Archivio tag | Grecia

Lettera aperta al Presidente del Consiglio

Al Presidente del
Consiglio dei Ministri
Prof. Giuseppe Conte

E, p.c. Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali
On. Nunzia Catalfo

p.c. Al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
On. Dario Franceschini

 

Gentile Presidente,

 

nella memoria di molti italiani rimangono impresse le Sue rassicurazioni risalenti a fine Marzo.

Nessuno resterà indietro” e “400 miliardi per la ripresa, una potenza di fuoco per rialzare la testa” sono diventate le frasi iconiche del periodo mondiale più nefasto dal dopoguerra ad oggi.

Il Decreto Cura Italia sembrava  tenere conto dei lavoratori stagionali, segnale incoraggiante anche per l’assistente turistico che non è mai stato ufficialmente riconosciuto, anzi spesso confuso con l’animatore turistico.

Per qualche giorno mi sono illuso che almeno stavolta la drammatica situazione fosse sostenuta dallo Stato.

In realtà non è così. Inseguendo il suonatore del flauto, milioni di topolini tra cui il sottoscritto, si sono dimenticati che per anni hanno avuto un trattamento iniquo rispetto ai colleghi europei tedeschi e francesi cui vengono riconosciute le corrette condizioni contrattuali incluse le ferie retribuite, malattia, tredicesime, cassa integrazione, disoccupazione e via dicendo.

Già, perché noi italiani pur di partire e lavorare ci accontentiamo di contratti a tempo determinato stipulati da agenzie intermediarie con sedi svizzere o extra comunitarie.

Ecco servito quindi il pretesto per eliminare la coda di persone con la mano tesa a richiedere un necessario e provvisorio sostegno economico: la non conformità contrattuale.

Un deciso colpo di spugna che cancella la speranza  di persone impiegate nei periodi estivi da aprile ad ottobre e spesso inoperose nella stagione invernale loro malgrado; che agevolano i flussi aeroportuali e navali dei connazionali in Italia ed all’estero; che coordinano i trasferimenti verso le strutture ricettive; che sono intermediari in loco tra cliente, struttura ospitante, agenzia di viaggio e tour operator; primi soccorritori e punto di riferimento di ospedali, cliniche, assicurazioni e Consolati a seguito di clienti ricoverati; addetti  alla vendita e noleggio e promulgatori di attività inerenti la scoperta del territorio.

Tutto questo non è forse riconducibile ad uno status da lavoratore stagionale?

Trovo comprensibile che le persone comuni possano ignorare o sottovalutare il compito dell’ assistente turistico, inaccettabile che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e soprattutto il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo non siano a conoscenza delle reali dinamiche nel comparto turistico ulteriormente martoriato da scelte politiche a dir poco infelici.

 

Distinti saluti

 

…e adesso i lamentosi che diranno?

Quella mattina mi trovavo ad Amman ed il pullman con tutti i turisti a bordo era pronto per partire verso il Mar Morto. Erano settimane natalizie, quando le presenze chiaramente aumentano. In quel periodo dell’anno e specie in quell’area della Giordania, è facile imbattersi nel brutto tempo. Le giornate possono presentarsi fortemente piovose o addirittura innevate. Questo può disattendere le aspettative dei clienti e creare un po’ di scontento e malumore tra di essi.

Personalmente lavorare in quel Paese mi accresceva culturalmente giorno dopo giorno e non nascondo che quell’esperienza ha abbattuto molti miei pregiudizi. Mi sentivo sereno e cercavo di trasmetterlo ai clienti che, avendo scelto una destinazione così particolare dove passare le loro ferie, reputavo non dico migliori di altri, ma forse più sensibili e predisposti ad affrontare un viaggio introspettivo.

Quel giorno si respirava aria pesante causa le solite lamentele riguardanti il cibo o chissà cos’altro, fatto sta che era cominciato con un sole splendente e nessuna nuvola a contornarlo. Significava che al Mar Morto avrebbero avuto la possibilità di fare il bagno e di godere di una temperatura mite.

Insomma, una fortuna non da poco vista la stagione.

