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Villaggi turistici: game over

Per analizzare la situazione del turismo attuale è necessario ricordare il decennio fine anni 80 – fine anni 90.

Il confronto risulterà impietoso ma sarà utile a capire perché il settore, in particolar modo il villaggio turistico, è destinato ad implodere e spegnersi definitivamente nel breve periodo.

La maggior parte dei luminari super manager che gestiscono i tour operator più importanti tendono a giustificare la crisi settoriale con la graduale scomparsa della classe media italiana che negli anni è diventata la principale fruitrice di questi prodotti. La formula all inclusive ha infatti nel tempo subito un’importante trasformazione. Partita con propositi di nicchia per turisti che potevano permettersi di investire fior di quattrini per godere di eccellenze a 360 gradi per il periodo vacanziero, fino ad ad oggi dove la politica del prezzo al ribasso ha contagiato tutti i tour operator che ancora spingono i famigerati villaggi.

Ma perché dal paradiso a tutto tondo si è arrivati ai gironi infernali? La risposta è semplicissima: le poche risorse che ci sono non vengono più investite nelle strutture e nel personale.

In pratica al momento si punta tutto solo ed esclusivamente sull’immagine, un inganno emozionale che cuce addosso del cliente aspettative che inevitabilmente saranno disattese. Questo è una delle cause principali del perché viene a mancare il rapporto fiduciario tra le parti. Se una volta l’insoddisfazione portava alla girandola dei tanti tour operator presenti sul mercato, oggi porta all’allontanamento definitivo visto la riduzione dell’offerta tradizionale e l’esponenziale aumento del prodotto fai da te offerto dalla rete.

Fino a poco tempo fa l’attenzione al cliente era l’indispensabile e fondamentale prima regola da rispettare da parte di tutto il personale, oggi la maggior parte del tempo viene impiegata a scaricare format, loghi, bandierine e compilare report, per non parlare di chat e continui incontri virtuali con le teste pensanti degli uffici. I tagli di spesa hanno riguardato figure chiave del turismo e non migliaia di inutili bigliettini, prestampati e buste di benvenuto. I professionisti stanno scappando a piè levati dall’ambiente vittime di ridimensionamenti, più che salariali, di trattamenti al limite della decenza, spesso superata. La tecnologia in molti casi ha snellito molte operazioni ma in altri ha ingolfato il meccanismo. Non c’è cosa peggiore di consegnare il proprio destino a persone che devono passare le ore in ufficio a pensare stratagemmi senza avere la più pallida idea di ciò che accade al di fuori. Un po’ come l’eterno conflitto intellettuale militaresco tra i generali e gli ufficiali in prima linea. I primi complessi teorici, i secondi semplicemente pratici. Ecco, nel caso del turismo i generali hanno deciso di eliminare gli ufficiali affiggendo i loro gradi a soldati semplici, ma di fatto lasciandoli al fronte senza alcun privilegio. Un esercito di soldati raccattati qua e là, comandati da qualcuno un po’ meno peggio scelto a caso, a loro volta comandati da generali che non tengono conto di ciò che accade al fronte.

Super manager provenienti da altre realtà lavorative, a loro volta supportati da persone cresciute in qualche boutique di villaggio e direttori d’albergo con il recente ed unico passato da animatore.

Ecco quindi spiegato il perché l’ambiente villaggio turistico al momento si presenta come un enorme e confusionario calderone iper-loggato dove si punta al riempimento senza troppe distinzioni poetiche. La rincorsa al ribasso nella giungla del low cost non copre l’acquisto di materie qualitativamente alte con inevitabile ripercussione nella manutenzione della struttura, l’inadeguata cura al cibo ed al buffet, il personale suddiviso tra professionisti che si accontentano di lavorare magari vicino casa rinunciando a stipendi più alti e gente improvvisata. Gli stessi clienti chiaramente contribuiscono al declino del prodotto. Spiace dirlo ma le categorie degli alberghi servirebbero proprio a selezionare la tipologia della clientela scoraggiando individui incapaci di convivere in un forte contesto collettivo e di aggregazione. Anni fa era quasi impensabile, o comunque in modo limitato, incontrare in ambienti di livello persone ineducate e cafone, perché l’educazione non era ritenuta requisito secondario. Oggi giorno i comportamenti buzzurri sono la quotidianità di questi posti umanamente degradanti, specchio di una società priva di valori ed ammaliata da aziende costrette alla prostituzione intellettuale a fronte di una promiscua sopravvivenza.

