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I Racconti d’estate: Il Barbiere di Patrasso

Per il periodo estivo e non solo dato che sul blog i post rimangono accessibili ad ogni stagione, potrete fare letture di brevi racconti con comun denominatore un salone da barbiere. Tanto per non perdere l’abitudine ai viaggi, ad ogni storia cambierà il luogo d’ambientazione e di conseguenza la nazionalità del barbiere di turno. Solo il cliente sarà lo stesso ed è lui a scrivere ciò che state leggendo…

Tra intrecci noir e grotteschi, tra invenzione e realtà, non vi rimane altro che incominciare la lettura…

 

IL BARBIERE DI PATRASSO

Ci sono diversi modi per affrontare la vita, tra questi non decidere di risolvere gli eventi e farsi trasportare dagli stessi o viceversa dare un senso anche alle cose meno simpatiche.

Tra le varie disdicevoli ricorrenze naturali, forse la più trascurabile, per molti addirittura non più esistente, c’è la ricrescita dei capelli.

Chi per svariati motivi è spesso lontano da casa ed è incapace di utilizzare le infernali macchinette tosatrici si ritrova obbligato a rivolgersi di volta in volta a barbieri sconosciuti che, non è un esagerazione, dal momento in cui prendono le forbici al taglio della prima ciocca, suscitano sempre sudori freddi.

Per sdrammatizzare quel fatidico momento generalmente si incominciano delle conversazioni basate su banalità tra domande e risposte viziate da incomprensioni e timori. Spesso è il barbiere che intavola il discorso…

A Patrasso ero appena sbarcato dopo ore di noiosissimo viaggio su uno dei tanti enormi traghetti che fa spola dall’Italia alla Grecia. Le ore di strada che mi separavano al porto del Pireo ad Atene erano nulla rispetto a quelle che avrei dovuto aspettare prima di imbarcare nuovamente la macchina per raggiungere l’isola di destinazione. Sarà stato il caldo o la stanchezza ma avere il capello leggermente fuori misura e disordinato mi fece optare al taglio seduta stante. La ricerca del barbiere a Patrasso non fu così difficile vista l’ora pranzo in cui l’unica bottega con la porta aperta ed apparentemente disponibile pareva essere quella di un signore piuttosto anziano. Indossava un grembiule stile anni sessanta e teneva i capelli bianchi imbrillantinati e solcati da un pettine a denti larghi. Questo signore era di carnagione scura, abbastanza minuto, con il viso un po’ scafato, il naso aquilino; tipico greco, pensai. Probabilmente aveva da poco terminato di servire un cliente dato che armeggiava la scopa per pulire i capelli residui sul pavimento. Mi fece accomodare sulla poltrona dopo avermi salutato in greco con un deciso e forte kalimera. Dopo avermi avvolto con un telo nylon bianco per evitare di riempire di peli gli indumenti che indossavo, diede qualche colpo deciso con il piede alla leva, mi posizionò alla giusta altezza e guardandomi allo specchio che oltre a me rifletteva una pompetta dell’acqua, altre forbici ed una pomata ordinatamente sistemati su di una mensola in legno piuttosto retrò mi chiese che taglio volessi. In greco. Capì ciò che mi disse ma non riuscì a rispondere nella sua lingua che pur parlicchiavo, facendogli però inequivocabilmente intendere la mia provenienza. “Ah, italiano” disse. Lui l’italiano lo parlava dato che aveva vissuto per molti anni in un paesino non ben definito di qualche regione che non capì bene.

Cominciò a raccontare in un italiano approssimativo e con forte accento greco stile “una fazza una razza” che per comodità trascriverò in modo corretto per facilitarne la lettura e la comprensione del senso “Sono stato per molti anni in Italia e la conosco bene. Ci andai da ragazzino, ero povero quella volta”.

