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Finché c’é guerra c’é speranza

A momenti sarei partito e chiudendo la porta dietro a me avrei spento le urla ed i rumori provenienti dalle bocche della mia cara famiglia.

Prima di ogni mio viaggio si azionava la messinscena dell’inseguimento per le stanze della casa dei due bambini con mia moglie indaffarata nel redarguirli e ricordarmi di mettere questo e quello nella mia valigia. Le vibrazioni della scala di legno sollecitata dalla corsa dei pargoletti mi rintonavano in testa anche dopo essere salito nel taxi.

Ultimamente le cose stavano andando piuttosto bene. Economicamente riuscivo a soddisfare le richieste di tutti i componenti della famiglia. I bambini potevano vestire abiti di qualità ed erano ricoperti da giochi di ogni genere e tipo. Il maschietto stava impazzendo dietro l’ultimo mio regalo: un piccolo drone che avevo ricevuto io stesso in omaggio da una società israeliana specializzata in sistemi di spionaggio e sicurezza. Sua sorella, come ogni bambina pre-adolescente, preferiva i giochi all’aperto. Quando non cavalcava, passava le ore a spazzolare il suo cavallo. L’avevo avuto ad un prezzo di favore durante uno stage in Arabia Saudita.

Bastava accendere la tv e sintonizzarsi su un qualsiasi telegiornale per capire come gli astri fossero tutti favorevoli a chi, come me, commerciava in sicurezza.

Alla fiera di Washington, era lì che mi stavo recando, mi aspettavano numerosi contratti già belli ed impacchettati pronti per essere firmati. Sinceramente il mio lavoro stava diventando quasi noioso.

Gli inizi non furono brillanti. Vendere la propria merce non era così semplice come ad oggi. Molti politici evitavano di farsi coinvolgere in scandali per non compromettere la propria immagine e l’opinione pubblica era sicuramente più attenta nel mantenere certi valori. Almeno all’apparenza. Al momento, per fortuna, qualsiasi vergogna o dignità è sbriciolata davanti al denaro.

Per vendere un sistema di sorveglianza piuttosto complicato creato da italiani ed ebrei, ad esempio, sono nate delle vere e proprie alleanza tra parte degli stessi ebrei e palestinesi. Difficile solo a pensarlo vista la situazione instabile che regna in quella parte di mondo.

Guardato con gli occhi di uno spettatore moralista quel luogo è uno scempio dell’umanità; con quelli di chi cerca l’affare è un laboratorio dove testare qualunque sistema di sicurezza senza curarsi minimamente di infrangere diritti o dignità umane. Un paradiso.

A Washington mi incontrerò anche con esponenti della Comunità Europea che stanno approvando nuove leggi che regolamenteranno ancora più severamente gli aeroporti. I notevoli sforzi economici dell’azienda che rappresento cominciano a dare i loro frutti. Manca solo la firma sul contratto ma la tavola è già apparecchiata. Ogni volta che mi tolgo il soprabito prima di passare sotto il metaldetector di vecchia generazione sorrido all’idea di cosa aspetta alle persone che già adesso rumoreggiano per il fatto di dover sottostare alla rigidità dei controlli.

Lo strato di grigio di cui faccio parte è l’involucro di uno nero, sommerso, di cui si vuole ricoprire l’esistenza. La fabbrica del nemico. Il luogo dove si modellano figure da combattere a piacimento.

Là sotto non esiste una nazionalità, un credo, una politica. Esiste il colore dei soldi. Un girone infernale dove si mescolano i corrotti di ogni razza e cultura.

In Israele il teatrino del terrorista palestinese che attacca e viene eliminato viene sistematicamente messo in scena e poi lo si butta in pasto ai media che fanno il resto. La pace sarebbe la fine per la ricerca di sistemi di sicurezza e tecnologia balistica.

I Paesi del Mediterraneo, quelli più obbedienti, vengono risparmiati dagli attacchi terroristici. Per vendere bene ci sono gli sbarchi dei clandestini. La paura del diverso, la chiusura nelle proprie case, la voglia di difendersi ed uno Stato non presente alimentano il nostro indotto. Allarmi, antifurti, telecamere, piccole armi da difesa. I cani da guardia? Non ci guadagniamo nulla. Le polpette avvelenate sono un ottimo deterrente per chi ancora crede in quel tipo di difesa antiquata e poco redditizia.

Ma se ho comprato la terza casa al mare lo devo all’inimmaginabile inserimento delle grosse case di distribuzione che si sono inserite prepotentemente nel business dello spionaggio casalingo. Le spy cam che vigilano le nostre case possono essere utilizzati per osservare ed ascoltare anche le stesse persone che ci vivono. I software sono vulnerabili, in alcuni casi progettati appositamente per essere perforati.

