Bilbao. L’inutilità dell’arte
Gridò all’amico con il fiato rimasto.
Con le mani ai fianchi e la schiena piegata implorò di fermarsi un attimo a respirare.
Il ragazzo davanti a lui lo accontentò rallentando la corsa e ritornando sui suoi passi.
“Ma come? Sei già stanco? Dai sediamoci un po’ qui” disse avvicinandosi ad una panchina. Si sedettero.
La giornata era umida ma ciò non impediva loro di godere del panorama lungo le rive del fiume Nerviòn.
Grazie alla riqualificazione urbana di Bilbao e la comparsa di una pista ciclabile molte persone si erano avvicinate all’attività sportiva.
Il ragazzo con il fiatone stava recuperando le sue forze.
“Stiamo andando troppo veloci per le mie possibilità. Oggi la salitella del Euskalduna mi ha sfiancato”
Si stava riferendo al ponte moderno che attraversava il fiume.
“Strano, di solito lo fai con le ridotte. A proposito di Euskalduna, ma M suona lì la prossima settimana?” divagò per un attimo il giovane meno provato dall’attività “Sì, sì” Rispose l’altro e continuò “E’ la prima volta che si esibisce in quel teatro… E’ molto emozionata”
“Beh c’è da capirla. Senti ma noi continuiamo invece? Che dici? Rientriamo per la passarella di Arrupe o vuoi attraversare il ponte di Zubizuri?”
Presero del tempo per pensarci un po’ su e decidere cos’era il meglio da fare.
“Di sicuro non mi metto a fare le scale del La Salve” Risero.
Una volta ristabilito il fiato ripresero la loro corsa. Questa volta mantennero un passo tale da consentire la chiacchiera.
“Ogni volta che passo davanti al Guggenhaim mi torna in mente New York; quando ricordo quella città è inevitabile un pensiero alla maratona. Chissà se un giorno la faremo”
A parlare era il ragazzo che aveva accusato meno fatica.
Rispose l’altro ansimante
“Ma va. Sei matto? Schiattiamo dopo 10K immagina a farne 42…”
“L’han fatta migliaia di persone non vedo perché noi non potremmo. Proprio bello questo palazzo”
divagò passando davanti al museo.
L’amico non mancò di esprimere la sua opinione “Bello quanto inutile. Fondamentalmente l’arte è inutile” Lasciò una pausa di spazio al suo respiro, poi disse “Impara l’arte e mettila da parte”
“Da una persona che vive su una città affacciata al mare non mi aspettavo un’affermazione così strampalata!”
“Perché? Io adoro la concretezza. L’arte cos’ha di concreto?”
“Quindi anche il mare è inutile”
Si fermarono nuovamente appoggiandosi al parapetto del ponte Zubizuri
“Ma che c’entra il mare con l’arte scusa?”
“Anche il mare non porta benefici. L’acqua salata non può dissetarci, gli animali che lo popolano non sono necessari a sfamarci, la sabbia non è un terreno fertile. Insomma, anche il mare non ci serve a niente”
L’esempio non venne colto “Ma cosa c’entra il mare con l’arte? Stai paragonando la natura con qualcosa di superfluo. L’arte è una creazione dell’uomo”
“L’arte, come il mare, è indispensabile a stimolare i sensi dell’uomo. E’ nella nostra natura. Ascoltare musica o il suono delle onde, ci fa star bene. Fissare l’orizzonte ed ammirare un tramonto oppure un dipinto di alto valore artistico, provocano le stesse sensazioni. Sono valvole di sfogo indispensabili”
L’amante del concreto ammorbidì la sua versione
“Beh quello che dici è ovvio. Io intendevo che parte dell’arte, come questa scala ad esempio, ha un’utilità relativa”
“Nel caso di Calatrava ti devo dar ragione” sorrisero “Un architetto pluri blasonato che progetta un pavimento sul quale bisogna applicare un tappeto antiscivolo brutto come questo è davvero da denuncia”
Ricominciarono a correre e salire le scale che portano alla Bizkidetasun Plaza.
“Tu che fai, prosegui ancora o rientri?”
“Farò ancora qualche chilometro.”
I due amici si salutarono lasciando alle spalle un’arcata del ponte Zubizuri.
Il più atleta ed artistico dei due si immise nella calle Ercilla Kalea e corse tra i caseggiati e negozi nel cuore della città fino ad arrivare a Plaza Moyua.