Salì le scale del pullman, presi in mano il microfono e salutai tutti quanti.

Recitai sorridente un brevissimo proverbio scritto dai nativi americani che invitava le persone ad apprezzare i regali che ci concede madre natura. Chiaramente mi riferivo al fatto che potevamo affrontare la giornata accompagnati dal sole dopo giorni di freddo e pioggia, fattore a mio avviso più importante del caffè allungato o del materasso scomodo.

La reazione non fu quella prevista. Tra i mugugni dei turisti, un ragazzo delle prime file mi derise: “Ecco bravo, se arbitro fischia è rigore” Evidentemente avevano considerato il mio intervento banale ed infantile. In fin dei conti ero pagato per risolvere concretamente i loro problemi, non per filosofeggiare.

Scrivo queste righe mentre il mondo affronta il Covid-19 che ha momentaneamente devastato ogni nostra sicurezza. Ecco il punto: può l’uomo fidarsi delle proprie aspettative? Cosa ci garantisce il futuro?

Non serviva calassero improvvisamente le tenebre della pandemia per renderci conto di come le nostre fortune possano improvvisamente vanificarsi. I vacanzieri perennemente scontenti e lamentosi dovrebbero vivere il presente anziché rincorrere i loro sogni. Il paradosso è che spesso chi si lamenta di più è quello che subisce di meno.

Dubito che queste persone abbiano appreso la lezione e poco m’importa.

Il mio pensiero è invece rivolto a tutti gli anziani che ho incontrato in questi anni e che spero siano riusciti a superare questo disagio. Impressi nella memoria rimangono i momenti in cui varcano le porte dell’aeroporto. Tra loro chi con passo lento e bisognoso di sostegno, i super arzilli persi nei parcheggi; quelli sguardi pieni di gioia in attesa di raggiungere le destinazioni tanto desiderate. L’entusiasmo di poter vivere ancora una volta il mare. Semplicemente di poter giocare a carte o fare qualche ballo di gruppo in compagnia. Certo, anche tra gli anziani non mancano i lamentosi, però la maggior parte di loro è consapevole che è più il tempo che hanno trascorso di quello che rimane. Poterlo impegnare in autonomia, con la propria testa, con le proprie gambe, è un grandissimo dono che la vita regala.

Possibile che ci si debba rendere conto delle cose belle solo quando vengono meno?

Tra mesi, forse anni, chi leggerà quello che ho scritto sorriderà sarcasticamente ad una situazione che ora fa tremare il mondo. Nel turismo sarà cambiato poco e niente e tutti gli allarmi del distanziamento sociale o delle mascherine saranno caduti nel vuoto, dopo la scoperta di qualche pasticca curante o vaccino antivirus. Tra i sopravvissuti  all’epidemia ed al disastro economico-sociale, si ripresenteranno ai blocchi di partenza i lamentosi.

Se mi troveranno sorridente ad accoglierli in qualche aeroporto non è dato a saperlo. Nel caso, salirò sul pullman e racconterò ancora una volta un proverbio dei nativi americani. Qualcuno non gradirà. Pazienza.

Mi rivolgerò ai miei cari anziani che non ci sono più e di cui molti, lo so per certo, hanno fatto l’ultimo viaggio a bordo del convoglio di camion militari che ha attraversato la loro città buia e deserta.

Poi, ad aspettarci, ci sarà sempre il sole, la spiaggia ed il mare.

 

Cos’è la vita? È il lampo di una lucciola nella notte. È il respiro di un bufalo d’inverno. È la piccola ombra che attraversa l’erba e si perde nel tramonto
(Proverbio dei Piedi Neri)

Buon viaggio Noah

Benvenuto Noah.