Osservare, rubare immagini e dati… La guerra sta prendendo nuove forme e connotati, meno sangue ma più assorbimento di cervelli

Alla fine nonostante i mille reminder di mia moglie mi sono dimenticato di lasciarle i soldi per saldare la retta scolastica dei ragazzi.

Non è la prima volta che capita, ma sono sicuro che i preti capiranno.

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Gerusalemme: a cena con il nemico

Vivere nell’ombra dell’olocausto ed aspettarsi di essere perdonati di ogni cosa che fanno, a motivo della loro sofferenza passata, mi sembra un eccesso di pretese. Evidentemente non hanno imparato molto dalla sofferenza dei loro genitori e dei loro nonni

Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura 1998

 

Il buffet dal quale mi ero servito era essenziale, ma di qualità e pulito.

wallA tavola sarei stato raggiunto da lì a poco dalla guida J. che durante la giornata mi aveva accompagnato a visitare Gerusalemme.  Era impegnato a scegliere le pietanze; si muoveva con disinvoltura tra battute ai camerieri ed ammiccamenti ai turisti, palesando il fatto che quella che per me era un’esperienza unica e speravo, irripetibile, per lui fosse routine. L’ulteriore conferma, ce ne fosse stato bisogno, giunse durante il primo scambio di parole a biglie ferme, ossia quando anch’io gli porsi domande fuori dagli schemi che altrimenti la visita guidata impone di seguire.

Il suo fare superficialmente simpatico e minimizzatore era alquanto irritante al cospetto di una persona che tende a ragionare sui perché anziché subire tesi precotte che, in Israele, sono la specialità della casa.

Chiesi se c’era la possibilità di avere del vino, in risposta mi sentì dire da J. che Israele era un Paese democratico e che non c’erano alcune restrizioni in tal merito. Anzi, il vino era molto buono a detta degli esperti. Lui era astemio ovviamente e la mia domanda era una richiesta specifica e non un quesito sulle abitudini locali dato che le bottiglie ben esposte evidentemente erano in vendita.

muropiantoLa stanchezza che cominciava a salire non era dovuta allo sforzo fisico delle camminate per le caotiche vie della Gerusalemme antica della giornata appena trascorsa, quanto per la violenza psicologica subita durante gli estenuanti controlli il giorno prima, quando proveniente dalla Giordania attraversai il ponte confine Allenby/Re Hussein. Un nutrito gruppo di post adolescenti, uomini e donne, perlopiù in servizio di leva in abiti civili con interi arsenali bellici ornamentali, mi riempirono di domande, perquisendo ogni angolo della mia essenziale borsa da viaggio. Il sorriso stampato sulla loro faccia, apparentemente cortese, era espressione di baldanzeria. Persi moltissimo tempo, nulla in confronto ai palestinesi transfrontalieri.

L’avevo fatto presente a J. ancor prima che sul tavolo comparisse la bottiglia di Yatir Sirah del 2009 che nel frattempo avevo ordinato, provocando la prima reazione infastidita dell’uomo; questa era la conseguenza dovuta agli attacchi terroristici che Israele subiva giornalmente. La sua opinione.

L’aria che si respirava era pesante alla pari del profumo dozzinale impregnato tra la folla che ero costretto a respirare in quei giorni di visita, quindi decisi di allentare per qualche istante la pressione ripercorrendo nei ricordi le immagini della via Dolorosa, meglio conosciuta come via Crucis, il percorso che fu costretto a fare Gesù Cristo per raggiungere il luogo dove sarebbe stato crocifisso. La Sua storia è nota a quasi tutti.

crucisAnche in quel caso non riuscì a fingere e nascondere la delusione per l’esperienza vissuta. Non sono un credente ma la formazione ricevuta in ambienti scolastici ecclesiastici, mio malgrado, decontestualizzava la realtà in cui mi trovavo. Immaginare Gesù Cristo camminare con una croce in spalla tra le vie del suq, tra bancarelle e gente urlante sapendo che in una stazione della via Crucis oggi sorge una pizzeria armena ed in un’altra un internet point, mi lasciava perplesso. Il Golgota, Calvario, brulla e desertica collina cui sabbia vide scorrere il sangue di Cristo, è ora inglobata da una cattedrale con un intensità sacrale pari al parco giochi Epcot ad Orlando. Luogo della crocifissione, Sudario e Sacro Sepolcro tutte circoscritte in pochi metri; è quello il posizionamento originario o si è semplificato per sfruttamento commerciale?

