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La Mezza Maratona di Varsavia

screenGrazie alla Mezza Maratona di Varsavia molte persone approfittano di  unire la passione dello sport a quella del viaggio raggiungendo così una meta altrimenti non troppo ghiotta agli occhi del turista.

La facilità dell’iscrizione alla gara che non richiede certificati medici sportivi obbligatori, come in quasi tutto il mondo tranne che in Italia ovviamente, facilita inoltre l’adesione di molti corridori amatoriali che, si spera per loro, provvedono comunque  a monitorare costantemente la propria idoneità fisica.

La quota partecipativa è molto contenuta, vuoi per il cambio favorevole, vuoi per la modesta attenzione mediatica dell’evento stesso che, con tutto il rispetto dovuto, non può essere certo paragonato a gare svolte a Barcellona, Parigi, Berlino e via dicendo. Non troppo facile da trovare il luogo ove ritirare il pettorale, niente di impossibile s’intende, con il personale un po’ confusionario come da copione. Le incomprensioni derivano più probabilmente dal contorto lessico polacco ed i suoi grumi di consonanti che volano liberamente interrotte di tanto in tanto da raffiche di tag (significa )

bridgeI gadget sono interessanti, ma è il cotone a farla da padrone a discapito di materiali tecnici o inesistenti campioncini di integratori o altre utili diavolerie che in Spagna riempiono la sacca. D’altronde non è una gara di shopping ad attenderci anche se per l’occasione non mancano centinaia di espositori specializzati. L’incognita della corsa, nonostante la primavera incombente, è la temperatura; molto rigida la sera e la notte a livelli invernali, più mite il giorno con picchi di caldo quelli sì primaverili per qualche ora. La mattina si soffre il freddo per raggiungere il punto di partenza con abiti da gara che durante la corsa a tratti si rivelano pesanti per poi essere considerati leggeri nelle tratte in cui si alza un vento gelido come durante l’attraversamento del moderno Ponte Swietokrzyski.

Come in tutte le manifestazioni podistiche non manca il folclore e l’esibizionismo specie qualche minuto prima del via, con gli atleti professionisti concentrati nelle attività di riscaldamento limitate a distensive corse intervallate da brevi recuperi di camminata e da atleti non professionisti autori di gag  involontarie tra improbabili esercizi di fitness estremo e scoordinati balli di gruppo. La voglia di risultare simpatici dei polacchi vela a tratti la loro mancanza di humor, rendendo l’atmosfera tutto sommato gioviale.

Il percorso di gara è abbastanza veloce ma non proprio una passeggiata, specie al 19K dove ad ormai arrivo quasi raggiunto ed a compimento dell’attraversamento del Parco di Lazienki, spunta un’impervia salita di circa 800 mt che miete parecchie vittime impreparate costrette a superare l’ostacolo camminando.

Per i maratoneti risulta comunque un buon allenamento in vista dei 42K, mentre per gli specialisti potrebbe essere una buona occasione per strappare un buon tempo o fare il personale.

Il pubblico è presente ai bordi delle strade ad incitare a modo loro, certo nessun paragone con i popoli latini in alcuni frangenti fin troppo invasivi mentre il panorama che si offre agli occhi dei podisti in gran parte coinvolge vicoli di quartieri di periferia abbastanza grigi e tristi di loro.

Fatto sta che la gara alla fine della fiera è piacevole, i punti di ristoro adeguati, la medaglia molto bella e l’organizzazione eccellente ma soprattutto, oltre ai chilometri nelle nostre scarpe, avremo aggiunto altra esperienza e poesia nei nostri cuori.

 

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Polac…chi?

miltiNell’ipotetico ed irreale incontro storico tra i giorni nostri e gli anni ’50 d.C. , un viaggiatore e cronista dei tempi quale era Plinio il Vecchio, avrebbe probabilmente descritto i polacchi come “uomini poco inclini al sarcasmo, dalle rotondità del capo pronunciate e chiari grandi occhi come sesterzi a guardare il loro mondo”. Naturalmente l’ipocrita benpensantismo attuale non avrebbe di certo accolto le parole che assurdamente ed ipoteticamente abbiamo messo in bocca, ad ovvia insaputa, dell’illustre predecessore.

