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Il turismo: orfano di follia e romanticismo

1994, Primavera.

Rimini. Io ed il mio amico Andrea abbiamo parlato, riso, scherzato; progettato il futuro.

Oscillando tra incoscienza ed utopie.

Poi una cabina telefonica lungo la strada e la chiamata rassicurante di rito ai genitori. Rispose mia madre.

Guarda hanno telefonato, ti cercavano. Ti hanno preso.

L’intero post lo puoi leggere cliccando il link qui sotto:

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Lettura consigliata:

Lettera aperta al Presidente del Consiglio

Al Presidente del
Consiglio dei Ministri
Prof. Giuseppe Conte

E, p.c. Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali
On. Nunzia Catalfo

p.c. Al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
On. Dario Franceschini

 

Gentile Presidente,

 

nella memoria di molti italiani rimangono impresse le Sue rassicurazioni risalenti a fine Marzo.

Nessuno resterà indietro” e “400 miliardi per la ripresa, una potenza di fuoco per rialzare la testa” sono diventate le frasi iconiche del periodo mondiale più nefasto dal dopoguerra ad oggi.

Il Decreto Cura Italia sembrava  tenere conto dei lavoratori stagionali, segnale incoraggiante anche per l’assistente turistico che non è mai stato ufficialmente riconosciuto, anzi spesso confuso con l’animatore turistico.

Per qualche giorno mi sono illuso che almeno stavolta la drammatica situazione fosse sostenuta dallo Stato.

In realtà non è così. Inseguendo il suonatore del flauto, milioni di topolini tra cui il sottoscritto, si sono dimenticati che per anni hanno avuto un trattamento iniquo rispetto ai colleghi europei tedeschi e francesi cui vengono riconosciute le corrette condizioni contrattuali incluse le ferie retribuite, malattia, tredicesime, cassa integrazione, disoccupazione e via dicendo.

Già, perché noi italiani pur di partire e lavorare ci accontentiamo di contratti a tempo determinato stipulati da agenzie intermediarie con sedi svizzere o extra comunitarie.

Ecco servito quindi il pretesto per eliminare la coda di persone con la mano tesa a richiedere un necessario e provvisorio sostegno economico: la non conformità contrattuale.

Un deciso colpo di spugna che cancella la speranza  di persone impiegate nei periodi estivi da aprile ad ottobre e spesso inoperose nella stagione invernale loro malgrado; che agevolano i flussi aeroportuali e navali dei connazionali in Italia ed all’estero; che coordinano i trasferimenti verso le strutture ricettive; che sono intermediari in loco tra cliente, struttura ospitante, agenzia di viaggio e tour operator; primi soccorritori e punto di riferimento di ospedali, cliniche, assicurazioni e Consolati a seguito di clienti ricoverati; addetti  alla vendita e noleggio e promulgatori di attività inerenti la scoperta del territorio.

Tutto questo non è forse riconducibile ad uno status da lavoratore stagionale?

Trovo comprensibile che le persone comuni possano ignorare o sottovalutare il compito dell’ assistente turistico, inaccettabile che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e soprattutto il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo non siano a conoscenza delle reali dinamiche nel comparto turistico ulteriormente martoriato da scelte politiche a dir poco infelici.

 

Distinti saluti

 

…e adesso i lamentosi che diranno?

Quella mattina mi trovavo ad Amman ed il pullman con tutti i turisti a bordo era pronto per partire verso il Mar Morto. Erano settimane natalizie, quando le presenze chiaramente aumentano. In quel periodo dell’anno e specie in quell’area della Giordania, è facile imbattersi nel brutto tempo. Le giornate possono presentarsi fortemente piovose o addirittura innevate. Questo può disattendere le aspettative dei clienti e creare un po’ di scontento e malumore tra di essi.

Personalmente lavorare in quel Paese mi accresceva culturalmente giorno dopo giorno e non nascondo che quell’esperienza ha abbattuto molti miei pregiudizi. Mi sentivo sereno e cercavo di trasmetterlo ai clienti che, avendo scelto una destinazione così particolare dove passare le loro ferie, reputavo non dico migliori di altri, ma forse più sensibili e predisposti ad affrontare un viaggio introspettivo.