Quelli che sono venduti come paradisi terrestri altro non sono che conglomerati di inquinamento acustico e spreco verbale.

Insomma, tempi duri anche per gli influencer de noialtri che nel villaggio turistico gironzolano spavaldi  in cerca di qualche centimetro quadrato incontaminato da esibire orgogliosi ai loro followers scatenando invidie ed ammirazione.

In realtà, conoscendo benissimo l’ambiente, l’unico sentimento presente è la compassione: villaggi turistici game over.

Avete vinto voi

Ebbene sì, avete vinto voi.

Chi pensava che la pandemia avesse in qualche modo alzato di qualche centimetro il senso della collettività si sbaglia di grosso. 

Ormai è evidente che l’effetto è stato opposto, un libera tutti dalla quale non si vede la fine in fondo al tunnel.

In questa estate italiana 2021 con intermittente parvenza post pandemica, scorrazzano baldanzose intere famiglie alla ricerca di raggi di sole ed acque incontaminate tra località turistiche nostrane ormai costrette ad una sorta di prostituzione professionale pur di racimolare gli ultimi spicci derivanti da bonus vacanze e redditi di cittadinanza. La professionalità si è ristretta come un maglioncino di lana lavato a 180 gradi e centrifugato a 1200 giri. E’ circoscritta nelle zone considerate vip, dove solo pochi eletti possono accedere e sono, guarda caso, gli idoli degli idioti instagrammati che provano ad emularne le gesta. Bottiglie di champagne stappate con sorrisi e scioltezza a bordo di inavvicinabili yacht da categorie di persone che nulla hanno a che spartire con il popolino cafone se non, spesso, le loro origini e la cafoneria stessa.

Locali, ristoranti, alberghi sono costretti a lavorare con un numero ridotto di personale alle prime armi e frequentemente sotto pagato. Quasi impossibile trovare e remunerare i professionisti, già evasi all’estero anni or sono alla ricerca di commisurati riconoscimenti. Quelli rimasti a casa preferiscono giustamente il divano ed un reddito regalato che, seppur minimo, supera le offerte di mercato.

Le persone che nei decenni passati si incontravano nei corridoi degli alberghi e con le quali ci si scambiava un cordiale cenno di saluto che poi silenziosamente si ritiravano nelle loro stanze, sono state sostituite da frotte di bambini urlanti dalle infradito usate come zampe palmate di papere fuori habitat e nocche addestrate a picchiare le rimbombanti porte di legno in attesa che qualche genitore apra loro l’uscio. Non esistono più le ore di silenzio che in un hotel dovrebbero essere h24.

Lunghe carovane di individui fuori forma vocianti e strascicanti coinvolti in strenue battaglie alla ricerca di sedie e tavoli liberi in quelli che una volta erano ristoranti ed oggi sono semplici mense. Lunghe code di canottiere e pantaloncini corti, che sia pranzo o cena, al buffet da svaligiare di turno. Facce scure deluse dalle privazioni della vacanza dei loro sogni e con un buco nero nello stomaco capace di ingurgitare quantità industriale di cibo che nemmeno il rutto conclusivo riuscirà ad addolcire le loro monotone vite.

Infanti annichiliti dai cartoni sparati sugli smartphone posizionati sul tavolo con volumi da drive in. I richiami da metri di distanza tra i componenti delle varie tribù familiari per urlarsi il superfluo. Sedie stridenti trascinate come corpi morti e porte sbattute in faccia al buon senso.

Questa pochezza ha riempito tutti gli spazi lasciati colpevolmente vuoti dalla gratitudine e dalle regolette base della buona educazione. Sventola alta e fiera la bandiera del io ho pagato a giustifica di tutte le nefandezze intellettuali commesse quotidianamente dal turista moderno, un po’ come accade ad Israele* che ad ogni accusa si nasconde dietro all’evergreen antisemitismo.  (*sì, è una mia ossessione e tale rimarrà finché la Palestina non avrà giustizia)

Domina incontrastato un pensiero unico globale che si è conformato allo spartito scritto dai vari Amazon, Netflix e tutto ciò che si può comprare. Come se il bon-ton fosse in vendita sugli scaffali virtuali dei grandi magazzini.

Così va oggi il mondo, compresso e ridotto al minimo non indispensabile, addobbato da una marea di plastica e cazzate.

Ben inseriti in una società che non tiene conto delle persone più vulnerabili. Marciapiedi e piste ciclo pedonabili progettate con enfasi e contributi europei, realizzate con fastidio, abbandonate e violentate da suv e furgoni dittatori incontrastati della strada.

