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Crociera sul Nilo: salto nel passato

CIMG4165Non tantissimo tempo fa, l’unico modo per scoprire i luoghi era il viaggio. Alcuni posti, quelli più lontani ed affascinanti in genere, venivano affrontati con dedizione, studio, intimità, per poi essere raccontati attraverso molte parole, alcune immagini in bianco e nero e pochissimi filmati. Le categorie che potevano permettersi tutto questo erano ristrette; l’investimento di  tempo e denaro era notevole ed anche i rischi sanitari contribuivano a non rendere il prodotto popolare ed accessibile.

Questi fattori non facevano altro che contribuire a far fiorire in alcuni luoghi, l’Africa in particolare, leggendarie avventure, a volte reali a volte fantasiose ma sempre affascinanti atmosfere che avvolgevano i continenti per i più inesplorati.

Come giusto che sia passano i tempi, si accorciano le distanze ed ormai il mondo ha sempre meno segreti da nascondere;  la civiltà ha raggiunto quasi tutti i pertugi del globo, molto spesso modificandone i contenuti o cancellandone le tracce primordiali, tant’è che quello che una volta era un viaggiatore curioso, attento ed anche un po’ impaurImmagine 046ito del suo nuovo viaggio, oggi si è trasformato in uno sbadato, spesso arrogante visitatore che nonostante debba comunque coprire distanze ragguardevoli, non si cura più dei suoi sogni ma dell’orario del volo. I social di suo stanno sgretolando ogni mistero e fantasia rimanente nella testa di ognuno di noi, in un infinito turbinio di immagini che ritraggono ognuno in ogni dove da qualsiasi angolatura intento a fare qualsiasi cosa. Fondamentalmente con tutte queste informazioni sparate e raffica giornalmente il turista vive uno stato adolescenziale intriso di insicurezze croniche che lo rendono inconsapevole di ciò che realmente accade intorno a lui ed alla sua nuova realtà.

Eppure, esistono luoghi dove il tempo si è fermato, dove paradossalmente l’uomo evoluto e civilizzato si scandalizza su come sia possibile vivere ad oggi in certe condizioni, trascurando il fatto che forse è proprio grazie a quelle civiltà che ancora riusciamo a mantenere un appiglio sui reali valori umani.

CIMG4298Addentrarsi in parte dell’Egitto a bordo di una nave e fluttuare tra le correnti del Nilo è uno di quei viaggi che non possono mancare nel portfolio di un qualsiasi viaggiatore. Solcare le acque del fiume è un’attività che per millenni gli esseri umani hanno svolto con sacralità, lasciando tracce di sé e delle divinità da cui vennero ispirate in ogni luogo da loro ritenuto più congeniale per esprimere la vita. Fortunatamente per noi, ci sono state epoche in cui la manodopera è stato l’unico mezzo per testimoniare la civiltà esistente ed i templi di Karnak, Luxor, la Valle dei Re e delle Regine, ancora oggi testimoniano fino dove possa arrivare la genialità dell’uomo se usata per scopi creativi. Quali meravigliosi risultati possano portare il sacrificio, la dedizione, lo sforzo e la fatica se incanalati in scopi artistici.

CIMG4390Continua a soffiare nelle vele delle feluche di oggi lo stesso vento che gonfiava le imbarcazioni di millenni fa, vento che pare non accorgersi del cambiamento costante che rende il mondo ogni giorno un po’ più grigio e sporco; scorre il Nilo dove nelle sue acque si sono abbeverate e specchiate migliaia di volti diversi, animali addirittura estinti, ricchi mercanti o la stessa regina Cleopatra.

Scorre la vita in modo diverso anche ad Assuan dove tra le vecchie e confusionarie abitudini locali si è insinuato il segnale internet che ha agganciato al mondo di fuori anche gli abitanti di un luogo che fino a pochi decenni fa sembrava limitato a recitare la sua parte per rendere contenti i turisti che sbarcavano a centinaia dalle navi che, numerose, ravvivavano le banchine.

