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Long Beach: il banditore d’aste

“Salve…”

Dalla fessura appena socchiusa della porta d’ingresso di casa di mio fratello uscì una ragazzetta che mi salutò frettolosamente a testa bassa ed intenta ad indossare un giacchino. Nel mentre si distorceva sui tacchi in cerca del giusto equilibrio. Sparì nel nulla dopo pochi istanti come il profumo che portava addosso.

Dopo averle curiosato per qualche secondo il fondo schiena, ben evidenziato da un leggero vestito semitrasparente a righe orizzontali bianco e nere, entrai in casa. Mi piaceva l’appartamento di mio fratello, era molto ampio e luminoso con la vista sul porticciolo di Long Beach. L’aveva arredato con classe; pochi pezzi ma di grande valore. D’altronde era un banditore d’aste e nonostante la sua sindrome di Peter Pan aveva un gusto raffinato ed adulto. In questo e non solo lo aiutavano le nostre origini italiane.

Vidi transitare la sua sagoma vestita da un solo paio di pantaloni in raso e delle ciabatte che parevano quelle rubate in un albergo 5 stelle. Passò le mani tra i capelli umidi scompigliandoli. Evidentemente si era docciato poco prima. Durante questo passaggio ci salutammo mentre lui si fermò pochi istanti per sorseggiare qualcosa di ambrato contenuto nel bicchiere parcheggiato su un tavolino vicino al divano. Il bicchiere e la bottiglia di cognac, ormai vuota, probabilmente erano lì dalla sera precedente.

“Cristo, ma come fai a bere quella merda già a quest’ora?” gli dissi con un tono di voce piuttosto alto. Mi rispose dal bagno urlando ancora più di quanto stessi facendo io “Perché che ore sono?”

Mio fratello prendeva la vita così come veniva. Alla giornata. Era più piccolo di me e decisamente era riuscito meglio. Nonostante non praticasse palestra aveva un fisico grosso e scolpito. Le uscite con il surf l’avevano modellato ma dai miei ricordi ho un immagine di lui sempre bella tosta e mai fuori forma già da bambino. Nostra madre aveva provveduto a fornirgli anche degli occhi azzurri, il resto l’aveva fatto nostro nonno, che fu un bellissimo uomo.

“Ma quella che è uscita da casa chi è?”

Rispose dal bagno “Quella chi?”

Mentre mi facevo gli affari suoi guardavo il panorama a Long Beach. Mi specchiavo nella vetrata e pensavo: ma siamo davvero fratelli? I miei occhi sono scuri, ho la pancetta e comincio pure a stempiarmi. Sarò anche il fratello maggiore ma di cinque anni per dio, non venti!

Continuai la conversazione.

“Come quella chi? La ragazzina che è uscita quando sono arrivato. Ma sicuro sia maggiorenne?”

Rispose prima di accendere il phon “Carina vero? Conosciuta ieri sera ad una festa qui sotto. Non ho chiesto l’età mi pareva brutto.”

Un pazzo. Uno di questi giorni l’avrei trovato dietro le sbarre.

Presi in mano il Rolex Daytona che trovai tra le intercapedini del suo pregiato divano Moroso.

“Ma lasci in giro il Rolex in questo modo? Con sconosciute che girano per casa? Cazzo ma saranno 10.000 dollari di orologio!”

La mia frase partì pochi istanti prima che spegnesse il phon e mi sentisse nuovamente. Rispose quando riprese l’orologio dalla mia mano. Lo indossò.

“Ah ecco dov’era! Vale 21.000 dollari, non 10. E’ un black dial

“Ma quando metterai la testa a posto?”

Grazie ad una giusta intraprendenza ed un’elevata dose d’incoscienza il ragazzo raggiunse il successo in poco tempo. Raramente riscontrava delle sconfitte e quando capitavano le trasformava in opportunità. L’affare che lo introdusse nel mondo della compravendita fu qualcosa di assurdo. Andò così: una volta laureato i nostri genitori decisero di regalargli una macchina. Ci ritrovammo così nel garage di casa una vecchia Colt color beige. Non aveva il fascino di una spider ma era comunque decorosa ed utile; ma a lui a cui piace e piaceva surfare in giro per il mondo della macchina non fregava assolutamente nulla. Così che un bel giorno, chiacchierando con uno studente in cerca di un mezzo economico, venne a sapere che il ragazzino aveva ereditato dal nonno una vecchia moto impolverata e mal funzionate. Andammo assieme a San Gabriel Valley a visionare quel ferro vecchio tenuto in malo modo all’interno di una stalla adibita anche a deposito. Io ero scettico e lo sconsigliai vivamente di fare la cazzata del secolo, ossia scambiare l’auto con il rottame. Lui si scrollò dalle spalle la paglia che la gallina svolazzante gli aveva depositato addosso quando cercò di allontanarla dal motociclo e con un gran sorriso strinse la mano al giovinastro “Affare fatto. Queste sono le chiavi della macchina, è tua”

Aveva appena ceduto una Mitsubishi Colt dal valore di 1000 dollari ed aveva portato a casa quella che dopo due settimane si sarebbe rivelata una perfetta BMW R26 del 1956 dal valore di 10.000 dollari. Riuscì a piazzarla ad un produttore di Los Angeles per 12.000 dollari ancora prima di completare il restauro.

