Tag Archive | fortezza

Kastellorizo: Dedicato a tutti quelli che stanno scappando

1“Ci stavano mandando in missione a Megisti, un’isola sperduta dell’Egeo, la più piccola, la più lontana; importanza strategica zero” Queste sono le parole che introducono la storia del film Mediterraneo, girato nell’ormai lontano 1991 dal regista Gabriele Salvatores ed ambientato nell’esistente isola di Castelrosso, Megisti o meglio conosciuta come Kastellorizo.

In quello che di3venterà un film cult per gli amanti della Grecia e che sarà pluripremiato con diversi Oscar, non mancano le inesattezze storiche, verità tralasciate che ad ogni modo non solo non intaccheranno il successo della pellicola ma anzi, contribuiranno a rendere una piccola e davvero sperduta isoletta dell’Egeo meta di pellegrinaggio quasi ossessivo da parte di milioni di italiani.

A distanza di oltre vent’anni resiste il fascino ed il richiamo delle immagini girate sapientemente da Salvatores che ci spingono a voler visitare di persona quell’isola che durante la Seconda Guerra Mondiale ha ospitato un gruppo di goffi, a volte disperati, a tratti goliardici soldati, frutto della fantasia del regista e dell’immaginario collettivo. Un ritratto stereotipato ma innegabile che contraddistingue gli italiani nel mondo: burloni, approssimativi, sbadati, furbetti e romantici; con una forte dose d’umanità.

18L’atavica pigrizia dei greci che certo non si contraddistinguono per saper cogliere e sfruttare le occasioni che piovono dal cielo, non facilita il compito del visitatore nello scoprire o identificare i luoghi esatti ove sono state girate le scene più emblematiche di Mediterraneo. A Kastellorizo non esiste nessuna indicazione, targa o cartello turistico ad indicare con esattezza qualche posto riconducibile al film. Certo non ci si aspetta un museo a cielo aperto né tantomeno un parco tematico, ma sarebbe carino riuscire a toccare con mano, o perlomeno credere di farlo, porzioni di isola immortalate nel lungometraggio di cui non c’è più traccia. Eppure Mediterraneo ha trasformato la vita di questa piccola isola che fino ad allora non se la passava molto bene.

Anche i collegamenti con la vicina Rodi sono piuttosto scarsi.16

8Kastellorizo al di là del passato cinematografico, si sviluppa per lo più attorno al porto principale con le solite classiche casette color pastello affacciate sul mare e decine di tipiche taverne che offrono ai visitatori intensi momenti di rilassatezza. L’isola è molto silenziosa e tranquilla così come gli abitanti che hanno dei ritmi, se possibile, ancor più blandi rispetto agli altri greci. Le ore calde della giornata contribuiscono ad abbassare ulteriormente la pressione così che anche gli ultimi neuroni scalpitanti in cerca di nuove idee finiscano per arrendersi e parcheggiarsi in qualche remoto angolino di cervello. 23Buon segno per la salute del mare anche la presenza di tartarughe, che salgono in superficie a respirare quasi con timidezza protette dal loro milionario carapace e che ovviamente diventano interessante preda dei turisti in cerca di foto; tra loro c’è chi usa il richiamo del gatto per farle avvicinare (ma è una tartaruga), altri che buttano pezzi di pane (si nutre di pesci, crostacei, calamari…), altri ancora che cercano di tuffarcisi sopra (e lei si immerge).

12Oltre al porticciolo è suggerita la visita al Castello di Kastellorizo, che come tutte le fortezze porta con se una storia ricca di episodi epici. La vista che si prospetta dalla roccaforte è molto suggestiva sia per una visione panoramica del porto sia per il circondario dell’isola pieno di spiagge meravigliose. Tra l’altro, a proposito di spiagge, dal porto principale si possono raggiungere con piccole imbarcazioni taxi proprio alcune delle più caratteristiche come la piccola grotta marina di Saint George.

