo una città la maratona è un ottimo mezzo. Un po’ faticoso certo, ma non lascia nulla di inesplorato.

Come anticipato la partecipazione del pubblico non è sensazionale ma importante ed anche questo, come sostengo sempre, è di grande aiuto. Si fa particolarmente vivace e fragorosa negli ultimi chilometri quando, come un miraggio di dune nel deserto, compaiono le ultime impegnative salite che ci dividono dal traguardo situato nella caratteristica cornice di Santa Monica. Si recuperano le ultime forze tra giovanissimi studenti intenti a distribuire bevande, gruppi rock e multicolorate cheerleaders in attesa di veder comparire l’arrivo. Per ovvi motivi di sicurezza anche la linea del traguardo è particolarmente controllata e non è facile per parenti amici avvicinarsi o raggiungere la persona che si sta aspettando.

Finita la gara ed indossata l’ennesima medaglia, che chiaramente è molto piacevole e curata nell’aspetto, non rimane che recarsi al Santa Monica Pier, famoso molo dove termina anche la Route 66 e dove ci aspettano birre e cibo per tutti i gusti e tutte le tasche.

Ulteriore demerito organizzativo il rilevamento dei tempi ufficiali che per una giornata mi ha quasi fatto credere di aver stabilito il mio personal che, tra l’altro, sarebbe stato utile per la qualifica alla maratona di Boston.  Naturalmente andava in netto contrasto con quello registrato dal mio cronometro che, per quanto possa essere approssimativa l’esattezza nel farlo scattare alla partenza e stopparlo all’arrivo non può certo sgarare di nove minuti. Ovviamente il tempo ufficiale strepitoso si è dimostrato un erroraccio quando già festeggiavo sui social la qualificazione per Boston appunto.

Morale della favola a mio avviso la maratona di Los Angeles è più orientata alla celebrazione festaiola dello sport piuttosto che all’agonismo duro e puro. Il percorso, come detto, non attrae più di tanto i top runner che preferiscono concentrarsi su altre gare ma questa non è una critica negativa, anzi. In questa maratona emerge ancora di più il lato umano delle persone più semplici con le loro svariate motivazioni che, non solo agonistiche o economiche appunto, popolano per un giorno tutte le strade di LA. Ad esempio mi viene in mente un massiccio ragazzo di colore che ho avuto a fianco per qualche centinaio di metri che ripeteva ad alta voce a se stesso ininterrottamente “You can, you can, do it, you can”. Non so se avevamo superato il 5K e chissà se avrà continuato ad automotivarsi per tutti i restanti 37K. Oppure due ragazze visibilmente fuori forma che alla mezza mi hanno superato con nonchalance ad un ritmo vertiginoso tanto da farmi sentire una completa nullità. Giuro. Dopo un po’ le ho ritrovate che camminavano sfatte; intanto fino al 21K hanno davvero corso veloci nonostante la loro stazza.

Piccole storie che Hollywood, come sempre, riesce a rendere grandi.

Tutti abbiamo delle motivazioni. La differenza tra gli individui sta nella loro capacità di farle durare a lungo nonostante ostacoli,difficoltà e problemi. La capacità di perseverare, di far durare a lungo la motivazione viene detta resilienza.

Pietro Trabucchi

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Un anno di più

E’ stato un 2016 con la valigia in mano.

Un anno in cui Controviaggio si è guadagnato un’impennata di visite che hanno surclassato quelle degli anni precedenti.

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gennaio2016Tutto parte da Gorizia, le origini. Qualcuno dice che le radici sono importanti, nella vita di un uomo, ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove. Un maggiore interesse da parte del resto d’Italia  agli avvenimenti storici avvenuti nel piccolo e schiacciato capoluogo friulano renderebbero più facile le letture di confini, valute e diversità etniche. febbraio16Nel periodo natalizio la tappa nella minacciata Bruxelles. La bellissima città fiamminga, continuamente esposta suo malgrado al giudizio politico e morale dalla gente, ha svelato un’identità artistica eccezionale. Nella capitale belga si evidenzia la continuità di stile tra la sofisticatezza barocca e gotica e l’essenzialità più attuale. Il grigio preponderante degli spazi spesso viene scombinato da murales colorati raffiguranti personaggi di fumetti. Da una città grigia politicamente e geograficamente al centro d’Europa, ad un’altra. Grigia s’intende. Circondata da enormi spazi verdi dove si pratica la coltura del riso fa bella mostra di sé Pavia che, come tutte le città italiane, ha molto da raccontare. marzo16Il capoluogo lombardo si dondola sull’altalena che oscilla tra i vantaggi della vicinanza con la metropoli Milano e le zone d’ombra derivanti dalla stessa. aprile16La tappa a Barcellona è stata di tutt’altro taglio rispetto le visite precedenti. Città molto ben organizzata, pulsante e gioiosa, decorata con estrema creatività e fantasia, figlia del genio visionario Gaudì. La prima mezza maratona corsa in un ambiente partecipativo con gli spagnoli sempre preparati nel cogliere la festa in ogni evento.

