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Gli scorci di Pavia raccontati da… (II parte)

Alle persone che scegtorrelieranno di raggiungere Pavia in automobile suggeriamo di programmare il navigatore indicando come punto d’arrivo via Nazario Sauro che è in area Cattaneo a pochi metri dal mercato. Quest’ultimo si pratica in Piazza Petrarca il mercoledì ed il sabato. Numerose le bancarelle che lo caratterizzano e che trattano, come in tutti i mercati d’altro canto, salumi, formaggi, pesce, dolciumi ed altre specialità mangerecce, oltre vari soggetti che possono variare dall’indumento all’articolo per la casa. Specie il fine settimana l’atmosfera è festosa, gioviale e si svolge in tutta sicurezza.

Vagando per la città si è spesso costretti a rivolgere lo sguardo verso l’alto, rapiti dalla bellezza delle numerosi torri che si trovano un po’ ovunque. Durante il periodo medievale Pavia veniva chiamata infatti la città delle torri in quanto se ne potevano contare più di cento; ai giorni nostri ne rimangono una trentina.

treProprio non distante dall’Università di Giurisprudenza, dove tra gli altri si è laureata pure la nota conduttrice autrice Maria De Filippi, svettano imponenti le tre torri di piazza Leonardo Da Vinci, costantemente tenute sotto controllo per evitare che subiscano crolli come già avvenuto con la torre Civica accanto al Duomo venuta giù nel 1989.

Un salto nel medioevo lo si fa anche visitando l’imponente castello Visconteo che è unico nel suo genere in quanto ricoperto da un tetto costruito in tempi moderni e che ne preserva le merlature. All’interno del castello vengono allestite diverse mostre di pittori di fama internazionali sia permanenti che momentanee.

Tra le tante eccellenze pavesi voglio anche menzionare la fondazione CNAO che è il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica per il trattamento dei tumori, esempio mondiale per la cura della malattia del secolo. Già approfondito in maniera efficiente e scrupolosa da Report di Milena Gabbanelli, avrei voluto dare il mio piccolo supporto visitando la sede del CNAO. Non ho avuto l’occasione di organizzarmi per tempo ma prima o poi mi impegnerò in tal senso.

Non è sicuramente una meta turistica ambita, ma evidenziare le realtà che contribuiscono a migliorare la qualità della vita credo sia compito di tutte le persone che in un modo o nell’altro occupano degli spazi con pretese informative come nel caso dei blog.

Lasciando quindi in sospeso motivazioni che variano dalla cucina tradizionale ad argomenti ben più seri, non rimane che salutare Pavia e le persone che mi hanno aiutato ad assaporarla in modo piacevole e privilegiato.

#StayTuned

Lo chef ci svela la cucina pavese

Per testare la cucina pavese abbiamo scelto un tipico ristorante del Borgo, ossia l’Osteria dal Povero Lele, luogo molto frequentato dalla gente del posto e che propone, tra i numerosi piatti, cibarie tradizionali.

IMG-20160304-WA0013Pesci di fiume, rane e lumache non potevano evitare di finire nella trappola culinaria adattata dai cuochi autoctoni che attingono molti dei prodotti dal fiume Ticino, che ricordiamolo attraversa Pavia; nonché dalle numerose risaie circostanti, trasformando i chicchi in meravigliosi risotti. Le zone umide ed in parte boschive offrono inoltre la presenza di funghi e tartufi, spesso condimenti ideali per piatti dal sapore rurale e prestigioso.

Entro nell’Osteria dal Povero Lele in tarda mattinata, orario di preparazione del pranzo e la cucina è in pieno fermento.

Niente caos, niente creazione. Prova: la cucina all’ora di pranzo (Mason Cooley)1

Nelle capienti pentole bolle un invitante e leggermente piccante goulash ungherese che avrò modo di assaggiare in seguito e che manterrà tutte le promesse iniziali. Certo il goulash di tipico pavese non ha molto ma l’aspetto ed il gusto associato a delle fette di polenta è risultato irresistibile.

6Gli insaccati la fanno da padrone e durante le degustazioni arrivano sotto mentita spoglia di antipasto. Vista la prelibata consistenza potrebbero tranquillamente essere considerati un piatto unico. Salame, prosciutto crudo, coppa, pancetta e diamo vita all’interminabile rito in cui li adagiamo su fette di pane casereccio o gnocco fritto amalgamandosi e rendendosi così una sfiziosa portata che abbiamo fortuna di assaporare.

La cucina migliore è quella che tiene conto della stagionalità e con il freddo, quando il corpo consuma più energie per mantenersi caldo, un sostanzioso primo piatto è sempre ben gradito. Certo è che se davanti a noi si presentano dei gnocchetti di patate con gorg9onzola dolce di Novara e noci, delle fettuccine all’uovo spolverate da abbondante tartufo nero ed un risotto ai funghi porcini e cavoletti di Bruxelles diventa impossibile resistere al calcolo delle calorie in eccesso rispetto ai fulminei piaceri della gola.

8Scandisce il tempo un fermo vino rosso di Bonarda mentre sgorga abbondante dal piccolo foro della brocca. Tipica anche quella.

L’aumento di brusio indica il costante aumento di avventori che nel giro di pochi minuti riempiono le due capienti sale del ristorante, certificandone la bontà dei piatti che nel frattempo escono dalla cucina con alta frequenza.

E’ tempo di secondi piatti che, come anticipato, possono variare da cibi tradizionali come le rane, lumache e piccoli pesci di fiume o rimanere sul caratteristico come lo spettacolare asado di cavallo al forno, la battuta di fassona femmina alla tartar con tartufo o una tagliata di manzo con radicchio e cacio.IMG-20160304-WA0001

Piacevole riassumere la giornata trascorsa tra i ponti, vie e monumenti di Pavia, ripercorrere il back stage dell’intervista all’amicocollegastorico Federico Barani, commentare le riprese in cucina ed aiutati dal buon vino, perché no, chiacchierare anche di aspettative e prossime mete.

3Ormai allo sbando completo nel bel mezzo dell’Oceano del rimorso diventa impossibile poter rinunciare ad affondare l’ultimo colpo nei dolci che variano dal cannolo siciliano al tiramisù, nonché alla decisamente tipica torta meneghina con panna montata e frutti di bosco o le crostate con marmellata di castagna e crema pasticcera; tentazioni alle quali è davvero difficile poter resistere anche per i più costanti.

Finito il pranzo non rimane che saldare i debiti e lasciare alle spalle l’Osteria dal Povero Lele, certi che prima o poi ci torneremo.

Intanto a casa mi aspettano le scarpe da running che accompagnandomi nell’allenamento pomeridiano smorzeranno il senso di colpa per il pranzo esagerato ed enfatizzeranno la gioia che solo un tavolo imbandito a dovere ed una buona compagnia possono regalare.

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