Sei nato da poche ore, fuori fa freddo ed il tuo viaggio comincia ora. Riposi al caldo, sotto una soffice copertina che scosti ad ogni tuo movimento. Sei beato e sorvegliato dai tuoi genitori. Ti osservano curiosi come fossi arrivato da un pianeta lontano. Ti accudiscono, si prendono cura di te, amorevolmente. Nella piccola parte di mondo dove sei stato concepito tante luci diffuse ad intermittenza ci ricordano che questo è un periodo speciale. Col tempo ti insegneranno a dare un significato religioso al Natale e per te, passeggero del terzo millennio, sarà complicato comprendere. Che tu poi ci creda o meno, al tuo fianco ci sarà sempre un angelo custode che ti proteggerà dai pericoli che inevitabilmente si presenteranno sulla tua strada. Che tu ci creda o no, le stelle di te parlano chiaro: sarai un’artista con la valigia in mano.

Se così fosse, un giorno sentirai l’esigenza di staccarti da tutto ciò che proprio ora ti avvolge di calore e di amore. Ti allontanerai ed intraprenderai sentieri verso luoghi lontani ed inesplorati. Sempre che di inesplorato tra qualche decennio rimanga ancora qualcosa…

Avrai la fortuna di cavalcare l’avanzata tecnologia che ti permetterà di avvicinarti al sapere con facilità. Ti muoverai velocemente e le distanze saranno sempre più brevi. Potrai scegliere. Sono sicuro che anche allora il mondo non sarà un luogo confortevole per tutti ed allora ricordati che far parte della fazione privilegiata non significa essere superiori. Se esisteranno ancora piccoli paesi e vecchie locande dove qualche anziano passerà il tempo a raccontare storie lontane, entraci. Siedi vicino a loro. Osservali, ascolta ciò che ti diranno. Poi esci, prendi la tua valigia e riprendi il cammino. Impara le lingue per essere facilitato a capire anche i meno fortunati. Lasciali parlare e mentre lo fanno guarda i loro occhi che sono la finestra dell’anima, dicono. Soffermati sulle rughe che si formano sul loro viso mentre ti racconteranno le loro vite. Abbi rispetto e meritati il rispetto delle persone. Stringi la mano deciso ed abbraccia chi credi sia sincero.

Sarai libero di scegliere. Sarai libero di sbagliare. Sarai libero di essere.

Potrai farlo perché vicini o dall’altra parte del mondo i tuoi cari saranno presenti ed avranno sempre un buon consiglio da darti. Quando sbaglierai, perché di sbagli ne farai e quanti ne farai, rovista un po’ le tasche e troverai sempre un bigliettino con sopra scritta una scappatoia. Passo dopo passo finché arriverà il giorno in cui troverai un foglio bianco ed allora dovrai cavartela da solo. Lo so, magari avere le tasche piene di cartaccia potrà dare un po’ fastidio, specie da ragazzino, ma conservali perché prima o poi, quei consigli, ti torneranno utili.

Non credere che innalzando e circondandoti da un muro sarai al sicuro. Soprattutto non credere a chi ti vorrà convincere di questo. Stai lontano da chi ti promette tutto e subito e non cadere nella trappola dello sfavillante cortile dorato. La realtà è là fuori.

Adesso che ci penso però, neanche nato e già sei investito di filosofie e paroloni; tu che ti sei presentato al mondo con un pianto del quale non conosci manco il significato. Che ancora non riconosci il tuo nome o quelle facce intorno che ti fanno versi strani.

Poi sorridi.

Poi sbadigli e non sai ancora cosa stai facendo.

Ma è proprio così che il viaggio comincia…

Buon viaggio Noah.

