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Nonna: genitore, amica, insegnante

(Questa storia è stata ideata qui)

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Appena arrivata, la bambina non perse tempo nel contemplare il paesaggio che ormai conosceva piuttosto bene.

Spalancò il portone che infranse il silenzio fino ad allora rotto solo dall’abbaiare dei cani e corse dritta verso la porta a vetri appannata d’ingresso. Realizzò d’esser circondata da imponenti e maestose montagne dalle bianche vette e vestite da brulli colori autunnali, ma in quel momento la sua attenzione era rivolta altrove. Nel breve tragitto che percorse a gambe levate, con un certo affanno e l’equilibrio messo in costante pericolo dai due pastori tedeschi che le saltavano attorno festosi e scodinzolanti, riconobbe solo il secchio metallico appeso al muro e contenente fiori gialli che la guardavano dall’alto, fieri della loro bellezza. 2Il loro vanto, per chi crede nell’intelligenza vegetale, era dovuto alla consapevolezza d’esser cresciuti sfidando il freddo, il ghiaccio e la neve. Erano sopravvissuti stringendosi l’uno all’altro, ammiccando i raggi di sole in attesa della ancora lontana primavera. Il viale di pietre dove ora si stavano mosaicando l’insieme d’impronte lasciate dalla bambina e dagli animali a quattro zampe, spesso nel passato fu macchiato da piccole macchioline di sangue, dovute all’immolazione infantile che avviene durante la fase esplorativa della vita, dove tutto è gioco; dove le cose sussurrano, si muovono, a tua insaputa ti spingono o sgambettano. Dio solo sa in montagna quanti sono gli imprevisti e quante ginocchia ha sbucciato quella bambina sulle pietre, sui sentieri e sulle ampie colline circostanti.

Il grido di Nonna, nonna, sono arrivata! aveva fatto innalzare in volo un previdente passerotto ed attirata l’attenzione del capriolo nascosto tra le sterpaglie più in basso.

3La porta a vetri era appannata dal calore del camino acceso e dal vapore emanato dalle pentole sul fuoco. Le rassicuranti movenze di un mestolo di legno che affonda tra la carne di spezzatino di cinghiale erano dirette da una anziana signora che aveva sorriso nuovamente alla vita sentendo il trambusto causato dalla sua nipotina. Questa fece altri due giri di mestolo prima di appoggiarlo sul ripiano a fianco delle spezie. Non ebbe il tempo di voltarsi completamente che la piccola peste era già entrata in casa portando con sé, oltre ad una profumata scia di freddo, anche le due, meno profumate, festanti bestiole. La corsa della bambina si concluse nel caloroso abbraccio con la nonna, affettuosamente goffa ed impreparata nel accogliere a sé quella furia. La bambina schiacciando il nasino sul grembiule della nonna assaporava gli odori della cucina, sforzandosi ad allargare le braccia il più possibile così da contenere ogni centimetro di amore, saggezza e protezione che la signora suscitava. Dall’altro canto l’incontro tra le ruvide mani dell’anziana donna e quelle della bimba, piccole e fragili, simboleggiavano uno scambio generazionale.

Sciolto l’abbraccio né susseguì ulteriore trambusto nel cercare di far fuoriuscire i cani che nel frattempo si erano comodamente posizionati davanti al camino. La nipotina si occupava frettolosamente nel redarguirli nel mentre gironzolava freneticamente attorno al tavolo. Apriva e chiudeva con energia i cassetti del mobile attiguo alla ricerca di dolci o sfiziosità cui4 la nonna l’aveva smodatamente viziata. Il ciclone che durante le visite si riversava nella casa sconvolgeva ogni singolo protagonista della quotidianità che al cospetto della ragazzina si trasformava in compiacente misera comparsa. Anche i ritratti della nonna durante gli anni della giovane spensieratezza scorrevano veloci alla vista della bambina, impegnata nello sbrigativo attraversamento dei piani superiori alla conquista della sua cameretta. In quella stanza il legno pareva soffiare più forte il proprio odore, come a voler salutare l’arrivo della sua vecchia giovane conoscenza che non esitava a salire la rustica scaletta e scivolare dentro al suo rifugio che altro non era che un ampio materasso incassato nel sottotetto.

5Passata l’eccitazione e smarrite un po’ delle eccessive energie iniziali, non tardava il momento in cui, spesso il pomeriggio, l’anziana signora e la nipotina si sedavano assieme sull’ampio divano posizionato tra le pareti di pietra, ingegnosi intagli di legno ed uno schermo nero della televisione spenta che rifletteva mestamente il fuoco del camino mentre scoppiettante scandiva il ritmo delle giornate. Si sforzava di sognare ad occhi aperti resistendo a malapena alla tentazione di chiuderli mentre le soavi parole della nonna disegnavano nell’aria scenari lontani rispetto alla realtà in cui vivevano. Avrebbe dovuto passare qualche anno prima che la piccola testimone dei meravigliosi racconti della nonna diventasse consapevole che, quasi sempre, la realtà supera l’immaginazione. Le storie descrivevano lontani momenti dove l’arte erano macchie di colore su una tela o curve e consumate scarpe da ballerina. Era il brusio delle platee interrotte da tre tocchi di bacchetta di un esigente direttore d’orchestra ed abbaglianti lampadine di uno specchio in angusti camerini. L’arte era l’attraversamento di strade buie e bagnate, riflettenti luci colorate intermittenti di teatri e fast food, alla ricerca di fuggitive e brevi avventure amorose. Ma anche aerei, musica, cielo infinito e capienti tazze di caffè. Questo era stato.