In più il produttore, incantato dalla sua dialettica, lo inserì presto nel giro; senza un minimo di esperienza, si ritrovò a vendere e comprare oggetti provenienti da tutto il mondo con persone molto più esperte e preparate di lui.

Quel giorno andai a trovarlo perché proprio a Long Beach si stava tenendo un raduno sia di auto d’epoca che tuning. Eravamo entrambi interessati a quelle d’epoca perché, riguardo alle elaborate, odio profondamente gli individui che buttano i loro soldi in particolare per potenziare a dismisura l’impianto audio delle loro vetture. Essendo loro stessi comunicatori primitivi, necessitano di mezzi che amplifichino i loro basici sentimenti. Una lieve evoluzione rispetto ai gorilla, costretti a prendersi a pugni il petto per sciorinare al mondo femminile la loro virilità. Tutto ciò che è urlato ed esageratamente evidenziato denota ignoranza. Trovo ingiusto che persone dispensatrici di scie acustiche di bassi capaci di far vibrare l’asfalto possano far parte della società moderna.

“Sei troppo silenzioso. C’è qualcosa che ti infastidisce vero?” Mio fratello sapeva leggere il mio umore come nessun altro.

“No tranquillo. Guardavo qua e là. Questa non mi dispiace…”

Avevo messo gli occhi su una curiosa Porsche d’epoca forse troppo modificata per i miei gusti.

Le vetture avevano occupato tutto lo spazio che arriva fino al faro. Preferimmo passeggiare sul lato opposto e fermarci a bere qualcosa in un pub sul molo.

Il sipario del tramonto serale di Long Beach era quasi completamente aperto alla vista del pubblico che, come noi, frequentava numeroso i locali del porticciolo; ero anche impegnato a dare ascolto alle voci che dentro di me mi invitavano a godermi lo spettacolo senza pensieri; a ripartire in fretta per evitare il cronico traffico di Los Angeles; a chiacchierare ancora con mio fratello che chissà quando avrei rivisto.

La decisione finale fu estratta dal mazzo di carte che al solito distribuiva il mio caro consanguineo, diretto in bagno e scomparso nel nulla per una mezz’ora abbondante.

“Scusa se ti ho fatto aspettare questi 10 minuti…” Disse una volta ricomparso dopo mezz’ora. Non era tornato da solo ma accompagnato da una affascinante ed acerba ragazza dai tratti orientali. In California ci sono parecchie di queste bellezze di origini asiatiche.

“Lei è…”

Nonostante gli atteggiamenti dei due fossero espressione inequivocabile di complicità, non conosceva ancora il nome della ragazza incontrata forse qualche decina di minuti prima alla cassa del bar o nella fila dei bagni “Sono K piacere” intervenne lei non curandosi minimamente dell’omissione “Cavolo siete fratelli? Non sembrate neanche cugini”

Già, pensai.

Rimasi con loro giusto il tempo per finire la birra ed ascoltare le solite avventure d’effetto che venivano da lui gettate come esche a tutte le ragazze che avrebbero passato la notte nell’attico di Long Beach.

Salutai la nuova coppietta con un sorriso forzato che mal celava il mio disagio, offrì il giro e mi incamminai verso la macchina lasciando dietro a me passo dopo passo il rumore della festa.

La forma più fondamentale d’amore, è l’amore fraterno. Con questo intendo senso di responsabilità, premure, rispetto, comprensione per il prossimo; esso è caratterizzato dall’assenza di esclusività.
(Erich Fromm)

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St.Moritz: Luxury attitude…

1Il fatto che abbia pubblicato questo post nei tempi previsti ha del miracoloso…

Un paio di giorni fa infatti, mentre scrivevo di St.Moritz e riflettevo su come siano cambiate le abitudini e frequentazioni nella lussuosa meta turistica alpina, mi è successo praticamente di tutto.

