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Editoriale: Dog shit park. The end.

 

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Dopo il tentativo di riportare agli onori della cronaca il Parco di Rodini a Rodi, in Grecia, di cui ho ampiamente scritto nei post precedenti, ritorno a narrare i miei racconti di fantasia ambientati in luoghi da me visitati. Della serie ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti non sono puramente casuali.

Ciò premesso spendo ancora qualche parola, le ultime a tal proposito, riguardanti il Parco di Rodini ed il crowdfunding messo in piedi sulla piattaforma Indiegogo.

Naturalmente gli 89.000 usd per attuare il progetto che prevedeva il coinvolgimento di Università e la costituzione di una fondazione pro-parco sono state più una provocazione che altro. Ho cercato di smuovere un po’ l’immobilismo che contraddistingue i politici isolani, piena espressione della realtà locale, che preferiscono crogiolarsi tra il nulla anziché progettare un futuro meno primitivo rispetto allo stato attuale delle cose. Non solo il parco è abbandonato a se stesso: la manutenzione delle strade, gli spazi dedicati a famiglie e sportivi, la conservazione dei beni culturali, l’investimento su un turismo più ricco dal punto di vista culturale ed anche economico sono fattori completamente trascurati.

A Rodi se sei koumbaro (compare) hai licenza di fare ciò che ti pare: puoi guidare il tuo furgoncino vetusto e puzzolente senza cinture con sigaretta e bicchierone di caffé, in moto circolare in due, tre, quattro, senza casco chiaramente, puoi gettare mozziconi accesi o immondizia a terra, lasciare il materasso che avanza vicino alla raccolta rifiuti ovviamente non differenziata ma a disposizione delle capre che brucano la plastica, grigliare in spiaggia piuttosto che parcheggiare sui marciapiedi. Investire i turisti che attraversano le strisce pedonali ed ammazzarli o schiantarsi da ubriachi come mosche sui paracarri delle strade è un altro passatempo molto praticato. Questa, dispiace dirlo koumbari, è realtà.

Poi ci sono gli indesiderati che vedono un futuro più degno per questo idealmente meraviglioso luogo. La speranza di questi individui, come il sottoscritto, è sperare in un’invasione e conseguente conquista di Rodi da parte della Svizzera che però, sfortunatamente, è un Paese neutro. Anche austriaci e norvegesi purtroppo non sono inclini alla conquiste di nuove terre. Peccato perché quest’isola ha avuto la massima resa nei periodi in cui è stata dominata da altri popoli. Il periodo della Magna Grecia lo considero troppo distante culturalmente da quello odierno per fare una qualsiasi associazione con i greci moderni.

Così quindi si chiude il capitolo del Rodini Park che ho avuto modo di studiare e di apprezzare prima del suo imminente sfacelo finale e della bella esperienza vissuta con il crowdfunding, supportato da Federico Postiglione e Fabio Cartolano che ringrazio per aver messo a disposizione mia e della comunità il loro prezioso tempo e professionalità e, nel caso di Fabio, la faccia, per sostenere questa iniziativa che meglio sarebbe stato se fosse partita dai locals che invece si sono ben guardati da fornire qualsiasi tipo di supporto.

D’altronde la cifra richiesta per partire con il progetto è l’equivalente di circa 68.461 souvlaki, cioè la possibilità di sfamare in media 22.820 persone durante un week end nelle sagre. Numeri monster che sicuramente avranno impressionato la popolazione locale, timorosa di perdere l’unica risorsa funzionante: gli spiedini.

Un cittadino ed un cafone difficilmente possono capirsi. (Ignazio Silone)

 

 

