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Huế: pioggia sulla città proibita

La pioggia è incessante e sul vetro opacizzato traccio distrattamente dei segni con il dito.

Fisicamente sono in una stanza, forse in Francia.

La mente è nella città imperiale di Huế.

Anche ad Huế capitava spesso di stare seduti sotto i portici ad ascoltare la pioggia. Guardarla scendere sui volti fieri dei miei avi e dei loro valorosi guerrieri scolpiti nel bronzo. Le anime e le gesta di queste potenti figure sembravano rivivere con i fischi del vento; inghiottite e poi risputate dalle bocche dei dragoni erti a proteggere la famiglia imperiale e coloro che la servivano.

A filtrare la crudeltà della realtà umana agli occhi di un bambino, quello cui ero all’epoca, ci pensavano i monaci. Loro provvedevano alla mia istruzione. Il compito di insegnare al figlio dell’Imperatore ciò che è il mondo, il suo mondo, non è facile impegno. Le loro parole sapevano sempre essere opportune e delicate. La strada del sapere che mi prepararono era lunga, contorta, fatta di piccoli inganni, nessuna scorciatoia ed un velo di soffici piume che mi accompagnarono passo dopo passo. Chiesi anche della guerra. I monaci prediligevano affrontare la mia curiosità nelle giornate più cupe e nuvolose. Pioveva sulla città proibita e, forse, il sangue veniva lavato per sempre dalle mura e dalle coscienze. Faceva bene al loro spirito pensarlo.

I racconti di ciò che avveniva là fuori erano innumerevoli. Per me e per l’Imperatore, mio padre, era sufficiente la nostra sacra dimora protetti dalle mura. Da adolescente, nel poco tempo di gioco e solitudine, appoggiavo le orecchie sull’umido muro che mi sovrastava. Ascoltavo quello che il mondo mi sussurrava dall’altra parte. Sui libri avevo letto e visto, dai racconti dei monaci sentito, di enormi distese d’acqua, di giganti creature marine e uomini coraggiosi che le sfidavano a bordo di piccole imbarcazioni ricavate da tronchi d’albero; di invalicabili montagne ricoperte da fitta boscaglia ed animali pelosi dalle grandi zanne predati da valorosi combattenti armati di arco e frecce.

La porta d’ingresso principale della città non veniva spalancata frequentemente. Era riservata all’Imperatore ed egli non amava allontanarsi troppo. Da quelle laterali ho visto comparire persone da ogni provenienza. Il mio contatto con gli estranei si limitava ad essere visivo. Loro non potevano rivolgersi a me, io a loro. Un giorno mio padre mi volle seduto accanto a lui ed a mia madre durante l’accoglienza di uno di questi signori. All’epoca non avevo mai visto, se non disegnato sui libri, un viso dalle caratteristiche così diverse dalle nostre. Quello che era un generale dell’esercito francese allora mi risultava essere una simpatica caricatura. Mi faceva ridere quasi come fosse un grande pupazzetto vivente. I suoi lineamenti squadrati, gli occhi e la bocca così piccoli. Quel cappello rotondo che inglobava tutta la sua testa. La lingua che parlava mi era nota; era stata introdotta nei miei studi qualche anno prima. I toni tra l’Imperatore ed il generale erano cortesi ed i nostri servi continuavano a riempire le tazze del e far dono di oggetti preziosi. Il generale tra le varie cose regalò a mio padre un orologio ed egli apprezzò il gesto. Quell’istante significò la svolta della mia vita. Smisi di ridere dentro e cominciai a diventare adulto. L’arroganza dell’uomo nel voler controllare il tempo era racchiusa dentro quelle scatoletta. La mia visione della città proibita e dell’Imperatore cominciò a scricchiolare vittima dei colpi inferti dai miei dubbi.

Le lancette degli orologi francesi da lì a poco avrebbero cominciato a scandire tempi sempre più cupi per la famiglia reale e gli abitanti di Huế. La persistenza delle battaglie e forti ed impreviste alluvioni avevano sbiadito la potenza dell’Imperatore che cominciò ben presto a manifestare i primi segni di cedimento. Mio padre negli ultimi anni della sua vita si era avvicinato a me. Mai al punto di confidarsi.

I nostri ruoli ci imponevano freddezza, distacco e sobrietà in qualsiasi avvenimento pubblico, tant’è che finimmo per applicare il protocollo anche nei rari momenti privati. Cresceva in me la voglia di evadere da quelle mura dorate, di guardare con i miei stessi occhi ciò che avveniva là fuori. Un primo goffo tentativo di fuga lo feci da adolescente. Mi ritrovarono i monaci mentre camminavo tra la gente di Huế. Un’esperienza meravigliosamente scioccante.

