Budapest (Ungheria)
Ci sono città che conquistano al primo sguardo e altre che rivelano il loro fascino poco alla volta. Budapest appartiene a entrambe le categorie. Elegante, vivace e ricca di contrasti, la capitale ungherese cambia continuamente volto, offrendo atmosfere diverse tra il giorno e la notte.
Con la luce del mattino emergono i dettagli delle sue architetture, i grandi viali e il lento scorrere del Danubio. È il momento ideale per passeggiare senza fretta e lasciarsi sorprendere da una città che unisce storia, cultura e modernità.
Quando cala la sera, Budapest cambia volto. Le luci si riflettono sul fiume, i monumenti si illuminano e l’atmosfera diventa ancora più suggestiva, regalando scorci che sembrano usciti da una cartolina.
I panorami meritano ogni minuto del viaggio. Per quanto riguarda l’accoglienza, invece, diciamo che molti budapestiani si sono rivelati calorosi e simpatici quanto la sabbia nelle mutande.
Buona visione e buon viaggio.
Kyoto, Kansai (Giappone)
Kyoto, una delle città più affascinanti e storiche del Giappone, è un luogo dove il passato e il presente si incontrano in perfetta armonia. Con i suoi templi antichi, giardini zen, tradizioni secolari e una bellezza senza tempo, Kyoto è una destinazione che non puoi perdere. Se stai pianificando una visita, prenotare il tuo soggiorno in anticipo ti permetterà di godere al meglio di questa magica città.
Un Viaggio Tra i Templi e la Spiritualità
Kyoto è famosa per i suoi templi e santuari, che attirano visitatori da tutto il mondo. Il Kinkaku-ji (Padiglione d’Oro) è uno dei più iconici, con la sua struttura dorata che si riflette nell’acqua di un tranquillo stagno. Un altro luogo imperdibile è il Fushimi Inari Taisha, famoso per le migliaia di torii rossi che adornano i suoi sentieri montani.
Gion: La Magia delle Geishe
Una delle esperienze più suggestive che puoi vivere a Kyoto è una passeggiata nel quartiere di Gion, il famoso distretto delle geishe. Qui, tra le strade acciottolate e le tradizionali case in legno, puoi immergerti nell’atmosfera autentica di una Kyoto che sembra sospesa nel tempo. Non dimenticare di fermarti in uno dei tanti ryokan tradizionali o ristoranti di alta classe, dove potrai assaporare la cucina giapponese in un ambiente raffinato.
I Giardini Zen e la Natura di Kyoto
Kyoto è anche famosa per i suoi giardini zen, che offrono spazi perfetti per riflettere e rilassarsi. Il Giardino di Ryoan-ji, con il suo minimalismo perfetto, è uno dei luoghi più tranquilli della città. I giardini del Tempio di Kiyomizu-dera, con vista sulla città, offrono uno spettacolo naturale che si mescola perfettamente con l’architettura storica.
La Cucina di Kyoto: Un’Esperienza Indimenticabile
Kyoto non è solo cultura e storia, ma anche una destinazione culinaria. La città è famosa per la sua cucina raffinata, che include piatti come il kaiseki (cucina tradizionale a più portate) e yudofu (tofu caldo), tipici della regione. Non perdere l’occasione di visitare i ristoranti locali per scoprire questi piatti unici.
Concludendo il Tuo Viaggio a Kyoto
Kyoto è una città che offre una ricchezza infinita di esperienze. Dalle tradizioni secolari ai panorami mozzafiato, ogni angolo di Kyoto racconta una storia. Pianifica il tuo soggiorno per sfruttare al massimo tutto ciò che questa incredibile città ha da offrire.
Invenzioni
Il Prof. J.B. nacque a Lafayette il 2 marzo 1833.
La sua vita per lunghi anni fu monotona e solitaria.
Ogni mattina si recava nella sua scuola dove insegnava storia da quasi 40 anni.
