San Diego. Incontro
Un signore distinto di mezza etĂ si allontana dalla cassa dopo aver ritirato le sue cibarie. Si avvicina ad un tavolo occupato da una ragazza a cui si rivolge educatamente
“Buongiorno, se questo posto è libero le dispiace se mi siedo qui di fronte a lei?”
Lei alza lo sguardo e risponde abbozzando un sorriso di cortesia.
“SĂŹ, è libero, si accomodi pure”
Lui ringrazia, appoggia il vassoio al tavolo e prende posto.
“Sbaglio o parliamo la stessa lingua? Che combinazione! Ci sono parecchi posti liberi ma stanno lavando il pavimento e sono tutti inaccessibili. Grazie ancora e scusi se la disturbo”
La ragazza da un piccolo morso al panino che tiene tra le mani. Lâuomo scarta il suo e fa lo stesso. Tra un boccone e lâaltro ha inizio una conversazione
“Come mai è da queste parti? Lavoro, turismo? Se posso chiaramente⌔
Chiede il signore. Lei non sembra infastidita dalla domanda e risponde
“In questo periodo io e mio marito ci dedichiamo ai viaggi un poâ piĂš impegnativi rispetto ai week end fuori porta. Gli USA sono una di quelle mete che ci ha sempre incuriosito per la varietĂ del paesaggio e per la vastitĂ degli spazi”
Lâuomo ascolta attento sorseggiando da un bicchierone di plastica una bevanda esageratamente zuccherata e gassata.
“Quindi è sposata. Ma suo marito lâha abbandonata in questo misero fast food ed è scappato in Messico?”
I due ridono alla battuta
“No, è nei dintorni anche se mi ha fatto venire il dubbio che abbia trovato qualche giovane messicana e sia fuggito oltre confine. Lei invece come mai si trova in California?”
“Anchâio sono attratto dagli States per gli stessi motivi. A volte mi capita di venirci per lavoro, altre, come in questo caso, per passarci le vacanze. La California è uno Stato particolarmente ricco ed interessante ma apprezzo anche altri luoghi meno sfavillanti. Lei viene spesso a mangiare nei fast food?”
Chiede lui mentre vengono distratti dal passaggio di unâimpiegata di colore dalla mole gigantesca intenta a trasportare faticosamente il carrello dei detersivi. Ad ogni passo il suo fondoschiena si scuote come in una danza hawaiana a ritmo con il liquido contenuto nel  secchio.
“No, non ci vengo quasi mai. Trovo questo tipo di cibo piuttosto insano”
Risponde la donna  e questa volta è lui a sorridere
“In effetti , cosĂŹ a prima vista, ho avuto lâimpressione che lei sia un poâ sofisticata. Nemmeno io amo questi posti. Anzi, le dirò, questa costante puzza di fritto e la discordanza tra le foto dei prodotti  della pubblicitĂ e la realtĂ mi infastidisce proprio”
Mentre lo dice preme con le dita il panino risaltando la mollezza del pane
“SĂŹ vero. Ma allora perchĂŠ è venuto a mangiare qui scusi⌔
“Me lo chiedo anchâio. Ecco a dire il vero avevo un incontro con una persona”
La ragazza evita di porgere ulteriori domande per educazione. Si guarda in giro distratta dai clienti che passano a fianco a loro in cerca di tavolini disponibili. Fuori dalla vetrina scorge un senza tetto intento a racimolare qualche soldo o del cibo che gli consenta di passare la giornata. Anche lui lo nota e vuole approfondire.
“Ha notato quanti homeless ci sono a San Diego? A me pare che in tutti gli USA siano in forte aumento. Certo qui è davvero impressionante vedere tutte queste persone buttate in mezzo alle strade”
La ragazza è dâaccordo.