Quest’ultima logica aveva contribuito ad aumentare la soglia di sopportazione nei miei confronti di J. che, da buon ebreo, si dimostrava poco coinvolto nel discorso mirato alle falde cattoliche, molto più intento a tingere nello zattar il suo marqūq; gli unici suoi inserimenti nel mio ragionamento si riferivano al fatto che Gerusalemme era un’ottima fonte di guadagno per molti, indipendentemente dal credo. Annuì.

mall-busLa conversazione si concentrò nuovamente sul cibo ma il vino che stavo bevendo cominciò a picconare sempre più violentemente il muro di ritegno che mi ero ripromesso di conservare nei confronti di J.; frantumato il mio muro eccone servito un altro, pensai: la barriera di separazione israeliana. Così chiamata in gergo politicamente corretto, migliaia di palestinesi vivono le loro vite rinchiusi in un lembo di terra circondato da mura di cinta alte 8 metri con restrittivi orari di ingresso ed uscita. Un campo di concentramento, fondamentalmente, delimitato dal muro della vergogna o apartheid e lungo ben 730km. Ingloba oltre alle persone, terreni coltivabili e pozzi d’acqua togliendo ancora una volta risorse a quelli che gli ebrei considerano i nemici arabi. La giustificazione di J. a ciò che stavo esponendo in modo piuttosto diretto e provocatorio, fu la stessa di prima: Israele era stata costretta a costruire quella protezione per difendersi dagli attacchi dei terroristi arabi. L’atteggiamento di J. cominciò a cambiare quando gli feci presente che anche l’ONU aveva condannato questa misura di sicurezza come fortemente penalizzante per la comunità araba del territorio e che se avessero liberato i territori occupati forse anche gli attacchi nei loro confronti sarebbero terminati. Negli atteggiamenti di J. spuntò all’improvviso la tipica autodifesa ebraica che sfocia nel vittimismo, con sospetti di antisemitismo rivolti all’interlocutore e tacita pretesa di inviolabilità intellettuale.

Si alzò quindi con fare seccato e si recò al buffet. Anch’io feci lo stesso, appesantito dal vino ma nello stesso tempo alleggerito dal rospo che gli avevo sputato nel piatto poco prima. Ripreso il nostro posto a tavola ci fu un prolungato silenzio che comunque non mi indusse in dovere di porgere le mie scuse; J., d’altro canto, mi parve troppo schiavo della sua storia e della sua ottusità per permettersi di indietreggiare.

Volli disintegrare completamente l’ultimo barlume di diplomazia rimasto, tanto dopo la frutta del dolce avrei anche fatto a meno e J. non l’avrei più rivisto, speravo. Adottai una nuova strategia per convincere il baldanzoso cicerone a scendere in battaglia dialettica. Nel frattempo che affilavo le armi feci lodi sperticate al pompelmo di Jaffa che stavo tastando con l’intento di dimostrare volontà di tregua. Certo, il rapporto era compromesso, ma la sua professionalità lo costrinse ad indossare i panni della persona accondiscendente, a recitare la parte e di portare a casa il salvabile. Ero pur sempre un ospite. Gli feci notare di quanta prosperità ci fosse nello Stato di Israele, davvero una terra prescelta tenuto conto che tutto attorno c’era il deserto. La bontà dei frutti e l’importanza che assumono nella voce export. A J. gli si illuminarono gli occhi; partì con un’ultima filippica riguardante l’ingegneria israeliana, vanto internazionale.

Quasi mi dispiacque far scattare la ghigliottina che da lì a poco avrebbe definitivamente staccato ogni nostro rapporto; gli chiesi se era a conoscenza del fatto che Israele aveva lasciato senza acqua la Giordania attingendo dalle acque del lago Tiberiade prosciugando di giorno in giorno il fiume Giordano che conseguentemente stava riducendo di diversi metri all’anno la profondità del Mar Morto in cui affluiva.

Non credo fosse rimasto fino a mia conclusione, sono invece sicuro che mi ritrovai a ristudiare l’etichetta della bottiglia ormai vuota di Sirah completamente solo.

_20160915_024327Mi diedi una pulita alla bocca, lasciai un ultimo segno sul tovagliolo bianco ed uscì dalla sala. Prima di andarmene però il mio occhio cadde su una tavola che era stata poco prima abbandonata da un gruppetto di ragazzi ebrei ; evidenziava un enorme spreco di cibo mischiato e disordinatamente abbandonato su tutto il tavolo. Decine di piatti accatastati l’uno sul altro, sostanze colanti e residui sul pavimento. Tra tutto questo schifo fu la quantità enorme di pane abbandonato e scalfito con ditate e coltellate che più mi infastidì. Il nostro pane quotidiano, recita la preghiera.

Forse quelli erano nipoti o figli degli stessi che durante la seconda guerra mondiale sopravvissero mangiando briciole raccolte tra le fessure dei pavimenti di legno dei campi di sterminio.

Sempre vittime; dell’involuzione della specie, questa volta.

Pensai.