Fatto sta che i polacchi, ci scusino lo stereotipo, sono un popolo piuttosto particolare, vuoi per il freddo che devono sopportare per lunghi mesi, vuoi soprattutto per le vicende storiche che hanno profondamente condizionato il loro essere. La Polonia, trovandosi in una posizione strategica, è sempre stata terra di conquista, tra l’altro facile, da parte di Paesi oppressori che non hanno mai rispettato la cultura esistente con l’apice storico in cui prima della ritirata nazista, Varsavia venne rasa al suolo dai tedeschi, con l’Armata russa a pochi metri ferma a guardare l’ennesimo scempio perpetrato.

L’azzeramento dello sense of humor e l’attaccamento  alla bottiglia sono probabilmente conseguenze storiche che i polacchi si portano dietro. Così come l’onda incerta tra la voglia di emergere e l’alone oscurantista che copre le velleità di rivalsa di questa nazione fondamentalmente poco considerata dal resto del mondo.

sellerEppure sono passati i tempi in cui le autostrade ospitavano goffe famiglie a bordo di sbuffanti e squadrate automobili sovraccariche, dalle giganti targhe nere con grandi numeri bianchi e gli adesivi PL in bella mostra sul vetro posteriore; oggi, come già detto, la new economy ha riversato il suo danaroso sguardo sulla Polonia, cambiando molte delle abitudini e concedendo loro nuove risorse. Certo dal punto di vista turistico, nonostante le tantissime cose interessanti da visitare, il Paese non sembra raggiungere il desiderato appeal e malgrado sia facilmente raggiungibile con voli low cost che come torce nelle tenebre aprono spiragli di luce su luoghi di indiscusso interesse storico come Varsavia o Cracovia.

popeLuce divina quella invece riversata sul Paese dal promoter più importante della Polonia, il Santo che pasteggiava a champagne, Papa Giovanni Paolo II all’anagrafe Carol Woytila, che dal 1978 al 2005 ha sicuramente contribuito in modo esorbitante a far conoscere a milioni di seguaci i suoi luoghi di provenienza, incrementando a dismisura se non altro il turismo religioso, ancora oggi propenso a pellegrinaggi in terra papale.

Ed è la voce del Santo Padre ad echeggiare tra le mura delle case e dei palazzi in occasione del anniversario della scomparsa, il 2 aprile, divulgata dagli altoparlanti delle chiese cattoliche e dai numerosi megafoni posti ai sit in organizzati nelle piazze tra fiori, lumini ed immagini proiettate sulle facciate.

L’intrinseca freddezza espressa nei palazzi di regime così come nella permalosità diffusa delle persone però mal si incontrano con le esigenze del turista mediterraneo, più propenso alla festa ed al dialogo, spesso futile tra l’altro, rispetto alla sorta di muro che si è costretti ad affrontare ad ogni affondo umano.

carPoco umane anche le condizioni su cui si basa e fiorisce il nuovo mercato libero che, come detto, trova terra fertile nella terra polacca grazie al carattere storicamente sottomesso dei suoi cittadini, rivali in miseria di altri impiegati mediterranei, abbandonati in braghe di tela dalla fuga dei loro datori di lavoro; importanti aziende familiari, acquistate da multinazionali, smembrate e ricollocate in Paesi più flessibili tra cui la Polonia appunto.

Di questo sarebbe stato bello parlarne con qualche polacco a Controviaggio Channel sul canale You Tube ma purtroppo è più facile trovare un quadrifoglio nel deserto di Wadi Rum che un polacco disponibile.

Crociera sul Nilo: salto nel passato

CIMG4165Non tantissimo tempo fa, l’unico modo per scoprire i luoghi era il viaggio. Alcuni posti, quelli più lontani ed affascinanti in genere, venivano affrontati con dedizione, studio, intimità, per poi essere raccontati attraverso molte parole, alcune immagini in bianco e nero e pochissimi filmati. Le categorie che potevano permettersi tutto questo erano ristrette; l’investimento di  tempo e denaro era notevole ed anche i rischi sanitari contribuivano a non rendere il prodotto popolare ed accessibile.

