La Mezza Maratona di Barcellona

IMG-20160214-WA0008Dichiarazione d’amore più plausibile per la mia recente passione, la corsa, non potevo che non farla partecipando alla Mezza Maratona di Barcellona il 14 febbraio, giorno infatti solitamente dedicato agli innamorati.

Un primo piccolo passo del turismo verso l’auto-sopravvivenza, ve lo dico, si chiama corro e viaggio, ossia la recente e sempre più incalzante moda di iscriversi a manifestazioni podistiche in luoghi ove spendere il weekend usufruendo di voli low cost e la possibilità di abbinare sfide agonistiche alle scoperte culturali che le città europee offrono ai visitatori.

Se Barcellona è una delle mete più ambite grazie soprattutto alle maestose opere da cui è costituita, partecipare ad una manifestazione come la maratona o la mezza, rende sicuramente esclusiva ed unica l’esperienza nella ultra gettonata metropoli catalana.

florenceL’inaspettata temperatura primaverile aveva già di prima mattina profuso atmosfera di buona e festosa riuscita dell’evento che, corridori amatoriali a parte, ospitava atleti professionisti cui obiettivo era quello di abbassare il record mondiale; impresa riuscita al femminile a Florence Kiplagat l’anno precedente (2015).

L’atleta keniota si ripresentava al via con buoni propositi che però non sarebbero bastati a farle ripetere l’impresa. Nella categoria maschile, più combattuta, il primo ad oltrepassare il nastro è stato Vincent Kipruto (1.02:54) d’un soffio su Daniele Meucci (1.02:55).

Il lungo serpente umano inizialmente composto da 14031 partecipanti, ben suddivisi per tempo di dichiarata percorrenza in modo da favorire la fluidità di manovra e svolgimento, ha colorato ed animato la città iberica fino  a quando anche l’ultimo concorrente ha di per sé faticosamente portato a termine l’impresa in 3.04:35, lasciandosi comunque dietro ben 208 ritirati.

La mia prima mezza maratona si è conclusa in modo e tempo previsto anche se, come al solito, avrei potuto fare qualcosina di meglio dopo ore ed ore di allenamento. Anyway aver timbrato un 1.37:48 (che abbasserò leggermente nella mezza maratona corsa successivamente #StayTuned) mi consentirà di terminare in 2929ma posizione totale (1255° in categoria maschile). Numeri da occultare nei discorsi tra runners seri e da sfoggiare orgogliosamente in pranzi tra principianti ed amici sedentari.

kiprutoLa gara per se stessa è comunque molto piacevole, vuoi per il fatto che attraversare le vie di Barcellona è molto affascinante, in particolar modo quando la marea umana si snoda nella lunghissima via Diagonal dove si possono ammirare i corridori che ci precedono e prendere carica dai centinaia che ci rincorrono, nonché per la conformazione del percorso, perlopiù pianeggiante e studiato appositamente per registrare tempi veloci.

Per chi volesse partecipare alla prossima edizione niente di più facile: basta visitare il sito ufficiale, compilare i dati personali, pagare la quota d’iscrizione ed il gioco è fatto. Tranne che in Italia infatti, in nessuna parte d’Europa è necessario essere tesserati a federazioni o associazioni varie, né tantomeno serve presentare un certificato medico sportivo che però è il buonsenso ad obbligarci ad effettuare con frequenza per monitorare il fisico ed evitare spiacevoli episodi.

 

Cerchi lavoro a Barcellona? Eccolo

IMG_20160331_192939Premesso che chi fatica a collocarsi in Italia sicuramente non troverà vita facile nemmeno negli altri Paesi EU, Spagna compresa, la percezione di crescita a Barcellona, così come in Portogallo per citare un altro esempio, fa ben sperare in un presente più roseo ed in un futuro meno traballante ai disillusi cittadini del Belpaese che, zaino in spalla o bagaglio alla mano, cercano dignità altrove.

