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New Orleans. Immagini e parole (parte seconda)

 

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She was wild and she was very beautiful and sometimes she was a tree strong and rooted that piece of shelter that never asks for anything in return

Lei era selvaggia e molto bella ed a volte lei era un albero forte e radicato, quel pezzo di rifugio che non chiede mai nulla in cambio

16Un uomo dorme sul suo trono divano all’aperto, in un cortile al bordo della strada. Chi è quest’uomo? Cosa fa nella vita? Sicuramente non teme i giudizi. Forse una delle poche, autentiche e percepite libertà negli Stati Uniti è proprio quella di non essere giudicati. Ognuno si sente libero di vestirsi, manifestarsi, esprimersi a proprio piacimento. Il giudizio è una subdola forma opprimente che costringe gli individui a celare le proprie caratteristiche. Quante volte si è costretti a reprimere le proprie virtù per non essere travolti dal giudizio dei mediocri? Giudizi spesso affrettati ed azzardati. Quell’uomo potrebbe essere esausto per aver scaricato da solo un camion di cemento. Oppure distrutto per aver assistito qualcuno in ospedale la notte precedente. Potrebbe aver scelto di far nulla durante il suo giorno libero. Addirittura un’artista che riposa dopo essersi costruito il suo regno.

 

7Che ne sa la gente di New Orleans. Che ne sa di come si cresce a New Orleans. Tra i colori, gli strumenti a fiato. Le note di un pianoforte che vibrano tra i muri di qualche rumoroso locale nella Barbour. Nelle corde di bassi e violoncelli tirate e ricalibrate per interi giorni, settimane, mesi, anni. Della felice fatica nel buttar fiato dentro agli ottoni. Che ne sanno della musica di Shannon Powell e delle sue percussioni. A New Orleans si cresce circondati dai colori e dalla musica. Che ne sa la gente di come si tifa per i Saints o di come è bello girovagare per i quartieri di New Orleans in sella ad una moto. Che ne sa…

 

9Oltre quel muro c’è il Mississippi. Oltre quel muro ne è passata di sofferenza. Di lotte e battaglie per costruire una città di diritto. Così poi è stato. Oltre quel muro è passata la devastazione di Katrina a cui, di diritti, poco importa. La natura mica fa sconti quando deve ribellarsi. Così dall’altra parte del muro c’erano solo macerie. Adesso, mentre ci cammino a fianco, vedo una grossa scritta. E mi dispiace per lei ma un giorno non ci sarà nemmeno più perché al di là del muro stanno costruendo nuove case colorate, nuovi negozi luminosi, nuovi locali festosi. Un mondo spensierato dove questo muro non avrà più senso di esistere.

 

10Un vecchio scuolabus abbandonato. Una carcassa gialla che affascina solo gli allievi di una scuola di fotografia che, a turno, lo inquadrano. Lo sezionano e lo scompongono come se si potessero spremere le ultime gocce di fascino e di storia dalla vernice rimasta e dalla ruggine che lo sta consumando. Chissà da quei finestrini quanti visi si sono affacciati. Quante mani ci si sono appoggiate. E quante dita avranno contornato il paesaggio che sfuggiva e si trasformava. Quella porta che ha accolto migliaia di volte piccoli studenti accompagnati dai loro padri, madri, nonni che, amorevolemente gli avranno sospinti sulle scalette. All’interno rimbomberanno ancora la voce di quei bambini e dei loro maestri. Le spiegazioni e le sgridate in cambio di silenzio ed attenzione.

 

DSC_0942Assetato portò la pinta alle labbra, e, come il suo fresco ristoro cominciò a lenire la gola, ringraziò il cielo che in un mondo così pieno di malvagità ci fosse ancora una cosa buona come la birra.
(Rafael Sabatini)

 

 

 

 

 

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Ogni tanto fermati. Lega al palo la bicicletta. Non affacciarti alla finestra. Osserva da dove ti trovi ciò che succede intorno. Forse nulla. Tutto è fermo. Il mondo intorno a te si è fermato. Il movimento perpetuo delle persone alla ricerca frenetica di un significato per qualche attimo è svanito nell’insicurezza della staticità. Allora comincia a scomporre i suoni e le parole dalle immagini e lasciale fluttuare verso il niente. Ascolta il tuo respiro. Godi questo momento prima che finisca. Prima che lo spartito di suoni e rumori si riallinei con i veloci fotogrammi del quotidiano. Prima di slegare la tua bicicletta dal palo.