Questi fattori non facevano altro che contribuire a far fiorire in alcuni luoghi, l’Africa in particolare, leggendarie avventure, a volte reali a volte fantasiose ma sempre affascinanti atmosfere che avvolgevano i continenti per i più inesplorati.

Come giusto che sia passano i tempi, si accorciano le distanze ed ormai il mondo ha sempre meno segreti da nascondere;  la civiltà ha raggiunto quasi tutti i pertugi del globo, molto spesso modificandone i contenuti o cancellandone le tracce primordiali, tant’è che quello che una volta era un viaggiatore curioso, attento ed anche un po’ impaurImmagine 046ito del suo nuovo viaggio, oggi si è trasformato in uno sbadato, spesso arrogante visitatore che nonostante debba comunque coprire distanze ragguardevoli, non si cura più dei suoi sogni ma dell’orario del volo. I social di suo stanno sgretolando ogni mistero e fantasia rimanente nella testa di ognuno di noi, in un infinito turbinio di immagini che ritraggono ognuno in ogni dove da qualsiasi angolatura intento a fare qualsiasi cosa. Fondamentalmente con tutte queste informazioni sparate e raffica giornalmente il turista vive uno stato adolescenziale intriso di insicurezze croniche che lo rendono inconsapevole di ciò che realmente accade intorno a lui ed alla sua nuova realtà.

Eppure, esistono luoghi dove il tempo si è fermato, dove paradossalmente l’uomo evoluto e civilizzato si scandalizza su come sia possibile vivere ad oggi in certe condizioni, trascurando il fatto che forse è proprio grazie a quelle civiltà che ancora riusciamo a mantenere un appiglio sui reali valori umani.

CIMG4298Addentrarsi in parte dell’Egitto a bordo di una nave e fluttuare tra le correnti del Nilo è uno di quei viaggi che non possono mancare nel portfolio di un qualsiasi viaggiatore. Solcare le acque del fiume è un’attività che per millenni gli esseri umani hanno svolto con sacralità, lasciando tracce di sé e delle divinità da cui vennero ispirate in ogni luogo da loro ritenuto più congeniale per esprimere la vita. Fortunatamente per noi, ci sono state epoche in cui la manodopera è stato l’unico mezzo per testimoniare la civiltà esistente ed i templi di Karnak, Luxor, la Valle dei Re e delle Regine, ancora oggi testimoniano fino dove possa arrivare la genialità dell’uomo se usata per scopi creativi. Quali meravigliosi risultati possano portare il sacrificio, la dedizione, lo sforzo e la fatica se incanalati in scopi artistici.

CIMG4390Continua a soffiare nelle vele delle feluche di oggi lo stesso vento che gonfiava le imbarcazioni di millenni fa, vento che pare non accorgersi del cambiamento costante che rende il mondo ogni giorno un po’ più grigio e sporco; scorre il Nilo dove nelle sue acque si sono abbeverate e specchiate migliaia di volti diversi, animali addirittura estinti, ricchi mercanti o la stessa regina Cleopatra.

Scorre la vita in modo diverso anche ad Assuan dove tra le vecchie e confusionarie abitudini locali si è insinuato il segnale internet che ha agganciato al mondo di fuori anche gli abitanti di un luogo che fino a pochi decenni fa sembrava limitato a recitare la sua parte per rendere contenti i turisti che sbarcavano a centinaia dalle navi che, numerose, ravvivavano le banchine.

Egoisticamente, ad oggi, avere la presunzione di appartenere ad un ceto aristocratico che osserva con distacco fisico, ma non spirituale, l’evolversi dei fatti in determinati luoghi sacri, aiuta quasi ad esorcizzare l’affievolimento di scenari epici. Quasi che questo lento declino cui sono sottoposti distragga il visitatore meno attento e riporti quell’intimità, addirittura instabilità ed insicurezza che possano così riavvolgerlo nuovamente nella sua trama di storico affascinante mistero.

InTourVista: il barbiere di Porto

filoPedro Magalhães, giovane barbiere originario di Lisbona che vive e lavora a Porto è il protagonista della inTourView dedicata alla città lusitana.

