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La Mezza Maratona di Torremolinos

Visto il percorso non proprio velocissimo e la modesta dimensione della località balneare spagnola, la mezza maratona di Torremolinos è da considerarsi una di quelle gare di seconda, terza fascia.

Abbastanza comodamente raggiungibile dalla vicina Malaga la gara si corre i primi di febbraio e può essere usata come test di allenamento in vista delle più rinomate mezze o maratone di aprile.

Nonostante il mese invernale in cui si svolge il clima è abbastanza mite ed adatto alla corsa. Discreta l’affluenza di pubblico, sempre partecipativo come avviene abitualmente in Spagna, anche se la manifestazione attrae principalmente e quasi esclusivamente atleti, corridori ed addetti ai lavori più che gente comune.

Gli stranieri più presenti sicuramente gli inglesi che si presentano al via con numerosi gruppi organizzati.

La partenza avviene presso la pista di atletica dello stadio comunale di Torremolinos dove i più veloci devono sgomitare un po’ per posizionarsi nelle prime file che consentono loro di non essere rallentati. Essendo una competizione non troppo partecipata chiaramente non sono predisposti wave, quindi chi prima arriva meglio alloggia. Almeno così dovrebbe essere perché anche alla partenza delle gare podistiche c’è sempre chi cerca di infrangere le regole della fisica impegnandosi nella difficile impresa di oltrepassare i corpi solidi che interferiscono tra lui ed il nastro del via.

Prima di recarmi sul posto ho cercato filmati o informazioni riguardanti il tracciato con l’intenzione di preparare una strategia di gara, ma non ho trovato nulla. Preferendo risiedere a Malaga anziché Torremolinos, non ho avuto modo di testare nemmeno parte delle strade che avrei dovuto affrontare. Il fattore sorpresa non aiuta certamente, sia nella strategia di gara che mentalmente.

Già alla prima curva usciti dallo stadio un disguido: una strettoia che costringe la maggior parte dei corridori a rallentare a tal punto da camminare. Ecco il perché in molti hanno spintonato alla partenza per garantirsi la prima fila.

Dopo questo intoppo parte il pendio. Una prima parte di mezza maratona velocissima dove, prendendo di riferimento anche la condotta di gara di alcuni locali, ho usato il freno per cercare di non disperdere tutte le energie in discese forsennate ed in attesa di ciò che mi sarebbe aspettato in seguito.

Sbagliato.

Nella parte centrale, quella visivamente più attraente con un passaggio sul lungomare e completamente piatta, mi sono accodato con non troppa disinvoltura, ad una ragazza dai tempi ben lontani di quelli del mio personal che resiste ancora da quel di Bonn e che nel mondo della mia fantasia avrei voluto battere a Torremolinos. Il cronometro diceva che la nostra andatura era da maratona più che da mezza. Lentissimi.

Strategia sbagliata nuovamente.

Solo all’ultimo tornante prima di entrare nella terza fase di gara ho cominciato a correre nelle mie possibilità ed ho guadagnato metri su metri sulla ragazza alla quale avevo tenuto la scia e che mi aveva fatto perdere molto tempo. L’ultima parte di gara ripresenta tutte le discese affrontate all’inizio sotto forma di salite ovviamente. Quindi, vero è che risparmiare energie serve a superare queste insidiose pendenze, vero è anche che essendo il sottoscritto allenato per la maratona, in salita avrei fatto più o meno gli stessi tempi con o senza energie da spendere. Quindi la tattica migliore sarebbe stata quella di tirare come un pazzo nelle prime due parti di gara e mantenere un ritmo lento costante nei chilometri finali.

Fatto sta che questa mezza maratona è stata archiviata con un tempo insoddisfacente ed un’esperienza in più da raccontare.

Per quanto riguarda il discorso gadget, sponsor ed organizzazione non si sono risparmiati con una caratteristica e variopinta medaglia finale, una t shirt tecnica ed un telo mare. Tanto per completezza di informazione, non che la scelta delle gare ricada sulla qualità o l’abbondanza dei gadget chiaramente.

Avete appena letto il resoconto di un consapevole podista amatoriale senior dalle irrilevanti tempistiche, quindi prendete le mie informazioni come spunti per le vostre future esperienze. Dei primi obiettivi da raggiungere se siete principianti alle prime armi oppure con pietà e tenerezza se siete professionisti o giovani fuoriclasse.

