Archivio tag | fotografia

Firenze. L’Onorevole

Le luci dell’alba non avevano ancora fatto capolino su Roma quando da un portone di un vecchio e signorile palazzo emerse una scura figura che si diresse verso la macchina di grossa cilindrata in sua attesa da decine di minuti. L’autista accese i fari e scese frettolosamente dalla vettura. Si prodigò nell’aprire aprire la portiera posteriore non prima di salutare educatamente l’Onorevole. Lasciò il tempo di fargli sfilare l’elegante soprabito prima di farlo accomodare sui sedili posteriori. Accompagnò quindi la porta del passeggero e con celerità riprese il posto di guida.

“Facciamo in tempo a procurarci dei giornali?” furono le prime parole del politico

“Certo Signore. Lungo la strada possiamo fermarci in qualche edicola o autogrill” la risposta dell’attento autista

“Ma no dai. Non perdiamo tempo. Mi accontenterò di dare un occhio al tablet per oggi. Noi nostalgici non accetteremo mai del tutto il sopravvento della tecnologia, ma dobbiamo adeguarci”

La macchina partì.

Per una mezzora abbondante i due non proferirono parola.

“Mi accenda la radio per favore” ordinò l’Onorevole.

L’autista eseguì.

Il radiogiornale stava trasmettendo le richieste della categoria degli albergatori, sull’orlo del precipizio a causa della pandemia.

“…se proprio non possono farci pervenire i ristori chiediamo almeno una diminuzione o, meglio ancora, cancellazione degli oneri fiscali cui saremo sottoposti a breve. L’intera filiera del turismo è in ginocchio e non possiamo…”

“Spenga, spenga. Grazie” chiese ancora il politico che guardò l’ora prima di inviare una chiamata al Segretario del Partito antagonista. Dopo alcuni squilli a vuoto, rispose.

I due cominciarono a dialogare mentre la macchina procedeva  verso la destinazione.

“Allora come andiamo? Disturbo?

No, sono in auto direzione Firenze.

Come? No niente pranzo oggi, ho sta rottura di palle che mi dura tutto il giorno.

Sì, sì incontri istituzionali per sta roba che è tutto chiuso. A proposito, hai sentito le richieste degli albergatori e compagnia bella? Che due palle questi… Sempre a piangere.

Il tuo partito ha già delle linee per la posizione da assumere nei loro confronti?

Ottimo. Presentiamo proposte simili poi facciamo passare quella che ci costa di meno in termine di voti.

I sondaggi che dicono? Siete avanti di tanto o vi stiamo prendendo?  (risate)

Calmiamo le acque fino alla caduta del Governo poi si vede dai.

Come? Il Ministro non è interessato a ste faccende, anzi è parecchio infastidito ti dirò.

Aveva chiesto quel Ministero per non avere rotture di palle, invece sfiga vuole… (risate)

Dai facciamo così allora. Pensate ad un DCPM al volo che ce li leviamo dal cazzo in un colpo solo albergatori, ristoratori e compagnia bella.

Domani sera dovrei esserci io in tv quindi preparati a ricevere insulti (risate)

Ciao caro, grazie a domani, se hai bisogno chiama pure”

Terminata la conversazione l’Onorevole diede uno sguardo al telefono per accertarsi di non avere messaggi in sospeso ed intimò all’autista di affrettare il passo.

Vennero accolti da una città deserta. Firenze era ferita, moribonda, eppure traspirava tutta la sua indescrivibile bellezza. Pareva il volto pallido e spigoloso di una ballerina accasciata al suolo intenta ad interpretare l’ultimo atto della morte del cigno.

L’autoblu oltrepassò vicoli e viuzze un tempo affollati da migliaia di persone.

Il silenzio non era più infranto dal vociare dei commercianti fiorentini di Ponte Vecchio o i colpi sferzati alle spesse fette di carne chianina provenienti dalle storiche locande ospitate in piccoli ed affascinanti anfratti medievali. Nessun calice di vino rosso alzato al cielo. Lo stesso cielo cui erano rivolte le imprecazioni, ruvidi suoni retaggio della tradizione dialettale toscana. L’abbondanza dell’inferno dantesco aveva lasciato spazio all’inferno dell’assenza.

L’incontro istituzionale con le Autorità avvenne come di consueto a Palazzo Vecchio.

Seguì un breve aperitivo in piedi dove l’Onorevole ebbe modo di incontrare alcune personalità del mondo della politica locale e rappresentanti di categoria, tra cui quella del turismo.

“Benvenuto a Firenze” si rivolse a lui ad un certo punto il Presidente degli Albergatori sbucato all’improvviso da un gruppetto formato da Carabinieri ultra graduati ed ecclesiastici di alto profilo.

“Grazie. Sempre un’emozione questa città…” rispose il politico reggendo il bicchiere della bevanda analcolica e sfoggiando un bel sorriso.

“Avrà sentito che ci stiamo muovendo per sensibilizzare il periodo critico che sta vivendo il settore…” incalzò il suo interlocutore.