maggio 16Dalla Spagna al Portogallo la distanza è breve. Porto è cosa non ti aspetti. E’ aprire la porta di un locale affollato, muoversi tra la gente, ammirare e salutare le persone più in vista, congedarsi per un drink ed essere folgorato dallo sguardo penetrante di una persona in penombra. Con tutte le sinuose forme, semi nascosta ed emergente di luce propria. La voce calda, rassicurante. Sorride e ti mette a tuo agio.

giugno16E’ stato poi il turno del martoriato Egitto e quella che potrebbe essere, o forse a modo suo lo è, la splendida Cairo. Schiacciata da interessi internazionali che costringono migliaia di persone alla povertà ed ignoranza nel nome di equilibri che dovrebbero favorire le stesse persone occidentali che ripudiano i conseguenti flussi migratori causati dai loro malgoverni. Un luogo che ad oggi ha l’aspetto di un fazzoletto gettato a terra dopo l’uso. Similitudini con Varsavia ci sono, con la differenluglio16za che la città polacca sta lasciando dietro a sé il proprio passato di tirannie ed invasori spalancando le porte al libero mercato. Con la propria moneta il costo vita e lavoro in Polonia è notevolmente ridotto rispetto agli altri Stati membri, così da diventare meta ideale per aziende che vogliono abbattere spese. Una Disneyland del capitalismo. Seconda mezza maratona corsa in un ambiente diverso rispetto a Barcellona come era ovvio aspettarselo. I polacchi non hanno un senso dell’humor particolarmente sviluppato e le iniziative che propongono assumono un’aurea piuttosto infantile e scolastica.

agosto16L’estate si tinge d’azzurro del mare e del cielo di Tilos. L’isola greca non è raggiunta da orde di turisti, anzi pare un luogo poco frequentato. E’ stata forse la destinazione che ha fatto da pagliericcio alla scintilla scoccata nel raccontare Bruges il mese seguente. Immaginare ed illustrare artisti e scrittori intenti a sviluppare le loro opere lambiti da soffi di vento caldo e distratti dal rumore delle onde più fragorose nella culla degli Dei, ha inconsciamente suggerito un nuovo modo di raccontare i luoghi.settembre16

I luoghi sono persone. Vite quotidiane. Storie da raccontare.

La fiabesca Bruges è stata la scenografia perfetta di una bella ed interminata storia d’amore. Forse mai iniziata.

ottobre16Dopo una confessione d’amore non poteva mancare una dichiarazione d’odio. Gerusalemme è stato il luogo protagonista e contenitore dove vomitare ogni pensiero riguardante la condizione attuale degli ebrei di Israele. Arroganti e supponenti, hanno creato un muro reale per proteggersi dalle loro stesse azioni di guerra ed un muro ideologico per rifiutare ogni ammonimento dalla società pensante. Fino a quando il mondo intero dovrà pagare il retaggio storico della shoah da loro indiscutibilmente subito?

Infine l’anno si conclude con il Tour del Portogallo e la prima maratona corsa a Porto. Non poteva essere diversamente.novembre16b

La frenesia di una Lisbona attraversata dal tram 28 e soffocata dal traffico nei sali e scendi dei quartieri storici, l’infinito orizzonte del mare di Fortaleza di Sagres, il tramonto a Faro e la città grigia di Piodão. Le fortezze e palazzi colorati di Sintra.

 

Questo è stato il 2016

 

Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle; e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi.
(Sant’Agostino)

 

La Mezza Maratona di Varsavia

screenGrazie alla Mezza Maratona di Varsavia molte persone approfittano di  unire la passione dello sport a quella del viaggio raggiungendo così una meta altrimenti non troppo ghiotta agli occhi del turista.

La facilità dell’iscrizione alla gara che non richiede certificati medici sportivi obbligatori, come in quasi tutto il mondo tranne che in Italia ovviamente, facilita inoltre l’adesione di molti corridori amatoriali che, si spera per loro, provvedono comunque  a monitorare costantemente la propria idoneità fisica.

