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Roma. 1982

Madrid, 11 Luglio 1982 Ore 14:53

Sehen wir uns wieder? Kommst du zu mir?

Aò bella nun te capisco! Ma che me sta a dì questa?

Distanti una ventina di metri dai due ragazzi abbracciati, un gruppetto di amici e tifosi dell’Italia scalpitano in attesa della finale del Campionato del Mondo.

Il ragazzo italiano ha le mani appoggiate al muro del bar ed il viso a pochi centimetri da lei, una biondina tedesca dallo sguardo innamorato. Tiene le Marlboro nel risvolto della manica della maglietta bianca. Lei gli afferra la t-shirt e lo trattiene ancora qualche minuto prima di lasciarlo andare con i suoi amici. Nella parte opposta degli italiani, anche loro ad una ventina di metri di distanza dai due, un gruppetto di ragazzi tedeschi che aspettano la conclusione delle effusioni per incamminarsi verso lo stadio Santiago Bernabeu che raggiungeranno ma in settori opposti.

Fa caldo ed entrambe le fazioni preferiscono evitare lo scontro fisico. Qualche parola di sfida inevitabilmente esce dalle bocche degli uni e degli altri.

Bis zum Frühjahr bin ich Italiener und esse beschissene Spaghetti!

Ma che cazzo stai a dì? Te piacerebbe magnà du spaghi invece de quella merda de wurstel!

L’ultimo bacio e le strade si dividono in fretta nello stesso modo in cui si erano incrociate la sera precedente. Lui corre verso gli amici sorridente. Saltando goliardicamente ed appoggiandosi sulla schiena del più alto e grosso esclama “Daje che stasera segna Bruno!

Roma, 11 Luglio 1982 Ore 18:38

La capitale è semi deserta.

Le ultime persone che girano per la città hanno sbrigato in fretta i loro impegni e stanno tornando a casa per piazzarsi davanti la tv. Gli schiamazzi dei bambini che giocano a palla emulando i campioni azzurri riecheggiano tra le mura delle case ed entrano nelle finestre aperte.

“Passa! Passamela dai!”

“Ecco Conti… Che corre… Poi crossa in mezzo… Arriva Ciccio… Gooooal”

Poi la pallonata che rimbomba sul muro in cemento di un garage. La sfera bianca e nera si impenna e finisce su un Alfetta dei Carabinieri parcheggiata dietro le porte improvvisate con un cumulo di magliette. Le facce dispiaciute dei ragazzini ed il passo timido per recuperare il pallone. Lo sguardo severo del maresciallo, quello sorridente del suo collega.

“Dai basta, sali tu prima che scenda tu padre!”

“Va bene mamma, ultima azione”

Ancora una corsa. Un dribbling. L’odore di sudore degli scalmanati ragazzetti e quello delle conserve di pomodoro delle nonne nel rione. Sanpietrini, sabbia e profumo di basilico. I negozi con le bandiere dell’Italia esposte. Le saracinesche pronte ad essere chiuse. Le televisioni accese ed il volume sparato al massimo. Un unico eco del canale RAI che trasmetterà l’incontro. L’ultima pallonata che finisce la corsa sul geranio del negozio di alimentari.

Ve ne dovete annà! Me state a rovinà tutte le piante mortacci vostra!

La fuga sulle scale, i rimproveri dei genitori.

L’attesa cresce spasmodica. Le interviste a Bearzot e Pertini. La freddezza negli sguardi di Rumenigge e Littbarski.

La Fontana di Trevi è tradita dalla scarsa attenzione dei turisti che, per una sera, rinunceranno a specchiare i propri desideri nell’acqua trasparente. Le monetine, quelle sì che ne sono state lanciate in abbondanza. Chissà se saranno effettivamente di buon auspicio per una o l’altra squadra.

Marcello come here!

E’ un giorno talmente speciale a Roma che anche le figure mitologiche di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni scolpite nella storia del cinema e nelle nostre menti, si sbiadiscono lasciando spazio ad anonime figure di passaggio piene di eccitazione ed ansia per la partita.