Mentre Italia e Grecia si alternano negli ultimi posti di tutte le classifiche necessarie a porre le basi di una eventuale ricrescita economica, ma soprattutto civica, evidenziando ogni giorno di più ingiustizia e malaffare sistematici creando malessere, povertà e sconforto tra la maggior parte dei cittadini, a Barcellona ci si è rimboccati le maniche cercando di far buon viso a cattiva sorte.

Vero è che i Paesi del Mediterraneo non sono certo contenti del trattamento impari imposto dai freddi uffici di Bruxelles probabilmente dettati dai teutonici, ma le reazioni sono differenti ed incidono sulle giornate dei comuni mortali che si devono nel frattempo inventare il metodo più consono per andare avanti.

Se la direzione degli italici ed ellenici pare virare verso l’illegalità in un balletto tra burocrazia asfissiante elaborata da malintenzionati cialtroni incapaci e cittadini furbetti spesso costretti, ma anche no, ad una escalation di irregolarità ed illegalità che quotidianamente affossano gli Stati, a Barcellona si assiste ad una notevole prova di forza dove la meritocrazia è ben salda sul podio delle materie indispensabili.

Tornando a noi quindi, l’italiano che va a Barcellona in cerca di lavoro deve coltivare una preparazione non tanto e solo professionale, quanto mentale; se il suo approccio sarà quello di continuare a sguazzare tra le paludi dell’illegalità come abitudinariamente concesso nel Belpaese, in Spagna andrà in contro a ben poche soddisfazioni.

DSC_4100Nella metropoli catalana, dove comunque non tutto è rose e fiori, la maggior parte delle imprese sono gestite da persone giovani con idee avveniristiche e tante ore di lavoro sulle spalle per concretizzarle, come nel caso di Raul Resina Martos, giovane titolare dell’agenzia immobiliare Vivendis cui lui stesso è alla ricerca di agenti e direttori da inserire nel suo organico; ma nonostante anche in Spagna ci siano milioni di disoccupati, fatica a reclutare persone adatte al ruolo. Il mercato immobiliare a Barcellona è in crescita in quanto le persone non fidandosi più delle banche, cui scandali sono ampiamente emersi anche in suolo italico, preferiscono mirare i propri investimenti nel mattone che, volenti o nolenti è sempre qualcosa di concreto.

mercatGli imprenditori che avranno la voglia di mettersi in gioco nella città iberica non dovranno fare altro che spiegare le vele ed aspettare che il vento soffiato da migliaia di turisti, studenti e locali, faccia attraversare loro le prime onde che, a differenza del mare in tempesta perennemente agitato dal Poseidone italiano di turno, probabilmente in men che non si dica calmerà le sue acque rendendo il viaggio scorrevole e redditizio.

Chi invece vorrà adattarsi a realtà esistenti, quindi alle dipendenze altrui, in un primo momento dovrà accontentarsi di svolgere un lavoro dove non sono richieste particolari conoscenze che invece, ovviamente, risulteranno indispensabili in seguito. Se infatti l’istruzione italiana continua a sfornare diplomati e laureati con una scarsissima padronanza delle lingue estere, ma pure di quella nostrana se è per quello, gli altri Paesi mediterranei, tra cui gli orgogliosi ed iper-nazionalisti francesi, spagnoli, portoghesi e pure greci hanno da tempo cambiato marcia ritenendo giustamente imprescindibile l’apprendimento di almeno una lingua straniera.

DSC_4101Esiste l’Erasmus o la buona volontà di moltissimi ragazzi italiani che emigrano a frotte verso Paesi almeno apparentemente più fiorenti, ma la sensazione è che non siano sufficienti questi pur lodevoli movimenti a cambiare faccia alla bastonata cultura italiana.

Morale della favola è che le persone che si sentono in grado di poter dire la propria a Barcellona troveranno sicuramente campo fertile; per chi invece punta a scaldare poltroncine ed alla merendina garantita le porte da bussare si trovano percorrendo altre vie. E tutte le strade, è risaputo, portano a Roma.

La mano di Gaudì ha plasmato l’anima

5Barcellona è energia, emozione, creatività. E’ Gaudì.