La quota partecipativa è molto contenuta, vuoi per il cambio favorevole, vuoi per la modesta attenzione mediatica dell’evento stesso che, con tutto il rispetto dovuto, non può essere certo paragonato a gare svolte a Barcellona, Parigi, Berlino e via dicendo. Non troppo facile da trovare il luogo ove ritirare il pettorale, niente di impossibile s’intende, con il personale un po’ confusionario come da copione. Le incomprensioni derivano più probabilmente dal contorto lessico polacco ed i suoi grumi di consonanti che volano liberamente interrotte di tanto in tanto da raffiche di tag (significa )

bridgeI gadget sono interessanti, ma è il cotone a farla da padrone a discapito di materiali tecnici o inesistenti campioncini di integratori o altre utili diavolerie che in Spagna riempiono la sacca. D’altronde non è una gara di shopping ad attenderci anche se per l’occasione non mancano centinaia di espositori specializzati. L’incognita della corsa, nonostante la primavera incombente, è la temperatura; molto rigida la sera e la notte a livelli invernali, più mite il giorno con picchi di caldo quelli sì primaverili per qualche ora. La mattina si soffre il freddo per raggiungere il punto di partenza con abiti da gara che durante la corsa a tratti si rivelano pesanti per poi essere considerati leggeri nelle tratte in cui si alza un vento gelido come durante l’attraversamento del moderno Ponte Swietokrzyski.

Come in tutte le manifestazioni podistiche non manca il folclore e l’esibizionismo specie qualche minuto prima del via, con gli atleti professionisti concentrati nelle attività di riscaldamento limitate a distensive corse intervallate da brevi recuperi di camminata e da atleti non professionisti autori di gag  involontarie tra improbabili esercizi di fitness estremo e scoordinati balli di gruppo. La voglia di risultare simpatici dei polacchi vela a tratti la loro mancanza di humor, rendendo l’atmosfera tutto sommato gioviale.

Il percorso di gara è abbastanza veloce ma non proprio una passeggiata, specie al 19K dove ad ormai arrivo quasi raggiunto ed a compimento dell’attraversamento del Parco di Lazienki, spunta un’impervia salita di circa 800 mt che miete parecchie vittime impreparate costrette a superare l’ostacolo camminando.

Per i maratoneti risulta comunque un buon allenamento in vista dei 42K, mentre per gli specialisti potrebbe essere una buona occasione per strappare un buon tempo o fare il personale.

Il pubblico è presente ai bordi delle strade ad incitare a modo loro, certo nessun paragone con i popoli latini in alcuni frangenti fin troppo invasivi mentre il panorama che si offre agli occhi dei podisti in gran parte coinvolge vicoli di quartieri di periferia abbastanza grigi e tristi di loro.

Fatto sta che la gara alla fine della fiera è piacevole, i punti di ristoro adeguati, la medaglia molto bella e l’organizzazione eccellente ma soprattutto, oltre ai chilometri nelle nostre scarpe, avremo aggiunto altra esperienza e poesia nei nostri cuori.

 

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InTourVista: il barbiere di Porto

filoPedro Magalhães, giovane barbiere originario di Lisbona che vive e lavora a Porto è il protagonista della inTourView dedicata alla città lusitana.

La visione dei giovani e meno giovani europei che abbiamo raccolto fin’ora è accumunata da un senso di frustrazione abbastanza papabile, vuoi per il perdurare della crisi economica globale che per la rigida gestione franco-tedesca che prevede lo stringimento della morsa d’austerità senza allentamenti all’orizzonte.

A Porto in ogni caso, così come a Barcellona si nota un notevole sforzo per lasciarsi alle spalle questo periodo e le medicine adottate sono orientate alla professionalità, cura dei dettagli e massima attenzione alla ricezione turistica che giorno dopo giorno sta modificando le proprie abitudini. A conferma delle mie personali percezioni ci sono i dati delle Ambasciate e Consolati Enit a confermarlo. Le analisi del quadro socio economico portoghese dicono infatti che:

il Portogallo, come noto, ha concluso nel maggio 2014 il Programma triennale di assistenza finanziaria con la Troika con una “clean exit”, ovvero senza il ricorso ad ulteriori crediti di sostegno. Ciò è stato possibile grazie ad una ripresa economica nel Paese che si sta consolidando grazie principalmente al buon andamento delle esportazioni e del turismo in arrivo. La crescita del PIL nel 2014 si è confermata allo 0,9% e il trend resta positivo anche nelle previsioni del 2015 (1,6%) e del 2016 (1,5%). (fonte)

luisnightCosì se adeguati investimenti in ricerca e cultura sono fondamentali nella crescita di un Paese che potrà mettere a disposizione dei propri cittadini strumenti funzionali e futuristici, la civilizzazione di luoghi che sono o furono trascurati, attireranno molti curiosi e turisti rassicurati sulla loro incolumità e benessere. Porto si muove in questa direzione.