Quel giorno si respirava aria pesante causa le solite lamentele riguardanti il cibo o chissà cos’altro, fatto sta che era cominciato con un sole splendente e nessuna nuvola a contornarlo. Significava che al Mar Morto avrebbero avuto la possibilità di fare il bagno e di godere di una temperatura mite.

Insomma, una fortuna non da poco vista la stagione.

Salì le scale del pullman, presi in mano il microfono e salutai tutti quanti.

Recitai sorridente un brevissimo proverbio scritto dai nativi americani che invitava le persone ad apprezzare i regali che ci concede madre natura. Chiaramente mi riferivo al fatto che potevamo affrontare la giornata accompagnati dal sole dopo giorni di freddo e pioggia, fattore a mio avviso più importante del caffè allungato o del materasso scomodo.

La reazione non fu quella prevista. Tra i mugugni dei turisti, un ragazzo delle prime file mi derise: “Ecco bravo, se arbitro fischia è rigore” Evidentemente avevano considerato il mio intervento banale ed infantile. In fin dei conti ero pagato per risolvere concretamente i loro problemi, non per filosofeggiare.

Scrivo queste righe mentre il mondo affronta il Covid-19 che ha momentaneamente devastato ogni nostra sicurezza. Ecco il punto: può l’uomo fidarsi delle proprie aspettative? Cosa ci garantisce il futuro?

Non serviva calassero improvvisamente le tenebre della pandemia per renderci conto di come le nostre fortune possano improvvisamente vanificarsi. I vacanzieri perennemente scontenti e lamentosi dovrebbero vivere il presente anziché rincorrere i loro sogni. Il paradosso è che spesso chi si lamenta di più è quello che subisce di meno.

Dubito che queste persone abbiano appreso la lezione e poco m’importa.

Il mio pensiero è invece rivolto a tutti gli anziani che ho incontrato in questi anni e che spero siano riusciti a superare questo disagio. Impressi nella memoria rimangono i momenti in cui varcano le porte dell’aeroporto. Tra loro chi con passo lento e bisognoso di sostegno, i super arzilli persi nei parcheggi; quelli sguardi pieni di gioia in attesa di raggiungere le destinazioni tanto desiderate. L’entusiasmo di poter vivere ancora una volta il mare. Semplicemente di poter giocare a carte o fare qualche ballo di gruppo in compagnia. Certo, anche tra gli anziani non mancano i lamentosi, però la maggior parte di loro è consapevole che è più il tempo che hanno trascorso di quello che rimane. Poterlo impegnare in autonomia, con la propria testa, con le proprie gambe, è un grandissimo dono che la vita regala.

Possibile che ci si debba rendere conto delle cose belle solo quando vengono meno?

Tra mesi, forse anni, chi leggerà quello che ho scritto sorriderà sarcasticamente ad una situazione che ora fa tremare il mondo. Nel turismo sarà cambiato poco e niente e tutti gli allarmi del distanziamento sociale o delle mascherine saranno caduti nel vuoto, dopo la scoperta di qualche pasticca curante o vaccino antivirus. Tra i sopravvissuti  all’epidemia ed al disastro economico-sociale, si ripresenteranno ai blocchi di partenza i lamentosi.

Se mi troveranno sorridente ad accoglierli in qualche aeroporto non è dato a saperlo. Nel caso, salirò sul pullman e racconterò ancora una volta un proverbio dei nativi americani. Qualcuno non gradirà. Pazienza.

Mi rivolgerò ai miei cari anziani che non ci sono più e di cui molti, lo so per certo, hanno fatto l’ultimo viaggio a bordo del convoglio di camion militari che ha attraversato la loro città buia e deserta.

Poi, ad aspettarci, ci sarà sempre il sole, la spiaggia ed il mare.

