Viaggiare d’autunno
La meteorologia classifica l’autunno al pari della primavera, come una stagione intermedia; la durata viene quindi stimata tra il 1° settembre e il 30 novembre
Mi sono svegliato, o almeno credo.
Nel dormiveglia socchiudo gli occhi ed intravedo la luce dell’alba. Li richiudo avaro di sonno e diventano sempre più definiti i rumori all’esterno; capisco che è un camion della spazzatura quello che emana un acuto segnale ad intermittenza interrotto dal secco frastuono del cassonetto rilasciato a terra. Dura qualche minuto, poi si allontana portando con se il cadenzato rumore diesel e lo scorrere dei pneumatici sull’asfalto amplificati dal cemento bagnato. Pare abbia piovuto o, chissà, forse sta piovendo.
I sogni della notte lasciano spazio ai primi pensieri razionali; c’è da scegliere l’abbigliamento adatto per uscire, ma ancora non so se piove o meno, se fa caldo oppure no, se la giornata di oggi sarà caratterizzata da un vento forte, umidità o da chissà quale altro ostacolo meteorologico. La lucina arancione della ricarica della Nikon è fissa, la batteria pronta per essere inserita nella macchina.
Scorre l’acqua in bagno,
a malapena ho realizzato che ti sei fatta la doccia qualche istante fa.
Sarai davanti allo specchio concentrata a sistemarti. Chissà se guardandoti penserai a quante centinaia di individui si sono riflesse proprio lì, dove adesso sei tu. Persone con le loro storie vissute, le loro famiglie, i loro desideri e segreti; ansie, paure e differenti modi di usufruire la stessa stanza che stiamo vivendo noi ora. In pochi ci pensano, secondo me. Forse è proprio grazie al p
otente ed istantaneo senso di proprietà che contraddistingue gli esseri umani che le strutture ricettive esistono. Dal momento in cui ci viene data la chiave la camera diventa nostra; per qualche giorno o settimana la possediamo. Centinaia di persone dormono nello stesso letto certi di essere, non dico gli ultimi, ma i primi ad averlo fatto. Stranezze.
Sul letto ci sono seduto, adesso. Il bollitore elettrico ha ufficializzato l’inizio della nuova giornata con il suo goffo balletto dovuto al bollore dell’acqua che ho già versato nella tazza. La bustina del tè deteinato me la porto da casa, un amuleto per affrontare nuove culture senza staccarmi dalle mie radici. Apro la confezione di un prodotto locale e ne assaporo il gusto. Tu sei quasi pronta e ti sposti continuamente tra la stanza ed il bagno per gli ultimi preparativi. Devo rompere il silenzio per farti notare quanto sia buono quello che sto degustando; svela sapori inimmaginabili se mangiato lontano da qui. Devi assaggiarlo!
I preparativi per affrontare il primo giorno di viaggio stanno procedendo come di consueto e le lenzuola poc’anzi stropicciate sono perfettamente aderenti al materasso per accogliere la pianta della città. Occupa molto spazio, odora di stampa, ai lati della schematica mappatura pacchiane finestre colorate raccomandano ristoranti, attività e quant’altro. Lievi distrazioni su quello che da lì a poco diventerà un campo di battaglia pieno di appunti e cerchiature solo all’apparenza disordinate. Una volta usciti capiremo se è il caso di raggiungere questi luoghi camminando o con altri mezzi.
Entriamo nell’ascensore che una coppia di giovani italiani ha appena lasciato alle loro spalle. Sembrano essere in disaccordo su molte cose mentre si incamminano nel corridoio; si chiude la porta. Torna il silenzio.
Ancora non sappiamo cosa ci aspetterà là fuori, ma sono sicuro che ci piacerà anche questo viaggio.
Bello viaggiare d’autunno, penso.
Con te.
Polac…chi?
Nell’ipotetico ed irreale incontro storico tra i giorni nostri e gli anni ’50 d.C. , un viaggiatore e cronista dei tempi quale era Plinio il Vecchio, avrebbe probabilmente descritto i polacchi come “uomini poco inclini al sarcasmo, dalle rotondità del capo pronunciate e chiari grandi occhi come sesterzi a guardare il loro mondo”. Naturalmente l’ipocrita benpensantismo attuale non avrebbe di certo accolto le parole che assurdamente ed ipoteticamente abbiamo messo in bocca, ad ovvia insaputa, dell’illustre predecessore.