Forza Italia!” esclama qualche turista americano che al gioco del calcio non è minimamente interessato. Tifa la squadra del Paese che lo sta ospitando. Non nota differenze tra Napoli, Roma, Firenze o Venezia. Per lui Italia è tutta spaghetti, pizza, mandolino. Sorride. Si gode l’ultimo sorso di vino rosso dal suo bicchiere. L’oste osserva il cliente ed è sollevato che stia terminando il pasto. Potrà chiudere le serrande e godersi la partita.

Italia Germania. Quante sfide.

Sul campo di battaglia quelle più dolorose e sanguinose. Sul campo da calcio quelle più epiche.

Non c’è abbastanza vento per permettere alle bandiere issate sul Monumento al Caduto di sventolare con ardito orgoglio.

I militari che ne perseverano l’incolumità sono costretti ad un ulteriore sacrificio. Dritti sulla schiena, con il fucile al fianco e lo sguardo fisso verso un punto lontano. Apparentemente senza sentimenti da condividere. La voglia repressa di essere seduti a tavola con le loro famiglie davanti alla tv con la finestra aperta ed il tricolore appeso sul balcone. Il passaggio di qualche ritardatario in sella alla Vespa, qualche grido “Daje Italia!”.

Le statue degli Imperatori di Roma lungo la via dei Fori Imperiali sembrano concentrate a trasferire la loro autorità ai ragazzi in azzurro che da lì a poco affronteranno il temuto esercito calcistico teutonico. Indicano poco più avanti l’imponenza dell’Arena più conosciuta al mondo, l’ Amphitheatrum Flavium.

Quanti feroci combattimenti si sono svolti là dentro. Ancora adesso ne echeggiano le grandi gesta dei gladiatori, le urla della folla, i ruggiti delle bestie ed i lamenti degli schiavi. L’attitudine alla vittoria scorre nel sangue degli antichi romani e dei loro discendenti.

Sia ben chiaro a chi rivolge il suo sguardo ad una delle sette meraviglie del mondo moderno. Il Colosseo che fa tremare le gambe solo a chi lo immagina.

Anche il sole aspetta a tramontare curioso di attendere il risultato della partita per lasciare spazio alla notte di festeggiamenti.

I sospiri, gli imprechi, le urla di gioia si inseguono in un unico battito tra le vie deserte di Roma.

Castel S. Angelo ha l’aspetto spaventato di chi si aspetta la pacifica invasione di gioiosi tifosi e le loro bandiere tricolori. Sembra conscio che la sua origine di Sepolcro dell’Imperatore Adriano sarà presto defraudata di tutta la sacralità nei canti e balli di migliaia di romani euforici per la vittoria.

Sotto Ponte Sant’Angelo scorre il Tevere. Come sempre.

A Trastevere gli artisti di strada hanno immortalato le gesta dei nuovi eroi nelle tele che generalmente ospitano scorci del quartiere o i ritratti dei turisti. Antiche lampade appese sui muri delle case, pesanti portoni di legno con i loro eleganti anelli in bronzo, le storiche osterie e le fumanti grate delle loro abbondanti cucine. Poi carretti che sbucano dai vicoli e scompaiono dietro agli anfratti delle mura. Ed ancora voci. Colori pastello. Il profumo d’estate e l’odore acre di pipì di gatto.

«Palla al centro per Müller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, è finito! Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!»

Maddalena: “Vorrei vivete in una città nuova e non incontrare più nessuno”.
Marcello: “A me invece Roma piace moltissimo: è una specie di giungla, tiepida, tranquilla, dove ci si può nascondere bene”.
Maddalena (Anouk Aimée)
Marcello Rubini (Marcello Mastroianni)

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Pronti a partire? Ecco la cura adatta.

Più o meno velocemente si avvicina l’estate e per qualcuno è tempo di cominciare a viaggiare, se non altro con la fantasia, alla ricerca della meta vacanziera ideale.