“Il paradosso è che se attraversa il ponte e va a Coronado Beach il piĂš povero è come minimo proprietario di qualche villa”
Lui annuisce e da un altro morso a quello che rimane del suo panino striminzito
“Indubbiamente sapere che gli abitanti dellâisola hanno a disposizione il campo da golf municipale e da questa parte ci sono persone che vagano nel nulla come gli zombie fa impressione”
“Dâaltronde questo è il Paese dei paradossi. Il sogno americano e la povertĂ estrema, la libertĂ e Guantanamo, lâuguaglianza ma prima gli americani⌠Eâ un Paese bellissimo da visitare ma dal punto di vista politico è davvero un disastro. Diciamo che i Repubblicani bombardano con il petto in fuori, i Democratici bombardano lo stesso ma con piĂš discrezione”
La donna alleggerisce subito la conversazione
“Ma dobbiamo parlare proprio di politica? Con questa meravigliosa giornata?”
“Non mi fraintenda ma davanti a me di meraviglioso vedo solamente i suoi occhi”
Replica sfrontatamente lâuomo.
“CosĂŹ però mi fa arrossire⌔
La ragazza abbassa lo sguardo cercando di nascondere un poâ il suo imbarazzo
“Eâ la veritĂ . Non mi spingo oltre perchĂŠ non vorrei mai arrivasse suo marito a gonfiarmi di botte”
Ancora una volta la coppia improvvisata si mette a ridere.
“Mio marito non so neanche se è geloso. A volte sembra non mi consideri proprio”
“Magari è solo una sua impressione. Ognuno è fatto a modo suo. Mi creda che il suo sguardo, la sua bocca, il suo sorriso non passano certo inosservati. Se lâha sposata vuol dire che è rimasto folgorato sulla via di Damasco⌔
“Lei dice?”
“SĂŹ, lo dico e lo penso”
“Non ne sono cosĂŹ sicura⌔
“Che dice se ce ne andiamo da questo postaccio che ho gli abiti impregnati di fritto?”
“SĂŹ, sĂŹ, non vedo lâora anchâio di levarmi questo odore di dosso”
Dopo aver ripulito dai residui cartacei i vassoi i due lasciano il locale.
“Ma davvero pensi che io non ti consideri?”
Dice lui mentre apre la porta della loro macchina
“A volte. Non capisco come tu faccia a non essere geloso⌠Se mâavessi veramente trovata seduta con uno sconosciuto come avresti reagito?”
“Avrei stretto la mano al tuo nuovo pretendente e sarei scappato in Messico con una giovane messicana”
“Che scemo⌔
âNei momenti sereni ricordati di temere sempre le avversitĂ e nelle avversitĂ ricordati di sperare sempre in cose migliori.â
Costa Rica. Il laboratorio dei sogni
La favola incomincia cosĂŹ, con il laboratorio dei sogni in subbuglio.
Il perchÊ è presto detto: il bambino si sta per addormentare ed è compito degli inventori sognatori occuparsi del suo sonno.
I severi addetti alla verifica chiusura occhi stanno controllando che tutte le luci siano spente.
Per poter lavorare hanno bisogno dellâoscuritĂ .
âCi siamo quasi! Siete pronti?â
Il capo reparto da il via alle operazioni quando allâimprovviso ecco l’imprevisto.
âNo, fermi, fermi!â grida un addetto âCâè una lucetta sotto il comodino!â
âTranquilli!â interviene ancora il responsabile degli occhi chiusi âLa mamma ha acceso una piccola lampadina perchĂŠ il bambino ha paura del buioâ
âPaura del buio?â gli fa verso un impiegato scatenando le risate di tutti gli altri ma non del capo che lo sgrida âProprio tu ridi che se vedi una pulce salti sulla sedia!â
Ma mentre si discute ecco che⌠Tre⌠Due⌠Uno⌠Il bambino comincia a dormire.
Nel laboratorio riecheggia il suona dellâallarme e subito gli inventori della stanza accanto si mettono al lavoro.
Seduti attorno ad un lunghissimo tavolo ascoltano le decisioni del capo. âSignori, il nostro cliente dorme da qualche minuto e non abbiamo tanto tempo per costruirgli un bel sogno. Qualcuno di voi ha delle idee?â
Uno del gruppo alza la mano e prende la parola âPropongo di costruire una foresta piena di alberi, piante, frutti esotici. Bella fittaâ
Tutti ascoltano curiosi. Qualcuno prende appunti. Lui continua. âIn mezzo a tutto questo verde, facciamo dei sentieri in modo tale che ci si possa camminare dentroâ Disegnò con un pennarello tantissime linee sulla lavagna âEcco vedete colleghi? Tipo cosĂŹ, cosĂŹ, cosĂŹâŚâ
Il grande capo sembra soddisfatto e spedisce subito il progetto al reparto costruzione sogni che dovrà far diventare vera la foresta nel minor tempo possibile.