 

Cos’è la vita? È il lampo di una lucciola nella notte. È il respiro di un bufalo d’inverno. È la piccola ombra che attraversa l’erba e si perde nel tramonto
(Proverbio dei Piedi Neri)

Buon viaggio Noah

Benvenuto Noah.

Sei nato da poche ore, fuori fa freddo ed il tuo viaggio comincia ora. Riposi al caldo, sotto una soffice copertina che scosti ad ogni tuo movimento. Sei beato e sorvegliato dai tuoi genitori. Ti osservano curiosi come fossi arrivato da un pianeta lontano. Ti accudiscono, si prendono cura di te, amorevolmente. Nella piccola parte di mondo dove sei stato concepito tante luci diffuse ad intermittenza ci ricordano che questo è un periodo speciale. Col tempo ti insegneranno a dare un significato religioso al Natale e per te, passeggero del terzo millennio, sarà complicato comprendere. Che tu poi ci creda o meno, al tuo fianco ci sarà sempre un angelo custode che ti proteggerà dai pericoli che inevitabilmente si presenteranno sulla tua strada. Che tu ci creda o no, le stelle di te parlano chiaro: sarai un’artista con la valigia in mano.

Se così fosse, un giorno sentirai l’esigenza di staccarti da tutto ciò che proprio ora ti avvolge di calore e di amore. Ti allontanerai ed intraprenderai sentieri verso luoghi lontani ed inesplorati. Sempre che di inesplorato tra qualche decennio rimanga ancora qualcosa…

Avrai la fortuna di cavalcare l’avanzata tecnologia che ti permetterà di avvicinarti al sapere con facilità. Ti muoverai velocemente e le distanze saranno sempre più brevi. Potrai scegliere. Sono sicuro che anche allora il mondo non sarà un luogo confortevole per tutti ed allora ricordati che far parte della fazione privilegiata non significa essere superiori. Se esisteranno ancora piccoli paesi e vecchie locande dove qualche anziano passerà il tempo a raccontare storie lontane, entraci. Siedi vicino a loro. Osservali, ascolta ciò che ti diranno. Poi esci, prendi la tua valigia e riprendi il cammino. Impara le lingue per essere facilitato a capire anche i meno fortunati. Lasciali parlare e mentre lo fanno guarda i loro occhi che sono la finestra dell’anima, dicono. Soffermati sulle rughe che si formano sul loro viso mentre ti racconteranno le loro vite. Abbi rispetto e meritati il rispetto delle persone. Stringi la mano deciso ed abbraccia chi credi sia sincero.

Sarai libero di scegliere. Sarai libero di sbagliare. Sarai libero di essere.

Potrai farlo perché vicini o dall’altra parte del mondo i tuoi cari saranno presenti ed avranno sempre un buon consiglio da darti. Quando sbaglierai, perché di sbagli ne farai e quanti ne farai, rovista un po’ le tasche e troverai sempre un bigliettino con sopra scritta una scappatoia. Passo dopo passo finché arriverà il giorno in cui troverai un foglio bianco ed allora dovrai cavartela da solo. Lo so, magari avere le tasche piene di cartaccia potrà dare un po’ fastidio, specie da ragazzino, ma conservali perché prima o poi, quei consigli, ti torneranno utili.

Non credere che innalzando e circondandoti da un muro sarai al sicuro. Soprattutto non credere a chi ti vorrà convincere di questo. Stai lontano da chi ti promette tutto e subito e non cadere nella trappola dello sfavillante cortile dorato. La realtà è là fuori.

Adesso che ci penso però, neanche nato e già sei investito di filosofie e paroloni; tu che ti sei presentato al mondo con un pianto del quale non conosci manco il significato. Che ancora non riconosci il tuo nome o quelle facce intorno che ti fanno versi strani.

Poi sorridi.

Poi sbadigli e non sai ancora cosa stai facendo.

Ma è proprio così che il viaggio comincia…

Buon viaggio Noah.