La vista migliore in ogni caso è il premio dei più audaci, ossia le persone che nonostante le temperature pomeridiane ai massimi livelli intraprendono il cammino su una scala in pietra non proprio agevole che promette di vedere l’antica Kastellorizo, una volta giunti a destinazione. Sarà, ma dopo aver inzuppato la maglietta ad accoglierci ci sarà un paesaggio carsico in un assordante silenzio scandito dall’incessante suono delle cicale. In compenso sarà proprio quello il punto migliore dove scattare foto suggestive e realmente panoramiche.11

In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare” si legge nella frase incipit del film Mediterraneo, scritta da Henry Laborit, tra le altre cose filosofo francese e sostenitore del fatto che l’uomo è alla costante ricerca del piacere e con una innata necessità di cambiamento.

Uomo, aggiungiamo noi, che ha sempre più mezzi per comunicare ma sempre meno pensieri da esprimere, partecipe di una società contemporanea basata sul commento e non sulla riflessione.

22Il film si conclude con tre reduci facenti parte del gruppo di soldati di stanza a Megiste, che si ritrovano molti anni dopo nello stesso luogo, seduti in una taverna e che, ovviamente stanchi ed invecchiati, tirano le somme della loro vita; amareggiati dagli illusori inganni e false promesse del dopo guerra e certi che l’unico potere di sopravvivenza nelle nostre mani, alla fine dei conti, altro non è che l’incoscienza ed intraprendenza della fugace giovinezza cui tutti abbiamo transitato o stiamo transitando e che ci da la forza di scappare; fino ad arrivare al punto in cui capiremo che forse è proprio da noi stessi che cerchiamo di fuggire.

Dedicato a tutti quelli che stanno scappando

p.s.: Caro Gabriele Salvatores, sarebbe davvero bello girare la scena finale del film Mediterraneo vent’anni dopo con gli stessi attori senza dover ricorrere allo stratagemma del trucco per invecchiarli. In fin dei conti quale truccatore migliore se non il tempo stesso?”

5

6

7

9

10

13

14

15

17

19

20

21

 

24

Copertina di Giugno e Luglio 2015

True colors in SriLanka. La natura. (Terzo Capitolo di Tre)

DSC_2162Quello che i primi colonizzatori hanno trovato sull’isola una volta sbarcati in Sri Lanka è parte di cui si può vedere ancora oggi.

In tempi non lontanissimi i popoli europei sulle rotte di terre inesplorate da conquistare non si facevano certo scrupoli a distruggere e modificare civiltà e morfologie preesistenti; ciò che tutt’ora avviene ma con mezzi più subdoli ed ingannevoli. La differenza tra ieri ed oggi sta semplicemente nel fatto che gli inglesi durante la loro presenza non erano sufficientemente tecnologici per radere al suolo tutto; i danni al territorio sono stati così limitati. Tra l’800 ed i primi del ‘900 non esistevano abbastanza automobili e risorse per poter pensare di costruire un’autostrada simile a quella che giorno dopo giorno, in questo momento, consuma verde prezioso; né tantomeno c’era la necessità di edificare eco mostri innalzati dal niente come quelli che hanno recentemente dato vita a città fittizie come Dubai ed Abu Dabi e che stanno per svilupparsi anche nei centri cittadini cingalesi più evoluti economicamente. Difficile scrollarsi di dosso l’esempio emblematico delle Maldive, quando l’ospite viene esortato dal pinneggiare sulla barriera corallina per non rovinarla ed a pochi metri ruspe scavano e distruggono l’eco sistema per aprire canali che permettano alle barche di attraccare a pochi centimetri dai Resorts.DSC_1673

In gran parte dello Sri Lanka fortunatamente la natura la fa da padrone e quando i governanti cingalesi capiranno che la loro vera risorsa è proprio quella, indirizzando l’offerta turistica nella direzione puramente ecologica, potranno raccogliere risultati ancora più sorprendenti di quelli che ora offrono al visitatore enormi foreste difficili da esplorare, ettari di campi coltivati o lasciati incolti, parchi e riserve naturali.