Uno degli inventori comincia a lamentarsi dei rumori provenienti da quella sala.
âUffa! Qualcuno può dire ai costruttori di non fare tutta questa confusione? Non riesco a concentrarmi!â
In effetti  stanno facendo un gran baccano con seghe, martelli e trapani.
Il capo non è ancora soddisfatto âAllora signori inventori, tutto qui?â
âPossiamo aggiungere dei serpenti!â dice uno di loro
âSerpenti? Nel sogno di un bambino? Ma ti sei rincitrullito?â tuona il capo
âCapo, mi ascoltiâ
âDimmiâŚâ
âMettiamo quelli buoni e tranquilli. Il bambino se vuole li può cercare sotto qualche foglia o sul ramo di qualche albero. Non troppo grandi e belli coloratiâ
Il capo riflette pensieroso âMa non è che poi câè rischio che lo mordono vero?â âNo no capo. Tutto studiato. Li teniamo a distanza. Il bambino può solo guardare e non toccare. Nessun pericolo!â
âProgetto approvato!â
I rumori nella sala costruzione aumentano.
âCosĂŹ mi viene il mal di testa e non riesco ad inventare niente!â si lamenta di nuovo lâimpiegato.
Ma ecco spuntare unâaltra idea.
âAncora rettili? GiĂ abbiamo i serpenti! CosĂŹ rischiamo di farlo diventare un incubo piĂš che un sognoâ borbotta il capo
âCapo, mi ascoltiâ
âDimmiâŚâ
âMentre lui cammina nella foresta per uno dei sentieri, ascolta i suoni degli animali ed il canto degli uccelli. Ne vede di diversi tipi. Chi di un colore, chi di un altro. Uno piĂš smilzo, uno piĂš cicciotto. Uno con un becco piccolo, lâaltro gigante. Uno con⌠â
âSĂŹ, sĂŹ abbiamo capito, vai avantiâ
âScusi capo. Era per farmi capire meglio. Comunque dicevo che il bambino mentre è distratto da tutte queste varietĂ di animali non si accorge che nel mezzo del sentiero câè un grosso tronco con sopra appoggiata unâiguana che prende il sole.â
âE poi? Non mi fido moltoâ
âGuardi capo che le iguane hanno un aspetto poco rassicurante ma in realtĂ mangiano solo insalata e frutta. Quindi sono completamente innocue. Pensi che câè gente che le tiene in casa!â
âProgetto approvato!â
I rumori provenienti dalla sala costruzione aumentano a dismisura per ogni idea approvata e lâimpiegato infastidito non li sopporta piĂš. âBasta! Mi state facendo venire la scimmia al cervello!â
âScimmia? Bravo, ottima idea!â
Esclamò il capo
âProgetto approvatoâ
Nel frattempo anche gli addetti al suono si danno il loro bel da fare per rendere il sogno il piĂš bello e veritiero possibile.
âDunque⌠Qua ci mettiamo un poâ di rumore delle onde⌠Qui un cinguettioâ dice concentrato sul lavoro uno dei due tecnici âIl richiamo delle scimmie lo lascio cosĂŹ alto?â
âNo, no, abbassa un poâ il volume altrimenti rischiamo di svegliare il bimbo. Sai cosa? Metti in sottofondo lo scroscio di una cascata. Eâ rilassante che dici?â
Ma un sogno per essere unico deve avere qualcosa di speciale. Ad aggiungere la giusta dose di fantasia câè lâingegnere Svalvolato. Sta seduto tutto il giorno nel suo ufficio di un metro per un metro sommerso da centinaia di scartoffie. Non parla. Disegna giorno e notte ininterrottamente.
âBuonasera Ingegner Svalvolatoâ lo saluta il capo âHai qualcosa di interessante per il nostro sogno?â
Lâingegnere continua a scarabocchiare velocissimo i suoi appunti mentre digrigna frasi senza senso âgnnn grrr gnnn grrrâ Dâun tratto ecco il disegno.