sciuraGrazie al profumo dei soldi derivante dalla nuova frontiera della green economy molte realtà partecipano alla metamorfosi indispensabile e richiesta proprio dal nuovo e sempre più preponderante turismo responsabile che esige spazi dedicati alla famiglia e sportivi; isole pedonali, parchi giochi attrezzati per bambini ed animali domestici, piste ciclabili e quant’altro allontanino i rumori e l’inquinamento giornaliero cui ci siamo auto condannati negli anni scorsi non solo favoriscono un sano sviluppo comunitario ma, appunto, riflessoattirano le persone che fuggono dalle proprie sgangherate realtà.

L’architettura, ovviamente, testimonia questo nuovo atteggiamento eco responsabile con costruzioni sempre più attente ai consumi senza privare l’ospite di nessuna tecnologia, anzi, spesso aumentandone i comfort. Dal punto di vista turistico è naturalmente importantissimo, sicuramente primario, anche questo aspetto e Porto l’ha ben interpretato con un’ampia offerta di moderni e funzionali guest house, appartamenti, alberghi e via dicendo con un rapporto qualità prezzo davvero notevole e diversificando l’offerta per ogni tipo di turista, prediligendo la classe medio alta a vedere dagli investimenti attuali.

favChi continua ad avere un’idea dell’Europa anni 80, dove Grecia e Portogallo erano fanalini di coda con le loro incertezze per il mercato ed il turismo, oggi giorno si dovrà ricredere sulla meta lusitana. Agli ultimi posti di tutte le statistiche e, peggio di tutto con prospettive funeree, rimane la Grecia che, in buona compagnia italiana, sta colando a picco causa investimenti nulli e politiche di vecchio stampo ben lontane dalle direzioni richieste dal mercato attuale.

Porto: bellezza tridimensionale

portCamminare tra i vicoli di Porto è insinuarsi tra le lettere, ingigantite e sotto forma di case e palazzi variopinti, di un romanzo d’avventura che spazia tra i primi del ‘500, quando le caravelle cominciavano a solcare gli Oceani con una certa frequenza ed il futuro prossimo, dove la città conoscerà un nuovo rinascimento.

Se altre realtà metropolitane ci incantano con paesaggi da cartolina, la spettacolare Porto, grazie ai suoi sali scendi, è modellata in prospettive tridimensionali che ci accerchiano con tutto lo splendore architettonico dal sapore colonialista.

specchioL’impronta mediterranea è riconoscibile nei vicoli dall’aspetto trascurato e dallo sguardo stanco e sincero delle persone che li popolano, tra gatti intraprendenti e qualche immondizia di troppo; case vecchie ed in taluni frangenti diroccate che come in un dopo guerra presentano alla porta vecchi mobili e cianfrusaglie pronti ad essere inglobati in impalcature che ne cancelleranno ogni stento e crepa per dar vita a nuovi lussureggianti alloggi per turisti.

tramGià, perché Porto vive uno slancio di ripresa notevole, pronta a ricamarsi un nuovo abito che possa favorire la ricrescita tanto voluta da tutta Europa. La città portoghese esibisce i suoi numerosi ponti tra cui lo spettacolare Dom Luis che ci regala punti di osservazione eccezionali per cogliere a pieno l’energia emanata dal centro urbano ed i riflessi del fiume Duero che attraversa ed ove tra le sue calme onde fluttuano imbarcazioni storiche che ancora espongono le botti del rinomato vino liquoroso che prende il nome dalla città e moderne chiatte adibite ad uso e consumo dei turisti. Locande e ristoranti spuntano numerosi nella Avenida de Diogo Leite che presenta altresì cantine-musei del vino Porto dai nomi rinomati e commerciali come Sandeman, ad esempio.

saobentoE’ attraversando il ponte Dom Luis in direzione centro città che ci si integra nello spirito cittadino culminando le impegnative passeggiate tra il mercato vicino alla caratteristica e non molto rassicurante stazione dei treni di Sao Bento, che comunque offre mezzi puliti e sicuri ai viaggiatori; al Palacio della Bolsa, la Torre Medievale, il Pelourinho e via scorrendo come a voltar pagina del nostro romanzo vivente ad ogni monumento, casa o persona incontrata.