“Sì guardi, ne parlavo proprio stamattina con un mio collega. Situazione drammatica. Un po’ per tutti a dire il vero.”

Continuò l’Onorevole assumendo un’espressione seria.

Poi puntualizzò “Certamente il vostro ramo è tra quelli più colpiti ed infatti sono allo studio diverse proposte che a breve sicuramente soddisferanno tutte le vostre richieste. Starei qui volentieri ad illustrare i programmi ma gli Uffizi mi chiamano. Capirà che è importante mandare un messaggio anche per la riapertura dei musei. Comunque stia tranquillo, ci stiamo lavorando”

Non che ce ne fosse bisogno vista la completa assenza di visitatori ma per l’occasione l’ingresso alle Galleria rimase esclusività degli invitati.

L’ospite apprezzò a modo suo il gentile pensiero da parte del Sindaco

“Guardi avevo un ricordo degli Uffizi di quand’ero ragazzino. Mi ci avevano portato i miei zii che erano fissati con l’arte. La fila chilometrica, la gente accalcata. Riuscivo a scorgere a malapena i quadri appesi. Non le nascondo: un incubo. Non ho mai compreso il perché di tanta fatica per vedere qualche secondo un quadro. Sarà per quello che poi ho scelto un indirizzo economico all’Università… Aspetti ho un flash…  La testa con i serpenti, di chi è che non mi sovviene?”

Il sindaco partecipava divertito “Beh certo una visita privata è un privilegio per ammirare al meglio tutte le opere. Testa di serpenti… Forse lei intende lo scudo con testa di medusa?”

“Ecco sì quello… Mi pare fosse Botticelli giusto?”

Nonostante l’istante di imbarazzo, i politici sono mestieranti che ricamano parole come i sarti modellano gli abiti su misura “Vedo che lei è molto preparato” intervenne prontamente il Primo Cittadino che proseguì “ Al Botticelli è dedicato ampio spazio in questo museo, tra i quali i più conosciuti Nascita di Venere e La Primavera. Certo è passato molto tempo dalla sua ultima visita mi sembra di capire, difficile ricordarsi che lo Scudo con Testa di Medusa è opera di Caravaggio. Attenzione però, lei non mi chieda nulla di economia…”

Le risate dei due echeggiarono tra i dipinti dei Maestri Piero della Francesca, Michelangelo Buonarroti, Tiziano Vecellio e le sculture del Bernini, Baccio Bandinelli e centinaia di altri artisti universalmente riconosciuti promotori della Bellezza.

Lo stuolo di celebrità visitò con apparente interesse la Galleria degli Uffizi soffermandosi principalmente sulle firme più note.

Qualcuno riuscì ad avvicinare le dita talmente vicino alle tele da far scattare l’allarme in diverse occasioni e provocando divertite reazioni dei presenti.

“Spero abbia gradito” chiese gentilmente il Sindaco

“Certamente” rispose l’Onorevole

“Per il pranzo e la partita del pomeriggio siete altrettanto ben organizzati? Con queste restrizioni l’inciampo diplomatico è sempre dietro l’angolo”

I due risero.

Poi raggiunsero le rispettive autoblu che li avrebbero portati a pranzo in una Villa sulle colline del Chianti.

La città era a loro completa disposizione, come una prostituta svestita di ogni dignità e decoro alla mercé di clienti occasionali.

 

 

 

 

(Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale e frutto della fantasia dell’autore)

 

Un “bazooka” da 750 miliardi in totale per le imprese: 200 miliardi di garanzie sui prestiti e 200 miliardi per l’export si sommano ai 350 già previsti, con l’arrivo di una copertura fino al 100% per prestiti fino a 800mila euro. Il rinvio delle scadenze fiscali per le aziende danneggiate dalla crisi.