In una di queste mattine del 1888, il Professore si presentò in aula come sempre e, dopo aver aperto il registro delle presenze, cominciò a fare il solito appello. Qualche alunno ricorda d’esser stato chiamato con un nome sbagliato quel giorno, così come per tutta la durata dell’anno scolastico. Ma c’era da capire, il professore era ormai vecchio e stanco. Era anche deluso di quello che fin’ora la vita gli aveva riservato.
Ai tempi dell’Università J.B. era forte e robusto, oltre che a scuola era considerato un primo della classe anche negli sport.
Egli praticava il calcio, nuoto, corsa, salto in alto ed in lungo e qualche volta si dilettava in qualche torneo di pindul pandul. Alto, moro, dal fisico scolpito, era un ragazzo molto ambito dalle sue coetanee e non.
Così, all’età di 20 anni s’innamorò perdutamente di C.O., una ragazzina di Youngsville che frequentava il suo stesso corso di letteratura presso l’Università di Lafayette. Anche per lei sbocciò l’amore ma per i due fu impossibile frequentarsi. I genitori di lei l’avrebbero voluta a fianco di un uomo dello spettacolo, possibilmente un pagliaccio, mentre i genitori di J.B. lo costringevano a studiare giorno e notte per diventare un professore stimato e ricercato come il padre W., direttore di una scuola elementare e come la madre S.T., insegnante di storia presso il liceo.
La distanza tra Lafayette e Youngsville fece il resto.
J.B. rimase solo fino a 58 anni, mentre si dice che la povera C.O. morì a 24 anni investita da un autobus di linea guidato da un autista ubriaco. (Si dice messicano)
Persi in seguito anche i genitori, anche loro investiti da un autobus di linea, si dedicò anima e corpo agli studi.
Viveva da solo nella buia casa ereditata dai compianti e passava ore intere a correggere i compiti nell’ampio salone dove tutto era rimasto identico per lunghi anni. Gli stessi mobili, gli stessi quadri, le stesse foto. Amava ascoltare musica classica di sovente e raramente invitava qualche studentessa nella sua abitazione per dare ripetizioni. Dicono fosse davvero bravo. Preferiva accogliere studentesse minorenni, le quali, dopo qualche lezione, passavano gli esami con voti stratosferici.
Una di queste rimase addirittura incinta durante degli studi di anatomia. Tutti gridarono al miracolo, in quanto la ragazza era vergine e single.
Il tempo intanto passava, il mondo si evolveva, cominciavano delle guerre e finivano delle altre.
Accanto a lui, la sera, davanti al camino, riposava la sua amata gatta Greta (in onore di Greta Garbo). Un gatto nero che più di una volta era scampata al peggio. Per ben due volte finì infatti investita dall’autobus di linea, ma ne uscì miracolosamente illesa.
In una di queste sere, mentre il professore rileggeva un suo scritto, avvenne la svolta.
Greta infatti miagolava ripetutamente fino al punto di infastidire il docente. Cercò di farla smettere dando lei del cibo, ma la gatta non ne volle sapere. Il professore allora la mise in una bacinella, con la speranza di farla addormentare. Nulla. Escogitò allora un altro sistema. Prese uno scatolone e ci ripose all’interno la bacinella con la gatta dentro. Poi chiuse.
I miagolii erano finiti.
J.B. però si preoccupò di tutto quel silenzio e volle accertarsi che la gatta si fosse effettivamente addormentata. Ritagliò allora nella scatola un foro abbastanza grande da poterne vedere l’interno e lo chiuse con una lastra di vetro per far si che il gatto non uscisse. Poi ripiegò la bacinella in verticale in modo tale da poter vedere il gatto.
Il gioco era fatto. Aveva scoperto un modo per isolare i miagolii del gatto, pur vedendolo dall’oblò ricavato nella scatola. Passarono i minuti, le ore e il professore si addormentò.
