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Havana: La memoria è vita

L’uomo è seduto nel cortile della sua umile e decorosa abitazione.

Nonostante i suoi limitati movimenti indossa ancora un percettibile fascino dovuto ai capelli bianchi; alle sue rughe.

E’ lì, come un vecchio relitto spiaggiato, arrugginito; mosso di tanto in tanto dalle onde del mare che nella navigazione l’hanno sospinto per infinite miglia. Ora lo tormentano, lo consumano. Senza tregua.

La sedia su cui poggia stanco è essenziale. Riverniciata.

L’uomo ha scelto di vivere nella semplicità privandosi di molte comodità.

La privazione di oggetti superflui gli occidentali la percepiscono come povertà.

Per lui, che decise di rimanere a Cuba anche dopo la dipartita degli americani, la ricchezza è sempre giaciuta negli occhi neri della sua compagna; un tesoro luccicante che traspariva nel suo sorriso, nelle sue graziate movenze.

Ora è molto magro. La camicia azzurra di lino che qualche anno fa indossava orgogliosamente veste abbondante. Anche i pantaloni sono tenuti stretti in vita da una cintura a cui sono stati aggiunti dei fori.

La malattia lo sta consumando lentamente.

Il suo sguardo è puntato al grande lenzuolo bianco che sta stendendo sua figlia. Di lei si intravedono solo i polpacci color miele che spuntano nella parte inferiore della biancheria. Compaiono le mani dalle dita affusolate, di tanto in tanto, impegnate ad appendere altri indumenti.

La ragazza in braccio tiene un bambino di pochi mesi. Anche lui, come il nonno, non è consapevole  di cosa stia succedendo. Si lascia cullare dai movimenti della madre ed esplora la propria piccola bocca con la manina destra.

La scatola dei ricordi del bambino è quasi vuota ma, giorno dopo giorno, una nuova esperienza ne occupa un angolino. Anche quella del nonno è quasi completamente vuota; con un procedimento inverso però. Tutto è andato perso, un pezzettino alla volta, come se un’inafferrabile mano col passare del tempo raccogliesse ogni parte del contenuto e lo gettasse via. Nel vuoto.

Non potrà mai raccontare al bambino, come fece con sua figlia, di quando Cuba era un’isola ricca. Luminosa. L’Havana è sempre stata luminosa ad onor del vero, ma nel periodo in cui gli americani la facevano da padrone lo era artificialmente. Era un periodo di trasgressione, rum, belle e facili donne; macchine lussuose dalla carrozzeria scintillante ed abiti in lino bianchi. Lo spagnolo e lo slang si mischiavano tra le nuvole di fumo dei sigari cubani e si facevano bere nei bicchieri di cristallo a bordo dei tavoli verdi.

Ai margini di questa società, presso una fabbrica di lavorazione di zucchero di canna, conobbe la persona più importante della sua vita. La sua compagna per sempre.

Nelle due foto bicolore un pò sgualcite e segnate dal tempo esposte nella sua camera da letto è ritratta giovanissima mentre sorride. Una è stata scattata in una zona del porto dove ancora oggi i ragazzi si divertono ad ammirare l’Oceano mentre spruzza le sue onde fino alla strada. Come se il grande blu volesse porgere la mano alle nostre colate di cemento cui andiamo così orgogliosi.

Ma i ricordi più belli, se potesse ancora raccontarli, sono ambientati nelle spiagge sabbiose, tramonti dal cielo ambrato e dalle grandi palme curve. Le passeggiate mano nella mano sul bagnasciuga ed i piedi bagnati dalla schiuma delle onde.

I baci segreti, le parole di amore e rivoluzione che si scambiarono i due innamorati sono destinati a rimanere tali. Nell’oblio della scomparsa di lei e la malattia di lui.

Per le vie dell’Havana, mentre il vento soffiava promesse post rivoluzionarie e prima che l’entusiasmo ideologico venisse razionato come il cibo, i due ragazzi vivevano sereni. Tutto ciò cui serviva loro per essere felici era stare assieme. Il suo lavoro era una carezza sul viso di lei, il compenso un sorriso.

Il loro amore si autoalimentava e non necessitava di un frigorifero o di una macchina nuova.

Il frivolo jazz lasciava il palcoscenico alle musiche inneggianti Il Comandante e le imprese dei suoi fedeli combattenti ma nella capitale cubana si respirava arte e poesia  in ogni angolo, un paradiso in provetta dove le vite effimere dei turisti ben presto avrebbero minato la moralità dei locali. Il consumismo, che aveva lasciato macerie culturali dietro a sé, si insinuava nuovamente sotto forme più subdole e redditizie per i leader. Ovviamente.