Il rafforzamento del golden power, lo scudo per tutelare le aziende italiane da scalate ostili.
“Con il decreto appena approvato diamo liquidità immediata per 400 miliardi di euro alle nostre imprese, 200 per il mercato interno, altri 200 per potenziare il mercato dell’export. E’ una potenza di fuoco“. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo il Cdm.
“Abbiamo deliberato la sospensione di vari pagamenti fiscali e contributi e ritenute anche per i mesi di aprile e maggio”.
“Abbiamo adottato uno strumento molto efficace per tutelare tutte le imprese che svolgono una qualche attività di rilievo strategico. Attraverso il potenziamento del golden power potremo controllare operazioni societarie e scalate ostili non solo nei settori tradizionali, ma in quelli assicurativo, creditizio, finanziario, acqua, salute, sicurezza. E’ uno strumento che ci consentirà di intervenire nel caso ci siano acquisizioni di partecipazioni appena superiori al 10% all’interno dell’Ue”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo il Cdm.
“Lo Stato offrirà una garanzia perché i prestiti avvengano in modo celere, spedito. Potenzieremo il fondo centrale di garanzia per le pmi e aggiungiamo il finanziamento dello Stato attraverso Sace, che resta nel perimetro di Cassa depositi e prestiti, per le piccole e medie e grandi aziende”.
“Quando tutto sarà finito ci sarà una nuova primavera, presto raccoglieremo i frutti di questi sacrifici”.
“Sarebbe irresponsabile andare in giro e allentare la fiducia e la responsabilità” a Pasqua, afferma il premier. “Pasqua significa passaggio dalla schiavitù e anche riscatto: speriamo che possa portarci questa libertà. Io vivo questa festività con fede, come redenzione. Speriamo che in una versione più laica sia un passaggio verso un definitivo riscatto”.
“Stiamo lavorando per un intervento molto più corposo da realizzare già questo mese, con un approccio sistemico per tutte le categorie in sofferenza. Questa è un’emergenza non solo sanitaria, ma economia e sociale ad un tempo. Il dl aprile conterrà strumenti di protezione sociale, sostegno alle famiglie e ai lavoratori, soprattutto quelli più in difficoltà”, afferma il premier.
Mes no, Eurobond sicuramente sì. Il Mes è assolutamente inadeguato, gli Eurobond invece sono la soluzione, una risposta seria, efficace, adeguata all’emergenza. Su questo io e Gualtieri siamo pienamente d’accordo anche se qualche retroscenista a volte descrive posizioni differenziate”.
“Abbiamo pensato due possibili opzioni che permetteranno di fare gli esami secondo i reali apprendimenti anche grazie al lavoro sulla didattica a distanza. Abbiamo messo in sicurezza l’anno scolastico. Non si può però assolutamente parlare di sei politico: sono categorie vetuste, la valutazione guarda alla crescita e maturazione dello studente, che è messo al centro. Se ci saranno apprendimenti da recuperare, li recupereranno a settembre”. Lo dice il ministro della Scuola Lucia Azzolina in conferenza stampa.
 La garanzia di Sace coprirà tra il 70% e il 90% dei prestiti, secondo le dimensioni dell’impresa: per quelle con meno di 5.000 dipendenti in Italia e fatturato sotto 1,5 miliardi la garanzia sarà al 90% e con procedura semplificata; scenderà all’80% per imprese con oltre 5.000 dipendenti e fatturato fra 1,5 e 5 miliardi e al 70% per chi ha fatturato sopra i 5 miliardi. E’ lo schema contenuto nel decreto imprese che vincola la garanzia allo stop ai dividenti per 12 mesi alla destinazione del finanziamento per sostenere spese ad attività produttive in Italia.

(ANSA 7 APRILE 2020)

Natale con i tuoi, Capodanno con chi vuoi

Sarà un Natale piuttosto particolare quello del 2020 dove si dovrà rispettare più che mai il celeberrimo detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”

Già, perché volenti o nolenti, bisognerà starsene tranquilli a casa possibilmente in compagnia dei nostri cari. Magari sarà l’occasione per evitare le folli corse commerciali e riscoprire la spiritualità di questo periodo festivo che coinvolge tutto il mondo.

Potendo contare su una formula contrattuale a tempo determinato stipulata da un’agenzia interinale svizzera che non prevede l’usufrutto dei contributi erogati dallo squattrinato e disattento Governo Italiano,  anche Babbo Natale non potrà tenere la slitta in garage ma sarà costretto a sbarcare il lunario, like usual.

Nei suoi sacchi non mancheranno i tradizionali giochi da tavola che contribuiranno ad unire ancora di più le famiglie in un caldo abbraccio vero e proprio e non virtuale come da prassi del mondo moderno. Neanche farlo apposta compie il suo 85° anniversario il gioco da tavolo per eccellenza Monopoly e che non può mancare nelle case di chiunque. Chi ancora non ne fosse in possesso può approfittare di acquistare la confezione celebrativa con tanto di pedine d’oro (finto ovviamente) oppure la scatola evergreen classica.

Uno dei migliori giochi di strategia è invece Risiko che negli anni ha stoicamente resistito agli attacchi dei giochi elettronici prima e virtuali poi. Personalmente mi sono anche cimentato in una versione pc con discreto successo, ma il fascino di lanciare i dadi, scoprire le carte e spostare colorate miniature di carro armati sui vari territori con le proprie manine, è inarrivabile. Anche perché con la giusta compagnia le sfide diventano realmente agguerrite rendendo l’ambiente famigliare elettrico. Anche questo gioco da tavolo vanta un’età longeva, ossia 40 anni. Dopo tutto questo tempo ha naturalmente avuto necessità di rinnovarsi proponendo, tra le varie, una nuova opzione chiamata Time Attack, che fissa la durata della partita ad un’ora di gioco. Tranquilli però che oltre a questa possibilità rimangono valide tutte le opzioni di base che vi consentiranno di andare alla conquista della Kamchatka, impronunciabile Paese divenuto popolare proprio grazie al Risiko.

Queste prime soluzioni non sono però adattissime ai bambini più piccoli che invece potrebbero comprendere e divertirsi sicuramente di più con un altro must dei giochi da tavola, ossia il Gioco dell’Oca. Anche in questo caso la manualità sarà protagonista con il lancio dei dadi e lo spostamento delle pedine colorate che muoveremo all’interno di un percorso a tappe.