La città catalana ha l’atteggiamento sicuro e sbarazzino di un giovincello nato e cresciuto in un ambiente ricco ed aristocratico. Le solide fondamenta della ricchezza, non solo artistica e culturale, le ha posate il grandissimo architetto Antoni Gaudì. Quest’uomo ha costruito e plasmato numerosi edifici ad immagine e somiglianza di ciò che la natura ci propone giorno dopo giorno con apparente semplicità, dimostrando come l’armonia tra l’esistente e l’artificiale siano indispensabili per guardare al futuro con serenità.

Futuro che sembra essere raggiunto passo dopo passo dal popolo catalano che offre ai visitatori una macchina organizzativa praticamente perfetta che consente di scoprire, ammirare e partecipare a qualsiasi attività artistica con continue interazioni moderne ed innovative.

Il simbolo più potente di Barcellona, anche questo nato grazie al genio di Gaudì, è la Sagrada Familia, Basilica Cattolica cui costruzione è incominciata nel 1882 e non ancora terminata del tutto anche se al giorno d’oggi è ormai possibile ammirarne gran parte. Questo edificio è il più visitato di tutta la Spagna, motivo palesato una volta fatto il nostro ingresso; se l’allora trentenne architetto padre del modernismo catalano non lasciò nulla al caso stu2diando sistemi di luce ed audio che ad oggi sono autentici capolavori, altrettanto si può dire dell’organizzazione che cura l’aspetto turistico e che si muove anch’essa intelligentemente occupandosi di ridurre al minimo l’eventuale disagio delle masse di curiosi e studiosi; riuscendoci in maniera impeccabile. A Barcellona non c’è luogo ove non si possa usufruire al meglio della tecnologia contemporanea, dal momento dell’acquisto dove, suggerimento, è meglio prenotare gli ingressi on line precedentemente, alla visita stessa, con l’aiuto di interazioni multimediali pratiche ed intelligenti. Addentrandosi nella Casa Batllò, ennesimo capolavoro del maestro Gaudì, oltre a rimanere basiti per le soluzioni architettoniche stravaganti sì, ma altamente funzionali, si usufruisce di un piccolo monitor dalle dimensioni di uno smartphone che assolve la funzione di audio guida e che all’occorrenza diventa uno spioncino sul passato. Puntando l’oggetto in direzione desiderata come se dovessimo scattare una foto, sullo schermo comparirà la sequenza visiva originale risalente all’epoca o ciò che scorreva nella mente di Gaudì durante la creazione dell’oggetto. Un ulteriore attraversamento del tempo tridimensionale in quello che già possiamo definire viaggio surreale.10

Queste opere si integrano con la vida loca che, spumeggiante e vitale e come detto forse figlia delle opere stesse, si profonde nell’aria rendendo la città di Barcellona giovane e frivola agli occhi della proibizionista ed asfissiante Europa anglosassone.

6Piombando dall’infinito spazio del mare alla frequentata Barceloneta affacciata ad esso, in un insolito capovolgimento di sensazioni dove generalmente prevale la voglia di evasione verso grandi spazi e non viceversa, diventa piacevole far parte delle innumerevoli attività che scandiscono il fine settimana dei catalani e dove non può che far mostra di sé la fuoriclasse della cucina iberica, la paella.paella

I profumi si avviluppano tra gli scenari che migliaia di persone, gioiosamente, trasformano attimo dopo attimo nella coscienza civile cui, forse, lo stesso Gaudì ne sarebbe compiaciuto; magari passeggiando in un’altra sua meravigliosa creazione, il Parco Güell, che vanta opere di estrema raffinatezza cui l’architetto ci ha ormai abituati e che, anche in questo caso, offrono al visitatore la possibilità di confondere arte e natura usufruendo a pieno i benefici che la bellezza comporta. Il parco, che sorge a ridosso di una collina, propone diversi punti panoramici ove è possibile ammirare dall’alto la metropoli che attende l’arrivo del tramonto per esprimere fino all’ultimo istante la propria bellezza.