DSC_2068Il clima tropicale favorisce naturalmente lo svilupparsi di migliaia di tipologie di piante differenti. Se nel caso degli animali il più simbolico potrebbe essere l’elefante, difficile non affidare lo scettro alla palma di cocco per quanto riguarda il settore faunistico. Riconoscimento dato più che altro per il largo uso che questa pianta offre alle esigenze dell’essere umano. I cingalesi la paragonano al nostro detto “del maiale non si butta via niente” riferendosi alla palma e non al suino chiaramente.DSC_1793

Non può mancare una citazione ai centinaia di ettari di terra utilizzati per le rinomate piantagioni di . Bevanda di largo uso e consumo, il famoso tè di Ceylon (traslitterazione inglese del nome dell’isola oggi Sri Lanka allora Ceilão appioppata dai portoghesi nel 1505, ennesimi colonialisti) e bevanda completamente diversa da quella che beviamo comunemente nelle nostre tazze. Ma questo è un capitolo a sé che probabilmente approfondiremo sul blog più avanti…

DSC_2113Ciò di cui l’uomo necessita lo si trova in natura e così lo Sri Lanka brulica di aziende botaniche che elaborano prodotti ayurvedici per qualsiasi esigenza, da quella medica a quella fisica. Certo che la chimica in taluni casi è indispensabile per sperare e raggiungere una completa guarigione, ma è anche vero che l’uso di farmaci comuni, spesso sfociante in abuso che creano assuefazione ed anche impercettibile avvelenamento, potrebbe essere completamente sostituito da prodotti naturali.  DSC_2071

Chimica o naturale parte fondamentale della malattia o della guarigione è la nostra mente così che tra le fitte boscaglie, oltre a diverse specie di animali che abbiamo descritto in questo post https://controviaggio.wordpress.com/2015/05/13/true-colors-in-srilanka-gli-animali-secondo-capitolo-di-tre/ sbucano luoghi di culto nati con tale rispetto ed armoniosità che riescono quasi ad ammorbidire gli impervi paesaggi circostanti. Non contrastano la natura perché già nell’antichità furono scavati o ricavati dalla roccia, arricchiti con strutture in legno per lo più scomparse e distrutte dai secoli, dipinti con tenui affreschi in calce, miele d’ape, sabbia e succhi d’erbe, in taluni casi arricchiti da ingegnosi giochi d’acqua, difficilmente riproducibili anche ai giorni nostri. Come nel caso della fortezza di Sygiria risalente al V secolo.DSC_1490

Stesse bellezze anche a Polonnarua tra le rovine della seconda capitale, quello che rimane del Palazzo Reale, la piscina di Kumar Popuna ed il Tempio Indù di Shiva con statue realizzate in marmo, quarzo e calce. Questo significa muoversi tra la natura dello Sri Lanka, tra templi e rovine semi nascoste che diventano parte integrante del paesaggio; Immancabile naturalmente le raffigurazioni del Budda come al Tempio d’Oro a Dambulla ove si erge una statua di 30 metri, o le 5 grotte contenenti altri 152 rilievi raffiguranti la divinità costruite tra il I sec. a/C* (*che significa Primo secolo avanti Cristo e non 1 secondo di aria condizionata per chi non lo sapesse ancora) ed il 1939 dove addirittura un capitano dell’esercito occupante inglese si dedicò alla realizzazione di una grotta dedicata al Budda.DSC_1476

Forse è proprio menzionando questo capitano inglese che si trova la fine più consona ai nostri pochi racconti del magnifico Sri Lanka; una persona sbarcata sull’isola con il compito di istruire ed inculcare la arrogante e saccente cultura europea ai popoli indigeni scoprendo invece in quei luoghi ed in quelle persone, allora come forse oggi, l’armonia e la serenità che appartiene solo a chi è capace di rispettare il prossimo.

DSC_1682DSC_1822DSC_1969DSC_1678DSC_1406DSC_1661DSC_1538DSC_2114DSC_2110DSC_2127DSC_2205 DSC_2250DSC_2317