After trying to bring back to the headlines the Rodini Park in Rhodes, Greece, which I have written extensively in previous posts, I return to tell my stories of fantasy set in places I visited. In the series any reference to people or events that have actually happened are not purely coincidental.
That said, I still spend a few words, the latest in this regard, concerning the Rodini Park and crowdfunding set up on the Indiegogo platform.
Of course, the 89,000 usd to implement the project that involved the involvement of universities and the establishment of a pro-park foundation were more a provocation than anything else. I tried to move a bit ‘the immobility that distinguishes the islanders politicians, full expression of the local reality, who prefer to bask in nothingness instead of planning a less primitive future than the current state of things. Not only is the park abandoned to itself: the maintenance of the streets, the areas dedicated to families and sportsmen, the conservation of cultural heritage, the investment in richer tourism from a cultural and economic point of view are completely neglected factors.
In Rhodes if you are koumbaro (appears) you have permission to do what you want: you can drive your old and smelly van without belts with cigarette and big glass of coffee, drive the motorbike in two, three, four, without a helmet clearly, you can throw butts lit or rubbish on the ground, leave the mattress that advances in the waste obviously not differentiated but available to the goats that burn the plastic, grilling on the beach rather than parking on the sidewalks. Investing the tourists who cross the pedestrian crossing and killing them or crashing on the street posts is another very popular pastime. This, sorry to say koumbari, is reality.
Then there are the unwanted ones who see a more worthy future for this ideally wonderful place. The hope of these individuals, like myself, is to hope for an invasion and consequent conquest of Rhodes by Switzerland, which, unfortunately, is a neutral country. Even Swedes and Norwegians are not inclined to conquer new lands. Too bad because this island has had the maximum yield in the periods when it was dominated by other peoples. I consider the period of Magna Graecia too distant culturally from today’s to make any association with modern Greeks.
So then closes the chapter of Rodini Park that I had the opportunity to study and appreciate before its imminent final breakdown and the beautiful experience with crowdfunding, supported by Federico Postiglione and Fabio Cartolano that I thank for making available to me and the community their precious time and professionalism and, in the case of Fabio, the face, to support this initiative that would have been better if it had started from the locals who instead are well looked after to provide any type of support.
Moreover, the amount requested for starting the project is the equivalent of about 68,461 souvlaki, that is, the ability to feed an average of 22,820 people during a weekend in the festivals. Monster numbers that surely will have impressed the local population, afraid of losing the only working resource: the skewers.

 

A citizen and a boor can hardly understand each other. (Ignazio Silone)

 

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Italiani in fuga. In Slovenia.

Da quando nel 2004 la Slovenia ha fatto il suo ingresso nella Comunità Europea ed in particolar modo con l’adozione della valuta Euro tre anni dopo, è sicuramente diventata meta ambita da molti italiani esausti nel dover essere perseguitati dal fisco del Belpaese. Per motivi logistici i più fortunati in tal senso possono almeno per una volta considerarsi proprio i goriziani che hanno cercato non tanto la fortuna, quanto la serenità, nel Paese limitrofo. Movimenti impensabili fino a qualche decennio fa, quando l’economia italica godeva di ottima salute confronto alle grigie prospettive che si percepivano oltre confine.

La Slovenia, è il caso di dirlo, non è un paradiso fiscale e molti imprenditori italiani prima di scegliere a quale nazione affidare le sorti della propria attività commerciale hanno voluto confrontarsi con diversi aspetti presenti nel carnet vessatorio degli Stati confinanti.

A differenza della Svizzera dove è evidente l’intento di slalomeggiare le imposte italiche, la Slovenia non offre sconti particolarmente interessanti a chi volesse piazzare la propria bandierina aziendale ma, da come ho avuto modo di capire grazie alla disponibilità di amici ed imprenditori, garantisce l’equità e semplicità nei pagamenti. Chi chiede semplicemente di lavorare senza occuparsi nel frattempo di ingegnarsi in sistemi più o meno legali per cercare di pagare il contributo statale e con l’ansia che anche fior di commercialisti ed avvocati ai quali rivolgersi settimanalmente non commettano errori, che comunque graverebbero solo ed esclusivamente sulla sua responsabilità, in Slovenia, o Austria, troverà dei Paesi dove è consentito farlo; dedicare il proprio tempo lavorativo all’attività e pochi minuti al pagamento delle imposte che giustamente vanno corrisposte a fronte di un rientro comunitario.

Ho avuto il piacere di intervistare Marco Travan che assieme a Romano Ballaben e Roberta Corbelli è uno dei tre soci fondatori di Illusio d.o.o., azienda all’avanguardia della comunicazione situata proprio a Nova Gorica e costituita dai tre componenti italiani.