La prevalenza della costante rumorosità di pensiero, confusione mentale urlata in ogni occasione ormai da tutti, non più da molti idioti auto eletti.

Quindi maleducati ed ignoranti, anche se mai sarete consapevoli di questo, sappiate che avete vinto voi. Avete portato al trionfo il menefreghismo, la puerilità, l’arroganza, la meschinità, il nulla.

Sono d’accordo col fatto che nel mondo non ci sia equità; le persone maleducate infatti sono molto più numerose di quelle ben educate. (Salvatore Cutrupi)

Turismo è…

Arriva la pandemia che tutto il turismo porta via.

Nonostante l’evento catastrofico abbia modificato in peggio la qualità della vita dell’intero globo terrestre, il pensiero di molti, espresso apertamente, è stato ed è “chissenefrega delle vacanze, ci sono cose più importanti a cui pensare”

Pensiero parrebbe condiviso, tra l’altro, prima dal Governo Conte (quello della bodenza di fuoco)  con il pluriministro Franceschini  inerme ed incompetente e dal Governo Draghi dopo, con l’istituzione di un Ministero autonomo di fatto annullato dal Ministero della Salute.

Morale della favola un cortocircuito perfetto che ha disintegrato l’intero comparto turistico.

Ma cos’è il turismo? Le menti deficitarie che non l’hanno capito sono fondamentalmente due: chi pensa che il turismo si limiti ad una sciabattata in spiaggia, un bagno in mare ed una effimera abbronzatura fini a se stessi e chi crede che il territorio italiano vada privilegiato a scapito di quello straniero.

Cominciamo dal secondo punto: l’essenza del turismo è l’abbattimento dei confini. Voler privilegiare un territorio, ovunque esso si trovi, a discapito di altri è come affermare di voler aiutare prima i poveri di casa nostra e poi gli altri. I poveri vanno possibilmente aiutati. Punto. Indipendentemente dal luogo o dalla nazionalità. Se l’argomento povertà non convince i nazionalisti, allora c’è l’aspetto opposto da valutare, la ricchezza. Pecunia non olet dicevano i latini, qualunque sia la provenienza denaro rimane sempre, o solo, denaro.

Quando un connazionale varca un confine per godere delle meritate ferie non significa che tutti i suoi risparmi finiscano all’estero, anzi. Spiegando questa fase possiamo anche ricollegarci e rispondere al primo punto sopra menzionato, ossia il turismo è una rinunciabile sciabattata in spiaggia.

La signora Luisa, moglie del sig. Mario, vede su Instagram una foto bellissima di una spiaggia greca. Il paesaggio la colpisce talmente tanto che l’idea di passare qualche settimana d’estate sotto un sole garantito, acque limpide e cristalline prende forma giorno dopo giorno.

Entrambi esausti dalle limitazioni, dalle pressioni e dallo stress, si convincono che staccare momentaneamente la spina sia la scelta migliore.

Non se la sentono di organizzare il viaggio autonomamente perché vogliono evitare ulteriori pensieri che si andrebbero ad accumulare a quelli già presenti. Si affidano così ad una agenzia di viaggi di fiducia. A prendersi carico delle loro richieste è direttamente il proprietario che offre loro diverse possibilità. Valuta che le date siano compatibili con le varie offerte sul mercato proposte dai tour operator, si informa sulla qualità delle strutture, le preferenze sul cibo; tra l’altro uno dei due è celiaco. I due signori fanno la loro scelta mettendo in moto la fase organizzativa numero due. L’agenzia effettua la prenotazione presso il tour operator che da adesso in poi si prende carico dei due clienti. Prenota i posti sul volo di andata e ritorno che li porterà a destinazione, organizza il trasferimento dall’aeroporto alla struttura, comunica all’hotel la tipologia di stanza richiesta, nelle note fa presente che uno dei due ospiti è celiaco. Ad aspettarli, una volta arrivati nel luogo dei loro sogni, c’è un assistente che, essendo loro connazionale, parla la stessa lingua e rappresenterà dall’inizio alla fine il tour operator accertandosi quotidianamente che la vacanza del signor Mario e della signora Luisa si svolga come pattuito.

