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Un parere sulle Bang & Olufsen H8

Viaggiare è anche perdersi in se stessi.

Spesso però, durante i trasferimenti collettivi, gli elementi di disturbo sono molteplici e si interpongono tra noi e la nostra ricerca di intimità e riposo. Questi possono essere il rumore del vettore stesso, vuoi  l’aereo, la metropolitana o il treno, il vociare delle persone o il pianto di qualche bambino.

A sostegno protettivo delle persone introverse e no social come chi scrive, esistono delle headphone efficaci come le Bang & Olufsen H8.

CARATTERISTICHE TECNICHE Le H8 sono cuffie dal design altamente ricercato ed in linea con gli altri prodotti della B&O. In pelle di alta qualità, si riconoscono per le cuciture che conferiscono al prodotto un tocco quasi artigianale. L’arco presenta una protezione morbida per la testa che le rendono portabili per lungo tempo senza accusare la pesantezza di altre cuffie. Questo pregio è anche dovuto al morbido e comodo cuscinetto in pelle che ricopre gli auricolari, riconoscibili nel verso giusto grazie alla lettera stampata molto in grande nella parte interna.  Questi sono pieghevoli, mentre l’arco è facilmente regolabile alla testa senza interferenze o cedimenti del meccanismo.

TECNOLOGIA Il pezzo forte delle H8 è il noise reduction che ha il potere di isolarci dai rumori molesti sopra descritti, donando così al suono la purezza necessaria per giungere piacevolmente alle nostre orecchie. Queste cuffie sono collegabili a 3 dispositivi contemporaneamente tramite bluetooth. La connessione avviene immediatamente e senza problemi mentre la distanza di recezione è di circa 10 metri. Il suono dei film si mantiene in sincro con le immagini anche utilizzando il bluetooth. Questa caratteristica non è di poco conto visto che avevo letto recensioni in cui si parlava di ritardi. In aereo il bluetooth non è consentito ma il cavo è sufficientemente lungo e di qualità per adempiere al suo dovere. Ottimo il volume quando si utilizzano collegandole al sedile dell’aereo ove si voglia usufruire del servizio intrattenimento della compagnia aerea. Nel kit è presente anche un adattatore a tal scopo, anche se ormai i fori di molti sedili sono compatibili con i cavi normalmente utilizzati dai jack mono.

Se utilizzate con bluetooth risultano comodi ed efficaci i comandi presenti all’esterno dell’auricolare destro con tecnologia touchscreen. Con il dito possiamo interagire con la cuffia e metterla in pausa, avanti, indietro, riproduzione, gestione volume.

Utile soprattutto se collegata allo smartphone dato che grazie al microfono incorporato ci permetterà di conversare tranquillamente con una qualità molto buona, specialmente all’interno dei locali e protetti da eventi atmosferici che potrebbero invece creare disturbi.

ALIMENTAZIONE Dotata di batteria intercambiabile simile a quelle dei cellulari, contenuta nell’auricolare sinistro ha un’autonomia abbastanza buona con bluetooth e noise reduction attivati (circa 6 ore), mentre se usata via cavo i tempi si dilatano di gran lunga.

QUALITA’DEL SUONO Personalmente ritengo che dispensino una purezza del suono molto elevata. C’è chi si lamenta dell’eccessiva perfezione e dei bassi troppo accentuati; dal mio punto di vista trovo che il suono sia riprodotto in modo eccellente e gradevole all’ascolto, si tratti di musica o film.

Naturalmente questo aspetto è soggettivo.

Esiste comunque una app di B&O che ci permette di equalizzare come meglio crediamo il bilanciamento dei suoni, anche se…

DIFETTI L’applicazione è pessima e non sono mai riuscito a collegarla alle cuffie. Come scritto da molti utenti, per un prodotto di questo genere ci si aspetterebbe una applicazione altrettanto professionale.

La mancanza di una custodia da viaggio inclusa nel prezzo, che di suo è assolutamente spropositato, sono le ultime note negative di un prodotto comunque da acquistare.

 

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Il blog d’autore e le promesse per il 2018

Colui che ha tracciato un solco nel mio percorso di vita, ha deciso di rimettersi in viaggio.