Nella chiacchierata con Marco si evidenziano gli aspetti che ho sopracitato che riguardano il primo confronto degli aspiranti imprenditori su quali convenienze possano esserci nell’aprire un’attività in Italia o in altri Paesi e la scelta obbligata e non di certo gioiosa nell’affidarsi agli Stati confinanti dettata da esigenze anche economiche ma mirate ad un tenore di vita umano e non robotico come ormai avviene in Equitalialand dove lo Stato con tentacoli burocratici al limite della follia ti avvolge nel suo abbraccio soffocante; in molti casi mortale.

A distanza di pochi metri un piccolo imprenditore è costretto ad abnormi sacrifici che se fortunato potranno prolungare l’attività e lo stato d’agonia in cui è costretto a vivere per lavorare a discapito personale e della propria famiglia a favore di uno Stato in metastasi; l’altro è dedito a fare semplicemente ciò che un Paese di nuova concezione ma di antica e saggia moralità gli consente di fare: lavorare per vivere. In quest’ultimo caso parliamo di Slovenia.

Fine anno, tempo di bilanci

Un altro anno giunge al termine ed è tempo di bilanci anche per Controviaggio.

Posso dire che le soddisfazioni crescono di mese in mese e l’impegno che il mantenimento del blog comporta comincia lentamente a germogliare.

Le percentuali parlano di un aumento del 22.15% di visitatori rispetto al 2014, che hanno potuto scegliere di leggere uno, qualcuno o tutti dei 46 articoli postati rispetto i 22 dell’anno precedente.

maggio 2015Riguardando le cose fatte in questi 12 mesi passati non posso che collocare in primo piano la bellissima esperienza in Sri Lanka che ha davvero gratificato ogni singolo sacrificio.

Un mondo ideale dove sono riuscito a scomporre e ricomporre gli elementi cui mi sono più appassionato in questa fugace vita terrena. Le persone, i luoghi, gli animali, osservati, fotografati e descritti dal profondo di me stesso, dal mio intimo e con tutta la mia ammirazione della loro convivenza tra spiritualità, colori e profumi.

aprile 2015Zainetto in spalla con Nikon pronta all’uso anche a Saragozza in Spagna, città splendida, ricca di arte con i suoi monumenti maestosi e l’affascinante storia che la vedrà nascere grazie all’Imperatore Romano Cesare Augusto, giungere all’apice come capitale del Regno d’Aragona per ripresentarsi ai giorni nostri in tutta la sua bellezza.

novembre 2015Sempre in Spagna, ma con intenti più sportivi che culturali, è stata la volta di sbarcare a Las Palmas in Gran Canaria dove il maltempo mi ha tolto la gioia di partecipare alla mia prima mezza maratona ma non quella di esplorare l’isola e di poterne ricavare un interessante resoconto sulle sane abitudini che si concretizzano nella gestione amministrativa.

agosto 15Naturalmente non poteva mancare il luogo spina dorsale di Controviaggio che è la Grecia, dove ho approfondito ulteriormente l’isola di Rodi e la cinematografica Kastellorizo, entrambe da visitare.

Non solo mare ma anche ciaspole ai piedi che mi hanno balzato in un mondo a me quasi sconosciuto quale la montagna che han fatto sì che intraprendessi ripidi sentieri innevati fino al raggiungimento di caldi ed accoglienti rifugi oppure che salissi sul fiabesco Trenino del Bernina che mi ha portato a documentare il luxury style della rinomata Sankt Moritz in Svizzera.marzo 15

Riscrivendo le cose fatte non posso che impegnarmi fino a che quelle da fare siano ancora più avvincenti e coinvolgenti; Controviaggio nell’anno che verrà avrà un profilo più personale ed oltre al solito taglio articolo e foto, sarà arricchito da video clip sullo stile del Testimone di Pif o Gazebo di Diego Bianchi per intenderci. In un primo momento ero restio a proporre delle soluzioni video simili ai due illustri conduttori ma alla fine mi sono detto che ognuno ha la sua faccia e personalità ed usare lo stesso mezzo per renderle pubbliche non è certo reato. …e poi io non sono illustre.

