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Letto di sabbia

20210923_114815Mentre ti guardo aspetto.

Non so cosa, o meglio lo so perfettamente e non voglio pensarci.

Il tuo respiro è debole, le braccia distese ed immobili lungo il letto.

Ti vedo avvolta in lenzuola bianche, candide. Fastidiosamente profumate.

L’albero che vedo fuori dalla finestra si prepara ad affrontare un’altra torrida estate.

Si fa scuotere dal vento, muove la chioma e qualche foglia lo abbandona al suo viaggio.

Nel cortile alcune persone camminano con indifferenza.

Non posso far altro che starti accanto, seduto su questa sedia che cerca di essere la più scomoda possibile per deviare i miei pensieri.

20210923_122124Ho rivisto le immagini della nostra vita decine e decine di volte e non voglio cascarci ancora.

Per qualche minuto voglio liberarmi e liberarti dalle catene che ci legano a questa stanza asettica di cui siamo ospiti obbligati ed inermi.

Guardo i miei piedi e li immagino immersi nell’acqua trasparente. Mentre passeggio sul bagnasciuga di una spiaggia, immensa. Poi mi giro e ti cerco con lo sguardo.

Sei sdraiata su un letto di sabbia bianca. La mia pelle è sfiorata dal passaggio della brezza marina. Il suo soffio è un filo che mi lega a te per qualche istante. Che sarà per sempre.

I raggi di sole ci accarezzano lievi. Quella potente e strabiliante palla di fuoco ci guarda benevola. Anche la luna non vuole perdersi lo spettacolo e si fa timidamente notare in attesa di prendersi tutta la scena una volta che il sole sparirà tra le montagne. Ma ora la luce splende accecante e ci vorrà ancora tempo prima che si insinui sempre più affievolita tra gli anfratti dei canyon, tra le fessure di ogni roccia. Prima di decretare la fine del giorno calando maestosamente il sipario con un tramonto mozzafiato.

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L’acqua si fa più alta ed un brivido mi scorre lungo la schiena. Mi guardi. La tua voce è troppo lontana per capire ciò che dici, osservo il movimento della tua bocca. Ancora qualche tentennamento e poi faccio ciò che mi dici. Un tuffo, poi  alcune bracciate e subito la temperatura dell’acqua diventa piacevole. Immergo la testa. Sento i suoni ovattati del mare, vedo qualche pesce incuriosito a caccia di cibo. Riemergo. Che sensazione fantastica, che privilegio essere qui. Stavolta sono io a chiamarti ma sicuramente tu non mi puoi sentire. Come faccio a convincerti ad entrare in acqua? E’ così bello questo momento.

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20210923_110815Poi ti alzi, cammini con passo sicuro verso di me. Sorridi e fai un piccolo sussulto appena l’acqua, spinta da un’onda, cerca di afferrarti un piede. Vi ritraete entrambi e poi vi cercate ancora. I tentativi proseguono finché dopo quel lungo corteggiamento decidi di lasciarti andare. E’ troppo tardi per dar voce al tuo pentimento ed il freddo che ti assale per qualche istante non è sufficiente a farti tonare indietro. Poi sparisci d’un tratto. Riemergi un istante dopo. Di quanti istanti è fatta la vita, penso guardandoti. Questi sono quelli da cogliere, da custodire gelosamente nella nostra memoria così sovraffollata di pensieri superflui.

Ci avviciniamo e ci abbracciamo. Diventiamo un’entità unica. Ci trasmettiamo sensazioni, ci difendiamo a vicenda.

Ti stringo fortissimo perché sento che questo attimo si sta esaurendo. Il sole comincia a calare. L’acqua diventa sempre più agitata e fredda. La brezza si è rinforzata ed è diventata vento. Anche le nuvole mi fanno capire che siamo ai tioli di coda.

Mi ritrovo seduto sulla mia scomoda sedia. Non c’è il mare, non c’è  nessuna spiaggia.

Tu ci sei ancora per qualche istante. Sdraiata su un letto di sabbia bianca.