6In montagna l’arte sono le cime innevate, un cespuglio di ginestre o lo sguardo fulmineo di una marmotta. La musica degli scarponi che spostano le pietre dei sentieri o la neve tagliata dalle lame dello sci. Lo sbuffo di vapore ad ogni parola pronunciata d’inverno all’aria aperta.

La bambina si addormentò sognando un bizzarro mondo lontano.

La nonna sistemò premurosamente un ribelle ciuffo di capelli dal viso della bimba passandole una mano sul capo, certa che il giorno in cui la nipotina avrebbe afferrato i suoi desideri sarebbe giunto a breve.

Protetta dalla nonna e dalle montagne. Ovunque essa andasse.

Una nonna è un po’ genitore, un po’ insegnante, e un po’ il migliore amico.

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La porti un bacione a Firenze

novembre 14b

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Firenze è stato un abbraccio ed un affettuoso saluto ad un amico, quelli che si contano sulle dita della mano.

Ci siamo incontrati in Via del Santo Spirito, a pochi metri dal Ponte alla Carraia in uno dei locali che preferisco ogni volta che torno nel capoluogo toscano, Il Santo Bevitore.

Santino

Santino

DSC_0255In realtà i nostri racconti di vita han risuonato tra le mura del piccolo ma gradevolissimo Il Santino, facilmente riconducibile al più ampio fratello maggiore Santo Bevitore situato di fianco, per l’appunto.

In uno dei tre o quattro modesti tavolini dove potersi accomodare i nostri racconti scorrevano piacevolmente come il calice di vino Vermentino che abbiamo scelto di consumare. Un vino bianco particolarmente luminoso come la splendida ed inusuale giornata soleggiata novembrina di cui stavamo godendo.

Il banco dei salumi e formaggi de Il Santino ricorda una vecchia macelleria o, meglio, una salumeria e tutti gli insaccati esposti in vetrina sono invitanti come i profumi, che si librano in una danza olfattiva all’interno del piccolo locale. I formaggi insaporiti dalle conserve intervallavano le nostre parole, a volte dolci, a volte amare, necessarie per descrivere la vita.

Vermentino e formaggi

Vermentino e formaggi

 Ma Firenze non è stato solo l’incontro con un amico, è stato condividere  bellissimi momenti con la mia amata.

La Sorgente di Francesca è stata scelta da Lei, location nella zona alta di Firenze, nel verde delle colline di Fiesole e non proprio vicinissima alla città. Una suggestiva alcova d’amore in una Corte dall’aspetto rassicurante, una Villa dalla storia percettibile e stanze vissute nei quadri, molti dei quali probabilmente dipinti dai padroni di casa.

La Sorgente di Francesca

La Sorgente di Francesca

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Nell’atmosfera un po’ retrò che ho voluto creare nel mio racconto mi riesce enormemente difficile parlare di wifi o segnale del telefono di cui, quasi fortunatamente, abbiamo dovuto fare a meno durante la nostra permanenza nella splendida camera Mimosa.

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Firenze è intimità ma anche condivisione ed aver scelto un locale storico come Fiore (a Scandicci) per sigillare il momento positivo che stiamo vivendo si è dimostrata l’ennesima scelta perfetta, figlia della pazienza e del raziocinio che grazie a dio possediamo entrambi. Ai palati la fiorentina di carne Chianina si è dimostrata una pietanza eccezionale che farebbe vacillare le pupille gustative anche al più convinto dei vegani. Superlativa. Menzionare i contorni, che erano delle verdure cotte, sembra quasi inopportuno ma necessario visto la bontà di pure queste ultime.

Chianina

Chianina

Si è mangiato molto e bene ma si è passeggiato anche nel centro città, dove i rinascimentali monumenti di Piazza Signoria, il Duomo, la Galleria degli Uffizi, Ponte Vecchio, la Cappella dei Medici e la stessa Piazza Santa Maria Novella si sono crogiolati tra i raggi di sole primaverili ed esposti fieri alle migliaia di obiettivi di smartphone e macchine fotografiche puntate, come di consueto, su di loro, le vere Star di questo luogo al centro del mondo.

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Tra un bacio ed uno sguardo intorno, altro non si può fare che sorridere vedendo le decine di ambulanti abusivi tentare di vendere estendibili per smartphone in stile GoPro e pensando che gli antenati delle stesse persone che oggi sono impegnate ad immortalarsi in improbabili selfie sono gli stessi che hanno ideato e costruito ciò che rende Firenze meravigliosamente ed eternamente unica.

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Bellezze a confronto

Bellezze a confronto