Come nel caso di Pedrbluo Magalhães, giovane barbiere che oltre a svolgere il suo lavoro, si è concesso in un’intervista dove esprime le sue opinioni riguardo il Portogallo, le aspettative che ripone nella Comunità Europea e speranze future. Ci svelerà, tra le altre cose, di come l’umanità sia uno degli aspetti fondamentali a rendere Porto vivibile, unica e tutto sommato sicura. Pedro, nonostante sia originario di Lisbona, è innamorato della città in cui vive e lavora attualmente, in particolar modo del suo quartiere che, possiamo confermare, è davvero un luogo di riferimento per chi cerca la meta ideale per pensare di viverci in pianta stabile, ossia Matusinhos.

 

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La Mezza Maratona di Barcellona

IMG-20160214-WA0008Dichiarazione d’amore più plausibile per la mia recente passione, la corsa, non potevo che non farla partecipando alla Mezza Maratona di Barcellona il 14 febbraio, giorno infatti solitamente dedicato agli innamorati.

Un primo piccolo passo del turismo verso l’auto-sopravvivenza, ve lo dico, si chiama corro e viaggio, ossia la recente e sempre più incalzante moda di iscriversi a manifestazioni podistiche in luoghi ove spendere il weekend usufruendo di voli low cost e la possibilità di abbinare sfide agonistiche alle scoperte culturali che le città europee offrono ai visitatori.

Se Barcellona è una delle mete più ambite grazie soprattutto alle maestose opere da cui è costituita, partecipare ad una manifestazione come la maratona o la mezza, rende sicuramente esclusiva ed unica l’esperienza nella ultra gettonata metropoli catalana.

florenceL’inaspettata temperatura primaverile aveva già di prima mattina profuso atmosfera di buona e festosa riuscita dell’evento che, corridori amatoriali a parte, ospitava atleti professionisti cui obiettivo era quello di abbassare il record mondiale; impresa riuscita al femminile a Florence Kiplagat l’anno precedente (2015).

L’atleta keniota si ripresentava al via con buoni propositi che però non sarebbero bastati a farle ripetere l’impresa. Nella categoria maschile, più combattuta, il primo ad oltrepassare il nastro è stato Vincent Kipruto (1.02:54) d’un soffio su Daniele Meucci (1.02:55).

Il lungo serpente umano inizialmente composto da 14031 partecipanti, ben suddivisi per tempo di dichiarata percorrenza in modo da favorire la fluidità di manovra e svolgimento, ha colorato ed animato la città iberica fino  a quando anche l’ultimo concorrente ha di per sé faticosamente portato a termine l’impresa in 3.04:35, lasciandosi comunque dietro ben 208 ritirati.

La mia prima mezza maratona si è conclusa in modo e tempo previsto anche se, come al solito, avrei potuto fare qualcosina di meglio dopo ore ed ore di allenamento. Anyway aver timbrato un 1.37:48 (che abbasserò leggermente nella mezza maratona corsa successivamente #StayTuned) mi consentirà di terminare in 2929ma posizione totale (1255° in categoria maschile). Numeri da occultare nei discorsi tra runners seri e da sfoggiare orgogliosamente in pranzi tra principianti ed amici sedentari.

kiprutoLa gara per se stessa è comunque molto piacevole, vuoi per il fatto che attraversare le vie di Barcellona è molto affascinante, in particolar modo quando la marea umana si snoda nella lunghissima via Diagonal dove si possono ammirare i corridori che ci precedono e prendere carica dai centinaia che ci rincorrono, nonché per la conformazione del percorso, perlopiù pianeggiante e studiato appositamente per registrare tempi veloci.

Per chi volesse partecipare alla prossima edizione niente di più facile: basta visitare il sito ufficiale, compilare i dati personali, pagare la quota d’iscrizione ed il gioco è fatto. Tranne che in Italia infatti, in nessuna parte d’Europa è necessario essere tesserati a federazioni o associazioni varie, né tantomeno serve presentare un certificato medico sportivo che però è il buonsenso ad obbligarci ad effettuare con frequenza per monitorare il fisico ed evitare spiacevoli episodi.

 

Cerchi lavoro a Barcellona? Eccolo

IMG_20160331_192939Premesso che chi fatica a collocarsi in Italia sicuramente non troverà vita facile nemmeno negli altri Paesi EU, Spagna compresa, la percezione di crescita a Barcellona, così come in Portogallo per citare un altro esempio, fa ben sperare in un presente più roseo ed in un futuro meno traballante ai disillusi cittadini del Belpaese che, zaino in spalla o bagaglio alla mano, cercano dignità altrove.

