Il turismo: orfano di follia e romanticismo
1994, Primavera.
Rimini. Io ed il mio amico Andrea abbiamo parlato, riso, scherzato; progettato il futuro.
Oscillando tra incoscienza ed utopie.
Poi una cabina telefonica lungo la strada e la chiamata rassicurante di rito ai genitori. Rispose mia madre.
“Guarda hanno telefonato, ti cercavano. Ti hanno preso.”
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…e adesso i lamentosi che diranno?
Quella mattina mi trovavo ad Amman ed il pullman con tutti i turisti a bordo era pronto per partire verso il Mar Morto. Erano settimane natalizie, quando le presenze chiaramente aumentano. In quel periodo dell’anno e specie in quell’area della Giordania, è facile imbattersi nel brutto tempo. Le giornate possono presentarsi fortemente piovose o addirittura innevate. Questo può disattendere le aspettative dei clienti e creare un po’ di scontento e malumore tra di essi.
Personalmente lavorare in quel Paese mi accresceva culturalmente giorno dopo giorno e non nascondo che quell’esperienza ha abbattuto molti miei pregiudizi. Mi sentivo sereno e cercavo di trasmetterlo ai clienti che, avendo scelto una destinazione così particolare dove passare le loro ferie, reputavo non dico migliori di altri, ma forse più sensibili e predisposti ad affrontare un viaggio introspettivo.
Quel giorno si respirava aria pesante causa le solite lamentele riguardanti il cibo o chissà cos’altro, fatto sta che era cominciato con un sole splendente e nessuna nuvola a contornarlo. Significava che al Mar Morto avrebbero avuto la possibilità di fare il bagno e di godere di una temperatura mite.
Insomma, una fortuna non da poco vista la stagione.
Salì le scale del pullman, presi in mano il microfono e salutai tutti quanti.
Recitai sorridente un brevissimo proverbio scritto dai nativi americani che invitava le persone ad apprezzare i regali che ci concede madre natura. Chiaramente mi riferivo al fatto che potevamo affrontare la giornata accompagnati dal sole dopo giorni di freddo e pioggia, fattore a mio avviso più importante del caffè allungato o del materasso scomodo.
La reazione non fu quella prevista. Tra i mugugni dei turisti, un ragazzo delle prime file mi derise: “Ecco bravo, se arbitro fischia è rigore” Evidentemente avevano considerato il mio intervento banale ed infantile. In fin dei conti ero pagato per risolvere concretamente i loro problemi, non per filosofeggiare.
Scrivo queste righe mentre il mondo affronta il Covid-19 che ha momentaneamente devastato ogni nostra sicurezza. Ecco il punto: può l’uomo fidarsi delle proprie aspettative? Cosa ci garantisce il futuro?
Non serviva calassero improvvisamente le tenebre della pandemia per renderci conto di come le nostre fortune possano improvvisamente vanificarsi. I vacanzieri perennemente scontenti e lamentosi dovrebbero vivere il presente anziché rincorrere i loro sogni. Il paradosso è che spesso chi si lamenta di più è quello che subisce di meno.
Dubito che queste persone abbiano appreso la lezione e poco m’importa.
Il mio pensiero è invece rivolto a tutti gli anziani che ho incontrato in questi anni e che spero siano riusciti a superare questo disagio. Impressi nella memoria rimangono i momenti in cui varcano le porte dell’aeroporto. Tra loro chi con passo lento e bisognoso di sostegno, i super arzilli persi nei parcheggi; quelli sguardi pieni di gioia in attesa di raggiungere le destinazioni tanto desiderate. L’entusiasmo di poter vivere ancora una volta il mare. Semplicemente di poter giocare a carte o fare qualche ballo di gruppo in compagnia. Certo, anche tra gli anziani non mancano i lamentosi, però la maggior parte di loro è consapevole che è più il tempo che hanno trascorso di quello che rimane. Poterlo impegnare in autonomia, con la propria testa, con le proprie gambe, è un grandissimo dono che la vita regala.
Possibile che ci si debba rendere conto delle cose belle solo quando vengono meno?
Tra mesi, forse anni, chi leggerà quello che ho scritto sorriderà sarcasticamente ad una situazione che ora fa tremare il mondo. Nel turismo sarà cambiato poco e niente e tutti gli allarmi del distanziamento sociale o delle mascherine saranno caduti nel vuoto, dopo la scoperta di qualche pasticca curante o vaccino antivirus. Tra i sopravvissuti all’epidemia ed al disastro economico-sociale, si ripresenteranno ai blocchi di partenza i lamentosi.
