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Turismo è…

Arriva la pandemia che tutto il turismo porta via.

Nonostante l’evento catastrofico abbia modificato in peggio la qualità della vita dell’intero globo terrestre, il pensiero di molti, espresso apertamente, è stato ed è “chissenefrega delle vacanze, ci sono cose più importanti a cui pensare”

Pensiero parrebbe condiviso, tra l’altro, prima dal Governo Conte (quello della bodenza di fuoco)  con il pluriministro Franceschini  inerme ed incompetente e dal Governo Draghi dopo, con l’istituzione di un Ministero autonomo di fatto annullato dal Ministero della Salute.

Morale della favola un cortocircuito perfetto che ha disintegrato l’intero comparto turistico.

Ma cos’è il turismo? Le menti deficitarie che non l’hanno capito sono fondamentalmente due: chi pensa che il turismo si limiti ad una sciabattata in spiaggia, un bagno in mare ed una effimera abbronzatura fini a se stessi e chi crede che il territorio italiano vada privilegiato a scapito di quello straniero.

Cominciamo dal secondo punto: l’essenza del turismo è l’abbattimento dei confini. Voler privilegiare un territorio, ovunque esso si trovi, a discapito di altri è come affermare di voler aiutare prima i poveri di casa nostra e poi gli altri. I poveri vanno possibilmente aiutati. Punto. Indipendentemente dal luogo o dalla nazionalità. Se l’argomento povertà non convince i nazionalisti, allora c’è l’aspetto opposto da valutare, la ricchezza. Pecunia non olet dicevano i latini, qualunque sia la provenienza denaro rimane sempre, o solo, denaro.

Quando un connazionale varca un confine per godere delle meritate ferie non significa che tutti i suoi risparmi finiscano all’estero, anzi. Spiegando questa fase possiamo anche ricollegarci e rispondere al primo punto sopra menzionato, ossia il turismo è una rinunciabile sciabattata in spiaggia.

La signora Luisa, moglie del sig. Mario, vede su Instagram una foto bellissima di una spiaggia greca. Il paesaggio la colpisce talmente tanto che l’idea di passare qualche settimana d’estate sotto un sole garantito, acque limpide e cristalline prende forma giorno dopo giorno.

Entrambi esausti dalle limitazioni, dalle pressioni e dallo stress, si convincono che staccare momentaneamente la spina sia la scelta migliore.

Non se la sentono di organizzare il viaggio autonomamente perché vogliono evitare ulteriori pensieri che si andrebbero ad accumulare a quelli già presenti. Si affidano così ad una agenzia di viaggi di fiducia. A prendersi carico delle loro richieste è direttamente il proprietario che offre loro diverse possibilità. Valuta che le date siano compatibili con le varie offerte sul mercato proposte dai tour operator, si informa sulla qualità delle strutture, le preferenze sul cibo; tra l’altro uno dei due è celiaco. I due signori fanno la loro scelta mettendo in moto la fase organizzativa numero due. L’agenzia effettua la prenotazione presso il tour operator che da adesso in poi si prende carico dei due clienti. Prenota i posti sul volo di andata e ritorno che li porterà a destinazione, organizza il trasferimento dall’aeroporto alla struttura, comunica all’hotel la tipologia di stanza richiesta, nelle note fa presente che uno dei due ospiti è celiaco. Ad aspettarli, una volta arrivati nel luogo dei loro sogni, c’è un assistente che, essendo loro connazionale, parla la stessa lingua e rappresenterà dall’inizio alla fine il tour operator accertandosi quotidianamente che la vacanza del signor Mario e della signora Luisa si svolga come pattuito.

Intervenendo  tempestivamente in caso di necessità, come quando i due, cadendo da fermi con lo scooter, si slogano polso e caviglia. Li accompagna in ospedale, attiva l’assicurazione, indica loro un medico e la farmacia più vicina. Tutto risolto in poche ore, la vacanza non subisce nessun contrattempo. I due signori si godono le giornate al mare ma apprezzano particolarmente il fatto che, essendo italiani, la pasta a pranzo non manca mai. C’è addirittura un cuoco che la salta in padella al momento. I camerieri sono disponibili e sorridenti ed anche il maitre di sala vigila costantemente che il cibo del signor Mario sia glutin free. I coniugi giorno dopo giorno ritrovano il sorriso e sono sempre più rilassati tant’è che dopo aver aderito a tutte le iniziative dello staff di animazione decidono di esplorare l’isola usufruendo di una delle tante escursioni guidate. Via terra, via mare… C’è né per tutti i gusti. Comprano dei souvenir ed a volte cenano in qualche taverna tipica assaporando con curiosità i prodotti locali che sicuramente cercheranno di acquistare in qualche supermercato ben fornito una volta tornati a casa.