La visione dei giovani e meno giovani europei che abbiamo raccolto fin’ora è accumunata da un senso di frustrazione abbastanza papabile, vuoi per il perdurare della crisi economica globale che per la rigida gestione franco-tedesca che prevede lo stringimento della morsa d’austerità senza allentamenti all’orizzonte.

A Porto in ogni caso, così come a Barcellona si nota un notevole sforzo per lasciarsi alle spalle questo periodo e le medicine adottate sono orientate alla professionalità, cura dei dettagli e massima attenzione alla ricezione turistica che giorno dopo giorno sta modificando le proprie abitudini. A conferma delle mie personali percezioni ci sono i dati delle Ambasciate e Consolati Enit a confermarlo. Le analisi del quadro socio economico portoghese dicono infatti che:

il Portogallo, come noto, ha concluso nel maggio 2014 il Programma triennale di assistenza finanziaria con la Troika con una “clean exit”, ovvero senza il ricorso ad ulteriori crediti di sostegno. Ciò è stato possibile grazie ad una ripresa economica nel Paese che si sta consolidando grazie principalmente al buon andamento delle esportazioni e del turismo in arrivo. La crescita del PIL nel 2014 si è confermata allo 0,9% e il trend resta positivo anche nelle previsioni del 2015 (1,6%) e del 2016 (1,5%). (fonte)

luisnightCosì se adeguati investimenti in ricerca e cultura sono fondamentali nella crescita di un Paese che potrà mettere a disposizione dei propri cittadini strumenti funzionali e futuristici, la civilizzazione di luoghi che sono o furono trascurati, attireranno molti curiosi e turisti rassicurati sulla loro incolumità e benessere. Porto si muove in questa direzione.

sciuraGrazie al profumo dei soldi derivante dalla nuova frontiera della green economy molte realtà partecipano alla metamorfosi indispensabile e richiesta proprio dal nuovo e sempre più preponderante turismo responsabile che esige spazi dedicati alla famiglia e sportivi; isole pedonali, parchi giochi attrezzati per bambini ed animali domestici, piste ciclabili e quant’altro allontanino i rumori e l’inquinamento giornaliero cui ci siamo auto condannati negli anni scorsi non solo favoriscono un sano sviluppo comunitario ma, appunto, riflessoattirano le persone che fuggono dalle proprie sgangherate realtà.

L’architettura, ovviamente, testimonia questo nuovo atteggiamento eco responsabile con costruzioni sempre più attente ai consumi senza privare l’ospite di nessuna tecnologia, anzi, spesso aumentandone i comfort. Dal punto di vista turistico è naturalmente importantissimo, sicuramente primario, anche questo aspetto e Porto l’ha ben interpretato con un’ampia offerta di moderni e funzionali guest house, appartamenti, alberghi e via dicendo con un rapporto qualità prezzo davvero notevole e diversificando l’offerta per ogni tipo di turista, prediligendo la classe medio alta a vedere dagli investimenti attuali.

favChi continua ad avere un’idea dell’Europa anni 80, dove Grecia e Portogallo erano fanalini di coda con le loro incertezze per il mercato ed il turismo, oggi giorno si dovrà ricredere sulla meta lusitana. Agli ultimi posti di tutte le statistiche e, peggio di tutto con prospettive funeree, rimane la Grecia che, in buona compagnia italiana, sta colando a picco causa investimenti nulli e politiche di vecchio stampo ben lontane dalle direzioni richieste dal mercato attuale.

Aeroporto ed aereo: che vergogna!

Impegnando molto del mio tempo tra aerei ed aeroporti, vuoi per svago che per lavoro, non posso esimermi nell’esprimere qualche considerazione riguardo l’atteggiamento delle persone nell’approcciare questi due ambienti.

Eviterò, o almeno proverò a farlo, di cadere nella tentazione di semplificare il mio dissenso in suddivisioni tra differenti Paesi di provenienza o semplicemente tra educati e meno educati.

Il giornalista genovese Pier Leone Mignanego, conosciuto con lo pseudonimo di Piero Ottone, scrive che Quel che preoccupa è la convinzione, sempre più diffusa, che le buone maniere siano un’anticaglia, e che non valga la pena di impararle.