Nella versione qui proposta le paperelle sono in legno mantenendo così perfettamente intatta la tradizione di questo gioco che ha coinvolto intere generazioni. I ricordi mi portano alle lunghe partite con la mia cara e paziente nonna, i lunghi pomeriggi invernali con le finestre opacizzate dal freddo e la stufa accesa che ci avvolgeva nel suo calore.

Se a Natale quindi è praticamente certo che non ci muoveremo da casa, a Capodanno la voglia di fare la valigia ed andare a passare una settimana bianca prenderà sicuramente il sopravvento nella maggior parte delle persone. Le reazioni a questo pessimo periodo saranno sicuramente diverse e, inventiva dei nostri governanti permettendo, per molti sarà indispensabile aprire la valvolina della pentola a pressione prima che esploda del tutto. L’offerta che troverete in allegato riguarda un bellissimo albergo 5 stelle a Livigno che offre la possibilità di essere a pochi metri dalla piste da sci e di rilassarvi sia nelle sue moderne e confortevoli stanze, che nell’attrezzata area wellness. Questa proposta è chiaramente rivolta a quelle persone che non hanno subito grosse perdite finanziarie legate al terrificante evento che contraddistinguono l’anno in corso (2020) o a quelle categorie, come notai e commercialisti, che hanno potuto contare su provvidenziali sussidi statali che non saranno risolutivi, ma d’aiuto.

Oltre al notaio, potreste trovarvi nella sauna finlandese vicino a Babbo Natale, che grazie ai ricavi della vigilia, magari sceglierà proprio l’Hotel Amerikan di Livigno per trascorrere la sua meritata settimana di ferie. Chissà che non sia presente anche durante il cenone e festeggi con voi  la fine di questo Annus Horribilis con l’arrivo di un 2021 più magnanimo.

Insomma, l’importante è non perdersi d’animo.

Se ci diamo una mano i miracoli si faranno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno.

(Gianni Rodari)

 

 

Costa Rica. Il laboratorio dei sogni

“Presto ai vostri posti!”

La favola incomincia così, con il laboratorio dei sogni in subbuglio.

Il perché è presto detto: il bambino si sta per addormentare ed è compito degli inventori sognatori occuparsi del suo sonno.

I severi addetti alla verifica chiusura occhi stanno controllando che tutte le luci siano spente.

Per poter lavorare hanno bisogno dell’oscurità.

“Ci siamo quasi! Siete pronti?”

Il capo reparto da il via alle operazioni quando all’improvviso ecco l’imprevisto.

“No, fermi, fermi!” grida un addetto “C’è una lucetta sotto il comodino!”

“Tranquilli!” interviene ancora il responsabile degli occhi chiusi “La mamma ha acceso una piccola lampadina perché il bambino ha paura del buio”

“Paura del buio?” gli fa verso un impiegato scatenando le risate di tutti gli altri ma non del capo che lo sgrida “Proprio tu ridi che se vedi una pulce salti sulla sedia!”

Ma mentre si discute ecco che… Tre… Due… Uno… Il bambino comincia a dormire.

Nel laboratorio riecheggia il suona dell’allarme e subito gli inventori della stanza accanto si mettono al lavoro.

Seduti attorno ad un lunghissimo tavolo ascoltano le decisioni del capo. “Signori, il nostro cliente dorme da qualche minuto e non abbiamo tanto tempo per costruirgli un bel sogno. Qualcuno di voi ha delle idee?”

Uno del gruppo alza la mano e prende la parola “Propongo di costruire una foresta piena di alberi, piante, frutti esotici. Bella fitta”

Tutti ascoltano curiosi. Qualcuno prende appunti. Lui continua. “In mezzo a tutto questo verde, facciamo dei sentieri in modo tale che ci si possa camminare dentro” Disegnò con un pennarello tantissime  linee sulla lavagna “Ecco vedete colleghi? Tipo così, così, così…”

Il grande capo sembra soddisfatto e spedisce subito il progetto al reparto costruzione sogni che dovrà far  diventare vera la foresta nel minor tempo possibile.

Uno degli inventori comincia a lamentarsi dei rumori provenienti da quella sala.

“Uffa! Qualcuno può dire ai costruttori di non fare tutta questa confusione? Non riesco a concentrarmi!”

In effetti  stanno facendo un gran baccano con seghe, martelli e trapani.

Il capo non è ancora soddisfatto “Allora signori inventori, tutto qui?”

“Possiamo aggiungere dei serpenti!” dice uno di loro

“Serpenti? Nel sogno di un bambino? Ma ti sei rincitrullito?” tuona il capo

“Capo, mi ascolti”

“Dimmi…”

“Mettiamo quelli buoni e tranquilli. Il bambino se vuole li può cercare sotto qualche foglia o sul ramo di qualche albero. Non troppo grandi e belli colorati”

Il capo riflette pensieroso “Ma non è che poi c’è rischio che lo mordono vero?” “No no capo. Tutto studiato. Li teniamo a distanza. Il bambino può solo guardare e non toccare. Nessun pericolo!”

“Progetto approvato!”

I rumori nella sala costruzione aumentano.