Questo ero, questo sono

Chissà chi si è accorto che a dicembre non ho postato nulla.
Qualcuno avrà pensato che controviaggio e chi lo scrive si saranno esauriti, qualcun altro forse avrà sentito la mancanza di una nuova storia; la maggior parte non si sarà accorta di niente. Intanto io mi sono preso un mese di pausa totale perché avevo bisogno di staccare la spina alla parte creativa del cervello. Forse l’unica mia funzionante tra l’altro. Mentre premeditavo quello che avete appena letto, mi è venuto in mente quando da ragazzino conducevo un programma radiofonico di mia creazione. La radio era locale e non proprio seguitissima, ma a vent’anni l’idea di avere a disposizione un mezzo di comunicazione potenzialmente così efficace era sicuramente esaltante. L’idea di lavorare in radio mi attirava tantissimo, fino al punto da spingermi incoscientemente a bussare letteralmente alle porte delle emittenti e chiedere un posto come speaker radiofonico. Radio Popolare nella piccola Gorizia, non quella famosa ed impegnata di Milano per intenderci, mi aprì la porta e mi insegnò ad usare microfoni, mixer, piatti e via dicendo. Il mio primo programma era serale, naturalmente non remunerato; non ricordo che argomenti trattasse ma trasmetteva musica di cantautori per lo più italiani; non erano così commerciali come lo sono diventati negli anni a seguire. Si chiamava Slight Night, Notte leggera. All’epoca mi piaceva il suono delle parole con cui avevo titolato il mio spazio radiofonico, sinceramente non ne conoscevo il significato.
Fatto sta che praticamente ogni notte le mie frequenze giungevano sotto onde fm presso gli apparecchi di qualche ascoltatore. Non c’erano social da utilizzare per valutare lo share e l’unico modo per avere un riscontro immediato era il telefono fisso della radio. Quello nel mio studio non squillava mai. Nessuna interazione, nessuna richiesta, il nulla. Tant’è che ben presto cominciai a pensare che la sola utilità di quel programma era che io potessi registrare sulle cassette (allora quelle c’erano) tutte le canzoni e dischi presenti in archivio. Un universo musicale che non conoscevo minimamente.Tutto questo preambolo per evidenziare una similitudine con controviaggio, ossia ciò che avvenne una di quelle notti in cui, completamente preso dallo sconforto, premetti il pulsante on del microfono e dissi in diretta che Slight Night era un programma inutile, non ascoltato da nessuno e che quella sarebbe stata la mia ultima trasmissione. Dopo qualche secondo, per la prima volta, il vecchio telefono azzurro della radio squillò facendo lampeggiare uno dei suoi grandi tasti. Non ci potevo credere. Aveva chiamato una signora, dal tono vocale presumo anziana, che mi pregò molto gentilmente di continuare a mettere su canzoni ed argomentare. Disse che ero di buona compagnia e mi spronò a proseguire.
Certo non è come affacciarsi ad un balcone ed avere i fans che ti acclamano e si strappano i capelli per te, ma essere in qualche modo utile anche ad una o poche persone è qualcosa di gratificante.
Ecco, io non so chi legge e perché quello che scrivo, ma che sia una persona o diecimila poco importa. Controviaggio non è un blog come ce ne sono a migliaia gestiti da influencer che si raccontano attraverso i loro spostamenti seguendo il cliché guida turistica. Dal mio punto di vista nei posti dove andate, se ci andate, potete fare quello che più vi pare e come meglio vi pare. A voi il gusto della scoperta. Fare da cicerone non mi interessa perché lo faccio già di lavoro controviaggio è un impegnativo passatempo, ma non il mio lavoro.
Non sono una persona particolarmente social e preferisco la qualità alla quantità. Il buon vino sta nella botte piccola.
Ciò detto vado avanti e vediamo quali corde riuscirò a toccare il prossimo anno solare che, almeno dal punto di vista logistico, promette abbastanza bene.

Andiamo avanti e vediamo cosa succede…

“Non abbassare mai i tuoi standard per compiacere gli altri.”
(Vince Lombardi)

Editoriale: Dog shit park. The end.

 

scroll down for the english version

 

Dopo il tentativo di riportare agli onori della cronaca il Parco di Rodini a Rodi, in Grecia, di cui ho ampiamente scritto nei post precedenti, ritorno a narrare i miei racconti di fantasia ambientati in luoghi da me visitati. Della serie ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti non sono puramente casuali.

Ciò premesso spendo ancora qualche parola, le ultime a tal proposito, riguardanti il Parco di Rodini ed il crowdfunding messo in piedi sulla piattaforma Indiegogo.