Per quanto riguarda le mete future ce ne sono due già calendarizzate molto interessanti ma che per scaramanzia non voglio anticipare…

Che altro scrivere? Non rimane che ringraziare tutti voi ed augurarvi un 2016 sorprendente.

gennaio 15

giugno luglio 2015

Il Trenino Rosso del Bernina

treninoLa dimensione fiabesca che suscita il Trenino Rosso del Bernina si percepisce già nel momento in cui si mette piede sul predellino del vagone che con le sue ampie vetrate ci consente di ammirare le spettacolari immagini che scorrono armoniosamente durante il tortuoso percorso alpino.

La giornata asciutta e soleggiata che ha accompagnato il mio fantastico viaggio tra le sontuose montagne svizzere ha sicuramente contribuito a rendere l’esperienza particolarmente piacevole; certo in caso di pioggia o neve l’idea di stare seduti al caldo del trenino assume ulteriore romanticismo, a discapito però della luce necessaria per fotografare o filmare luoghi decisamente da cartolina.

Il Trenino Rosso del Bernina vanta numerose caratteristiche d’eccellenza che culminano in un riconoscimento prestigioso, ossia l’iscrizione della Ferrovia retica Albula/Bernina al Patrimonio Mondiale (UNESCO) nel 202108 che su una scala di sei ferrei criteri ne ha riconosciuti ben due, quando per essere insigniti di tale merito, ricordiamolo, è sufficiente uno. Questi due criteri in sintesi sono che la Ferrovia retica Albula/Bernina costituisce uno straordinario insieme tecnico, architettonico ed ambientale con grandi soluzioni innovative ed interscambi umani e culturali, nonché modello di armonia estetica con il paesaggio che attraversa ed è riconosciuta esempio molto significativo dello sviluppo delle ferrovie di montagna ad alta quota.

Prediligo trasmettere emozioni pertanto non mi dilungherò con le descrizioni storiche che comunque sono distribuite con la solita precisione svizzera dalla Ferrovia Retica che tra l’altro ringrazio particolarmente nella persona di Enrico Bernasconi che ha svolto un ruolo primario nella realizzazione di questo post.

30Per chi vuole provare questa esperienza è consigliato arrivare alla stazione di Tirano, interessante paesello non troppo distante da Sondrio, ultima stazione al confine svizzero con numerose coincidenze ferroviarie. Chi sceglierà di compiere tutte le tratte via rotaia si accorgerà della differenza tra i malconci e maltrattati treni italiani limitati nel coprire il ruolo di mezzo di trasporto, al Treno Rosso del Bernina che è un vettore fiabesco, come anticipato nell’incipit.

Conviene sempre procurarsi i biglietti con un certo anticipo online ma in ogni caso c’è la possibilità di acquistarli presso l’organizzata stazione curata dalle Ferrovia Svizzera Retica e che dista qualche decina di metri dalla Stazione Centrale di Tirano. Gli italiani di default hanno il timore di perdere le coincidenze e così, specie al ritorno, si assisteranno a trasformazioni di uomini comuni in centometristi alle Olimpadi; corse inutili perché il ritardo non è contemplato nel DNA svizzero, così come l’anticipo in quello italiano.28

Il treno Rosso del Bernina come anticipato, offre vagoni accoglienti degni di ospitare in maniera confortevole i passeggeri che nel frattempo possono comodamente ammirare tratti che costeggiano la carreggiata, il centro di paesini con le vetrine dei negozi a pochi metri di distanza dalle rotaie per poi ritrovarsi qualche minuto dopo a centinaia di metri d’altezza a sospirare tra valli incontaminate circondate da imponenti montagne imbiancate e laghi dai colori intensi. Il susseguirsi di fermate, molte delle quali a richiesta, sono dei segnalibro che indicano la fine di un capitolo e l’inizio di una nuova storia di questo viaggio mozzafiato. Le corse del trenino rosso sono abbastanza frequenti da permettere al viaggiatore di approfittare di scendere e visitare qualcuno di questi intermedi; personalmente la mia scelta è ricaduta alla fermata Diavolezza-Bernina dove ho scelto di salire con la funivia (dislivello 800/900mt) la cima Diavolezza (2975 mt) meta prediletta di numerosi sciatori e che offre visioni memorabili tra invitanti piste innevate e ghiacciai.