“Così mi viene il mal di testa e non riesco ad inventare niente!” si lamenta di nuovo l’impiegato.

Ma ecco spuntare un’altra idea.

“Un’iguana gigante!”

“Ancora rettili? Già abbiamo i serpenti! Così rischiamo di farlo diventare un incubo più che un sogno” borbotta il capo

“Capo, mi ascolti”

“Dimmi…”

“Mentre lui cammina nella foresta per uno dei sentieri, ascolta i suoni degli animali ed il canto degli uccelli. Ne vede di diversi tipi. Chi di un colore, chi di un altro. Uno più smilzo, uno più cicciotto. Uno con un becco piccolo, l’altro gigante. Uno con… ”

“Sì, sì abbiamo capito, vai avanti”

“Scusi capo. Era per farmi capire meglio. Comunque dicevo che il bambino mentre è distratto da tutte queste varietà di animali non si accorge che nel mezzo del sentiero c’è un grosso tronco con sopra appoggiata un’iguana che prende il sole.”

“E poi? Non mi fido molto”

“Guardi capo che le iguane hanno un aspetto poco rassicurante ma in realtà mangiano solo insalata e frutta. Quindi sono completamente innocue. Pensi che c’è gente che le tiene in casa!”

“Progetto approvato!”

I rumori provenienti dalla sala costruzione aumentano a dismisura per ogni idea approvata e l’impiegato infastidito non li sopporta più. “Basta! Mi state facendo venire la scimmia al cervello!”

Scimmia? Bravo, ottima idea!”

Esclamò il capo

“Progetto approvato”

Nel frattempo anche gli addetti al suono si danno il loro bel da fare per rendere il sogno il più bello e veritiero possibile.

“Dunque… Qua ci mettiamo un po’ di rumore delle onde… Qui un cinguettio” dice concentrato sul lavoro uno dei due tecnici “Il richiamo delle scimmie lo lascio così alto?”

“No, no, abbassa un po’ il volume altrimenti rischiamo di svegliare il bimbo. Sai cosa? Metti in sottofondo lo scroscio di una cascata. E’ rilassante che dici?”

Ma un sogno per essere unico deve avere qualcosa di speciale. Ad aggiungere la giusta dose di fantasia c’è l’ingegnere Svalvolato. Sta seduto tutto il giorno nel suo ufficio di un metro per un metro sommerso da centinaia di scartoffie. Non parla. Disegna giorno e notte ininterrottamente.

“Buonasera Ingegner Svalvolato” lo saluta il capo “Hai qualcosa di interessante per il nostro sogno?”

L’ingegnere continua a scarabocchiare velocissimo i suoi appunti mentre digrigna frasi senza senso “gnnn grrr gnnn grrr” D’un tratto ecco il disegno.

“Qualcuno capisce che roba è questa?”

“Certo! Un armadio di peli!” dice un inventore “Ma no!” risponde un altro “Non vedi che è una scatoletta di sardine grande come un autobus?” “Ma va!” Un altro ancora “E’ un mestolo lunghissimo”

L’ingegnere svalvolato riprende la matita e titola il disegno: ponte.

“E’ un ponte!” Esclamò il capo “Bravo! Mettiamo tanti ponti qua e la… Ma devono essere altissimi come questo. Dobbiamo far camminare il bambino nel cielo, sopra la foresta.”

All’improvviso ecco una segnalazione dall’ufficio realistico “Buonasera colleghi, mi dispiace disturbare ma devo segnalarvi che i genitori gli hanno fatto vedere un bel tramonto

“Ci penso io non preoccupatevi” interviene l’addetto alla fotografia dei sogni “trovo io qualche foto di un tramonto mozzafiato. Così avrà un ricordo ancora più bello di quello che ha visto”

Così mentre il laboratorio dei sogni progetta e realizza idee per allietare la notte che dovrà affrontare il bimbo, nel sonno lui abbozza un sorriso e comincia il viaggio.

Vivrà cose incredibili che forse esistono da qualche parte del mondo. Circondato da specie animali che non ha mai visto, da persone sorridenti, da case dipinte di rosso e lunghe strade che tagliano in due le foreste.

Spiagge affacciate sugli Oceani, il calore del sole e l’affetto della luna.

Una carezza, un bacio sulla fronte e d’improvviso il laboratorio dei sogni è costretto ad interrompersi bruscamente.

“Svegliati, che c’è una bella giornata che ci aspetta”

La mamma lo guarda amorevolmente

“Facciamo una bella colazione e poi andiamo a vedere gli animali

“Quelli del sogno mamma?”

“Sì, quelli del sogno”

 

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole. (Giovanni Pascoli)

 

 

 

Panarea. Roulette.

“Hai deciso cosa ordinare? Io prenderò un sandwich… Con una birra. Ci sta”

“Buona idea. Dai, uguale”

La giornata è soleggiata e limpida. Il sole è nel pieno della sua forza.

“Scusi signorina… Noi avremmo deciso”

La cameriera puntò la penna sul piccolo block notes pronta a trascrivere l’ordine dei due ragazzi seduti al tavolino “Ci siamo! Ditemi tutto!” Disse sorridente.