Arriviamo alla conclusione: Mario e Luisa sono andati in Grecia, vero. La maggior parte del loro investimento è però rimasto in Italia. Com’è possibile? L’agenzia di viaggi è italiana, il tour operator è italiano, la compagnia aerea che hanno utilizzato potrebbe essere italiana. L’equipaggio italiano. All’andata hanno fatto colazione nel bar dell’aeroporto italiano e sono stati serviti da una simpatica barista italiana. Quando hanno lasciato il tavolino dove erano seduti è passata una signora delle pulizie che lavora in una ditta italiana. Parte del personale della struttura in cui soggiornano in Grecia è italiano, molti prodotti che trovano al buffet sono italiani. La padella in cui viene saltata la pasta è costruita in Italia. Il caffè è importato dall’Italia; così come il formaggio grana, le mozzarelle ed il prosciutto crudo. L’assistente che si prende cura di loro, è italiano. Lo staff di animazione con cui si sono divertiti comprende diversi elementi italiani. Due receptionist sono italiani, altri due hanno studiato in Italia. Anche il dottore che li ha presi in cura ha conseguito la laurea in Italia ed ha prescritto loro dei medicinali prodotti nel Belpaese e di cui è rifornita la farmacia. La guida che li ha accompagnati in escursione ha studiato in Italia.

Grazie alle risorse che i turisti portano all’estero, tutti i beneficiari della filiera sono grati ed interessati alla cultura italiana tant’è che durante i mesi invernali scelgono di spendere le loro ferie o indirizzare i loro studi proprio in Italia. Mario e Luisa non lo sanno, ma chiacchierando con i locali quale il barista, il ristoratore, l’autista del bus, si sono resi ambasciatori della cultura italiana che, va sottolineato, spesso ha più rilevanza dell’esportazione dell’inciviltà.

Le persone partecipi  nel viaggio dei nostri simbolici coniugi non si riescono a contare. Non c’è un settore lavorativo che non sia coinvolto direttamente o indirettamente dal movimento turistico che è cuore pulsante ed indispensabile dell’economia mondiale.  

Se in qualche modo è giustificabile sentire affermazioni decerebrate scaturite da individui dalla conoscenza circoscritta, è preoccupante l’atteggiamento istituzionale nei confronti del turismo che fino all’arrivo della pandemia si è saputo muovere autonomamente.

Il turismo è arricchimento globale.

Se vuoi essere migliore di noi, caro amico, viaggia.

(Goethe)

Siena. Il campioncino

Il protagonista della storia nacque a Siena,

da una famiglia di umili commercianti, nei primi anni ’50, quando le leggende viventi Gino Bartali e Fausto Coppi erano al tramonto delle loro sfavillanti carriere. La forte passione di suo padre per il ciclismo rimase soffocata fino al suo concepimento che avvenne dopo diversi tentativi. Precedentemente e per ben nove volte, fu esposto un fiocco rosa sull’uscio di casa. A quell’epoca solo poche donne potevano concedersi il lusso di praticare dello sport, a maggior ragione le corse in bicicletta.

Non ancora in fasce il bambino venne alimentato con una borraccia di latta, cimelio ritrovato dai familiari durante una passeggiata primaverile nei campi attornianti la suggestiva città toscana. Si sosterrà in seguito che questo fu il motivo per il quale al bimbo i primi denti di latte spuntarono durante l’adolescenza.

