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Lubiana: il Professore

La macchina percorreva velocemente l’autostrada che ci avrebbe riportato a casa.

Stavamo lasciando le nuvole dietro a noi.

“Che dici se facciamo una breve tappa a Lubiana? E’ da un po’ che non ci torno”

Il passeggero annuì senza proferire parola. Eravamo a circa 60Km dalla capitale, di rientro da un servizio girato nella parte alta della Slovenia, non troppo distanti dal confine croato.

Avevamo passato alcuni giorni tra gli ampi spazi, verdi colline e lo snodarsi di sentieri e piste ciclabili alla ricerca di immagini e parole che potessero essere utili al nostro scopo.

La redazione mi aveva assegnato un cameraman con cui non avevo mai lavorato prima. Un ragazzo taciturno ed introverso che si era rivelato un po’ noioso ma se non altro poco invadente. Quest’ultimo aspetto m’aveva convinto di proporgli di fare tappa a Lubiana.

Dopo quasi un’ora di viaggio presi la deviazione per il centro città.

“Provo a parcheggiare qui. Se non ricordo male dovremmo essere in prossimità del fiume Ljublijanica

Lungo il corso d’acqua si presentano molti locali di ultima generazione e molte attività quali mercatini e negozi di articoli d’antiquariato.

“Lasciamo pure l’attrezzatura nel bagagliaio, tanto non ci sono grossi pericoli”

Così facemmo, anche se lui si portò dietro uno zaino bello carico di corpi macchina ed obiettivi che al solito risultava piuttosto pesante da trasportare. Ci era abituato, anzi, il fatto che non avesse dietro gli altri due borsoni lo facevano sentire leggero come una piuma.

“Sei comodo?” chiesi più per tentare l’ennesimo approccio umano che per reale interesse e la risposta si limitò in un sì ripetuto due volte durante il gesto di slancio nel caricarsi lo zaino in spalla. “Ok andiamo” Aggiunse mentre cominciò ad incamminarsi.

Non avevo voglia di confondere quella sosta di piacere con nessun evento che potesse minimamente ricordare il lavoro. Cominciai ad avvicinarmi al ponte che guardava la passeggiata lungo al fiume con un passo piuttosto rilassato e le mani in tasca. Il collega era già avanti a me di un bel po’. Dove cazzo corre quello pensai tra me e me; lo scorgevo posizionarsi sui ponti e scattare foto.

Nonostante la giornata fosse soleggiata, c’era un’aria fredda piuttosto pungente ed anche il Ljublijanica contribuiva a rendere la temperatura particolarmente umida.

Il clima non favorì le soste lungo la strada ad ammirare gli oggetti esposti ai mercatini o le vetrine dei negozi.

Avevamo percorso praticamente tutta la zona più interessante lungo il fiume, così ci addentrammo tra le vie interne. Lubiana è una città molto particolare. La mondanità è composta ed ordinata. Emana consapevolezza del passato, maturità nel vivere il presente ed uno sguardo ampio e speranzoso rivolto al futuro.

“Che dici se ci facciamo qualcosa di caldo?” Chiesi al collega muto che sembrava piuttosto a suo agio tra le rigide temperature della capitale “Buona idea” bisbigliò sorprendendomi.

Da lì a poco ci trovammo seduti all’interno di una pasticceria storica al piano terra di un bellissimo palazzo d’epoca. Fuori dalla vetrina potevamo vedere chiaramente la strada in salita che porta al Ljubljanski grad.

Arrivò prontamente una cameriera molto giovane con capelli tinti da colorazioni improbabili e piercing sparsi sul suo viso a prendere l’ordinazione che comprendeva due tè. Parlava inglese correntemente e dispensava cordiali sorrisi in modo da suscitare la simpatia dei clienti, compresa la nostra.

“Vuoi andare a visitare il castello? Io non ci penso nemmeno”

“Peccato” udì una voce fuori campo. Era quella di un signore anziano appoggiato al banco con in mano un calice di vino rosso. Per un attimo rimasi spiazzato perché, a dirla tutta, non aspettavo alcuna risposta dal mio collega, né tantomeno da altri.

“Italiani?”

Se c’è una cosa che odio è dover rispondere per cortesia agli sconosciuti che attaccano bottone solamente perché hanno impellente necessità di esercitare il nostro idioma.

“Sì” Risposi freddamente in attesa della domanda seguente che sarebbe stata immancabilmente: da dove?

Di dove venite?” Appunto.

“Lui è del confine, io dalle parti di Milano” Cercai di tagliare corto nel mentre arrivarono le brocche del fumanti. La cameriera le appoggiò sul tavolo facendo tintinnare i coperchi in porcellana.