Questo ero, questo sono

Chissà chi si è accorto che a dicembre non ho postato nulla.
Qualcuno avrà pensato che controviaggio e chi lo scrive si saranno esauriti, qualcun altro forse avrà sentito la mancanza di una nuova storia; la maggior parte non si sarà accorta di niente. Intanto io mi sono preso un mese di pausa totale perché avevo bisogno di staccare la spina alla parte creativa del cervello. Forse l’unica mia funzionante tra l’altro. Mentre premeditavo quello che avete appena letto, mi è venuto in mente quando da ragazzino conducevo un programma radiofonico di mia creazione. La radio era locale e non proprio seguitissima, ma a vent’anni l’idea di avere a disposizione un mezzo di comunicazione potenzialmente così efficace era sicuramente esaltante. L’idea di lavorare in radio mi attirava tantissimo, fino al punto da spingermi incoscientemente a bussare letteralmente alle porte delle emittenti e chiedere un posto come speaker radiofonico. Radio Popolare nella piccola Gorizia, non quella famosa ed impegnata di Milano per intenderci, mi aprì la porta e mi insegnò ad usare microfoni, mixer, piatti e via dicendo. Il mio primo programma era serale, naturalmente non remunerato; non ricordo che argomenti trattasse ma trasmetteva musica di cantautori per lo più italiani; non erano così commerciali come lo sono diventati negli anni a seguire. Si chiamava Slight Night, Notte leggera. All’epoca mi piaceva il suono delle parole con cui avevo titolato il mio spazio radiofonico, sinceramente non ne conoscevo il significato.
Fatto sta che praticamente ogni notte le mie frequenze giungevano sotto onde fm presso gli apparecchi di qualche ascoltatore. Non c’erano social da utilizzare per valutare lo share e l’unico modo per avere un riscontro immediato era il telefono fisso della radio. Quello nel mio studio non squillava mai. Nessuna interazione, nessuna richiesta, il nulla. Tant’è che ben presto cominciai a pensare che la sola utilità di quel programma era che io potessi registrare sulle cassette (allora quelle c’erano) tutte le canzoni e dischi presenti in archivio. Un universo musicale che non conoscevo minimamente.Tutto questo preambolo per evidenziare una similitudine con controviaggio, ossia ciò che avvenne una di quelle notti in cui, completamente preso dallo sconforto, premetti il pulsante on del microfono e dissi in diretta che Slight Night era un programma inutile, non ascoltato da nessuno e che quella sarebbe stata la mia ultima trasmissione. Dopo qualche secondo, per la prima volta, il vecchio telefono azzurro della radio squillò facendo lampeggiare uno dei suoi grandi tasti. Non ci potevo credere. Aveva chiamato una signora, dal tono vocale presumo anziana, che mi pregò molto gentilmente di continuare a mettere su canzoni ed argomentare. Disse che ero di buona compagnia e mi spronò a proseguire.
Certo non è come affacciarsi ad un balcone ed avere i fans che ti acclamano e si strappano i capelli per te, ma essere in qualche modo utile anche ad una o poche persone è qualcosa di gratificante.
Ecco, io non so chi legge e perché quello che scrivo, ma che sia una persona o diecimila poco importa. Controviaggio non è un blog come ce ne sono a migliaia gestiti da influencer che si raccontano attraverso i loro spostamenti seguendo il cliché guida turistica. Dal mio punto di vista nei posti dove andate, se ci andate, potete fare quello che più vi pare e come meglio vi pare. A voi il gusto della scoperta. Fare da cicerone non mi interessa perché lo faccio già di lavoro controviaggio è un impegnativo passatempo, ma non il mio lavoro.
Non sono una persona particolarmente social e preferisco la qualità alla quantità. Il buon vino sta nella botte piccola.
Ciò detto vado avanti e vediamo quali corde riuscirò a toccare il prossimo anno solare che, almeno dal punto di vista logistico, promette abbastanza bene.

Andiamo avanti e vediamo cosa succede…

“Non abbassare mai i tuoi standard per compiacere gli altri.”
(Vince Lombardi)