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Bruxelles: L’avenir s’habille médiévale

dNon è ben chiaro se la corona che sta portando la reginetta d’Europa Bruxelles sia effettivamente costituita d’oro e diamanti piuttosto che di spine, fatto sta che la città fiamminga non concede alcuna pausa artistica all’ospite che durante le visite assiste ad un interminabile flusso d’immagini che spaziano dal gotico al neo barocco fino all’art nouveau solo per citare alcuni degli stili che più la identificano.e

La sensazione che trasmette Bruxelles durante gli spostamenti tra le vie e le piazze del centro è di muoversi tra installazioni artistiche di un museo all’aperto che ci accompagnano passo dopo passo. A differenza della maggior parte delle capitali europee meridionali, è raro trovare appeso ai negozi o ai palazzi il cartello vendesi/affittasi simbolo della crisi economica che identifica le fallimentari politiche che si sviluppano proprio tra gli alti, anonimi e freddi palazzi del Parlamento Europeo ospitato nella capitale belga. Essere al centro dell’attenzione aiuta per molti versi, caratteristica che se accumunata all’alto senso civico presente nei popoli nordici, rivela il persistente successo delle attività commerciali che non sembrano soffrire della spietata concorrenza proveniente dal mercato globale e dalla grande distribuzione. Tra gli scaffali delle botteghe i curiosi avventori riscoprono il piacere dell’acquisto originale e sfizioso a discapito, per una volta, della compera on line concentrata sul risparmio senza convenevoli. gLa cioccolata belga è la protagonista incontrastata ed il suo lustro e qualità fan sì che faccia bella mostra di sé in splendenti vetrine curate alla pari di prestigiose gioiellerie. Anche quest’ultime non mancano, così come locali adibiti alla vendita di incantevoli mobili antichi e d’importazione accompagnati da tappeti mediorientali che non si possono non associare ad ambienti d’alto borgo. Gli orologi di lusso usati esposti in un’orologeria vicino alla Chiesa Notre Dame du Sablon, stesso luogo dove avviene il mercatino dell’usato, fan pensare ad oggetti dismessi dai politici, che nel frattempo scorazzano avanti indietro per la città con le loro ammiraglie seguiti da imponenti scorte cui le sirene spiegate spezzano il normale ritmo quotidiano in cui le persone passeggiano o praticano jogging nei vari parchi esistenti e dall’inequivocabile aspetto regale.

tinNel mix di arti moderne ed antiche non possono sfuggire all’occhio e non piacere i murales dal tratto fumettistico che spesso compaiono sulle facciate dei palazzi. Dalla matita dell’artista belga Hergé prende vita TinTin che in compagnia del fido cagnolino Milou diventa il grande protagonista di piacevoli raffigurazioni in forma di murales, apprezzabili anche nel museo del fumetto e nei numerosi negozi specializzati che assieme alla cioccolata ed alla birra caratterizzano inconfondibilmente Bruxelles. Sembrerà d’esser presi per mano da questo personaggio frutto della fantasia anche durante le visite alle numerose Chiese e Cattedrali, spesso d’impronta gotica, che ergono al cielo sofisticate guglie ed importanti campanili e che alla penombra del loro interno celano opemennekenbisre architettoniche, scultoree e pittoriche di ragguardevole interesse. Difficile però rimanere concentrati su qualcosa di particolare perché, ripeto, il vorticoso flusso d’arte composto non solo da opere importanti ma anche da arti cosiddette applicate, è incessante. Tempo di uscire dalla solenne Notre Dame da la Chapel che già il nostro sguardo viene catturato dalla movimentata facciata di un negozio specializzato in insegne e decorazioni commerciali degno di un film, o fumetto per stare in tema. In tutta questa frenesia artistica diventa così ebmblematico il murales presente in una delle vie laterali che conducono alla piccola statuetta in bronzo Manneken pis e che appunto ripropone il bimbo statuetta simbolo intento a far pipì dipinto e rivisto in chiave moderna. Tutto questo è l’entusiasmante contorno, se così possiamo chiamarlo, del cuore della metropoli fiamminga che si identifica nella maestosa Grand Place, piazza che a pieno diritto è considerata dal 1998 patrimonio dell’umanità dell’Unesco ed al quale era inevitabile non dedicare la copertina. Uno dei luoghi più suggestivi al mondo che giustifica da sola la visita della città. L’armonia profusa tra lo stupefacente Hotel de Ville (Municipio), la Maison du Roi e le varie corporazioni è infatti assolutamente indescrivibile, ulteriormente valorizzate da decine di attività ospitate in lussuosi ambienti dai multiformi decori dorati che si affacciano alla Piazza.