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1Mentre Barcellona sembra atteggiarsi alla sua bellezza in modo quasi sfacciato, ricordando in parte l’arroganza sportiva che va quasi settimanalmente in scena al Camp Nou, stadio considerato il più bello d’Europa dove i calciatori bleugrana esibiscono pregiati elementi quali Messi, Neymar, Iniesta e via dicendo, le persone sembrano molto concentrate nel proprio lavoro.

7Tutto ciò contribuisce a rendere l’asticella della professionalità decisamente alta in qualsiasi ambiente si voglia frequentare; da uno degli innumerevoli locali musica e drink presenti nella zona del porto a Barceloneta fino a risalire la Rambla, agli alberghi spesso in over booking a causa delle manifestazioni e fiere che la città offre spesso e volentieri, ai ristoranti sempre molto curati nell’aspetto e nella sostanza. A dimostrazione infine di una città in crescita e fermento sono le innumerevoli start up che giorno dopo giorno si aggiungono a tutte le attività storiche che, dal canto loro, non subiscono ma anzi non perdono tempo nel fondere la propria tradizione con l’innovazione.

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Aeroporto ed aereo: che vergogna!

Impegnando molto del mio tempo tra aerei ed aeroporti, vuoi per svago che per lavoro, non posso esimermi nell’esprimere qualche considerazione riguardo l’atteggiamento delle persone nell’approcciare questi due ambienti.

Eviterò, o almeno proverò a farlo, di cadere nella tentazione di semplificare il mio dissenso in suddivisioni tra differenti Paesi di provenienza o semplicemente tra educati e meno educati.

Il giornalista genovese Pier Leone Mignanego, conosciuto con lo pseudonimo di Piero Ottone, scrive che Quel che preoccupa è la convinzione, sempre più diffusa, che le buone maniere siano un’anticaglia, e che non valga la pena di impararle.

In effetti a pari passo con l’inarrestabile sviluppo tecnologico pare regredire il senso civico che molte persone considerano come un mirtillo sulla cheesecake, bello ma fondamentalmente superfluo; dobbiamo invece considerare l’educazione civica, nel caso, la base in biscotto che tiene assieme la torta.

DSC_0151In aeroporto, così come in tutti i luoghi di aggregazione dovuta all’attesa di svariati eventi, troppo spesso si assiste a cellule impazzite che, colte da momenti di panico dovute probabilmente ad impreparazione ed improvvisazione, si lasciano trasportare da un’emotività momentanea che li spinge ad agire in modo scomposto. La famigerata fila, classico esempio, è un qualcosa che non tutti riescono a metabolizzare e giustificare. In molti luoghi si è dovuti ricorrere all’eliminacode, strumento che ad ogni emissione di un numero certifica l’evoluzione della stupidità umana preferita all’antica elegante usanza che prevede ai nuovi entrati di chiedere chi è l’ultimo della coda. Negli aeroporti è rimasta viva quest’ultima usanza, peccato che di code ce ne siano almeno cinque ed immettersi in quella esatta sia un terno al lotto. Così, tra mugugni, qualcuno che perde le staffe e comincia ad inveire contro chi lo precede, valigie che ti minacciano la caviglia ed alitate sul collo, ci si ritrova imbottigliati al banco check-in dove si verifica l’incontro multiplo ed il conseguente balletto del chi passa per primo. Aggiungiamo il fatto che nei voli low cost incomba sul passeggero la minaccia d’esser costretti ad imbarcare in stiva il bagaglio a mano ecco che guadagnarsi la pole position diventa imprescindibile. Anche l’occupazione del velivolo non segue nessun protocollo civico e gli ultimi arrivati vagano avanti ed indietro per il corridoio alla ricerca di cappelliere vuote ove riporre i non sempre modesti bagagli, mentre le persone nel frattempo sedute li guardano con soddisfazione per averli lasciati con il cerino in mano.