Ecco cosa si deve combattere

Je-suis-Charlie-liberi-di-raccontare-liberi-di-vivereCi risiamo…

E’ partita l’ennesima caccia al nemico. Invisibile, cattivo, spietato. Il mostro che vuole invaderci e conquistarci sgozzando gole e decapitando teste, di donne e bambini, di tutti gli infedeli, al grido di un dio intransigente.

Abbiamo da poco ripulito di coriandoli e tappi di champagne le strade nelle quali abbiamo accolto speranzosi il 2015 ma la mentalità e le informazioni cui siamo sottoposti utilizzano la stessa tecnica del medioevo quando i crociati, truppe militari cristiane capeggiate dalla Chiesa, partivano in estenuanti missioni pacifiche verso il lontano Medio Oriente dove a suon di mazzate date e prese ergevano crocifissi qua e là nella speranza di monopolizzare il mondo. Allora Saladino veniva descritto come feroce e, guarda caso, taglia teste: era il Bin Laden dei tempi antichi. In realtà non esistono documenti risalenti all’epoca che testimonino di una testa mozzata ad un qualsiasi cristiano, come oggi ancora non esistono prove di armi chimiche utilizzate da Saddam Hussein.

Giustificazioni mediatiche per raggiungere il consenso del proprio popolo.

Il nemico deve avere accentuate diversità, deve essere facilmente riconoscibile e possibilmente un po’ sporchino e disagiato. I popoli poco o per niente integrati alla cultura occidentale sono un ottimo obiettivo da combattere. Colpire senza capire.

Per difendere il proprio orticello le persone comuni hanno bisogno di difesa, di sicurezza; dal punto di vista politico avere un popolo spaventato ed allertato davanti alle diversità fa comodo per diverse ragioni: la prima perché così l’attenzione si focalizza altrove rispetto i malaffari che si sviluppano giornalmente all’interno dei palazzi di vetro, la seconda perché contrastare militarmente le minacce dell’invisibile nemico generano un business incalcolabile tra ricerca di nuove tecnologie belliche e preventive, acquisto di armamentari, mezzi corazzati e quant’altro serve a condurre una guerra tradizionale. Morale della favola il giro di affari si ingrossa e le persone si barricano terrorizzate nelle proprie case.

Questo è quello che accade e sarebbe sotto gli occhi di tutti ma accettare verità diverse non è semplice, specie se queste insinuano dubbi sulla condotta non solo storica occidentale, che negli anni hanno colonizzato mezzo mondo spazzando via intere culture o si sono intromesse in politiche estere con guerre liberatorie e confini disegnati con il righello dopo un abbondante pranzo, ma anche atteggiamenti personali caratterizzati da egoismo e chiusura.

D’altronde essere perennemente allertati che un nemico è alle porte di certo non facilita aperture.

L’idea di massima dovrebbe essere che dovremmo fornire i nostri vicini di mezzi e strutture per costruirsi il proprio avvenire, per evitare che in assenza di crescita autonoma questi prendano di mira proprio il nostro orticello.

Partendo dal presupposto che troppi ancora confondono arabo con musulmano e che farebbero bene ad informarsi prima di sparare (sentenze), arriviamo presto alla soluzione a questo tipo di problema comunitario: gli esecutori terroristi, così come quelli mafiosi o i semplici delinquenti, al 99% dei casi provengono da realtà disagiate ed instabili, dove le alternative alla scelta del proprio futuro sono completamente assenti. Le uniche speranze sono riposte in promesse economiche o religiose, quest’ultime perché incontrovertibili. Nessuno potrà mai dimostrare che dio non esiste, nessuno potrà mai dimostrare che chi promette in suo nome dica stupidaggini.

L’unica ancora di salvezza a tal proposito è l’istruzione. Insegnare la logica, completamente assente nella mentalità dei Paesi nord africani ad esempio, istituire università, investire nella ricerca e nello sviluppo, arte, cultura, creare speranze. Questo si deve fare.

Ecco perché le matite e le menti di chi le utilizzano per diffondere cultura vanno salvaguardate, nonostante non sempre il loro carboncino tratteggi linee adeguate e rispettose.

Per sconfiggere il terrorismo è inutile bombardare case altrui per colpire presunti combattenti sacrificando migliaia di persone innocenti e disperate costrette a fuggire altrove alla ricerca di nuova vita. Anime perse che rischiano di essere rimpiazzate da anime malvagie.

Per sconfiggere il terrorismo è inutile continuare la corsa agli armamenti ed ostinarsi a sostenere le invasioni israeliane in Palestina solo perché bene o male hanno un modello di vita occidentale e sono stati pesantemente puniti dalla storia recente.

Il vero nemico della libertà è l’ignoranza, ed è quella che va combattuta con ogni mezzo e con tutte le nostre forze perché, che ci piaccia o no, questo mondo malato ce lo dobbiamo condividere tra tutti.