Si fermò al centro della piazza ed ammirò i giardini in fiore.
Lo scroscio dell’acqua che zampillava dalla fontana trasmetteva un rassicurante senso di quotidianità.
L’arte si esprimeva attorno a lui circondandolo di sentimenti di ogni tipo.
Il colore dei fiori, gli ornamenti delle facciate dei palazzi, il brusio di qualche insetto.
Tutto faceva parte di un disegno divino. Meditò.
“Quando l’uomo rimane da solo e chiude gli occhi di fronte all’avvenire, e al sogno, gli si rivela l’abisso spaventoso dell’eternità.”
Miguel de Unamuno
Dammi 10
Avere la fortuna e, perché no, le capacità di poter partecipare ad un evento sportivo podistico sia questo di breve o lunga durata è sempre una bella esperienza.
Così è stato il 1 ottobre 2017 anche per la ben riuscita 10K e 5K organizzata dalla Run Greece che ha colorato Rodi (Grecia) di azzurro; colore delle magliette del main sponsor che ben si è integrato con il blu del cielo e del mare che hanno fatto da splendida cornice alla gara.
Molti dei partecipanti della 10K, duecento per l’esattezza, mi hanno ricordato il mio primo approccio a questo tipo di attività che mi ha poi coinvolto visceralmente fino a farmi diventare maratoneta. Parecchi di questi sono arrivati all’arrivo esausti e con tempi decisamente alti rispetto ai primi, esattamente come era successo a me alle prime manifestazioni. Certo, a vederli adesso sembra quasi impossibile che correre 10K possa ridurti in stati limitrofi al collasso, eppure ci siamo passati tutti da lì. Era il periodo in cui guardavo i maratoneti come persone venute da altri mondi e mi era difficile solo pensare l’idea che un uomo potesse correre per 42K. Eppure dopo i miei primi 10K la voglia di migliorare, per abbassare il tempo ma soprattutto per diminuire la soglia del dolore, ha svolto un compito da ruota del mulino. Una secchiata d’acqua alla volta, pian piano, gira e rigira, il granaio ha cominciato a riempirsi. Gli allenamenti si intensificano, l’asticella viene posta sempre più in alto e così si punta all’impresa successiva: la mezza maratona. Quello è lo step in cui ci si applica alla corsa in modo più passionale. Diciamo che è ancora consentito partecipare alla mezza maratona con atteggiamento e preparazione light. Per la maratona no. Quella non lascia via di scampo come il giudizio divino: se ti sei allenato male o poco, non la finisci. Neanche camminando.
Tornando alla 10K di Rodi, è stata parecchio impegnativa dal punto di vista climatico; farci partire alle 10 di mattina non è stata proprio una mossa geniale ed infatti tutti abbiamo sofferto il sole in faccia che ci ha accompagnato dalla partenza adiacente il Municipio, palazzo costruito dagli italiani durante l’occupazione fascista, per continuare al passaggio nel Porto di Mandraki e Marina Gate, fino ai primi scorci d’ombra in prossimità della porta Pili Italias Akantias, pertugio ricavato nelle mura antiche che caratterizzano e contengono la old town. Personalmente non ero sufficientemente preparato a correre con 27/28 gradi e questo fattore ha influito sul mio tempo finale (42:18) e sulla resistenza.
Fatto sta che questa 10K, che comunque ho terminato 14mo e 4° di categoria (M45), non era in programma e gli allenamenti che sto seguendo sono mirati a finire dignitosamente la prossima maratona che avverrà in Vietnam. E’ stata comunque una piacevole esperienza ed un’ulteriore stimolo a non fermarsi. Partecipare ad una qualunque tipo di gara è inoltre un ottimo test per verificare le proprie condizioni cui spesso si rischia di sottovalutare o, come nel mio caso, di sopravvalutare. L’asfalto non lascia scampo a scorciatoie o inganni ed anche vedere le sagome degli atleti professionisti (o semi professionisti) scomparire all’orizzonte dopo pochi minuti di inutile inseguimento, servono come monito a chi si sente arrivato o appagato dagli sforzi fatti.
Per quanto mi riguarda arrivare dietro a qualcuno con più o meno le mie stesse caratteristiche agonistiche mi infastidisce parecchio, perché significa che lui ha lavorato di più, o forse solamente meglio di me. O significa aver lasciato davanti qualche secondo sufficiente a non qualificarti alla Boston Marathon…
Quindi al lavoro!