Ci sorrise e noi contraccambiammo.

“Prima volta che venite Lubiana?” insistette lo sconosciuto.

Incredibilmente questa volta rispose il cameraman, forse accortosi del fatto che mi stavo spazientendo “No. Ci siamo già stati.” Ma proprio quando il dialogo pareva spegnersi sul nascere, il muto fece una cazzata clamorosa. “Lei è di qui?” Chiese all’anziano, attirando su di sé una mia occhiataccia che gli fece andare di traverso il biscottino di cortesia. Il signore al banco abbassò il pollice sopra al suo calice e si fece versare un altro bicchiere, sistemò i pantaloni e si tirò su le maniche della giacca, conscio di dover incominciare una sfida verbale che l’avrebbe visto indiscusso protagonista del bar.

“Sono nato a Fiume, quando era Italia. Là ho studiato e sono diventato professore. Poi quando ho cominciato ad insegnare mi sono dovuto trasferire. Ho insegnato a Capodistria, a Celje e qui tanti anni. Adesso sono in pensione finalmente.”

La cadenza del suo italiano era deformata dalla mancata pronuncia delle doppie, l’omissione di molti articoli e dalla presenza di parole in dialetto triestino o provenienti da zone del Collio isontino.

Mi ammorbidì e, quasi pentito dal mio comportamento rude precedente, chiesi ancora “Cosa insegnava?”

“Storia e lettere”

Prese una pausa bevendo un altro po’ del suo vino, noi sorseggiando il tè.

Mi sembrava di mortificarlo continuando a rivolgergli domande piatte e scolastiche, così cercai di alzare l’asticella. È vero che avevo bisogno di silenzio, ma quando ti capitano davanti certe persone è sempre rispettoso nei confronti del destino che te le ha mandate cercare di valorizzarle e comprenderle. Ci provai.

“Chissà che cambiamenti avrà vissuto in questi anni… Dalla Jugoslavia alla Slovenia, Tito; adesso la Comunità Europea…”

Sorrise con aria di chi la sa lunga. Cominciò il discorso.

“Bel casìn.” Mi misi comodo mentre lui cominciò “Ai tempi di Tito non c’era odio tra di noi, all’apparenza. C’era la povertà che ci teneva uniti. Carne e caffè erano un lusso. Per dire. Guarda quel tavolino laggiù. Erano ragazzi di qui perché li conosco e guarda come l’hanno lasciato. Avanzi di panino, di brioches, il cappuccino bevuto a metà. Adesso hanno tutto ma non hanno niente. Adesso è il momento della società basata sul niente”

Lo incalzai “Certo, però è comunque meglio adesso o no?”

“Cos’è meglio per lei? Una forte stretta da una mano ruvida del contadino che lavora nei campi che si spacca la schiena dall’alba al tramonto o la firma di un signore in giacca e cravatta seduto davanti al computer? Stare seduto in compagnia davanti ad un fuoco di legna ardente con una bottiglia di vino fatto in casa o solo in una stanza asettica e condizionata con a disposizione un dispenser d’acqua sterilizzata?”

Il discorso stava prendendo una piega piuttosto impegnativa. “Tu che ne pensi?” passai la parola al mio commensale

“Penso esistano le vie di mezzo. Qui ho visto tanti giovani lavorare seriamente. La città sembra lanciata verso un futuro green

Il professore riprese la parola: “Green” Intercalò con una bestemmia. La barista lanciò un’occhiataccia, lui si scusò e continuò “Green. O sono così furbi gli altri o siamo così coglioni noi. Fino a qualche anno fa tutto era green. A casa quasi tutti avevano le proprie bestie. Galline, uova, maiali, si faceva tutto in casa. Perché eravamo poveri ma non coglioni. Ma per essere green bisogna spalare merda. Letteralmente. Spaccare legna. Tirare su sassi. Quello è green. Poi è arrivato il benessere, la grande distribuzione e gli uffici. Adesso anche i somari finiscono l’Università. Tutti sono ingegneri, dottori, avvocati. Che si devono spostare, muovere in continuazione. Viaggiare. Tutti vanno da qualche parte; A fanculo vanno… inquinano e cercano il green che una volta costava fatica mentre adesso è un bene di lusso per pochi. Coglioni!”

La barista lo richiamò benevolmente. Sorridemmo tutti quanti.

“Dai non se la prenda” dissi “le offro un bicchiere”

“L’ultimo” precisò “perché se arrivo a casa ubriaco chi la sente mia moglie. Altro che green, mi fa il culo red quella”

Dopo una risata generale io ed il mio collega uscimmo dal locale ritrovandoci così nuovamente avvolti dalla gente e dal freddo. Lasciammo cadere l’episodio nel vuoto dopo averci pensato sopra per un po’.