 

18I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: «Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Ma vi domandano: «Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Allora soltanto credono di conoscerlo.
(Antoine de Saint-Exupery)

 

 

 

New Orleans Immagini e parole parte I

New Orleans Immagini e parole parte III

Isis: Ciak si gira!

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Sarà, eppure qualcosa non quadra…

Parliamo del nuovo spauracchio dell’Occidente, ossia un gruppo di fanatici che si fan chiamare Isis e che giorno dopo giorno sventolando bandiere nere inneggianti la grandezza di Allah arruolano tra le loro linee un crescendo di seguaci rivoluzionari provenienti da tutto il mondo.

Le forti perplessità che dietro a questa minacciosa entità che ha dichiarato guerra al resto del mondo islamico, e non, ci sia una regia occidentale sono piuttosto consistenti. Saranno anche allucinanti supposizioni probabilmente derivate da tutti i telefilm che quotidianamente le tv ci propinano ad ogni ora con i buoni sorridenti ed armati fino ai denti che lottano e distruggono i cattivi incazzati ed armati fino ai denti, ma comunque meritano essere discusse, tanto per fugare ogni ragionevole dubbio.

guantI PRIGIONIERI E LE TUTE ARANCIONI: Partendo dal presupposto che i popoli arabi sono storicamente popoli nomadi e pertanto non inquadrati, piuttosto disordinati e confusionari anche in ambito militare dove l’aspetto è considerato importante ma non a livello maniacale come in Occidente, spesso a causa delle scarse risorse economiche su cui possono contare, viene da pensare sul perché i prigionieri dell’Isis indossino delle tute arancioni stile Guantanamo e non delle semplici Galabeia come tra l’altro hanno indossato le due ragazze italiane rapite in Siria e poi rilasciate dopo il pagamento del riscatto richiesto, Vanessa Marzullo e Greta Ramelli. Magari ci sarà scappato qualcosa, eppure tutta questa attenzione nella cura dei prigionieri, nessuno con barba incolta (il Corano non gradisce la rasatura completa, tra l’altro) o segni dovuti alla trascuratezza cui i popoli del medio oriente ci hanno abituati, se non altro per le circostanze ambientali, può far sorgere qualche dubbio.

videoRIPRESE VIDEO PERFETTE: E’ sorprendente il fatto che tutti i video siano girati senza il minimo intoppo. Chi ha lavorato nel Medio Oriente in luoghi poveri dove si presume siano di istanza i militanti dell’Isis, anche perché il paesaggio circostante il luogo delle esecuzioni non ricorda certo il centro di Dubai o Abu Dabi, sa bene quante difficoltà si debbano affrontare giornalmente a causa della scarsezza dei materiali e dell’approssimazione dei tecnici locali. Poter realizzare dei video professionali in luoghi aridi e senza nessun appoggio tecnologico adeguato nelle vicinanze è pressoché impossibile per un reporter amatoriale, completamente impensabile per un operatore originario del luogo. Non un incertezza nelle riprese, nessun riflesso sbagliato. Una delle più grandi difficoltà che può incontrare un fotografo o un videomaker è lavorare nel deserto con il sole a picco ed una ristrettezza di orari utili impressionante. L’Isis prima di intraprendere il percorso guerrigliero avrà pensato di partecipare a qualche corso di fotografia o avrà arruolato tra le proprie fila dei registi e cineoperatori. Preoccupandosi, tra un Kalashnikov e l’altro, di acquistare Canon, Sony, Go Pro e schede di memoria.

rapGLI ARRUOLAMENTI E GLI INFILTRATI: Questo sicuramente è il dubbio più importante. Ma è mai possibile che i potenti ed onnipresenti servizi americani coadiuvati in loco da quelli forse più invasivi e preparati al mondo israeliani non riescano non solo ad individuare le postazioni del presunto nemico ma nemmeno ad infiltrare un qualsiasi dei loro uomini super addestrati? Le tecniche tanto utilizzate e sbandierate per sgominare le bande criminali e spacciatori incalliti in questo caso non valgono? Riescono ad arruolarsi nell’Isis ex rapper diciannovenni inglesi e mogli infelici albanesi risiedenti nel lecchese e non delle spie di gruppi speciali? Questo è forse il punto che più lascia perplessi sulla reale provenienza ed autenticità dell’Isis.