âQualcuno capisce che roba è questa?â
âCerto! Un armadio di peli!â dice un inventore âMa no!â risponde un altro âNon vedi che è una scatoletta di sardine grande come un autobus?â âMa va!â Un altro ancora âEâ un mestolo lunghissimoâ
Lâingegnere svalvolato riprende la matita e titola il disegno: ponte.
âEâ un ponte!â Esclamò il capo âBravo! Mettiamo tanti ponti qua e la⌠Ma devono essere altissimi come questo. Dobbiamo far camminare il bambino nel cielo, sopra la foresta.â
Allâimprovviso ecco una segnalazione dallâufficio realistico âBuonasera colleghi, mi dispiace disturbare ma devo segnalarvi che i genitori gli hanno fatto vedere un bel tramontoâ
âCi penso io non preoccupateviâ interviene lâaddetto alla fotografia dei sogni âtrovo io qualche foto di un tramonto mozzafiato. CosĂŹ avrĂ un ricordo ancora piĂš bello di quello che ha vistoâ
CosĂŹ mentre il laboratorio dei sogni progetta e realizza idee per allietare la notte che dovrĂ affrontare il bimbo, nel sonno lui abbozza un sorriso e comincia il viaggio.
VivrĂ cose incredibili che forse esistono da qualche parte del mondo. Circondato da specie animali che non ha mai visto, da persone sorridenti, da case dipinte di rosso e lunghe strade che tagliano in due le foreste.
Spiagge affacciate sugli Oceani, il calore del sole e lâaffetto della luna.
Una carezza, un bacio sulla fronte e dâimprovviso il laboratorio dei sogni è costretto ad interrompersi bruscamente.
âSvegliati, che câè una bella giornata che ci aspettaâ
La mamma lo guarda amorevolmente
âFacciamo una bella colazione e poi andiamo a vedere gli animaliâ
âQuelli del sogno mamma?â
âSĂŹ, quelli del sognoâ
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole. (Giovanni Pascoli)
Vietri sul Mare. 47 e l’ereditĂ

âPrego si accomodi, il dottore la sta aspettandoâ
La signora in sala dâaspetto in paziente attesa della convocazione, si alzò dalla sedia ed entrò nello studio del notaio. Salutò educatamente e colse lâinvito a sedere nuovamente. Una pregiata scrivania in legno la divideva dal funzionario che reggeva tra le mani una busta da lettere sigillata. Lui teneva gli occhiali sulla punta del naso che si reggevano come equilibristi sulla fune e, ad ogni suo movimento, sembravano lasciarsi scivolare. Scrutava tutti i particolari con dovizia mentre alle sue spalle un ricercato orologio a muro scandiva i secondi che riecheggiavano nella stanza. I doppi vetri delle finestre la isolavano quasi completamente dai rumori provenienti dalla strada limitrofa.
Il notaio aprÏ la busta ed estrasse la lettera. Si mise a leggerla tra sÊ e sÊ, sussurrando di tanto in tanto qualche spezzone di parola contenuta nel testo. La sua testa lucida e pelata rifletteva la luce che filtrava nella penombra dello studio. La signora attendeva un riscontro da parte del funzionario intento ad interpretare lo scritto. Fino a che questi si pronunciò traendo le prime conclusioni.
âDunque, la defunta pare abbia espresso in piena consapevolezza quanto riportato da lei stessa in questo manoscrittoâ
La signora era visibilmente dispiaciuta per la dipartita della conoscente. Si limitò ad ascoltare il notaio senza proferire parola che elencò le volontà della donna precisando da subito un particolare.