“Hai fatto qualche foto anche al palazzo?” dissi tanto per dire.

Il cameraman annuì.

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Autonoleggi: evitare le fregature

Negli ultimi anni è sensibilmente aumentata la confidenza con gli acquisti online da parte di moltissime persone e questo ha contribuito ad infoltire l’esercito dei turisti risparmiatori fai da te che impegnano molte ore del loro tempo a scorrere pagine di attraenti offerte che la rete offre quotidianamente.

Grazie ad alcune compagnie aeree low cost sono inoltre esponenzialmente aumentati i viaggi di corto raggio mirati a ridistribuire tra le varie destinazioni europee milioni di persone che solo qualche anno fa preferivano passare il week end fuori porta o sul divano di casa. Cosa che magari farebbero volentieri tutt’oggi, non fosse per  l’asfissiante martellamento social che ci obbliga a partecipare al campionato del ci sono stato anch’io.

Nel mondo dei turisti ad ogni costo, ma a basso costo, sono moltiplicate anche le offerte al ribasso da parte dei noleggiatori di auto che ormai fanno a gara per accaparrarsi i clienti. Si trovano così sul mercato online offerte molto attraenti che dovrebbero far riflettere spesso l’ignaro cliente sul perché di tali tariffe. Per levarsi ogni ulteriore dubbio basterebbe leggere bene il contratto di vendita prima di strisciare la propria carta di credito ma, è noto, gli italiani non leggono. Anzi, è già un miracolo sapere che tu sia arrivato fin qua a leggere questo post.

Prezzi di noleggio particolarmente aggressivi spesso nascondono delle insidie come ad esempio le assicurazioni a copertura parziale o con franchigia. Personalmente anni fa mi è capitato uno spiacevole episodio con la Sixt dalla quale ero stato attratto proprio da uno dei loro prezzi molto convenienti. Dato il breve termine di noleggio, ossia un trasferimento giornaliero aeroporto-casa, non ho esitato a prendere l’auto con questi signori, nettamente più economici rispetto altri colossi del settore. Com’è andata? Per mantenere il prezzo più basso offerto dalla compagnia mi sono avvalso di una copertura base. Firmato il contratto l’addetta allo sportello mi ha indicato una navetta che mi ha accompagnato fino al deposito all’aperto, non troppo vicino all’aeroporto. Lì ho perso parecchio tempo prima di trovare la vettura che mi era stata assegnata, data l’inesistenza di indicazioni alfabetiche o numeriche e visto che tutte le macchine erano ricoperte dal ghiaccio. Particolare questo che si rivelerà fatale. La ricerca è durata un bel pò. Lascio immaginare la gioia nello svolgere la pratica di ricerca dopo un volo di 6 ore con sveglie all’alba annesse e via dicendo; in un freddo polare per giunta. Trovata l’auto ho impiegato un’altra mezz’ora per sbrinarla e finalmente mi sono messo alla guida in una deserta autostrada notturna. Il giorno seguente, vista l’assenza dell’incaricato, ho lasciato le chiavi direttamente al box Sixt e me ne sono andato. Morale della favola: mi è stata addebitata sulla carta di credito una scheggiatura al parabrezza di cui non sono responsabile. A niente sono servite le mie motivazioni. Lezione numero uno: prima di ritirare la macchina controllare assieme all’addetto ogni eventuale danno pre esistente. Fate delle foto, non fidatevi di quelli che dicono non si preoccupi, non importa. Per ogni impiegato che non si preoccupa ce ne sono altri due che non aspettano altro che fottervi i soldi. Nel mio caso specifico verificare i danni all’auto era risultato impossibile per due motivi: l’incaricato Sixt non era fisicamente presente alla consegna del mezzo e la macchina era completamente ricoperta dal ghiaccio. Fatto sta che la lezione è servita e, non solo non ho più noleggiato Sixt, ma se posso metto anche in guardia le persone che hanno intenzione di farlo.

https://it.trustpilot.com/review/sixt.it

Da allora il requisito indispensabile per ogni vettura che noleggio è la copertura totale dei danni senza franchigia. A chi rivolgersi? Ci sono molti noleggiatori, non necessariamente catene internazionali, che stipulano la kasko anche a prezzi vantaggiosi.

Da ricordare però che nessuno regala niente.