Egoisticamente, ad oggi, avere la presunzione di appartenere ad un ceto aristocratico che osserva con distacco fisico, ma non spirituale, l’evolversi dei fatti in determinati luoghi sacri, aiuta quasi ad esorcizzare l’affievolimento di scenari epici. Quasi che questo lento declino cui sono sottoposti distragga il visitatore meno attento e riporti quell’intimità, addirittura instabilità ed insicurezza che possano così riavvolgerlo nuovamente nella sua trama di storico affascinante mistero.

La mano di Gaudì ha plasmato l’anima

5Barcellona è energia, emozione, creatività. E’ Gaudì.

La città catalana ha l’atteggiamento sicuro e sbarazzino di un giovincello nato e cresciuto in un ambiente ricco ed aristocratico. Le solide fondamenta della ricchezza, non solo artistica e culturale, le ha posate il grandissimo architetto Antoni Gaudì. Quest’uomo ha costruito e plasmato numerosi edifici ad immagine e somiglianza di ciò che la natura ci propone giorno dopo giorno con apparente semplicità, dimostrando come l’armonia tra l’esistente e l’artificiale siano indispensabili per guardare al futuro con serenità.

Futuro che sembra essere raggiunto passo dopo passo dal popolo catalano che offre ai visitatori una macchina organizzativa praticamente perfetta che consente di scoprire, ammirare e partecipare a qualsiasi attività artistica con continue interazioni moderne ed innovative.

Il simbolo più potente di Barcellona, anche questo nato grazie al genio di Gaudì, è la Sagrada Familia, Basilica Cattolica cui costruzione è incominciata nel 1882 e non ancora terminata del tutto anche se al giorno d’oggi è ormai possibile ammirarne gran parte. Questo edificio è il più visitato di tutta la Spagna, motivo palesato una volta fatto il nostro ingresso; se l’allora trentenne architetto padre del modernismo catalano non lasciò nulla al caso stu2diando sistemi di luce ed audio che ad oggi sono autentici capolavori, altrettanto si può dire dell’organizzazione che cura l’aspetto turistico e che si muove anch’essa intelligentemente occupandosi di ridurre al minimo l’eventuale disagio delle masse di curiosi e studiosi; riuscendoci in maniera impeccabile. A Barcellona non c’è luogo ove non si possa usufruire al meglio della tecnologia contemporanea, dal momento dell’acquisto dove, suggerimento, è meglio prenotare gli ingressi on line precedentemente, alla visita stessa, con l’aiuto di interazioni multimediali pratiche ed intelligenti. Addentrandosi nella Casa Batllò, ennesimo capolavoro del maestro Gaudì, oltre a rimanere basiti per le soluzioni architettoniche stravaganti sì, ma altamente funzionali, si usufruisce di un piccolo monitor dalle dimensioni di uno smartphone che assolve la funzione di audio guida e che all’occorrenza diventa uno spioncino sul passato. Puntando l’oggetto in direzione desiderata come se dovessimo scattare una foto, sullo schermo comparirà la sequenza visiva originale risalente all’epoca o ciò che scorreva nella mente di Gaudì durante la creazione dell’oggetto. Un ulteriore attraversamento del tempo tridimensionale in quello che già possiamo definire viaggio surreale.10

Queste opere si integrano con la vida loca che, spumeggiante e vitale e come detto forse figlia delle opere stesse, si profonde nell’aria rendendo la città di Barcellona giovane e frivola agli occhi della proibizionista ed asfissiante Europa anglosassone.