18Certo non è suggerito arrivarci vestiti in versione passeggiata metropolitana anziché ricoperti da materiale tecnico e che a -14 fa la differenza. Nelle fermate seguenti ci sono invece numerosi percorsi naturalistici adatti alle persone che vogliono semplicemente mantenere integre funzioni di mani ed orecchie, camminare, praticare sport all’aria aperta o, perché no nella stagione estiva ovviamente, stendere un plaid (omaggio al brano “sulla strada romagnola” di Fabio Concato) ed allestire un picnic magari con genuini e saporiti prodotti locali.

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Di St.Moritz, una delle tappe più ambite dai passeggeri del Trenino Rosso del Bernina ho avuto modo di parlare il post precedente e da come si può capire la lussuosa e raffinata località del Canton Grigione altro non è stata che una scusa per poter utilizzare questo affascinante mezzo di locomozione che è un’esperienza che consiglio di fare. Le stagioni più indicate per i fotografi incalliti sono quella invernale quando il paesaggio è completamente bianco in stile Santa Klaus o in primavera con i prati verdi e fioriti alla Heidi (che tra l’altro viene fatta nascere in Svizzera a Maienfeld, Canton Grigioni pure quella).

Fatto sta che quando alla natura viene lasciato il suo doveroso spazio, come in questo caso, ogni giorno dell’anno nascerà con qualcosa di sorprendente. Quello giusto per farsi un giro sul Trenino Rosso del Bernina.

Copia cinese di Heidi

Copia cinese di Heidi

 

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St.Moritz: Luxury attitude…

1Il fatto che abbia pubblicato questo post nei tempi previsti ha del miracoloso…

Un paio di giorni fa infatti, mentre scrivevo di St.Moritz e riflettevo su come siano cambiate le abitudini e frequentazioni nella lussuosa meta turistica alpina, mi è successo praticamente di tutto.

8Visto che il mio grado di concentrazione è pari a quello di Flavia Vento mentre si fa la ceretta, trovo difficoltoso immedesimarmi nell’ipotetico simbolico frequentatore della località svizzera con una folta presenza di volenterosi operai sul tetto di casa mia. Mentre i muratori trapano e martellano è infatti arduo immaginare uno chalet insonorizzato dalla candida e folta neve circostante nel quale uno scoppiettante caminetto acceso illumina ad intermittenza le persone sedute su comode poltrone in pelle che rivisitano gli episodi della giornata sciistica; magari sorseggiando un cognac riscaldati dal loro bel pullover in cashmere. Certo, il fatto che dalla mia finestra si vedesse cadere calcinaccio, poteva anche starci un richiamo ai fiocchi di neve.2

Ripercorrendo la visita a Sankt Moritz, descrivevo l’attitudine della cittadina svizzera al lusso. Sulle rive del lago omonimo circondato da una piacevole pista ciclabile, sorgono non moltissimi hotel e case dall’aspetto signorile. Il centro, riassumibile in una via principale, è costellato da attività commerciali dal marchio altisonante. Piccoli negozi raffinati che alimentano la mia fantasia che suggerisce uomini benestanti intenti ad acquistare preziosi e regali per impellicciate e ricercate signore che li accompagnano; a volte sono le loro mogli.

4Piacevole menzione la merita anche la stazione, meta di un treno particolarmente affascinante ed a cui dedicherò il prossimo post, ossia il Trenino Rosso del Bernina.

Nel post che avevo scritto prima degli sfortunati eventi invece e che a breve descriverò, mi soffermavo sul fatto che l’apice di questa località è probabilmente stato raggiunto tra i plasticosi anni 80 ed i primi anni 90, dove oltre alle storiche classi sociali aristocratiche e particolarmente abbienti si intrufolavano, o cercavano di farlo, anche gli arricchiti dell’ultimo decennio. Famosa la parodia del film panettone Vacanze di Natale del 1991 quando i fratelli Vanzina con l’abituale leggerezza narrativa che contraddistingue i loro lungometraggi, proprio a Sankt Moritz danno vita ad improbabili personaggi che variano dal nobil-ricco, al burinaccio, piuttosto che al volenteroso cameriere destinato a servire gli uni e gli altri. Uno spaccato sociale ormai quasi estinto viste le difficoltà che attraversa la classe media che sempre meno può permettersi lussi temporanei, mentre ricchi e servitori rimangono stabili ai propri posti.