Naturalmente gli 89.000 usd per attuare il progetto che prevedeva il coinvolgimento di Università e la costituzione di una fondazione pro-parco sono state più una provocazione che altro. Ho cercato di smuovere un po’ l’immobilismo che contraddistingue i politici isolani, piena espressione della realtà locale, che preferiscono crogiolarsi tra il nulla anziché progettare un futuro meno primitivo rispetto allo stato attuale delle cose. Non solo il parco è abbandonato a se stesso: la manutenzione delle strade, gli spazi dedicati a famiglie e sportivi, la conservazione dei beni culturali, l’investimento su un turismo più ricco dal punto di vista culturale ed anche economico sono fattori completamente trascurati.

A Rodi se sei koumbaro (compare) hai licenza di fare ciò che ti pare: puoi guidare il tuo furgoncino vetusto e puzzolente senza cinture con sigaretta e bicchierone di caffé, in moto circolare in due, tre, quattro, senza casco chiaramente, puoi gettare mozziconi accesi o immondizia a terra, lasciare il materasso che avanza vicino alla raccolta rifiuti ovviamente non differenziata ma a disposizione delle capre che brucano la plastica, grigliare in spiaggia piuttosto che parcheggiare sui marciapiedi. Investire i turisti che attraversano le strisce pedonali ed ammazzarli o schiantarsi da ubriachi come mosche sui paracarri delle strade è un altro passatempo molto praticato. Questa, dispiace dirlo koumbari, è realtà.

Poi ci sono gli indesiderati che vedono un futuro più degno per questo idealmente meraviglioso luogo. La speranza di questi individui, come il sottoscritto, è sperare in un’invasione e conseguente conquista di Rodi da parte della Svizzera che però, sfortunatamente, è un Paese neutro. Anche austriaci e norvegesi purtroppo non sono inclini alla conquiste di nuove terre. Peccato perché quest’isola ha avuto la massima resa nei periodi in cui è stata dominata da altri popoli. Il periodo della Magna Grecia lo considero troppo distante culturalmente da quello odierno per fare una qualsiasi associazione con i greci moderni.

Così quindi si chiude il capitolo del Rodini Park che ho avuto modo di studiare e di apprezzare prima del suo imminente sfacelo finale e della bella esperienza vissuta con il crowdfunding, supportato da Federico Postiglione e Fabio Cartolano che ringrazio per aver messo a disposizione mia e della comunità il loro prezioso tempo e professionalità e, nel caso di Fabio, la faccia, per sostenere questa iniziativa che meglio sarebbe stato se fosse partita dai locals che invece si sono ben guardati da fornire qualsiasi tipo di supporto.

D’altronde la cifra richiesta per partire con il progetto è l’equivalente di circa 68.461 souvlaki, cioè la possibilità di sfamare in media 22.820 persone durante un week end nelle sagre. Numeri monster che sicuramente avranno impressionato la popolazione locale, timorosa di perdere l’unica risorsa funzionante: gli spiedini.

Un cittadino ed un cafone difficilmente possono capirsi. (Ignazio Silone)

 

 