DSC_0150Passati indenni i primi due schemi, se così fosse stato, già pronti ad intonar vittoria, ci si dimentica che il viaggio andrà affrontato con qualcuno seduto vicino che probabilmente sarà in sovrappeso e/o invadente, raffreddato, agitato o ipertecnologico dai volumi musicali incontrollati mentre il sedile posteriore quasi sicuramente sarà occupato da una persona molto alta che per la durata del viaggio sarà impegnata a ricercare costantemente la comoda locazione delle gambe alterando il nostro schienale. Peggio ancora dietro a noi potrebbe capitare un bambino al quale i genitori lasceranno totale libertà di espressione e movimento che culminerà con ripetuti calci al nostro sedile conditi da spazientiti pianti isterici.

A decollo avvenuto, con lo spegnersi delle indicazioni luminose che suggeriscono di tenere allacciate le cinture di sicurezza, si comincia a fare la conta delle persone ottuse: ad ogni click che decreta lo scioglimento di queste né corrisponde una, esclusi i passeggeri costretti ad utilizzare i servizi.

DSC_0153Senza forse e senza ma l’apice dell’insensatezza viene raggiunta nel medesimo istante in cui le ruote dell’aereo toccano il suolo emettendo il forte ed intermittente stridio che provoca un timido applauso che sfocerà in ovazione una volta regolarizzata la corsa sull’asfalto. L’euforica reazione potrebbe anche far pensare che ciò non avvenga regolarmente: inquietante. Mentre c’è chi aspetta seduto al proprio posto che la macchina ponga fine alla sua corsa, c’è già chi con destrezza e velocità houdinesca, si sfila le cinture e si cimenti in posizioni ayurvediche inscatolando la propria testa tra le cappelliere in attesa che da lì a poco, o forse no, vengano aperti i portelloni consentendo così la fuoriuscita dei passeggeri ed il loro perdurante martirio.DSC_0152

Comodamente seduto, penso che l’educazione civica non solo non è qualcosa di superfluo o marginale, ma è uno strumento indispensabile per la corretta coesione di individui e la facilitazione dei compiti che questi svolgono abitualmente.

Purtroppo, verrebbe da aggiungere.

Gli scorci di Pavia raccontati da… (II parte)

Alle persone che scegtorrelieranno di raggiungere Pavia in automobile suggeriamo di programmare il navigatore indicando come punto d’arrivo via Nazario Sauro che è in area Cattaneo a pochi metri dal mercato. Quest’ultimo si pratica in Piazza Petrarca il mercoledì ed il sabato. Numerose le bancarelle che lo caratterizzano e che trattano, come in tutti i mercati d’altro canto, salumi, formaggi, pesce, dolciumi ed altre specialità mangerecce, oltre vari soggetti che possono variare dall’indumento all’articolo per la casa. Specie il fine settimana l’atmosfera è festosa, gioviale e si svolge in tutta sicurezza.

Vagando per la città si è spesso costretti a rivolgere lo sguardo verso l’alto, rapiti dalla bellezza delle numerosi torri che si trovano un po’ ovunque. Durante il periodo medievale Pavia veniva chiamata infatti la città delle torri in quanto se ne potevano contare più di cento; ai giorni nostri ne rimangono una trentina.

treProprio non distante dall’Università di Giurisprudenza, dove tra gli altri si è laureata pure la nota conduttrice autrice Maria De Filippi, svettano imponenti le tre torri di piazza Leonardo Da Vinci, costantemente tenute sotto controllo per evitare che subiscano crolli come già avvenuto con la torre Civica accanto al Duomo venuta giù nel 1989.

Un salto nel medioevo lo si fa anche visitando l’imponente castello Visconteo che è unico nel suo genere in quanto ricoperto da un tetto costruito in tempi moderni e che ne preserva le merlature. All’interno del castello vengono allestite diverse mostre di pittori di fama internazionali sia permanenti che momentanee.

Tra le tante eccellenze pavesi voglio anche menzionare la fondazione CNAO che è il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica per il trattamento dei tumori, esempio mondiale per la cura della malattia del secolo. Già approfondito in maniera efficiente e scrupolosa da Report di Milena Gabbanelli, avrei voluto dare il mio piccolo supporto visitando la sede del CNAO. Non ho avuto l’occasione di organizzarmi per tempo ma prima o poi mi impegnerò in tal senso.