“Dunque, due sandwich e due birre. Piccole o grandi?” Si rivolse all’amico abbassando la lista che stava consultando.

“Vorrei provare la birra Cristalli di Sale… In bottiglia. Che dici?”

L’amico annuì, ricambiò il sorriso alla gentile insererviente e le restituì il menù.

“Abbiamo fatto bene a venire a Panarea. Guarda che incanto di isola

“Davvero. E’ proprio spettacolare. Mi ricorda la Grecia. Qualche isola delle loro. Con queste case bianche. I colori pastello degli infissi. I vasi. Anche le piante sono simili”

“Sì, stesso stile. Il clima, i colori… Vero.”

La cameriera appoggiò bicchieri e bottiglie di birra sul tavolo.

“Perfetto. Avevo una sete che non ne potevo più”

“Tra poco vi porto anche il resto. Cin!”

I ragazzi accompagnarono con lo sguardo i primi passi della ragazza che tornò al banco con il vassoio vuoto.

“Niente male” disse uno dei due.

“Ma dai. Pensi sempre a quello” rispose l’altro

“Scusa, siamo in ferie, in un posto spettacolare, tranquilli e rilassati, soli… Se non ci penso adesso quando mai dovrei pensarci?”

“Comunque confermo. Bella ragazza. Dai, assaggiamo sta birra prima che si scaldi”

Con il primo sorso eliminarono l’arsura della bocca, poi si dedicarono a studiarne il gusto.

“Ci voleva. Buona. Mi piace. Per essere una birra in bottiglia non è niente male”

Tornò nuovamente la cameriera con i sandwich.

Si concentrarono sullo spuntino.

“Che spettacolo. Guarda che mare. Si è alzato anche un po’ di vento, si sta benissimo”

“Certo che è impressionante vedere tutti questi yacht al largo”

“Beh, Panarea è un’isola ricchissima. Hai visto che razza di ville abbiamo incontrato sulla strada. Mi fanno impazzire tutti questi giardini e terrazze affacciate sul mare. Chissà chi si può permettere queste case. Che poi, sono case di villeggiatura. Sembra di vivere in una rivista di architettura

I due rimasero per qualche istante in silenzio a contemplare il paesaggio.

“Certo che è assurdo se ci pensi” disse uno dei due.

“Cosa è assurdo?” rispose l’altro masticando con gusto l’ultimo morso del panino.

“Gli squilibri nella distribuzione della ricchezza. Ci sono alcune persone a bordo di yacht con la servitù che pasteggiano ad ostriche e champagne e migliaia di altre che non hanno a disposizione neanche una ciotola di riso al giorno” L’amico spalancò gli occhi incredulo a ciò che le sue orecchie avevano appena sentito, si ripulì la bocca da qualche briciola, sorseggiò la birra e ribatté

“Ma ti sei fulminato il cervello? A te il caldo fa male… Sarai mica diventato comunista?”

“E’ una constatazione. Scusa, non ci vedi dell’ingiustizia in tutto questo?”

“Assolutamente no. A meno che i ricconi non abbiano rubato per avere ciò hanno, non ci vedo niente di male. Anzi, sai quanti posti di lavoro offrono queste persone ai meno abbienti?”

“Ma io non contesto il fatto che uno sia ricco o meno. Trovo ingiusto il fatto che non ci siano pari opportunità”

“Ecco. Sei diventato comunista. Dimmi te se mi doveva capitare anche un amico comunista. La birra non ti ha dato in testa perché la sto bevendo anch’io, i panini erano uguali… Manca solo che confessi d’esserti innamorato di me. Anzi, ti dirò, meglio un amico finocchio che comunista!”

Né uscì un sorriso. Si conoscevano da troppo tempo e nessuno dei due voleva giungere al litigio.

“Tranquillo, anche se fosse non saresti il mio tipo” Risero di gusto. Poi il discorso proseguì.

“La cosa che mi fa riflettere è che la nostra esistenza scaturisce da un colpo di fortuna o sfortuna. Il lancio di una monetina. Nascere in una famiglia di ricchi o di poveracci non è una scelta. Noi siamo bianchi, italiani. Nati e cresciuti in famiglie benestanti che ci hanno permesso di crescere, studiare, essere qui adesso…  Ma in procinto d’esser creato non mi è stata data la possibilità di scegliere il grembo a me più congeniale. Mi spiego?”

L’amico ascoltava allibito e totalmente discordante “Che ne sai che non hai scelto? Magari Dio ti ha dato questa possibilità e non te lo ricordi…”

“Se così fosse o esistono dei cretini che scelgono di nascere nella miseria più assoluta o Dio è così figlio di puttana da mettere in difficoltà da subito milioni di suoi figli. Io Dio lo lascerei proprio fuori dal discorso…”

“Magari vuole metterli alla prova”

“E’ questione di fortuna. Una roulette. Infatti non capisco nemmeno questi forti sentimenti di nazionalismo che da millenni ci stanno ammazzando gli uni con gli altri”

L’amico visibilmente destabilizzato da conclusioni così filosofiche ed inaspettate fece il gesto del conto alla cameriera.  Non si tirò certo indietro nell’affermare che era orgoglioso delle sue radici, di essere italiano.