-Non sembra ricco manco adesso, pensai maliziosamente

“I miei genitori erano molto poveri. Mio papà lavorava su una piccola barca di pescatori vicino ad Olympia, mentre mia mamma rimaneva a casa a cucinare ed a badare a me ed i miei dodici fratelli. Solo uno è rimasto vivo. Si è trasferito a Salonicco ed aveva dodici figli. Ma solo uno è rimasto vivo. Si è trasferito ad Atene. Mio nipote è sposato e sua moglie è incinta per la dodicesima volta.

Quegli anni erano duri, noi eravamo molto poveri. Aiutavo mio papà a districare le reti e fu proprio durante una di quelle giornate sotto il sole tra il groviglio di fili di cui non venivo a capo che decisi di prendere le forbici e tagliare tutto. Mio padre non la prese bene e per punizione mi chiuse in una cassa di legno per alcuni giorni. Purtroppo i soldi erano pochi e non riuscimmo a ripagare il danno fatto ai pescatori che davano lavoro a mio padre tanto che fummo costretti ad emigrare l’anno dopo. Quando uscì dalla cassa mi stropicciai gli occhi e vidi un paesaggio diverso da quello che ricordavo prima d’esserci entrato. La gente si spostava in groppa agli asini come in Grecia, c’era caldo come in Grecia, resti di templi abbandonati come in Grecia, ma la gente parlava in modo diverso, avevano una lupara a tracolla ed invece del caffè bevevano la granatina. Capì subito che eravamo in Germania. Mio papà trovò lavoro come pescatore anche là. Oltre alla cassa con me dentro probabilmente si era portato dietro anche il diploma da pescatore e quello che rimaneva delle reti che avevo tagliuzzato l’anno precedente. Purtroppo quell’annata non fu delle migliori, il pescato non abbondava ed a casa il cibo cominciava a scarseggiare. I miei dodici fratelli, che ci raggiunsero qualche mese più tardi assieme al mia povera mamma, lavoravano come muratori ed in un anno avevano costruito tre nuovi quartieri finché non venne detto loro che c’erano sei case libere per ogni abitante e sarebbe stato meglio prendersi una breve pausa prima che il paesello di S.Rocco Barbinaceo (quello si capiva…) fosse stato completamente sommerso dal cemento. Le ultime costruzioni che ricordo sono due enormi colonne di sostentamento ad un ponte, proprio in concomitanza con la sparizione di due miei fratelli.

Eravamo molto poveri”.

-Li lasci pure più lunghi sopra, grazie. Mi spiace per i fratelli. Proprio scomparsi?

“Decidemmo di tornare in Grecia, ci mancava.

Fui accolto da uno zio vicino a Salonicco, è da lì che incominciai il mio mestiere. Facevo il garzone nella sua bottega di barbiere…”

-A che età? …circa

“Avevo 25, 36 anni…

Mio zio era una persona molto importante nel paese. Da lui andavano a tagliarsi i capelli il sindaco, il prete ed il capo della polizia. Un giorno mi ricordo che sentì degli spari nel campo dietro alla Chiesa. Accorremmo subito a vedere quello che era successo. Ricordo che in quel preciso istante mio zio stava tagliando le basette proprio al capo della polizia che, sentito gli scoppi, si alzò dalla poltrona con un balzo, diede qualche sorso al caffè ed impugnando l’arma si precipitò ad accertarsi di cosa stava accadendo… Io ero terrorizzato al solo pensiero di quello che poteva essere successo ed infatti non mi sbagliavo. Nella nostra bottega girava voce che la moglie del falegname fosse uscita da sola sul terrazzo e nonostante l’assenza del marito, abbia rivolto lo sguardo al figlio del pastore che in quel momento stava pascolando le pecore. Il figlio del pastore era un bel ragazzo giovane e prestante. La domenica si faceva il bagno e partecipava alla cerimonia religiosa, persona per bene. Il falegname però, che stupido non era, si accorse di tutto e così quel giorno fece una pazzia.

Quando arrivammo sul posto era troppo tardi per fermarlo: gli scoppi che sentimmo erano usciti dallo scarico del furgoncino del falegname che, caricata la moglie e tutte le loro provviste, abbandonò il paese dalla vergogna. Riuscimmo a vedere solo la sagoma del malandato furgoncino azzurro che si allontanava inequivocabilmente in qualche posto lontano dove ricominciare la loro vita”.

