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Death Valley. Capire il silenzio.

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Vista così è una valle desertica e basta. Come tutti i deserti, se visti di passaggio, trasmette vuoto.

Il vento ti spara in faccia l’aridità del nulla.

Sabbia, polvere, roccia, cenere, sale. Qualche mese l’anno acqua raccolta in pozzanghere.

3Se l’uomo l’ha soprannominata Valle della Morte avrà avuto i suoi validi motivi. Quelli sopra appunto.

Strisce d’asfalto tagliano e costeggiano l’immenso paesaggio lunare facendo scorrere verso punti indefiniti linee di vernice gialla. Anche nei luoghi dove le avversità della natura si percepiscono piuttosto spigolose c’è sempre una mano che traccia segnali ed indica divieti.

6Apparentemente prolificano poche forme di vita. Quelle esistenti probabilmente cercano riparo tra le crepe del pavimento o in qualche roccia. Sicuramente non trovano accoglienza tra i banchi di sabbia che formano delle dune. Tra queste, come sentinelle stanche appoggiate alla loro baionetta, compaiono degli arbusti spogliati da ogni foglia.

Il silenzio è rotto dal sibilo del vento, dalle macchine in transito, dai turisti che affannosamente cercano di occupare il più spazio nel minor tempo possibile di tutto quel immenso.

9Qualche centinaio d’anni fa erano i ricercatori d’oro a far transitare i loro carri in quella valle inospitale. Chissà se nonostante le difficoltà di sopravvivere in quelle condizioni avessero un’opinione sacra di quel luogo. Gli sputi sui guanti riecheggiavano prima che rozzi scavatori imbracciassero i loro badili e li affondassero nella sabbia. La metafora perfetta di come quella che chiamiamo fortuna si nasconda dietro ad intuizione, lavoro, sacrificio. Senza garanzia di riuscita.

2Il nativo del deserto è legato a Dio da un cordone ombelicale e non necessita di intermediari. Non ha cupole sopra la testa a proteggerlo dagli eventi, non ha filtri che impediscano di guardare i pianeti, le stelle, nessuno che gli proibisca di inginocchiarsi sulla morbida sabbia, di comunicare al cielo. Loro hanno imparato dal silenzio. Ne fanno parte e sono i custodi di questi meravigliosi spazi infiniti.

4I conquistatori di nuove terre, siano essi ricercatori d’oro o corridori di ultramaratone, il deserto lo sfidano. Temono la sua immensità e tutti i rischi che ne derivano. Lo rispettano. Ma lo sfidano. Nel deserto vedono una porzione della loro vita simbolicamente insuperabile. Necessitano di realizzare qualcosa, sia questo spirituale o materiale. In cambio di ciò sull’altare del sacrificio vengono lasciate lacrime, fatica, sudore, sangue, sete e dolore.

La visione della Death Valley comincia a prendere nuove forme. Le brevi folate di poesia che sono state e, saranno, in quel luogo apparentemente dimenticato da Dio, sono piccoli morsi ad un fungo allucinogeno che ne deforma la realtà rendendola irreale, fantastica.

12Il rapido avvicinamento di nubi nere e minacciose giunte dal nulla, lo scarico di una pioggia torrenziale, rivoli d’acqua che scorrono tra le fessure del canyon. Il tingersi di infinite sfumature della roccia bagnata e l’esplosione di riflessi dorati alla ricomparsa dei primi raggi di sole. L’incontro tra luce e tenebra delineata da due rassicuranti arcobaleni.

7Poi ancora sole ed aridità, d’improvviso, come se in quel posto qualcosa o qualcuno di incontrollabile ed onnipotente si divertisse a scuotere una clessidra facendo impazzire la logica del tempo e chi la segue.

Lì ci sono tutti gli elementi per istigare l’uomo a raccogliere una sfida. Contro la natura, contro sé stesso.

Una coppia di giovani osservano in silenzio le badlands dallo Zabriskie point.

1Sembrano entrambi concentrati nel capire il silenzio.

Perché alla fine anche tutta quella grandezza, senza i nostri piccoli gesti, sarebbe solo una distesa di morte.

Di solo silenzio.

Un elemento così sottovalutato e spaventoso. Chissà perché le persone temono il silenzio?

Probabilmente perché civiltà e sviluppo ci allevano tra confusione e rumore?