Il piccolo campioncino crebbe ed all’età di sei anni cominciò a dividersi tra la scuola elementare e la piccola bottega d’ortofrutta di famiglia. Il padre sosteneva che solo con un duro allenamento suo figlio potesse diventare un ciclista alla stregua dei grandi campioni. Impose al bambino un duro programma di allenamento. Oltre al tempo impiegato allo studio ed al lavoro, avrebbe dovuto dedicare fino a dieci ore al giorno a pedalare. Ma il padre non tenne conto di un fattore non certo secondario: suo figlio era sprovvisto della bicicletta. Essere attorniato dalla madre e nove sorelle stava inoltre pregiudicando la sua mascolinità tant’è che alcuni amici di famiglia, molti anni a seguire, giureranno d’averlo visto per almeno due occasioni con in mano una bambolina di pezza. Particolare da non trascurare. Il primo velocipede gli fu regalato da uno zio falegname specializzato nella fabbricazione di casse da morto e che glielo costruì su misura. La gioia di disporre di un proprio mezzo di locomozione si trasformò ben presto in una sorte di lenta agonia: il padre gli impose fin da subito durissimi allenamenti. Oltre alle ore di fatica passate sulla bici ricavata da un tronco di faggio si aggiunse un ulteriore fattore che in un primo momento poteva sembrare trascurabile: anche la sella e le ruote erano fatte in legno. Queste ultime poi, erano quadrate. L’infanzia scolastica fu parecchio travagliata, vuoi per il poco tempo che poteva dedicare ai compiti, ritenuti perdita di tempo dal padre che in gioventù rimase deluso dal finale della storia della forza gravitazionale di Newton a tal punto da abbandonare gli studi in prima elementare, vuoi perché vittima del bullismo dei suoi compagni che lo prendevano in giro a causa della sua famiglia composta praticamente da sole donne. In realtà, come sembrerebbe dalle testimonianze avvenute molti anni a seguire da amici di famiglia, i suoi compagni di classe erano invidiosi della sua bicicletta più che dei suoi atteggiamenti sessuali equivoci. Con pazienza e dedizione infatti, il piccolo campioncino si era dedicato all’alleggerimento del mezzo, smussando con pialla e scalpello le parti eccedenti del telaio. Non solo: con ingegno ed innata maestria era riuscito a montare delle ruote circolari che gli permettevano di guadagnare parecchia velocità in più rispetto a quelle quadrate. Anche le vibrazioni sul manubrio erano notevolmente diminuite.

L’apice della sua tristezza si materializzò in una tempestosa  giornata autunnale quando al suonare della campanella di corsa all’uscita della scuola dinanzi ai suoi occhi si presentò l’episodio che lo segnerà per tutta la vita. Qualcuno, forse proprio uno dei suoi compagni di classe, incendiò la sua bicicletta. Il Preside sbrigò presto l’accaduto giustificandolo come l’opera di un fulmine, ma i dubbi sulla realtà dei fatti ancora oggi attanagliano i ricercatori. Moltissimi anni dopo da alcuni amici di famiglia trapelerà che sia stato proprio un suo compagno di classe a compiere quel gesto meschino.  Dopo aver appiccato l’incendio avrebbe commentato “Volevi la bici in carbonio? Intanto usa questa carbonizzata” In realtà fonti più autorevoli smentiscono categoricamente questa versione in quanto la prima apparizione delle bici con quel materiale avverrà solo alla fine degli anni ’80.

All’età di undici anni avvenne un’altra svolta nella sua vita quando, la sorella più grande, tornò a fare visita alla famiglia dopo un lungo esilio a Milano dove trovò lavoro come centralinista prima e come prostituta d’alto borgo in seguito. Raccontò al fratello che al nord circolavano biciclette di un metallo chiamato alluminio e con le ruote simili a quelle delle motociclette. Non solo, dalla tasca della pelliccia estrasse anche una foto di un ciclista professionista a bordo di quel mezzo così tecnologicamente avanzato. Il ragazzo alla sola vista ebbe un sussulto. Sua sorella glielo lesse negli occhi ed amorevolmente lo consigliò di intraprendere una professione che gli avrebbe consentito un tenore di vita tale da potersi concedere un mezzo simile. Il fratello ringraziò per il prezioso consiglio ma in un primo momento rifiutò di prostituirsi.

Il tempo passava e finalmente si presentò per lui l’occasione di far parte di una squadra di ciclismo. Narra la leggenda infatti che un giorno non ben precisato, si presentò nella bottega direttamente dalla lontana Torino un signore distinto alla ricerca di nuovi talenti da iniziare allo sport agonistico. Ormai le voci sulle capacità del giovane circolavano insistenti non solo in città, ma in tutta la regione. Piano piano erano sconfinate sul territorio nazionale fino a sibilare nelle orecchie dei più attenti commissari tecnici delle varie squadre. Il sogno si stava avverando. Con la maturità fisica cominciarono ad arrivare le prime soddisfazioni sportive, in ambito scolastico grazie a quella mentale. Con l’offerta di prendere parte della squadra ciclistica allora chiamata Fratelli Bondi Parrucchieri già Campioni del Mondo, il padre lo mise davanti ad una scelta. Le risorse non erano molte e la lattuga era rincarata. Sette delle sue nove sorelle avevano scelto di chiudersi in un convento, la già citata si era data alla prostituzione  mentre l’ultima rimanente era rimasta a dare un aiuto in bottega. La scelta da prendere fu tra continuare con il ciclismo, frequentare l’Università, portare avanti l’attività familiare o prostituirsi.