  • Ah, pensavo ad un finale peggiore sinceramente…

“Oggi giorno i tempi sono cambiati. L’ultimo dei miei dodici figli mi è morto ammazzato da delinquenti l’anno scorso. Gli altri sono morti prima. Aveva solo 34 anni.”

  • Pure lui? Ma la sua famiglia non è molto fortunata mi pare di capire… Mi dispiace… Cosa gli è successo?

“Quella mattina ero sceso a lavorare come sempre. Avevo aperto bottega presto e mi ero messo a riordinare. I miei figli fortunatamente non sono nati in una famiglia povera come la mia; hanno trovato una casa, cibo e sono andati a scuola anche fino ai 13 anni. Tutti intelligenti, ma lui speciale. Mi aveva fatto capire, per dire quanto era intelligente, che se lui fosse venuto in bottega ad aiutarmi la gente avrebbe pensato che un giorno sarebbe potuto diventare più bravo di me, in seguito avrebbe aperto un suo salone ed io sarei rimasto senza lavoro perché tutti sarebbero andati da lui. Ma mio figlio, intelligente ed altruista, volle evitare questa situazione e così evitò di venire a lavorare in bottega sforzandosi di fare il mantenuto. Gli costava caro dormire fino alle prime ore del pomeriggio ed uscire la notte ad ubriacarsi con gli amici fino al mattino seguente e vedevo quanto era mortificato ogni volta che passava a trovarmi mentre ero al lavoro per chiedere delle dracme di sostentamento.”

  • Ma poi di cosa è morto?

“Una fine stupida, come la maggior parte delle volte che la morte viene a bussare. In modo stupido.

Quella mattina stavano trasferendo uno spazzaneve da Salonicco a Patrasso perché avevano previsto forti nevicate. Ma a Patrasso non nevica mai! Greci idioti!

Mio figlio dopo anni si era svegliato presto ed aveva deciso di andare a cercare un lavoro che non fosse il barbiere. Ho ancora in mente l’immagine che vedevo attraverso il lunotto del maggiolone: un bel ragazzo sorridente con i capelli lunghi neri e la barba incolta, maglietta rossa e con la sigaretta nella mano sinistra e bicchiere di Nescafé e cellulare nella destra mentre parla al telefono con probabilmente la sua ragazza. Come dimenticare il crocifisso che appeso allo specchietto ciondola riflettendo la sua immagine sui suoi occhiali scuri? Non l’avrei mai più rivisto.

Dicono che mentre guidava gli sia caduta della cenere nel caffè e così abbia provato a toglierla dal bicchiere con l’antenna del cellulare e che non si sia accorto che il pitagyros che aveva appoggiato vicino al cambio sia finito proprio sotto al pedale del freno. L’impatto con lo spazzaneve è stato fatale.

Ed a Patrasso non nevica mai”.

  • Che sfiga, vero… Bene, quanto le devo?

“30 euro”

  • Ah, pensavo meno…

“Eravamo poveri, molto poveri…”

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Rodi Cult: Salviamo il Parco di Rodini

Il Parco di Rodini è uno dei luoghi più simbolici presente sull’isola di Rodi che dimostra la totale incapacità di programmazione e gestione turistica da parte di chi dovrebbe occuparsene. Come in Italia dove le infinite, esclusive e variegate risorse naturali, storiche ed artistiche non bastano a tenere a galla un Paese, che non per niente condivide le peggiori statistiche con la Grecia per l’appunto, anche a Rodi si possono constatare delle contraddizioni assurde.

Mia faza mia raza, una faccia una razza. Stessa incoscienza culturale, vien da aggiungere.