After trying to bring back to the headlines the Rodini Park in Rhodes, Greece, which I have written extensively in previous posts, I return to tell my stories of fantasy set in places I visited. In the series any reference to people or events that have actually happened are not purely coincidental.
That said, I still spend a few words, the latest in this regard, concerning the Rodini Park and crowdfunding set up on the Indiegogo platform.
Of course, the 89,000 usd to implement the project that involved the involvement of universities and the establishment of a pro-park foundation were more a provocation than anything else. I tried to move a bit ‘the immobility that distinguishes the islanders politicians, full expression of the local reality, who prefer to bask in nothingness instead of planning a less primitive future than the current state of things. Not only is the park abandoned to itself: the maintenance of the streets, the areas dedicated to families and sportsmen, the conservation of cultural heritage, the investment in richer tourism from a cultural and economic point of view are completely neglected factors.
In Rhodes if you are koumbaro (appears) you have permission to do what you want: you can drive your old and smelly van without belts with cigarette and big glass of coffee, drive the motorbike in two, three, four, without a helmet clearly, you can throw butts lit or rubbish on the ground, leave the mattress that advances in the waste obviously not differentiated but available to the goats that burn the plastic, grilling on the beach rather than parking on the sidewalks. Investing the tourists who cross the pedestrian crossing and killing them or crashing on the street posts is another very popular pastime. This, sorry to say koumbari, is reality.
Then there are the unwanted ones who see a more worthy future for this ideally wonderful place. The hope of these individuals, like myself, is to hope for an invasion and consequent conquest of Rhodes by Switzerland, which, unfortunately, is a neutral country. Even Swedes and Norwegians are not inclined to conquer new lands. Too bad because this island has had the maximum yield in the periods when it was dominated by other peoples. I consider the period of Magna Graecia too distant culturally from today’s to make any association with modern Greeks.
So then closes the chapter of Rodini Park that I had the opportunity to study and appreciate before its imminent final breakdown and the beautiful experience with crowdfunding, supported by Federico Postiglione and Fabio Cartolano that I thank for making available to me and the community their precious time and professionalism and, in the case of Fabio, the face, to support this initiative that would have been better if it had started from the locals who instead are well looked after to provide any type of support.
Moreover, the amount requested for starting the project is the equivalent of about 68,461 souvlaki, that is, the ability to feed an average of 22,820 people during a weekend in the festivals. Monster numbers that surely will have impressed the local population, afraid of losing the only working resource: the skewers.

 

A citizen and a boor can hardly understand each other. (Ignazio Silone)

 

Pre-Launch #saverodinipark

 

Perhaps a small gesture on the part of someone had to leave to give a signal to the institutions that remain motionless in front of what is disappearing before our eyes. In the specific case we speak of the Park of Rodini, a treasure now hidden a few hundred meters from the city of Rhodes recognized UNESCO World Heritage. Hectares of green that for centuries have hosted thousands of people who have enjoyed the fantastic microclimate, the natural beauties and the historical testimonies of development and civilization and that do not seem to interest anyone anymore. Starting from local authorities, unable to attract attention and recover funds despite the new possibilities offered by technology. Completely absent local guides, pledged to mourn the degradation of works of public interest and the downsizing of tourists interested in the service. It is not the only economy that drives the welfare of a country but also the heart. Love for their territory.

Rodini Park is the symbol of a broken community; there are no unity of purpose and the consequences are disastrous. Less revenue, low-level tourism, rundown roads, sports facilities and families almost completely absent. Expect the sunrise, expect sunsets.
In my imagination I imagine what could be today Rodini Park and how many benefits could bring to the community. A paid entrance for tourists and free for the locals, the organization of guided tours, the reopening of the bar-restaurant, the restoration of the children’s playground, the use of some large spaces for weddings and Jazz music concerts or classic, the restoration of the navigability of the river for small rowing boats, the opening of a ticket office and a souvenir shop, a path for jogging. Repopulation of wildlife, some silent spaces dedicated to reading or other introspective disciplines. How many more jobs could there be?

Now the park is a paradise for dogs that roam freely between the Roman aqueduct, the Ptolemaic monument, the medieval amphitheater and all the other works of art that could be contemplated.

More than fund-raising, it takes a lot of money to get the mechanism back on track, this on Indiegogo.com is an awareness campaign aimed at those who have the opportunity to make big investments. My hope would be to get to the ears of some global economy colossus able to make a long-term acquisition offer with adjoining and implementation. It would gain a lot in both image and money.

Must then expose an Italian and hope for the advent of some American or Chinese magnate to review a park that already in the era of the Holy Roman Empire was used for the right purpose? Do you really want the first designed park in the world to remain the current Dog Shit Park?

If you reach the figure of 90.000 usd, quota established to open a foundation, a big slice would go to the team of university students in architecture who will present the project deemed most suitable and creative while the other to the team of economics students who will present a resource recovery project to finance the whole operation. Therefore the involvement of all the Universities wishing to participate in the project and not of freelancers is foreseen. The park is a good thing for the community and the community will make it reborn.

Why dollars and not euros? Because in Europe, especially in the Mediterranean, it is not conceived the fact that there is someone who can act not for personal interests but for those of the community. The Anglo-Saxon mentality is much more careful and reactive in this sense.

