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Copertina Ottobre 2016

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Lo chef ci svela la cucina pavese

Per testare la cucina pavese abbiamo scelto un tipico ristorante del Borgo, ossia l’Osteria dal Povero Lele, luogo molto frequentato dalla gente del posto e che propone, tra i numerosi piatti, cibarie tradizionali.

IMG-20160304-WA0013Pesci di fiume, rane e lumache non potevano evitare di finire nella trappola culinaria adattata dai cuochi autoctoni che attingono molti dei prodotti dal fiume Ticino, che ricordiamolo attraversa Pavia; nonché dalle numerose risaie circostanti, trasformando i chicchi in meravigliosi risotti. Le zone umide ed in parte boschive offrono inoltre la presenza di funghi e tartufi, spesso condimenti ideali per piatti dal sapore rurale e prestigioso.

Entro nell’Osteria dal Povero Lele in tarda mattinata, orario di preparazione del pranzo e la cucina è in pieno fermento.

Niente caos, niente creazione. Prova: la cucina all’ora di pranzo (Mason Cooley)1

Nelle capienti pentole bolle un invitante e leggermente piccante goulash ungherese che avrò modo di assaggiare in seguito e che manterrà tutte le promesse iniziali. Certo il goulash di tipico pavese non ha molto ma l’aspetto ed il gusto associato a delle fette di polenta è risultato irresistibile.

6Gli insaccati la fanno da padrone e durante le degustazioni arrivano sotto mentita spoglia di antipasto. Vista la prelibata consistenza potrebbero tranquillamente essere considerati un piatto unico. Salame, prosciutto crudo, coppa, pancetta e diamo vita all’interminabile rito in cui li adagiamo su fette di pane casereccio o gnocco fritto amalgamandosi e rendendosi così una sfiziosa portata che abbiamo fortuna di assaporare.

La cucina migliore è quella che tiene conto della stagionalità e con il freddo, quando il corpo consuma più energie per mantenersi caldo, un sostanzioso primo piatto è sempre ben gradito. Certo è che se davanti a noi si presentano dei gnocchetti di patate con gorg9onzola dolce di Novara e noci, delle fettuccine all’uovo spolverate da abbondante tartufo nero ed un risotto ai funghi porcini e cavoletti di Bruxelles diventa impossibile resistere al calcolo delle calorie in eccesso rispetto ai fulminei piaceri della gola.

8Scandisce il tempo un fermo vino rosso di Bonarda mentre sgorga abbondante dal piccolo foro della brocca. Tipica anche quella.

L’aumento di brusio indica il costante aumento di avventori che nel giro di pochi minuti riempiono le due capienti sale del ristorante, certificandone la bontà dei piatti che nel frattempo escono dalla cucina con alta frequenza.

E’ tempo di secondi piatti che, come anticipato, possono variare da cibi tradizionali come le rane, lumache e piccoli pesci di fiume o rimanere sul caratteristico come lo spettacolare asado di cavallo al forno, la battuta di fassona femmina alla tartar con tartufo o una tagliata di manzo con radicchio e cacio.IMG-20160304-WA0001

Piacevole riassumere la giornata trascorsa tra i ponti, vie e monumenti di Pavia, ripercorrere il back stage dell’intervista all’amicocollegastorico Federico Barani, commentare le riprese in cucina ed aiutati dal buon vino, perché no, chiacchierare anche di aspettative e prossime mete.

3Ormai allo sbando completo nel bel mezzo dell’Oceano del rimorso diventa impossibile poter rinunciare ad affondare l’ultimo colpo nei dolci che variano dal cannolo siciliano al tiramisù, nonché alla decisamente tipica torta meneghina con panna montata e frutti di bosco o le crostate con marmellata di castagna e crema pasticcera; tentazioni alle quali è davvero difficile poter resistere anche per i più costanti.

Finito il pranzo non rimane che saldare i debiti e lasciare alle spalle l’Osteria dal Povero Lele, certi che prima o poi ci torneremo.

Intanto a casa mi aspettano le scarpe da running che accompagnandomi nell’allenamento pomeridiano smorzeranno il senso di colpa per il pranzo esagerato ed enfatizzeranno la gioia che solo un tavolo imbandito a dovere ed una buona compagnia possono regalare.

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Com’è bello ciaspolar

Amanti della montagna contro estimatori del mare, due partiti che generalmente apprezzano o una cosa o l’altra.