 

Speciale Giordania: Chi ci vive ci ha detto che…

CONTROVIAGGIO: Ciao Cecilia, per chi lavori e di cosa ti occupi esattamente?

CECILIA: Ciao sono Cecilia Mazzone, capocentro (responsabile assistenza per chi non lo sapesse) per un noto Tour Operator, in Giordania, mi occupo di assistenza alla clientela e di servizi turistici.

La nostra cicerona Cecilia

La nostra cicerona Cecilia

Alcune persone evitano di visitare la Giordania per paura di essere coinvolti in situazioni pericolose mentre la prima domanda da parte dei turisti che la scelgono come meta vacanziera è: ma c’è da fidarsi? Tu che ci vivi cosa puoi dirci a riguardo?

A dire il vero, la prima, non è proprio una domanda, ma un’osservazione da parte degli stessi; ovvero mi sento più spesso dire, “che meraviglia sono partito/a con tanta titubanza, vista la situazione intorno al Paese e invece mi trovo in un Paese tranquillo e la gente è speciale, accogliente e ti viene incontro sorridendo, sono piacevolmente sorpreso/a. Certo le domande di rito ci sono sempre alla riunione informativa: “si può girare tranquillamente? Come ci dobbiamo vestire?” Ma queste domande esulano dalla situazione politica che caratterizza l’area intorno a noi, sono domande comuni che chiunque si sente fare da persone che arrivano per la prima volta in un paese arabo.

I bambini sempre sorridenti.

I bambini sempre sorridenti.

 Molti non hanno ben chiare le numerose differenze che contraddistinguono i popoli arabi da quelli nord africani e spesso anche la definizione di musulmano ed arabo non è ben definita nel collettivo occidentale con il rischio di farsi un’idea sbagliata. Chi sono e come vivono i giordani?

I giordani sono arabi, insieme a tutti i popoli medio orientali, quindi palestinesi, siriani libanesi, iracheni e si sentono discendenti e depositari, e con tanto orgoglio del popolo che abitava queste zone anticamente e che faceva parte di un unico impero La Grande Siria (di Bilad El Cham), si parla credo del VII secolo, durante il califfato degli Omayyadi. Oggi giorno, il popolo giordano è misto, direi giordano palestinese, inoltre lo Stato Giordano accoglie ormai da anni anche i profughi iracheni e da tre anni a questa parte tanti profughi siriani, piccole percentuali di cercassi ceceni ed armeni. Quindi non si può dire che il popolo che giordano abbia una sola identità, anche se tutti convivono pacificamente, sotto la guida di un Re: Re Abdallah II discendente della famiglia Hascemita.

I giordani però ci tengono tantissimo a non essere ”confusi” con i popoli del Nord Africa, come dici tu, poiché li considerano “berberi”( e lo dicono con una smorfietta a lato della bocca!); Nessuno qui ammette che gli Arabi hanno popolato le coste del nord Africa ed hanno fondato proprio in Tunisia una delle città capostipite dell’IslamKairouan” e nel tempo si sono mischiati con il popolo berbero. Quindi per noi europei i nord africani sono arabi anche loro… ma guai a dirlo qui!!! ( sstt!!!)

I giordani, vivono direi come noi europei: a nord almeno, nella parte del paese più evoluta economicamente; la capitale Amman è una città ultra moderna, dove ci si può divertire ad osservare tanti contrasti tra evoluzione economica, sociale e tradizione. Si entra in città e lì proprio tra le colline, dietro Abdoun che è il quartiere più elegante, ci sono ancora due o tre contadini con le loro tende, al pascolo i dromedari e vendono latte di dromedaria e prodotti caseari ai passanti… appena dietro la collina ecco spuntare magnifiche ville, di un eleganza straordinaria e poi, correndo sulla strada, ponti stradali di ultima generazione. Si raggiunge il quartiere successivo Jabal Hussein, un quartiere davvero ”popolare” dove si può notare tanta povertà, ma la gente è speciale. Anche qui nella grande città, la gente ti viene incontro, sorridono anche se non hanno nulla e ti dicono: ”Welcome to Jordan!

Amman. La capitale.

Amman. La capitale.

Il sud , è ben diverso. A sud c’è deserto e si sente tanto la carenza d’acqua; c’è tanta povertà. In mezzo al deserto trovi villaggi che richiamano i quadretti del vangelo… davvero c’è un villaggio Gharandal, ogni volta che ci passo mi sembra di vivere nel presepe; trovi anche qualche contadino che cerca di coltivare il suo fazzoletto di terra tra mille difficoltà: come far arrivare l’acqua fino a lì? La maggior parte dei contadini sono allevatori che hanno pecore, dromedari e dove possono coltivano pomodori e angurie d’estate. Lo immagineresti? Sono famose le angurie del Wadi Rum.