DSC_2585Viene utilizzato dai residenti come ottimo punto di riferimento stradale: abito vicino al parco, presente dove c’è il parco, prosegui dopo il parco. Nessuno sa o fa cenno di quello che offre questo parco al suo interno. Tenuto praticamente nascosto dagli enti turistici, forse per vergogna per lo stato di abbandono e degrado cui sono artefici, non viene minimamente preso in considerazione dai corrispondenti locali che non vengono sfiorati dal pensiero di portarci qualche turista.

La chiusura e la morbosità del possesso del territorio, prerogativa di molti isolani, creano non pochi ostacoli ad un turismo consapevole che dovrebbe essere senza ombra di dubbio il volano di un’isola dalle enormi potenzialità come Rodi che paradossalmente è stata invece recentemente spolpata e snaturata da orde di russi poi scomparsi nel nulla e che han lasciato dietro a sé locali per lap dance, innumerevoli pelliccerie ormai inutili e debiti su debiti. L’illusionismo del soldo facile.

Fatto tutto questo preambolo che a chi scrive serve a smaltire l’incazzatura e rivolto al lettore cui obiettivo è l’esatto opposto, cioè aumentarla, entriamo finalmente nel benedetto Parco di Rodini.DSC_2583

Si trova all’ingresso della città nuova di Rodi, a pochi chilometri dalla Chiesa Cattolica di San Francesco, quest’ultima facilmente riconoscibile proprio per la presenza della statua del Santo; in corrispondenza dell’inizio della trafficata Rodi-Lindos Avenue.

Già esternamente l’area verde è un bellissimo colpo d’occhio, per chi lo coglie.

Ci si accorge d’essere effettivamente all’interno del parco dopo aver oltrepassato una casettina di legno che presumibilmente sarà servita o sarebbe dovuta servire a contenere un omino che, stipendiato, incassava il denaro dei visitatori elargendo loro un biglietto d’ingresso. Usanza tipica dei paesi perlopiù civilizzati. Il nostro invece è a casa, senza stipendio, che guarda la tv ed ascolta i programmi elettorali.DSC_2596

Fatto sta che da italiani è impossibile non scorgere lo stile romano già dai primi giochi d’acqua sapientemente elaborati nel paesaggio esistente. Si nota qualche panchina abbandonata al suo destino che, come usanza dei paesi civilizzati, sarebbe potuta servire ad ospitare qualche studente concentrato a leggere il suo libro o tablet che sia, confortato dal silenzio, riparato da millenari e magnifici alberi che rendono il clima anche nelle ore più calde decisamente piacevole e fresco. Il nostro invece è a casa sua sul divano con l’aria condizionata accesa.

A fianco della panchina giacciono abbandonati una busta in plastica rossa ed una rivista che nei paesi civilizzati non sarebbero mai stati abbandonati e, nel caso, prontamente raccolti da un addetto alla pulizia. Il nostro è a casa, senza stipendio, che guarda la tv ed ascolta i programmi elettorali. E sono due.

DSC_2591Tra i versi dei numerosi animali che sfruttano questo lembo di prospera natura ci sono anche gli schiamazzi di piccolissimi bambini innocenti che con le loro mamme, zie o tate queste siano, vengono introdotti al mondo moderno con giochi istruttivi che ben si prestano al luogo circostante; passano alcune ore infatti al fresco e protetti dalla calura a schizzarsi con l’acqua dei ruscelli artificiali, ripetiamo, risalenti all’epoca romana e spinti dalla vena creativa delle badanti fanno navigare dei bicchieri in plastica con relativi coperchi, una volta contenitori di Nescafé cui i greci van ghiotti, tra i rivoli d’acqua limpida. Poco importa se alla fine dei giochi uno dei coperchi azzurri rimane a far bella mostra di sé ai prossimi visitatori, l’importante è che i bimbi si siano divertiti.