6Piombando dall’infinito spazio del mare alla frequentata Barceloneta affacciata ad esso, in un insolito capovolgimento di sensazioni dove generalmente prevale la voglia di evasione verso grandi spazi e non viceversa, diventa piacevole far parte delle innumerevoli attività che scandiscono il fine settimana dei catalani e dove non può che far mostra di sé la fuoriclasse della cucina iberica, la paella.paella

I profumi si avviluppano tra gli scenari che migliaia di persone, gioiosamente, trasformano attimo dopo attimo nella coscienza civile cui, forse, lo stesso Gaudì ne sarebbe compiaciuto; magari passeggiando in un’altra sua meravigliosa creazione, il Parco Güell, che vanta opere di estrema raffinatezza cui l’architetto ci ha ormai abituati e che, anche in questo caso, offrono al visitatore la possibilità di confondere arte e natura usufruendo a pieno i benefici che la bellezza comporta. Il parco, che sorge a ridosso di una collina, propone diversi punti panoramici ove è possibile ammirare dall’alto la metropoli che attende l’arrivo del tramonto per esprimere fino all’ultimo istante la propria bellezza.

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1Mentre Barcellona sembra atteggiarsi alla sua bellezza in modo quasi sfacciato, ricordando in parte l’arroganza sportiva che va quasi settimanalmente in scena al Camp Nou, stadio considerato il più bello d’Europa dove i calciatori bleugrana esibiscono pregiati elementi quali Messi, Neymar, Iniesta e via dicendo, le persone sembrano molto concentrate nel proprio lavoro.

7Tutto ciò contribuisce a rendere l’asticella della professionalità decisamente alta in qualsiasi ambiente si voglia frequentare; da uno degli innumerevoli locali musica e drink presenti nella zona del porto a Barceloneta fino a risalire la Rambla, agli alberghi spesso in over booking a causa delle manifestazioni e fiere che la città offre spesso e volentieri, ai ristoranti sempre molto curati nell’aspetto e nella sostanza. A dimostrazione infine di una città in crescita e fermento sono le innumerevoli start up che giorno dopo giorno si aggiungono a tutte le attività storiche che, dal canto loro, non subiscono ma anzi non perdono tempo nel fondere la propria tradizione con l’innovazione.

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Gli scorci di Pavia raccontati da… (II parte)

Alle persone che scegtorrelieranno di raggiungere Pavia in automobile suggeriamo di programmare il navigatore indicando come punto d’arrivo via Nazario Sauro che è in area Cattaneo a pochi metri dal mercato. Quest’ultimo si pratica in Piazza Petrarca il mercoledì ed il sabato. Numerose le bancarelle che lo caratterizzano e che trattano, come in tutti i mercati d’altro canto, salumi, formaggi, pesce, dolciumi ed altre specialità mangerecce, oltre vari soggetti che possono variare dall’indumento all’articolo per la casa. Specie il fine settimana l’atmosfera è festosa, gioviale e si svolge in tutta sicurezza.

Vagando per la città si è spesso costretti a rivolgere lo sguardo verso l’alto, rapiti dalla bellezza delle numerosi torri che si trovano un po’ ovunque. Durante il periodo medievale Pavia veniva chiamata infatti la città delle torri in quanto se ne potevano contare più di cento; ai giorni nostri ne rimangono una trentina.

treProprio non distante dall’Università di Giurisprudenza, dove tra gli altri si è laureata pure la nota conduttrice autrice Maria De Filippi, svettano imponenti le tre torri di piazza Leonardo Da Vinci, costantemente tenute sotto controllo per evitare che subiscano crolli come già avvenuto con la torre Civica accanto al Duomo venuta giù nel 1989.

Un salto nel medioevo lo si fa anche visitando l’imponente castello Visconteo che è unico nel suo genere in quanto ricoperto da un tetto costruito in tempi moderni e che ne preserva le merlature. All’interno del castello vengono allestite diverse mostre di pittori di fama internazionali sia permanenti che momentanee.

Tra le tante eccellenze pavesi voglio anche menzionare la fondazione CNAO che è il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica per il trattamento dei tumori, esempio mondiale per la cura della malattia del secolo. Già approfondito in maniera efficiente e scrupolosa da Report di Milena Gabbanelli, avrei voluto dare il mio piccolo supporto visitando la sede del CNAO. Non ho avuto l’occasione di organizzarmi per tempo ma prima o poi mi impegnerò in tal senso.