La decisione fu coraggiosa: tranne la prostituzione decise di coltivare tutte queste opportunità ed anche il campo di patate a cui il padre dovette rinunciare per problemi alla schiena. Non solo: vinse addirittura una borsa di studio che gli spalancò le porte dell’Università di Bologna.

Gli anni a seguire furono intensi e dispendiosi in termine di fatica: la mattina all’alba dopo una sommaria lavata della faccia si dedicava a scaricare con celerità i camion di frutta e verdura. Terminato il lavoro montava in sella alla sua bici cromata in comodato d’uso grazie alla Fratelli Bondi Parrucchieri già Campioni del Mondo ed a tutta velocità da Siena partiva alla volta di Bologna per presenziare alle lezioni del dottorato dell’Università in prima mattinata. Saltava il pranzo per non perdere tempo e ripartiva quindi alla volta di Torino dove nel pomeriggio si svolgevano gli allenamenti allievi della squadra Fratelli Bondi Parrucchieri già Campioni del Mondo. La sera, prima di rientrare a casa a Siena, passava a trovare la sorella a Milano che nel frattempo si era completamente inserita nella comunità tanto da fare un uso costante di cocaina. Molti anni dopo alcuni amici di famiglia sosterranno che anche lui fu costretto a far uso di qualche sostanza per poter sostenere i frenetici ritmi quotidiani, ma i ricercatori smentiranno queste tesi in quanto dalle foto risalenti all’epoca incriminata non si nota alcun buco sull’avanbraccio sinistro dell’atleta.

La notte a Siena, anziché godere del meritato riposo, si dedicava alla raccolta delle patate. Dormiva una mezz’oretta al mese. Le preoccupazioni però spesso gli toglievano anche quel momento di relax facendolo girare e rigirare nel letto.

Le fatiche si fecero sempre più insostenibili fino a quando a metà anni ’60 in un caldo pomeriggio di Giugno durante gli allenamenti con la Fratelli Bondi Parrucchieri già Campioni del Mondo ebbe un mancamento e cadde a terra rimanendo senza sensi per alcune ore. Si risvegliò all’ospedale solo un mese dopo attorniato dai suoi genitori, le sue sorelle, i compagni di squadra e gli amici di famiglia che solo molto anni dopo sveleranno che la stanza dell’ospedale era molto capiente. La diagnosi che fece il medico curante non lascò spazio a dubbi: lo svenimento era dovuto all’allergia dei pollini. In seguito però il caso fu studiato anche da ricercatori di diverse Università d’oltre Oceano e tra le ipotesi che più contrastano il verdetto del dottore spuntarono possibili fattori di stanchezza. Non si saprà mai con esattezza.

Durante la sua permanenza in ospedale avvenne una concomitanza terribile: sua madre infatti scomparve a causa di una malattia incurabile. Stranamente la sua reazione non fu catastrofica, probabilmente perché in questa storia la sua genitrice non viene mai menzionata per faccende rilevanti. D’altronde all’epoca ogni decisione spettava al padre che, pochi mesi dopo, lasciò anche lui il mondo terreno per un infarto occorsogli durante lo scarico di un bilico di cocomeri. Agonizzante sul letto, come testimonieranno molti anni dopo amici di famiglia, avrebbe pronunciato le seguenti parole “Dov’è la matita che tenevo sull’orecchio?”

Il campioncino ormai ventenne e ad un passo dal firmare un contratto con una squadra professionistica di ciclismo rimase molto scosso dalla vicenda tant’è che non solo rifiutò il passaggio nel mondo del professionismo, ma non salì mai più su una bicicletta per il resto della sua vita. L’epilogo non fu glorioso in quanto decise dedicarsi anima e corpo alla prostituzione grazie agli aiuti di sua sorella molto inserita nell’ambiente. Solamente negli anni a seguire alcuni amici di famiglia riveleranno che avrebbe dichiarato che dopo tutti quei chilometri percorsi sul sellino anche il lato più impegnativo del suo nuovo lavoro era meno doloroso.