La Mezza Maratona di Rodi

E’ domenica mentre scrivo questo post e sono passati 7 giorni esatti dalla gara; ma oggi a differenza della settimana trascorsa piove e c’è un temporale mattutino.

Quel 29 aprile 2018 alle 6:45, quando già ero praticamente arrivato nella zona adibita a partenza, il sole aveva fatto la sua prima comparsa in maniera piuttosto decisa e spavalda. L’alba rossastra che in veste di fotografo mi avrebbe regalato molte soddisfazioni, in quella di maratoneta mi stava preoccupando e non poco.

La partenza della mezza maratona, cui avrei partecipato e della maratona, cui avrei curiosato, era stabilita alle 7:30.

Conoscendo molto bene l’isola avevo percepito che sarebbe stata una gara che avremmo corso con un ospite invadente e fiaccante: il sole. Così è stato.

Personalmente ho spinto al massimo all’inizio cercando di emulare i tempi del mio personal best e cercando di accumulare un margine decente per poi affrontare da lì a poco le temperature proibitive della competizione che inevitabilmente mi avrebbero rallentato un bel pò. Tattica completamente sbagliata perché al 15K arrancavo pesantemente con la testa che mi chiedeva di sdraiarmi all’ombra di un albero a sorseggiare una fresca limonata anziché proseguire spremendo la viscida, appiccicosa ed indigesta bustina di gel energetico. L’ultimo barlume di dignità, visto il tempo degno di un over 70, è stato quello di decidere di portare a termine l’impegno, con il morale chiuso per momentanea demolizione.

Ad ogni metro mancante ho pesantemente maledetto l’organizzazione ed i greci tutti, rei a mio avviso, d’averci fatto correre in quelle condizioni estreme. Pensare che ho sempre sognato una partenza almeno tiepida; in tutte le gare officiali finora corse ho sempre battuto i denti dal freddo prima del via. In Vietnam pure all’arrivo.

Ovviamente negli altri casi la pistola non ha mai esploso il suo colpo a salve dopo le 7:00 che io ricordi.

Fatto sta che se la distanza della mezza maratona è diciamo facilmente concludibile e sostenibile, lo stesso non si può dire della maratona. Lasciando stare i tempi assolutamente irrilevanti di praticamente tutti i partecipanti, almeno sulla carta, ho davvero ammirato gli impavidi che hanno terminato la 42K. Chi addirittura ha “corso” oltre le 6 ore sotto un sadico sole estivo stra-selettivo. Personalmente non l’avrei finita.

Ulteriore difficoltà il fatto che il percorso presenta dislivelli piuttosto impegnativi da affrontare fisicamente ed oltretutto essendo circuito, a mio avviso, vieni devastato mentalmente. Quando giunto a pochi metri dal mio traguardo ho svoltato a destra seguendo l’indicazione mezza maratona ed ho visto chi mi precedeva proseguire nella corsia parallela pronto a rifarsi un altro giro ho letteralmente pensato “poraccio”.

L’idea di dover ricalcare i passi fatti e ripetere l’esperienza poc’anzi vissuta deve essere davvero sconvolgente.

Dulcis in fundo aggiungiamo pure la scarsa partecipazione di pubblico. Quasi completamente assente per tutto il tragitto e colorata dalle magliette blu dei meravigliosi ragazzi volontari all’arrivo e che hanno prestato assistenza anche nei punti di ristoro. Correre senza spinta, come a me già successo alla Halong Bay Marathon in Vietnam, oltre ad essere triste è un buon pretesto per pregiudicare gara e risultato.

Certo, Rodi non è New York, ci mancherebbe. Anche la scarsa qualità ed assenza di design della medaglia ce lo ricorderà per sempre.