Giocandoci il bonus fantasia riusciamo a fare un salto indietro nei secoli e non riesce difficile godere appieno dell’effetto che ci offre il Parco di Rodini che svela i suoi scorci con metodica bellezza. Quasi a trovare un palcoscenico dietro l’altro, che una volta aperto svela un inestimabile valore storico e naturale. Anche per i più ignoranti, come chi scrive, è facile distinguere le opere edificate in Epoca Romana da quelle moderne: le prime stanno ancora in piedi, le ultime sono a pezzi. Ovviamente i piccoli ruscelli convergono in un corso d’acqua principale. Canale dove con una breve ricerca si evince che, alcuni decenni or sono, piccole imbarcazioni a remi lo navigavano trasportando estasiati turisti intenti a guardare meravigliosi colonnati che altro non sono che acquedotti romani. DSC_2589Meraviglie culturali che a Rodi sono abbandonate al loro destino non fosse per qualche impalcatura d’emergenza e che in altri luoghi sarebbero considerate inestimabile patrimonio fosse solo per il fatto che probabilmente parliamo di uno dei primi parchi naturali mai realizzati al mondo. La passeggiata diventa avventurosa nell’attraversamento dei ponticelli di legno sopravvissuti al degrado e percorsi resi inaccessibili dalla vegetazione incolta. In un paese civilizzato cinque omini si sarebbero occupati della manutenzione accompagnando i richiami esotici della fauna con il deciso rumore delle forbici, il graffio del rastrello ed un momentaneo ma costante battito del martello sul legno. I nostri si ritrovano in una taverna, davanti ad un bicchiere di vino, che discutono sull’operato del Governo. Disoccupati. E sono sette. Sempre che uno di loro non sia rimasto seppellito vivo sotto una frana che ha sommerso mezza panchina situata sul percorso.DSC_2588

Anche le ochette e paperelle alle quali era stato dato in comodato d’uso un abitazione condominiale in legno in prossimità di una piccola diga di cui non fanno usufrutto, sembrano piuttosto incazzose, tant’è che una in particolar modo soffiando fa intendere che è meglio starle alla larga.

Sicuramente non sono le sole specie animali ad abitare il luogo che, stando ad informazioni prese alla meno peggio, sarebbe o potrebbe essere stato una riserva protetta del cervo di cui però non si è vista nemmeno l’ombra. Rimane pur sempre il simbolo di Rodi. In un paese civilizzato tutti questi animali sarebbero costantemente vigilati e protetti da almeno tre persone specializzate. E siamo a dieci.

Un po’ come avviene in Egitto dove il dubbio che l’egiziano moderno non sia lontanamente parente dei creatori della civiltà faraonica e per par condicio degli italiani con l’antica civiltà romana, stessa cosa dicasi per i nostri pigri amici greci che da culla della civiltà si sono evoluti in triciclo della sensatezza e che però muovono i loro passi su un territorio che lascia strabilianti testimonianze architettoniche come l’ennesimo riferimento presente nel parco quale la tomba dei Tolomei circondata da 21 semicolonne doriche. Non bastasse, ma qui andiamo ad intuizione vista la scarsità di informazioni reperibili a riguardo, un albero secolare probabilmente sostenuto da colonne risalenti all’epoca fascista che, ricordiamo, hanno imposto la loro presenza dal 1921 al 1943 e cui tracce sono quasi ovunque sull’isola.DSC_2591

Questo è , nonostante la trascuratezza, il bellissimo Parco di Rodini che in un paese civile darebbe lavoro ad almeno dieci persone e che le guide turistiche sarebbero fiere di esibire ai visitatori che già così ne rimangono estasiati. Un sito dedicato, l’immancabile app, un luogo di ristoro, un piccolo store ove acquistare gadget quali magliette, tazze e via dicendo, sviluppo di aree adibite a riserva naturale di svariate specie animali e vegetali, ripristino della navigazione a bordo di piccole imbarcazioni a remi ed altre innumerevoli soluzioni da sviluppare con il coinvolgimento delle Università e di realtà giovanili, culturali e turistiche; questo potrebbe essere: una sicura fonte di benessere per la collettività che invece subisce inerte ed impassibile la bieca ignoranza di amministratori ignoranti ed incapaci di chiedere briciole di sovvenzioni agli Enti Europei preposti allo sviluppo. #safeRodiniParkDSC_2598DSC_2594DSC_2587