Non è sicuramente una meta turistica ambita, ma evidenziare le realtà che contribuiscono a migliorare la qualità della vita credo sia compito di tutte le persone che in un modo o nell’altro occupano degli spazi con pretese informative come nel caso dei blog.

Lasciando quindi in sospeso motivazioni che variano dalla cucina tradizionale ad argomenti ben più seri, non rimane che salutare Pavia e le persone che mi hanno aiutato ad assaporarla in modo piacevole e privilegiato.

#StayTuned

Lo chef ci svela la cucina pavese

Per testare la cucina pavese abbiamo scelto un tipico ristorante del Borgo, ossia l’Osteria dal Povero Lele, luogo molto frequentato dalla gente del posto e che propone, tra i numerosi piatti, cibarie tradizionali.

IMG-20160304-WA0013Pesci di fiume, rane e lumache non potevano evitare di finire nella trappola culinaria adattata dai cuochi autoctoni che attingono molti dei prodotti dal fiume Ticino, che ricordiamolo attraversa Pavia; nonché dalle numerose risaie circostanti, trasformando i chicchi in meravigliosi risotti. Le zone umide ed in parte boschive offrono inoltre la presenza di funghi e tartufi, spesso condimenti ideali per piatti dal sapore rurale e prestigioso.

Entro nell’Osteria dal Povero Lele in tarda mattinata, orario di preparazione del pranzo e la cucina è in pieno fermento.

Niente caos, niente creazione. Prova: la cucina all’ora di pranzo (Mason Cooley)1

Nelle capienti pentole bolle un invitante e leggermente piccante goulash ungherese che avrò modo di assaggiare in seguito e che manterrà tutte le promesse iniziali. Certo il goulash di tipico pavese non ha molto ma l’aspetto ed il gusto associato a delle fette di polenta è risultato irresistibile.

6Gli insaccati la fanno da padrone e durante le degustazioni arrivano sotto mentita spoglia di antipasto. Vista la prelibata consistenza potrebbero tranquillamente essere considerati un piatto unico. Salame, prosciutto crudo, coppa, pancetta e diamo vita all’interminabile rito in cui li adagiamo su fette di pane casereccio o gnocco fritto amalgamandosi e rendendosi così una sfiziosa portata che abbiamo fortuna di assaporare.

La cucina migliore è quella che tiene conto della stagionalità e con il freddo, quando il corpo consuma più energie per mantenersi caldo, un sostanzioso primo piatto è sempre ben gradito. Certo è che se davanti a noi si presentano dei gnocchetti di patate con gorg9onzola dolce di Novara e noci, delle fettuccine all’uovo spolverate da abbondante tartufo nero ed un risotto ai funghi porcini e cavoletti di Bruxelles diventa impossibile resistere al calcolo delle calorie in eccesso rispetto ai fulminei piaceri della gola.

8Scandisce il tempo un fermo vino rosso di Bonarda mentre sgorga abbondante dal piccolo foro della brocca. Tipica anche quella.

L’aumento di brusio indica il costante aumento di avventori che nel giro di pochi minuti riempiono le due capienti sale del ristorante, certificandone la bontà dei piatti che nel frattempo escono dalla cucina con alta frequenza.

E’ tempo di secondi piatti che, come anticipato, possono variare da cibi tradizionali come le rane, lumache e piccoli pesci di fiume o rimanere sul caratteristico come lo spettacolare asado di cavallo al forno, la battuta di fassona femmina alla tartar con tartufo o una tagliata di manzo con radicchio e cacio.IMG-20160304-WA0001

Piacevole riassumere la giornata trascorsa tra i ponti, vie e monumenti di Pavia, ripercorrere il back stage dell’intervista all’amicocollegastorico Federico Barani, commentare le riprese in cucina ed aiutati dal buon vino, perché no, chiacchierare anche di aspettative e prossime mete.