Mal di mare? Evitare le Maldive

Mal di mare? Evitare le Maldive

Pare che negli ultimi tempi gli italiani più che scegliere i luoghi considerando le proprie possibilità ed esigenze, partecipino ad una sorta di gara fashion con i conoscenti; hai fatto il week end a New York? Ed io ti sparo una settimana in Vietnam. Tutto documentato in facebook ovviamente, con paesaggi surrealistici e sorrisi alla stregua degli appariscenti cugini yankee.

In realtà dietro a queste scelte particolarmente glamour e sorrisi preconfezionati, si celano difficoltà croniche cui il turista si scontra inevitabilmente. Il primo ostacolo è la lingua. Non si è mai capito perché l’italiano pretenda di poter utilizzare il proprio idioma in qualsiasi parte del mondo. Generalmente ci si appiglia al fatto che la maggior parte dei visitatori siano di nazionalità italiana, quindi è lecito attendersi che anche i Masai siano capaci di parlare la nostra lingua, spesso dimenticando tra l’altro che l’italiano è appunto lingua e non dialetto bresciano, bergamasco o barese e napoletano. Fantastiche sono anche le scenette in cui si parla lentamente per cercare di farsi capire con l’interlocutore che rimane ad occhi sgranati e bocca aperta per cercare di carpire qualcosa di logico da un linguaggio sconosciuto. Dialogare nella propria lingua normalmente o lentamente ad uno che non associa nessun significato logico alle parole ha ben poca rilevanza. Vero è che l’italiano oltre alla dialettica utilizza moltissimo la mimica in cui, va riconosciuto, è campione mondiale incontrastato.

Approcci Masai

Approcci Masai

Paradossalmente anche fattori che avrebbero dovuto avvicinare popoli e culture hanno agito all’esatto contrario: la riduzione dei tempi di percorrenza da un luogo ad un altro e la crescita esponenziale di offerte ed agevolazioni hanno ridotto la reale percezione delle distanze. Da Bergamo, ad esempio, la durata del volo per il Cairo e più o meno la stessa di un viaggio in auto da Milano a Marsiglia. Il tempo di trasferimento spesso non è quindi adeguato a trasmettere la reale lontananza etica e geografica. In poche ore ci si trova catapultati in realtà completamente differenti.

Non c’é da stupirsi quindi che il segnale wifi (gratuito) sia balzato in testa alle priorità del turista ovunque esso sia e si trovi, facente parte del pacchetto di pretese in cui è la nazione ospitante a doversi adeguare alle esigenze dell’ospite e non viceversa. Una licenza di limbo turistico protettivo che consente al visitatore di poter fare più o meno ciò che vuole avvolto da un’aurea colonialistica che autorizza a catechizzare gli indigeni con suggerimenti professionali e filippiche sulla presunta superiorità culturale italiana.

Già, perché all’estero nei racconti dei turisti italiani tutte le incapacità manifeste dello stivale e che riempono intere giornate tra discorsi da bar, talk show e conversazioni varie, svaniscono e lasciano spazio ad un Paese, presumibilmente, ideale ed inesistente e che spesso fan sorgere la domanda non troppo scontata: se a casa tua funziona tutto perfettamente come dici, che ci fai qui?

Foto ricordo

Foto ricordo con classe

Così ai precoci nostalgici di caffè espresso, pizza, spaghetti e mandolino, non rimangono che dure settimane di serrato confronto con popoli sottosviluppati, retrogradi e non competitivi con l’accogliente ed iper assistenzialista Mamma Italia. E’ sempre più esigua la memoria delle microsim occupata dalle foto delle cose da vivere e vedere che offre il luogo visitato, a discapito delle dettagliate documentazioni sulle inosservanze dell’alloggio che serviranno a chiedere i famigerati rimborsi una volta tornati alla civiltà; un atteggiamento da proprietario di appartamento che documenta le pecche all’amministratore condominiale e che poco aiuta nel percorso di mini integrazione.