In un primo momento la povertà mi aveva inorridito. Vedere tutte quelle persone semplici dalle mani sporche e rugose tirare pesanti carri colmi del raccolto giornaliero. Le loro modeste dimore. Il linguaggio così rude e primitivo. Le urla e la frenesia dei mercati. Non dormì alcune notti ripensando alle condizioni di vita dei nostri sudditi. Così come non dormì, molti anni dopo, in attesa di comunicare la scelta a mio padre: volevo girare il mondo. La sua risata, la sua disapprovazione.

Ma le cose andarono così.

Dopo la sua morte il nostro Regno terminò e grazie ad un accordo con i francesi l’esilio della nostra famiglia avvenne in sicurezza e con rispetto. La città imperiale ci era stata negata. Inaccessibile. Adesso la città era proibita a me ed alla mia dinastia.

Ricordo il forte battito del cuore quando varcai le sue mura per l’ultima volta. L’affannoso respiro ed il pensiero cupo che si contrapponeva alla gioia di esplorare il mondo che non avevo mai visto.

Ricordo la città Imperiale sotto una pioggia torrenziale.

Anche allora, come adesso, tracciavo sul vetro opacizzato dei segni con il dito.

Fisicamente ero in un auto, ad Huế; la mente nel nuovo mondo che avrei esplorato.

Per fare ciò che si vuole bisogna nascere re o stupidi.
Lucio Anneo Seneca

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Copertina Ottobre 2018

Gorizia: città ai margini, ma… (II parte)

Piazza VittoriaDopo aver fatto un po’ di luce sulla realtà confinaria goriziana, o almeno questo è stato l’intento, addentriamoci tra le vie del centro sia di Gorizia che della sua dirimpettaia Nova Gorica dove, specie nel primo caso, architetture risalenti dal periodo medievale fino al rigoglioso periodo imperiale austro ungarico rendono la visita particolarmente interessante.

Il colpo d’occhio principale è riservato al castello di Gorizia che domina dall’alto della sua collina la città che ultimamente sembra aver ritrovato un aspetto sicuramente più curato rispetto al recente passato tra le scellerate ripavimentazioni della Piazza Vittoria, passata da luogo cardine a deserto dei tartari e fanSant Ignaziotasmagorici progetti incominciati ed abbandonati al loro destino. Il castello, situato all’interno del Borgo medievale è una visita obbligata, specie nei mesi primaverili quando il cielo terso concede una panoramica che spazia dall’Ossario di Oslavia ai vigneti del Collio, dall’unico grattacielo cittadino alla vista della barocca Chiesa di Sant’Ignazio in Piazza Vittoria per l’appunto.

A proposito di chiese merita d’essere visitata la cappella di Santo Spirito, situata a pochi metri dalla porta d’ingresso principale del castello, che è stata per molti goriziani luogo di unione religiosa, complice lo scenario storico che ben si addice ad un abito da sposa e la sua nobile attitudine.

DSC_3375Immancabile il museo della guerra che raccoglie cimeli per lo più risalenti alla Prima Guerra Mondiale dove austriaci ed italiani hanno dato vita a cruente e sanguinose battaglie anche nel circondario isontino, segnando per sempre la storia ed il carattere della provincia. O Gorizia tu sia maledetta testo scritto da un anonimo combattente in trincea nel 1916 racconta proprio il dramma dei soldati costretti a combattere una guerra voluta da alti ufficiali che mai avrebbero condiviso con loro la prima linea.

Il forte spirito di appartenenza italiano a Gorizia comincia però a vacillare non molto più tardi dall’avvenuta liberazione quando a fronte di leggi penalizzanti stilate dal Governo Italiano e riguardanti il territorio, illustri mazziniani tra cui un mio bis nonno, non celano la loro delusione dichiarando apertamente che forse era meglio quando si stava peggio, ossia sotto occupazione austro ungarica.

franz-josephQuesta brevissima descrizione storica senza pretesa alcuna è importante perché ci aiuta a comprendere il presente goriziano e la presenza in numerosi locali di immagini ritraenti l’allora Imperatore di Austria ed Ungheria Franz Joseph che in molti rimpiangono, naturalmente più per folclore che per vita vissuta. E’ innegabile però che durante l’occupazione austro ungarica la città, definita la Nizza austriaca, ha raggiunto l’apice della sua bellezza e prosperità, complice anche la vicinanza con Trieste che a sua volta rimpiange il fatto d’essere stata l’unico sbocco sul mare dell’Impero con quello che ne conseguiva. I turisti che si addentreranno nei locali della città devono aspettarsi quindi un accoglienza mite e diffidente, tradizionalmente nordica e preparare fegato e mente ad intense prove di resistenza vinicola, ossessionante leitmotiv della quotidianità goriziana.