fBruxelles pur esibendo con meritata fierezza il carattere medievale non rinuncia ad accogliere il futuro riscontrabile nella quotidianità dei suoi abitanti, dei turisti e dalla simbologia ereditata da Expo ‘58, in particolar modo nel multi sferico e riflettente Atomium posizionato in una parte periferica della città, quasi a voler prendere le dovute e rispettose distanze dalle imponenti e maestose opere collocate nel cuore cittadino.

 

Un post Expo: Saragozza

DSC_1285Tra le mete in terra iberica, Saragozza paga pegno alle più blasonate Madrid, Barcellona e Valencia ma la città spagnola rimane un luogo che non delude i visitatori.

Sorge in una zona particolarmente ventilata e le centinaia di pale eoliche che si notano pochi istanti prima dell’atterraggio, per chi ovviamente sceglie l’aereo per raggiungerla, lo testimoniano. L’immagine di questi mulini futuristici introducono l’ospite nel clima che vivrà a Saragozza, un mix tra le imprese letterarie del Don Chisciotte e le realizzazioni scientifiche delle energie rinnovabili, tra il solido ed antico splendore dell’epoca aragonese e le recenti opere in decadenza dell’Expo 2008. DSC_1222

Dall’aeroporto esiste una comoda navetta (la 501) che in una mezz’ora raggiunge il centro città dove sarà conveniente prenotare il proprio hotel per muoversi in modo autonomo, semplice ed economico fino a raggiungere tutti gli obiettivi artistici che orbitano nello stesso raggio.

DSC_1265Il tragitto che si percorre è l’inequivocabile biglietto da visita del capoluogo: la periferia presenta numerosi capannoni di aziende non troppo in salute, in evidente stato di decadenza europeistica e l’avvicinamento alla ciudad si arricchisce di opere futuristiche costruite in occasione di Expo 2008. Il tema allora era Acqua e sviluppo sostenibile ed in effetti quello che rimane dei progetti ce lo ricorda: fanno acqua da tutte le parti. L’immagine di trascuratezza è notevole e sicuramente non facilitano sentimenti positivi al turista che lungo il tragitto tra le distese pianure vede scorrere immagini di sculture che consistono in un aggrovigliarsi di tubi dai colori ormai sbiaditi o rotaie sospese nel vuoto che veicolano navette da centri commerciali a luoghi non ben definiti. Anche il contesto periferico non promette nulla di buono con i palazzi in evidente stato di degrado e l’intervallarsi di negozi con le serrande definitivamente abbassate a supermercati cinesi piuttosto che attività sull’orlo del fallimento.DSC_1328

Fortunatamente però è esistita anche un’epoca in cui gli architetti non erano archistar e badavano al sodo ed il potere era in mano alla monarchia che senza bisogno di travestimenti diplomatici edificava opere che ancora oggi fanno bella mostra di sé nella parte storica e più apprezzata di Saragozza.DSC_1205