3Ormai allo sbando completo nel bel mezzo dell’Oceano del rimorso diventa impossibile poter rinunciare ad affondare l’ultimo colpo nei dolci che variano dal cannolo siciliano al tiramisù, nonché alla decisamente tipica torta meneghina con panna montata e frutti di bosco o le crostate con marmellata di castagna e crema pasticcera; tentazioni alle quali è davvero difficile poter resistere anche per i più costanti.

Finito il pranzo non rimane che saldare i debiti e lasciare alle spalle l’Osteria dal Povero Lele, certi che prima o poi ci torneremo.

Intanto a casa mi aspettano le scarpe da running che accompagnandomi nell’allenamento pomeridiano smorzeranno il senso di colpa per il pranzo esagerato ed enfatizzeranno la gioia che solo un tavolo imbandito a dovere ed una buona compagnia possono regalare.

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Bruxelles: L’avenir s’habille médiévale

dNon è ben chiaro se la corona che sta portando la reginetta d’Europa Bruxelles sia effettivamente costituita d’oro e diamanti piuttosto che di spine, fatto sta che la città fiamminga non concede alcuna pausa artistica all’ospite che durante le visite assiste ad un interminabile flusso d’immagini che spaziano dal gotico al neo barocco fino all’art nouveau solo per citare alcuni degli stili che più la identificano.e

La sensazione che trasmette Bruxelles durante gli spostamenti tra le vie e le piazze del centro è di muoversi tra installazioni artistiche di un museo all’aperto che ci accompagnano passo dopo passo. A differenza della maggior parte delle capitali europee meridionali, è raro trovare appeso ai negozi o ai palazzi il cartello vendesi/affittasi simbolo della crisi economica che identifica le fallimentari politiche che si sviluppano proprio tra gli alti, anonimi e freddi palazzi del Parlamento Europeo ospitato nella capitale belga. Essere al centro dell’attenzione aiuta per molti versi, caratteristica che se accumunata all’alto senso civico presente nei popoli nordici, rivela il persistente successo delle attività commerciali che non sembrano soffrire della spietata concorrenza proveniente dal mercato globale e dalla grande distribuzione. Tra gli scaffali delle botteghe i curiosi avventori riscoprono il piacere dell’acquisto originale e sfizioso a discapito, per una volta, della compera on line concentrata sul risparmio senza convenevoli. gLa cioccolata belga è la protagonista incontrastata ed il suo lustro e qualità fan sì che faccia bella mostra di sé in splendenti vetrine curate alla pari di prestigiose gioiellerie. Anche quest’ultime non mancano, così come locali adibiti alla vendita di incantevoli mobili antichi e d’importazione accompagnati da tappeti mediorientali che non si possono non associare ad ambienti d’alto borgo. Gli orologi di lusso usati esposti in un’orologeria vicino alla Chiesa Notre Dame du Sablon, stesso luogo dove avviene il mercatino dell’usato, fan pensare ad oggetti dismessi dai politici, che nel frattempo scorazzano avanti indietro per la città con le loro ammiraglie seguiti da imponenti scorte cui le sirene spiegate spezzano il normale ritmo quotidiano in cui le persone passeggiano o praticano jogging nei vari parchi esistenti e dall’inequivocabile aspetto regale.