Suggerivo tempo fa di trascorrere qualche giorno delle proprie ferie a Rodi (Grecia) e di approfittarne per partecipare alle gare di varia distanza che si svolgono qui ad aprile. La partecipazione di molti stranieri, per lo più turisti inglesi, ha confermato che non mi sbagliavo più di tanto, anche se con un po’ di esperienza accumulata, il consiglio si riduce a chi non ripone troppe aspettative nella manifestazione locale per la serie di fattori sopra indicati. Il vincitore della maratona, ad esempio, non ne aveva mai corso una in precedenza e dubito che se avesse partecipato a quelle di Londra o Berlino, per dire, sarebbe salito sul podio. Forse sarebbe arrivato tra i primi 100. Ma i se ed i ma sono il paradiso dei coglioni, come si dice. Il senso è che chi è alla ricerca di vere soddisfazioni si confronta con i migliori, chi invece di trofei da appoggiare sopra il caminetto si accontenta  di gare meno pretenziose. Morale della favola bravissimo lui e chi lo ha preceduto perché, ripeto, solo finire la 42K di Rodi in quelle condizioni è veramente da medaglia d’oro.

Meritano una doverosa citazione anche i partecipanti della 10K e 5K che, udite udite, sono partiti alle 12:30. Orario in cui pure i gatti dormono abbracciati ai topi. Come far odiare la corsa ai principianti.

Dopo le tante 10K e questa mezza, riuscirà l’organizzazione ellenica ad appiccicare un altro bib sulla mia bella canotta? Al momento mi han fatto passare la voglia di partecipare alle competizioni paesane e limitarmi a quelle meglio organizzate. Staremo a vedere.

Se ce la metto tutta, non posso perdere. Forse non vincerò una medaglia d’oro, ma sicuramente vinco la mia battaglia personale. È tutto qui.

Pietro Trabucchi

La Mezza Maratona di Bonn

La Deutsche Post Marathon di Bonn in Germania si svolge ad aprile e comprende sia la maratona di 42K che la mezza di cui ci occuperemo in questo caso.

La scelta di correre una mezza maratona in questa località è fondamentalmente scaturita da due fattori, uno dovuto alla curiosità ed uno economico. La curiosità nasce dal fatto di visitare due interessanti realtà teutoniche quali Bonn, Capitale della Germania Ovest prima della riunificazione ed un anno dopo la caduta del muro di Berlino (che avvenne nel 1989) e Colonia dove vi si è quasi costretti a transitare in quanto è lì che è situato l’aeroporto di riferimento.

La distanza tra le due città è davvero breve e con efficienti collegamenti che permettono di dedicare un giorno del week end per visitare l’interessante Colonia bagnata dal fiume Reno che nel suo lunghissimo tratto navigabile scorre fino ed anche a Bonn, creando così un collegamento fluviale tra i due centri tedeschi.

Economicamente, accennavo nelle premesse, c’è la possibilità di trovare prezzi dei voli ridottissimi con le solite compagnie low cost dato che, almeno in questa occasione, l’evento sportivo non ha contribuito ad alzare le tariffe. Prenotare un biglietto aereo nel week end in cui si svolge una maratona di prestigio spesso significa sborsare un ingente quantitativo di denaro in più rispetto alla media.

La mezza maratona di Bonn, così come la maratona, non è internazionale e per di più si svolge in contemporanea con quella di Berlino che, per ovvi motivi, è la più ambita.

Non essendo internazionale la navigazione del sito ufficiale  e la conseguente iscrizione per chi non parla o legge tedesco diventa abbastanza complicata ma, con l’aiuto delle tecnologie moderne, nulla è impossibile.

Pettorale e gadget si ritirano vicino il luogo stabilito per la partenza che avviene nei pressi dell’Università di Bonn. Le gare meritano di essere corse solo per il gusto di poter ritirare la t-shirt omaggio che è una delle più brutte casacche mai viste in circolazione e per questo motivo diventa di primaria importanza riuscire ad impossessarsene ed indossarla almeno una volta nella vita.

Chiaramente modesto anche lo stand dedicato agli articoli per corridori che nelle manifestazioni internazionali siamo abituati a vivere come vere e proprie fiere.

Ciò premesso l’ambiente che si respira è quello di una competizione paesana e spensierata con non moltissimi partecipanti, circa 1000, anche se al nastro della partenza non mancano atleti professionisti di buon livello. Il rischio per un amatore con tempi appena decenti, come nel mio caso, è di ritrovarsi proprio nelle primissime file con atleti che al via partono a razzo costringendoti a fare altrettanto per non essere travolto. Personalmente è stata la prima volta che anziché cercare di guadagnare posizioni ho indietreggiato per evitare di partire in prima fila con i professionisti o presunti tali dalle velocità esorbitanti. Ciò nonostante ai primi metri avevo un ritmo di 4,18 che neanche a vent’anni avrei tenuto.