Fatto sta che i polacchi, ci scusino lo stereotipo, sono un popolo piuttosto particolare, vuoi per il freddo che devono sopportare per lunghi mesi, vuoi soprattutto per le vicende storiche che hanno profondamente condizionato il loro essere. La Polonia, trovandosi in una posizione strategica, è sempre stata terra di conquista, tra l’altro facile, da parte di Paesi oppressori che non hanno mai rispettato la cultura esistente con l’apice storico in cui prima della ritirata nazista, Varsavia venne rasa al suolo dai tedeschi, con l’Armata russa a pochi metri ferma a guardare l’ennesimo scempio perpetrato.
L’azzeramento dello sense of humor e l’attaccamento alla bottiglia sono probabilmente conseguenze storiche che i polacchi si portano dietro. Così come l’onda incerta tra la voglia di emergere e l’alone oscurantista che copre le velleità di rivalsa di questa nazione fondamentalmente poco considerata dal resto del mondo.
Eppure sono passati i tempi in cui le autostrade ospitavano goffe famiglie a bordo di sbuffanti e squadrate automobili sovraccariche, dalle giganti targhe nere con grandi numeri bianchi e gli adesivi PL in bella mostra sul vetro posteriore; oggi, come già detto, la new economy ha riversato il suo danaroso sguardo sulla Polonia, cambiando molte delle abitudini e concedendo loro nuove risorse. Certo dal punto di vista turistico, nonostante le tantissime cose interessanti da visitare, il Paese non sembra raggiungere il desiderato appeal e malgrado sia facilmente raggiungibile con voli low cost che come torce nelle tenebre aprono spiragli di luce su luoghi di indiscusso interesse storico come Varsavia o Cracovia.
Luce divina quella invece riversata sul Paese dal promoter più importante della Polonia, il Santo che pasteggiava a champagne, Papa Giovanni Paolo II all’anagrafe Carol Woytila, che dal 1978 al 2005 ha sicuramente contribuito in modo esorbitante a far conoscere a milioni di seguaci i suoi luoghi di provenienza, incrementando a dismisura se non altro il turismo religioso, ancora oggi propenso a pellegrinaggi in terra papale.
Ed è la voce del Santo Padre ad echeggiare tra le mura delle case e dei palazzi in occasione del anniversario della scomparsa, il 2 aprile, divulgata dagli altoparlanti delle chiese cattoliche e dai numerosi megafoni posti ai sit in organizzati nelle piazze tra fiori, lumini ed immagini proiettate sulle facciate.
L’intrinseca freddezza espressa nei palazzi di regime così come nella permalosità diffusa delle persone però mal si incontrano con le esigenze del turista mediterraneo, più propenso alla festa ed al dialogo, spesso futile tra l’altro, rispetto alla sorta di muro che si è costretti ad affrontare ad ogni affondo umano.
Poco umane anche le condizioni su cui si basa e fiorisce il nuovo mercato libero che, come detto, trova terra fertile nella terra polacca grazie al carattere storicamente sottomesso dei suoi cittadini, rivali in miseria di altri impiegati mediterranei, abbandonati in braghe di tela dalla fuga dei loro datori di lavoro; importanti aziende familiari, acquistate da multinazionali, smembrate e ricollocate in Paesi più flessibili tra cui la Polonia appunto.
Di questo sarebbe stato bello parlarne con qualche polacco a Controviaggio Channel sul canale You Tube ma purtroppo è più facile trovare un quadrifoglio nel deserto di Wadi Rum che un polacco disponibile.











segnalazioni turistiche si raggiungono i luoghi indicati come più interessanti da visitare, tra cui il museo che ospita lo scheletro di un elefante nano; ma l’edificio è abbandonato a se stesso, chiuso ed in balia di qualche vandalo e tante capre che lo usano come riparo. Molte spiagge sono poco frequentate ed interessanti punti d’attracco di barche a vela di passaggio.