“Il sole può tramontare e risorgere; per noi quando la breve luce si spegne resta un’unica eterna notte  da dormire”
Gaio Valerio Catullo

Il blog d’autore e le promesse per il 2018

Colui che ha tracciato un solco nel mio percorso di vita, ha deciso di rimettersi in viaggio.

Per lui che ne ha fatti davvero tanti, questo è senza ritorno.

I distacchi terreni sono duri da accettare per chi crede in qualcosa, figuriamoci per chi vuole per forza affrontare la realtà a muso duro, senza fantasiosi appigli cui aggrapparsi.

Mentre in aeroporto attendevo di salire sull’ennesimo volo del mese, il giorno in cui avrei di seguito appreso la brutta notizia, sono stato avvicinato da una persona che, semplifico scrivendo mandato dal caso, si guardava in giro. Sul retro della sua maglietta portava scritto Bad decisions make good stories.

L’atteggiamento di questo sconosciuto mi ricordava l’approccio delle spie quando devono recapitare dei messaggi senza farsi riconoscere. Almeno le dinamiche cinematografiche ce le descrivono così. Credessi in qualcosa di ultraterreno avrei pensato si trattasse di un angelo.

Sono convinto che l’immortalità spirituale si acquisisce riempiendo la vita di storie, esperienze vissute da raccontare. Ciò che non accade a chi preferisce la comodità del divano alla volottuosità del viaggio o ai perbenisti moralisti che condannano senza esitazioni l’irrequietezza interiore dei viveur da trincea.

Optare di percorrere il cammino della vita correndo, cosa che fanno questi ultimi, implica spesso decisioni last second; dover scegliere in pochi istanti l’uno anziché l’altro sentiero non sempre ti porta sulla strada giusta. Sbaglia chi un millesimo di quella strada la percorre a tentoni, figuriamoci gli altri. Eppure ogni errore, ogni momentanea deviazione dalla via maestra, le così dette bad decisions, sono opportunità di good stories, buone storie.

Ecco, tutte queste avventure sono la legna che alimenta la fiamma dell’immortalità, dello spirito. Vicino a certe persone ed ai loro racconti ci sentiamo al caldo, vicino a focolai ardenti di passioni, sentimento ed umanità. I guerrieri della vita durante le brevi pause amano raccontare le battaglie vissute davanti ad una tavola imbandita e del buon vino. L’intreccio delle avventure, amori, vittorie e sconfitte si aggrovigliano alle gambe di chi li ascolta come delle voraci piante rampicanti. Le senti arrivare fino in gola, stringerti forte, emozionarti. Fino a quando te ne liberi momentaneamente, ti rialzi e ti rimetti in marcia. Ti allontani dai guerrieri della vita con un semplice saluto ed il cuore che pulsa forte. Dentro la speranza di assimilare qualche antidoto per sconfiggere i veleni dell’esistenza.

L’intensità di queste emozioni si trasformano in leggende; da sfogliare una ad una come il religioso scorrere di un rosario. Da custodire gelosamente nella nostra memoria. Consapevoli che il tempo né deformerà la forma, magari esagerandola come un’opera restaurata con colori diversi dagli originali.

Gli uomini che le hanno vissute sono leggenda e la leggenda è immortale.

Ci sarebbe poco da aggiungere non fosse altro che prima di questo avvenimento avevo deciso di impostare queste promesse per il 2018 in modo completamente diverso e sicuramente meno impegnativo. Magari elencando statistiche o aneddoti da backstage.

L’ennesimo richiamo all’impotenza umana ha scritto il resto.

Tornando faticosamente a noi, la copertina raffigura lo skyline di due città che ho avuto modo di visitare solo a novembre, mese in cui ho cambiato dieci aerei e percorso migliaia di miglia.

Ho scattato altresì un migliaio di foto e parecchi minuti di girato che presto diventeranno una clip particolarmente corposa ed interessante. Dal mio punto di vista ovviamente.

Tutto questo materiale sarà spalmato nei mesi del 2018 e raccontato, come ormai di consuetudine, da personaggi di fantasia in storie cui sono sempre presenti spunti realistici e luoghi esistenti che ho personalemente visto e vissuto.

Come di consueto di tanto in tanto ci sarà spazio anche per la mia passione sportiva, con i resoconti delle maratone che ho corso qua e là.

