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La ragazza che progetta ponti

Quella mattina per A sarebbe stato un giorno un po’ diverso rispetto al solito.

Si era data appuntamento con le sue tre amiche alla stazione degli autobus al capolinea di Plaza de Armas.

Con la mano sinistra trascinava il suo piccolo trolley lungo la ciclabile che costeggia il Guadalquivir, fiume che bagna la città di Siviglia. Con l’altra mano reggeva un quaderno, la sua immancabile rapidograph 0,30 ed un biglietto di un volo low cost per Madrid.

disegno da web

L’orologio della stazione segnava le 18:01 ed A fu la l’unica puntuale del gruppetto. Le altre ragazze si presentarono in sequenza scandendo i tre minuti seguenti le 18:06

Quel inizio settimana avevano deciso di cambiare un po’ aria, nonostante il legame che nutrivano per la movimentata città andalusa che, studi permettendo, offriva molti svaghi ed attrazioni.

Una volta salite sulla navetta, dopo essersi divincolate dai turisti di rientro dal loro weekend ed aver occupato una fila di posti liberi, non tardarono nell’erompere la loro sfrontata indole giovanile sotto forma di urletti, battute e sciocchi sorrisi; per quanto sorridere non sia mai cosa sciocca.

L’atteggiamento delle amiche, titubanti nell’affrontare il mondo circostante, non aveva coinvolto la taciturna A che non aveva perso tempo nel aprire il suo quaderno dalle cui pagine erano facilmente intuibili schizzi a china di opere di ingegneria civile. Progetti di ponti arredati da specifiche tecniche ben congeniate.

Distolse lo sguardo dalle sue creazioni in concomitanza della prima fermata dell’autobus che nel frattempo aveva intrapreso la sua corsa verso il non troppo lontano aeroporto. Si concentrò ad ammirare la Torre dell’Oro e poco più avanti il Palazzo Reale Alcazar. Quella è una zona particolarmente ricca di storia ed opere architettoniche d’importante valore, come il Teatro de la Maestranza, costruito in prossimità del Rio Guadalquivir. Puntò nuovamente gli occhi sul quaderno e la sua mano ricominciò a tracciare inchiostro sul foglio.

Il panorama artistico di Siviglia è particolarmente affascinante grazie ad una perfetta integrazione tra stili apparentemente incompatibili dovuti a profonde distanze temporali o parallele filosofie culturali. Il Palazzo Reale di Alcazar, ad esempio, con le sue meravigliose stanze ricamate da superbi ornamenti in stile islamico attorniato da giardini fiabeschi e risalente a metà del XIII secolo, convive con la moderna struttura ad alveare Metropol Parasol,  che ha rimpiazzato il vecchio mercato di Plaza de la Encarnazion e diventando una rappresentativa opera di rottura terminata nel 2011.

I sabati sera le quattro amiche, come centinaia di altri ragazzi e turisti, passeggiano tra le affollate vie centrali di Siviglia con il fare precipitoso che contraddistingue le ragazze di quell’età. Chiacchierano del più e del meno, scherzando a vicenda con infruttuose spedizioni commerciali nei numerosi negozi di cosmetici ed abbigliamento. Grazie all’apparentemente armonioso coordinamento tra start up, negozi tradizionali e vicoli sfacciatamente turistici è raro trovare locali in svendita come di consuetudine europea. Le quattro passano spesso davanti alla Cattedrale di Siviglia dove è inevitabile non alzare lo sguardo, anche per qualche secondo, per contemplare la Torre Giralda, in lontana origine un minareto e la simbolica statua del Girardillo. Anche in questo caso un esempio di integrazione architettonica tra il mondo islamico e quello cristiano dovuto al fatto che i governanti  che si sono succeduti a Siviglia hanno preferito semmai inglobare l’arte esistente piuttosto che distruggerla.

Fino a qualche settimana prima di questo viaggio nessuna delle amiche aveva mai posto la domanda ad A del perché avesse scelto di progettare proprio dei ponti; passione piuttosto inusuale per una ragazza.

Un tardo pomeriggio, durante una divertente navigazione con le piccole barcarole a remi presenti a Plaza de España fu C a rivolgerle il quesito. La risposta fu spontanea e sincera come i disegni che giorno dopo giorno riempivano le pagine del suo prezioso quaderno.

Il ponte, a differenza del muro, unisce, collega. Grazie ai ponti è stato ed è possibile oltrepassare il fiume Guadalquivir. Il ponte di Isabella II, altro esempio, unisce uno dei quartieri più caratteristici di Siviglia, Triana, al resto della città. Siviglia stessa senza ponti non sarebbe esistita. Il ponte rappresenta l’apertura tra le culture, scambi commerciali e conoscenze. Il ponte, per definizione, serve a superare gli ostacoli.

Una società organizzata, civile, attiva, giovanile e multiculturale difficilmente partorirà figli con attitudini diverse da quelle di costruire ponti e disinvolti nel percorrerli. Ad A, come ad altre impavide persone della sua generazione, Siviglia con il suo retaggio storico ha fornito gli strumenti per oltrepassare gli ostacoli e costruire il futuro.