B87y9-yIgAACFIO.jpg largeIL PILOTA GIORDANO ARSO VIVO MAAZ AL KASSASBEH: Nessuno mette in dubbio la veridicità dei decessi dei martiri decapitati o, nel caso, brutalmente arsi vivi, bensì si tratta di comprendere la reale provenienza e motivazioni degli spietati esecutori. Il video in questione apre numerosi quesiti: il primo deriva dal fatto che ancora una volta si nota una scena del delitto in stile telefilm americano, che più che un’organizzazione di terroristi reale ricorda quelle messe in scena in McGyver dove però il finale è più gioviale grazie alla solita molletta per i capelli ed il chewing gum esplosivo. Il plotone di esecuzione è perfettamente fermo ed allineato, con divise mimetiche ricercatamente uguali ed in ordine, passamontagna identici e, cosa ancor più sorprendente per la provenienza di quei popoli, in silenzio. Osservano in silenzio. Come dire che ad un tratto Papa Francesco si mettesse a ballare il tuca tuca a San Pietro durante l’omelia. La gabbia dove è tenuto il povero ostaggio è saldata perfettamente, non presenta alcun difetto ed anche in questo caso assistiamo a delle riprese video magistrali, un’esecuzione senza intoppi nonostante la difficoltà nel poter appiccare il fuoco e fargli seguire un percorso prestabilito senza che questo si spenga o che insorgano contrattempi, ripeto, molto frequenti da quelle parti. Una volta incenerito il corpo del povero martire giordano Maaz Al Kassasbeh ecco che compare un Caterpillar per seppellire sotto un manto di pietre quel che di lui resta e la gabbia che lo conteneva da vivo. Ribadiamo il concetto: tutta questa perfezione non appartiene alla cultura di quei popoli, approssimativi e pasticcioni nel dna.

Dulcis in fundo, l’Isis che combatte perché mossa dal più profondo credo fanatico religioso e che non tollera l’ignoranza religiosa, brucia viva una persona disubbidendo così all’indicazione del Corano che vieta espressamente la cremazione e facendo infuriare pure il non certo moderato e diplomatico Ahmed Al Tayeb, Grande Imam della Moschea Al Azhar del Cairo.

imagesLE MOTIVAZIONI: Naturalmente per difenderci dal nemico la soluzione è quella proposta giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto nelle centinaia di film, telefilm e videogiochi d’oltre Oceano che ci indottrinano ad armarci fino ai denti e combattere contro i cattivi. Così mentre gli occidentali subiscono un lavaggio di cervello più o meno virtuale ed i musulmani ne subiscono uno religioso altrettanto alienante, si creano situazioni favorevoli al commercio di armi e tecnologie che permettono di mantenere sempre vivo e redditizio il giro di milioni di dollari che ci gira intorno. Il continuo stato di tensione in cui viviamo è appositamente confezionato per alimentare le nostre paure e giustificare qualsiasi attacco e morte a scopo non solo difensivo ma molto spesso anche preventivo. Quest’ultima motivazione frequentemente usata dagli ebrei che con la scusa degli attacchi terroristici hanno invaso un territorio e sterminato il popolo che lo abitava, nonché utilizzata dagli Stati Uniti per bombardare indistintamente luoghi e popoli del Medio Oriente. Pure gli alleati naturalmente necessitano di rinforzare le proprie difese in vista della minaccia imminente e così anche l’Italia è giustificata nell’acquisto di cacciabombardieri F16 che dovrebbero contrastare gli imminenti attacchi terroristici.

D’altronde le guerre sono l’anima del commercio.

Nel frattempo prima che qualche esponente dell’Isis decapiti anche le nostre teste, suggeriamo di usarle un po’ meglio…