âQui viene indicata come unica erede la nipote, tale signorina M.T., cui però legalmente grado di parentela non risulta in essereâ
âNo, infĂ tt a’ signurina…â Il notaio fece segno con la mano di aspettare, interrompendo sul nascere lâiniziativa della cliente âDicevamoâŚâ continuò ânon è riconosciuta legalmente, però non ci dovrebbero essere problemi in tal senso. Che lei sappia câè qualche parente interessato ad impugnare il testamento?â
âA’ poverĂ signòr nun ricevèv visitè ra tiemp immemorè. ra quantò ne so io, in tuttĂŹ chisti annĂŹ in cui ha abitĂ t int’a’ nostrĂ palazzĂŹn nun si è maje presentĂ t nisciuno a farlè visitĂ . Tantu menò lei ha maje fatto cennò a’ parentĂŹ, poi nun credò chèâŚâ Nuovamente il notaio fece cenno zittendo la signora. Lesse qualche riga prima di riprendere il discorso.
âDunque parrebbe che lâunica persona che aveva a cuore era questa ragazza che lei chiama affettuosamente nipote ed alla quale ha dato disposizione di lasciare tuttoâ
La signora dinanzi al notaio riprese timidamente parola.
âVere era na’ persòn assaie solitariĂ e lâunĂŹc persòn a cui sembrĂ v da’ na’ certĂ confidènz è statĂ mia figliĂ . Fin ra piccolĂ . pure a’ mia criatura stavĂ simpatĂŹc a’ signorĂ , tĂ ntâè ca’ capitĂ v spessò ca’ andĂ ss a farlè visitĂ e’ pomeriggĂŹ. A vote’ si fermĂ v a studiĂ r ra leĂŹâ il notaio ascoltava e lasciava proseguire il discorso con lo sguardo vigile e severo âPovèr signorĂ , era assaie coltĂ e e’ frequènt aiutĂ v mia figliĂ a fa’ e’ compitĂŹ. E’ prestĂ v e’ librĂŹ. ParlavĂ n tantu assiemè. Forsè lâunĂ e lâĂ ltr avevĂ n trovĂ t e’ figurè e’ nonnĂ e nipotè ca’ entrĂ mb nun hannò maje avutòâ
âCapisco signora. Però giĂ le dico che la situazione qui è piuttosto complicata. Sua figlia dove si trova adesso?â
âMia figliĂ fatica allâesterò. nun ha fatto nimmanco in tiemp a tornare ppe o’ funeralè. Ci tenevĂ davvèr tantu a salutĂ rl unâultĂŹm voltĂ . Era affrĂ ntâ
Il notaio annuÏ, poi finalmente posò la lettera sulla scrivania.
âQuindĂŹ cosĂ pòzzo comunicĂ r a mia figliĂ ? Lei nun si nullĂ e’ chesta cosĂ . nimmanco io me immaginĂ v ca’ a’ signòr e’ lasciĂ ss chillu pocò ca’ avevĂ . PoverinĂ . Sicuramènt decidèrĂ e’ donarè mobilĂŹ e vestĂŹt in beneficenzĂ . MagarĂŹ si tèrrĂ cacc librò e’ ricòrdâ
Il notaio fece una smorfia di disappunto.
âMa allorĂ davvèr nun si e’ cosĂ stiamo parlĂ nd?â
La signora non capĂŹ.
Leggo testualmente.
Il notaio riprese in mano il documento e cominciò a leggere ad alta voce.
âLâunica pace di cui avevo bisogno lâho ritrovata nei libri che ho letto in questi lunghi anni. Periodo in cui ho liberamente scelto di separarmi da ogni vincolo materiale. Poeti e filosofi sono state le guide che mi hanno accompagnato in questo lungo e tortuoso sentiero spirituale. Ho scelto di chiudere la porta dellâuscio e rifugiarmi in me stessa rifiutando qualsivoglia contatto con le persone che distrattamente per scelta loro, o meno, si destreggiano a vivere, forse sopravvivere, nel mondo lĂ fuori. Ma questo è un lascito, non un giudizio. Puntando il dito rinnegherei gli insegnamenti di libertĂ cui sono stata fiera allieva. Di conseguenza la mia volontĂ che esprimo nel pieno possesso delle mie facoltĂ , è quella di agevolare la vita dellâunica persona che con la sua gioia, spontaneitĂ e spensieratezza ha sempre illuminato la parte piĂš buia di questa casa e di me stessa. Essere diventata nonna, senza i requisiti nĂŠ la volontĂ dâesserlo, è stato il premio piĂš bello che mi potesse capitare. Non sono credente e non ho un Dio specifico da ringraziare. Di concreto câè la mia nipotina invece, cui dispongo di lasciare, i miei averi elencati di seguito e di cui lei ignora lâesistenzaâ
Alla signora spuntarono le lacrime agli occhi.