Pace: ponte avente comuni estremità (Elena Nicoletta Garbujo )

 

 

La mano di Gaudì ha plasmato l’anima

5Barcellona è energia, emozione, creatività. E’ Gaudì.

La città catalana ha l’atteggiamento sicuro e sbarazzino di un giovincello nato e cresciuto in un ambiente ricco ed aristocratico. Le solide fondamenta della ricchezza, non solo artistica e culturale, le ha posate il grandissimo architetto Antoni Gaudì. Quest’uomo ha costruito e plasmato numerosi edifici ad immagine e somiglianza di ciò che la natura ci propone giorno dopo giorno con apparente semplicità, dimostrando come l’armonia tra l’esistente e l’artificiale siano indispensabili per guardare al futuro con serenità.

Futuro che sembra essere raggiunto passo dopo passo dal popolo catalano che offre ai visitatori una macchina organizzativa praticamente perfetta che consente di scoprire, ammirare e partecipare a qualsiasi attività artistica con continue interazioni moderne ed innovative.

Il simbolo più potente di Barcellona, anche questo nato grazie al genio di Gaudì, è la Sagrada Familia, Basilica Cattolica cui costruzione è incominciata nel 1882 e non ancora terminata del tutto anche se al giorno d’oggi è ormai possibile ammirarne gran parte. Questo edificio è il più visitato di tutta la Spagna, motivo palesato una volta fatto il nostro ingresso; se l’allora trentenne architetto padre del modernismo catalano non lasciò nulla al caso stu2diando sistemi di luce ed audio che ad oggi sono autentici capolavori, altrettanto si può dire dell’organizzazione che cura l’aspetto turistico e che si muove anch’essa intelligentemente occupandosi di ridurre al minimo l’eventuale disagio delle masse di curiosi e studiosi; riuscendoci in maniera impeccabile. A Barcellona non c’è luogo ove non si possa usufruire al meglio della tecnologia contemporanea, dal momento dell’acquisto dove, suggerimento, è meglio prenotare gli ingressi on line precedentemente, alla visita stessa, con l’aiuto di interazioni multimediali pratiche ed intelligenti. Addentrandosi nella Casa Batllò, ennesimo capolavoro del maestro Gaudì, oltre a rimanere basiti per le soluzioni architettoniche stravaganti sì, ma altamente funzionali, si usufruisce di un piccolo monitor dalle dimensioni di uno smartphone che assolve la funzione di audio guida e che all’occorrenza diventa uno spioncino sul passato. Puntando l’oggetto in direzione desiderata come se dovessimo scattare una foto, sullo schermo comparirà la sequenza visiva originale risalente all’epoca o ciò che scorreva nella mente di Gaudì durante la creazione dell’oggetto. Un ulteriore attraversamento del tempo tridimensionale in quello che già possiamo definire viaggio surreale.10

Queste opere si integrano con la vida loca che, spumeggiante e vitale e come detto forse figlia delle opere stesse, si profonde nell’aria rendendo la città di Barcellona giovane e frivola agli occhi della proibizionista ed asfissiante Europa anglosassone.

6Piombando dall’infinito spazio del mare alla frequentata Barceloneta affacciata ad esso, in un insolito capovolgimento di sensazioni dove generalmente prevale la voglia di evasione verso grandi spazi e non viceversa, diventa piacevole far parte delle innumerevoli attività che scandiscono il fine settimana dei catalani e dove non può che far mostra di sé la fuoriclasse della cucina iberica, la paella.paella

I profumi si avviluppano tra gli scenari che migliaia di persone, gioiosamente, trasformano attimo dopo attimo nella coscienza civile cui, forse, lo stesso Gaudì ne sarebbe compiaciuto; magari passeggiando in un’altra sua meravigliosa creazione, il Parco Güell, che vanta opere di estrema raffinatezza cui l’architetto ci ha ormai abituati e che, anche in questo caso, offrono al visitatore la possibilità di confondere arte e natura usufruendo a pieno i benefici che la bellezza comporta. Il parco, che sorge a ridosso di una collina, propone diversi punti panoramici ove è possibile ammirare dall’alto la metropoli che attende l’arrivo del tramonto per esprimere fino all’ultimo istante la propria bellezza.

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1Mentre Barcellona sembra atteggiarsi alla sua bellezza in modo quasi sfacciato, ricordando in parte l’arroganza sportiva che va quasi settimanalmente in scena al Camp Nou, stadio considerato il più bello d’Europa dove i calciatori bleugrana esibiscono pregiati elementi quali Messi, Neymar, Iniesta e via dicendo, le persone sembrano molto concentrate nel proprio lavoro.

7Tutto ciò contribuisce a rendere l’asticella della professionalità decisamente alta in qualsiasi ambiente si voglia frequentare; da uno degli innumerevoli locali musica e drink presenti nella zona del porto a Barceloneta fino a risalire la Rambla, agli alberghi spesso in over booking a causa delle manifestazioni e fiere che la città offre spesso e volentieri, ai ristoranti sempre molto curati nell’aspetto e nella sostanza. A dimostrazione infine di una città in crescita e fermento sono le innumerevoli start up che giorno dopo giorno si aggiungono a tutte le attività storiche che, dal canto loro, non subiscono ma anzi non perdono tempo nel fondere la propria tradizione con l’innovazione.

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