Prima di esaurire tutto il suo senso critico, disilluso, l’anziano signore sosteneva che le grandi ideologie sono solo delle accozzaglie di sentimenti che gonfiano le tasche di alcuni.

Adesso rimaneva seduto; fermo a scrutare chissà cosa.

Circondato da qualche gallina, la vecchia bicicletta senza copertoni ed una cassa di bottiglie vuote tappate con del sughero.

Il poco superfluo che per qualche tempo ancora l’avrebbe accompagnato verso l’essenziale sorriso della sua amata.

L’unico irrinunciabile tesoro terreno.

 

1992: La mia prima esperienza in un Paese lontano. In tutto. Un indelebile momento di vita vissuto con compagni di viaggio eccezionali con i quali condivido episodi irripetibili. A loro dedico questo post.

 

Copertina Luglio 2017

Puntata Zero. Grecia, Rodi. Kamari Beach e sud dell’isola. (Prima Parte)

Prima Parte

Prima Parte

Mezzo utilizzato da Daniele: Toyota Yaris da 68 cv.

Tempo di percorrenza da Faliraki a Pefkos: 45′

1.0 68 cv

1.0 68 cv

Playlist:

Un sabato sera diverso!

Ci siamo avventurati infatti al sud dell’isola per cenare al Lindos Bay in località Pefkos, appunto a pochi chilometri dalla splendida Lindos dove avremmo anche pernottato, dato che eravamo stati ospitati in questo deliziosa struttura. Entusiasta di rivedere luoghi in cui ho lavorato nel 2007 e all’idea di poter dormire in una struttura di prestigio, o sicuramente meglio di quelle in cui dormo abitualmente,  mi metto in marcia per raggiungere l’hotel.

Ad attendermi una volta raggiunta la struttura trovo Renato al quale cerco di spiegare che il mio ritardo è dovuto al fatto che ho dovuto schivare capre qua e là. (“Capra, capra, capra!” citazione di Sgarbi)

Abbiamo quindi cenato ed il mio giudizio è risultato positivo: ambiente silenzioso e buon buffet, grazie anche alla presenza di un ampio show cooking dove pasta e carne vengono grigliate al momento. Ho addirittura mangiato l’anguria dato che non ho dovuto fare a botte con i russi per strapparci di mano le fette a vicenda. (noti produttori di patate in casa e consumatori di anguria fuori)

Ma perché andare a dormire subito quando a pochi chilometri c’è il Mojito Bar? Locale sulla spiaggia di Kiotari in stile caraibico, molto frequentato e caotico di giorno, quanto riservato e silenzioso la sera.

Mojito Bar, Kiotari

Mojito Bar, Kiotari

Mojito preparato con (quasi) la giusta tecnica prevista dalla ricetta originale nata a La Bodeguita del Medio all’Havana, di ottimo aspetto visivo e sempre gradevole.

Il clima che si presenta la sera è molto romantico; il locale giusto per fare bella figura con una ragazza.

Dopo i miei Mojito mentre la mia mente ancora immagina di condividere questi posti con qualche amichetta, mi giunge la drammatica notizia: non dormirò al Lindos Bay, bensì al Kamari Beach (3 stelle). Noooo!

Ma dov’è il Kamari Beach? Dalle parti di Lardos dove almeno il mare è decisamente 5 stelle.

Piscina del Kamari Beach

Piscina del Kamari Beach

E l’hotel? Camera standard (bastardo Renato, potevi almeno darmi la superior che ho scoperto essere completamente rinnovata e bene anche!) in perfetto stile sud: sedia in legno che per spostarla devi sostenere un esame medico che attesti la tua idoneità cardiaca, armadio in compensato che pure mia nonna di Lecce ha gettato dal balcone il capodanno del 1985, letto matrimoniale composto da due letti singoli diversi ma uniti in qualche modo con voragine centrale. In compenso la camera è molto spaziosa ed i bagni completamente rinnovati con gran gusto. (Ma fare il contrario no piuttosto?)

Camera standard al Kamari Beach

Camera standard al Kamari Beach

...bellissimi i bagni

…bellissimi i bagni

Come anticipato anche la posizione di fronte la selvaggia baia di Lardos è un fattore positivo. Forte presenza di clientela est europea (magari la puntata 1 la faremo a Mosca così troveremo i greci) che però non mi ha preso in considerazione costringendomi così a finire la mia lunga nottata nella mia camera: la 43. (Daniele)

Spiaggia a Lardos

Spiaggia a Lardos