tinNel mix di arti moderne ed antiche non possono sfuggire all’occhio e non piacere i murales dal tratto fumettistico che spesso compaiono sulle facciate dei palazzi. Dalla matita dell’artista belga Hergé prende vita TinTin che in compagnia del fido cagnolino Milou diventa il grande protagonista di piacevoli raffigurazioni in forma di murales, apprezzabili anche nel museo del fumetto e nei numerosi negozi specializzati che assieme alla cioccolata ed alla birra caratterizzano inconfondibilmente Bruxelles. Sembrerà d’esser presi per mano da questo personaggio frutto della fantasia anche durante le visite alle numerose Chiese e Cattedrali, spesso d’impronta gotica, che ergono al cielo sofisticate guglie ed importanti campanili e che alla penombra del loro interno celano opemennekenbisre architettoniche, scultoree e pittoriche di ragguardevole interesse. Difficile però rimanere concentrati su qualcosa di particolare perché, ripeto, il vorticoso flusso d’arte composto non solo da opere importanti ma anche da arti cosiddette applicate, è incessante. Tempo di uscire dalla solenne Notre Dame da la Chapel che già il nostro sguardo viene catturato dalla movimentata facciata di un negozio specializzato in insegne e decorazioni commerciali degno di un film, o fumetto per stare in tema. In tutta questa frenesia artistica diventa così ebmblematico il murales presente in una delle vie laterali che conducono alla piccola statuetta in bronzo Manneken pis e che appunto ripropone il bimbo statuetta simbolo intento a far pipì dipinto e rivisto in chiave moderna. Tutto questo è l’entusiasmante contorno, se così possiamo chiamarlo, del cuore della metropoli fiamminga che si identifica nella maestosa Grand Place, piazza che a pieno diritto è considerata dal 1998 patrimonio dell’umanità dell’Unesco ed al quale era inevitabile non dedicare la copertina. Uno dei luoghi più suggestivi al mondo che giustifica da sola la visita della città. L’armonia profusa tra lo stupefacente Hotel de Ville (Municipio), la Maison du Roi e le varie corporazioni è infatti assolutamente indescrivibile, ulteriormente valorizzate da decine di attività ospitate in lussuosi ambienti dai multiformi decori dorati che si affacciano alla Piazza.

fBruxelles pur esibendo con meritata fierezza il carattere medievale non rinuncia ad accogliere il futuro riscontrabile nella quotidianità dei suoi abitanti, dei turisti e dalla simbologia ereditata da Expo ‘58, in particolar modo nel multi sferico e riflettente Atomium posizionato in una parte periferica della città, quasi a voler prendere le dovute e rispettose distanze dalle imponenti e maestose opere collocate nel cuore cittadino.

 

L’evoluzione di Controviaggio

Le lancette dell’orologio scandiscono i secondi, minuti, ore che diventano giorni, mesi, anni… Nessuno è esente da questo inarrestabile processo che con se porta sempre novità ed evoluzioni (o involuzioni, perché no?) di cui nemmeno Controviaggio è ovviamente esente.

Sono partito con l’idea di utilizzare il blog come vetrina per quello che avrebbe potuto diventare un format televisivo, cosa che evidentemente non si è realizzata. Niente è però per caso ed alla fine questo blog dopo un periodo di prova si è consolidato in rete, certamente senza numeri da capogiro, però con buone presenze costanti e picchi considerevoli.

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Come premesso il tempo porta cambiamenti e Controviaggio ne presenterà a breve qualcuno di abbastanza significativo.

Già da qualche tempo è sparita la formula del contro, idea ispiratrice, in quanto il mio amico-collega Daniele è sparito di scena, vuoi per motivi motivazionali, vuoi per quelli dovuti al grave incidente che ha subito il 6 agosto che volenti o nolenti non gli permettono di svolgere tutto quello che sicuramente preferirebbe fare nella quotidianità. (Non solo è scontato l’augurio di una prontissima guarigione a Daniele, ma in seguito vi renderò partecipi di una gesto particolare che ho deciso di dedicargli…)

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Daniele sfidato alla Maratona 2015

Di conseguenza il blog andrà avanti a conduzione singola, ossia me ne occuperò completamente in maniera autonoma.

Da buon ex fotografo professionista (semi perché ero giovanissimo) convinto del fatto che un blog di viaggio debba presentare ai propri followers immagini degne di questo nome, ho deciso di potenziare l’arsenale fotografico acquistando una Nikon D7000 che spero a breve comincerà a dare i suoi frutti ed incidere sulla qualità dei post stessi.

Nikon D7000

Nikon D7000

La presenza nei social quali Facebook, Twitter ed Instagram è stata sempre gestita dal sottoscritto, quindi non cambierà nulla in tal senso. …magari eviterò di perdere tempo contro Presidenti del Consiglio e con attacchi di interismo cercando di rimanere più tematico.