Insomma ciò che non distrugge fortifica si dice…

Passate a trovarmi ogni tanto, vi aspetto qui…

 

Quando il mio corpo sarà cenere, il mio nome sarà leggenda.
(Jim Morrison)

Dammi 10

Avere la fortuna e, perché no, le capacità di poter partecipare ad un evento sportivo podistico sia questo di breve o lunga durata è sempre una bella esperienza.

davCosì è stato il 1 ottobre 2017 anche per la ben riuscita 10K e 5K organizzata dalla Run Greece che ha colorato Rodi (Grecia) di azzurro; colore delle magliette del main sponsor che ben si è integrato con il blu del cielo e del mare che hanno fatto da splendida cornice alla gara.

davMolti dei partecipanti della 10K, duecento per l’esattezza, mi hanno ricordato il mio primo approccio a questo tipo di attività che mi ha poi coinvolto visceralmente fino a farmi diventare maratoneta. Parecchi di questi sono arrivati all’arrivo esausti e con tempi decisamente alti rispetto ai primi, esattamente come era successo a me alle prime manifestazioni. Certo, a vederli adesso sembra quasi impossibile che correre 10K possa ridurti in stati limitrofi al collasso, eppure ci siamo passati tutti da lì. Era il periodo in cui guardavo i maratoneti come persone venute da altri mondi e mi era difficile solo pensare l’idea che un uomo potesse correre per 42K. Eppure dopo i miei primi 10K la voglia di migliorare, per abbassare il tempo ma soprattutto per diminuire la soglia del dolore, ha svolto un compito da ruota del mulino. Una secchiata d’acqua alla volta, pian piano, gira e rigira, il granaio ha cominciato a riempirsi. Gli allenamenti si intensificano, l’asticella viene posta sempre più in alto e così si punta all’impresa successiva: la mezza maratona. Quello è lo step in cui ci si applica alla corsa in modo più passionale. Diciamo che è ancora consentito partecipare alla mezza maratona con atteggiamento e preparazione light. Per la maratona no. Quella non lascia via di scampo come il giudizio divino: se ti sei allenato male o poco, non la finisci. Neanche camminando.

IMG_20171002_015730_473Tornando alla 10K di Rodi, è stata parecchio impegnativa dal punto di vista climatico; farci partire alle 10 di mattina non è stata proprio una mossa geniale ed infatti tutti abbiamo sofferto il sole in faccia che ci ha accompagnato dalla partenza adiacente il Municipio, palazzo costruito dagli italiani durante l’occupazione fascista, per continuare al passaggio nel Porto di Mandraki e Marina Gate, fino ai primi scorci d’ombra in prossimità della porta Pili Italias Akantias, pertugio ricavato nelle mura antiche che caratterizzano e contengono la old town. Personalmente non ero sufficientemente preparato a correre con 27/28 gradi e questo fattore ha influito sul mio tempo finale (42:18) e sulla resistenza.

davFatto sta che questa 10K, che comunque ho terminato 14mo e 4° di categoria (M45), non era in programma e gli allenamenti che sto seguendo sono mirati a finire dignitosamente la prossima maratona che avverrà in Vietnam. E’ stata comunque una piacevole esperienza ed un’ulteriore stimolo a non fermarsi. Partecipare ad una qualunque tipo di gara è inoltre un ottimo test per verificare le proprie condizioni cui spesso si rischia di sottovalutare o, come nel mio caso, di sopravvalutare. L’asfalto non lascia scampo a scorciatoie o inganni ed anche vedere le sagome degli atleti professionisti (o semi professionisti) scomparire all’orizzonte dopo pochi minuti di inutile inseguimento, servono come monito a chi si sente arrivato o appagato dagli sforzi fatti.

Per quanto mi riguarda arrivare dietro a qualcuno con più o meno le mie stesse caratteristiche agonistiche mi infastidisce parecchio, perché significa che lui ha lavorato di più, o forse solamente meglio di me. O significa aver lasciato davanti qualche secondo sufficiente a non qualificarti alla Boston Marathon…

Quindi al lavoro!