Perù e spaghetti

Perù e spaghetti

Delle pasticche di buonsenso, uno sciroppo di logica e siringate di consapevolezza sono le medicine migliori per sconfiggere il male del secolo, il turista italicus, che oltre ad essere virale è pure contagioso.

Italians? No.

Italians? No.

Si riuscirà così a debellare il male dalle contagiate famiglie triestine che nei prati attigui ai bungolows kenioti inseguono armati di spray insetticidi animaletti volanti o napoletani alterati con commessi della pizzeria all’interno degli Universal Studios di Orlando rei di non capire il dialetto napoletano pur vendendo la pizza. Chissà, magari succede anche con qualche cittadino stelle e strisce a Napoli, incazzato perché il venditore di jeans non parla lo slang americano oppure che qualche autista di tram a Milano non comprenda il greco facendo così infuriare qualche turista di Salonicco.

In fondo tutto il mondo è paese.

Turisti tedeschi

Turisti tedeschi

(Tranne la foto delle Maldive le altre sono state prese dalla rete senza nessuno scopo offensivo o commerciale. Se fossero coperte da copyright o urtassero la sensibilità dei soggetti ripresi saranno rimosse immediatamente)

Rio de Janeiro: Copacabana contro Ipanema

Nell’immaginario collettivo Rio de Janeiro, oltre alla sacrale imponenza del Cristo Redentore, è associata alla spiaggia più famosa al mondo: Copacabana.

In effetti passeggiare lungo l’Avenida Atlantica in qualche modo corrisponde alla forte luce bianca che, a detta di chi l’ha vissuta, ci abbaglia al momento del trapasso. Una sorta di benvenuti in paradiso.

Ipanema

Benvenuti in paradiso: Ipanema

Abbiamo visitato luoghi in cui l’impatto naturalistico è stato di maggior impatto, vedi Maldive, ma l’arte, la poesia, la musica, i colori, le stesse caratteristiche morfologiche che caratterizzano le spiagge carioca sono uniche al mondo.

Tra tutte queste distrazioni non deve venir meno la soglia di attenzione che a Rio de Janeiro deve essere sempre tenuta alta, motivo questo che fa desistere molti dallo scegliere il Brasile come meta vacanziera.

Sempre all'erta, ma vale la pena...

Sempre all’erta, ma vale la pena…

Durante le nostre passeggiate, che partono dal lungomare di Leblon, attraversando Ipanema, approdando a Copacabana, in primo luogo bisogna fare attenzione al rischio ustioni. Il sole, anche se coperto da qualche nuvola, non risparmia nessuno. Passare delle ore a rosolarsi in stile Rimini o Riccione equivale a carbonizzarsi. Sulle coste italiane dopo una giornata al sole ci si interroga se il nostro grado di abbronzatura sarà percettibile una volta tornati in città, su quelle carioca siamo costretti a chiedere il riconoscimento ad amici e parenti. Per evitare insolazioni che possono rovinarci il nostro soggiorno brasiliano evitate di fare i fenomeni, ungetevi di creme protettive (almeno 50) oppure indossate qualche tutina d’amianto.

Abbronzature locali.

Abbronzature locali.

Una volta sistemato il vostro pareo sulla sabbia (…perché sicuramente lo comprerete e fatelo nel negozio Santa Clara 33), non lasciate mai incustoditi i vostri beni, in particolar modo il cellulare. Una volta fregato lo smartphone da abili e veloci ragazzini, se non recuperati al volo da discreti colossi in divisa che vigilano su di voi e che picchiano forte, potrete consultare di seguito la posizione in cui si trova tramite il vostro anti scippo satellitare che segnalerà la sua presenza presso una delle 34 simpatiche favelas. In quel caso fate mea culpa se non avete scaricato le 900 foto che avevate gelosamente conservato al suo interno, gli appunti di lavoro e nomi in agenda ed evitate di andare alla Polizia per non farvi ridere in faccia. Inutile dirvi che entrare nella favela alla ricerca del vostro telefono è l’equivalente di andare a chiedere spiegazioni al clan dei corleonesi bussando alla porta di Provenzano.