Unica provincia al sud è Aqaba, che si affaccia sul mare. Qui la gente vive… già di che vive? Di servizi turistici. Aqaba raccoglie una buona percentuale di turisti che giungono dal confine con Eilat (Israele), o in aereo, e scelgono di dormire ad Aqaba e di recarsi in visita a Petra e al Wadi Rum.

Il contrasto tra nord e sud è molto forte. Non saprei dire cosa mi affascina di più e cosa affascina di più i turisti…

Deserto del Wadi Rum

Deserto del Wadi Rum

Quando si parla di Giordania è inevitabile non citare la bellissima Regina Rania Al Yassin e suo marito, Re Abdullah II. Come viene percepita la monarchia nel Paese? Parliamo di un Paese oppresso e militarizzato o i regnanti preferiscono investire in cultura e partecipazione del popolo?

E’ vero! I reali son molto amati! Lei è molto bella e si impegna nel sociale e lui si fa amare da tutti. Si interessa alle problematiche del popolo; si dice che spesso scenda in piazza per saggiare gli umori del popolo. Spesso interviene nelle scelte del Governo per controllare che tutto si svolga correttamente. Non sono state poche le volte che il Re sia intervenuto per sciogliere il Governo quando era venuta a galla qualche, diciamo irregolarità. Non si può dire che il popolo giordano sia oppresso dalla Monarchia, al contrario Re Abdallah e la consorte fanno un’ottima politica di divulgazione dell’istruzione, nelle zone più represse, laddove ce n’è più bisogno donano ai più bisognosi. Periodicamente il Re fa delle donazioni per la gente più bisognosa. Insomma, si fanno proprio amare!

La famiglia Reale

La famiglia Reale

Qual’é l’incidenza della microcriminalità nella vita comune? Le donne possono fidarsi a camminare da sole la sera per le vie del centro di Amman, ad esempio?

Insomma… Non mi sento di dire che non esista microcriminalità, ci sarà ma i turisti vengono tenuti lontano da tafferugli vari che possano avvenire in strada e che ci sono, è innegabile e sapientemente preservati da furti aggressioni e cosucce varie. Tutto deve sembrare perfetto al turista, è chiaro che poi la vita reale è un po’ diversa. Microcriminalità ne esiste ma siamo ben lontani dai nostri tristissimi standard. Non si sente mai parlare di donne aggredite ed ammazzate come succede nei nostri paesi europei. A me capita spesso di uscire la sera sia ad Aqaba che ad Amman e fino ad ora nessuno mi ha disturbato. E’ chiaro che comunque il turista viene sempre avvisato che il paese è tranquillo, ma non fidarsi troppo …è meglio!

Abbiamo chiarito, si spera, che la Giordania è un Paese accogliente, ospitale e sicuro. Non ci rimane che visitarlo quindi. Cosa c’è di imperdibile e cosa ci offre il territorio?

Eh… da dove cominciamo? Imperdibile. E’ un tour che ti consenta di ammirare la varietà di paesaggi che caratterizza questo piccolo paese, è qualcosa che ti lascia senza fiato: sei in auto viaggi, passi dal deserto alle riserve naturali come quella di Dana. (conifere del centro Europa) Poi ancora deserto e si scende giù e poi ancora giù. Mar Morto: un paesaggio incredibile e poi si risale e come d’incanto ti si profila sullo sfondo una metropoli come Amman che comincia ad apparire da dietro le sue colline… fantastico!!!

Ancora Wadi Rum...

Ancora Wadi Rum…

Imperdibile… Ovviamente Petra, ma anche Shobak, la riserva di Dana come dicevo, Monte Nebo. Wow che panorama sulla valle del Giordano! Imperdibile ancora il nord, la valle del Giordano a nord andando verso la frontiera a nord Sheikh Hussein, meravigliosa, egualmente importante da vedere Jerash e Umm Qais al confine con Siria e Israele, wow! Sullo sfondo il lago di Tiberiade, le alture del Golan… Quanta storia: si rimane incantati ad ascoltare la guida che ti riporta ai tempi biblici!!!

Jerash: antica città romana

Jerash: antica città romana

Da scoprire Il Down Town di Amman, detto anche Al Balaad brulicante di persone a tutte le ore… e quanti coloriprofumi… da non perdere davvero!!!

E poi: il Wadi Rum! Che incanto! Non vorresti mai venir via da lì!

Durante la scoperta di questo affascinante Paese i clienti sono seguiti, o meglio, devono seguire delle guide che sono molto preparate, fondamentali nella riuscita del viaggio e considerate un’inestimabile valore aggiunto. Qual’è il loro rapporto con i clienti?

Che dire? La guida è il biglietto da vista del Paese e loro ne sono consapevoli. Si sentono depositari della verità che racconteranno ai turisti e che viaggerà poi in Italia ed in Europa, di bocca in bocca.