Del campioncino non si ebbero più notizie certe e si persero le tracce. Ancora oggi circolano voci che ipotizzano la sua scelta di cambiare sesso, anche per svariate volte.

Gli ex amici di famiglia intanto sono alle prese con alcune denunce per diffamazione inspiegabilmente esposte da una vecchia transessuale brasiliana che abita a Milano ma di cui si ignora ogni collegamento.

“La bicicletta è stata, per la donna, subito accessibile, senza divieti, senza remore di puritanesimo, senza scomuniche.”
Adriano De Zan

Firenze. L’Onorevole

Le luci dell’alba non avevano ancora fatto capolino su Roma quando da un portone di un vecchio e signorile palazzo emerse una scura figura che si diresse verso la macchina di grossa cilindrata in sua attesa da decine di minuti. L’autista accese i fari e scese frettolosamente dalla vettura. Si prodigò nell’aprire aprire la portiera posteriore non prima di salutare educatamente l’Onorevole. Lasciò il tempo di fargli sfilare l’elegante soprabito prima di farlo accomodare sui sedili posteriori. Accompagnò quindi la porta del passeggero e con celerità riprese il posto di guida.

“Facciamo in tempo a procurarci dei giornali?” furono le prime parole del politico

“Certo Signore. Lungo la strada possiamo fermarci in qualche edicola o autogrill” la risposta dell’attento autista

“Ma no dai. Non perdiamo tempo. Mi accontenterò di dare un occhio al tablet per oggi. Noi nostalgici non accetteremo mai del tutto il sopravvento della tecnologia, ma dobbiamo adeguarci”

La macchina partì.

Per una mezzora abbondante i due non proferirono parola.

“Mi accenda la radio per favore” ordinò l’Onorevole.

L’autista eseguì.

Il radiogiornale stava trasmettendo le richieste della categoria degli albergatori, sull’orlo del precipizio a causa della pandemia.

“…se proprio non possono farci pervenire i ristori chiediamo almeno una diminuzione o, meglio ancora, cancellazione degli oneri fiscali cui saremo sottoposti a breve. L’intera filiera del turismo è in ginocchio e non possiamo…”

“Spenga, spenga. Grazie” chiese ancora il politico che guardò l’ora prima di inviare una chiamata al Segretario del Partito antagonista. Dopo alcuni squilli a vuoto, rispose.

I due cominciarono a dialogare mentre la macchina procedeva  verso la destinazione.

“Allora come andiamo? Disturbo?

No, sono in auto direzione Firenze.

Come? No niente pranzo oggi, ho sta rottura di palle che mi dura tutto il giorno.

Sì, sì incontri istituzionali per sta roba che è tutto chiuso. A proposito, hai sentito le richieste degli albergatori e compagnia bella? Che due palle questi… Sempre a piangere.

Il tuo partito ha già delle linee per la posizione da assumere nei loro confronti?

Ottimo. Presentiamo proposte simili poi facciamo passare quella che ci costa di meno in termine di voti.

I sondaggi che dicono? Siete avanti di tanto o vi stiamo prendendo?  (risate)

Calmiamo le acque fino alla caduta del Governo poi si vede dai.

Come? Il Ministro non è interessato a ste faccende, anzi è parecchio infastidito ti dirò.

Aveva chiesto quel Ministero per non avere rotture di palle, invece sfiga vuole… (risate)

Dai facciamo così allora. Pensate ad un DCPM al volo che ce li leviamo dal cazzo in un colpo solo albergatori, ristoratori e compagnia bella.

Domani sera dovrei esserci io in tv quindi preparati a ricevere insulti (risate)

Ciao caro, grazie a domani, se hai bisogno chiama pure”

Terminata la conversazione l’Onorevole diede uno sguardo al telefono per accertarsi di non avere messaggi in sospeso ed intimò all’autista di affrettare il passo.

Vennero accolti da una città deserta. Firenze era ferita, moribonda, eppure traspirava tutta la sua indescrivibile bellezza. Pareva il volto pallido e spigoloso di una ballerina accasciata al suolo intenta ad interpretare l’ultimo atto della morte del cigno.

L’autoblu oltrepassò vicoli e viuzze un tempo affollati da migliaia di persone.