But there’s no more time to get angry: calm down and #saverodinipark

 

Forse un piccolo gesto da parte di qualcuno doveva pur partire per dare un segnale alle istituzioni che rimangono immobili davanti a ciò che sta scomparendo sotto i nostri occhi. Nel caso specifico parliamo del Parco di Rodini, un tesoro ormai nascosto a poche centinaia di metri dalla città di Rodi riconosciuta patrimonio mondiale dell’Unesco. Ettari di verde che per secoli hanno ospitato migliaia di persone che ne hanno goduto il fantastico microclima, le bellezze naturali e le testimonianze storiche di sviluppo e civilizzazione e che non sembrano interessare più nessuno. A cominciare dagli Enti locali, incapaci di attirare attenzione e recuperare fondi nonostante le nuove possibilità offerte dalla tecnologia. Completamente assenti le guide locali, impegnate a piangere l’avanzamento di degrado delle opere di pubblico interesse  ed il ridimensionamento di turisti interessati al servizio. Non è la sola economia a trainare il benessere di un Paese ma anche il cuore. L’amore per il proprio territorio.

Il Parco di Rodini è il simbolo di una comunità disgregata; non ci sono unità di intenti e le conseguenze sono nefaste. Meno introiti, turismo di basso livello, strade fatiscenti, strutture per sportivi e famiglie quasi completamente assenti. Si attende il sorgere del sole, si aspetta che tramonti.

Nella mia fantasia immagino ciò che potrebbe essere ad oggi il Parco di Rodini e quanti benefici potrebbe portare alla comunità. Un ingresso a pagamento per i turisti e gratuito per i locali, l’organizzazione di visite guidate, la riapertura del bar-ristorante, il restauro del parco giochi per bambini, l’utilizzo di alcuni ampi spazi per matrimoni e concerti di musica Jazz o classica, il ripristino della navigabilità del fiume per piccole imbarcazioni a remi, l’apertura di una biglietteria ed un souvenir shop, un percorso per praticare jogging. Il ripopolamento faunistico, alcuni spazi silenzio dedicati alla lettura o altre discipline introspettive. Quanti posti di lavoro in più potrebbero esserci?

Adesso il parco è il paradiso dei cani che scorrazzano liberamente tra l’acquedotto romano, il monumento tolemaico, l’anfiteatro medievale e tutte le altre opere d’arte che si potrebbero invece contemplare.

Più che la raccolta di fondi, ce ne vogliono tantissimi per rimettere in moto il meccanismo, questa su Indiegogo.com è una campagna di sensibilizzazione rivolta a chi ha la possibilità di fare grossi investimenti. La mia speranza sarebbe quella di arrivare alle orecchie di qualche colosso mondiale capace di fare un’offerta di acquisizione a lungo termine con annessa riqualifica ed implementazione. Ci guadagnerebbe molto sia in immagine che in denaro.

Deve quindi esporsi un italiano e sperare nell’avvento di qualche magnate americano o cinese per rivedere un parco che già nell’epoca del Sacro Romano Impero veniva utilizzato per il giusto scopo? Si vuole davvero che il primo parco progettato al mondo rimanga l’attuale Dog Shit Park?

In caso si raggiungesse la cifra di 90.000 usd, quota stabilita per aprire una fondazione, una grossa fetta andrebbe al team di studenti universitari in architettura che presenteranno il progetto ritenuto più adatto e creativo mentre l’altra al team di studenti di economia che presenteranno un progetto di recupero risorse per finanziare l’intera operazione. Quindi è previsto il coinvolgimento di tutte le Università che vorranno partecipare al progetto e non di liberi professionisti. Il parco è un bene della comunità e sarà la comunità a farlo rinascere.

Perché dollari e non euro? Perché in Europa, specie nel mediterraneo, non è concepito il fatto che esista qualcuno che possa agire non per interessi personali ma per quelli della comunità. La mentalità anglosassone è molto più attenta e reattiva in tal senso.

Ma non c’è più tempo per arrabbiarsi: calm down e #saverodinipark