8Visto che il mio grado di concentrazione è pari a quello di Flavia Vento mentre si fa la ceretta, trovo difficoltoso immedesimarmi nell’ipotetico simbolico frequentatore della località svizzera con una folta presenza di volenterosi operai sul tetto di casa mia. Mentre i muratori trapano e martellano è infatti arduo immaginare uno chalet insonorizzato dalla candida e folta neve circostante nel quale uno scoppiettante caminetto acceso illumina ad intermittenza le persone sedute su comode poltrone in pelle che rivisitano gli episodi della giornata sciistica; magari sorseggiando un cognac riscaldati dal loro bel pullover in cashmere. Certo, il fatto che dalla mia finestra si vedesse cadere calcinaccio, poteva anche starci un richiamo ai fiocchi di neve.2

Ripercorrendo la visita a Sankt Moritz, descrivevo l’attitudine della cittadina svizzera al lusso. Sulle rive del lago omonimo circondato da una piacevole pista ciclabile, sorgono non moltissimi hotel e case dall’aspetto signorile. Il centro, riassumibile in una via principale, è costellato da attività commerciali dal marchio altisonante. Piccoli negozi raffinati che alimentano la mia fantasia che suggerisce uomini benestanti intenti ad acquistare preziosi e regali per impellicciate e ricercate signore che li accompagnano; a volte sono le loro mogli.

4Piacevole menzione la merita anche la stazione, meta di un treno particolarmente affascinante ed a cui dedicherò il prossimo post, ossia il Trenino Rosso del Bernina.

Nel post che avevo scritto prima degli sfortunati eventi invece e che a breve descriverò, mi soffermavo sul fatto che l’apice di questa località è probabilmente stato raggiunto tra i plasticosi anni 80 ed i primi anni 90, dove oltre alle storiche classi sociali aristocratiche e particolarmente abbienti si intrufolavano, o cercavano di farlo, anche gli arricchiti dell’ultimo decennio. Famosa la parodia del film panettone Vacanze di Natale del 1991 quando i fratelli Vanzina con l’abituale leggerezza narrativa che contraddistingue i loro lungometraggi, proprio a Sankt Moritz danno vita ad improbabili personaggi che variano dal nobil-ricco, al burinaccio, piuttosto che al volenteroso cameriere destinato a servire gli uni e gli altri. Uno spaccato sociale ormai quasi estinto viste le difficoltà che attraversa la classe media che sempre meno può permettersi lussi temporanei, mentre ricchi e servitori rimangono stabili ai propri posti.

Anche per me questo pa6ssaggio è stato significativo; non mi riferisco alla fase storica appena menzionata con le sue valenze sociali o economiche, bensì al presente dato che proprio durante questa riflessione mi si è fulminato il laptop.

7Superato il panico iniziale, nel bel mezzo di una esamina storica non indifferente è bastato mettere mano al portafoglio ed acquistarne uno nuovo, parte non indolore ma meno complicata che, nell’attimo dello striscio debitorio, mi ha accomunato per alcuni decimi di secondi ad un qualsiasi facoltoso frequentatore di St.Moritz. Il difficile è stato il seguito, nella più complicata fase di ripristino dei programmi che mi permettono di scrivere e di elaborare foto; fase che invece ha ulteriormente sospinto il mio approccio spirituale a Nostro Signore Gesù Cristo.12

Riguardo l’ultima frase mi impongo una riflessione seria, perché è meglio spendere denaro dal computeraio che non in farmacia, ne sono consapevole. La rottura delle cose spesso provoca fastidio o disagio ma chi se ne frega.

Tornando invece a parlare della giornata trascorsa nel Comune del Canton Grigione, non si possono non citare anche alcune soluzioni architettoniche pubbliche decisamente eleganti ed 11appropriate come la scala mobile che dal parcheggio sotterraneo riscaldato sospinge i turisti verso l’abitato e li intrattiene con una bellissima gallery di foto in bianco e nero ritraente vissuti storici che variano dalla posa delle prime pietre di quelli che sarebbero diventati edifici storici a spaccati di vita con gli sci ai piedi.

13Così come risultano interessanti i camminamenti sopraelevati che si affacciano direttamente sul lago offrendo la possibilità al visitatore di scattare delle foto suggestive panoramiche o addirittura ammirare delle regate di barche a vela che in alcune occasioni ravvivano il lago ed il paesaggio circostante.

15A qualcuno la sintesi e la cura del particolare può anche non piacere, così come può non entusiasmare Sankt Moritz che si presenta, a mio modo di vedere, minimalista ed appropriata al contesto. Diciamo che il menù rispecchia l’atmosfera ed offre un’adeguata e preziosa nouvelle cuisine a discapito di un abbondante e popolare pasta e fagioli da ricercare in altre circostanze.