Gli scorci di Pavia raccontati da…

pvNon sempre per godere delle bellezze storiche e paesaggistiche bisogna necessariamente salire il predellino di un treno o la scaletta di un aereo ed il Belpaese offre davvero un’infinità di soluzioni in tal senso. Le aree urbane così dette periferiche hanno solo bisogno di qualche piccolo spot di luce per liberarsi dalla zona d’ombra cui spesso sono sacrificate dalle vicine metropoli; come nel caso di Pavia dove Controviaggio ha voluto addentrarsi e che sorge a pochi chilometri dalla decantata Milano. Per farlo ho chiesto aiuto ad un pavese doc, nostra vecchia conoscenza già a Rodi (Grecia) ed a Rio de Janeiro, ossia l’amico, collega e storico Federico Barani comparso nel blog con le spoglie di mr.Vap.

Prima di introdurre il lavoro attuale, rimanendo nel tema di periferia, vorrei anche indicare il blog di viaggio I viaggiascrittori che mi è particolarmente piaciuto e che vi suggerisco di visitare per la freschezza e spontaneità dei post che una giovanissima coppia propone con assiduità trattando per lo più il territorio italiano con la stessa cura ed attenzione che si riserverebbe all’Australia o alla Patagonia. Per niente facile e scontate le scelte dei luoghi, ottime le fotografie, spesso paradossalmente avvalorate da condizioni meteo che esaltano il viaggiatore e scoraggiano il turista.

universitàFatta la premessa, per rendere più esotico il racconto della città lombarda non posso esimermi nel confrontare le strade periferiche pavesi a quelle che percorsi molti anni fa in Kenya, il tratto da Mombasa a Malindi per l’esattezza. Le similitudini sono davvero parecchie: le risaie ricordano le grandi verdi distese africane, infreddolite prostitute sul ciglio della strada rammentano signore con taniche d’acqua sulla testa di rientro al villaggio, numerose e pericolose buche sulla strada sono presenti al pari dei martoriati sentieri equatoriali. Purtroppo però per raggiungere Pavia non tutti hanno la fortuna di possedere una Range Rover, così il rischio di fare fuori le proprie run flat o qualche cerchione è notevole. Utile e veloce in alternativa il treno Milano – Pavia, rapido e frequente. Dopo aver riscontrato il peggior costume italiano nella sua interezza con piazzole di sosta trasformate in discariche da gente incivile finalmente ci si addentra nella bella città lombarda che riserva molte piacevolezze ed un sapore retrò datato anni 80 molto più probabilmente dovuto alla presenza della storica pellicceria Annabella tanto cara alle reti del biscione e del suo rimpianto paladino Mike Bongiorno che alla spensieratezza dei cittadini, comunque rinvigoriti dalla presenza di numerosi universitari che frequentano i locali da aperitivo sotto i portici creando una gradita atmosfera giovanile e goliardica.

lavnderaSintesi di Pavia ben espressa nel detto utilizzato nella copertina Pän e pàgn, ièn bòn cumpagn e che in dialetto significa che il mangiare e vestire sono buoni compagni, tant’è che se i ristoranti e le trattorie tipiche sono presi letteralmente d’assalto dai bongustai, complici l’alta qualità ed il buon prezzo, anche i negozi di abbigliamento resistono all’era internauta e soprattutto alla concorrenza milanese, grazie ad una politica rivolta all’esclusività e ricercatezza dei capi da indossare e, specie, da calzare.

 

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2 responses to “Gli scorci di Pavia raccontati da…”

  1. marcotambo says :

    Ciao Renato, bell’articolo su Pavia! Nonostante io sia lombardo non ci sono mai stato, mi sa che devo rimediare al più presto! Buona serata 🙂

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  1. Un anno di più | - 03/01/2017

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