Perché ci ricorda la fine?

 

8Ascoltiamo troppo il telefono e ascoltiamo troppo poco la natura. Il vento è uno dei miei suoni. Un suono solitario, forse, ma rilassante. Ognuno di noi dovrebbe avere il proprio suono personale e il suo ascolto dovrebbe renderlo euforico e vivo, o silenzioso e tranquillo… È un dato di fatto, uno dei suoni più importanti – e per me il suono per definizione – è il totale, assoluto silenzio.
(André Kostelanetz)

 

Viaggiare d’autunno

La meteorologia classifica l’autunno al pari della primavera, come una stagione intermedia; la durata viene quindi stimata tra il 1° settembre e il 30 novembre

 

Mi sono svegliato, o almeno credo.autunno

Nel dormiveglia socchiudo gli occhi ed intravedo la luce dell’alba. Li richiudo avaro di sonno e diventano sempre più definiti i rumori all’esterno; capisco che è un camion della spazzatura quello che emana un acuto segnale ad intermittenza interrotto dal secco frastuono del cassonetto rilasciato a terra. Dura qualche minuto, poi si allontana portando con se il cadenzato rumore diesel e lo scorrere dei pneumatici sull’asfalto amplificati dal cemento bagnato. Pare abbia piovuto o, chissà, forse sta piovendo.

I sogni della notte lasciano spazio ai primi pensieri razionali; c’è da scegliere l’abbigliamento adatto per uscire, ma ancora non so se piove o meno, se fa caldo oppure no, se la giornata di oggi sarà caratterizzata da un vento forte, umidità o da chissà quale altro ostacolo meteorologico. La lucina arancione della ricarica della Nikon è fissa,  la batteria pronta per essere inserita nella macchina.

Scorre l’acqua in bagno, arta malapena ho realizzato che ti sei fatta la doccia qualche istante fa.

Sarai davanti allo specchio concentrata a sistemarti. Chissà se guardandoti penserai a quante centinaia di individui si sono riflesse proprio lì, dove adesso sei tu. Persone con le loro storie vissute, le loro famiglie, i loro desideri e segreti; ansie, paure e differenti modi di usufruire la stessa stanza che stiamo vivendo noi ora. In pochi ci pensano, secondo me. Forse è proprio grazie al pbeattlesotente ed istantaneo senso di proprietà che contraddistingue gli esseri umani che le strutture ricettive esistono. Dal momento in cui ci viene data la chiave la camera diventa nostra; per qualche giorno o settimana la possediamo. Centinaia di persone dormono nello stesso letto certi di essere, non dico gli ultimi, ma i primi ad averlo fatto.  Stranezze.

Sul letto ci sono seduto, adesso. Il bollitore elettrico ha ufficializzato l’inizio della nuova giornata con il suo goffo balletto dovuto al bollore dell’acqua che ho già versato nella tazza. La bustina del tè deteinato me la porto da casa, un amuleto per affrontare nuove culture senza staccarmi dalle mie radici. Apro la confezione di un prodotto locale e ne assaporo il gusto. Tu sei quasi pronta e ti sposti continuamente tra la stanza ed il bagno per gli ultimi preparativi. Devo rompere il silenzio per farti notare quanto sia buono quello che sto degustando; svela sapori inimmaginabili se mangiato lontano da qui. Devi assaggiarlo!

I preparativi per affrontare il primo giorno di viaggio stanno procedendo come di consueto e le lenzuola poc’anzi stropicciate sono perfettamente aderenti al materasso per accogliere la pianta della città. Occupa molto spazio, odora di stampa, ai lati della schematica mappatura pacchiane finestre colorate raccomandano ristoranti, attività e quant’altro. Lievi distrazioni su quello che da lì  a poco diventerà un campo di battaglia pieno di appunti e cerchiature solo all’apparenza disordinate. Una volta usciti capiremo se è il caso di raggiungere questi luoghi camminando o con altri mezzi.

Entriamo nell’ascensore che una coppia di giovani italiani ha appena lasciato alle loro spalle. Sembrano essere in disaccordo su molte cose mentre si incamminano nel corridoio; si chiude la porta. Torna il silenzio.

Ancora non sappiamo cosa ci aspetterà là fuori, ma sono sicuro che ci piacerà anche questo viaggio.