Per lui che ne ha fatti davvero tanti, questo è senza ritorno.

I distacchi terreni sono duri da accettare per chi crede in qualcosa, figuriamoci per chi vuole per forza affrontare la realtà a muso duro, senza fantasiosi appigli cui aggrapparsi.

Mentre in aeroporto attendevo di salire sull’ennesimo volo del mese, il giorno in cui avrei di seguito appreso la brutta notizia, sono stato avvicinato da una persona che, semplifico scrivendo mandato dal caso, si guardava in giro. Sul retro della sua maglietta portava scritto Bad decisions make good stories.

L’atteggiamento di questo sconosciuto mi ricordava l’approccio delle spie quando devono recapitare dei messaggi senza farsi riconoscere. Almeno le dinamiche cinematografiche ce le descrivono così. Credessi in qualcosa di ultraterreno avrei pensato si trattasse di un angelo.

Sono convinto che l’immortalità spirituale si acquisisce riempiendo la vita di storie, esperienze vissute da raccontare. Ciò che non accade a chi preferisce la comodità del divano alla volottuosità del viaggio o ai perbenisti moralisti che condannano senza esitazioni l’irrequietezza interiore dei viveur da trincea.

Optare di percorrere il cammino della vita correndo, cosa che fanno questi ultimi, implica spesso decisioni last second; dover scegliere in pochi istanti l’uno anziché l’altro sentiero non sempre ti porta sulla strada giusta. Sbaglia chi un millesimo di quella strada la percorre a tentoni, figuriamoci gli altri. Eppure ogni errore, ogni momentanea deviazione dalla via maestra, le così dette bad decisions, sono opportunità di good stories, buone storie.

Ecco, tutte queste avventure sono la legna che alimenta la fiamma dell’immortalità, dello spirito. Vicino a certe persone ed ai loro racconti ci sentiamo al caldo, vicino a focolai ardenti di passioni, sentimento ed umanità. I guerrieri della vita durante le brevi pause amano raccontare le battaglie vissute davanti ad una tavola imbandita e del buon vino. L’intreccio delle avventure, amori, vittorie e sconfitte si aggrovigliano alle gambe di chi li ascolta come delle voraci piante rampicanti. Le senti arrivare fino in gola, stringerti forte, emozionarti. Fino a quando te ne liberi momentaneamente, ti rialzi e ti rimetti in marcia. Ti allontani dai guerrieri della vita con un semplice saluto ed il cuore che pulsa forte. Dentro la speranza di assimilare qualche antidoto per sconfiggere i veleni dell’esistenza.

L’intensità di queste emozioni si trasformano in leggende; da sfogliare una ad una come il religioso scorrere di un rosario. Da custodire gelosamente nella nostra memoria. Consapevoli che il tempo né deformerà la forma, magari esagerandola come un’opera restaurata con colori diversi dagli originali.

Gli uomini che le hanno vissute sono leggenda e la leggenda è immortale.

Ci sarebbe poco da aggiungere non fosse altro che prima di questo avvenimento avevo deciso di impostare queste promesse per il 2018 in modo completamente diverso e sicuramente meno impegnativo. Magari elencando statistiche o aneddoti da backstage.

L’ennesimo richiamo all’impotenza umana ha scritto il resto.

Tornando faticosamente a noi, la copertina raffigura lo skyline di due città che ho avuto modo di visitare solo a novembre, mese in cui ho cambiato dieci aerei e percorso migliaia di miglia.

Ho scattato altresì un migliaio di foto e parecchi minuti di girato che presto diventeranno una clip particolarmente corposa ed interessante. Dal mio punto di vista ovviamente.

Tutto questo materiale sarà spalmato nei mesi del 2018 e raccontato, come ormai di consuetudine, da personaggi di fantasia in storie cui sono sempre presenti spunti realistici e luoghi esistenti che ho personalemente visto e vissuto.

Come di consueto di tanto in tanto ci sarà spazio anche per la mia passione sportiva, con i resoconti delle maratone che ho corso qua e là.

Insomma ciò che non distrugge fortifica si dice…

Passate a trovarmi ogni tanto, vi aspetto qui…

 

Quando il mio corpo sarà cenere, il mio nome sarà leggenda.
(Jim Morrison)