Il percorso, se si è fortunati nel viverlo in una giornata primaverile soleggiata, è davvero bello.

Usciti dal centro cittadino si attraversa immediatamente il ponte sul Reno Kennedybrücke e ci si trova a correre sulla sponda opposta di Bonn, a Beuel, tra quartieri signorili, ci si immerge in un polmone verde, si scende un pezzo di superstrada per poi risalirlo, si pratica la pedonale che costeggia il Reno per poi riattraversare il ponte che ci porterà nuovamente al centro di Bonn. Curiosi i punti di ristoro che, oltre ai soliti maledetti bicchieri di plastica d’acqua impossibili da bere in corsa, presentano la bevanda energetica per eccellenza in Germania: la sacra birra. Assurdo.

Fatto sta che i ritmi della gara sono davvero buoni per chi è in cerca del suo personale.

L’affluenza di pubblico è presso che nullo fino alla zona del Parco Hofgarten dell’Università a circa 3K dall’arrivo dove invece le strade sono stracolme di curiosi e sostenitori che indubbiamente spingono gli atleti a dare il massimo fino all’arrivo allestito a Piazza Markt.

Tagliato il traguardo e ritirata la medaglia, pure questa di scarso appeal estetico, ci si addentra nel paddock riservato agli atleti dove rifocillarsi con prodotti locali e litri di birra nei numerosi chioschi sponsorizzati che per molti dei partecipanti locali pare essere il vero scopo dell’iscrizione.

In conclusione Bonn con la sua mezza maratona diventerà un piacevole ricordo ed un’esperienza da non perdere. Consigliata.

 

La Mezza Maratona di Varsavia

screenGrazie alla Mezza Maratona di Varsavia molte persone approfittano di  unire la passione dello sport a quella del viaggio raggiungendo così una meta altrimenti non troppo ghiotta agli occhi del turista.

La facilità dell’iscrizione alla gara che non richiede certificati medici sportivi obbligatori, come in quasi tutto il mondo tranne che in Italia ovviamente, facilita inoltre l’adesione di molti corridori amatoriali che, si spera per loro, provvedono comunque  a monitorare costantemente la propria idoneità fisica.

La quota partecipativa è molto contenuta, vuoi per il cambio favorevole, vuoi per la modesta attenzione mediatica dell’evento stesso che, con tutto il rispetto dovuto, non può essere certo paragonato a gare svolte a Barcellona, Parigi, Berlino e via dicendo. Non troppo facile da trovare il luogo ove ritirare il pettorale, niente di impossibile s’intende, con il personale un po’ confusionario come da copione. Le incomprensioni derivano più probabilmente dal contorto lessico polacco ed i suoi grumi di consonanti che volano liberamente interrotte di tanto in tanto da raffiche di tag (significa )

bridgeI gadget sono interessanti, ma è il cotone a farla da padrone a discapito di materiali tecnici o inesistenti campioncini di integratori o altre utili diavolerie che in Spagna riempiono la sacca. D’altronde non è una gara di shopping ad attenderci anche se per l’occasione non mancano centinaia di espositori specializzati. L’incognita della corsa, nonostante la primavera incombente, è la temperatura; molto rigida la sera e la notte a livelli invernali, più mite il giorno con picchi di caldo quelli sì primaverili per qualche ora. La mattina si soffre il freddo per raggiungere il punto di partenza con abiti da gara che durante la corsa a tratti si rivelano pesanti per poi essere considerati leggeri nelle tratte in cui si alza un vento gelido come durante l’attraversamento del moderno Ponte Swietokrzyski.

Come in tutte le manifestazioni podistiche non manca il folclore e l’esibizionismo specie qualche minuto prima del via, con gli atleti professionisti concentrati nelle attività di riscaldamento limitate a distensive corse intervallate da brevi recuperi di camminata e da atleti non professionisti autori di gag  involontarie tra improbabili esercizi di fitness estremo e scoordinati balli di gruppo. La voglia di risultare simpatici dei polacchi vela a tratti la loro mancanza di humor, rendendo l’atmosfera tutto sommato gioviale.

Il percorso di gara è abbastanza veloce ma non proprio una passeggiata, specie al 19K dove ad ormai arrivo quasi raggiunto ed a compimento dell’attraversamento del Parco di Lazienki, spunta un’impervia salita di circa 800 mt che miete parecchie vittime impreparate costrette a superare l’ostacolo camminando.