“Ma hai scelto te di essere italiano? No. Sei nato in Italia per casualità. Ci scontriamo su concetti di appartenenza di etnia, dialettica, eredità e cultura, basate su un diritto acquisito casualmente”

I due si alzarono, pagarono il conto soddisfatti, scambiarono qualche parola di cortesia con la ragazza che li aveva serviti e si incamminarono verso il porto dove avrebbero aspettato la barca diretta a Stromboli.

“Vabbé, ho l’amico comunista. Robe da pazzi. Basta che non cominci a rompere i coglioni che gli extra comunitari vanno accolti e via dicendo perché ti mando a fanculo!

“No tranquillo. Godiamoci la vista di queste magnifiche ville e delle barche che veleggiano verso il tramonto

 

Io amo pensare alla Sicilia come un luogo dove puoi trovare qualunque tipo di contraddizioni. Troverai sempre che tutto ha un fondamento. Però certamente il fatto che sia un’isola ha influito moltissimo sulla capacità di ragionare, ma anche, forse, sulla capacità di sragionare, se vogliamo sempre citare Pirandello. Quello che a me sempre ha colpito è che, secondo me, l’isola, l’essere nati in un’isola ha accentuato la vena sognatrice dei siciliani. L’essere costretti ad immaginarsi che cosa ci sia dall’altra parte dell’orizzonte ha accentuato molto questa vena visionaria che mi è molto vicina, in qualche modo.
(Giuseppe Tornatore)

 

 

Il turismo: orfano di follia e romanticismo

1994, Primavera.

Rimini. Io ed il mio amico Andrea abbiamo parlato, riso, scherzato; progettato il futuro.

Oscillando tra incoscienza ed utopie.

Poi una cabina telefonica lungo la strada e la chiamata rassicurante di rito ai genitori. Rispose mia madre.

Guarda hanno telefonato, ti cercavano. Ti hanno preso.

L’intero post lo puoi leggere cliccando il link qui sotto:

https://www.linkedin.com/pulse/il-turismo-orfano-di-follia-e-romanticismo-renato-gorian/?trackingId=hkIZHrEwSveJXj6lbD72aw%3D%3D

Lettura consigliata:

Roma. 1982

Madrid, 11 Luglio 1982 Ore 14:53

Sehen wir uns wieder? Kommst du zu mir?

Aò bella nun te capisco! Ma che me sta a dì questa?

Distanti una ventina di metri dai due ragazzi abbracciati, un gruppetto di amici e tifosi dell’Italia scalpitano in attesa della finale del Campionato del Mondo.

Il ragazzo italiano ha le mani appoggiate al muro del bar ed il viso a pochi centimetri da lei, una biondina tedesca dallo sguardo innamorato. Tiene le Marlboro nel risvolto della manica della maglietta bianca. Lei gli afferra la t-shirt e lo trattiene ancora qualche minuto prima di lasciarlo andare con i suoi amici. Nella parte opposta degli italiani, anche loro ad una ventina di metri di distanza dai due, un gruppetto di ragazzi tedeschi che aspettano la conclusione delle effusioni per incamminarsi verso lo stadio Santiago Bernabeu che raggiungeranno ma in settori opposti.

Fa caldo ed entrambe le fazioni preferiscono evitare lo scontro fisico. Qualche parola di sfida inevitabilmente esce dalle bocche degli uni e degli altri.

Bis zum Frühjahr bin ich Italiener und esse beschissene Spaghetti!

Ma che cazzo stai a dì? Te piacerebbe magnà du spaghi invece de quella merda de wurstel!

L’ultimo bacio e le strade si dividono in fretta nello stesso modo in cui si erano incrociate la sera precedente. Lui corre verso gli amici sorridente. Saltando goliardicamente ed appoggiandosi sulla schiena del più alto e grosso esclama “Daje che stasera segna Bruno!

Roma, 11 Luglio 1982 Ore 18:38

La capitale è semi deserta.

Le ultime persone che girano per la città hanno sbrigato in fretta i loro impegni e stanno tornando a casa per piazzarsi davanti la tv. Gli schiamazzi dei bambini che giocano a palla emulando i campioni azzurri riecheggiano tra le mura delle case ed entrano nelle finestre aperte.

“Passa! Passamela dai!”

“Ecco Conti… Che corre… Poi crossa in mezzo… Arriva Ciccio… Gooooal”

Poi la pallonata che rimbomba sul muro in cemento di un garage. La sfera bianca e nera si impenna e finisce su un Alfetta dei Carabinieri parcheggiata dietro le porte improvvisate con un cumulo di magliette. Le facce dispiaciute dei ragazzini ed il passo timido per recuperare il pallone. Lo sguardo severo del maresciallo, quello sorridente del suo collega.

“Dai basta, sali tu prima che scenda tu padre!”