Sul magna e bevi le amministrazioni locali hanno puntato tutto, in seguito ad un fortunato e frequentato evento denominato Gusti di Frontiera che si svolge a fine settembre e che coinvolge tutta la città con bevande e cibi tipici provenienti da svariate località internazionali.

Intorno all’anno 2000 e finita l’era delle pizzerie napoletane frequentatissime da militari di leva per lo più, sono sorti pub e vinerie (argomento che affronterò a parte) luoghi di ritrovo per gli universitari, in gran numero e recentemente scomparsi anche loro dai radar cittadini.

DSC_3356I bicchieri di vino scandiscono le giornate dei goriziani così come nella storica e rinomata via Rastello dove in occasione delle feste, secolari attività commerciali ormai dismesse come ferramenta o sartorie sono state riaperte e riadattate all’uso di locande dove poter bere l’immancabile bicchiere o mangiare prodotti tipici locali. Una bella idea che gratifica anche chi come me rientrando per le feste natalizie ha piacere di affascinare con qualcosa di esclusivo i forestieri che mi accompagnano per l’occasione.

zoranVia Rastello ben conosciuta anche dall’attore Giuseppe Battiston che con il film Zoran il mio nipote scemo è stato candidato al David di Donatello, surclassando nei cinema provinciali Sole a Catinelle di Checco Zalone che nel resto d’Italia sbancava il botteghino, affermandosi così idolo dei goriziani.

Fine anno, tempo di bilanci

Un altro anno giunge al termine ed è tempo di bilanci anche per Controviaggio.

Posso dire che le soddisfazioni crescono di mese in mese e l’impegno che il mantenimento del blog comporta comincia lentamente a germogliare.

Le percentuali parlano di un aumento del 22.15% di visitatori rispetto al 2014, che hanno potuto scegliere di leggere uno, qualcuno o tutti dei 46 articoli postati rispetto i 22 dell’anno precedente.

maggio 2015Riguardando le cose fatte in questi 12 mesi passati non posso che collocare in primo piano la bellissima esperienza in Sri Lanka che ha davvero gratificato ogni singolo sacrificio.

Un mondo ideale dove sono riuscito a scomporre e ricomporre gli elementi cui mi sono più appassionato in questa fugace vita terrena. Le persone, i luoghi, gli animali, osservati, fotografati e descritti dal profondo di me stesso, dal mio intimo e con tutta la mia ammirazione della loro convivenza tra spiritualità, colori e profumi.

aprile 2015Zainetto in spalla con Nikon pronta all’uso anche a Saragozza in Spagna, città splendida, ricca di arte con i suoi monumenti maestosi e l’affascinante storia che la vedrà nascere grazie all’Imperatore Romano Cesare Augusto, giungere all’apice come capitale del Regno d’Aragona per ripresentarsi ai giorni nostri in tutta la sua bellezza.

novembre 2015Sempre in Spagna, ma con intenti più sportivi che culturali, è stata la volta di sbarcare a Las Palmas in Gran Canaria dove il maltempo mi ha tolto la gioia di partecipare alla mia prima mezza maratona ma non quella di esplorare l’isola e di poterne ricavare un interessante resoconto sulle sane abitudini che si concretizzano nella gestione amministrativa.

agosto 15Naturalmente non poteva mancare il luogo spina dorsale di Controviaggio che è la Grecia, dove ho approfondito ulteriormente l’isola di Rodi e la cinematografica Kastellorizo, entrambe da visitare.

Non solo mare ma anche ciaspole ai piedi che mi hanno balzato in un mondo a me quasi sconosciuto quale la montagna che han fatto sì che intraprendessi ripidi sentieri innevati fino al raggiungimento di caldi ed accoglienti rifugi oppure che salissi sul fiabesco Trenino del Bernina che mi ha portato a documentare il luxury style della rinomata Sankt Moritz in Svizzera.marzo 15

Riscrivendo le cose fatte non posso che impegnarmi fino a che quelle da fare siano ancora più avvincenti e coinvolgenti; Controviaggio nell’anno che verrà avrà un profilo più personale ed oltre al solito taglio articolo e foto, sarà arricchito da video clip sullo stile del Testimone di Pif o Gazebo di Diego Bianchi per intenderci. In un primo momento ero restio a proporre delle soluzioni video simili ai due illustri conduttori ma alla fine mi sono detto che ognuno ha la sua faccia e personalità ed usare lo stesso mezzo per renderle pubbliche non è certo reato. …e poi io non sono illustre.

Per quanto riguarda le mete future ce ne sono due già calendarizzate molto interessanti ma che per scaramanzia non voglio anticipare…

Che altro scrivere? Non rimane che ringraziare tutti voi ed augurarvi un 2016 sorprendente.

gennaio 15

giugno luglio 2015