Non fatevi ingannare dal modello della macchina illustrato che tanto difficilmente corrisponderà al vero, grazie alla sensata dicitura “o di pari categoria”, piuttosto fate caso ai milioni di clausole presenti nel contratto. Ad esempio ci sono società che non includono il guidatore aggiunto, chilometraggio illimitato, catene da neve (sostituite dai pneumatici invernali dopo che il Garante della Concorrenza già nel 2014 abbia messo alle strette gli autonoleggiatori che le facevano pagare), particolari che aumentano di uno sproposito la tariffa finita.

Sixt ad esempio per un giorno di noleggio dall’aeroporto di Bergamo con la formula a sorpresa sfida la fortuna (…che è tutto che dire) ti offre un’auto di categoria a caso ed al prezzo di una economica potresti trovarti a guidare un suv ad esempio; costa 50,01 euro al giorno con chilometri illimitati. Franchigia di 1.900,00 euro in caso di danno o furto, senza catene a bordo, senza conducente addizionale e con esclusione di guidatori sotto i 21 anni. Vogliamo evitare di rischiare di vendere la casa per pagare i danni alla compagnia di noleggio arancione? Togliendo le franchigie, da 50,01 euro la tariffa sale a 95,00. Adesso che ho la kasko con Sixt dormo tranquillo? Sul loro sito ci informano che:

Nota bene:

Qualora il noleggiante abbia acquistato una protezione Kasko (furto), in caso di furto nelle regioni Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Molise o Sicilia, si applicano le seguenti franchigie a carico del noleggiante:

950 EUR: MCMR, ECMR, EDMR, CCCC, CCMR, CDMR, CDAR, CLMR, CLAR, CVMR, CWMR.
1400 EUR: CFMR, CFAR, IDMR, IDAR, IFMR, ILMR, ILAR, IVMR.
1500 EUR: CTMR, SDMR, SDAR, SFMR, SVMR, SVAR, SWMR, FDMR, FDAR, FFAR, FFMR, FWAR.
1650 EUR: EUR ITMR, ITAR, STMR, STAR, FVMR, FVAR, PDAR, PFAR, PWAR, LDAR, LWAR.
1950 EUR: XDAR, XFAR, LTAR, LFAR, LSAR.

Chi non conosce il significato di queste sigle?

La mancata trasparenza non è mai un buon segno. Se praticano l’occultismo in fase di pre vendita immaginiamoci poi. I sistemi per addebitare degli extra legittimamente ce ne sono a bizzeffe: serbatoio con meno carburante del previsto, mancata pulizia del mezzo, scheggiatura cristalli o fanali, ammaccature carrozzeria, usura immotivata dei pneumatici e via scorrendo. Chissà quante volte sarà stato fatto pagare l’identico danno sulla stessa vettura a svariati ed ignari clienti.

Se inoltre non si parla la stessa lingua o non si hanno garanti che possono intercedere non rimane che prendere a martellate prima il salvadanaio e poi i propri organi riproduttivi sporgenti.

Ognuno è libero di scegliere il suo destino naturalmente; ci sono persone cui tutto fila liscio nonostante scelte azzardate.

Esperienza insegna però che mai come con gli autonoleggiatori  vale il detto: chi più spende, meno spende.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/24/autonoleggio-ecco-i-tranelli-nei-contratti-e-le-nuove-linee-guida-su-prezzi-servizi-aggiuntivi-e-metodi-di-pagamento/3340481/

True colors in SriLanka. Gli animali. (Secondo Capitolo di Tre)

Incominciare una soleggiata e calda giornata facendo colazione all’aperto, sorseggiando il , spalmando il miele di palma sulle fette biscottate mentre a pochi metri osservi sui rami degli alberi uno scoiattolo freneticamente intento a procurarsi le sue provviste mangerecce non è scenografia abituale per molte persone, abituate a caffè e brioches al volo nel bar della stazione, con quest’ultima pietanza consumata nelle migliori delle ipotesi. DSC_1347La meraviglia che suscitano nel collettivo gli animali nostrani è ridotta ormai alla discutibile simpatia di veder qualche cane di piccola taglia forzatamente indossare il classico cappottino o gli ormai sdoganati vestitini di svariati tagli e cucito. Fatto sta che la tendenza umana ad avere sempre e comunque tutto sotto controllo ha praticamente annientato gran parte della natura selvaggia ed incontaminata dove gli animali si comportano da tali, aggressività e pericolosità annessi e non da creature della Walt Disney che nel umanizzarle si è resa costretta ad eliminarne tutti i comportamenti nella nostra cultura considerati violenti, censurando così nell’immaginario dei bambini le abituali e crude scene faunistiche che altro non sono che leggi di sopravvivenza.