Per i maratoneti risulta comunque un buon allenamento in vista dei 42K, mentre per gli specialisti potrebbe essere una buona occasione per strappare un buon tempo o fare il personale.

Il pubblico è presente ai bordi delle strade ad incitare a modo loro, certo nessun paragone con i popoli latini in alcuni frangenti fin troppo invasivi mentre il panorama che si offre agli occhi dei podisti in gran parte coinvolge vicoli di quartieri di periferia abbastanza grigi e tristi di loro.

Fatto sta che la gara alla fine della fiera è piacevole, i punti di ristoro adeguati, la medaglia molto bella e l’organizzazione eccellente ma soprattutto, oltre ai chilometri nelle nostre scarpe, avremo aggiunto altra esperienza e poesia nei nostri cuori.

 

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La Mezza Maratona di Barcellona

IMG-20160214-WA0008Dichiarazione d’amore più plausibile per la mia recente passione, la corsa, non potevo che non farla partecipando alla Mezza Maratona di Barcellona il 14 febbraio, giorno infatti solitamente dedicato agli innamorati.

Un primo piccolo passo del turismo verso l’auto-sopravvivenza, ve lo dico, si chiama corro e viaggio, ossia la recente e sempre più incalzante moda di iscriversi a manifestazioni podistiche in luoghi ove spendere il weekend usufruendo di voli low cost e la possibilità di abbinare sfide agonistiche alle scoperte culturali che le città europee offrono ai visitatori.

Se Barcellona è una delle mete più ambite grazie soprattutto alle maestose opere da cui è costituita, partecipare ad una manifestazione come la maratona o la mezza, rende sicuramente esclusiva ed unica l’esperienza nella ultra gettonata metropoli catalana.

florenceL’inaspettata temperatura primaverile aveva già di prima mattina profuso atmosfera di buona e festosa riuscita dell’evento che, corridori amatoriali a parte, ospitava atleti professionisti cui obiettivo era quello di abbassare il record mondiale; impresa riuscita al femminile a Florence Kiplagat l’anno precedente (2015).

L’atleta keniota si ripresentava al via con buoni propositi che però non sarebbero bastati a farle ripetere l’impresa. Nella categoria maschile, più combattuta, il primo ad oltrepassare il nastro è stato Vincent Kipruto (1.02:54) d’un soffio su Daniele Meucci (1.02:55).

Il lungo serpente umano inizialmente composto da 14031 partecipanti, ben suddivisi per tempo di dichiarata percorrenza in modo da favorire la fluidità di manovra e svolgimento, ha colorato ed animato la città iberica fino  a quando anche l’ultimo concorrente ha di per sé faticosamente portato a termine l’impresa in 3.04:35, lasciandosi comunque dietro ben 208 ritirati.

La mia prima mezza maratona si è conclusa in modo e tempo previsto anche se, come al solito, avrei potuto fare qualcosina di meglio dopo ore ed ore di allenamento. Anyway aver timbrato un 1.37:48 (che abbasserò leggermente nella mezza maratona corsa successivamente #StayTuned) mi consentirà di terminare in 2929ma posizione totale (1255° in categoria maschile). Numeri da occultare nei discorsi tra runners seri e da sfoggiare orgogliosamente in pranzi tra principianti ed amici sedentari.

kiprutoLa gara per se stessa è comunque molto piacevole, vuoi per il fatto che attraversare le vie di Barcellona è molto affascinante, in particolar modo quando la marea umana si snoda nella lunghissima via Diagonal dove si possono ammirare i corridori che ci precedono e prendere carica dai centinaia che ci rincorrono, nonché per la conformazione del percorso, perlopiù pianeggiante e studiato appositamente per registrare tempi veloci.

Per chi volesse partecipare alla prossima edizione niente di più facile: basta visitare il sito ufficiale, compilare i dati personali, pagare la quota d’iscrizione ed il gioco è fatto. Tranne che in Italia infatti, in nessuna parte d’Europa è necessario essere tesserati a federazioni o associazioni varie, né tantomeno serve presentare un certificato medico sportivo che però è il buonsenso ad obbligarci ad effettuare con frequenza per monitorare il fisico ed evitare spiacevoli episodi.

