Perugia. Tra le mura.

Mi sarebbe piaciuto frequentare l’Università.

Non tanto per una questione di studio, di sapere. Un certo Albert Einstein affermò che l’immaginazione è più importante della conoscenza e, grazie a dio, di quella ne ho fin troppa.

Vivere la giovinezza con la caratteristica spavalderia dello studente. Quello mi è mancato.

Protetti  e nascosti tra gli anfratti di questa città misteriosa gruppi di ragazzini conquistano i vicoli e le piazze delineando il territorio con la loro colorata presenza e la voglia di conquistare piccoli pezzetti di mondo. Le loro risate, a volte sfocianti in irritanti schiamazzi, si arrampicano sulle austere mura medievali. Suoni scomposti vogliosi di scavalcare, di sfociare nell’immenso cielo azzurro, sconfinato tetto sopra le loro e nostre teste.

L’estate gli è complice. Vestono leggeri, disinvolti. Chiusi nei loro gusci sentimentali hanno necessità fisiologica di muoversi, comunicare. Ininterrottamente. Seduti scomposti, pronti a scattare e sparire da un momento all’altro. La Superga sgualcita di qualcuno mentre con il piede scandisce il tempo nervosamente.

I bicchieri arancioni degli aperitivi, la gestualità goffa nel fumare, gli sguardi persi nell’ammirarsi le unghie laccate di nero o di blu.

I primi tentativi di modellare la maschera più consona da indossare per il resto della propria vita.

C’è sempre stata e continuerà ad esserci, una precisa conformazione del gruppo. L’attrazione delle diversità, il confronto tra modi di essere, il loro presente è frizzante e gioioso.

La giovinezza ha l’effimera facoltà di consentirci di perdere tempo senza rimpianti.

Poi le feste. In quelle sì che mi sono infiltrato. Rumorosi appartamenti abitati da precari inquilini, affollati da sconosciuti; migranti tra stanze con nelle mani inconsistenti bicchieri di plastica colmi di liquami misti di cola e dozzinali alcolici da discount. Confusionarie musiche sparate a mille da improbabili impianti stereo. La bellezza dell’improvvisazione, dell’incertezza. Nel buio lampi di luci rosse e verdi e le crepe di vecchi mobili riverniciati, divani sfondati e muri segnati da residui di innumerevoli affissioni. Parole gettate in faccia al dirimpettaio di corridoio, scuse per la spallata, sguardi curiosi tra presenti. Il mal sopportabile odore esoterico di fumo di sigaretta e di cannabis, profumi e dopo barba riversati generosi sui propri corpi, la tempesta di ormoni e quei baci al gusto di chewing gum e tabacco, scambiati a caso, con incoscienza ed ubriachezza. Labbra che si appoggiano dietro l’orecchio e scorrono fino alla spalla, dita che lambiscono interminabili capelli morbidi, il tatto di una mano sul ginocchio, le carezze di jeans e pelle acerba.

Chi va oltre e chi si saluta e non si rivedrà mai più.

Accomunati da un forte mal di testa al risveglio. Postumi di finale di incantesimi.

Poi, a bordo di navi di carta, spinti tra le correnti che giorno dopo giorno indirizzano la prua verso percorsi scritti o mistificabili, come filosofi e filosofia ci suggeriscono di supporre.

Chi abbraccerà l’arte diventerà custode della propria giovinezza e di quella altrui.

Nascosto tra i muri di uno studio straripante di installazioni e tele, stracci imbevuti di triellina e vasi colmi di pennelli di varia grandezza e durezza. Avrà il potere di illustrare i propri pensieri. Potrà contaminare gli oggetti che lo circondano con tempere e vernici, trasmettendo e sigillando idee.

Oppure romanzando la vita riempiendo pagine su pagine, libero di scegliere di accentuare o smussare gli angoli più spigolosi e dolorosi. Scultori di opere letterarie.

Intanto nel silenzio del piccolo rione echeggiano le note di una piacevole musica jazz. Si soffermano a danzare tra le insegne colorate. Poi sfuggono veloci tra i vicoli, si attenuano, scompaiono. Lasciano il posto ad altri pezzi di spartito che mi girano attorno, mi avvolgono, sfuggono passandomi sotto le gambe e con un guizzo sopra la testa. Questa musica mi ricorda un gatto che si avvicina delicato emettendo fusa, in cerca di un contatto, di una carezza. Poi balza, graffia, s’allontana. Ritorna.

Alzo lo sguardo verso la finestra aperta e mi convinco che quei suoni giungano da là sopra.

Ma con l’apertura delle osterie, eserciti di differenti armonie si sfidano tra loro, cercando di prevalere l’una sulle altre. Lo sguardo si posa sui tavoli apparecchiati ed illuminati da romantiche luci soffuse. Quasi nascoste riposano centinaia di bottiglie di vino. Anche loro, come gli avventori, suddivise in classi di età ed importanza.

Continua il passaggio di persone. Davanti i negozi si susseguono figure con il passo lento di chi osserva. Si dissolvono tra le luci delle vetrine e quelle della notte che ci oscura e ci unisce.

 

L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione (Albert Einstein)

Mentre passseggiavo tra le vie del centro storico di Perugia ho scoperto l’esistenza dell’Associazione Fiorivano le Viole… Di seguito il bellissimo manifesto dell’associazione

Manifesto dell’associazione fiorivano le viole

Siamo una cellula di resistenza creativa contro il degrado culturale e civile che attanaglia le nostre strade, i nostri luoghi, il nostro sentire. Crediamo nell’unione quale possibilità di una rinascita, quale istanza creativa e necessaria all’essere Crediamo nella bellezza dell’arte Nella sinuosità delle forme Nella profondità della musica Nella gentilezza delle piante Nell’amore tra gli uomini Fondiamo insieme questa associazione quale baluardo contro la deriva individualistica ed economica della modernità che ha ceduto lo spirito al danaro e l’emozione al potere Crediamo al momento conviviale quale occasione di uno scambio creativo, ricreativo, ispirato Sentiamo lo spirito quale forza magnetica che permea il creato quale energia diffusa in grado di creare intime relazioni tra gli animi Vogliamo creare una rete operativa che si opponga alla depressione e alla solitudine della tecnica attraverso la creazione di uno spazio comune, laboratorio di scambio continuo e sincero Ci interessa il cuore, l’intelletto, l’inconscio. (fonte http://www.bb7baci.com/via-della-viola/)

 

 

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