Anche per me questo pa6ssaggio è stato significativo; non mi riferisco alla fase storica appena menzionata con le sue valenze sociali o economiche, bensì al presente dato che proprio durante questa riflessione mi si è fulminato il laptop.

7Superato il panico iniziale, nel bel mezzo di una esamina storica non indifferente è bastato mettere mano al portafoglio ed acquistarne uno nuovo, parte non indolore ma meno complicata che, nell’attimo dello striscio debitorio, mi ha accomunato per alcuni decimi di secondi ad un qualsiasi facoltoso frequentatore di St.Moritz. Il difficile è stato il seguito, nella più complicata fase di ripristino dei programmi che mi permettono di scrivere e di elaborare foto; fase che invece ha ulteriormente sospinto il mio approccio spirituale a Nostro Signore Gesù Cristo.12

Riguardo l’ultima frase mi impongo una riflessione seria, perché è meglio spendere denaro dal computeraio che non in farmacia, ne sono consapevole. La rottura delle cose spesso provoca fastidio o disagio ma chi se ne frega.

Tornando invece a parlare della giornata trascorsa nel Comune del Canton Grigione, non si possono non citare anche alcune soluzioni architettoniche pubbliche decisamente eleganti ed 11appropriate come la scala mobile che dal parcheggio sotterraneo riscaldato sospinge i turisti verso l’abitato e li intrattiene con una bellissima gallery di foto in bianco e nero ritraente vissuti storici che variano dalla posa delle prime pietre di quelli che sarebbero diventati edifici storici a spaccati di vita con gli sci ai piedi.

13Così come risultano interessanti i camminamenti sopraelevati che si affacciano direttamente sul lago offrendo la possibilità al visitatore di scattare delle foto suggestive panoramiche o addirittura ammirare delle regate di barche a vela che in alcune occasioni ravvivano il lago ed il paesaggio circostante.

15A qualcuno la sintesi e la cura del particolare può anche non piacere, così come può non entusiasmare Sankt Moritz che si presenta, a mio modo di vedere, minimalista ed appropriata al contesto. Diciamo che il menù rispecchia l’atmosfera ed offre un’adeguata e preziosa nouvelle cuisine a discapito di un abbondante e popolare pasta e fagioli da ricercare in altre circostanze.

 

Irresistibile Firenze

 Ma io che farò in questa città fottuto di malinconia e di lei intonava il compianto Ivan Graziani nel suo brano Firenze (Canzone triste). Beh, di sicuro la cosa alla quale non si può rinunciare è mangiare e bere.

Il fantastico capoluogo toscano offre una quantità innumerevole di locande, brasserie e ristoranti  per ogni gusto e tasca e l’innamoramento è inevitabile mentre si percorrono i vicoli del centro, tra Chiese e Cattedrali, musei e monumenti, palazzi rinascimentali e negozi di prestigio con i profumi che ci avvolgono in quasi ogni istante della visita. Sapori medievali come alla Loggia del mercato nuovo dove esistono e resistono chioschi che offrono  il lampredotto, cibo dalla carta d’identità toscana. Il lampredotto è uno dei quattro stomaci dei bovini che, dopo essere stato bollito, viene servito con pomodoro, cipolla, prezzemolo e sedano. Il classico piatto povero diventato parte integrante della cultura toscana.

Loggia del Mercato Nuovo

Loggia del Mercato Nuovo: lampredottaro

Il nostro blog dovrebbe essere contro, ma a Firenze di contro c’è ben poco da trovare perché la qualità dei prodotti e la professionalità è davvero di altissimo livello.