Non è sicuramente una meta turistica ambita, ma evidenziare le realtà che contribuiscono a migliorare la qualità della vita credo sia compito di tutte le persone che in un modo o nell’altro occupano degli spazi con pretese informative come nel caso dei blog.

Lasciando quindi in sospeso motivazioni che variano dalla cucina tradizionale ad argomenti ben più seri, non rimane che salutare Pavia e le persone che mi hanno aiutato ad assaporarla in modo piacevole e privilegiato.

#StayTuned

Lo chef ci svela la cucina pavese

Per testare la cucina pavese abbiamo scelto un tipico ristorante del Borgo, ossia l’Osteria dal Povero Lele, luogo molto frequentato dalla gente del posto e che propone, tra i numerosi piatti, cibarie tradizionali.

IMG-20160304-WA0013Pesci di fiume, rane e lumache non potevano evitare di finire nella trappola culinaria adattata dai cuochi autoctoni che attingono molti dei prodotti dal fiume Ticino, che ricordiamolo attraversa Pavia; nonché dalle numerose risaie circostanti, trasformando i chicchi in meravigliosi risotti. Le zone umide ed in parte boschive offrono inoltre la presenza di funghi e tartufi, spesso condimenti ideali per piatti dal sapore rurale e prestigioso.

Entro nell’Osteria dal Povero Lele in tarda mattinata, orario di preparazione del pranzo e la cucina è in pieno fermento.

Niente caos, niente creazione. Prova: la cucina all’ora di pranzo (Mason Cooley)1

Nelle capienti pentole bolle un invitante e leggermente piccante goulash ungherese che avrò modo di assaggiare in seguito e che manterrà tutte le promesse iniziali. Certo il goulash di tipico pavese non ha molto ma l’aspetto ed il gusto associato a delle fette di polenta è risultato irresistibile.

6Gli insaccati la fanno da padrone e durante le degustazioni arrivano sotto mentita spoglia di antipasto. Vista la prelibata consistenza potrebbero tranquillamente essere considerati un piatto unico. Salame, prosciutto crudo, coppa, pancetta e diamo vita all’interminabile rito in cui li adagiamo su fette di pane casereccio o gnocco fritto amalgamandosi e rendendosi così una sfiziosa portata che abbiamo fortuna di assaporare.

La cucina migliore è quella che tiene conto della stagionalità e con il freddo, quando il corpo consuma più energie per mantenersi caldo, un sostanzioso primo piatto è sempre ben gradito. Certo è che se davanti a noi si presentano dei gnocchetti di patate con gorg9onzola dolce di Novara e noci, delle fettuccine all’uovo spolverate da abbondante tartufo nero ed un risotto ai funghi porcini e cavoletti di Bruxelles diventa impossibile resistere al calcolo delle calorie in eccesso rispetto ai fulminei piaceri della gola.

8Scandisce il tempo un fermo vino rosso di Bonarda mentre sgorga abbondante dal piccolo foro della brocca. Tipica anche quella.

L’aumento di brusio indica il costante aumento di avventori che nel giro di pochi minuti riempiono le due capienti sale del ristorante, certificandone la bontà dei piatti che nel frattempo escono dalla cucina con alta frequenza.

E’ tempo di secondi piatti che, come anticipato, possono variare da cibi tradizionali come le rane, lumache e piccoli pesci di fiume o rimanere sul caratteristico come lo spettacolare asado di cavallo al forno, la battuta di fassona femmina alla tartar con tartufo o una tagliata di manzo con radicchio e cacio.IMG-20160304-WA0001

Piacevole riassumere la giornata trascorsa tra i ponti, vie e monumenti di Pavia, ripercorrere il back stage dell’intervista all’amicocollegastorico Federico Barani, commentare le riprese in cucina ed aiutati dal buon vino, perché no, chiacchierare anche di aspettative e prossime mete.

3Ormai allo sbando completo nel bel mezzo dell’Oceano del rimorso diventa impossibile poter rinunciare ad affondare l’ultimo colpo nei dolci che variano dal cannolo siciliano al tiramisù, nonché alla decisamente tipica torta meneghina con panna montata e frutti di bosco o le crostate con marmellata di castagna e crema pasticcera; tentazioni alle quali è davvero difficile poter resistere anche per i più costanti.