In realtà i canoni fissi delle emozioni riguardano le sensazioni positive o negative che ogni individuo percepisce dal momento e dal luogo che frequenta, indipendentemente quale.

cusioCon la giusta compagnia ed una piccola dose di buona volontà capita così di ritrovarsi in fila indiana su sentieri innevati ad ammirare incantati bianchi paesaggi illuminati dalla luna piena, interrompendo la passeggiata di tanto in tanto per immortalare momenti unici o semplicemente per scambiare qualche parola. Già, proprio quel tipo di approccio umano che a causa della dirompente tecnologia social è sempre più raro da trovare e che mal si sposa con la filosofia montana che, gelosa delle sue tradizioni, scherma ed annulla ogni segnale wifi o telefonico che sia, proteggendo invece la sacralità del luogo. DSC_1014

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Ciaspole storiche

Smettiamo però di filosofeggiare ed indossiamo le ciaspole che, per chi non lo sapesse, altro non sono che racchette da neve. Una volta fissate ai piedi consentono di aumentare la superficie calpestata e di conseguenza distribuire il proprio peso in modo da consentirci il galleggiamento sulla neve fresca che è lo stesso principio cui si basano anche i fachiri.

Giocatore Subbuteo

Giocatore del Subbuteo

Come con tutti gli attrezzi indossati la prima volta bisogna adattarsi agli ingombri che in un primo momento donano incerte movenze stile piedistallo giocatore da subbuteo, ma prendere dimestichezza con le racchette da neve è passo breve. Di passi in effetti se ne possono fare pochi o tanti per raggiungere le tappe intermedie dei nostri percorsi e che ci vedono ospiti di case montane riscaldate da calorose stufe a legna e dall’ospitalità delle persone presenti, sempre alle prese con vin brulé, salsicce arrostite su scoppiettanti griglie e polente in imponenti pentole fumanti.

DSC_1021Dopo le breve parentesi ristoratrici ci si rimette al cammino, galvanizzati dai primi traguardi ed incoraggiati dall’aumento di grado alcolico che sicuramente aiuta lo spirito ed in parte camuffa la fatica. Ovviamente in un contesto iperprotettivo ed attività di quasi esclusivo carattere ludico e leggermente sportivo, tutto proporzionale al livello di difficoltà delle iniziative: aperitivo ciaspolando o ciaspolata con cena evidentemente sono strutturate con scopi mangerecci e beverecci e non certo per raggiungere quote ove piantare bandierine e respirare con la maschera dell’ossigeno… Riescono comunque a dare sapore di grande impresa ai partecipanti più piccoli che dimostrano caparbietà e forza nello scalare le salite che non di rado lasciano il fiatone agli adulti, dimostrando così ancora una volta che i limiti che ci poniamo spesso sono mentali e non fisici. I bambini non hanno pensieri temporali definiti per cui camminano effettivamente fino a che il fisico regge senza attivare i blocchi psicologici auto conservativi di cui gli adulti invece ricorrono perlopiù inconsapevolmente.

Piccoli grandi scalatori

Piccoli grandi scalatori

Blocchi psicologici o meno, impronta su impronta, di già o finalmente, la fila di persone e le loro lampade da testa che illuminano gli ultimi tornanti tra le torce infuocate e che accendono a loro volta l’ombrosa e fitta boscaglia, si snoda fino al comparire dell’ultimo rifugio che consacra la riuscita finale. DSC_1037

Tra una rincuorante ed amichevole pacca sulla spalla e l’altra si riprende fiato e ci si scambiano le prime opinioni su quella che è stata un’esperienza gratificante e che è destinata a rinvigorire il proprio appeal tra le panche di una calda stanza, dove a breve sui tavoli verranno accomodati rustici piatti di goulash, ossubuchi, polenta, crostate e chi più ne ha più ne metta con abbondanti annaffiature di vino fino all’immancabile grappa ed i conseguenti cori alpini praticati da signoroni in camicia con il naso rosso ed il calice alzato. DSC_1026

Alla fine che sia mare o montagna quel che conta e trovare equilibrio con se stessi e con le persone che ci circondano che inevitabilmente e nuovamente inciteranno la nostra mente a filosofeggiare ed a pensare che in fondo la vita è così bella nella sua semplicità.

Sulle montagne si trova la libertà! Il mondo è perfetto ovunque, salvo quando l’uomo arriva con i propri tormenti” (Friedrich von Schiller)