“Va bene mamma, ultima azione”

Ancora una corsa. Un dribbling. L’odore di sudore degli scalmanati ragazzetti e quello delle conserve di pomodoro delle nonne nel rione. Sanpietrini, sabbia e profumo di basilico. I negozi con le bandiere dell’Italia esposte. Le saracinesche pronte ad essere chiuse. Le televisioni accese ed il volume sparato al massimo. Un unico eco del canale RAI che trasmetterà l’incontro. L’ultima pallonata che finisce la corsa sul geranio del negozio di alimentari.

Ve ne dovete annà! Me state a rovinà tutte le piante mortacci vostra!

La fuga sulle scale, i rimproveri dei genitori.

L’attesa cresce spasmodica. Le interviste a Bearzot e Pertini. La freddezza negli sguardi di Rumenigge e Littbarski.

La Fontana di Trevi è tradita dalla scarsa attenzione dei turisti che, per una sera, rinunceranno a specchiare i propri desideri nell’acqua trasparente. Le monetine, quelle sì che ne sono state lanciate in abbondanza. Chissà se saranno effettivamente di buon auspicio per una o l’altra squadra.

Marcello come here!

E’ un giorno talmente speciale a Roma che anche le figure mitologiche di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni scolpite nella storia del cinema e nelle nostre menti, si sbiadiscono lasciando spazio ad anonime figure di passaggio piene di eccitazione ed ansia per la partita.

Forza Italia!” esclama qualche turista americano che al gioco del calcio non è minimamente interessato. Tifa la squadra del Paese che lo sta ospitando. Non nota differenze tra Napoli, Roma, Firenze o Venezia. Per lui Italia è tutta spaghetti, pizza, mandolino. Sorride. Si gode l’ultimo sorso di vino rosso dal suo bicchiere. L’oste osserva il cliente ed è sollevato che stia terminando il pasto. Potrà chiudere le serrande e godersi la partita.

Italia Germania. Quante sfide.

Sul campo di battaglia quelle più dolorose e sanguinose. Sul campo da calcio quelle più epiche.

Non c’è abbastanza vento per permettere alle bandiere issate sul Monumento al Caduto di sventolare con ardito orgoglio.

I militari che ne perseverano l’incolumità sono costretti ad un ulteriore sacrificio. Dritti sulla schiena, con il fucile al fianco e lo sguardo fisso verso un punto lontano. Apparentemente senza sentimenti da condividere. La voglia repressa di essere seduti a tavola con le loro famiglie davanti alla tv con la finestra aperta ed il tricolore appeso sul balcone. Il passaggio di qualche ritardatario in sella alla Vespa, qualche grido “Daje Italia!”.

Le statue degli Imperatori di Roma lungo la via dei Fori Imperiali sembrano concentrate a trasferire la loro autorità ai ragazzi in azzurro che da lì a poco affronteranno il temuto esercito calcistico teutonico. Indicano poco più avanti l’imponenza dell’Arena più conosciuta al mondo, l’ Amphitheatrum Flavium.

Quanti feroci combattimenti si sono svolti là dentro. Ancora adesso ne echeggiano le grandi gesta dei gladiatori, le urla della folla, i ruggiti delle bestie ed i lamenti degli schiavi. L’attitudine alla vittoria scorre nel sangue degli antichi romani e dei loro discendenti.

Sia ben chiaro a chi rivolge il suo sguardo ad una delle sette meraviglie del mondo moderno. Il Colosseo che fa tremare le gambe solo a chi lo immagina.

Anche il sole aspetta a tramontare curioso di attendere il risultato della partita per lasciare spazio alla notte di festeggiamenti.

I sospiri, gli imprechi, le urla di gioia si inseguono in un unico battito tra le vie deserte di Roma.

Castel S. Angelo ha l’aspetto spaventato di chi si aspetta la pacifica invasione di gioiosi tifosi e le loro bandiere tricolori. Sembra conscio che la sua origine di Sepolcro dell’Imperatore Adriano sarà presto defraudata di tutta la sacralità nei canti e balli di migliaia di romani euforici per la vittoria.

Sotto Ponte Sant’Angelo scorre il Tevere. Come sempre.

A Trastevere gli artisti di strada hanno immortalato le gesta dei nuovi eroi nelle tele che generalmente ospitano scorci del quartiere o i ritratti dei turisti. Antiche lampade appese sui muri delle case, pesanti portoni di legno con i loro eleganti anelli in bronzo, le storiche osterie e le fumanti grate delle loro abbondanti cucine. Poi carretti che sbucano dai vicoli e scompaiono dietro agli anfratti delle mura. Ed ancora voci. Colori pastello. Il profumo d’estate e l’odore acre di pipì di gatto.

«Palla al centro per Müller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, è finito! Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!»

Maddalena: “Vorrei vivete in una città nuova e non incontrare più nessuno”.
Marcello: “A me invece Roma piace moltissimo: è una specie di giungla, tiepida, tranquilla, dove ci si può nascondere bene”.
Maddalena (Anouk Aimée)
Marcello Rubini (Marcello Mastroianni)

Lettura consigliata:

Segui @controviaggio su Instagram e guarda tutte le foto…