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Copertina Settembre 2017

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Finché c’é guerra c’é speranza

A momenti sarei partito e chiudendo la porta dietro a me avrei spento le urla ed i rumori provenienti dalle bocche della mia cara famiglia.

Prima di ogni mio viaggio si azionava la messinscena dell’inseguimento per le stanze della casa dei due bambini con mia moglie indaffarata nel redarguirli e ricordarmi di mettere questo e quello nella mia valigia. Le vibrazioni della scala di legno sollecitata dalla corsa dei pargoletti mi rintonavano in testa anche dopo essere salito nel taxi.

Ultimamente le cose stavano andando piuttosto bene. Economicamente riuscivo a soddisfare le richieste di tutti i componenti della famiglia. I bambini potevano vestire abiti di qualità ed erano ricoperti da giochi di ogni genere e tipo. Il maschietto stava impazzendo dietro l’ultimo mio regalo: un piccolo drone che avevo ricevuto io stesso in omaggio da una società israeliana specializzata in sistemi di spionaggio e sicurezza. Sua sorella, come ogni bambina pre-adolescente, preferiva i giochi all’aperto. Quando non cavalcava, passava le ore a spazzolare il suo cavallo. L’avevo avuto ad un prezzo di favore durante uno stage in Arabia Saudita.

Bastava accendere la tv e sintonizzarsi su un qualsiasi telegiornale per capire come gli astri fossero tutti favorevoli a chi, come me, commerciava in sicurezza.

Alla fiera di Washington, era lì che mi stavo recando, mi aspettavano numerosi contratti già belli ed impacchettati pronti per essere firmati. Sinceramente il mio lavoro stava diventando quasi noioso.

Gli inizi non furono brillanti. Vendere la propria merce non era così semplice come ad oggi. Molti politici evitavano di farsi coinvolgere in scandali per non compromettere la propria immagine e l’opinione pubblica era sicuramente più attenta nel mantenere certi valori. Almeno all’apparenza. Al momento, per fortuna, qualsiasi vergogna o dignità è sbriciolata davanti al denaro.

Per vendere un sistema di sorveglianza piuttosto complicato creato da italiani ed ebrei, ad esempio, sono nate delle vere e proprie alleanza tra parte degli stessi ebrei e palestinesi. Difficile solo a pensarlo vista la situazione instabile che regna in quella parte di mondo.

Guardato con gli occhi di uno spettatore moralista quel luogo è uno scempio dell’umanità; con quelli di chi cerca l’affare è un laboratorio dove testare qualunque sistema di sicurezza senza curarsi minimamente di infrangere diritti o dignità umane. Un paradiso.

A Washington mi incontrerò anche con esponenti della Comunità Europea che stanno approvando nuove leggi che regolamenteranno ancora più severamente gli aeroporti. I notevoli sforzi economici dell’azienda che rappresento cominciano a dare i loro frutti. Manca solo la firma sul contratto ma la tavola è già apparecchiata. Ogni volta che mi tolgo il soprabito prima di passare sotto il metaldetector di vecchia generazione sorrido all’idea di cosa aspetta alle persone che già adesso rumoreggiano per il fatto di dover sottostare alla rigidità dei controlli.

Lo strato di grigio di cui faccio parte è l’involucro di uno nero, sommerso, di cui si vuole ricoprire l’esistenza. La fabbrica del nemico. Il luogo dove si modellano figure da combattere a piacimento.

Là sotto non esiste una nazionalità, un credo, una politica. Esiste il colore dei soldi. Un girone infernale dove si mescolano i corrotti di ogni razza e cultura.

In Israele il teatrino del terrorista palestinese che attacca e viene eliminato viene sistematicamente messo in scena e poi lo si butta in pasto ai media che fanno il resto. La pace sarebbe la fine per la ricerca di sistemi di sicurezza e tecnologia balistica.

I Paesi del Mediterraneo, quelli più obbedienti, vengono risparmiati dagli attacchi terroristici. Per vendere bene ci sono gli sbarchi dei clandestini. La paura del diverso, la chiusura nelle proprie case, la voglia di difendersi ed uno Stato non presente alimentano il nostro indotto. Allarmi, antifurti, telecamere, piccole armi da difesa. I cani da guardia? Non ci guadagniamo nulla. Le polpette avvelenate sono un ottimo deterrente per chi ancora crede in quel tipo di difesa antiquata e poco redditizia.

Ma se ho comprato la terza casa al mare lo devo all’inimmaginabile inserimento delle grosse case di distribuzione che si sono inserite prepotentemente nel business dello spionaggio casalingo. Le spy cam che vigilano le nostre case possono essere utilizzati per osservare ed ascoltare anche le stesse persone che ci vivono. I software sono vulnerabili, in alcuni casi progettati appositamente per essere perforati.

Osservare, rubare immagini e dati… La guerra sta prendendo nuove forme e connotati, meno sangue ma più assorbimento di cervelli

Alla fine nonostante i mille reminder di mia moglie mi sono dimenticato di lasciarle i soldi per saldare la retta scolastica dei ragazzi.