Tripadvisor: megafono per repressi
L’ultima volta che ho utilizzato Tripadvisor per esprimere un’ opinione sul cibo che avevo appena mangiato, un gelato per l’esattezza, ho scatenato un putiferio. Il gelataio, evidentemente risentito dal fatto che non avessi per niente apprezzato il suo prodotto scadente, è presto risalito alla pagina Facebook di Controviaggio ed ha cominciato a minacciarmi ed insultarmi coinvolgendo soci, parenti, amici in una sorta di effetto palla di neve, anzi di gelato per stare in tema, che da piccina piccina a forza di rotolare a valle si è trasformata in una valanga. In questo caso non specifico di cosa. Con tanto di telefonate dove si menzionavano storie di mogli, figli e quant’altro. Premesso che bisognerebbe sempre prestare attenzione a chi vanno rivolti i suggerimenti, specie nel caso degli italiani all’estero che, non sempre ovvio, troppo spesso però hanno un atteggiamento da piccolo boss mafiosetto locale anziché da commerciante, ho realizzato d’aver commesso un errore. L’ho pensato mentre rimuovevo lo scritto di tre righe per la gioia momentanea del gelataio.
Il mio commento era det
tato fondamentalmente dal esser rimasto deluso da un prodotto che ero abituato a consumare altrove, in un ambiente differente e con ingredienti molto più genuini o, se non altro, meglio amalgamati. A cosa sarebbe servito tra l’altro? Avrei forse salvato lo stomaco di qualche altro ignaro avventore? Il gestore del locale avrebbe cambiato abitudini? No.
Semplicemente ero capitato in un luogo non compatibile alle mie richieste ed aspettative dove, senza commentare pubblicamente, avrei dovuto tenermi la terribile digestione in corso e non tornarci più. La giustizia divin commerciale avrebbe fatto il resto.
Ecco riassunto il concetto di base di Trip Advisor dove i commenti troppo spesso nascono da persone represse, aspettative non rispettate ed occasioni perse.
Avere un megafono per mandare un po’ di persone a fanculo risulta terapeutico per chi lo fa e frustrante per chi lo riceve. Sempre che, quest’ultimo, abbia la coscienza pulita.
Un altro recente esempio è quello di una ragazza che ha smarrito una gonna dall’incommensurabile valore affettivo ed ha incolpato l’hotel di averla persa nei meandri della lavanderia perché forse rimasta ingrovigliata nelle lenzuola della camera. Partiamo dal presupposto che se una persona ci tiene ad un oggetto dovrebbe prestare molta attenzione a non lasciarlo incustodito o abbandonato al suo destino, se la stessa persona lo perde, è lei in difetto e non chi l’aiuta a ritrovarlo. Soprattutto, come nel caso specifico, non si può scaricare ogni colpa a chi semplicemente non è riuscito nell’intento pur avendo ogni interesse nel farlo per professionalità e ritorno di immagine.
Ecco quindi giungere fiumi di pixel riversati nel casellario Trip Advisor ad incolpare ed insultare tutto il personale dell’hotel di cui, tra l’altro, non si ha prova certa sia responsabile dell’accaduto. Così entra in gioco anche il ricatto in stile anonima sequestri: se non fai quello che io dico, ti scrivo una recensione dissacrante.
D’altro canto esistono anche strutture che se ne infischiano ampiamente delle varie opinioni che si aggrappano alle loro scarse stelle facendole crollare giorno dopo giorno, disconoscendo i commenti sprezzanti e privi di fondamento da quelli ben articolati e costruttivi. I direttori di queste strutture ricettive risultano arroganti e spesso, diciamolo, sudici come le strutture che rappresentano.
Tirando le somme credo che come al solito un po’ di tolleranza e buonsenso risultano ingredienti fondamentali per dare effettivo valore alle proprie dimostranze, giungano queste da avventori delusi o gestori poco adempienti.
Se non troppo tempo fa chiedere era lecito e rispondere era cortesia, oggi giorno vige il pretendere è d’obbligo e ricevere un vaffanculo in risposta è trendy. Anche grazie a siti come Trist-advisor…