Finito il pranzo non rimane che saldare i debiti e lasciare alle spalle l’Osteria dal Povero Lele, certi che prima o poi ci torneremo.

Intanto a casa mi aspettano le scarpe da running che accompagnandomi nell’allenamento pomeridiano smorzeranno il senso di colpa per il pranzo esagerato ed enfatizzeranno la gioia che solo un tavolo imbandito a dovere ed una buona compagnia possono regalare.

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Gli scorci di Pavia raccontati da…

pvNon sempre per godere delle bellezze storiche e paesaggistiche bisogna necessariamente salire il predellino di un treno o la scaletta di un aereo ed il Belpaese offre davvero un’infinità di soluzioni in tal senso. Le aree urbane così dette periferiche hanno solo bisogno di qualche piccolo spot di luce per liberarsi dalla zona d’ombra cui spesso sono sacrificate dalle vicine metropoli; come nel caso di Pavia dove Controviaggio ha voluto addentrarsi e che sorge a pochi chilometri dalla decantata Milano. Per farlo ho chiesto aiuto ad un pavese doc, nostra vecchia conoscenza già a Rodi (Grecia) ed a Rio de Janeiro, ossia l’amico, collega e storico Federico Barani comparso nel blog con le spoglie di mr.Vap.

Prima di introdurre il lavoro attuale, rimanendo nel tema di periferia, vorrei anche indicare il blog di viaggio I viaggiascrittori che mi è particolarmente piaciuto e che vi suggerisco di visitare per la freschezza e spontaneità dei post che una giovanissima coppia propone con assiduità trattando per lo più il territorio italiano con la stessa cura ed attenzione che si riserverebbe all’Australia o alla Patagonia. Per niente facile e scontate le scelte dei luoghi, ottime le fotografie, spesso paradossalmente avvalorate da condizioni meteo che esaltano il viaggiatore e scoraggiano il turista.

universitàFatta la premessa, per rendere più esotico il racconto della città lombarda non posso esimermi nel confrontare le strade periferiche pavesi a quelle che percorsi molti anni fa in Kenya, il tratto da Mombasa a Malindi per l’esattezza. Le similitudini sono davvero parecchie: le risaie ricordano le grandi verdi distese africane, infreddolite prostitute sul ciglio della strada rammentano signore con taniche d’acqua sulla testa di rientro al villaggio, numerose e pericolose buche sulla strada sono presenti al pari dei martoriati sentieri equatoriali. Purtroppo però per raggiungere Pavia non tutti hanno la fortuna di possedere una Range Rover, così il rischio di fare fuori le proprie run flat o qualche cerchione è notevole. Utile e veloce in alternativa il treno Milano – Pavia, rapido e frequente. Dopo aver riscontrato il peggior costume italiano nella sua interezza con piazzole di sosta trasformate in discariche da gente incivile finalmente ci si addentra nella bella città lombarda che riserva molte piacevolezze ed un sapore retrò datato anni 80 molto più probabilmente dovuto alla presenza della storica pellicceria Annabella tanto cara alle reti del biscione e del suo rimpianto paladino Mike Bongiorno che alla spensieratezza dei cittadini, comunque rinvigoriti dalla presenza di numerosi universitari che frequentano i locali da aperitivo sotto i portici creando una gradita atmosfera giovanile e goliardica.

lavnderaSintesi di Pavia ben espressa nel detto utilizzato nella copertina Pän e pàgn, ièn bòn cumpagn e che in dialetto significa che il mangiare e vestire sono buoni compagni, tant’è che se i ristoranti e le trattorie tipiche sono presi letteralmente d’assalto dai bongustai, complici l’alta qualità ed il buon prezzo, anche i negozi di abbigliamento resistono all’era internauta e soprattutto alla concorrenza milanese, grazie ad una politica rivolta all’esclusività e ricercatezza dei capi da indossare e, specie, da calzare.