Non è la prima volta che capita, ma sono sicuro che i preti capiranno.

Ecco cosa si deve combattere

Je-suis-Charlie-liberi-di-raccontare-liberi-di-vivereCi risiamo…

E’ partita l’ennesima caccia al nemico. Invisibile, cattivo, spietato. Il mostro che vuole invaderci e conquistarci sgozzando gole e decapitando teste, di donne e bambini, di tutti gli infedeli, al grido di un dio intransigente.

Abbiamo da poco ripulito di coriandoli e tappi di champagne le strade nelle quali abbiamo accolto speranzosi il 2015 ma la mentalità e le informazioni cui siamo sottoposti utilizzano la stessa tecnica del medioevo quando i crociati, truppe militari cristiane capeggiate dalla Chiesa, partivano in estenuanti missioni pacifiche verso il lontano Medio Oriente dove a suon di mazzate date e prese ergevano crocifissi qua e là nella speranza di monopolizzare il mondo. Allora Saladino veniva descritto come feroce e, guarda caso, taglia teste: era il Bin Laden dei tempi antichi. In realtà non esistono documenti risalenti all’epoca che testimonino di una testa mozzata ad un qualsiasi cristiano, come oggi ancora non esistono prove di armi chimiche utilizzate da Saddam Hussein.

Giustificazioni mediatiche per raggiungere il consenso del proprio popolo.

Il nemico deve avere accentuate diversità, deve essere facilmente riconoscibile e possibilmente un po’ sporchino e disagiato. I popoli poco o per niente integrati alla cultura occidentale sono un ottimo obiettivo da combattere. Colpire senza capire.

Per difendere il proprio orticello le persone comuni hanno bisogno di difesa, di sicurezza; dal punto di vista politico avere un popolo spaventato ed allertato davanti alle diversità fa comodo per diverse ragioni: la prima perché così l’attenzione si focalizza altrove rispetto i malaffari che si sviluppano giornalmente all’interno dei palazzi di vetro, la seconda perché contrastare militarmente le minacce dell’invisibile nemico generano un business incalcolabile tra ricerca di nuove tecnologie belliche e preventive, acquisto di armamentari, mezzi corazzati e quant’altro serve a condurre una guerra tradizionale. Morale della favola il giro di affari si ingrossa e le persone si barricano terrorizzate nelle proprie case.

Questo è quello che accade e sarebbe sotto gli occhi di tutti ma accettare verità diverse non è semplice, specie se queste insinuano dubbi sulla condotta non solo storica occidentale, che negli anni hanno colonizzato mezzo mondo spazzando via intere culture o si sono intromesse in politiche estere con guerre liberatorie e confini disegnati con il righello dopo un abbondante pranzo, ma anche atteggiamenti personali caratterizzati da egoismo e chiusura.

D’altronde essere perennemente allertati che un nemico è alle porte di certo non facilita aperture.

L’idea di massima dovrebbe essere che dovremmo fornire i nostri vicini di mezzi e strutture per costruirsi il proprio avvenire, per evitare che in assenza di crescita autonoma questi prendano di mira proprio il nostro orticello.

Partendo dal presupposto che troppi ancora confondono arabo con musulmano e che farebbero bene ad informarsi prima di sparare (sentenze), arriviamo presto alla soluzione a questo tipo di problema comunitario: gli esecutori terroristi, così come quelli mafiosi o i semplici delinquenti, al 99% dei casi provengono da realtà disagiate ed instabili, dove le alternative alla scelta del proprio futuro sono completamente assenti. Le uniche speranze sono riposte in promesse economiche o religiose, quest’ultime perché incontrovertibili. Nessuno potrà mai dimostrare che dio non esiste, nessuno potrà mai dimostrare che chi promette in suo nome dica stupidaggini.

L’unica ancora di salvezza a tal proposito è l’istruzione. Insegnare la logica, completamente assente nella mentalità dei Paesi nord africani ad esempio, istituire università, investire nella ricerca e nello sviluppo, arte, cultura, creare speranze. Questo si deve fare.

Ecco perché le matite e le menti di chi le utilizzano per diffondere cultura vanno salvaguardate, nonostante non sempre il loro carboncino tratteggi linee adeguate e rispettose.

Per sconfiggere il terrorismo è inutile bombardare case altrui per colpire presunti combattenti sacrificando migliaia di persone innocenti e disperate costrette a fuggire altrove alla ricerca di nuova vita. Anime perse che rischiano di essere rimpiazzate da anime malvagie.

Per sconfiggere il terrorismo è inutile continuare la corsa agli armamenti ed ostinarsi a sostenere le invasioni israeliane in Palestina solo perché bene o male hanno un modello di vita occidentale e sono stati pesantemente puniti dalla storia recente.

Il vero nemico della libertà è l’ignoranza, ed è quella che va combattuta con ogni mezzo e con tutte le nostre forze perché, che ci piaccia o no, questo mondo malato ce lo dobbiamo condividere tra tutti.