L'incredibile Petra

L’incredibile Petra

Il loro impegno è straordinario! Tutti e dico tutti i giordani che fanno la guida si svenano per fare innamorare il turista del proprio Paese ed i turisti ignari di essere soltanto un numero si lasciano coccolare. Ma c’è qualcosa di unico e autentico che non viene insegnato a loro all’Università ed è questo senso dell’ospitalità proverbiale, che è innato in tutti i giordani dal primo all’ultimo: sono a dir poco amorevoli con i nostri turisti, li coccolano come se fossero dei Reali. Ognuno di loro. Ahimè, a volte capita che ricevano in cambio un commento o un gesto poco carino che appare a loro come uno sgarbo e logicamente si offendono. Ma è solo una nuvoletta, poi passa.

La guida e scrittore Ziad Kurdi intervistato su Italia 1.

La guida e scrittore Ziad Kurdi intervistato su Italia 1.

Qual’è lo standard delle strutture ricettive?

Uh!!! Che tasto dolente! La Giordania è un Paese relativamente recente e ancora più recente è la sua apertura al turismo. Non vanta gli anni di training sulla ricezione turistica dell’Egitto o della Turchia, ovviamente a parte le catene internazionali gli hotel hanno uno standard che è solo giordano anzi direi mediorientale visto che in Siria ho visto lo stesso… e anni fa anche a Beirut; uno standard molto più basso, direi che un hotel 4 stelle può corrispondere al 3 stelle o 2 stelle europeo. Tutto sta nel saper sensibilizzare la clientela alla realtà del posto. Il cliente che è consapevole di quel che offre il Paese accetta più serenamente certi limiti dell’hotel che ha prenotato.

Hotel Regency. Piscina coperta, vista Amman

Hotel Regency. Piscina coperta, vista Amman

Tale lavoro naturalmente spetta a me perché i giordani non si scompongono più di tanto: ti sbattono in faccia un “vuoi stare nel mio paese? Allora prendi quel che c’è e taci!” Lo stesso dicasi per i pullman: siamo in alto mare. Gli unici pullman che possono esser definiti tali per i nostri standard sono il 50 posti e il minivan 6 posti. Tutti i pullman di dimensioni intermedie sono molto folkloristici, mettiamola così! Del resto il turista ormai trova tutte le informazioni sulla rete e da un pò di tempo a questa parte, arriva in Giordania con un buon pacchetto informazioni e commenti di altri clienti che ci sono già stati. Questo a volte può rappresentare un danno.

Siamo nell’epoca del multimediale ed uno dei nuovi timori del turista è la copertura internet. Chi visiterà la Giordania andrà incontro ad un’astinenza da rete e social network?

La Giordania ha conosciuto una evoluzione tecnologica molto rapida e continua ad evolversi anche più rapidamente dell’ Europa, seguendo direttamente i modelli americani e cinesi. Inutile negarlo, sono più avanti di noi (soprattutto coi prezzi cinesi) I nostri contadini dell’entroterra siciliano o sardo, ma anche piemontese fanno fatica ad utilizzare il cellulare e spesso non c’è copertura. Qui di copertura ce né anche troppa: siamo bersagliati da campi elettromagnetici. Provate ad immaginare tutti i satelliti che sono puntati sul confine Giordano-Israeliano!!!

Pensate che un beduino in deserto si lasci scappare la possibilità di avere l’ultimo modello di smartphone? Anche no! E’ proverbiale l’ immagine del beduino che viaggia in dromedario e telefona al vicino di terra a 20 ettari di distanza con l’ultimo modello Samsung e sulla sua tenda campeggia un bella padellona, ultima generazione di ripetitori, marca immancabilmente cinese…

Dromedari e smartphone

Dromedari e smartphone

Diversa è la situazione per i clienti, turisti che arrivano in Giordania pensando di usare la rete col contratto italiano. Impossibile. Tu spendi 15 minuti di riunione a spiegare come fare per utilizzare il loro smartphone come semplice telefono cosa che li lascia basiti. (con quello che hanno speso!) Ancora di più ci rimangono quando, dopo che li hai convinti a spegnere la connessione dati, dici loro che il collegamento WiFi qui è a pagamento per tutti. La cosa li fa infuriare… però ultimamente il personale degli hotel si è rabbonito ed ha cominciato ad offrire happy hours con utilizzo free del Wifi o abbonamenti vari per la durata del soggiorno. Sul numero delle utenze per abbonamento? Beh, su quello ci stiamo lavorando.

Di stare senza Wifi per 8 giorni, no, non se ne parla. Piuttosto i clienti si comprano la sim card giordana e fanno 8 giorni di connessione con 5,00 JD (6 euro circa! Al Hamdulillah)

Il cibo può anche essere mediocre ma il Wifi quello no!!!