Intervenendo  tempestivamente in caso di necessità, come quando i due, cadendo da fermi con lo scooter, si slogano polso e caviglia. Li accompagna in ospedale, attiva l’assicurazione, indica loro un medico e la farmacia più vicina. Tutto risolto in poche ore, la vacanza non subisce nessun contrattempo. I due signori si godono le giornate al mare ma apprezzano particolarmente il fatto che, essendo italiani, la pasta a pranzo non manca mai. C’è addirittura un cuoco che la salta in padella al momento. I camerieri sono disponibili e sorridenti ed anche il maitre di sala vigila costantemente che il cibo del signor Mario sia glutin free. I coniugi giorno dopo giorno ritrovano il sorriso e sono sempre più rilassati tant’è che dopo aver aderito a tutte le iniziative dello staff di animazione decidono di esplorare l’isola usufruendo di una delle tante escursioni guidate. Via terra, via mare… C’è né per tutti i gusti. Comprano dei souvenir ed a volte cenano in qualche taverna tipica assaporando con curiosità i prodotti locali che sicuramente cercheranno di acquistare in qualche supermercato ben fornito una volta tornati a casa.

Arriviamo alla conclusione: Mario e Luisa sono andati in Grecia, vero. La maggior parte del loro investimento è però rimasto in Italia. Com’è possibile? L’agenzia di viaggi è italiana, il tour operator è italiano, la compagnia aerea che hanno utilizzato potrebbe essere italiana. L’equipaggio italiano. All’andata hanno fatto colazione nel bar dell’aeroporto italiano e sono stati serviti da una simpatica barista italiana. Quando hanno lasciato il tavolino dove erano seduti è passata una signora delle pulizie che lavora in una ditta italiana. Parte del personale della struttura in cui soggiornano in Grecia è italiano, molti prodotti che trovano al buffet sono italiani. La padella in cui viene saltata la pasta è costruita in Italia. Il caffè è importato dall’Italia; così come il formaggio grana, le mozzarelle ed il prosciutto crudo. L’assistente che si prende cura di loro, è italiano. Lo staff di animazione con cui si sono divertiti comprende diversi elementi italiani. Due receptionist sono italiani, altri due hanno studiato in Italia. Anche il dottore che li ha presi in cura ha conseguito la laurea in Italia ed ha prescritto loro dei medicinali prodotti nel Belpaese e di cui è rifornita la farmacia. La guida che li ha accompagnati in escursione ha studiato in Italia.

Grazie alle risorse che i turisti portano all’estero, tutti i beneficiari della filiera sono grati ed interessati alla cultura italiana tant’è che durante i mesi invernali scelgono di spendere le loro ferie o indirizzare i loro studi proprio in Italia. Mario e Luisa non lo sanno, ma chiacchierando con i locali quale il barista, il ristoratore, l’autista del bus, si sono resi ambasciatori della cultura italiana che, va sottolineato, spesso ha più rilevanza dell’esportazione dell’inciviltà.

Le persone partecipi  nel viaggio dei nostri simbolici coniugi non si riescono a contare. Non c’è un settore lavorativo che non sia coinvolto direttamente o indirettamente dal movimento turistico che è cuore pulsante ed indispensabile dell’economia mondiale.  

Se in qualche modo è giustificabile sentire affermazioni decerebrate scaturite da individui dalla conoscenza circoscritta, è preoccupante l’atteggiamento istituzionale nei confronti del turismo che fino all’arrivo della pandemia si è saputo muovere autonomamente.

Il turismo è arricchimento globale.

Se vuoi essere migliore di noi, caro amico, viaggia.

(Goethe)

Rotellando verso Sud

rotellando-verso-sud-08Sono un uomo diabetico di sessantanove anni divenuto diversamente abile nel corso della vita in seguito all’amputazione bilaterale degli arti inferiori, situazione che mi ha portato a dovermi muovere a bordo della sedia a rotelle.

(Bruno Rupp detto Paolo)