Come da costume di Controviaggio riassumiamo in breve le opere più significative da visitare che sono raggruppate in pochi chilometri quadrati, evitando descrizioni accurate che potete trovare direttamente su wikipedia: la bellissima Basilica de El Pilar, il Municipio, la Lonja, la Cattedrale de La Seo, la Muraglia Romana, il mercato coperto, il Palazzo Azara, il Ponte de Piedra e il Ponte del Pilar, nonché scorci di alto profilo architettonico e culturale e vari musei tra cui quello dedicato al Goya, con interessanti riferimenti storici al suo periodo italiano. Poco distante altri capolavori come il PalDSC_1182azzo de Aljaferia, Corte dei Sovrani d’Aragona, che merita una visita anche all’interno viste le esposizioni di arazzi, dipinti, spade, corone, indumenti e manoscritti originali (presente anche Macchiavelli) dell’epoca tarda medievale ospitate in magnifiche e lussureggianti stanze con decoratissimi soffitti oppure la caratteristica Plaza de Toros, sempre a poche centinaia di metri dal Palazzo de Aljaferia e che potrebbe anticipare l’ingresso gratuito all’Istituto di Arte e Cultura Contemporanea Pablo Serrano con sculture e dipinti di varia provenienza oltre che di firma dell’artista spagnolo a cui è appunto dedicato il museo.DSC_1296

La parte storica di Saragozza è molto ricca ed avvicendata a riprova dell’importanza geografica e militarmente strategica che ha assunto nei secoli, ma altrettanto si può dire della vita mondana e delle centinaia di locali che il visitatore avrà piacere di frequentare. Il fine settimana moltissime persone si riversano nelle strade all’interno di pub, bar e ristoranti ma nonostante Saragozza sia una città universitaria l’età media delle persone non lo darebbe a sospettare. Probabilmente, coDSC_1259me sempre succede nelle città con forte influenza studentesca, i giovani universitari usufruiscono dei treni veloci presenti presso la splendida ed enorme stazione e della breve distanza che collega il capoluogo aragonese a città ancora più vivaci, ossia Barcellona e Madrid o che, semplicemente, rientrano nelle loro zone di provenienza per passare il week end inDSC_1302 famiglia. Fatto sta che la prenotazione fatta ben due mesi prima al decantato ristorante Celebris non è stata neppur presa in considerazione, lasciandoci così in balia degli eventi che fortunatamente si sono rivelati meno peggio del previsto vista l’ampia scelta di locande.

Se Expo 2008 ha modificato in peggio l’aspetto architettonico della città con spot scultorei di poco gusto che, ripetiamo, rispetto alle opere di epoca medievale sono del tutto inadeguati e puerili, qualcosa di buono l’ha portato come l’aumento di strutture ricettive ed il conseguente abbattimento dei prezzi vista l’elevata concorrenza; sia per quanto riguarda l’hôtellerie che per il costo vita in generale, con listini che agevolano di non poco l’acquirente. Capita così di bere un boccale di una decorosa birra media a 2 euro e di abbinarci stuzzichini e finger food con pochi altri denari, finendo per cenare cDSC_1291on 6/7 euro a persona. Vero è che nello specifico la Cerveceria 100 DSC_1311Montaditos si rivolge proprio agli studenti universitari che di conseguenza e come prevedibile animano il locale in modo spensierato, con volumi al limite della soglia di sopportazione, ma il fattore economico e folkloristico alla fine faranno pendere la bilancia a favore degli aspetti positivi, tollerando gli ormoni volanti e gli schiamazzi da esuberanza giovanile.

Tirando le somme il post Expo di Saragozza ha lasciato tanti residui pretenziosi e demodé ancor primaDSC_1323 di superare il decennio di vita, ma ha decisamente contribuito ad alzare la qualità delle strutture ricettive che presentano un invidiabile rapporto qualità prezzo e che, inserite nel piacevole contesto storico urbano preesistente nonché indiscusso protagonista, indubbiamente motivano una visita nella città dei Duchi d’Aragona.

« di onorare e premiare le virtù, non dispregiare la povertà, stimare i modi e gli ordini della disciplina militare, costringere i cittadionni ad amare l’uno l’altro, a vivere sanza sètte, a stimare meno il privato che il pubblico » (Niccolò Macchiavelli, Dell’arte della guerra, 1521)

foto: Nikon D7000. Anche su Instagram @Controviaggio

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