Cibo mediocre?

Cibo mediocre?

WELCOME TO JORDAN… AHLAN WA SAHLAN!!!!

Isreale contro Palestina

Israele inghiotte tutto

Israele inghiotte tutto

Argomento alquanto delicato ma visto che la disinformazione in Italia ha raggiunto picchi inaccettabili, cercherò di affrontarlo usando logica ed onestà intellettuale senza la pretesa di convincere nessuno, ma almeno documentando la mia totale solidarietà al popolo palestinese. Certo è che per un occidentale è sconveniente prendere una presa di posizione opposta a quella di comodo evitando di schierarsi dalla parte degli ebrei che nel frattempo continuano imperterriti ad applicare la loro politica di occupazione e di terrore.

Chi ha ragione?

Chi ha ragione?

Qualche lettore rimarrà spiazzato dall’indirizzamento di politica internazionale di questo post, ma il turista (specie italiano) sarebbe bene che capisca e si informi in modo adeguato prima di fare figure idiote nel resto del mondo. Ricordiamo che lo Stato di Israele viene inventato dalle Nazioni Unite nel 1947, completando di fatto l‘occupazione dei territori arabi già abbondantemente usurpati dalla loro autonomia dai turchi e dall’Inghilterra negli anni precedenti. Si innestano quindi gli ebrei in una terra araba chiamata Palestina fino ad allora e considerata terra promessa dai giudei. Israele comincia quindi a sgretolare lo Stato Palestinese fino a farlo diventare un gruviera e costringendo migliaia di sopravvissuti ad emigrare nella vicina Giordania ed in altri Paesi non solo limitrofi, ma del mondo intero. In pratica l’ebreo, dopo aver subito la shoah, si sente autorizzato a fare altrettanto costruendo mura contenitive in cui ghettizzare i palestinesi, bombardare parti del territorio da occupare con la scusa della prevenzione ad atti terroristici e di compiere quotidiani gesti criminali di cui si è anche abbondantemente macchiato l’ex premier recentemente scomparso Sharon, forte del fatto che ad ogni critica si può indicare l’avversario come temuto antisemita. Dietro a questo scudo si compiono impunite le scorribande ebraiche che hanno come unico obiettivo l’occupazione totale della Palestina e, chissà poi, non si vada oltre. L’intento di Israele di liberarsi di tutti gli arabi si concretizza nel coronare Gerusalemme come propria capitale, già capitale della Palestina.

Il criminale Sharon

Il criminale Sharon

Vieni quindi più da piangere che da ridere quando si sentono commenti del tipo gli ebrei continuano a subire attacchi da fanatici religiosi musulmani. In primo luogo dobbiamo ben specificare che gli attacchi avvengono da parte di Israele che vuole conquistare i territori ed impiantarci le proprie colonie. Semmai possiamo parlare di difesa del popolo arabo palestinese che ancora crede nella sua usurpata autonomia. Facciamo un esempio stupidino ma pratico: se lo Stato vi togliesse parte del vostro giardino per darlo a qualcuno che dice che quel territorio gli è stato promesso da Dio, come reagireste? Se una volta preso possesso del giardino arrivasse in casa vostra confinandovi nel solaio dicendovi che dovete andare altrove perché non siete graditi, accettereste in silenzio? Personalmente mi rivolgerei all’autorità e, visto che questa sarebbe complice dell’occupante, cercherei di farlo uscire da casa mia con le buone o cattive. Sono diventato d’improvviso un fanatico religioso o un incazzatissimo inquilino usurpato da casa mia?

il muro della vergogna

il muro della vergogna

Certo è che Israele è una finestra dell’Occidente sui territori arabi ed il potere degli ebrei, popolo storicamente legato al denaro ed al potere, non può essere messo minimamente in discussione per i motivi precedentemente illustrati. In pratica autorizzati a fare quello che vogliono per le colpe subite. Ti hanno ucciso i parenti? Non preoccuparti, adesso puoi uccidere tu quelli di qualcun altro.

Naturalmente queste sono parole che non sentirete mai pronunciare dai nostri politici opportunisti che prima vanno a porgere solidarietà al popolo palestinese per poi, lo stesso giorno, attraversare il confine e vestire il kippah ebraico strappando parole di gratitudine e contratti firmati per il rifornimento di caccia d’addestramento militare Aermacchi. http://selvasorg.blogspot.it/2012/04/monti-piazza-20-aerei-militari-ad.html

Aermacchi

Aermacchi

Se proprio bisogna difendere Israele lo si faccia con consapevolezza; la stessa coscienza che avrebbero dovuto avere i militanti nazisti che davanti allo sterminio degli ebrei han dichiarato di non sapere o di esser stati costretti ad eseguire gli ordini. (Renato)

Spartizione della torta

Spartizione della torta