Scimmia sorridente

Scimmia sorridente

Aquila Reale

Aquila

Tornando alle prime righe in cui il miele scorreva sulle fette biscottate e lo scoiattolo zompettava all’apparenza spensierato sul ramo dell’albero, la sedia su cui il nostro culino stava poggiando era situata su territorio cingalese, per la cronaca. Per il viaggiatore una delle tante attrazioni dello Sri Lanka sono le numerose specie di animali in libertà che condividono con le persone questa spettacolare isola immersa nel verde e bagnata dall’Oceano Indiano, fauna che si erge spesso a protagonista di rilievo durante le esplorazioni e le visite. Come nel caso delle scimmie, presenti quasi ovunque, ai bordi delle strade o nei templi buddisti, arrampicate sui cavi del telefono nelle città, raggruppate nei parchi o semi nascoste sugli alberi. Per chi non ha l’abitudine di vedere saltare scimmie sul tetto di casa o nel proprio giardino, i primi due giorni di permanenza in Sri Lanka sono sorprendenti; non la pensa così la guida costretta a fermare l’auto ogni un per due per far sì che esigenti visitatori possano scattare delle foto a primati di cui il Paese è fortunatamente stracolmo. DSC_1364Nel nord dello Sri Lanka in particolare, laddove l’autostrada non è ancora arrivata, sul ciglio delle strade è facile incontrare iguane e varani dalle notevoli dimensioni, alcuni dei quali innocui è già sulla via dell’addomesticamento a scopo turistico. Per ora non capiterà stessa sorte alle innumerevoli specie di volatili, tra cui il colorato Martin Pescatore, la maestosa Aquila o le volpi volanti indiane, enormi pipistrelli che si nutrono di solo frutta nonostante l’aspetto tenebroso ed inquietante facciaDSC_1564 temere il peggio. Tra il verde delle coltivazioni è invece facile imbattersi in buffali di allevamento, mentre nella boscaglia se si è fortunati è possibile l’incontro con i caprioli adulti ed i loro cuccioli, conosciuti disneianamente come Bambi. Animali sicuramente più facili da vedere anche in luoghi meno esotici ma non per questo l’incontro casuale con loro è meno emozionante. Come premesso non sempre la natura è accondiscendente con lo spirito di conquista umano ed i cingalesi non troppo di rado ne fanno le spese, pagando con la loro vita incontri con serpenti velenosi di diverso genere tra cui il famigerato cobra. DSC_1708Purtroppo proprio durante la nostra presenza si è consumata una tragedia capitata ad un signore anziano intento a coltivare il suo orticello, morso da un serpente velenoso di cui si sono perse le tracce. Fosse stato un cobra la causa della morte del pover uomo, non si sarebbe allontanato più di tanto dal corpo della vittima a differenza di altre specie che invece si disperdono velocemente nel verde circostante. Non è raffigurato sulla bandiera nazionale dove troneggia un leone con in pugno una sciabola, ma l’elefante è l’animale più simbolico e ricercato in assoluto. DSC_1941Gli enormi pachidermi dallo sguardo mansueto ma alquanto irritabili, si possono osservare in diverse versioni e, manco ci fosse il bisogno di ripeterlo, possono essere cavalcati in una passeggiata che, se non dal punto di vista del profitto per il proprietario delle bestie, azzera ogni legame con la scintillante e competitiva plasticosa vita occidentale cui apparteniamo. DSC_1883Tappa obbligata è l’Orfanotrofio degli Elefanti che accoglie centinaia di esemplari, oltretutto facilmente avvicinabili. Come si evince dal nome questi animali sono stati prelevati dopo che la solita avidità umana gli ha tolto loro i genitori, probabilmente salvandoli dallo stesso destino. Sinceramente l’ambiente è più stile circense che scientifico ed il trattamento che ricevono è discutibile. In taluni casi incatenati o costretti al contatto con gli umani che si divertono ad allungare loro caschi di banane, i pachidermi accettano loro malgrado l’offerta, sicuramente coscienti del fatto che se si trovano in quella situazione è proprio perché le persone intorno, che strillano e fan foto a raffica, ce li hanno messi. Più fortunati invece sono gli elefanti in completa libertà e che la DSC_1919sera fanno la loro comparsata ai bordi delle strade; l’istinto è quello di scendere dall’auto e scattare the pic of the week, non fosse che il rischio di subire un attacco è altissimo. Se l’avvicinamento con i mezzi non provoca reazioni inconsulte infatti, la presenza dell’uomo può giustamente essere interpretata come minaccia dagli elefanti, quasi prossimi all’estinzione dopo una permanenza sul globo di 5 milioni di anni.

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