Resilienti e deboli. Forse sarebbe la prima distinzione da cogliere tra gli esseri umani anziché perdere tempo nel sostenere futili teorie classiste e/o razziste. Nella lista dei primi entrano di diritto due signori che hanno deciso di sfidare ogni tipo di scetticismo e difficoltà affrontando un viaggio di 1200K a piedi. Sì. milleduecento, hai letto bene. Mauro Giussani sta usando le sue gambe, mentre l’ideatore di questo gesto estremo, Bruno Rupp detto Paolo, 69 anni, dato che le gambe non ce le ha più in seguito ad un amputazione, sta percorrendo il percorso a bordo di una sedia a rotelle che ha adattato in modo da poter affrontare l’avventura. Screenshot_20190518-233414Per un breve tratto del loro cammino, ossia una giornata intera, sono stati accompagnati dal mio caro amico Andrea Monti. Andrea non ha esitato nell’informarmi di questi intrepidi e la loro impresa tramite una video chiamata durante una giornata uggiosa di maggio a pochi giorni dall’inizio del viaggio. Sono partiti da Merate in provincia di Lecco, Lombardia ed erano già arrivati a Peschiera del Garda. La destinazione, Catania, Sicilia, comprende l’attraversamento di 7 regioni con 50 tappe previste. Il coraggio e la pazzia di questi due temerari si sta rivelando anche un esperimento sociale di grande valore che ancora una volta mette alla prova l’innata bontà degli italiani, spesso volontari nell’offrire cibo ed ospitalità senza chiedere nulla in cambio. Screenshot_20190523-140951Inevitabile imbattersi anche nei deboli citati nell’incipit del post che compaiono anche nelle vesti di baristi, ad esempio, che nonostante nel proprio locale abbiano toilette attrezzate ad accogliere persone disabili si rifiutino di metterle a loro disposizione, insegnandoci così che la follia spesso non si trova in chi si mette sempre in gioco, bensì in chi sceglie di rinchiudersi tra le proprie miserabili mura. Ma in 1200 Km di camminata chissà quanti aneddoti umani ed incredibili i due avventurieri avranno modo di raccontarci.

Seguiteli sui social e rotellate l’Italia in loro compagnia.

Autonoleggi: evitare le fregature

Negli ultimi anni è sensibilmente aumentata la confidenza con gli acquisti online da parte di moltissime persone e questo ha contribuito ad infoltire l’esercito dei turisti risparmiatori fai da te che impegnano molte ore del loro tempo a scorrere pagine di attraenti offerte che la rete offre quotidianamente.

Grazie ad alcune compagnie aeree low cost sono inoltre esponenzialmente aumentati i viaggi di corto raggio mirati a ridistribuire tra le varie destinazioni europee milioni di persone che solo qualche anno fa preferivano passare il week end fuori porta o sul divano di casa. Cosa che magari farebbero volentieri tutt’oggi, non fosse per  l’asfissiante martellamento social che ci obbliga a partecipare al campionato del ci sono stato anch’io.

Nel mondo dei turisti ad ogni costo, ma a basso costo, sono moltiplicate anche le offerte al ribasso da parte dei noleggiatori di auto che ormai fanno a gara per accaparrarsi i clienti. Si trovano così sul mercato online offerte molto attraenti che dovrebbero far riflettere spesso l’ignaro cliente sul perché di tali tariffe. Per levarsi ogni ulteriore dubbio basterebbe leggere bene il contratto di vendita prima di strisciare la propria carta di credito ma, è noto, gli italiani non leggono. Anzi, è già un miracolo sapere che tu sia arrivato fin qua a leggere questo post.

Prezzi di noleggio particolarmente aggressivi spesso nascondono delle insidie come ad esempio le assicurazioni a copertura parziale o con franchigia. Personalmente anni fa mi è capitato uno spiacevole episodio con la Sixt dalla quale ero stato attratto proprio da uno dei loro prezzi molto convenienti. Dato il breve termine di noleggio, ossia un trasferimento giornaliero aeroporto-casa, non ho esitato a prendere l’auto con questi signori, nettamente più economici rispetto altri colossi del settore. Com’è andata? Per mantenere il prezzo più basso offerto dalla compagnia mi sono avvalso di una copertura base. Firmato il contratto l’addetta allo sportello mi ha indicato una navetta che mi ha accompagnato fino al deposito all’aperto, non troppo vicino all’aeroporto. Lì ho perso parecchio tempo prima di trovare la vettura che mi era stata assegnata, data l’inesistenza di indicazioni alfabetiche o numeriche e visto che tutte le macchine erano ricoperte dal ghiaccio. Particolare questo che si rivelerà fatale. La ricerca è durata un bel pò. Lascio immaginare la gioia nello svolgere la pratica di ricerca dopo un volo di 6 ore con sveglie all’alba annesse e via dicendo; in un freddo polare per giunta. Trovata l’auto ho impiegato un’altra mezz’ora per sbrinarla e finalmente mi sono messo alla guida in una deserta autostrada notturna. Il giorno seguente, vista l’assenza dell’incaricato, ho lasciato le chiavi direttamente al box Sixt e me ne sono andato. Morale della favola: mi è stata addebitata sulla carta di credito una scheggiatura al parabrezza di cui non sono responsabile. A niente sono servite le mie motivazioni. Lezione numero uno: prima di ritirare la macchina controllare assieme all’addetto ogni eventuale danno pre esistente. Fate delle foto, non fidatevi di quelli che dicono non si preoccupi, non importa. Per ogni impiegato che non si preoccupa ce ne sono altri due che non aspettano altro che fottervi i soldi. Nel mio caso specifico verificare i danni all’auto era risultato impossibile per due motivi: l’incaricato Sixt non era fisicamente presente alla consegna del mezzo e la macchina era completamente ricoperta dal ghiaccio. Fatto sta che la lezione è servita e, non solo non ho più noleggiato Sixt, ma se posso metto anche in guardia le persone che hanno intenzione di farlo.