Mentre Italia e Grecia si alternano negli ultimi posti di tutte le classifiche necessarie a porre le basi di una eventuale ricrescita economica, ma soprattutto civica, evidenziando ogni giorno di più ingiustizia e malaffare sistematici creando malessere, povertà e sconforto tra la maggior parte dei cittadini, a Barcellona ci si è rimboccati le maniche cercando di far buon viso a cattiva sorte.

Vero è che i Paesi del Mediterraneo non sono certo contenti del trattamento impari imposto dai freddi uffici di Bruxelles probabilmente dettati dai teutonici, ma le reazioni sono differenti ed incidono sulle giornate dei comuni mortali che si devono nel frattempo inventare il metodo più consono per andare avanti.

Se la direzione degli italici ed ellenici pare virare verso l’illegalità in un balletto tra burocrazia asfissiante elaborata da malintenzionati cialtroni incapaci e cittadini furbetti spesso costretti, ma anche no, ad una escalation di irregolarità ed illegalità che quotidianamente affossano gli Stati, a Barcellona si assiste ad una notevole prova di forza dove la meritocrazia è ben salda sul podio delle materie indispensabili.

Tornando a noi quindi, l’italiano che va a Barcellona in cerca di lavoro deve coltivare una preparazione non tanto e solo professionale, quanto mentale; se il suo approccio sarà quello di continuare a sguazzare tra le paludi dell’illegalità come abitudinariamente concesso nel Belpaese, in Spagna andrà in contro a ben poche soddisfazioni.

DSC_4100Nella metropoli catalana, dove comunque non tutto è rose e fiori, la maggior parte delle imprese sono gestite da persone giovani con idee avveniristiche e tante ore di lavoro sulle spalle per concretizzarle, come nel caso di Raul Resina Martos, giovane titolare dell’agenzia immobiliare Vivendis cui lui stesso è alla ricerca di agenti e direttori da inserire nel suo organico; ma nonostante anche in Spagna ci siano milioni di disoccupati, fatica a reclutare persone adatte al ruolo. Il mercato immobiliare a Barcellona è in crescita in quanto le persone non fidandosi più delle banche, cui scandali sono ampiamente emersi anche in suolo italico, preferiscono mirare i propri investimenti nel mattone che, volenti o nolenti è sempre qualcosa di concreto.

mercatGli imprenditori che avranno la voglia di mettersi in gioco nella città iberica non dovranno fare altro che spiegare le vele ed aspettare che il vento soffiato da migliaia di turisti, studenti e locali, faccia attraversare loro le prime onde che, a differenza del mare in tempesta perennemente agitato dal Poseidone italiano di turno, probabilmente in men che non si dica calmerà le sue acque rendendo il viaggio scorrevole e redditizio.

Chi invece vorrà adattarsi a realtà esistenti, quindi alle dipendenze altrui, in un primo momento dovrà accontentarsi di svolgere un lavoro dove non sono richieste particolari conoscenze che invece, ovviamente, risulteranno indispensabili in seguito. Se infatti l’istruzione italiana continua a sfornare diplomati e laureati con una scarsissima padronanza delle lingue estere, ma pure di quella nostrana se è per quello, gli altri Paesi mediterranei, tra cui gli orgogliosi ed iper-nazionalisti francesi, spagnoli, portoghesi e pure greci hanno da tempo cambiato marcia ritenendo giustamente imprescindibile l’apprendimento di almeno una lingua straniera.

DSC_4101Esiste l’Erasmus o la buona volontà di moltissimi ragazzi italiani che emigrano a frotte verso Paesi almeno apparentemente più fiorenti, ma la sensazione è che non siano sufficienti questi pur lodevoli movimenti a cambiare faccia alla bastonata cultura italiana.

Morale della favola è che le persone che si sentono in grado di poter dire la propria a Barcellona troveranno sicuramente campo fertile; per chi invece punta a scaldare poltroncine ed alla merendina garantita le porte da bussare si trovano percorrendo altre vie. E tutte le strade, è risaputo, portano a Roma.

La mano di Gaudì ha plasmato l’anima

5Barcellona è energia, emozione, creatività. E’ Gaudì.