Al vaglio anche una nuova formula grafica di impaginazione dei post ed eventuali collaborazioni con altri blogger, ma questo progetto necessita un pò di pazienza.

Prossimo appuntamento con un nuovo post di Controviaggio quindi dopo il 12 ottobre, data speciale perché segnerà la mia prima official runner race (10km) durante la Maratona Roads to Rhodes di Rodi, isola greca dove passo le mie estati da ormai diversi anni e che ovviamente sarà documentata aprendo nuovi orizzonti sportivi e dedicandoci così anche ai sempre più numerosi runners.

I miei primi 10 chilometri ufficiali saranno dedicati proprio al mio amico-collega Daniele che in seguito all’incidente sopracitato è momentaneamente impossibilitato ad usare gli arti inferiori ma che, lancio la sfida, il prossimo anno lo porteranno al traguardo della stessa gara.

Il viaggio continua…

(Renato)

Rio de Janeiro: pratiche per realizzare un sogno

Un giorno ti sveglierai e non ci sarà più il tempo di fare le cose che hai sempre sognato. Falle adesso.” scrive il poeta carioca Paolo Coelho.

Una di queste cose, aggiungiamo noi di Controviaggio, è visitare Rio de Janeiro.

Città dalle mille contraddizioni che offre intense e continue emozioni. Sicuramente la visita di questa splendida capitale, non politica, ma di bellezza, ci avvicinerà di più ai pensieri di artisti e poeti come Coelho, rendendoli più umani e realistici se confrontati con le quotidianità brasiliane.

Rio: fucina di artisti

Rio: fucina di artisti

Fatta questa inevitabile premessa, torniamo come di consueto al pratico. Se conoscete un minimo il nostro blog saprete anche che amiamo arrivare al sodo con suggerimenti pratici e, perché no, aneddoti simpatici, anziché soffermarci in informazioni che potete tranquillamente consultare su wikipedia o da cervellotici tecnici alla @ricpuglisi (chi segue Twitter lo sà)

Consapevoli di aver attirato a noi anche qualche maledizione da persone che non possono permettersi viaggi di questo tipo (ma ricordiamo loro che la vita è una ruota) cominciamo a raccontare un pò di Rio di Janeiro a chi ha in programma di andarci, a chi vuole ricordarla perché ci è stato ed a chi per ora si limita a sognarla.

Il Cristo Redentore: una delle nuove sette meraviglie

Il Cristo Redentore: una delle nuove sette meraviglie

Premesso che la nostra visita aveva come obiettivo principale la materializzazione del mito carioca rappresentato dal Cristo Redentore, l’Avenida Atlantica, il Pan de Azucar, le spiagge di Copacabana ed Ipanema, il Maracanà e non (solo) le rappresentazioni de “L’allenatore nel pallone” (1984) cui si riferisce Andrea Bergonzoni (interpretato da Andrea Roncato) apostrofato come “commerciante di culi” da Oronzo Canà (Lino Banfi) https://www.youtube.com/watch?v=pU2gQGLmzWw ed in cui, tra l’altro, il famoso tram giallo con cui ad un certo punto del film arriva Giginho (Gigi Sammarchi), il barrio di Santa Teresa, non è funzionante in seguito ad un incidente che il 27 agosto 2011 ha causato 6 morti, le principali preoccupazioni prima di partire erano quelle di poter essere derubati o rapinati.