Il notaio fece un sospiro ed elencò i beni materiali. Tre appartamenti nel centro della città , alcuni terreni sulla costiera amalfitana, gioielli ed altri valori depositati presso una banca, mentre in un altro istituto titoli ed un cospicuo conto corrente.
Come avviene nelle piccole cittadine la voce si sparse velocemente tantâè che, come da previsione del notaio, i primi a fare causa allâereditiera furono due sorelle della defunta ed i loro figli, quelli sĂŹ legalmente nipoti, che si fecero vivi per la prima volta. Si erano preparati al meglio âPoverĂ nonnĂ â versavano lacrime âleĂŹ ci scrivèv semprè. Ci riceva ca’ era costrètt a starsèn chiusĂ a casa ppe paurĂ ca’ e’ rubassèr tuttò. Ci parlĂ v e’ na’ uagliuncella ca’ avevĂ miso e’ uocchi sullè sue cosè. Ma chi pensĂ v andavĂ a ferni’ còsĂŹ? TantĂ crudèltà è inimmaginabĂŹlâ
Anche il sindaco e qualche assessore non mancarono di far valere ragione âa’ signòr avevĂ assaie a core a’ sua cĂŹttĂ . Spessò telefonĂ v o’ Comunè ppe informĂ rs sui lavorĂŹ e’ mantenimentò, sullò statò ra’ conservaziòn dei palĂ zz storicĂŹâ Chiaramente non era vero âEra attènt a’ cultĂšr e, ca’ io sappiĂ , cacc semana prima e’ muri’ ci era giuntĂ vocè ra’ sua volòntĂ e’ donarè na’ cospicuĂ sommĂ indirizzĂ t e’ operè pubblĂŹchâ
Immancabilmente ebbe da dire la sua pure il prete che aveva speso malvolentieri qualche minuto del suo esercizio per cospargerla di acqua santa e dedicarle una preghiera al cospetto di una funzione deserta che, al pratico, significava lâassenza di offerte.
âComm nun ave’ a core e’ sortĂŹ e’ chesta anema ca’ a modò suo seguĂŹv a’ lucè ro’ Dio misericordiosòâ disse stringendo un rosario ed il vangelo al proprio petto âunĂ femmena cui a’ presènz è sempe statĂ costĂ nt o’ cospètt e’ nostrò Signorè. Song certò ca’ sul o’ pocò tiemp rimĂ st e o’ smarrimènt ra’ malattiĂ e’ abbiĂ n impedĂŹt e’ esprimèr a’ sua volòntĂ ca’ evidentemènt includèv nu’ generòs obolò a’ ChiesĂ ”
Furono i piĂš rappresentativi, ma non gli unici, a presentare le mani tese al cospetto del notaio ed alcuni di loro, come i nipoti ad esempio, ne ebbero convenienza.
Solo i libri non furono soggetti della disputa. LâereditĂ spirituale di quella donna finirono sugli scaffali della nipotina che fu lâunica tra tutti a non aspettarsi nulla ed a ricevere il dono piĂš grande che la sua nonna acquisita potesse lasciarle in ereditĂ : la conoscenza.
Non le case, i terreni, o i gioielli, ma la conoscenza fu la chiave della felicitĂ di quella bambina che nel frattempo aveva imparato a splendere di luce propria.
E fu felice.
Si ereditano beni mobili o immobili. Si ereditano anche dei debiti. Tutto ciò che si eredita è sempre di una materia contabile. à possibile che non si possa ereditare, nemmeno dalle persone piÚ care, un patrimonio che non sia venale? Ereditare sogni, pensieri sfusi, fantasie di vario genere; e poi spunti di romanzi o di romanze, dubbi filosofici, amori, certezze teologiche, brandelli di poesie, magari chiacchiere e bugie da tener buoni per le ore di solitudine. Questo si chiamerebbe ereditare.(Francesco Burdin)