Il suo risveglio fu angosciante. Greta non dava segni di vita. Cercò di scuotere la scatola ma niente. Urlò forte e disperato il nome del gatto, ma ancora niente. Prese allora una caraffa d’acqua e la gettò all’interno dello scatolone.
La gatta si svegliò all’improvviso e dalla paura cominciò a correre come una forsennata cercando una via d’uscita. La scena che si presentò agli occhi del professore fu racapricciante: la gatta rinchiusa in una scatola che faceva roteare la bacinella come i criceti e lui inerme, che assisteva alla scena che gli si presentava nell’oblò.
Greta dalla paura lasciò uscire dal suo corpo qualche escremento e questo fu il lampo di genio.
Il professore si accorse che, nonostante tutto, la gatta era sempre più pulita. Giro dopo giro il nero di Greta era di un nero mai visto prima.
Ho inventato un lavagatti, pensò soddisfatto il vecchio professore. Pensò anche ad un nome da dare alla sua invenzione. Lavagatti era banale e scontato, ci voleva qualcosa di diverso. La sua Greta, la sua Greta Garbo, la sua meravigliosa attrice aveva ispirato tutto questo. Chiamò allora l’invenzione lava-attrice.
Il prof. J.B. cercò di brevettare l’idea, ma ricevette solo risate e derisioni anziché proposte di sviluppo e lavoro. Così fino alla fine dei suoi giorni, quando spirò in un bar vicino alla stazione degli autobus di linea di Lafayette. Correva il 1891 quando fu colpito da un infarto. Un presente, si dice messicano, avrebbe omesso di chiamare i soccorsi.
Solo anni dopo qualcuno si accorse che la scatola lava-attrice avrebbe cambiato le abitudini di milioni di persone. Non dovette far altro che sostituire i gatti con panni sporchi.
Si mormora sia stata proprio una delle ex allieve del professore a fare fortuna. Ulteriore indizio il fatto che riferendosi alla temperatura dell’acqua da mettere nello scatolone, la studentessa avrebbe dichiarato agli esperti: al professore piaceva a 90.
Infine l’errore nella trascrizione di lava-attrice che, omesse le doppie per ignoranza del responsabile brevetti, fu denominata lavatrice.
Non credo che la necessità sia la madre delle invenzioni – le invenzioni, a mio parere, nascono direttamente dall’inattività, probabilmente anche dall’ozio, forse addirittura da una certa pigrizia. Per risparmiarci fastidi.”
Agata Christie
Los Angeles. Il cadavere di Santa Monica ep.2
La seconda ipotesi riguarda un uomo di mezza età, senza fortune, senza casa.
Da quando è cominciata la brutta stagione a Venice Beach ha più spazi dove potersi muovere. Può cercare riparo sotto le vedette dei bagnini, oppure infilarsi in qualche anfratto tra i muri delle case. Tutti i suoi averi sono un cumulo di cianfrusaglie avvolto da un telo cerato azzurro che ha recuperato in un parcheggio chissà dove. La polizia è più benevola nei suoi confronti data la scarsa presenza dei turisti. Vivere vicino alla spiaggia offre molte comodità, tra cui quella di usufruire delle docce pubbliche. Non è passato troppo tempo da quando sfoggiava un fisico scolpito ed una ragazza da copertina che lo accompagnava a cavalcare onde nelle spiagge più affascinanti degli States. Aveva tutto ciò che serve per alimentare il sogno americano. Un lavoro da dirigente in una catena di supermercati, una villetta in un tranquillo quartiere di periferia di Los Angeles, una macchina, la moto e l’inseparabile tavola da surf.