 

Correre a Bruxelles si può ma…

Gli appassionati della corsa, che annoverano tra le loro file sempre più persone, mantengono il costante desiderio di correre ogni qualvolta si presenti la possibilità o, qualora ci fosse qualche gara all’orizzonte, in occasione delle giornate indicate dal programma di allenamento. Se gli atleti professionisti dedicano la loro vita all’attività sportiva, non si può chiedere lo stesso a chi conduce un’esistenza considerata normale e che coltiva la sua passione cercando di farla coincidere anche con gli altri impegni, tra cui anche delle meritate gite fuori porta il fine settimana. I costi dei biglietti aerei delle compagnie low cost ormai hanno stravolto le abitudini di viaggio degli italiani che si spostano nelle varie capitali europee con estrema facilità. Qualcuno, come nel mio caso, cerca di unire il dilettevole all’ancor più dilettevole, ossia partecipando a manifestazioni podistiche in città scelte per la loro bellezza e mai visitate precedentemente. palazzo realeCosì nel bagaglio, oltre alla Nikon indispensabile per i produrre nuovi capitoli di Controviaggio, non manca il necessario per il running. Nel caso specifico di Bruxelles mi aspettavo molta più facilità nel poter svolgere i miei compitini in preparazione alla mezza maratona di Barcellona, ma la capitale belga che pur presenta numerose piste ciclabili in realtà mi ha lasciato un po’ deluso in tal senso. Risiedendo fortunatamente in un albergo del centro in Boulevard du Jardin Botanique (Metro Roger) la prima sgambata di 13K l’ho fatta seguendo la via medesima fino all’ingresso dell’Elisabethpark dove, tra l’altro, sorge la bellissima Basilica Nazionale del Sacro Cuore. Essendo il primo giorno di approdo nella metropoli fiamminga, non mi sono fidato di addentrarmi in quartieri o vie sconosciute visto il mio iniziale disorientamento e, non lo nascondo, ho faticato abbastanza a rilassarmi e godermi il mio training quotidiano a causa della noia nel completare brevi e ripetuti giri nel parco. runFortunatamente passati due giorni è stato invece più agevole e soddisfacente completare 18K che mi hanno visto arrivare dal solito punto di partenza all’Esplanade, ossia dove è situato l’Atomium. In questo secondo caso ho costeggiato il canale Zeekanaal Brussel-Schelde per poi salire al Parco Van Laken cui ho seguito una parte perimetrale. Essendo Bruxelles costruita su dei colli in stile Roma, il sali scendi è notevole pertanto le corse sono un interessante banco di prova. La delusione maggiore deriva invece dal fatto che le numerose piste ciclabili sono tempestate di semafori che regolarizzano il passaggio pedonale che, in teoria, non permettono di svolgere sessioni senza pause e che, lo sa bene chi corre, spezzano il ritmo. Personalmente mi son preso qualche rischio o semplicemente o allungato di qualche metro le strade per cercare di passare con il verde evitando insulti bilingui.

La pavimentazione non è sempre delle migliori a causa della scivolosità che ne deriva in seguito alle frequenti giornate uggiose, ma tutto sommato è abbastanza agevole. L’impressione è che gli abitanti del posto preferiscano lo jogging nei parchi piuttosto che il running e, specie nella zona del Parlamento Europeo nonché nel Warandepark che è il Parco situato difronte il Palazzo Reale, è frequente vedere molte persone più attente all’immagine che alla sostanza. Almeno l’impressione è quella.

Correre nei parchi, a meno che non siano decisamente enormi, suscitano in me l’effetto pesce in acquario ma talvolta è sempre meglio sgranchirsi le gambe tra prati ed alberi secolari che starsene sdraiati in qualche camera d’albergo.

Certo è che se tra le tante invenzioni qualcuno escogitasse una rete di tour guide runners, ovvero delle persone disposte a guidare in percorsi sicuri e divertenti turisti con la voglia di esplorare parte della città a loro sconosciuta correndo, sarebbe ben accolta da molti, il sottoscritto in primis.

Qualcuno disposto ad aiutarmi nel crearla?