Santa Clara 33

Santa Clara 33: 12 piani di mini negozi

Quindi, ricapitolando, occhi sempre aperti ed evitare di fare la parte dell’italiano stereotipo “aé-aò” con zainetto Invicta e bandana in testa. (…questi ultimi prescritti, tra l’altro)

In pratica per vivere bene a Rio de Janeiro serve avere gli stessi accorgimenti che si adottano a Napoli e che non significa che i partenopei sono tutti delinquenti, anzi.

Tornando alle cose decisamente piacevoli, ed al titolo, qual’é la spiaggia migliore?

Tutte e tre le spiagge sono adiacenti e si sviluppano sul lungo mare. Leblond è divisa ad Ipanema da un canale che corre sotterraneo per poi rendersi visibile solo sul tratto di sabbia. Quelle di Copacabana ed Ipanema sono invece divise da una piccola e verde penisola sporgente. Lungo la strada che costeggia il lungomare passeggerete sul caratteristico marciapiede composto da sampietrini.

Caratteristica pavimentazione

Caratteristica pavimentazione

Ogni 50 metri è presente un chiosco dove con 5 real (in tempo di Mundial il costo vita aumenterà presumiamo) potete dissetarvi con una birra o con un cocco fresco. I prezzi aumentano per la caipirinha. Questi chioschi, anche riconoscibili per l’odore di fritto, sono frequentati per lo più da turisti e quindi, specie i primi giorni in cui siete facili prede, evitate di incrociare lo sguardo dei venditori ambulanti, musicisti, mendicanti e quant’altro. Se vi appoggiano delle peanuts sul tavolo non toccate e non mangiate.

Venditore di cappelli

Venditore di cappelli

In spiaggia i bagnini nelle loro postazioni vendono altrettante bevande ed i locali preferiscono acquistare da loro. Sempre dai bagnini si noleggiano sdraio ed ombrellone.

Cocco fresco ai chioschi

Cocco fresco ai chioschi

Attenzione perché ogni bagno ha la sua caratteristica; il nostro amico mr. Vap (ma chi è mr.Vap?), che fiero esibiva i suoi tattoo colorati indossando un’esile slippino, solo dopo una settimana si è accorto del perché specie nel bagno 8 si sentiva particolarmente osservato: il bagno 8 (e la via che ti ci porta dall’interno del quartiere di Ipanema, Farme de Amodeo e Visconde de Piraja) è gay lesbian friendly. Complice di questa scoperta anche il fatto che nel bel locale To Nem Ai io ed il mio stimato ed ermafrodita (primate aggiungerei) collega mr. Vap, abbiamo assistito a limonamenti tra individui dello stesso sesso. Sia ben chiaro, nessuna discriminazione verso gli innamorati e su chi decidono di riversare il loro sentimento più puro, ma non sapendo che il luogo era meta preferita dei nostri amici omosessuali siamo rimasti un po’ sorpresi.

Chi é Mr.Vap?

Chi é Mr.Vap?

Tornando ai bagni più conosciuti, sempre ad Ipanema c’é il 9, meta ambita per lo più da turisti.

A Copacabana, tra i vari castelli di sabbia dove potete farvi scattare una foto ricordo (a pagamento) c’é anche una scultura, sempre di sabbia, che vede un babbo natale (ovviamente nel periodo natalizio) circondato da culini (…più oni che ini) e che indica un locale frequentato da ragazze di facili costumi situato proprio nella parte opposta attraversata la strada.

sCULture

sCULture

Insomma, gli aneddoti a Rio sono infiniti. Ma tra Copacabana ed Ipanema (con Leblon) chi la spunta? A nostro avviso le ultime due, dato che sono frequentate da gente di livello più alto, non per un fatto discriminante al solito, ma per motivi di sicurezza.

Leblon

Leblon

Proprio alle gente ed i loro comportamenti prossimamente dedicheremo qualche riga in “Italiani contro Brasiliani”… Continuate a seguirci! (continua)