La città catalana ha l’atteggiamento sicuro e sbarazzino di un giovincello nato e cresciuto in un ambiente ricco ed aristocratico. Le solide fondamenta della ricchezza, non solo artistica e culturale, le ha posate il grandissimo architetto Antoni Gaudì. Quest’uomo ha costruito e plasmato numerosi edifici ad immagine e somiglianza di ciò che la natura ci propone giorno dopo giorno con apparente semplicità, dimostrando come l’armonia tra l’esistente e l’artificiale siano indispensabili per guardare al futuro con serenità.

Futuro che sembra essere raggiunto passo dopo passo dal popolo catalano che offre ai visitatori una macchina organizzativa praticamente perfetta che consente di scoprire, ammirare e partecipare a qualsiasi attività artistica con continue interazioni moderne ed innovative.

Il simbolo più potente di Barcellona, anche questo nato grazie al genio di Gaudì, è la Sagrada Familia, Basilica Cattolica cui costruzione è incominciata nel 1882 e non ancora terminata del tutto anche se al giorno d’oggi è ormai possibile ammirarne gran parte. Questo edificio è il più visitato di tutta la Spagna, motivo palesato una volta fatto il nostro ingresso; se l’allora trentenne architetto padre del modernismo catalano non lasciò nulla al caso stu2diando sistemi di luce ed audio che ad oggi sono autentici capolavori, altrettanto si può dire dell’organizzazione che cura l’aspetto turistico e che si muove anch’essa intelligentemente occupandosi di ridurre al minimo l’eventuale disagio delle masse di curiosi e studiosi; riuscendoci in maniera impeccabile. A Barcellona non c’è luogo ove non si possa usufruire al meglio della tecnologia contemporanea, dal momento dell’acquisto dove, suggerimento, è meglio prenotare gli ingressi on line precedentemente, alla visita stessa, con l’aiuto di interazioni multimediali pratiche ed intelligenti. Addentrandosi nella Casa Batllò, ennesimo capolavoro del maestro Gaudì, oltre a rimanere basiti per le soluzioni architettoniche stravaganti sì, ma altamente funzionali, si usufruisce di un piccolo monitor dalle dimensioni di uno smartphone che assolve la funzione di audio guida e che all’occorrenza diventa uno spioncino sul passato. Puntando l’oggetto in direzione desiderata come se dovessimo scattare una foto, sullo schermo comparirà la sequenza visiva originale risalente all’epoca o ciò che scorreva nella mente di Gaudì durante la creazione dell’oggetto. Un ulteriore attraversamento del tempo tridimensionale in quello che già possiamo definire viaggio surreale.10

Queste opere si integrano con la vida loca che, spumeggiante e vitale e come detto forse figlia delle opere stesse, si profonde nell’aria rendendo la città di Barcellona giovane e frivola agli occhi della proibizionista ed asfissiante Europa anglosassone.

6Piombando dall’infinito spazio del mare alla frequentata Barceloneta affacciata ad esso, in un insolito capovolgimento di sensazioni dove generalmente prevale la voglia di evasione verso grandi spazi e non viceversa, diventa piacevole far parte delle innumerevoli attività che scandiscono il fine settimana dei catalani e dove non può che far mostra di sé la fuoriclasse della cucina iberica, la paella.paella

I profumi si avviluppano tra gli scenari che migliaia di persone, gioiosamente, trasformano attimo dopo attimo nella coscienza civile cui, forse, lo stesso Gaudì ne sarebbe compiaciuto; magari passeggiando in un’altra sua meravigliosa creazione, il Parco Güell, che vanta opere di estrema raffinatezza cui l’architetto ci ha ormai abituati e che, anche in questo caso, offrono al visitatore la possibilità di confondere arte e natura usufruendo a pieno i benefici che la bellezza comporta. Il parco, che sorge a ridosso di una collina, propone diversi punti panoramici ove è possibile ammirare dall’alto la metropoli che attende l’arrivo del tramonto per esprimere fino all’ultimo istante la propria bellezza.

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1Mentre Barcellona sembra atteggiarsi alla sua bellezza in modo quasi sfacciato, ricordando in parte l’arroganza sportiva che va quasi settimanalmente in scena al Camp Nou, stadio considerato il più bello d’Europa dove i calciatori bleugrana esibiscono pregiati elementi quali Messi, Neymar, Iniesta e via dicendo, le persone sembrano molto concentrate nel proprio lavoro.