Andrea Bergonzoni ed Oronzo Canà a Copacabana nel '84

Andrea Bergonzoni ed Oronzo Canà a Copacabana nel ’84

Per evitare spiacevoli sorprese, dopo esserci informati a dovere con amici, conoscenti ed aver a nostra volta consultato blog specializzati, abbiamo scelto di soggiornare la prima settimana nel tranquillo ed elitario quartiere di Ipanema. A Rio de Janeiro ci sono 34 favelas (baraccopoli) che sono il 20% circa della popolazione di 6 milioni di abitanti e nonostante ci sia in corso un imponente programma preventivo da parte di esercito e forze di polizia, visto anche gli imminenti eventi quali i Mondiali di Calcio nel 2014 e le Olimpiadi nel 2016, gli incontri ravvicinati con qualche malvivente sono decisamente probabili. Da parte nostra abbiamo lasciato a casa tutti gli oggetti di valore come orologi e bracciali vari (una volta sul luogo noterete che la stragrande maggioranza non porta nulla ai polsi o al collo), abbiamo indossato abiti molto semplici, nessun zainetto o riconoscimenti da turista per caso e nell’appartamento abbiamo utilizzato la cassetta di sicurezza (nonostante la presenza dei portieri 24h su 24) dove ci abbiamo infilato passaporti e visti.

Tramonto a Rio de Janeiro

Tramonto mozzafiato a Rio de Janeiro

L’altra domanda che ci siamo posti ed alla quale non abbiamo trovato molte risposte è stata la seguente: bisogna cambiare Euro con Dollari? Euro con Real? Dove si cambiano? E le carte di credito?

La risposta è la seguente: tutti i locali accettano la carta di credito o debito anche per importi molto contenuti. Addirittura i venditori ambulanti nelle spiagge di Copacabana, Ipanema e Leblon hanno la macchinetta. Quindi munitevi di carta di credito (se non ce l’avete) e fate sogni tranquilli. Ricordatevi il codice pin perché prima o poi dovrete anche ritirare dei contanti per pagare i taxi che fondamentalmente sono gli unici che accettano solo banconote. Gli orari per prelevare negli sportelli, tranne in qualche posto, non sono di 24h ma vanno dalle 5-6 della mattina alle 22:00 sempre per motivi di sicurezza. Quindi tenetevi sempre un 100 Real in tasca durante la notte per pagare eventualmente i taxi. Ricordiamo inoltre che comunque sono a disposizione diversi uffici per cambiare i vostri soldi, uno anche appena arrivate all’aeroporto Antônio Carlos Jobim con commissioni ovviamente sfavorevoli.

Valuta locale: Real

Valuta locale. 1 Euro = 3 Real

Altro quesito di vitale importanza è la connessione internet con il nostro amato smartphone. Quanto costa chiamare, connettersi? Una volta arrivati fatevi una passeggiata d’assaggio lungo la Rua Visconde de Pirajá (naturalmente dopo aver passeggiato con il telefono spento sul lungomare di Ipanema, Avenida Vieira Souto) e compratevi una sim locale delle varie compagnie telefoniche come Vivo o Tim. Noi abbiamo preso una Tim (abbastanza scarso il servizio offerto a dire il vero) con 15 Real. (Circa 5 euro) Per attivarla basta chiamare il numero che troverete all’interno della confezione, parlare in portoghese o inglese con l’operatore, fornire numero di passaporto ed indirizzo in Brasile e fine della storia. Le ricariche si effettuano nelle edicole e, come in Italia, una volta dato il proprio numero all’edicolante e l’importo desiderato (anche pochissimi euro) ci pensa lui ad accreditarvelo. Ricevete il solito sms di conferma. Morale della favola acquistare una sim brasiliana conviene se non altro per navigare quotidianamente ed utilizzare Google map e wikipedia. Qualcuno si chiederà giustamente: ma non me lo fregano il mio smartphone? Non sbandieratelo in giro ma Rio de Janeiro non è terzo mondo e praticamente tutti posseggono un telefono dell’ultima generazione, anche nella favela (probabilmente grattato). A dire il vero noi che utilizzavamo un Samsung S2 ed un Iphone 4s sembravamo un po’ retrò. Per non parlare dell’inquietante mr. Vap che andava in giro con un Nokia da museo del cellulare. Chi è mister Vap? Lo scoprirete alla prossima… (continua)

Un altro film mito girato a Rio...

Un altro film mito girato a Rio…