Tra i tanti è il caso del Santo Bevitore, situato nella medesima via a pochi metri dall’Arno, ambiente spazioso, sapientemente arredato, pulito e curato nei particolari. Il personale gentile e preparato serve nella giusta velocità delle ottime pietanze e numerose tipologie di vini di squisita fattura. (http://www.ilsantobevitore.com)

Santo Bevitore. Scorcio sulla via.

Santo Bevitore. Scorcio sulla via.

Essendo nati a parecchi chilometri di distanza dalla Mecca non dobbiamo privarci di vassoi caricati con prosciutto crudo, salame, finocchiona. La loro morte naturale è con il fantastico pane casereccio, accompagnati da vari tipi di formaggio più o meno stagionato ulteriormente insaporito da favolose mostarde.

Per poi continuare con dei pici (pasta fatta in casa, tipica toscana pure quella) al ragù di carne altamente selezionata che mette l’ennesimo accento a quello che è un tripudio culinario.

Tripudio culinario

Tripudio culinario

Ed a proposito impossibile non citare la chianina, tipo di carne utilizzata per grigliare le famose fiorentine (che per un periodo erano state vietate, ricordate la mucca pazza?)

A questo proposito mi vengono in mente quelle domandine idiote dal taglio adolescenziale che di tanto in tanto capita di fare: ma tra una fiorentina ed un limonino con Belen (o metteteci chi volete a vostra scelta) tu cosa sceglieresti? E’ eccitante vederla in piedi per qualche minuto, prima di sdraiarla su un lato, ammirarla, girarla dall’altro ed al momento giusto gustarcela in tutta la sua magnifica consistenza. Belen? No, la fiorentina!

La fiorentina

La fiorentina

Numerosi anche i luoghi dove poter alloggiare durante la permanenza nel capoluogo: questa volta è toccato al Park Palace, comodo perché nelle vicinanze di Porta Romana e di conseguenza al centro. Struttura affascinante dal sapore nobiliare, di proprietà svizzera. Prezzi consoni ad un 4 stelle situato in una suggestiva e tranquillissima posizione. Stanze in ordine e pulite, personale professionale. (http://www.parkpalace.com/it‎)

Park Palace

Park Palace

Per chi non ha interesse ad alloggiare necessariamente a Firenze c’è la possibilità di dormire presso Villa Murray ad Impruneta, immerso nel verde tra cerbiatti e scoiattoli e la gentile signora Silvia con le sue ricette delle torte che troverete durante le interminabili colazioni. (http://www.villamurray.it)

sala colazione a Villa Murray

sala colazione a Villa Murray

Per spingersi verso Siena, nel delizioso borgo di San Gimignano, alla Collegiata, splendida struttura trasformata da monastero ad hotel che offre agli ospiti una cucina di altissimo di livello ed un altrettanto curata cantina di vini.

La collegiata: cantina vini

La collegiata: cantina vini

Per i più esigenti, come chi scrive, c’è la possibilità di alloggiare all’interno della torre dove è situata la suite con  al piano inferiore la camera da letto ed in quello superiore una piscina jacuzzi con vista panoramica delle mura e torri medievali di San Gimignano appunto. (http://www.lacollegiata.it)

La collegiata. Suite.

La collegiata. Suite.

Abbiamo cominciato citando un brano di Ivan Graziani, terminiamo riportando l’intero testo di Firenze Sogna di Claudio Villa che meglio descrive i nostri sentimenti e che dedichiamo a Firenze che ci ha ospitato ed alle coppie (poco litigiose) che sapranno apprezzare e vivere queste magiche atmosfere.

Firenze stanotte sei bella

in un manto di stelle

che in cielo risplendono

tremule come fiammelle.

Nell’ombra nascondi gli amanti,

le bocche tremanti si parlan d’amor.

Intorno c’è tanta poesia

per te vita mia sospira il mio cuor.

Sull’Arno d’argento

si specchia il firmamento

mentre un sospiro e un canto

si perde lontan.

Dorme Firenze

sotto il raggio della luna,

ma dietro ad un balcone

veglia una madonna bruna.

Sopra i Lungarni

senti un’armonia d’amore,

sospirano gli amanti

stretti stretti cuore a cuore.

Lungarno

Lungarno