Bello viaggiare d’autunno, penso.

Con te.

 

 

 

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Tilos: laboratorio d’artisti

campanileAscoltare il silenzio senza timore, nell’epoca attuale risulta quasi impossibile. Per molti.

L’indigestione di informazioni, tra le tante inutili e fittizie, cui siamo sottoposti quotidianamente, inghiottite alla stregua delle oche da foie gras, altrettanto gonfiate a suon di mangimi sparati in gola da tubi poco cortesi, ci ha disabituato ad assaporare la libertà del nulla, la leggerezza dell’ascoltare senza dover giustificare o rendicontare. L’ossessionante condivisione del tutto, ci ha lasciato privi di apprezzare attimi in cui il vero tutto è rappresentato da momenti di niente apparente.

Introduzione decisamente importante e forse troppo pretenziosa per chi magari cerca solamente qualche spunto in più per visitare Tilos, penserà qualche lettore, ma necessaria a comprendere a fondo la spiritualità dell’isola greca; il turismo e tutto il ramificato folclore che ne consegue, lì, non ha piantato radice alcuna.

scaleAttraccati al porto principale di Livadia passano pochi secondi dalla piccola calorosa accoglienza ed adunanza dei vari albergatori mentre recuperano i loro ospiti al ritorno alla quiete. L’istantanea confusione si dissolve tra l’accelerata di qualche furgone e le conseguenti nuvolette di fumo presto scolorite tra l’azzurro del cielo. Come il botto finale ad indicare la fine dei fuochi d’artificio è il motore del traghetto a silenziarsi man mano che questo si perde all’orizzonte verso la sua prossima meta.

Ti ritrovi solo. A guardarti in giro.

I pochi noleggiatori di poche auto e pochissimi scooter aspettano, senza avvicinare o disturbare i nuovi arrivati che tanto, come le api attratte dal pistillo dei fiori prima o poi arriveranno a loro.

Grazie a questi mezzi comincia l’esplorazione di Tilos ed i suoi ampi spazi battuti da un sole incessante e raffiche di vento caldo che non attenuano di niente le temperature soffocanti.

rovineArrampicarsi su quelle che una volta erano mulattiere ed osservare l’isola dai punti più alti, in solitudine, già ci racconta molto sulla spiritualità del luogo. Così come l’antico villaggio abbandonato Mikrò Choriò dove trovano rifugio dal sole che picchia incessante sia le capre che qualche volenteroso signore intento a restaurare la Chiesa o qualche edificio che forse non accoglierà mai nessuno. Le strade sono deserte e la stazione di servizio è aperta solo mezza giornata. In caso di emergenza i supermercati del piccolo centro cittadino vendono carburante in tanica, impensabile ai giorni nostri.

Seguendo le viewsegnalazioni turistiche si raggiungono i luoghi indicati come più interessanti da visitare, tra cui il museo che ospita lo scheletro di un elefante nano; ma l’edificio è abbandonato a se stesso, chiuso ed in balia di qualche vandalo e tante capre che lo usano come riparo. Molte spiagge sono poco frequentate ed interessanti punti d’attracco di barche a vela di passaggio.

Un laboratorio d’artisti, ecco cosa potrebbe essere e cos’è forse a giudicare da qualche insegna affissa su case isolate. La misticità ed il silenzio di questa isola schiva e riservata rispetto alle sue rumorose ed iperattive sorelle più illustri, la rendono luogo perfettocampana per scultori intenti a modellare opere di creta con le mani mosse dai liberi pensieri e ed il fruscio del vento o scrittori che a Tilos concedono il corpo e la sua statica presenza, ma non la mente, fluttuante in chissà quale altro luogo o palcoscenico frutto della fantasia. Magari semplici accordi di un brano che un musicista donerà alla stessa comunità che mai potrebbe cogliere l’aspetto embrionale dell’arte, spesso fiorente nel nulla, entusiasta nel glorificarne l’aspetto finale, svilito in stanze affollate.

Oppure ispirazione di un poeta, osservatore del mare e dei pescatori, dei gabbiani e delle onde che giorno dopo giorno cullano il mistero di quel profondo blu, che come inchiostro non cambia la sostanza ma entusiasma con nuove forme.

Questi spicchi di mondo, in fin dei conti, sono loro stessi poesia.

 

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