Il silenzio non era più infranto dal vociare dei commercianti fiorentini di Ponte Vecchio o i colpi sferzati alle spesse fette di carne chianina provenienti dalle storiche locande ospitate in piccoli ed affascinanti anfratti medievali. Nessun calice di vino rosso alzato al cielo. Lo stesso cielo cui erano rivolte le imprecazioni, ruvidi suoni retaggio della tradizione dialettale toscana. L’abbondanza dell’inferno dantesco aveva lasciato spazio all’inferno dell’assenza.

L’incontro istituzionale con le Autorità avvenne come di consueto a Palazzo Vecchio.

Seguì un breve aperitivo in piedi dove l’Onorevole ebbe modo di incontrare alcune personalità del mondo della politica locale e rappresentanti di categoria, tra cui quella del turismo.

“Benvenuto a Firenze” si rivolse a lui ad un certo punto il Presidente degli Albergatori sbucato all’improvviso da un gruppetto formato da Carabinieri ultra graduati ed ecclesiastici di alto profilo.

“Grazie. Sempre un’emozione questa città…” rispose il politico reggendo il bicchiere della bevanda analcolica e sfoggiando un bel sorriso.

“Avrà sentito che ci stiamo muovendo per sensibilizzare il periodo critico che sta vivendo il settore…” incalzò il suo interlocutore.

“Sì guardi, ne parlavo proprio stamattina con un mio collega. Situazione drammatica. Un po’ per tutti a dire il vero.”

Continuò l’Onorevole assumendo un’espressione seria.

Poi puntualizzò “Certamente il vostro ramo è tra quelli più colpiti ed infatti sono allo studio diverse proposte che a breve sicuramente soddisferanno tutte le vostre richieste. Starei qui volentieri ad illustrare i programmi ma gli Uffizi mi chiamano. Capirà che è importante mandare un messaggio anche per la riapertura dei musei. Comunque stia tranquillo, ci stiamo lavorando”

Non che ce ne fosse bisogno vista la completa assenza di visitatori ma per l’occasione l’ingresso alle Galleria rimase esclusività degli invitati.

L’ospite apprezzò a modo suo il gentile pensiero da parte del Sindaco

“Guardi avevo un ricordo degli Uffizi di quand’ero ragazzino. Mi ci avevano portato i miei zii che erano fissati con l’arte. La fila chilometrica, la gente accalcata. Riuscivo a scorgere a malapena i quadri appesi. Non le nascondo: un incubo. Non ho mai compreso il perché di tanta fatica per vedere qualche secondo un quadro. Sarà per quello che poi ho scelto un indirizzo economico all’Università… Aspetti ho un flash…  La testa con i serpenti, di chi è che non mi sovviene?”

Il sindaco partecipava divertito “Beh certo una visita privata è un privilegio per ammirare al meglio tutte le opere. Testa di serpenti… Forse lei intende lo scudo con testa di medusa?”

“Ecco sì quello… Mi pare fosse Botticelli giusto?”

Nonostante l’istante di imbarazzo, i politici sono mestieranti che ricamano parole come i sarti modellano gli abiti su misura “Vedo che lei è molto preparato” intervenne prontamente il Primo Cittadino che proseguì “ Al Botticelli è dedicato ampio spazio in questo museo, tra i quali i più conosciuti Nascita di Venere e La Primavera. Certo è passato molto tempo dalla sua ultima visita mi sembra di capire, difficile ricordarsi che lo Scudo con Testa di Medusa è opera di Caravaggio. Attenzione però, lei non mi chieda nulla di economia…”

Le risate dei due echeggiarono tra i dipinti dei Maestri Piero della Francesca, Michelangelo Buonarroti, Tiziano Vecellio e le sculture del Bernini, Baccio Bandinelli e centinaia di altri artisti universalmente riconosciuti promotori della Bellezza.

Lo stuolo di celebrità visitò con apparente interesse la Galleria degli Uffizi soffermandosi principalmente sulle firme più note.

Qualcuno riuscì ad avvicinare le dita talmente vicino alle tele da far scattare l’allarme in diverse occasioni e provocando divertite reazioni dei presenti.

“Spero abbia gradito” chiese gentilmente il Sindaco

“Certamente” rispose l’Onorevole

“Per il pranzo e la partita del pomeriggio siete altrettanto ben organizzati? Con queste restrizioni l’inciampo diplomatico è sempre dietro l’angolo”

I due risero.

Poi raggiunsero le rispettive autoblu che li avrebbero portati a pranzo in una Villa sulle colline del Chianti.