Il fine settimana era l’occasione per riunirsi con gli amici, bere e fare festa. Il matrimonio arrivò immancabile a suggellare una bellissima copia. Entrambi, come detto, sembravano dei modelli di riviste. Le cose andavano benissimo fino allo scoppio della bolla finanziaria che ha coinvolto milioni di americani tra cui lui ed i suoi familiari. Il crollo della catena di supermercati, il licenziamento, l’impossibilità di pagare il mutuo della casa, investimenti sbagliati. Una caduta libera che lo portò in pochi mesi ad un declino fisico e psicologico tale che costrinse la sua giovane moglie a chiedere la separazione. Rifiutandosi all’abbandono cercò conforto nell’alcool peggiorando ancora di più la situazione. Le denunce e gli avvocati della sua ex consorte avevano definitivamente sancito la sua fine. Poi la strada. I primi giorni furono alienanti, incredibili. Dalla vergogna di poter esser riconosciuto da qualche conoscente si era messo in cammino facendo scorrere dietro a sé tramonti ed albe fino a perdere l’interesse nel misurare il tempo con l’orologio che barattò subito per racimolare qualche soldo da poter spendere in alcool. Fu l’ultima volta che consumò una bevanda alcoolica. I primi tempi per vivere utilizzava i ragionamenti imposti dalla società attuale: compra, produci, vendi, compra, produci, vendi…
Ben presto si rese conto che non aveva più nessun mezzo per poterlo fare. Nonostante il suo impegno nel cercare di risalire la china giorno dopo giorno peggiorava tutto. La barba lasciava scoperte alcune rughe scavate che ben si evidenziavano sulle sue guance fino all’altezza degli occhi. La pelle era diventata a chiazze, vuoi per la scarsa igiene, vuoi per i funghi che l’avevano inevitabilmente contaminato. Si era dovuto adeguare anche ai discorsi che scambiava con altri homeless con i quali di tanto in tanto si perdeva in chiacchiere senza futuro. Un senzatetto vive solo di attimi presenti e gli apprezza come fossero lingotti d’oro. Una volta aver pensato di dover affrontare un futuro come questo sarebbe stato assurdo, pensare ora a ciò che aveva vissuto lo era ancor di più. Non si riconosceva più nella vita precedente. Non si riconosceva nemmeno nei suoi simili. Vivere in mezzo ad una strada lo stava avvicinando di più ad una specie animale che ad essere un umano al quale nemmeno si sforzava troppo di appartenere ancora. Quanti dialoghi con i piccioni, qualche cane… I gatti ricchi di Venice Beach. Non avere niente non significa dover odiare qualcuno anche se di motivi per farlo ne avrebbe avuti.
Cammina lungo la spiaggia quando un uomo in divisa gli si avvicina. Gli allunga benevolmente dieci dollari invitandolo con aria fintamente severa a comportarsi bene. L’uomo accetta e sfoggia un sorriso senza qualche dente. Li accartoccia nella tasca della camicia. Un barbone che ha assistito alla scena cerca di sfilargli i soldi dalla tasca ma lui riesce a divincolarsi e camminare dritto. Il Santa Monica Pier è a mezz’ora di cammino e lo vuole raggiungere. Là troverà riparo dal vento che soffia sempre più forte e dalle nuvole in lontananza che non promettono nulla di buono. Spinge un vecchio carrello della spesa che trasporta il suo sacco. Usa parte del telo per ripararsi dalla pioggia che intanto ha cominciato a cadere fitta. In queste condizioni non basta una mezz’ora per raggiungere il molo ma passo dopo passo ci arriverà. Senza pensare a nulla; libero.
Dopo qualche ora la sua anima era in balia di un destino migliore abbandonando un corpo martoriato dalle condizioni atmosferiche, gli stenti della fame, l’usura degli eccessi passati e la fatica di sopravvivere.
Prima che il corpo fosse messo nel sacco nero la polizia notò che in testa presentava una ferita lieve ma non volle farci caso. In fin dei conti a chi importava della vita di un homeless. Nelle tasche dei suoi indumenti non furono mai trovati nemmeno i dieci dollari che qualche ora prima gli erano stati donati da un agente. (continua)