https://it.trustpilot.com/review/sixt.it

Da allora il requisito indispensabile per ogni vettura che noleggio è la copertura totale dei danni senza franchigia. A chi rivolgersi? Ci sono molti noleggiatori, non necessariamente catene internazionali, che stipulano la kasko anche a prezzi vantaggiosi.

Da ricordare però che nessuno regala niente.

Non fatevi ingannare dal modello della macchina illustrato che tanto difficilmente corrisponderà al vero, grazie alla sensata dicitura “o di pari categoria”, piuttosto fate caso ai milioni di clausole presenti nel contratto. Ad esempio ci sono società che non includono il guidatore aggiunto, chilometraggio illimitato, catene da neve (sostituite dai pneumatici invernali dopo che il Garante della Concorrenza già nel 2014 abbia messo alle strette gli autonoleggiatori che le facevano pagare), particolari che aumentano di uno sproposito la tariffa finita.

Sixt ad esempio per un giorno di noleggio dall’aeroporto di Bergamo con la formula a sorpresa sfida la fortuna (…che è tutto che dire) ti offre un’auto di categoria a caso ed al prezzo di una economica potresti trovarti a guidare un suv ad esempio; costa 50,01 euro al giorno con chilometri illimitati. Franchigia di 1.900,00 euro in caso di danno o furto, senza catene a bordo, senza conducente addizionale e con esclusione di guidatori sotto i 21 anni. Vogliamo evitare di rischiare di vendere la casa per pagare i danni alla compagnia di noleggio arancione? Togliendo le franchigie, da 50,01 euro la tariffa sale a 95,00. Adesso che ho la kasko con Sixt dormo tranquillo? Sul loro sito ci informano che:

Nota bene:

Qualora il noleggiante abbia acquistato una protezione Kasko (furto), in caso di furto nelle regioni Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Molise o Sicilia, si applicano le seguenti franchigie a carico del noleggiante:

950 EUR: MCMR, ECMR, EDMR, CCCC, CCMR, CDMR, CDAR, CLMR, CLAR, CVMR, CWMR.
1400 EUR: CFMR, CFAR, IDMR, IDAR, IFMR, ILMR, ILAR, IVMR.
1500 EUR: CTMR, SDMR, SDAR, SFMR, SVMR, SVAR, SWMR, FDMR, FDAR, FFAR, FFMR, FWAR.
1650 EUR: EUR ITMR, ITAR, STMR, STAR, FVMR, FVAR, PDAR, PFAR, PWAR, LDAR, LWAR.
1950 EUR: XDAR, XFAR, LTAR, LFAR, LSAR.

Chi non conosce il significato di queste sigle?

La mancata trasparenza non è mai un buon segno. Se praticano l’occultismo in fase di pre vendita immaginiamoci poi. I sistemi per addebitare degli extra legittimamente ce ne sono a bizzeffe: serbatoio con meno carburante del previsto, mancata pulizia del mezzo, scheggiatura cristalli o fanali, ammaccature carrozzeria, usura immotivata dei pneumatici e via scorrendo. Chissà quante volte sarà stato fatto pagare l’identico danno sulla stessa vettura a svariati ed ignari clienti.

Se inoltre non si parla la stessa lingua o non si hanno garanti che possono intercedere non rimane che prendere a martellate prima il salvadanaio e poi i propri organi riproduttivi sporgenti.

Ognuno è libero di scegliere il suo destino naturalmente; ci sono persone cui tutto fila liscio nonostante scelte azzardate.

Esperienza insegna però che mai come con gli autonoleggiatori  vale il detto: chi più spende, meno spende.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/24/autonoleggio-ecco-i-tranelli-nei-contratti-e-le-nuove-linee-guida-su-prezzi-servizi-aggiuntivi-e-metodi-di-pagamento/3340481/