La città era a loro completa disposizione, come una prostituta svestita di ogni dignità e decoro alla mercé di clienti occasionali.

 

 

 

 

(Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale e frutto della fantasia dell’autore)

 

Un “bazooka” da 750 miliardi in totale per le imprese: 200 miliardi di garanzie sui prestiti e 200 miliardi per l’export si sommano ai 350 già previsti, con l’arrivo di una copertura fino al 100% per prestiti fino a 800mila euro. Il rinvio delle scadenze fiscali per le aziende danneggiate dalla crisi.

Il rafforzamento del golden power, lo scudo per tutelare le aziende italiane da scalate ostili.
“Con il decreto appena approvato diamo liquidità immediata per 400 miliardi di euro alle nostre imprese, 200 per il mercato interno, altri 200 per potenziare il mercato dell’export. E’ una potenza di fuoco“. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo il Cdm.
“Abbiamo deliberato la sospensione di vari pagamenti fiscali e contributi e ritenute anche per i mesi di aprile e maggio”.
“Abbiamo adottato uno strumento molto efficace per tutelare tutte le imprese che svolgono una qualche attività di rilievo strategico. Attraverso il potenziamento del golden power potremo controllare operazioni societarie e scalate ostili non solo nei settori tradizionali, ma in quelli assicurativo, creditizio, finanziario, acqua, salute, sicurezza. E’ uno strumento che ci consentirà di intervenire nel caso ci siano acquisizioni di partecipazioni appena superiori al 10% all’interno dell’Ue”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo il Cdm.
“Lo Stato offrirà una garanzia perché i prestiti avvengano in modo celere, spedito. Potenzieremo il fondo centrale di garanzia per le pmi e aggiungiamo il finanziamento dello Stato attraverso Sace, che resta nel perimetro di Cassa depositi e prestiti, per le piccole e medie e grandi aziende”.
“Quando tutto sarà finito ci sarà una nuova primavera, presto raccoglieremo i frutti di questi sacrifici”.
“Sarebbe irresponsabile andare in giro e allentare la fiducia e la responsabilità” a Pasqua, afferma il premier. “Pasqua significa passaggio dalla schiavitù e anche riscatto: speriamo che possa portarci questa libertà. Io vivo questa festività con fede, come redenzione. Speriamo che in una versione più laica sia un passaggio verso un definitivo riscatto”.
“Stiamo lavorando per un intervento molto più corposo da realizzare già questo mese, con un approccio sistemico per tutte le categorie in sofferenza. Questa è un’emergenza non solo sanitaria, ma economia e sociale ad un tempo. Il dl aprile conterrà strumenti di protezione sociale, sostegno alle famiglie e ai lavoratori, soprattutto quelli più in difficoltà”, afferma il premier.
Mes no, Eurobond sicuramente sì. Il Mes è assolutamente inadeguato, gli Eurobond invece sono la soluzione, una risposta seria, efficace, adeguata all’emergenza. Su questo io e Gualtieri siamo pienamente d’accordo anche se qualche retroscenista a volte descrive posizioni differenziate”.
“Abbiamo pensato due possibili opzioni che permetteranno di fare gli esami secondo i reali apprendimenti anche grazie al lavoro sulla didattica a distanza. Abbiamo messo in sicurezza l’anno scolastico. Non si può però assolutamente parlare di sei politico: sono categorie vetuste, la valutazione guarda alla crescita e maturazione dello studente, che è messo al centro. Se ci saranno apprendimenti da recuperare, li recupereranno a settembre”. Lo dice il ministro della Scuola Lucia Azzolina in conferenza stampa.
 La garanzia di Sace coprirà tra il 70% e il 90% dei prestiti, secondo le dimensioni dell’impresa: per quelle con meno di 5.000 dipendenti in Italia e fatturato sotto 1,5 miliardi la garanzia sarà al 90% e con procedura semplificata; scenderà all’80% per imprese con oltre 5.000 dipendenti e fatturato fra 1,5 e 5 miliardi e al 70% per chi ha fatturato sopra i 5 miliardi. E’ lo schema contenuto nel decreto imprese che vincola la garanzia allo stop ai dividenti per 12 mesi alla destinazione del finanziamento per sostenere spese ad attività produttive in Italia.