 

Runners: Ecco perché correre all’estero

Dopo aver impegnato molte ore del giorno e della sera in più o meno impegnativi allenamenti arriva il momento in cui il runner sente l’esigenza di confrontarsi con un cronometro ufficiale. In realtà è spesso proprio questo l’obiettivo motivante dei mesi di preparazione precedenti.

Foto da web

Foto da web

Ultimamente grazie al potente soffio del marketing le vele del running si sono gonfiate ed a beneficiare degli eventi organizzati con cadenze regolari nei luoghi più svariati oltre ai partecipanti stessi sono le varie casse comunali, le industrie di abbigliamento ed accessori, strutture d’accoglienza, compagnie aeree ed agenzie turistiche che però ancora faticano a comprendere le potenzialità di un pacchetto “corri e fuggi”. Su quest’ultimo punto verte l’analisi per cercare di capire come e dove sia più semplice, di conseguenza divertente, indossare il pettorale numerico e microchip tanto desiderato.

Per chi decide di mantenere intatto il paesaggio abituale magari usufruendo delle gare organizzate in prossimità del luogo di residenza (e si presume su territorio italiano visto che il blog si rivolge principalmente a followers italici) o comunque abbinare il week end fuori porta a qualche evento sportivo non potrà esimersi dall’iscriversi alla Fidal sia privatamente o tramite un’associazione sportiva naturalmente versando l’iscrizione annuale.

Recentemente la Federazione italiana di Atletica Leggera propone una formula più comoda rivolta a corridori occasionali che non hanno intenzione di iscriversi ad associazioni o quant’altro: la runcafidalrd, una tessera di valenza annuale che consente agli iscritti di partecipare a tutte (o quasi) le gare patrocinate dalla Fidal appunto. La tessera, naturalmente a pagamento, concede inoltre agli usufruttuari sconti da applicare in diverse occasioni. Parte dell’iscrizione è devoluta per la promozione dell’atletica leggera tra i più giovani e nelle scuole. Una volta pagato pegno alla Federazione Italiana si è obbligati a fare il secondo passo che è quello di rivolgersi ad un medico o ad una clinica specialistica e farsi rilasciare un certificato di idoneità agonistica per la pratica dell’atletica leggera, anch’esso di validità annuale. Anche l’utile visita ha un costo che varia a differenza dai professionisti a cui ci si rivolge ma il prezzo è intuibilmente sempre abbastanza elevato. Per i corridori occasionali e/o fuori età per pensare a prestazioni da campionato italiano, o persone con restrizioni economiche che magari han già difficoltà a saldare l’iscrizione alla gara stessa, questa prassi è decisamente la più difficoltosa da superare così che spesso e malvolentieri in molti rinunciano a partecipare alle gare che, ricordiamolo, non si corrono per vincere ma per coronare la lunga preparazione godendo di un ambiente festoso ed aggregativo.modello3

Giusto o sbagliato che sia in Italia la burocrazia, da sempre protagonista, ci accompagna in ogni nostro movimento tra cui immancabilmente quello ludico e sportivo; indispensabile il nulla osta della Fidal nel caso specifico quindi, altrimenti l’unico ruolo consentito è quello dello spettatore o del partecipante non iscritto alle liste.

La musica cambia per chi vuole correre all’estero dove invece nella maggior parte dei casi la prassi per poter partecipare ad una gara si limita nell’iscrizione online della stessa che include la casellina da barrare obbligatoriamente di dichiarazione di buona salute e sgravio di responsabilità. Questo sistema è molto più appetibile per chi magari vuole confrontarsi una prima volta e provare l’emozione di partecipare ad una competizione senza necessariamente dover far parte di associazioni sportive e via dicendo. Risulta più semplice e paradossalmente in proporzione più economico partecipare ad una gara a Barcellona (ad esempio) piuttosto che a Frittole (paesino immaginario nel film “Non ci resta che piangere”)

Se indiscutibilmente il controllo medico è da ritenersi indispensabile e le donazioni solidali mirate all’accrescimento della cultura sportiva tra i giovani encomiabili, l’aurea protettiva dello Stato Italiano rischia di soffocare l’ennesima risorsa che all’estero viene sfruttata con metodi più commerciali e meno asfissianti.

E togliere l’aria ai corridori non è uno spot propriamente indicato…