In effetti a pari passo con l’inarrestabile sviluppo tecnologico pare regredire il senso civico che molte persone considerano come un mirtillo sulla cheesecake, bello ma fondamentalmente superfluo; dobbiamo invece considerare l’educazione civica, nel caso, la base in biscotto che tiene assieme la torta.

DSC_0151In aeroporto, così come in tutti i luoghi di aggregazione dovuta all’attesa di svariati eventi, troppo spesso si assiste a cellule impazzite che, colte da momenti di panico dovute probabilmente ad impreparazione ed improvvisazione, si lasciano trasportare da un’emotività momentanea che li spinge ad agire in modo scomposto. La famigerata fila, classico esempio, è un qualcosa che non tutti riescono a metabolizzare e giustificare. In molti luoghi si è dovuti ricorrere all’eliminacode, strumento che ad ogni emissione di un numero certifica l’evoluzione della stupidità umana preferita all’antica elegante usanza che prevede ai nuovi entrati di chiedere chi è l’ultimo della coda. Negli aeroporti è rimasta viva quest’ultima usanza, peccato che di code ce ne siano almeno cinque ed immettersi in quella esatta sia un terno al lotto. Così, tra mugugni, qualcuno che perde le staffe e comincia ad inveire contro chi lo precede, valigie che ti minacciano la caviglia ed alitate sul collo, ci si ritrova imbottigliati al banco check-in dove si verifica l’incontro multiplo ed il conseguente balletto del chi passa per primo. Aggiungiamo il fatto che nei voli low cost incomba sul passeggero la minaccia d’esser costretti ad imbarcare in stiva il bagaglio a mano ecco che guadagnarsi la pole position diventa imprescindibile. Anche l’occupazione del velivolo non segue nessun protocollo civico e gli ultimi arrivati vagano avanti ed indietro per il corridoio alla ricerca di cappelliere vuote ove riporre i non sempre modesti bagagli, mentre le persone nel frattempo sedute li guardano con soddisfazione per averli lasciati con il cerino in mano.

DSC_0150Passati indenni i primi due schemi, se così fosse stato, già pronti ad intonar vittoria, ci si dimentica che il viaggio andrà affrontato con qualcuno seduto vicino che probabilmente sarà in sovrappeso e/o invadente, raffreddato, agitato o ipertecnologico dai volumi musicali incontrollati mentre il sedile posteriore quasi sicuramente sarà occupato da una persona molto alta che per la durata del viaggio sarà impegnata a ricercare costantemente la comoda locazione delle gambe alterando il nostro schienale. Peggio ancora dietro a noi potrebbe capitare un bambino al quale i genitori lasceranno totale libertà di espressione e movimento che culminerà con ripetuti calci al nostro sedile conditi da spazientiti pianti isterici.

A decollo avvenuto, con lo spegnersi delle indicazioni luminose che suggeriscono di tenere allacciate le cinture di sicurezza, si comincia a fare la conta delle persone ottuse: ad ogni click che decreta lo scioglimento di queste né corrisponde una, esclusi i passeggeri costretti ad utilizzare i servizi.

DSC_0153Senza forse e senza ma l’apice dell’insensatezza viene raggiunta nel medesimo istante in cui le ruote dell’aereo toccano il suolo emettendo il forte ed intermittente stridio che provoca un timido applauso che sfocerà in ovazione una volta regolarizzata la corsa sull’asfalto. L’euforica reazione potrebbe anche far pensare che ciò non avvenga regolarmente: inquietante. Mentre c’è chi aspetta seduto al proprio posto che la macchina ponga fine alla sua corsa, c’è già chi con destrezza e velocità houdinesca, si sfila le cinture e si cimenti in posizioni ayurvediche inscatolando la propria testa tra le cappelliere in attesa che da lì a poco, o forse no, vengano aperti i portelloni consentendo così la fuoriuscita dei passeggeri ed il loro perdurante martirio.DSC_0152

Comodamente seduto, penso che l’educazione civica non solo non è qualcosa di superfluo o marginale, ma è uno strumento indispensabile per la corretta coesione di individui e la facilitazione dei compiti che questi svolgono abitualmente.

Purtroppo, verrebbe da aggiungere.