(ANSA 7 APRILE 2020)

Natale con i tuoi, Capodanno con chi vuoi

Sarà un Natale piuttosto particolare quello del 2020 dove si dovrà rispettare più che mai il celeberrimo detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”

Già, perché volenti o nolenti, bisognerà starsene tranquilli a casa possibilmente in compagnia dei nostri cari. Magari sarà l’occasione per evitare le folli corse commerciali e riscoprire la spiritualità di questo periodo festivo che coinvolge tutto il mondo.

Potendo contare su una formula contrattuale a tempo determinato stipulata da un’agenzia interinale svizzera che non prevede l’usufrutto dei contributi erogati dallo squattrinato e disattento Governo Italiano,  anche Babbo Natale non potrà tenere la slitta in garage ma sarà costretto a sbarcare il lunario, like usual.

Nei suoi sacchi non mancheranno i tradizionali giochi da tavola che contribuiranno ad unire ancora di più le famiglie in un caldo abbraccio vero e proprio e non virtuale come da prassi del mondo moderno. Neanche farlo apposta compie il suo 85° anniversario il gioco da tavolo per eccellenza Monopoly e che non può mancare nelle case di chiunque. Chi ancora non ne fosse in possesso può approfittare di acquistare la confezione celebrativa con tanto di pedine d’oro (finto ovviamente) oppure la scatola evergreen classica.

Uno dei migliori giochi di strategia è invece Risiko che negli anni ha stoicamente resistito agli attacchi dei giochi elettronici prima e virtuali poi. Personalmente mi sono anche cimentato in una versione pc con discreto successo, ma il fascino di lanciare i dadi, scoprire le carte e spostare colorate miniature di carro armati sui vari territori con le proprie manine, è inarrivabile. Anche perché con la giusta compagnia le sfide diventano realmente agguerrite rendendo l’ambiente famigliare elettrico. Anche questo gioco da tavolo vanta un’età longeva, ossia 40 anni. Dopo tutto questo tempo ha naturalmente avuto necessità di rinnovarsi proponendo, tra le varie, una nuova opzione chiamata Time Attack, che fissa la durata della partita ad un’ora di gioco. Tranquilli però che oltre a questa possibilità rimangono valide tutte le opzioni di base che vi consentiranno di andare alla conquista della Kamchatka, impronunciabile Paese divenuto popolare proprio grazie al Risiko.

Queste prime soluzioni non sono però adattissime ai bambini più piccoli che invece potrebbero comprendere e divertirsi sicuramente di più con un altro must dei giochi da tavola, ossia il Gioco dell’Oca. Anche in questo caso la manualità sarà protagonista con il lancio dei dadi e lo spostamento delle pedine colorate che muoveremo all’interno di un percorso a tappe.

Nella versione qui proposta le paperelle sono in legno mantenendo così perfettamente intatta la tradizione di questo gioco che ha coinvolto intere generazioni. I ricordi mi portano alle lunghe partite con la mia cara e paziente nonna, i lunghi pomeriggi invernali con le finestre opacizzate dal freddo e la stufa accesa che ci avvolgeva nel suo calore.

Se a Natale quindi è praticamente certo che non ci muoveremo da casa, a Capodanno la voglia di fare la valigia ed andare a passare una settimana bianca prenderà sicuramente il sopravvento nella maggior parte delle persone. Le reazioni a questo pessimo periodo saranno sicuramente diverse e, inventiva dei nostri governanti permettendo, per molti sarà indispensabile aprire la valvolina della pentola a pressione prima che esploda del tutto. L’offerta che troverete in allegato riguarda un bellissimo albergo 5 stelle a Livigno che offre la possibilità di essere a pochi metri dalla piste da sci e di rilassarvi sia nelle sue moderne e confortevoli stanze, che nell’attrezzata area wellness. Questa proposta è chiaramente rivolta a quelle persone che non hanno subito grosse perdite finanziarie legate al terrificante evento che contraddistinguono l’anno in corso (2020) o a quelle categorie, come notai e commercialisti, che hanno potuto contare su provvidenziali sussidi statali che non saranno risolutivi, ma d’aiuto.

Oltre al notaio, potreste trovarvi nella sauna finlandese vicino a Babbo Natale, che grazie ai ricavi della vigilia, magari sceglierà proprio l’Hotel Amerikan di Livigno per trascorrere la sua meritata settimana di ferie. Chissà che non sia presente anche durante il cenone e festeggi con voi  la fine di questo Annus Horribilis con l’arrivo di un 2021 più magnanimo.

Insomma, l’importante è non perdersi d’animo.

Se ci diamo una mano i miracoli si faranno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno.

(Gianni Rodari)