7Tutto ciò contribuisce a rendere l’asticella della professionalità decisamente alta in qualsiasi ambiente si voglia frequentare; da uno degli innumerevoli locali musica e drink presenti nella zona del porto a Barceloneta fino a risalire la Rambla, agli alberghi spesso in over booking a causa delle manifestazioni e fiere che la città offre spesso e volentieri, ai ristoranti sempre molto curati nell’aspetto e nella sostanza. A dimostrazione infine di una città in crescita e fermento sono le innumerevoli start up che giorno dopo giorno si aggiungono a tutte le attività storiche che, dal canto loro, non subiscono ma anzi non perdono tempo nel fondere la propria tradizione con l’innovazione.

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Correre a Bruxelles si può ma…

Gli appassionati della corsa, che annoverano tra le loro file sempre più persone, mantengono il costante desiderio di correre ogni qualvolta si presenti la possibilità o, qualora ci fosse qualche gara all’orizzonte, in occasione delle giornate indicate dal programma di allenamento. Se gli atleti professionisti dedicano la loro vita all’attività sportiva, non si può chiedere lo stesso a chi conduce un’esistenza considerata normale e che coltiva la sua passione cercando di farla coincidere anche con gli altri impegni, tra cui anche delle meritate gite fuori porta il fine settimana. I costi dei biglietti aerei delle compagnie low cost ormai hanno stravolto le abitudini di viaggio degli italiani che si spostano nelle varie capitali europee con estrema facilità. Qualcuno, come nel mio caso, cerca di unire il dilettevole all’ancor più dilettevole, ossia partecipando a manifestazioni podistiche in città scelte per la loro bellezza e mai visitate precedentemente. palazzo realeCosì nel bagaglio, oltre alla Nikon indispensabile per i produrre nuovi capitoli di Controviaggio, non manca il necessario per il running. Nel caso specifico di Bruxelles mi aspettavo molta più facilità nel poter svolgere i miei compitini in preparazione alla mezza maratona di Barcellona, ma la capitale belga che pur presenta numerose piste ciclabili in realtà mi ha lasciato un po’ deluso in tal senso. Risiedendo fortunatamente in un albergo del centro in Boulevard du Jardin Botanique (Metro Roger) la prima sgambata di 13K l’ho fatta seguendo la via medesima fino all’ingresso dell’Elisabethpark dove, tra l’altro, sorge la bellissima Basilica Nazionale del Sacro Cuore. Essendo il primo giorno di approdo nella metropoli fiamminga, non mi sono fidato di addentrarmi in quartieri o vie sconosciute visto il mio iniziale disorientamento e, non lo nascondo, ho faticato abbastanza a rilassarmi e godermi il mio training quotidiano a causa della noia nel completare brevi e ripetuti giri nel parco. runFortunatamente passati due giorni è stato invece più agevole e soddisfacente completare 18K che mi hanno visto arrivare dal solito punto di partenza all’Esplanade, ossia dove è situato l’Atomium. In questo secondo caso ho costeggiato il canale Zeekanaal Brussel-Schelde per poi salire al Parco Van Laken cui ho seguito una parte perimetrale. Essendo Bruxelles costruita su dei colli in stile Roma, il sali scendi è notevole pertanto le corse sono un interessante banco di prova. La delusione maggiore deriva invece dal fatto che le numerose piste ciclabili sono tempestate di semafori che regolarizzano il passaggio pedonale che, in teoria, non permettono di svolgere sessioni senza pause e che, lo sa bene chi corre, spezzano il ritmo. Personalmente mi son preso qualche rischio o semplicemente o allungato di qualche metro le strade per cercare di passare con il verde evitando insulti bilingui.

La pavimentazione non è sempre delle migliori a causa della scivolosità che ne deriva in seguito alle frequenti giornate uggiose, ma tutto sommato è abbastanza agevole. L’impressione è che gli abitanti del posto preferiscano lo jogging nei parchi piuttosto che il running e, specie nella zona del Parlamento Europeo nonché nel Warandepark che è il Parco situato difronte il Palazzo Reale, è frequente vedere molte persone più attente all’immagine che alla sostanza. Almeno l’impressione è quella.

Correre nei parchi, a meno che non siano decisamente enormi, suscitano in me l’effetto pesce in acquario ma talvolta è sempre meglio sgranchirsi le gambe tra prati ed alberi secolari che starsene sdraiati in qualche camera d’albergo.

Certo è che se tra le tante invenzioni qualcuno escogitasse una rete di tour guide runners, ovvero delle persone disposte a guidare in percorsi sicuri e divertenti turisti con la voglia di esplorare parte della città a loro sconosciuta correndo, sarebbe ben accolta da molti, il sottoscritto in primis.

Qualcuno disposto ad aiutarmi nel crearla?