Se mi troveranno sorridente ad accoglierli in qualche aeroporto non è dato a saperlo. Nel caso, salirò sul pullman e racconterò ancora una volta un proverbio dei nativi americani. Qualcuno non gradirà. Pazienza.
Mi rivolgerò ai miei cari anziani che non ci sono più e di cui molti, lo so per certo, hanno fatto l’ultimo viaggio a bordo del convoglio di camion militari che ha attraversato la loro città buia e deserta.
Poi, ad aspettarci, ci sarà sempre il sole, la spiaggia ed il mare.
Cos’è la vita? È il lampo di una lucciola nella notte. È il respiro di un bufalo d’inverno. È la piccola ombra che attraversa l’erba e si perde nel tramonto
(Proverbio dei Piedi Neri)
Buon viaggio Noah
Benvenuto Noah.
Sei nato da poche ore, fuori fa freddo ed il tuo viaggio comincia ora. Riposi al caldo, sotto una soffice copertina che scosti ad ogni tuo movimento. Sei beato e sorvegliato dai tuoi genitori. Ti osservano curiosi come fossi arrivato da un pianeta lontano. Ti accudiscono, si prendono cura di te, amorevolmente. Nella piccola parte di mondo dove sei stato concepito tante luci diffuse ad intermittenza ci ricordano che questo è un periodo speciale. Col tempo ti insegneranno a dare un significato religioso al Natale e per te, passeggero del terzo millennio, sarà complicato comprendere. Che tu poi ci creda o meno, al tuo fianco ci sarà sempre un angelo custode che ti proteggerà dai pericoli che inevitabilmente si presenteranno sulla tua strada. Che tu ci creda o no, le stelle di te parlano chiaro: sarai un’artista con la valigia in mano.
Se così fosse, un giorno sentirai l’esigenza di staccarti da tutto ciò che proprio ora ti avvolge di calore e di amore. Ti allontanerai ed intraprenderai sentieri verso luoghi lontani ed inesplorati. Sempre che di inesplorato tra qualche decennio rimanga ancora qualcosa…
Avrai la fortuna di cavalcare l’avanzata tecnologia che ti permetterà di avvicinarti al sapere con facilità. Ti muoverai velocemente e le distanze saranno sempre più brevi. Potrai scegliere. Sono sicuro che anche allora il mondo non sarà un luogo confortevole per tutti ed allora ricordati che far parte della fazione privilegiata non significa essere superiori. Se esisteranno ancora piccoli paesi e vecchie locande dove qualche anziano passerà il tempo a raccontare storie lontane, entraci. Siedi vicino a loro. Osservali, ascolta ciò che ti diranno. Poi esci, prendi la tua valigia e riprendi il cammino. Impara le lingue per essere facilitato a capire anche i meno fortunati. Lasciali parlare e mentre lo fanno guarda i loro occhi che sono la finestra dell’anima, dicono. Soffermati sulle rughe che si formano sul loro viso mentre ti racconteranno le loro vite. Abbi rispetto e meritati il rispetto delle persone. Stringi la mano deciso ed abbraccia chi credi sia sincero.
Sarai libero di scegliere. Sarai libero di sbagliare. Sarai libero di essere.
Potrai farlo perché vicini o dall’altra parte del mondo i tuoi cari saranno presenti ed avranno sempre un buon consiglio da darti. Quando sbaglierai, perché di sbagli ne farai e quanti ne farai, rovista un po’ le tasche e troverai sempre un bigliettino con sopra scritta una scappatoia. Passo dopo passo finché arriverà il giorno in cui troverai un foglio bianco ed allora dovrai cavartela da solo. Lo so, magari avere le tasche piene di cartaccia potrà dare un po’ fastidio, specie da ragazzino, ma conservali perché prima o poi, quei consigli, ti torneranno utili.
Non credere che innalzando e circondandoti da un muro sarai al sicuro. Soprattutto non credere a chi ti vorrà convincere di questo. Stai lontano da chi ti promette tutto e subito e non cadere nella trappola dello sfavillante cortile dorato. La realtà è là fuori.
Adesso che ci penso però, neanche nato e già sei investito di filosofie e paroloni; tu che ti sei presentato al mondo con un pianto del quale non conosci manco il significato. Che ancora non riconosci il tuo nome o quelle facce intorno che ti fanno versi strani.
Poi sorridi.
Poi sbadigli e non sai ancora cosa stai facendo.
Ma è proprio così che il viaggio comincia…
Buon viaggio Noah.






